TARRACO - TARRAGONA (Spagna)





Colonia di Cesare, confermata da Augusto a capoluogo della provincia nonché dell'omonimo conventus. L’antica Tarraco fu fondata nel 218 a.c., sulla costa del Mar Mediterraneo (Costa Dorada), su una altura rocciosa affacciata sul mare, ma ricevette un impulso definitivo a partire dal 26 a.c., quando vi si trasferì l’imperatore Augusto.
Oggi è ancora possibile trovare le tracce di quell'antico splendore e dell’importanza di Tarraco nella Spagna romana. Basta addentrarsi nella città catalana, sulle rive del Mediterraneo, e ammirare le ricche vestigia del centro storico attuale.

L'insieme archeologico della città di Tarragona è stato inserito nell'anno 2000 tra i Patrimoni mondiali dell'umanità dell'UNESCO.



LE ORIGINI

A partire dalla fine del V secolo a.c. è esistito un oppidum iberico (Kese o Kissa o Kissis), della tribù dei Cessetani, ma le origini della città risalgono alla II guerra punica.

AUGUSTO
Nel 218 a.c. una spedizione romana, sbarcata nella città greca di Emporion (oggi Ampurias) si dirige verso sud per controllare i territori a nord del fiume Ebro. 

La spedizione è guidata da Gneo Cornelio Scipione, a cui più tardi si aggiungerà il fratello Publio Cornelio Scipione: una guarnigione si insedia nei pressi dell'antico oppidum indigeno, che si trasformerà nella più importante base militare romana in Hispania, la città di Tarraco. 

Plinio testimonia che Tarragona nacque per opera degli Scipioni (Tarraco Scipionorum opus). La via Heraclea collegava la città ai Pirenei e prenderà più tardi il nome di via Augusta.

In età repubblicana la città era probabilmente suddivisa in un accampamento militare nella parte alta e una zona residenziale presso il villaggio iberico e il porto. La presenza militare portò con sè commercianti e cittadini romani che si stabiliscono nei nuovi territori conquistati. Era il paese delle nuove opportunità. Per giunta la penisola iberica ha sempre avuto un carattere molto affine ai romani prima e agli italiani dopo.

Dell'epoca si conservano principalmente le mura, costruite probabilmente intorno al 197 a.c., data di istituzione della provincia romana di Hispania Citerior. Intorno alla metà dello stesso secolo le mura furono consolidate e ampliate.

Nella guerra tra Cesare e Pompeo, Tarragona si schierò dalla parte di Cesare e pertanto divenne colonia nel 45 a.c., con il nome di Colonia Iulia Urbs Triumphalis Tarraco. Nel 27 a.c. divenne la capitale della provincia che prese il nome di Hispania Tarraconensis.

Negli anni 26-25 a.c. Augusto vi risiedette dirigendo le campagne militari che completarono la conquista in Cantabria e nelle Asturie. A causa dell'alto personaggio la città fu notevolmente abbellita e arricchita con la costruzione del teatro e di un monumentale foro cittadino.

Nel 73 d.c. alle province iberiche fu concessa la cittadinanza latina. In seguito alle trasformazioni amministrative, Tarraco, capitale provinciale, fu dotata, in aggiunta al foro coloniale, il vecchio foro cittadino, di un nuovo immenso foro provinciale, a cui pochi anni dopo si aggiunse il circo. Nel corso del II sec. venne inoltre costruito un anfiteatro.

La città subì il declino dell'impero nel III sec. e viene saccheggiata nel 260 dc. Nel IV sec. si ebbe una ripresa, con la costruzione di nuovi edifici pubblici e il restauro di quelli già esistenti.

Nel tardo impero perse il ruolo di capitale, pur essendo sede saltuariamente del comes Hispaniarum . Dopo la conquista visigota rimase ancora importante, come sede ecclesiastica arcivescovile e la conservazione delle installazioni portuali.

In era moderna i lavori per la costruzione del porto e gli scavi per lo sviluppo urbanistico portarono alle prime scoperte archeologiche e alla formazione di un Museo archeologico.




I MONUMENTI

Tra gli edifici principali vanno annoverati i bastioni edificati da Scipione; il recinto del culto imperiale; il Foro Provinciale, spazio aperto circondato da colonne; il circo, costruito con calcestruzzo romano (opus caementicium); il Foro della Colonia situato nel centro della città; il teatro, edificato su antiche cisterne e su quello che fu il mercato del porto; l’anfiteatro, costruito durante il regno di Traiano o di Adriano per ospitare un pubblico di circa 14.000 spettatori





LE MURA ROMANE

Le mura urbane furono edificate tra il 217 e il 197 a.c. Furono costruite in opera poligonale ed erano alte circa 6 m. Avevano un muro esterno e un muro interno, con un riempimento di terra e pietrame, fino a raggiungere uno spessore complessivo di 4,50 m. Erano rinforzate da torri quadrate, di cui restano oggi quelle di Cabiscol o del Seminario, di Minerva o di Sant Magí e dell'Arcivescovo.

Sulle mura ciclopiche compare a volte una apparecchiatura di massi bugnati con marche di scalpellino considerate lettere iberiche, ma simili a quelle che si trovano nelle Mura Serviane di Roma e, più ancora, nelle mura presillane di Pompei (specie la cosiddetta "bipenne").

Dionigi: “non so spiegarvi quale stupore mi cagionasse l’aspetto di quelle mura, che secondo le mie osservazioni istoriche fatte sugli autori, suppongo costruite dai Pelasgi e che ora vengon dette opera ciclopea, per denotare la grandiosità e robustezza con cui vennero fabbricate

Il fatto che le mura poligonali vengano attribuite ai romani ci lascia piuttosto perplessi. Ciò esula totalmente dagli usi e dalla precisa razionalità romana. Anche quando costruirono nel tufo i romani fecero pietre squadrate, e non più pesanti di quanto potesse sostenere le carriole dell'epoca (che appunto esistevano). Il tutto per rendere veloce e agevole la costruzione.

Alcune porzioni di mura ebbero decorazioni interne ed esterne, cancelli massicci e bastioni di difesa come le Torri di Minerva, di Capiscol e dell’Arcivescovo, che godono di un buono stato di conservazione.

Nella torre della Minerva era stato murato un bassorilievo frammentario raffigurante Minerva e all'interno è stato rinvenuta graffita in latino arcaico, la più antica iscrizione latina fuori dall'Italia, un'invocazione alla Dea. La torre conserva inoltre una serie di teste sommariamente scolpite nei blocchi, che rappresentano forse simboli dei nemici uccisi e la testimonianza dell'assimilazione degli usi locali da parte dei Romani. 

Presso la torre si conserva la principale porta di accesso, da cui entrava in città la via Heraclea.

Le mura furono probabilmente ampliate intorno alla metà del II sec. a.c., inglobando anche il porto e svolgendo, oltre che una funzione puramente difensiva per la guarnigione militare, quella di definizione dello spazio urbano, raggiungendo un perimetro di circa 4,5 km.

In questa seconda fase le mura raggiunsero un'altezza di 12 m e uno spessore complessivo di 6 m. Erano costituite da un basamento in grandi blocchi, alto tra 1,50 e 2 m, con due filari di blocchi, sopra il quale la costruzione proseguiva con n blocchi più piccoli.

Il riempimento tra il muro esterno e quello interno era in alcuni casi costituito in mattoni crudi. I blocchi recano sigle in alfabeto iberico, legate all'organizzazione del lavoro di costruzione. Nella parte inferiore si aprivano alcune piccole porte, dette "ciclopiche" a causa delle grandi dimensioni dei blocchi di pietra.

Nei secoli le mura subirono rifacimenti e trasformazioni, compresa l'apertura di nuove porte, come quella di Sant Antonio del XVIII sec. Delle rampe sul lato interno delle mura permettevano di raggiungere il cammino di ronda.  

In mancanza di un buon porto i Romani provvidero, già in età repubblicana, di sistemare un porto artificiale costruito in maniera simile ai porti ellenici.
Tuttavia la parte più interessante delle mura si trova nel Paseo Arqueologico (Parco Archeologico), dove se ne possono ancora vedere ampie pareti perfettamente conservate e che presentano uno zoccolo in blocchi megalitici, due delle sei postierle e una porta di accesso per il traffico su ruote.



IL FORO COLONIALE

La città aveva anche un proprio foro, utilizzato come sede amministrativa cittadina e centro commerciale. Il foro più antico fu creato in epoca repubblicana e fu poi monumentalizzato sotto Augusto. Venne infatti costruito nel III sec. a.c. sulle coste del mare mediterraneo.


la basilica

Su uno dei lati lunghi della piazza si apre la Basilica civile, di epoca augustea, con una navata centrale più alta circondata sui quattro lati dalle navate laterali, da cui era separata da colonne con capitelli corinzi (in totale 60, 14 sui lati lunghi e 4 sui lati corti). A causa forse di problemi di stabilità alle colonne angolari vennero addossate delle semicolonne.

Sul fondo della Basilica si aprivano una serie di 13 ambienti: quello centrale aveva maggiori dimensioni (13,07 m per 11,20 m) e ingresso ornato da due colonne. Si trattava probabilmente del tribunale nel quale si amministrava la giustizia. Sul fondo della sala un basamento doveva ospitare una statua dell'imperatore e la sala era probabilmente dedicata anche al culto imperiale. La pavimentazione era in lastre di marmo, con almeno due rifacimenti successivi. Gli altri ambienti più piccoli (3,90 m per 2,90 m) erano probabilmente utilizzati per le varie funzioni amministrative.


la cisterna

Alle spalle della Basilica si trovano le tracce di una cisterna precedente, non più utilizzata dopo la costruzione dell'edificio. La Basilica venne edificata sopra le cisterne e parte sopra il vecchio mercato.


il mercato

Alla fine del I sec. d.c. venne addossato al lato della piazza del Foro opposto alla Basilica un mercato, costituito da una piazza circondata da taberne. Alla fine del II sec. alcune delle taberne vennero chiuse per la realizzazione di un grande ninfeo. Il mercato venne abbandonato nella seconda metà del IV sec. e utilizzato come cava di materiale di reimpiego.


da scavare

La parte restante del Foro non è ancora completamente scavata: si tratta di una piazza più piccola annessa al foro vero e proprio, da dove sono stati rinvenuti i resti di alcune piattaforme con piedistalli di statue, che dovevano ospitare sculture di membri della famiglia imperiale e di una grande fondazione forse pertinente ad un tempio.

Nell'area archeologica attualmente messa in luce si trova inoltre una strada antica che porta alla piazza annessa al Foro, fiancheggiata da abitazioni disposte secondo un reticolo ortogonale.

Dalla piazza del Foro provengono basamenti di statue con iscrizioni, sculture in marmo e alcuni ritratti imperiali, attualmente conservati nel Museo Nazionale Archeologico.

Il Foro fu distrutto da un incendio, forse in seguito ad un'incursione di barbari, intorno all'anno 360 d.c.

IL FORO COME ERA


IL FORO PROVINCIALE

Tarraco, ormai capitale della provincia Hispania Citerior Tarraconensis, e sede del Consilium Provinciae Hispaniae Citerioris, una specie di succursale di Roma nella penisola iberica, ebbe ora la necessità di una degna sede amministrativa, e infatti il complesso monumentale del Foro provinciale venne edificato a partire dal 73 d.c., sotto l'imperatore Vespasiano, nella parte alta della città, che dall'epoca della fondazione era stato di proprietà statale, probabilmente come sede della guarnigione militare.

Usufruendo del naturale dislivello del terreno, il complesso fu articolato su due terrazze: quella superiore ospitava il recinto del culto imperiale, mentre quella inferiore costituiva la piazza forense.
In una terza terrazza sottostante si impiantò successivamente il circo.

PLASTICO DEL FORO

Il tempio di Roma e dell'imperatore

Nella II metà del I secolo d.c. l'Acropoli della città fu monumentalizzata con la costruzione del Foro provinciale e con la creazione del Circo, per una superficie di 7,5 ettari che fanno di questo centro storico il più grande in tutto il mondo romano.

Il Foro provinciale si aggiunse a quello locale per dare il giusto rilievo agli edifici pubblici e al culto religioso. L'edificazione romana di edifici grandiosi, ricchi di arte e di comodità (vedi i teatri e le terme) aveva i suoi scopi:
  • serviva a dare un'idea della grandezza dei romani come rispetto  e fedeltà ad un impero così potente.
  • serviva a far capire che stare sotto l'ala di roma era garantirsi da qualsiasi attacco esterno che sicuramente li avrebbe non solo saccheggiati ma riportati nella barbarie.
  • serviva ad abituare la provincia ai costumi romani, di sicuro molto piacevoli, mondani e divertenti.
  • serviva ad inculcare la grandezza dell'imperatore cui si doveva tanta ricchezza e protezione fino a divinizzarlo. Insomma si pubblicizzava il culto della personalità.
  • serviva a far capire che sotto Roma la vita era più agevole, lussuosa e divertente, oltre che a guadagnare nella cultura e nell'arte.
Il centro della città si suddivideva in due piazze su differenti altezze.
La piazza superiore (il complesso religioso) era circondata da un porticato del quale rimangono resti notevoli nel chiostro della Cattedrale. In posizione assiale si ergeva un fabbricato che fu identificato come il nucleo di un grandioso tempio dedicato al culto dell'imperatore.
Il recinto di culto era a pianta rettangolare (153 m X 136 ) ed era costituito da una piazza con portici sui tre lati, dominata dal tempio dedicato al culto dell'imperatore Augusto e della Dea Roma. Al recinto si accedeva per mezzo di un'ampia scalinata centrale. La piazza è attualmente occupata dalla Cattedrale.

La piazza del foro vera e propria sulla seconda terrazza, disposta in asse con quella superiore, era di straordinaria ampiezza (318 m per 175 m). Era circondata su tre lati da portici e la zona centrale era probabilmente sistemata a giardino: qui venivano erette le statue in onore dei personaggi più influenti della provincia e in particolare dei flamines, sacerdoti ufficiali della provincia per il culto imperiale.

Il primo tempio ad Augusto fu eretto da Tiberio, rinnovato, forse, da Vespasiano, al tempo di Adriano e di Settimio Severo. In quest'epoca fu costruita almeno la parte orientale del palazzo del legato (Torre de Pilatos), ovvero il palazzo del legato dell'imperatore.
Incerto rimane invece il tempio di Giove Capitolino, noto nelle fonti letterarie, ma non identificato. Lo stesso si può dire di quelli di Minerva, Venere, Serapide.


Tabularium

Dietro i portici che circondavano la piazza erano ospitati il tabularium, o archivio, e l'arca, o cassa, e gli altri edifici amministrativi.


Portici e torri

Per la naturale pendenza del terreno i portici laterali erano in parte costruiti su sostruzioni accessibili; delle torri scalarie alle estremità collegavano i diversi livelli di questo complesso amministrativo.

Una di queste torri, tuttora conservata, è il cosiddetto "Pretorio romano" (o anche "Castello del re", "Palazzo di Augusto" o "Torre di Pilato"). La torre, subì trasformazioni in epoca medioevale e nel XIV sec. ed era destinata a sede dei re di Catalogna nelle loro visite in città. In epoca moderna fu utilizzata come caserma fino al 1954 e successivamente fu restaurata e aperta al pubblico come sede del Museo di Storia della città.

Il complesso cessò di funzionare agli inizi del V sec. e venne progressivamente smantellato per il riutilizzo dei materiali, mentre la sede amministrativa, probabilmente ridotta, dovette spostarsi in un altro luogo.

IL CIRCO COME ERA

IL CIRCO

La cavea era separata dall'arena da un muro alto circa 2 m, che proteggeva gli spettatori dagli incidenti che accadevano durante le gare, interrotta dal pulvinar, la tribuna delle autorità. Su uno dei lati corti erano i carceres, strutture di partenza per le gare dei cavalli.

RESTI DEL CIRCO
Aveva una lunghezza di 325 m per una larghezza di 115 m.

Le volte in muratura che sostenevano la cavea con i sedili, ospitavano i corridoi che permettevano l'afflusso e il deflusso degli spettatori e che si collegavano alle sostruzioni della soprastante piazza del Foro.

L'edificio, nel quale si tenevano le corse delle bighe o delle quadrighe, fu integrato nel complesso monumentale del Foro provinciale alla fine del I sec. d.c., sotto il regno dell'imperatore Domiziano, occupando una terza terrazza inferiore.

Anche il circo sembra cessasse di essere utilizzato nel corso del V sec., quando alcune abitazioni iniziarono ad installarsi sulle sue strutture.

In epoca medioevale il circo, inizialmente occupato da un piccolo borgo extraurbano (XII secolo), fu inglobato nelle fortificazioni cittadine, che si ampliano riutilizzandone la facciata (XIV secolo).


IL CIRCO



L'ANFITEATRO

All'inizio del II secolo uno dei flamines provinciales, sacerdoti incaricati del culto imperiale ufficiale della provincia, fece costruire il terzo edificio per spettacoli che insieme al teatro e al circo caratterizzava le città romane più importanti, dedicato ai combattimenti dei gladiatori o tra gli animali.

L'edificio sorse al di fuori del nucleo urbano, in prossimità della via Augusta al suo ingresso in città. Di pianta ellittica aveva un'estensione di 109,50 m per 86,50 m di ampiezza (l'arena era di 62,50 m per 38,50).

La cavea con le gradinate per gli spettatori era appoggiate alla roccia sul lato nord e sostenute da volte sugli atri lati. Era suddivisa in tre meniana: quello inferiore di tre file, quello intermedio di due file e quello superiore di 11 file.

L'ANFITEATRO COME ERA

La cavea era separata dall'arena da un podio di 3,25 m di altezza, costituito da grandi blocchi disposti in verticale, in origine probabilmente dipinti in rosso. Alle spalle del podio correva un corridoio coperto che permetteva la circolazione dl personale di servizio.


Nell'arena era scavata una fossa, con due bracci disposti a croce, utilizzata per le attrezzature e le scene. Ad una delle estremità della fossa trasversale un sacello era dedicato alla Dea Nemesi, protettrice dei gladiatori, ornato da un affresco che la raffigurava.

Alle estremità dell'ellisse due porte consentivano di accedere direttamente nell'arena. Al centro delle gradinate sul lato rivolto al mare, una piattaforma che interrompeva le gradinate della cavea costituiva il pulpitum, o pulvinar, la tribuna per le autorità.

L'ANFITEATRO OGGI
L’anfiteatro fu lo scenario di gare, giochi e di lotte tra i gladiatori. 

Sotto l’arena, scenario degli spettacoli, si trovano dei fossati che servivano per svolgere attività di preparazione e sgombero delle scene.

L'anfiteatro fu restaurato nel 221 sotto il regno di Eliogabalo: il podio venne rivestito da lastre in marmo e in calcare, con una lunghissima iscrizione per commemorare l'avvenimento.

Il 21 gennaio del 259 vi subirono il martirio il vescovo Fruttuoso e i suoi diaconi. Nel VI secolo venne costruita in memoria dei martiri sull'arena dell'anfiteatro abbandonato una basilica, visigota che lo deturpa. L'altare si trovava al centro della navata centrale, delimitato da un recinto costituito da muretti rivesti da lastre in pietra.

Le colonne che dividevano le navate poggiavano su un basamento in blocchi di reimpiego, tra i quali sono state rinvenute diverse statue di epoca imperiale fatte a pezzi. Anche l'abside fu costruita con blocchi di reimpiego, in particolare diversi con l'iscrizione del podio.

Presso la basilica si trova una piccola necropoli di 48 tombe, i cui recinti funerari si addossavano alle mura della chiesa.



IL TEATRO

Costruito agli inizi del I sec. d.c., ne sono visibili pochi resti della cavea e dell'orchestra, con al centro altare dedicato al numen di Augusto.

Gran parte degli elementi architettonici della scena e le sculture che la decoravano, rinvenuti negli scavi, sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale.



LA NECROPOLI

In occasione della costruzione della manifattura dei tabacchi fu rinvenuta una vasta necropoli paleocristiana, con oltre 2.000 sepolture. Gli scavi proseguirono tra il 1926 e il 1933 e venne realizzato sul posto un museo tra il 1929 e il 1930.

La necropoli era una delle molte che in epoca romana si erano sviluppate lungo la via Augusta e si sviluppò grandemente in epoca paleocristiana, tra il III e il VI sec., probabilmente presso il luogo di sepoltura dei martiri Fruttuoso, Augure e Eulogio. Le sepolture hanno varie tipologie, dalle più semplici in anfore o in fosse rivestite da tegole, ai sarcofagi scolpiti, ai mausolei e cripte ornati di mosaici.





MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO

Esso comprende oltre al Museo archeologico, la necropoli e il Museo paleocristiani e le aree archeologiche delle ville di Centcelles e di El Munts.

I materiali provengono principalmente dai lavori di urbanizzazione pubblici e privati e dai primi scavi sistematici nel Foro coloniale e nella Necropoli paleocristiana negli anni 1920 e 1930. La rapida crescita della città portò ancora a numerosi rinvenimenti casuali che si affiancavano agli scavi archeologici in zone ristrette.


TARRACO VIVA è uno spettacolo organizzato a Tarragona che più che a divertire ha come scopo informare il pubblico di cosa fossero realmente e come si manifestassero gli antichi ludi gladiatorii.

Nei pressi di Tarragona si trovano altri splendidi reperti romani:


Villa romana di Centcelles

Centcelles, cioè Centocelle, è un villaggio a 5 km da Tarragona presso cui si trovano le rovine di una grande villa romana del sec. III d.c., con rifacimenti del IV. 

Tra questi ultimi spicca una sala a cupola che conserva tracce di mosaici datati al 340-360 (con scene di caccia, o tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento e allegorie delle stagioni). 

Si pensa possa trattarsi del mausoleo dell'imperatore Costante, ucciso in Spagna nel 350.


Villa romana di El Munts

EL MUNTS
La villa romana di El Munts (Altafulla) del i sec. d.c.. raggiunse il suo massimo splendore nel II sec. d.c.. 

Questo grazie ad un personaggio di alto rango della amministrazione locale, forse era la sede del governatore della provincia dell'Hispania Tarraconensis, che la abitò e abbellì. 
Nel III sec. subì un incendio che la danneggiò riducendola non più ad abitazione ma ad un edificio di produzione (fabrica). 

La sua produzione artigianale proseguì fino al VI VII sec. dopodichè fu abbandonata.



"Ponte del diavolo"

Viene così chiamato il ponte dell'acquedotto de Les Ferreres presso il fiume Francolí, a circa 4 km dalla città. L'acquedotto che portava in città le acque dalla località di Puigdelfi, risalente al I sec. d.c., superava una vallata con un ponte, alto 27 m e della lunghezza complessiva di 217 m, a due ordini di arcate in opera quadrata, tuttora conservate. 

Le arcate (luce di 6,30 m e altezza di 5,70 m) sono 11 inferiormente e 25 superiormente. Sopra gli archi superiori correva la conduttura, originariamente coperta.Cava romana del Mèdol: una delle cave da cui proveniva la pietra calcarea utilizzata per gli edifici della città. 

Attualmente è visibile una grande cavità di circa 200 m di profondità e larga tra i 10 e i 40 m, al centro della quale si conserva uno stretto pilastro di roccia non scavato, alto 17 m. Fu probabilmente utilizzata fino in epoca medioevale e ne furono estratti in totale circa 50.000 metri cubi di pietra.

IL PONTE DEL DIAVOLO

Arco di Berà

Un arco trionfale romano, o comunque onorifico, edificato a un unico fornice, con lesene (semicolonne) addossate ai piloni. Attualmente raggiunge un'altezza di 10.50 m.

ARCO I SECOLO A.C.
Scavalca il tracciato della via Augusta a circa 20 km a nord della città.  Fu restaurato nel 1820 e ancora nel 1926. 

La costruzione è di epoca augustea, ma un'iscrizione menziona il testamento di Lucio Licinio Sura, amico e generale dell'imperatore Traiano, il che dimostra una dedica successiva forse al generale romano.
Licinio Sura è patrono di Barcellona, dove probabilmente nacque, fu grande amico e consigliere militare di Traiano. Fu console per tre volte.

Correndo voce di un suo complotto contro Traiano, l'imperatore andò a pranzo da lui, mangiò tutto quello che gli venne servito, ed offrì la gola al rasoio del barbiere personale di Sura per farsi radere. Tanto evidentemente si fidava di lui.

Alla sua morte, l'amico fraterno Traiano ordinò in suo onore un funerale di stato e una sua statua nel Foro. L'immagine di Licinio è immortalata nel marmo della Colonna Traiana in Roma (107 - 113), mentre discute con il suo imperatore.


Il sepolcro della "Torre degli Scipioni"

E' un sepolcro della I metà del I sec. d.c. più tardo dunque dei personaggi da cui riprende il nome, sulla via Augusta a circa 6 km dalla città. 

In effetti all'epoca gli Scipioni erano estinti ed esisteva solo il ramo principale da cui si erano diramati gli Scipioni, cioè i Cornelii.

Dato che a Roma, nel sepolcro degli Scipioni, le ultime due sepolture furono effettuate agli inizi del I secolo d.c., quando, i Corneli Lentuli, ramo collaterale della famiglia degli Scipioni ormai estinti, decisero di riutilizzare il sepolcro.
E' possibile che un ramo collaterale si sia di nuovo riappropriato di qualcosa degli Scipioni, ma stavolta non la tomba bensì il nome.
È un sepolcro del tipo "a torre", a pianta quadrata (4,47 m per 4,72 m), formata da tre parti sovrapposte: il basamento inferiore, il corpo centrale decorato con figure in altorilievo, la parte superiore, che sarebbe dovuta finire con una struttura piramidale che non venne mai costruita. 

Sulla facciata dell corpo centrale c'è l'immagine in bassorilievo del Dio Attis e, presso il terzo corpo, un altorilievo con due figure, sicuramente raffiguranti le persone che vi sono sepolte con un'iscizione che li rivelerebbe come Scipioni.
Fu proclamato Monumento nazionale nel 1926.





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