VIMINACIUM - KOSTOLAC (Serbia)



LA FORTEZZA DI VIMINACIUM
Viminacium, l’odierna Kostolac, vicino a Požarevac, presso la confluenza del fiume Mlava nel Danubio, fu un'importante città dell'Impero romano, capitale della provincia della Mesia. La città era localizzata nei pressi del Danubio.

Fondata nel I secolo sulle rive della Mlava, un affluente del Danubio, a 70 km da Belgrado, durante la seconda parte del principato di Augusto, o nella prima parte di quello di Tiberio, divenne una delle più importanti città romane e accampamenti militari del periodo compreso tra il I e il VI secolo.

Sotto l'imperatore Claudio, in seguito all'annessione della Tracia avvenuta nel 46, il sito militare accolse una fortezza legionaria, cioè un castrum, per cui la legione che prima si trovava a Naissus (attuale Nis) fu trasferita a Viminacium. In questa regione nacquero ben 18 imperatori romani, un quinto del numero totale, tra cui Costantino il Grande (nato nella vicina Naissus).

TRAIANO A VIMINACIUM - COLONNA TRAIANA
- La nuova fortezza divenne in seguito sede della Legio VII Claudia, (Paterna Claudia Pia Fidelis), derivata dalla dalla legio VII fondata da Giulio Cesare, ospitando però più volte delle vexillationes della IIII Flavia Felix (fondata da Vespasiano).

- Le legioni romane qui acquartierate, al comando di Quinto Sosio Senecione, condussero la I campagna militare sotto Traiano (53 - 117), nel 101 e nel 102, contro le truppe daciche di Decebalo (87 - 106).

- Si pensa pertanto che l'anfiteatro rappresentato sulla colonna di Traiano a Roma, nella scena n.25 (secondo la classificazione del Cichorius) sia proprio quello di Viminacium, dove l'imperatore romano si era ritirato durante l'inverno del 101/102.

LA CITTA'
- Viminacium ricevette il rango di municipium con un alto livello di autonomia sotto Adriano, che la visitò in un paio di occasioni, mentre, all'inizio del II secolo, divenne la capitale della Mesia superiore, a sud del limes del basso corso del Danubio.

- Fu visitata in un paio di occasioni anche dall'imperatore Settimio Severo (146 - 211) e dalla moglie, Giulia Domna (nominata mater castrorum nel 195/196). 

- A Viminacium Caracalla (188-217) fu proclamato Cesare attorno al 196 poco prima dello scontro con Clodio Albino (145-197). 

ANTONINIANO DI VIMINACIUM SOTTO L'USURPATORE PACAZIANO
PER CELEBRARE IL 1001 NATALE DI ROMA
- E sempre al periodo severiano potrebbe appartenere il legatus legionis della VII Claudia, Marcus Laelius Maximus.
- All'inizio del regno di Gordiano III (239 o 240), la città ricevette lo status di colonia romana (Colonia Viminacium), con il diritto di battere monete di bronzo. La colonia era lo status più alto che una città potesse raggiungere all’interno dell’impero romano. 

La zecca di Viminacium coniò monete per diversi imperatori da Gordiano III (239) fino a Gallieno (218 - 268), anche  dell'usurpatore Pacaziano, che si ribellò a Filippo l'Arabo (204 - 249) mentre era governatore della Mesia (248-249). Nello stesso periodo divenne stazione della flotta fluviale romana e posto di blocco daziale.

Nella città nel corso del 251 soggiornarono Gaio Vibio Treboniano Gallo (206-253), Volusiano (.. - 253), Erennia Cupressenia Etruscilla (moglie di Decio) ed Ostiliano (230 - 251) che qui morì di peste. 

MAUSOLEO ROMANO
Viminacium si schierò a favore del governatore della Pannonia, Ingenuo, che tentò di usurpare il trono detenuto legittimamente da Gallieno negli anni 255-256. Alla morte del figlio di Gallieno nel 258 d. C., Publio Valeriano, di cui Ingenuo era il tutore militare, approfittando della cattura dell’altro imperatore Valeriano da parte dei Sasanidi, si autoproclamò imperatore. Gallieno, richiamò le sue truppe dalla Gallia e marciò velocemente verso Ingenuo. 

Lo scontro avvenne con ogni probabilità a Mursa, nell’odierna Croazia, nel 260 d.c., e fu vinto da Gallieno. Ingenuo morì l'anno dopo.

Poichè Viminacium aveva sostenuto l'usurpatore Ingenuo d Gallieno le tolse tutti i precedenti privilegi ricevuti di colonia romana e forse la distrusse.

LE TERME

NEL TARDO IMPERO

- Nel luglio del 285 fu combattuta presso Viminacium la battaglia del fiume Margus, vinta da Diocleziano 244-313) sull'imperatore Carino (257-285).

- Vi soggiornò anche Costantino I  (274-337) durante il periodo delle sue campagne sarmatiche e gotiche degli anni 317-323 quando combattè contro le popolazioni germaniche di Alamanni, Franchi, Goti e quelle sarmatiche degli Iazigi.

- Alla morte di Costantino I, avvenuta nel 337 i tre figli, Costante I, Costantino II e Costanzo II, convocarono una conferenza nella città per decidere come dividersi l'Impero romano, lasciato loro in eredità dal padre.

- Nel 441 d.c. Viminacium conobbe la sua prima grave sconfitta. Gli Unni di Attila penetrarono nelle mura e la distrussero.

- Venne parzialmente ricostruita come forte di frontiera sotto l'imperatore bizantino Giustiniano I (482 - 565).

- Fu definitivamente distrutta dal popolo nomade degli Avari nel 584.

TOMBA DI VINACIUM

GLI SCAVI

Nel'ultimo trentennio del XX secolo sono state condotte sul sito campagne di scavo in modo sempre più accurato e sistematico, grazie anche alle sovvenzioni della dinastia reale degli Obrenovic, che hanno portato alla luce

- un anfiteatro per 12.000 spettatori,
- un acquedotto,
- delle terme
- un circus,
- le rovine della fortezza legionaria
- delle canabae, dove si insediarono numerosi veterani.
- Sono state identificate ad oggi più di 13.500 tombe, molte delle quali presentano magnifici affreschi. Due di queste sono decorate con affreschi che richiamano culti pagani (rappresentanti, con colori vibranti, flora e fauna). Inoltre, molte di queste tombe sono state catalogate come cristiane. Al loro interno sono stati recuperati 30000 oggetti. Tra le sepolture è stata identificata la tomba dell'imperatore romano Ostiliano, che qui morì di peste nel 251, e che fu seppellito dal padre Decio.

TOMBA

La posizione di Viminacium sul Danubio le ha permesso un rapido sviluppo economico. Nel III secolo fu instaurata per pochi decenni una zecca che coniò soprattutto monete di rame, ma anche d'argento, per le armate del limes moesicus.
 All’interno e nei dintorni della città sono stati ritrovati palazzi monumentali, un anfiteatro, delle ricche terme, e tracce di infrastrutture articolate, soprattutto vie, acquedotti e canali. I ritrovamenti fatti fino ad oggi confermano la grande importanza di Viminacium come metropoli romana egemone in questa parte del confine (limes) del Danubio.
- Nel 2016 gli archeologi guidati dal dottor Miomir Korać, direttore dell’Istituto archeologico SANU e direttore del “Progetto Viminacium”, hanno rinvenuto due lastre d’oro e una d’argento riportanti misteriose scritte all’interno di una tomba. Su una delle lastre sono scritti in alfabeto greco i nomi di dei e demoni ricorrenti in Assiria, Babilonia e in Egitto. 

- Nel 2012 è stata ritrovata una statuetta di una divinità femminile di circa 4000 anni fa. 

- Nel 2013 un altare dedicato alle ninfee e nel 2014 una statua di marmo e una collana d’oro romane. 

- Nel giugno 2018 è stato rinvenuto un sarcofago di forma rettangolare incredibilmente intatto con due scheletri ornati in oro e argento. Ilija Mikic, antropologa e ricercatrice, ha sottolineato che questi appartenevano a un uomo alto di mezza età e a una donna di circa 25-30 anni. La donna aveva portato con sé, nella tomba, tre delicate bottiglie di vetro di profumo, orecchini d’oro, una collana, un raffinato specchio d’argento e diverse costose forcine. Sull’uomo, invece, sono stati rinvenuti una fibbia della cintura d’argento e resti di calzari. Erano senz’altro due soggetti di elevata classe sociale.


La vera particolarità di questa lastra è che il testo sovrastante sia scritto in verticale e non in orizzontale, un enigma che gli studiosi finora non hanno saputo ancora risolvere. In tutto sono nominati 16 tra demoni, dei e spiriti. 

Secondo Korać, l’elenco di questi nomi è stato trascritto con lo scopo di proteggere il defunto da tutti i demoni conosciuti, e chi li ha scritti, cioè la famiglia della persona che è sepolta nella tomba, ovviamente conosceva bene la mitologia delle più importanti civiltà di allora.

Nella necropoli dove sono state trovate le lastre d’oro e d’argento sono mescolate tombe pagane e cristiane. Korać sottolinea quindi che a Viminacium cristiani e pagani vivessero insieme, nonostante il periodo burrascoso dei primi anni della diffusione del cristianesimo nell’Impero Romano. 

Lo stesso Korać afferma che del sito di Viminacium è stato esplorato solo il 4% circa e che gli studi archeologici su questa città-fortezza romana porteranno una quantità incommensurabile di nuove informazioni.

- Oltre alla necropoli, gli scavi sugli oltre 450 ettari del sito hanno riportato alla luce più di 32.000 oggetti e diversi edifici, come palazzi monumentali, le terme, un anfiteatro e tracce di infrastrutture articolate, soprattutto vie, acquedotti e canali. 


L'ANFITEATRO

ANFITEATRO

I ritrovamenti fatti fino ad oggi confermano la grande importanza di Viminacium come metropoli romana egemone in questa parte del confine del Danubio. 

Proprio l’anfiteatro di Viminacium, che presentava mura perimetrali in pietra e cavea in legno, è molto probabilmente rappresentato sulla colonna di Traiano a Roma, nello specifico nella scena n. 25. Lo stesso Traiano soggiornò nella fortezza durante l’inverno del 101-102 d.c..

LE TERME DI VINACIUM

LE TERME 

Per quanto riguarda le terme pubbliche, queste vennero edificate tra il III e IV sec. d.c.. Il loro uso era deputato non solo all’igiene personale, ma manche a luogo di incontro, svago e di varie attività sociali. 
Ad oggi sono state rinvenute sei piscine, dove sono presenti pareti dipinte con motivi floreali e animali, e una sala per i massaggi. Ben conservato è anche il calidarium (la parte destinata ai bagni in acqua calda e ai bagni di vapore), collegato all’acquedotto più grande della città, lungo circa 10 km.



LA RICOSTITUZIONE

Inoltre, è stata realizzata ex-novo una tipica domus di Viminacium, una vera e propria copia fedele di una casa romana con i suoi colonnati, volumi, colori e arredi. L’obiettivo, secondo Nemanja Mrđić, direttore dell’Istituto archeologico della Serbia, è quello di ricreare un intero villaggio romano con botteghe, terme, e spazi pubblici e privati ove far rivivere ogni giorno ai visitatori la quotidianità al tempo dell’Impero Romano. Questo creerebbe senz’altro più occupazione e turismo.




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