HORREA GALBANA



Gli horrea erano magazzini pubblici o privati dell'Urbe per il deposito di grano, ma il termine fu poi usato anche per i magazzini di derrate alimentari o altri generi di largo consumo (horrea piperitaria per le droghe, chartaria per la carta, candelaria per la cera, ecc.).

A Roma c'erano gli horrea Galbana, gli horrea Agrippiana, Seiana, Lolliana, Vespasiani, Margaritaria, Culina ecc., molti dei quali riconoscibili nella pianta della Forma Urbis.

Si trattava di enormi magazzini, massiccii edifici di pietra e mattoni, comprendenti una serie di camere allineate oppure varie camere disposte, su uno o due piani, attorno a vasti cortili centrali.

Di questo ultimo tipo sono, a Ostia, gli horrea Epagathiana et Epaphroditiana, ottimamente conservati, con ingresso decorato da timpano e colonne e un ampio porticato che, su due piani, si sviluppa attorno al cortile centrale.

Di questo tipo è anche la horrea galbana, che come appare nel modello ricostruito, si sviluppava in un complesso rettangolare intorno a tre cortili, anche essi rettangolari, sostenuti da pilastri ed archi con porticati interni ai cortili dove avveniva il carico e lo scarico delle merci in luogo accessibile dai carri ma riparato dalla pioggia.



SULPICIO GALBA

Servio Sulpicio Galba, ovvero Servius Sulpicius Galba fu un personaggio politico della Repubblica romana e venne eletto console nel 108 a.c. con il collega Lucio Ortensio. Da lui prendeva il nome la grande opera pubblica costruita presso il Tevere degli Horrea galbana.

Gli Horrea Galbana erano più anticamente noti come Horrea Sulpicia, in quanto sorgevano sulla vasta proprietà terriera della famiglia Sulpicia.

Essi erano dei magazzini annonari nell'antica Roma, situati nei pressi dell'antico porto fluviale dell'Emporium e dietro la Porticus Aemilia (con orientamento diverso), come testimonia anche la Forma Urbis.

Vari frammenti delle pareti riapparvero durante la costruzione del moderno quartiere Testaccio, in più punti. La costruzione era interamente in opera reticolata di tufo, l'esempio più antico che ne conosciamo, modalità caratteristica dell'epoca repubblicana, ed era organizzata attorno a tre grandi cortili rettangolari e porticati, sui quali si aprivano le varie tabernae. Pertanto non soltanto avveniva lo stoccaggio ma era anche luogo di vendita al pubblico.

I RESTI
La costruzione originaria risalirva alla fine del II secolo a.c., ad opera del console Servio Sulpicio Galba che aveva dato all'horrea il nome di Sulpicia, poi mutato in Galbana, e la cui tomba con relativa iscrizione ma senza data, fu trovata nelle vicinanze.

Si tratta di uno dei primi esempi di sepolcro individuale romano, infatti,  tra II e I sec. a.c., venne l'uso, fra i romani più facoltosi,  di sepolture individuali di tipo ellenistico, a differenza delle tradizionali tombe familiari ipogee.

Il monumento è composto da un basamento quadrangolare in tufo, con una cornice inferiore modanata e un titutlus in travertino sul dado, che è decorato anche da enormi fasci littori, le insegne del potere consolare.
La decorazione, semplice ma elegante, doveva somigliare molto a quella degli horrea, visto che i romani ornavano magazzini, bagni, negozi e mercati, cioè qualsiasi struttura.

Nel I sec, d.c. gli horrea vennero restaurati dall'imperatore Galba, in onore probabilmente del suo antenato, e da lui presero il nome.




GLI HORREA RITROVATI

Ritrovati a Testaccio, nella risistemazione delle rotaie di un tram in via Marmorata:
un pezzo di muraglione di età imperiale, altri muri più tardi, presumibilmente del V secolo.
Diverse tombe con resti di scheletri, alcune delle quali di età altomedievale.

TARGA DELL'HORREA IN ONORE DI GALBA
Pavimenti di horrea, i magazzini di granaglie del porto romano, depositi di anfore, pezzi di opus reticulatus a pochi centimetri dal manto stradale.
E ancora, tessere di mosaico di quello che probabilmente è un pavimento ancora sotto terra, parti di intonaco che fanno pensare ad un affresco di una parete di una domus. Tutto questo fino a poche settimane fa era coperto da uno strato di poche decine di centimetri di cemento armato.

La via Marmorata prende nome dai grandi depositi di marmi e pietre che a Roma giungevano via fiume o via terra e venivano qui immagazzinati in attesa di vendita o di lavorazione. Il tracciato della via ricalca il tracciato dell'antica via Ostiensis che, iniziando in prossimità del fiume dal vicus portae Trigeminae, correva sotto il colle Aventino in direzione della porta Ostiensis. Si scorgono nella via i resti dell'arco di S.Lazzaro, che un tempo scavalcava la strada e costituiva quindi l'accesso all' Emporium, gli Horrea,  con funzione di collegamento tra i grandi magazzini e le pendici dell' Aventino.

Sotto il nuovo ipermercato in costruzione a Testaccio è stata scoperta una vasta area dell'Horrea Galbana, con opus incertum tufaceum, anfore ecc. Speriamo che il complesso di cui i giornali hanno stranamente taciuto non sia stato interrato o addirittura distrutto dalle fondamenta dell'edifico, e che in qualche modo sia stato reso visitabile.




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1 comment:

Anonimo ha detto...

Come sempre tu non metti dove si trova la foto che mostri!

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