IL GIURAMENTO ROMANO



Il giuramento romano era un atto solenne a cui partecipano tre soggetti: due soggetti terreni, uno attivo, che invoca la potenza sovraumana, ed uno passivo, ed una terza figura divina, che garantisce l’atto e viene sollecitata, con l’exsecratio a punire l’eventuale spergiuro. Nel giuramento, dunque, si univano un elemento umano e un elemento divino, di qui la pericolosità dell'infrazione.

AUREO ROMANO RAPPRESENTANTE IL GIURAMENTO
Una delle iscrizioni più antiche che ci sono pervenute, è quella incisa sul ‘vaso di Duenos’, VII - VI sec. a.c., con la promessa giurata di un determinato comportamento che avrebbe dovuto tenere una fanciulla.
L’iscrizione è effettuata in prima persona, come se fosse il vaso stesso a parlare e l’arcaica struttura linguistica ne rende difficoltosa l’interpretazione letterale.

Si narra pure che nella repubblica romana fondata nel 509 da Lucio Giunio Bruto, il console aveva fatto giurare ai Romani di non tollerare mai più la presenza di un re.

L’antichità del giuramento è dimostrata anche da un passaggio del I libro delle Antichità romane di Dionigi di Alicarnasso,  I sec. a. c., che, dopo aver narrato l'origine dell'usanza romana di dedicare la decima parte dei guadagni ad Ercole come ringraziamento, riporta una formula di giuramento.

La forza del giuramento era dunque grande per gli antichi Romani, corrispondente al valore della parola data. Si racconta così di Attilio Regolo che torna all'accampamento nemico per tener fede al giuramento e rassegnarsi a una morte orribile, oppure si narra del giuramento degli Orazi di vincere o morire, ma vi aggiungerei quello tra Orazi e Curiazi, quando combattevano i campioni di una fazione per evitare lo spargimento di sangue di un popolo..

Ma si racconta pure che dopo la battaglia di Canne Annibale annunciò ai soldati Romani catturati, che concedeva loro la possibilità di riscattarsi con lo scambio dei prigionieri. Scegliessero dunque dieci di loro che andassero al senato a Roma, dopo aver giurato che sarebbero tornati, qualora lo scambio dei prigionieri non fosse stato ottenuto.

Mentre uscivano dall’accampamento, un romano, per liberarsi dal giuramento, tornò di soppiatto nell’accampamento e prima della notte raggiunse i compagni. Il senato però aveva negato lo scambio, ma il soldato andò verso casa affermando che essendo già tornato nell’accampamento, non era più legato al giuramento. Ma il senato ordinò che il soldato fosse ricondotto imprigionato ad Annibale. Tutti i prigionieri furono torturati e uccisi o venduti.



GIURAMENTO NEL QUOTIDIANO

Sembra che i costumi però fossero cambiati nel tempo perchè i Romani come i Greci, giuravano facilmente sugli Dei, e non era contrario alla morale il farlo, tanto è vero che giuravano su un Dio, o più Dei, o su tutti gli Dei, oppure su semidei o divinità minori. Giuravano però anche sul proprio capo, sulla propria mano destra, sui genitori o sui propri morti. Nel nostro attuale linguaggio si è conservato un "perbacco" che in realtà è un Per Bacco e un "pergiove" che in realtà è un Per Giove.

Applicato agli Dei romani non è biasimevole, perchè la fede in loro è caduta, ma per i Romani era una bestemmia. Tuttavia per i Romani non era grave come per i cattolici, se si osservavano le poche pratiche richieste agli Dei, il resto contava poco e gli Dei non si arrabbiavano.

Sembra che gli uomini giurassero per Ercole, uomini e donne per Polluce e le sole donne per Castore.
Si giurava o si bestemmiava anche in nome degli attributi divini: per le corna di Bacco, per il fallo di Priapo, per la cetra di Apollo, per i fulmini di Giove, per le frecce di Apollo e Diana, per la spada di Marte, per la lancia di Minerva, per i calzari di Mercurio, per l'elmo di Bellona e per la cornucopia di Opi.



GIURAMENTO NEL DIRITTO ROMANO

Nel diritto romano si sostanziava con una invocazione alla divinità (solitamente a Giove)  toccando con una mano l’altare del Dio. Esso veniva applicato nei rapporti di diritto pubblico, internazionale, privato e nel processo privato. Nel processo poteva riguardare sia l’intero rapporto controverso, sia singoli fatti. Scopo era quello di produrre a favore del giurante o della controparte un’actio o un’exceptio, senza assumere, però efficacia decisoria.

Se l’editto del pretore attribuiva all’attore la facoltà di chiederlo alla controparte: e se quest’ultima giurava, all’attore era preclusa la possibilità di agire. In caso di mancato giuramento da parte del convenuto, quest’ultimo aveva la possibilità di adempiere, oppure di giurare in iure (dinanzi al magistrato) oppure di riferire. In mancanza di ciò, il convenuto veniva punito dal pretore come colui che si era rifiutato di addivenire alla litis contestatio e si faceva luogo alla missio in possessionem ed alla bonorum possessio.

Sembra che in caso di lite civile lo spergiuro non venisse colpito dalla legge, ma se il giuramento era fatto in nome dell'imperatore allora interveniva il reato di lesa maestà, punibile anche con la morte.

I Fetiales erano un collegio di 20 sacerdoti-diplomatici preposti a condurre negoziati, stipulare trattati e fare dichiarazioni di guerra. I patti stipulati erano giuramenti che invocavano Giove quale garante, per cui costituivano un atto sacro.



GIURAMENTO MILITAREIURANDUM IN VERBA

Sotto la repubblica vi erano tre tipi di ingaggiamento militare: il Sacramentum, la Conjuratio e l'Evocatio


Sacramentum

Il soldato romano si impegnava alla fedeltà mediante un giuramento sacro, conosciuto come Sacramentum. Questo suo impegno includeva l'idea che una posizione nell'esercito romano era di una importanza sacra. Probabilmente ogni Legione ne aveva uno proprio ed era recitato all'arruolamento, il 3 di Gennaio, ed all'anniversario del regno dell'Imperatore corrente. Uno dei punti fondamentali del Sacramentum era l'impegno alla fedeltà del soldato: durante la Repubblica era verso il Comandante dell'unità militare, durante l'Impero, era verso l'Imperatore. Questo cambiamento fu effettuato da Augusto, il quale riteneva in questo modo di evitare che i Generali si proclamassero ai loro soldati più importanti dell'Imperatore stesso.

Il sacramentum era il giuramento di fedeltà a Roma e all’Imperatore che la recluta pronunciava, in solenne cerimonia al termine del periodo di addestramento, di fronte all’Aquila della legione. Il giuramento era generalemnte officiato da un prefetto, o dal legato, dal proconsole o addirittura dall’imperatore stesso, evento straordinario ma che dava enorme lustro ed onore alla legione.

La prassi prevedeva che il sacramentum fosse realizzato ogni anno nella Repubblica, dato che il relativo console o pretore in carica veniva cambiato ogni anno, e di due anni durante l'impero. Durante la cerimonia, il nuovo legionario riceveva il signaculum,  la piastrina metallica con sopra inciso il suo nome e la legione di appartenenza, e per questo era detto Signatus.

Durante l'impero il giuramento veniva ripetuto ogni anno nel giorno dell'anniversario dell'imperatore, sia della sua nascita che dell'ascesa al trono. Ma la festa più importante in cui la cerimonia era più imponente era il lustrum, che cadeva ogni 5 anni, sempre nell'anniversario dell'inizio del regno.

Come riferito da Tito Livio e Tacito, più o meno il giuramento era:
"Giuro di obbedire a.... (nome del generale), di eseguire i suoi ordini per quanto sono a conoscenza e per quanto mi è possibile fare, e di seguirlo ovunque egli mi conduca, di non abbandonare mai le insegne, di non darmi alla fuga, e di non uscire dalla mia fila, prometto inoltre di essere fedele al senato e al popolo romano, e di non far nulla che possa pregiudicare la fedeltà che a loro è dovuta"

Al tribuno i militari giuravano inoltre di non prender nulla per se stessi e se  trovava un oggetto di valore doveva portarlo al comandante. Plutarco narra che nessun soldato poteva uccidere o percuotere un nemico prima di aver prestato giuramento.


Conjuratio

In caso di grave pericolo o necessità, il console saliva sul Campidoglio con due stendardi, uno rosa per la fanteria e uno azzurro per la cavalleria, li alzava al cielo e gridava:
"Chiunque vuole la salvezza della repubblica mi segua!"
I romani si schieravano sotto le relative bandiere e giuravano in coro di servire la repubblica nel frangente.


Evocatio

Quando venivano spediti i legati dai magistrati in terre lontane per reclutare soldati, in questo caso i militari giuravano al legato.



GIURAMENTO DEI SENATORI - IURANDUM IN ACTA

Era il giuramento del senatore che giurava di conservare tutti i comandamenti dell'imperatore regnante e dei suoi predecessori, a parte quegli imperatori che dal senato stesso erano stati chiamati "tiranni", cioè: Nerone, Domiziano e Massimino, o di quelli che, pur non essendosi macchiati di reati particolari, avevano lasciato una memoria ugualmente odiosa, come Tiberio e Caligola




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