GENS CORNELIA



PUBLIO CORNELIO SCIPIONE

Cornelius  era il nomen della gens Cornelia, famiglia patrizia tra le più importanti dell'antica Roma, facente parte delle cento gentes originarie ricordate dallo storico Tito Livio. Dovette competere con due altre gens, la Fabia e la Valeria, per le maggiori cariche pubbliche almeno fino al III sec.
Avevano però anche dei rami plebei discendenti dai liberti dei Cornelii, ma le principali famiglie erano patrizie. L'origine del Cornelii è molto remota, ma il nomen Cornelius può essere formato dal cognomen Corneus, cioè corneo, o di pelle spessa, o dal suo diminutivo corneolo, o corniolo come la pianta ecc. in definitiva è impossibile definirne l'origine.

Secondo l'illustre studioso Theodor Mommsen l'antichità della gens Cornelia si desume dal fatto che essa diede il nome ad una delle più antiche Tribù rustiche, che comprendeva Arpino, Nomento, Eclano, Erdonia, Teano, Apulo, Crotone, Petelia, Camerino Fulginio in Umbria e Matelica. Forse dettero il nome anche a Coneglia in Liguria che infatti conserva vestigia romane. I Cornelii hanno prosperato per più di settecento anni, ressendo tra le gens più potenti di Roma, come i  Valerii, gli Emilii, i Claudii, i Fabii e i Manlii, annoverati tra le gentes maiores, che detennero le cariche politiche e i gradi militari.

Dalla Repubblica al III secolo d.c., i Cornelii fornirono allo stato magistrati e generali più eminenti di qualsiasi altra gens: ben settantacinque consoli, a cominciare da Servius Cornelius Maluginensis nel 485 a.c. per ben 106 volte. I Cornelii avevano propri culti e tradizioni, e si distinguevano da tutte le altre famiglie per la pratica dell'inumazione dei defunti, in alternativa alla più diffusa cremazione. Famoso è il monumentale Sepolcro degli Scipioni sulla Via Appia Antica.



I PRAENOMINA

- I Cornelii impiegarono molti praenomina, soprattutto Servio, Lucio, Publio, Gneo e Marcus.
- Marcus era usato soprattutto dai Cornelii Maluginenses e dai Cethegi,
- Gaio dai Cethegi,
- Aulus dai Cossi.
- Tiberio appare una volta tra i Lentuli, ma in seguito prevalse il vecchio cognome Cossus usato come praenomen,
- I Cornelii Silla predilessero Faustus.



I COGNOMINA

I cognomina patrizi furono :Arvina, Blasio, Cethegus, Cinna, Cossus, Dolabella, Lentulus, Maluginensis, Mammula, Merenda, Merula, Rufus, Scapula, Scipio, Sisenna e Silla
I cognomina plebei più usati furono Balbus, Gallus e Nepotes.
Acuni liberti ebbero come cognomina: Chrysogonus, Culleolus, Phagita.
Alcuni Cornelii plebea non avevano cognomen.



I MEMBRI

CORNELII MALUGINENSES

Il primo Cornelio citato dalla storia fu un Maluginensis, una famiglia che si divise in due rami negli anni 80, il ramo più anziano conservò il Maluginensis, mentre i rami più giovani presero il Cossus.
Il primo dei Cornelii Cossi sembrerebbero i figli minori di Marcus Cornelius Maluginensis, membro del Secondo Decemvirato nel 450 a.c. Entrambe le famiglie produssero un certo numero di consoli e tribuni consolari durante il IV e il V secolo a.c. I maluginesi scomparvero prima della I Guerra Sannitica (343-341 a.c.). 

Servius Cornelius P. f. Cossus Maluginensis -
padre di Lucius Cornelius Maluginensis Uritus Cossus (console del 459 ac) e bisnonno di Marcus Cornelius Maluginensis (decemviro nel 450 ac, e decemviro con potere consolare tra il 450 e il 449 ac). Nel 485 ac fu eletto console con Quinto Fabio Vibulano. I consoli lanciarono incursioni nelle terre dei Veio, con Vibulano che vinse una nuova vittoria contro i Volsci e gli Aequi. Invece di dividere il bottino tra i soldati, cpme nella tradizione, Vibulano offrì tutto al tesoro pubblico, cosa che lo rese molto impopolare tra la gente e i soldati. In seguito divenne flamen quirinalis, e mantenne questo titolo fino al 453 ac, Morì durante un'epidemia di pestilenza o tifo che prese anche il console Sesto Quintilio Varo che lo sostituì.

- Lucius Cornelius Maluginense Uritino -
fu eletto console nel 459 a.c., con Quinto Fabio Vibulano, che era al suo III consolato. Narra Livio che Lucio Cornelio si trovò a garantire la sicurezza di Roma da attacchi nemici, mentre Quinto Fabio guidò l'attacco contro i Volsci, posti davanti alla colonia di Anzio, di cui si temeva la defezione. Dionigi di Alicarnasso narra che Lucio Cornelio assediò Anzio, vinse i Volsci e i coloni romani ribellatisi a Roma. Livio e Dionigi attribuiscono a Quinto Fabio Vibulano la presa di Tusculum, già espugnata dagli Equi. I due consoli, tornati a Roma, dove ottennero il trionfo, ma riuscirono ad impedire che si giungesse alla votazione della Lex Terentilia, attuando una politica ostruzionistica in Senato, iniziata già quattro anni prima. Nel decimo censimento che fu consacrato alla fine del suo consolato, si contarono 117.319 cittadini romani.

- Marcus Cornelius Maluginensis -
GAIO E LUCIO CORNELII
membro del secondo decemvirato nel 450 ac., e nipote di Servius Cornelius Maluginensis, console nel 485 ac. Secondo Livio e Dionisio di Alicarnasso era il fratello di Lucius Cornelius Maluginensis Uritus Cossus (console nel 459 ac) ma il suo nome sarebbe lo stesso di suo padre secondo i Fasti Capitolini. Marcus era uno dei dieci membri del Secondo Decemvirato, presieduto da Appio Claudio Crasso ed eletto per redigere la Legge delle XII Tavole, la prima legge scritta della Repubblica Romana. Su istigazione di Appio Claudio, i decemviri si tennero arbitrariamente il potere l'anno successivo, rifiutando di procedere all'elezione dei consoli. Intanto scoppiò una guerra con i Sabini di Eretum e con gli Aequi accampati sotto il monte Algido. L'esercito romano venne diviso: Marco Cornelio al comando, con altri tre decemviri; Lucio Minucio, Tito Antonio e Lucio Sergio e con una parte dell'esercito combatté contro gli Aequi. Appio Claudio e Spurio Oppio Cornicen rimasero a Roma per difendere della città, e gli altri quattro decemviri combatterono contro i Sabini. L'esercito di Marco Cornelio che si trovava a Tusculum, si mosse all'invocazione di Lucio Vergino, la cui figlia era stata ridotta in schiavitù da Appio Claudio. Appio Claudio venne portato in processo e Lucio Vergino disperato decise di uccidere sua figlia piuttosto che farne una schiava. L'episodio fece ammutinare i soldati che elessero dodici tribuni militari. Sotto il loro comando, tornarono a Roma e si accamparono sull'Aventino dove sconfissero l'esercito romano guidato da Appio Claudio e Spio Oppio Cornicen che vennero imprigionati, ma si suicidarono durante il processo. Gli altri otto decemviri, incluso Marcus Cornelius Maluginensis, vennero esiliati.

- Marcus Cornelius Maluginensis -
console nel 436 ac. con il collega Lucio Papirio Crasso. Non ci furono guerre ma solo dei disordini a causa del tribuno della plebe Spurio Melio, un plebeo che secondo i patrizi voleva farsi re. Fu ucciso senza fargli subire un processo.. I romani, nell'anno precedente vincitori contro una coalizione nemica nella Battaglia di Fidene, cercarono battaglia contro Veio e Fidene; ma non riuscendovi si limitarono a razziarne le campagne.

- Publius Cornelius Maluginensis -
 tribunus militum consulari potestate nel 404 ac. con il collega Spurius Nautius Rutilus

Publius Cornelius Maluginensis -
tribuno consolare nel 397 e 390 e magister equitum nel 396 ac. Net 397 ac fu eletto Tribuno consolare con Lucio Giulio Giulio. In quell'anno proseguì l'assedio di Veio, dovendo subire però l'attacco dei Volsci e degli Equi.
Ne profittarono gli Etruschi per compiere razzie sul territorio romano, Spurius Postumius e Lucio Giulio sorpresero I razziatori a Cere, li sconfissero e gli sottrassero il bottino. Net 390 ac fu eletto nuovamente Tribuno consolare con Quinto Sulpicio Longus, Quinto Fabio Ambusto, Cesonius Fabio Ambusto, Quinto Servilio Fidene, Numerio Fabio Ambusto. I Galli sconfiggono i Romani sull'Allia, nei pressi di Roma. Tito Livio addebita le maggiori responsabilità delta sconfitta agli altri tribuni. Ne segue il primo Sacco di Roma del 390 - 386 a.c.
I tribuni propongono di lasciare Roma e stabilirsi a Veio, ma l'eroico Camillo si oppone "Hici manebimus optime" e Roma viene ricostruita.

- Marcus Cornelius Maluginensis -
censore nel 393 ac. per sostituire a Gaio Giulio Giulio che era morto. In un solo lustro Roma fu occupata dai Galli, considerando di malaugurio se un censore moriva nell'esercizio delle sue funzioni.

- Servius Cornelius Maluginensis -
tribuno consolare nel 386, 384, 382, ​​380, 376, 370 e 368 ac. Roma è distrutta da un incendio e dalla devastazione dei Galli di Brenno, ma sarà ricostruita. Manlio Torquato accusato di volersi fare re viene ucciso gettandolo dalla Rupe Tarpea. Si inizia la costruzione delle Mura Serviane a causa delle nuove scorrerie dei Galli. Venne eletto poi magister equitum nel 361

- Marcus Cornelius Maluginensis -
tribuno consolare nel 369 e nel 367 ac. Varo delle leggi Licinie Seste per cui almeno uno dei due consoli deve essere plebeo.

Servius Cornelius Maluginensis
- magister equitum 361 a.c.

AULO CORNELIO COSSO

CORNELII COSSI

I Cossi e i Maluginenses furono probabilmente una familia originaria, questi nomi infatti originariamente erano uniti, come nel caso Servius Cornelius Cossus Maluginensis, in seguito però divennero rami separati. I Cossi produssero molti uomini illustri nel IV e V sec. ac., ma poi caddero nell'oblio. Gli ultimi consoli di questa stirpe presero il soprannome di Arvina. Il nome Cossus rivisse come praenomen nella famiglia dei Lentuli, che appartenevano a questa stessa gens. Gli ultimi Maluginenses ebbero autorità consolare nel 367 ac.

- Servio Cornelio Cossus -
tribuno consolare nel 434 ac., insieme a Marco Manlio Capitolino, Quinto Sulpicio Pretestato e Cornelio Cosso, col dittatore Mamerco Emilio Mamercino.i

Aulo Cornelio Cossus -
console nel 428 e tribuno consolare nel 426 ac. 

- Publio Cornelio Cossus -
tribuno consolare nel 415 ac. insieme a Numerio Fabio Vibulano, Gaio Valerio Potito Voluso e Quinto Quinzio Cincinnato. Figlio di Aulus Cornelius Cossus. In quell'anno i Bolani (Bola, o Bolae, fu una città del Latium vetus) attaccarono i coloni romani di Labico, inviati l'anno prima, sperando nell'appoggio degli Equi, che però non intervennero. Furono pertanto facilmente sconfitti dai romani.
«Ma, mentre avevano sperato che tutti gli Equi approvassero e difendessero quel misfatto, abbandonati dai loro, persero terre e città in una guerra che non merita neppure di essere descritta perché si ridusse a un assedio da nulla e a una sola battaglia
(Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 4, 49.)
In quell'anno la guerra con Veienti ed Equi fu differita di tre anni per questioni religiose. Ebbe questioni col tribuno della plebe Lucio Decio per il dominio sulle colonie Bolarum e Labicorum.

Gneo Cornelio Cossus -
tribuno consolare nel 415 e console nel 409 ac. Nel 414 a.c. Fu eletto tribuno consolare con Quinto Fabio Vibulano Ambusto, Lucio Valerio Potito e Marco Postumio Regillense. Intanto Bola, espugnata l'anno precedente dai romani che discutevano se inviarvi coloni romani, fu riconquistata e fortificata dagli Equi; così il Senato decise di dare il comando a Marco Postumio. Questi condusse l'esercito romano alla vittoria contro gli Equi, ma si inimicò i soldati, mancando alla promessa di dividere il bottino di guerra. Richiamato a Roma, si espresse duramente nei confronti dei soldati. Nel campo militare ci furono grossi tumulti, che Marco Postumio affrontò con crudeltà, si che alla fine fu lapidato dai suoi stessi soldati. I tribuni della plebe impedirono ai tribuni consolari di aprire un'inchiesta sull'accaduto. Gneo Cornelio divenne console nel 409 a.c. insieme a Lucio Furio Medullino, al suo secondo consolato. Per la prima volta furono eletti 3 questori di estrazione plebea e incoraggiati dal successo i tribuni si opposero alla leva per rispondere alle razzie di Equi e Volsci, nei territori degli alleati Latini ed Ernici, sperando in altre concessioni alla plebe. Alla fine ci si accordò perché l'anno seguente fossero eletti tribuni consolari. I consoli mossero alla volta di Carvento, conquista dai Volsci ed Equi, senza però riuscire a riprenderla, riconquistando solo Verrugine nel territorio dei Volsci.

- Aulus Cornelis Cossus -
- console 413 ac.

- Publio Cornelio Cossus -
Fu eletto tribuno consolare nel 408 ac. con Gaio Servilio Strutto Ahala e Gaio Giulio Iullo..
Gli Equi ed i Volsci, cui era stato tolto il presidio di Verrugine e razziati i territori, organizzarono un esercito per combattere i romani, e lo disposero davanti ad Anzio. Nonostante il parere contrario di Gaio Giulio e Publio Cornelio, i senatori vollero un dittatore per la campagna contro Anzio.
«Dicono che Giulio e Cornelio abbiano sopportato di mal animo questa decisione; la cosa fu discussa animatamente: i patrizi più autorevoli, dopo essersi invano lamentati perché i tribuni militari non si assoggettavano all'autorità del senato,...»
(Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 4, 55)
Il terzo Tribuno consolare, Gaio Servilio, nominò dittatore Publio Cornelio Rutilo Cosso, che a sua volta, scelse Gaio Servilio come Magister Equitum. L'esercito romano vinse facilmente i nemici.

Publio Cornelio Rutilus Cossus -
dittatore nel 408 e tribuno consolare nel 406 ac. Suo padre si chiamava Marcus e suo nonno Lucius, ma per loro non è registrata alcuna magistratura. Era comunque il fratello del più famoso Aulo Cornelio Cossus, colui che ricevette la spolia opima per aver ucciso il re di Veio Lars Tolumnius in duello. Aulo fu poi console nel 428, e tribuno consolare nel 426. Publio ebbe almeno due nipoti: Gneo, tribuno consolare nel 414 e console nel 409, e Publio, tribuno consolare nel 408. Aulo, il dittatore nel 385 e forse console nel 413 potrebbe anche essere stato suo nipote. Nel 408 a.c, un grande esercito composto principalmente da Volsci ed Aequi si riunì ad Antium. Il Senato, considerato il pericolo, chiese la nomina di un dittatore, cosa che non piacque ai tribuni consolari Gaio Giulio Iulo e Publio Cornelio Cosso, che non volevano gli venisse tolto il comando. Infine il terzo tribuno, Gaio Servilio Structus Ahala, vedendo che Iulo e Cornelio non potevano essere persuasi, si alzò per nominare Rutilus Cossus, lo zio di Cornelio, che nominò Ahala suo magister equitumRutilus Cossus e Ahala condussero quindi l'esercito ad Antium e qui sconfissero la coalizione dei Volsci quindi devastarono le campagne intorno e poi assaltarono la fortezza dei Volsci sul Lago Fucinus, vincendo e facendo ben 3.000 prigionieri Volsci. Quando Rutilus Cossus tornò in città, depose l'ufficio del dittatore ma, secondo Livio, non ricevette molti consensi e non fu premiato con un trionfo.Però Rutilus Cossus fu eletto tribuno consolare per l'anno 406 ac, con Gneo Cornelio Cossus, suo lontano cugino, Numerius Fabius Ambustus e Lucio Valerio Potito. Il Senato ordinò una nuova guerra a Veio, ma i tribuni consolari si opposero, sostenendo che la guerra contro i Volsci non era finita. Rutilus Cossus combattè e vinse contro la città di Ecetra, mentre Fabius conquistò Anxur. I tribuni consolari condividevano il bottino con i soldati, migliorando le relazioni tra plebei e patrizi. Il Senato ordinò che i cittadini dovessero essere pagati nelle spese mentre servivano, mentre prima dovevano mantenersi da sè.

Gneo Cornelio  Cossus -
Venne eletto tribuno consolare nel 406, 404 e 401 ac. Nel 406 a.c. fu eletto tribuno consolare con Publio Cornelio Rutilo Cosso, Numerio Fabio Ambusto e Lucio Valerio Potito, al suo secondo tribunato. Il senato voleva attaccare Veio, ma non si riuscì ad organizzare una leva militare, sia per il protrarsi delle operazioni militari contro i Volsci, sia per l'opposizione dei tribuni della plebe, che vedevano nelle campagne militari, il mezzo per evitare le riforme chieste dalla plebe.
«I tribuni della plebe esasperarono ancor più la tensione sorta spontaneamente: essi andavano dicendo che la guerra più grande era quella condotta dai patrizi contro la plebe, a bella posta vessata dal servizio militare e esposta a farsi trucidare dal nemico; la tenevano lontana da Roma, per evitare che nella pace, memore della libertà e delle colonie, si agitasse pensando all'agro pubblico e a libere elezioni.» (Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 4, 58)
Si continuò allora la guerra contro i Volsci; mentre Gneo Cornelio rimaneva a presidio di Roma, Lucio Valerio si diresse verso Anzio, Publio Cornelio marciò contro Ecetra, mentre Numerio Fabio si dirigeva verso Anxur, che conquistò e saccheggiò. Fu anche l'anno in cui il Senato emanò una legge a favore dei soldati. «il senato decretò che i soldati venissero pagati attingendo direttamente alle casse dello Stato, mentre fino a quel giorno ciascun soldato prestava servizio a proprie spese."»
(Tito Livio, "Ab Urbe Condita", IV, 4, 59)
Nel 404 a.c. Gneo Cornelio venne eletto tribuno consolare per la seconda volta con Gaio Valerio Potito Voluso, Manio Sergio Fidenate, Cesone Fabio Ambusto, Publio Cornelio Maluginense e Spurio Nauzio Rutilo. Roma, che continuava l'assedio di Veio iniziato l'anno prima, fece attaccare e vincere i Volsci in una battaglia campale tra Ferentino ed Ecetra. Quindi conquistarono la città volsca di Artena, grazie al tradimento di uno schiavo, che indicò ai soldati un passaggio per arrivare alla rocca, dove si erano asserragliati i difensori.
Nel 401 a.c. venne per la terza volta eletto tribuno consolare con Lucio Giulio Iullo, Marco Furio Camillo, Manio Emilio Mamercino, Lucio Valerio Potito e Cesone Fabio Ambusto
Durante l'anno i tribuni della plebe lamentarono la cattiva conduzione della guerra, con il fallimento dell'assedio di Veio causata da dissidi tra i tribuni Manio Sergio Fidenate e Lucio Verginio Tricosto Esquilino, sul mantenere i soldati in servizio anche durante l'inverno per sostenere l'assedio di Veio (quando il normale periodo di leva durava dalla primavera all'estate), e per la necessità di nuovi tributi per sostenere le spese di guerra. Alla fine i Tribuni della plebe portarono in giudizio Sergio Fidenate e Lucio Verginio, per la pessima conduzione della guerra; i due furono condanni ad una pena pecuniaria di 10.000 assi pesanti. Poi i romani riconquistarono le posizioni perse l'anno precedente a Veio, razziarono il territorio dei veienti, condotti da Gneo Cornelio e Furio Camillo, mentre a Valerio Potito fu affidata la campagna contro i Volsci per riconquistare Anxur, che fu posta sotto assedio.

CASA DI CORNELIO RUFO - POMPEI

Publio Cornelio Maluginensis Cossus -
 tribuno consolare nel 395 e console nel 393 ac. Nel 395 a.c. fu eletto tribuno consolare con Publio Scipione (suo fratello), Cesone Fabio Ambusto, Lucio Furio Medullino, Quinto Servilio Fidenate e Marco Valerio Lactucino Massimo. Ai due fratelli, Cornelio Maluginense e Cornelio Scipione, fu affidata la campagna contro i Falisci, che però non portò ad alcun risultato, mentre a Valerio Lactuciono e Quinto Servilio toccò in sorte quella contro i Capenati, che dovettero chiedere la pace a Roma. In città, dove infuriavano le polemiche legate alla suddivisione del bottino ricavato dalla caduta di Veio dell'anno prima, si accese un'altra polemica, originata dalla proposta del tribuno della plebe Veio Tito Sicinio di trasferire parte della popolazione romana a Veio, proposta a cui i Senatori si opposero strenuamente.

Aulo Cornelio Cossus -
dittatore nel 385 ac. Nel 385 a.c.,vennero eletti i tribuni consolari Aulo Manlio Capitolino, Tito Quinzio Cincinnato Capitolino, Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino, Publio Cornelio, Lucio Papirio Cursore e Gneo Sergio Fidenate Cosso. Il Senato decise di nominare Aulo Cornelio Cosso dittatore, per far fronte alla minaccia dei Volsci, e ai disordini della plebe, per le richieste portate avanti da Marco Manlio Capitolino. Il dittatore si diresse contro i nemici, ora rafforzati da giovani Ernici e Latini, per cui con un maggior numero di effettivi. Nonostante ciò i romani sconfissero i nemici, facendone strage mentre fuggivano dal campo di battaglia. A Roma Marco Manlio Capitolino, visto un centurione portato in tribunale per debiti, con il rischio di finire schiavo, lo sollevò dai debiti pagando di tasca propria, arrivando poi a vendere le sue terre per aiutare altri poveri debitori accusando nel contempo i senatori di malversazione.
«Allora non è proprio servito a nulla per me aver salvato la rocca e il Campidoglio con questa destra, se adesso devo vedere un mio concittadino e commilitone messo in catene e ridotto in schiavitù come se fosse prigioniero dei Galli vincitori!». Poi pagò davanti a tutti la somma dovuta al creditore, restituì la libertà al commilitone riscattato, il quale implorava gli dèi e gli uomini affinché ringraziassero Marco Manlio, suo liberatore e padre della plebe romana
(Tito Livio - Ab Urbe Condita - VI, 2, 14.) Inoltre Manlio aveva accusato i patrizi di aver sottratto all'erario l'oro dei Galli. A questo punto il Senato fece tornare Aulo Cornelio a Roma, interrompendo la campagna contro i Volsci, per sedare gli animi dei romani. Aulo tornato a Roma convocò Manlio, chiedendogli di dimostrare le proprie accuse contro i Senatori. Manlio, che si presentò alla seduta insieme ai propri sostenitori, dopo aver nuovamente accusato i Senatori, si rifiutò di rispondere (o non potè) all'intimazione del dittatore, e per questo fu incarcerato. Disposto l'arresto e celebrato il trionfo per la vittoria sui Volsci, Aulo Cornelio lasciò la carica di dittatore.

- Aulus Cornelius Cossus -
Venne eletto tribuno consolare nel 369 e nel 367 a. Nel 369 a.c. Fu tribuno consolare con Quinto Servilio Fidenate, Quinto Quinzio Cincinnato, Marco Cornelio Maluginense, Marco Fabio Ambusto, Gaio Veturio Crasso Cicurino. Di nuovo i romani cercarono di portare l'assedio a Velletri, ma i nemici riuscirono ancora a resistere. Intanto in città i tribuni della plebe, Gaio Licinio Calvo Stolone e Lucio Sestio Laterano, portavano avanti le loro proposte a favore della plebe, ed i patrizi iniziavano a perdere il controllo degli altri tribuni, tramite il quale erano riusciti a bloccare le iniziative di Licinio e Sestio. «E nessuno poteva ritenere sufficiente il fatto che i plebei fossero ammessi come candidati nelle elezioni consolari: nessuno di essi avrebbe mai ottenuto la nomina fino a quando non fosse stato stabilito per legge che uno dei due consoli dovesse comunque essere plebeo
(Tito Livio, Ab Urbe condita, VI, 4, 37)
Nel 367 a.c. Aulo fu eletto di nuovo tribuno consolare con Marco Geganio Macerino, Lucio Veturio Crasso Cicurino, Marco Cornelio Maluginense, Publio Manlio Capitolino e Publio Valerio Potito Publicola. Alla notizia dell'avvicinarsi dei Galli, Marco Furio Camillo fu nominato dittatore per la quinta volta.

Aulo Cornelio Cossus Arvina -
console nel 343 e 332, dittatore nel 322 ac. e per due volte magister equitum nel 353 a.c e nel 349 a.c.
Nominato console nel 343 a.c. assieme Marco Valerio Corvo, fu inviato al comando delle truppe romane nel Sannio, nella I guerra sannitica. Riuscito a non soccombere grazie ad uno stratagemma del tribuno militare Publio Decio Mure, guidò i romani alla vittoria contro i Sanniti, per la quale ottenne il trionfo a Roma. Fu nominato console nel 332 a.c. assieme Gneo Domizio Calvino, al suo secondo consolato. Un'improvvisa guerra scatenata dai Galli portò lo scompiglio e indusse all'elezione di Aulo Cornelio come dittatore che, per combattere i Sanniti, scelse Marco Fabio Ambusto, come magister equitum. Condotto l'esercito romano nel Sannio, fu costretto dai Sanniti a una posizione sfavorevole. La situazione era drammatica ma volse a favore dei romani, quando la cavalleria Sannita, che stava saccheggiando le salmerie dei romani, fu presa di sorpresa e sbaragliata dalla cavalleria romana, condotta da Marco Fabio. Sconfitti i cavalieri sanniti, la cavalleria romana, con una manovra a teneglia, attaccò alle spalle l'esercito sannita, che preso tra due fuochi, fu sconfitto dai romani. Per questa vittoria, Aulo Cornelio ottenne il trionfo. (Secondo alcuni autori, la battaglia fu condotta da Fabio Massimo, e non da Aulo Cornelio Cosso Arvina, eletto dittatore in funzione dei giochi romani, conclusi i quali, si dimise. Che in un momento così drammatico il senato nominasse un dittatore per i giochi sembra però improbabile).

Publio Cornelio  Arvina -
console nel 306 e 288, e censore nel 294 ac. Fu eletto console nel 306 a.c., con il collega Quinto Marcio Tremulo. Durante il suo primo consolato Tremulo sconfisse gli Ernici e gli abitanti di Anagni, conquistando la città. Quindi andò in soccorso di Publio Cornelio, impegnato nel Sannio. Al suo arrivo, Marcio fu attaccato improvvisamente dai Sanniti, ma Publio Cornelio giunse appena in tempo ed insieme ottennero una brillante vittoria. Fu censore nel 294 a.c. e console per la seconda volta nel 288 a.c.

SCIPIO NASICA

CORNELII SCIPIONES
Sembra che i Cornelii Scipioni discendessero da questa famiglia, mentre il cognome Cossus appare fino agli inizi del III secolo; i membri di quest'ultima famiglia portavano anche il cognomen Rutilus, e Arvina.
I Cornelii Scipiones derivarono il loro cognome da una leggenda in cui il primo della famiglia serviva come appoggio (bastone=scipione) per il suo padre cieco. Poichè il primo degli Scipioni portò il cognomen Maluginensis, dovrebbe essere stato il figlio di Publio Cornelio Maluginense, uno dei tribuni consolari nel 404 ac.
Agli Scipioni appartennero Lucio Cornelio Scipione Barbato e Publio Cornelio Scipione Africano e occuparono i più alti uffici dello stato dall'inizio del IV secolo aC fino al II secolo dell'Impero, per quasi seicento anni. I suoi membri portavano un gran numero di cognomi aggiuntivi, tra cui Barbatus, "barbuto", Scapula, "scapola", Asina , "asina", Calvus, "calvo", Hispallus, "piccolo spagnolo", Nasica, "naso" e Corculum, "piccolo cuore", oltre a quelli delle imprese militari: Africano e Asiaticus.
Le ultime generazioni di questa grande famiglia furono originariamente adottate dai Salvidieni, e così portarono i nomi aggiuntivi di Salvidieno Orfitus. I Scipioni avevano un grande sepolcro di famiglia a Roma, che fu riscoperto nel 1780 ed è ancora visibile.



CORNELII LENTULI 

 I Cornelii Lentuli erano famosi per il loro orgoglio e superbia, così Cicerone usa Lentulitas, la "lentulaggine", per descrivere un patrizio borioso. I Lentuli appaiono nella storia con le guerre sannitiche al I secolo dell'Impero, un periodo di circa quattrocento anni. La loro origine è incerta.
 


CORNELII RUFINI E SULLAE

I Cornelii Rufini compaiono nella II metà del IV secolo ac, a partire da Publio Cornelio Rufino, dittatore nel 334 ac. Dal cognome Rufinus (rossastro), si può desume che il primo della famiglia avesse i capelli rossi.
Un discendente della famiglia dei Rufini assunse il cognomen Sulla, al tempo della II Guerra Punica, il cui nome è probabilmente un diminutivo di Sura, un cognomen molto usato, anche tra i Cornelii Lentuli, e probabilmente riferito a qualcuno con polpacci prominenti. Plutarco, che erroneamente credeva che il dittatore Silla fosse il primo a portare il nome, pensò che avrebbe dovuto riferirsi ad una carnagione chiazzata, rossastra, mentre Macrobio lo ricava da Sibilla, ma Quintiliano dissente. Il dittatore Silla adottò l'agnomen Felix, che significa "fortunato" o "felice", e questo nome fu trasmesso ad alcuni dei suoi discendenti. I Silla proseguirono nei più alti uffici dello stato fino ai tempi imperiali. L'ultima apparizione nella storia cadde vittima di Elagabalo, all'inizio del III secolo dc.

Publio Cornelio Rufino -
Fu nominato dittatore nel 334 a.c. ma rinunciò alla sua posizione a causa di un difetto nelle procedure religiose per la sua nomina.

- Gneo Cornelio Rufino -
 figlio del precedente, è appena nominato ma non se ne sa nulla.

- Publius Cornelius Rufinus -
figlio di Gneo, nipote del dictator nel 334 ac. Console nel 290 e 277, e dictator nel 280 ac. Nel 290 ebbe come collega Manio Curio Dentato, figlio di Manio. Con una gloriosa battaglia concluse la III guerra sannitica, celebrando un trionfo. Venne eletto nuovamente console nel 277 ac. con Gaio Giunio Bubulco Bruto, figlio di Gaio, e condusse una guerra nell'Italia meridionale contro i Sanniti e i Greci d'Italia, che non avevano più il sostegno di Pirro; l'elezione fu sostenuta persino da un nemico personale di Rufino, Gaio Fabrizio Luscino, in quanto i Romani avevano bisogno di un comandante militare capace ed esperto per condurre la guerra (forse, però, questa testimonianza si riferisce alla sua elezione a dittatore, avvenuta in data non sicura, forse nel 280 ac.). Infatti il generale riuscì a conquistare Crotone per i romani.
Nel 275 a.c., i censori Gaio Fabrizio Luscino e Quinto Emilio Papo espulsero Rufino dal senato, in quanto era stato accusato di possedere un piatto di argento da dieci libbre. Ora la storia non è credibile perchè non esistevano all'epoca le leggi sul lusso, a meno che quel piatto non fosse stato sottratto a un bottino di guerra o all'erario dello stato o ad un tempio.
Secondo Plinio il Vecchio, Rufino, divenuto cieco, aveva perso la vista durante il sonno mentre sognava le proprie disgrazie; un commento molto amaro (Storia naturale, vii.50). Suo nipote fu il primo della famiglia ad usare il cognomen Sulla.

- Lucio Cornelio Rufino Sulla -
Flamen Dialis circa 250 ac, fu il primo dei Cornelii a portare il cognomen Sulla.

Publio Cornelio Silla -
pretore urbanus e peregrinus nel 212 ac. Fu il primo romano ad essere nominato Silla. Era il bisnonno di Lucio Cornelio Silla, il dittatore di Roma. Suo padre è sconosciuto, anche se suo nonno era Publio Cornelio Rufino, che servì due volte come console durante le guerre sannitiche. Publio era il dialis flamen e, nel 212 ac, fu eletto pretore urbanus e peregrinus. Presentò il primo ludi Apollinares, istituendo così una festa romana annuale in onore di Apollo.

II GUERRA PUNICA
Publio Cornelio Silla -
pretore nel 186 a.c., ottenne la Sicilia come sua provincia e nonno del dictator Lucius Cornelius Sulla Felix, nonchè padre di Lucio Cornelio Silla. Era figlio di Publio Cornelio Silla, il primo membro della famiglia a portare il nome Silla, e fratello di Servio Cornelio Silla.

- Servius Cornelius Silla -
pretore nel 175 ac, ottenne la Sardegna come sua provincia. In seguito servì come commissario, inviato per aiutare Lucio Emilio Paolino a organizzare gli affari della Macedonia, nel 167 ac.

- Publio Cornelio Silla -
triumvir monetalis nel 151 a.c., forse lo zio del dittatore.

- Lucius Cornelius Sulla -
figlio del Publio Cornelio Silla che fu pretore nel 186 a.c. e padre del dittatore.

Lucius Cornelius Sulla (it. Silla) Felix -
praetor urbanus nel 93, console in 88 e 80, e dittatore rei publicae constituendae causa dal 82 al 79 ac. (138-78 ac.).

- Servius Cornelius Sulla -
 fratello del dittatore.

Cornelia -
figlia del dittatore dalla sua prima moglie, Ilia; sposò prima Quinto Pompeo Rufo e, dopo la sua morte, Mamercus Emilio Lepido Livio. Il matrimonio produsse due figli, Pompeia (che divenne la seconda moglie di Giulio Cesare) e Quinto Pompeo Rufo. Suo marito fu ucciso durante una sommossa guidata dal tribuno Publio Sulpicio Rufo nell'88 a.c. Si risposò con Mamercus Emilio Lepido Livio, console nel 77 ac, un anno dopo la morte di Silla. Scontri violenti tra Silla e Gaius Marius. Nell'86 a.c., mentre Silla era in Asia Minore per la guerra contro Mitridate VI re del Ponto, fu privato del comando da Mario e costretto all'esilio.
Cornelia e il suo nuovo marito cercarono di salvaguardare le proprietà di Silla dalle prescrizioni di di Mario acquisendo la villa di Mario e vendendola a Lucullo. Poi si unì a suo padre in esilio. Ma Pompeo portò in tribunale Cornelia per essersi rifiutata di consegnargli la proprietà fondiaria.
- Cornelius Silla -
figlio del dittatore e della quarta moglie, Caecilia Metella, morì prima di suo padre.

Faustus Cornelius Silla -
questore nel 54 ac e poi partigiano di Pompeo. (prima dell'86 - 46 ac), l'unico figlio superstite del dittatore Lucio Cornelio Silla e la sua quarta moglie Cecilia Metella. Dopo la morte del padre nel 78
ac, lui e sua sorella gemella Fausta furono allevati dal suo tutore, l'amico di suo padre Lucullo.
Faustus sposò Pompeia, figlia di Pompeo il Grande. Faustus accompagnò Pompeo nelle sue campagne asiatiche, e fu il primo a solcare le mura del Tempio di Gerusalemme quando fu assalita da Pompeo nel 63 ac. Dopo il suo ritorno a Roma, dette giochi di gladiatori per celebrare il padre nel 60 ac. Prima del 57 ac, Faustus Sulla divenne augur, e nel 56 ac, emise una monetazione in onore di suo padre e suo suocero. Come proprietario delle pendici centrali del Monte Falerno, il suo nome divenne sinonimo del vino più stimato nell'antica Roma, Falziano Faustiano.
Divenne Questore nel 54 ac e il senato lo incaricò di ricostruire la Curia Hostilia nel 52 ac, che era stata bruciata dopo i disordini che seguirono l'omicidio di Clodio. Così la Curia Hostilia divenne la Curia Cornelia.
La sua carriera di avvocato fu tuttavia interrotta dalla guerra civile tra Pompeo e Giulio Cesare, e in qualità di milite di Lucullo e genero di Pompeo, si schierò dalla parte del primo.
Combattè nella battaglia di Farsalo nel 48 ac, e successivamente si unì ai leader del suo partito in Africa. Dopo la battaglia di Thapsus, tentò di fuggire in Mauritania, ma fu catturato e ucciso da Publio Sittius, un sostenitore di Cesare, nel 46 ac.
Con Pompeia ebbe almeno due figli: Faustus Cornelius Silla il Giovane e Cornelia Silla (sposò Lucio Scribonio Libo, pretore nell'80 ac). Da uno dei quali è presumibilmente disceso Faustus Cornelio Sulla Lucullo, console suffetto nel 31 dc.
- Fausta Cornelia -
 Figlia del dittatore e sorella gemella di Faustus Cornelius Sulla.

- Postuma Cornelia Sulla -
 Figlia del dittatore dalla sua quinta moglie, Valeria.

Publio Cornelio Sulla -
nipote del dittatore, fu eletto console nel 66 ac, ma squalificato dall'incarico. Publio Cornelio Silla e suo fratello Servio nacquero da Servio Cornelio Silla, fratello di Lucio Cornelio Silla. Dovrebbe essere stato un ufficiale di grado inferiore, insieme al contemporaneo Lucio Sergius Catilina, che sicuramente ha servito con distinzione nella guerra civile di Sullan. Nell'81 ac, durante la dittatura di suo zio, Cicerone registra che Publio intercesse presso Sulla per chiedere misericordia per molti dei proscritti, e ne salvò parecchi. Dopo la morte di Lucio Cornelio Silla nel 78 ac, Publio probabilmente ereditò una parte della sua proprietà.
Ottenne gli incarichi di questore e pretore prima del 66 a. Ottenne il consolato per il 65 ac. con Publio Autronio come collega, ma poco dopo Lucio Manlio Torquato e Lucio Aurelio Cotta accusarono coloro che li avevano sconfitti nelle elezioni di corruzione. Silla e Autronio furono processati, condannati e, sotto la Lex Acilia Calpurnia, privati ​​del loro ufficio e espulsi dal Senato.
Sallustio sostiene che Catilina, amico di Silla e di Autronio, abbia tentato di presentarsi al secondo turno elettorale contro Torquato e Cotta, ma era emerso da un processo per estorsione e sebbene assolto, non poteva candidarsi prima di tre settimane. Allora Catilina cospirò insieme a Silla e Autronius, e Gneo Piso, contro Cotta e Torquato. Il piano era di uccidere i due Consoli nel giorno in cui dovevano assumere la carica, il I gennaio 65 ac, e impossessarsi del governo e del Consolato per se stessi, ma la cospirazione fallì.
Ci sono molti dubbi sul fatto che la Prima cospirazione catiliniana abbia avuto luogo e che sia stata inventata per colpire Catilina ulteriormente dopo la Seconda Cospirazione Catilinaria. Oppure, Catilina stesso non era coinvolto, ma Silla e Autronius da soli complottarono l'assassinio dei loro rivali. In ogni caso, nessun tentativo fu fatto sulle vite di Cotta o Torquato e i due presero il consolato.
Sia Silla che suo fratello Servius, così come il suo ex collega Autronius, furono implicati nella Seconda Cospirazione Catilinaria ma non si sa se fossero davvero coinvolti. Silla fu accusato di complicità nella Cospirazione dal figlio dell'uomo che aveva rubato il suo consolato, un altro Lucio Manlio Torquato, e processato. Ma, avendo Marco Tullio Cicerone e Quinto Ortensio, i due più grandi oratori del loro tempo a guidare la sua difesa, Sulla fu assolto (Pro Sulla). Né il fratello di Sulla, Servius, né Autronius furono così fortunati, poiché Cicerone li credette colpevoli e rifiutò di difenderli.
Nel 49 ac, quando Giulio Cesare attraversò il Rubicone e accese la guerra civile, Silla scelse di sostenerlo, a differenza del cugino Faustus Silla che si unì alla fazione senatoriale.Dato un comando nell'esercito cesareo, Silla lo accompagnò nella sua campagna in Grecia contro Pompeo. A Dyrrachium, Silla fu lasciato a capo dell'accampamento di Cesare e respinse con successo un attacco Pompeiano che sfondò le fortificazioni mentre la maggior parte dell'esercito era altrove a combattere con Cesare. Dopo aver respinto i Pompeiani, Silla decise di non inseguire e si ritirò invece al campo. Caesar osserva nei suoi commenti che se Silla avesse invece inseguito il nemico in fuga e vinto, l'intera Guerra Civile sarebbe potuta finire in quel giorno, tuttavia non incolpava la cauta condotta di Sulla e la sua decisione di rimanere nel campo che era sua la responsabilità di proteggere. Sulla comandò l'ala destra dell'esercito di Cesare nella battaglia di Farsalo, dove vinse Cesare e Pompeo sconfitto fuggì in Egitto, dove fu assassinato. Publio Cornelio Silla morì nel 45 ac..

- Servius Cornelius Ser. Silla -
un altro nipote del dittatore, prese parte a entrambe le cospirazioni di Catilina.

- Cornelia -
Figlia di Faustus Cornelius Sulla.

- Publio Cornelio Silla -
 figlio del console del 66 ac, potrebbe essere stato il padre di Lucio Cornelio Silla, console nel 5 ac.

Lucius Cornelius Sulla -
console nel 5 a. Forse era figlio di Publio Cornelio Silla, nominato console per il 65 ac, che lo rese un pronipote del dittatore Cornelio Silla. Lucio Cornelio Sulla fu console, insieme con l'imperatore Augusto, nel 5 ac. I suoi figli furono Faustus Cornelius Sulla Lucullus e Lucius Cornelius Sulla Magnus, entrambi diventati senatori nel regno dell'imperatore Tiberio. Consoli dell'anno: Imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto figlio del Divino Cesare XII - Lucio Cornelio Sulla - suffetto Lucio Vinicio, abd - suffetto Quinto Aterio - suffetto Gaio Sulpicio Galba

- Publius Cornelius Servius Sulla -
nipote del console del 66 ac e padre Lucius Cornelius Sulla, console nel in 5 ac..

Faustus Cornelius Sulla Lucullo -
figlio del console del 5 ac, fu console suffectus nel 31 d.c. con Sextus Tedius Valerio Catullo. Era il figlio di Lucio Cornelio Sulla Faustus, e un pronipote del famoso statista Lucio Cornelio Silla. Sua madre era Sextia e suo fratello era Lucio Cornelio Sulla Felix.
Nel 21, Faustus sposò Domizia Lepida Minore. Era figlia di Antonia Maggore di Lucius Domitius Enobarbo (console 16 ac), una pronipote dell'imperatore Augusto e una nipote di Ottavia Minore e Marco Antonio. Lepida ebbe due figli dal suo precedente matrimonio con Marco Valerio Messalla Barbato: Marco Valerio Messalla Corvino e l'imperatrice Messalina, terza moglie dell'imperatore Claudio. Domizia Lepida partorì Faustus Cornelio Sulla Felix (22-62), che sposò Claudia Antonia, figlia di Claudio. Faustus è morto per cause incerte intorno ai 40 anni.

Lucius Cornelius Sulla Magnus -
un altro figlio del console del 5 ac, fu console nel 33 d.c. era figlio di Lucio Cornelio Sulla, che era un bisnipote del dittatore Silla. Lucio Cornelio Sulla Magnus e suo fratello Faustus Cornelio Sulla Lucullo erano senatori che vissero nel regno di Tiberio.

- Lucius Cornelius Silla -
figlio del console del 33 d.c., fu console suffectus nel 52 d.c.

LA CONGIURA DI CATILINA

- Servius Cornelius Sulla -
nipote del dittatore, prese parte alla cospirazione di Catilina.

Faustus Cornelius Sulla Felice -
figlio del console del 52 d.c., fu messo a morte da Nerone nel 63. Felix era il figlio di Domizia Lepida Minore e del console suffetto del 31, Faustus Cornelio Sulla Lucullus, discendente del dittatore Silla. I suoi nonni materni erano Antonia Maggiore e Lucius Domitius Enobarbo (console 16 ac) . Sua nonna materna Antonia Maggiore era una nipote dell'imperatore Augusto e sua madre, Domizia Lepida, era una pronipote di Augusto, essendo una nipote della sorella di Augusto, Octavia il Giovane, e il trionfante Marco Antonio. Felix era un fratellastro minore dell'imperatrice Valeria Messalina. Nel 47 l'imperatore Claudio, che era cugino di sua madre, fece sposare a Felix sua figlia, Claudia Antonia che partorì un figlio, che morì prima del secondo compleanno. Il primo compleanno del ragazzo fu celebrato privatamente. L'attaccamento di Felix alla famiglia imperiale lo portò al consolato nel 52.
Nel 55, l'anno dopo l'ascesa di Nerone, il liberto imperiale Pallas e il prefetto pretorio Sesto Afranio Burrus furono accusati di aver cospirato per far dichiarare Felix imperatore. I cospiratori furono processati, ma Felix non venne implicato. Nerone, tuttavia, cominciò a osservare il cognato, timoroso del suo legame con la famiglia imperiale. Nel 58 un altro liberto imperiale accusò falsamente Felix di complottare per attaccare Nerone, probabilmente su istigazione di quest'ultimo. Nero trattò Felix come comprovato colpevole, lo fece esiliare nel 59 a Massilia (Marsiglia). Nel 62, Tigellino fece uccidere Felix e la sua testa fu trasportata a palazzo dove Nerone prendeva in giro la testa, a causa della sua calvizie e grigiore dei capelli. Tacito descrisse Felix come "timido e spregevole" ma incapace di tramare contro Nerone. Claudia sarebbe stata giustiziata da Nerone nel 66 dc. dopo aver rifiutato di sposarlo.

- Cornelio Silla -
governatore della Cappadocia, messo a morte da Elagabalo.

- Salcus Cornelius Sulla Felix Faustullus Barbatullus Mactator -
console nel 241 dc.

- Potitus Cornelius Sulla Felix Messalla -
console nel 312 dc.



CORNELII DOLABELLAE

I Dolabella divennero famosi all'inizio del III secolo a.c. fino al regno di Vitellio (15 dc -22 dc.). Molti dei Dolabellae ottennero un alto incarico, uno divenne il Rex Sacrorum, ma molti di questa famiglia erano famosi per orgoglio, stravaganza e disprezzo per la legge. Il loro cognome, Dolabella, è un diminutivo di dolabra (piccone) o piccone, una classe comune di cognomi derivati ​​da oggetti di uso quotidiano.

Publio Cornelio Dolabella Massimo -
console nel 283 ac. noto per aver sconfitto una lega Etruschi, Boii e Senoni, nella battaglia del lago Vadimon del 283 ac. Appiano lo nominò capo della spedizione che devastò l'Ager Gallicus (la terra conquistata dai Galli Senoni) ed espulse i Senoni dalle loro terre. Lo riporta anche Polibio ma per lui accadde prima della battaglia del lago Vadimon. Nel testo di Appiano non è chiaro e potrebbe essere accaduto in seguito. Secondo Appiano, Dolabella fu ucciso nel 282 ac quando i Tarantino attaccarono e affondarono una piccola flotta di triremi sotto il comando di Lucio Valerio. O annegò, o fu fatto prigioniero e giustiziato in città.

- Marco Cornelio Dolabella -
pretore in Sicilia nel 211 ac.

- Gneo Cornelio Dolabella -
nominato rex sacrorum al posto di Marcus Marcius nel 208 ac, e ha ricoperto questo incarico fino alla sua morte nel 180.

Lucio Cornelio Dolabella -
duumvir navalis nel 180 ac.

Gnaeus Cornelius Dolabella -
console nel 159 ac.

- Publio Cornelio Dolabella -
padre del proconsole Lucio.

- Gnaeus Cornelius Dolabella -
messo a morte nel 100 ac, insieme con il tribuno Lucio Appuleo Saturnino.

- Lucius Cornelius Dolabella -
come proconsole nel 99 ac, sconfisse i Lusitani e ricevette un trionfo.

Gnaeus Cornelius Dolabella -
console nell'81 a.c. con Marco Tullio Decula, durante la dittatura di Silla. Probabilmente tribuno militare nell'89 a.c. divenne legato di Silla, al comando di una delle flotte di Silla nell'83 ac. Nell'82 ac., Dolabella partecipò alla Battaglia del Sacriportus e alla Battaglia della Porta delle Colline. Come leale luogotenente, Silla lo fece console nell'81 ac, ma i consoli erano solo nominali, poiché Silla aveva tutto il potere nelle sue mani.
Nell'80 a.c., Dolabella fu fatto proconsole di Macedonia, fino al 78 ac. Nel 77 ac. ottenne un trionfo per le vittorie ottenute mentre era governatore dei Traci, ma poco dopo fu accusato di estorsione in Macedonia durante il suo mandato di governatore dal giovane Giulio Cesare e processato. Perseguito da Cesare, Dolabella fu difeso da Gaio Aurelio Cotta e Quinto Ortensio. Venne dichiarato non colpevole e assolto.

Gneo Cornelio Dolabella -
praetor urbanus nell'81 a.c., complice di Verres.

- Publio Cornelio Dolabella -
Urbanus pretore nel 67 a.c., e poi proconsole in Asia.

Publio Cornelio Dolabella -
console suffectus nel 44 a.c. e genero di Cicerone. (85-80 - 43 ac) era un generale di più importante dei Dolabellae. Si organizzò per essere adottato da un plebeo per diventare un tribuno plebeo. Sposò la figlia di Cicerone, Tullia. Per tutta la vita fu un estremo dissoluto, cosa che Plutarco scrisse non facesse onore al suo mecenate Giulio Cesare. Nelle guerre civili (49-45 ac.), Dolabella prese la parte di Pompeo, ma in seguito passò a Giulio Cesare, ed era presente quando Cesare vinse la battaglia di Farsalo (48 aEV). Come Tribuno per la Plebe nel 47 ac, Dolabella aveva sostenuto, per sfuggire alle richieste urgenti dei suoi creditori, un disegno di legge che proponeva la cancellazione di tutti i debiti. Cercò l'appoggio di Marco Antonio, ma i suoi compagni tribuni Gaio Asinio Pollione, console nel 40 ac. e Lucio Trebellio Fides consigliarono ad Antonio di non sostenere la misura. Antonio, che sospettava anche di essere stato ingannato da Dolabella, prese le armi contro di lui quando Dolabella occupò il Forum nel tentativo di usare la forza per far passare la legge. Al suo ritorno da Alessandria, Cesare, per rimuovere Dolabella da Roma, lo perdonò, e successivamente lo prese come uno dei suoi generali nella spedizione in Africa e in Spagna.
Dopo che Cesare era tornato a Roma ed era stato eletto console per la V volta, propose al Senato che il suo consolato fosse trasferito a Dolabella. Antonio protestò e Caesare ritirasse la mozione. Successivamente, Cesare da dittatore proclamò direttamente il console di Dolabella. Antonio gridò che i presagi erano sfavorevoli e Cesare si ritirò nuovamente e abbandonò Dolabella. Alla morte di Cesare nel 44 a.c., Dolabella afferrò le insegne del consolato e, facendo amicizia con Marcus Junius Brutus e gli altri assassini, fu confermato nel suo ufficio. Quando, però, Marco Antonio gli offrì il comando della spedizione contro i Parti e la provincia della Siria, cambiò posizione. Il suo viaggio nella provincia fu segnato da saccheggi, estorsioni e l'assassinio di Gaius Trebonio, proconsole d'Asia, che si rifiutò di permettergli di entrare a Smirne. Nel 43 a.c., per conto del Senato, Cornelio Dolabella riconobbe Cesarione, il re-ragazzo. Dolabella fu quindi dichiarato nemico pubblico e sostituito da Cassio (l'assassino di Cesare), che lo attaccò a Laodicea. Quando le truppe di Cassio conquistarono il luogo (43 ac), Dolabella ordinò ad uno dei suoi soldati di ucciderlo.

Publio Cornelio Dolabella -
console nel 35 ac. Probabilmente discendente di Gneo Cornelio Dolabella, pretore urbano nell'81 ac. Sembra sia stato un monetario triumvir in Sicilia all'inizio della sua carriera. Nominato console suffectus nel 35 ac per sostituire Sesto Pompeo, non è noto fosse un partigiano di Ottaviano o di Marco Antonio. Forse fu anche il Dolabella che accompagnò Augusto in Gallia tra il 16 e il 13 ac. Si pensa che Dolabella abbia sposato un Quinctilia, una sorella di Publio Quintilio Varo, e che il loro figlio fosse Publio Cornelio Dolabella, che divenne console nel 10 dc..

Publio Cornelio Dolabella -
console nel 10 d.c. fu senatore, console nel con Gaius Junius Silanus come suo collega e e proconsole dell'Africa nel 23 e 24 d.c.. Dolabella è noto per aver ricostruito l' Arco di Dolabella (forse Porta Caelimontana) a Roma nel 10 dc., insieme con il suo collega Junius Silanus. Più tardi, Nerone lo usò per il suo acquedotto sulla collina di Celio. Nel 24 fu nominato proconsole della provincia dell'Africa (Tunisia), apparentemente pacificato dopo dieci anni di insurrezione. QInfatti Dolabella fdovette combattere, ma nonostante avesse solo la metà dei soldati del suo predecessore Dolabella, riuscì a costringere gli insorti a combattere, uccise il loro capo, Tacfarinas, e debellò l'insurrezione. Trasformò quindi le terre tunisine in campi coltivabili, che dovevano essere il granaio di Roma per i secoli a venire.

Publio Cornelio Dolabella -
console suffetto nel 55 d.c. con Seneca il Giovane come collega , visse durante il regno di Nerone
Probabilmente il figlio di Publio Cornelio Dolabella, console in 10; e forse padre di Servio Cornelio Dolabella Petronio, console nell' 86.

Gneo Cornelio Dolabella -
fu messo a morte da Vitellio durante l'adesione dell'imperatore nel 69.

Servius Cornelius Dolabella Petronio -
console nell'86 d.c. ed ebbe come collega l'imperatore Domiziano. Era il figlio di Petronia e uno dei Cornelii Dolabella. Sua madre era stata precedentemente sposata con Aulus Vitellio, il futuro imperatore, mentre suo padre era stato adottato da Servius Sulpicius Galba, che Otho rovesciò nel 69 d.c., l'Anno dei Quattro Imperatori. Il padre di Petronio , che Svetonio chiama Gneo, fu messo a morte da Vitellio. Servio Cornelio Dolabella Metiliano Pompeo Marcello, console suffectus nel 113 d.c., è considerato figlio di Petronio. Se Petronio era il padre di Marcello, allora il padre, il nonno e il bisnonno di Petronio sarebbero stati chiamati Publio. Il padre di Petronio poteva essere lo stesso Cornelius Dolabella che era console suffectus nel 55 o 56 d.c., lo stesso Cornelius Dolabella che era stato inserito in un collegio sacerdotale, probabilmente il Salii Palatini, nel 38 o 39; alcuni studiosi deducono che era Publio e che era il padre di Petronio.
- Cornelius Dolabella Veranianus -
 uno dei figli di vari senatori romani che furono nominati per servire i fratelli Arvali nel 105 d.c.

- Servio Cornelio Dolabella Metiliano -
 padre o fratello del console del 113 d.c.

- Servius Cornelius Dolabella Metilianus Pompeus Marcello -
ARCO DI DOLABELLA
console suffectus nel 113 d.c. con il collega Gaio Clodio Crispino; Marcello sostituì il console precedente Lucio Publio Celso, che si era dimesso alla fine di gennaio.
Un'iscrizione di Corfinium, eretta dai cittadini per riconoscere Marcello come patrono di Corfinio, fornisce la praenomina dei suoi antenati paterni: Il padre di Marcello era "Servius", suo nonno "Publius", il suo bisnonno "Publio" e il suo bis-bisnonno "Publio". In base a ciò, Patrick Tansey identifica il padre di Marcello come Servius Cornelius Dolabella Petronianus, console nell'86; Il padre di Petronio era Publio Cornelio Dolabella, console nel 55, e suo nonno Publio Cornelio Dolabella, console nell'anno 10, e il suo bisnonno Publio Cornelio Dolabella, console nel 35 a.c. Tansey identifica anche la madre di Marcello come prima moglie di Petronio, Metilia, da cui Marcello ereditò gli ultimi tre elementi nel suo nome, Metiliano Pompeo Marcello. Infine, Tansey pensa che Dolabella Veranianus, uno dei Fratelli Arvali e figlio di Petronio dalla sua seconda moglie, Verania, fosse il fratellastro di Marcello.
L'iscrizione di Corfinio fornisce anche il cursus honorum per Marcello. Iniziò nei tresviri monetalis (coniatori privati per concessione dello stato), la più prestigiosa delle quattro tavole che compongono i vigintiviri. Divenne poi membro di uno dei sacerdozi minori, i salii Palatini, riservato ai soli patrizi. Venne poi nominato questore dell'imperatore Traiano, diventando poi senatore. Qui l'iscrizione menziona Marcello era 'sevir equitum Romanorum' alla revisione annuale degli equites a Roma.
In seguito divenne pretore e poi console. L'unico ufficio dopo il consolato su questa iscrizione è un altro sacerdozio romano, Flamen Quirinalis. Poiché l'iscrizione di Corfinio si riferisce a Traiano come divi Trajani Parthici, fu eretta dopo la morte di Traiano nel 117, quindi Marcello era vivo almeno fino a quell'anno. Perché nessun Cornelius Dolabella è registrato come vivente dopo Marcello, è probabile che fosse l'ultimo della sua famiglia.



CORNELII MERENDAE

Alcuni piccoli rami patrizi fiorirono durante la tarda Repubblica e i primi anni dell'Impero. I Cornelii Merendae fiorirono per circa un secolo, all'inizio del terzo secolo a.c. Il loro cognomen significa il pranzo di mezzogiorno e si trova anche nel patrizio Antonii.

- Servius Cornelius Merenda -
legato nel 275 ac sotto il console Lucio Cornelio Lentulo Caudino, che lo ricompensò per aver preso una città sannita. Fu poi console nel 274.

- Publio Cornelio Merenda -
candidato fallito al consolato nel 217 ac.

- Gneo Cornelio Merenda -
pretore in Sardegna nel 194 ac, e uno dei dieci ambasciatori inviati in Asia per negoziare e attuare il Trattato di Apamea nel 189 e 188.



CORNELII BLASONES

I Blasiones apparvero nello stesso periodo dei Merendae e prosperarono per circa 160 anni; il loro cognome era originariamente dato a chi balbetta.

- Gneo Cornelio Blasio -
console nel 270 e 257 ac con censore nel 265. Potrebbe essere stato Princeps Senatus negli anni '80 e nei primi anni '30.  Gaio Genucio Clepsina (figlio di Lucio) al suo II consolato - Gneo Cornelio, figlio di Publio,

- Gneo Cornelio Blasio -
pretore in Sicilia nel 194 ac.

- Publio Cornelio Blasio -
 ambasciatore dei Carni  di Istri e di Iapide nel 170 ac e commissario straordinario nel 168.

- Gnaeus Cornelius Blasio -
 triumvir monetalis circa 112 ac. 



CORNELII CETHEGI

Cethegus è un cognomen il cui significato e significato originale sono stati persi. I Cornelii Cethegi compaiono per la prima volta nella II metà del III secolo ac e furono descritti da Quinto Orazio Flaccus come cintuti Cethegi, per la loro pratica antiquata di indossare le braccia nude. Rimasero prominenti per i successivi due secoli.

Marcus Cornelius Cethegus -
(248 -196 ac) eletto console console nel 204 a.c. e censore durante la II Guerra Punica, meglio conosciuto come alleato politico del suo parente Scipione Africano. Aveva una grande reputazione di oratore ed Ennius lo definisce la quintessenza della persuasione (suadae midollo). Orazio lo definisce un'autorità sull'uso delle parole latine.
Fu scelto come curule aedile nel 213 ac, con il suo giovane parente Scipione Africano come suo collega (sebbene Scipione fosse minorenne, di soli 22 o 23 rispetto ai richiesti trentacinquenni). Fu anche Pontifex sempre nel 213, che sostituì il morto Pontifice Massimo Lucio Cornelio Lentulo Caudino.
Nel 211 ac, come pretore, fu incaricato della Puglia. Nel 209 ac, prima di essere console, fu eletto censore con Publio Sempronio Tuditanus. Durante la loro censura, Cethegus non era d'accordo con il suo collega su quale senatore dovesse essere eletto Princeps Senatus; Tuditanus aveva il diritto di scelta e scelse Quintus Fabius Maximus Verrucoses Cunctator, mentre Cetheo voleva che il censore più anziano Titus Manlius Torquatus fosse il Princeps Senatus.
Nel 204 ac, fu eletto console, forse per aiutare il suo parente Scipione, poi andò in Africa. Nel 203 a.c. fu proconsole in Gallia, dove, insieme al pretore Publio Quintilio Varo, ottenne una durissima vittoria su Mago Barca, fratello di Annibale, nella battaglia dell'Insubria, e lo obbligò a lasciare l'Italia. Venne eletto pretore nel 200. Morì nel 196 ac. durante un'epidemia a Roma.

Gaius Cornelius Cethegus -
console nel 197 e censore nel 194 ac. Divenne proconsole in Spagna nel 200 ac e fu eletto edile in assenza. In Hispania sconfisse una forza ostile nel territorio dei Sedetani uccidendo 15.000 nemici. Come edile organizzò spettacoli magnifici. Durante il suo consolato nel 197 ac combatté con successo in Gallia Cisalpina contro gli Insubri e Cenomani e ottenne il trionfo dal Senato. Fu censore nel 194 ac. Insieme a Scipione Africano e Marco Minucio Rufo nel 193 ac, fece il commissario per mediare la fine della guerra tra Masinissa e Cartagine.

Publio Cornelio Cethego -
console nel 181 a.c. avendo come collega Marco Bebio, figlio di Quinto, Tamfilo. Figlio di Lucio Cethego, venne eletto curule edile nel 187 a.c., pretore nel 185 ac e console nel 181 ac. Durante il suo consolato venne scoperta la tomba del leggendario re Numa Pompilio. Sempre con il suo collega si guadagnò un trionfo per aver sottomesso i Liguri senza combattere alcuna battaglia. Nel 173 ac. Cethego venne incaricato come uno dei dieci delegati che dovevano dividere le terre liguri e quelle galliche in Italia.

- Publio Cornelio Cethegus -
pretore nel 184 ac.

Marcus Cornelius Cethegus -
console nel 160 ac. Nel 171 a.c. fu uno dei commissari inviati in Gallia Cisalpina per investigare sul perché il console Gaio Cassio Longino avesse abbandonato la sua provincia. Nel 169 a.c. venne nominato triumvir coloniae deducendae per l'estensione della colonia di Aquileia con nuovi abitanti.
Nel 160 a.c. fu eletto console con Lucio Anicio Gallo e durante il suo consolato curò i lavori di bonifica di una parte delle Paludi Pontine. Nello stesso anno si svolsero i giochi funerari di Lucio Emilio Paolo Macedonico, con la rappresentazione dell'Adelphoe di Publio Terenzio Afro.

- Lucius Cornelius Cethegus -
sostenitore di un disegno di legge del tribuno Lucius Scribonio Libo per imputare Servio Sulpicio Galba nel 149 a.c.

Publio Cornelio Cetheo -
senatore, prima un sostenitore di Gaio Mario, ma quando Lucio Cornelio Silla tornò dall'Oriente dopo aver sconfitto Mitridate Eupatore, Cetheus abbandonò la causa dei popolari e si unì a Silla. (Appian, BC I. 60 62, 80.). Cethegus era noto per la sua famigerata vita cattiva e per l'inaffidabilità, ma nonostante tutto riuscì ad accumulare un grande potere e influenza dopo la morte di Silla, fino al punto che persino Lucio Licinio Lucullo fu costretto a citare in giudizio la concubina di Cethegus per usare il suo interesse in suo favore, quando cercò il comando contro Mitridate. (Cic. Parad. V. 3; Plut. Lucull., 5, 6; comp. Cic. Pro Cluent. 31).

Gaius Cornelius Cethegus -
Si schierò con Gaius Marius, poi con il nemico di Marius Silla e poi con Catilina nella cospirazione del 64 ac.. Il 3 dicembre 63 ac, Cicerone rese pubblica una nota dei cospiratori che incitavano la tribù gallica degli Allobrogi alla rivolta. Vi erano iscritti Cethegus (che l'aveva incautamente firmato di sua mano) ed altri cospiratori. Fu arrestato e trasferito al Tempio della Concordia, quindi messo agli arresti domiciliari nella casa di un fidato senatore, Quintus Cornificius. Gli alleati di Cicerone scoprirono un deposito di spade e pugnali nella casa di Cethegus per i cospiratori. Un dibattito al Senato sul tema se eseguire o meno i cospiratori si concluse con lo strangolamento di Cethegus e di altri nella prigione del Tullianum il 4 dicembre.

- Cornelius Cethegus -
un senatore che ha votato la morte di suo fratello, Gaio Cornelio Cetheo, per il suo ruolo nella cospirazione di Catilina.

- Servio Cornelio Cetheo -
padre di Servio, console del 24 d.c.

- Servius Cornelius Cethegus -
console nel 24 d.c.

Marcus Gavius ​​Cornelius Cethegus -
console nel 170 d.c. con il collega Gaio Erucius Clarus. Cethegus è meglio conosciuto per il suo folle comportamento durante il viaggio attraverso la Grecia romana.
Figlio di Marco Gavius ​​Squilla Gallicanus, venne rieletto console nel 150. Forse Cethegus e sua sorella, Cornelia Cethegilla, non erano figli naturali, per Salomies "erano i bambini adottivi, non naturali di Squilla Gallicanus". Cethegus potrebbe essere il ragazzo che ha pronunciato il suo discorso iniziale davanti al senato romano, che è stato oggetto di una lettera che l'oratore Fronto ha scritto a suo padre, uno Squillus Gallicanus. Ma sia ​​il padre che il nonno di Cethegus hanno lo stesso nome: è possibile che la lettera potesse essere indirizzata al maggiore Gallicanus su suo zio Marcus Gavius ​​Orfitus, come alcuni hanno sostenuto. Cethegus servì come legatus o assistente per suo padre quando Gallicanus era governatore proconsolare dell'Asia, nell'anno 165. Suo zio, Orfitus, fu console lo stesso anno. Fu durante l'attraversamento della Grecia che il comportamento di Cetheo attirò il commento di Luciano sulla sua follia.



CORNELII MAMMULAE

I Cornelii Mammulae ebbero diversi pretori, cominciando ai tempi della II Guerra Punica, ma non raggiunsero mai il consolato e scomparvero dopo circa cinquanta anni. Il loro cognome è un diminutivo di mamma, o seno.

- Aulus Cornelius Mammula -
pretore all'inizio della seconda guerra punica nel 217 ac. Come propretore in Sardegna l'anno seguente, fece una petizione senza successo al Senato per denaro e rifornimenti per i suoi soldati.

- Aulo Cornelio Mammola -
pretore nel 191 ac, in seguito ricevette la provincia di Bruzio.

- Publio Cornelio Mammola -
pretore nel 180 ac, ricevette la provincia siciliana.

- Marco Cornelio Mammola -
uno dei quattro ambasciatori inviati a Perseo di Macedonia e Tolomeo VI d'Egitto nel 173 ac. 


 
CORNELII MERULAE 

Merula si riferisce a un merlo (ma merula è anche la mora, la bacca, che potrebbe indicare una voglia cioè un agioma sul viso). La famiglia che portava questo cognome iniziò nel II secolo ac e continuò per il secolo successivo. I Cornelii Cinnae furono l'ultima famiglia patrizia ad emergere nel tardo II secolo ac; rimasero fino ai primi decenni dell'Impero. 
 
Lucius Cornelius Merula -
praetor urbanus nel 198 ac e console nel 193 con Quintus Minucius Thermus. Ebbe come provincia la Gallia Cisalpina. Merula sconfisse totalmente i Galli Boian nel quartiere di Mutina. Ma poiché la sua vittoria costò cara ai romani, e gli ufficiali di Merula lo accusarono di negligenza nella sua marcia verso Mutina, il Senato gli rifiutò un trionfo al suo ritorno a Roma.

Gneo Cornelio Merula -
nominato legato dal Senato per risolvere una controversia che riguardava la sovranità di Cipro nel 162 ac.

CORNELIO MERULA
- Lucio Cornelio Merula -
curule aedile nel 161 ac.

- Lucio Cornelio Merula -
Console suffectus nell'87 ac. Era stato eletto Flamen Dialis e portava sempre il berretto di flamen, a differenza degli altri sacerdoti che lo indossavano solo durante i sacrifici. Nell'87 ac, durante la guerra civile tra Mario e Silla, fu nominato console  al posto dell'alleato di Marius, Cinna, che era stato cacciato dalla città. Negoziò il ritorno di Cinna e Marius dall'esilio e abdicò al suo consolato. Gli vennero fatte false accuse durante le epurazioni di Marius dai suoi nemici politici, e per questo si suicidò, tagliandosi vene nel Tempio di Giove Capitolino e implorando gli Dei di vendicarlo su Cinna e i suoi alleati. Si era prima preoccupato di togliere il berretto di flamen, perché era considerato un peccato per un flamen portarlo nel momento della morte.
La posizione di Flamen Dialis restò vacante finchè il nipote diciassettenne di Mario, Giulio Cesare, fu nominato per riempirlo nell'86 a.c. da Marius e Cinna. Tuttavia questa nomina fu annullata da Silla successivamente e la carica rimase vacante fino ad Augusto, secondo Dioniso all'11 ac, secondo Tacito al 15 ac.



CORNELII SISENNAE 
 
- Publio Cornelio Sisenna -
pretore urbano nel 183 a.c.

- Gneo Cornelio Sisenna -
pretore in Macedonia nel 119 a.c., proconsole poi l'anno seguente.

- Gneo Cornelio  Sisenna -
triumvir monetalis tra il 118 e il 107 a.c.

Lucio Cornelio Sisenna -
pretore urbanus e peregrinus nel 78 a.c., allora forse governatore della Sicilia; era un sostenitore di Verres. Legato sotto Gneo Pompeo nel 67, durante la guerra contro i pirati, fu mandato a comandare l'esercito con base a Creta, ma morì poco dopo il suo arrivo. Sisenna era uno storico, il cui lavoro fu molto lodato da Cicerone e Sallustio.

Cornelio Sisenna -
legato in Siria nel 57 ac, servì sotto il suocero, Aulo Gabinio, il console dell'anno precedente. quando Gabinio fu perseguito per corruzione da parte di Caio Memmo, Sisenna supplicò Memmius per conto di Gabinio, ma senza risultato. 



CORNELII CINNAE

- Lucius Cornelius Cinna -
console nel 127 a.c.

- Lucius Cornelius Cinna -
console in 87 (deposto), e dall'86 all'84 a.c.             

Cornelia -
a volte chiamata Cinnilla, o Cinna Minore, figlia del console dell'87 ac, e moglie di Gaio Giulio Cesare. (c. 97 -. c 69 ac) Fu la prima moglie di Cesare, e la madre della sua unica figlia, Julia. Cornelia era imparentata per nascita o matrimonio con molte figure influenti della tarda Repubblica. Cornelia era la figlia di Lucio Cornelio Cinna, uno dei politici più influenti a Roma durante il conflitto tra i generali Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla. Aveva tenuto il consolato per un periodo senza precedenti di quattro anni consecutivi, dall'87 all'84 a.c., quando fu ucciso in un ammutinamento di soldati. Durante questo periodo, si pose dalla parte di Mario, lasciando la sua famiglia esposta all'ira di Silla al suo ritorno nell'82.
Da sua moglie, Annia, Cinna aveva avuto il figlio Lucio, e due figlie, Cornelia Major, che sposò Gneo Domizio Enobarbo e Cornelia Minore, che sposò Cesare. La moglie di Cesare veniva talvolta chiamata Cornelia Cinnae.
Svetonio riferisce che Cesare e Cornelia si erano sposati dopo che Cesare aveva perso suo padre, cosa che avvenne nel suo sedicesimo anno. Nella cronologia di Svetonio, Cesare nacque nel 100 ac, ponendo la morte di suo padre nell'85 o nell'84. Così, probabilmente sposò Cornelia nell'83, quando aveva circa diciassette anni o poco meno. La loro figlia, Julia, era l'unico figlio legittimo di Cesare e l'unico riconosciuto.
Il giovane Cesare fu uno di quelli a cui Silla rivolse la sua attenzione dopo essere tornato a Roma. Sebbene non avesse preso parte al governo di Marius e Cinna e non avesse fatto nulla per opporsi al ritorno di Silla, la zia di Cesare, Julia, era la moglie di Marius; suo cugino era il giovane Marius, che come console in 82 fu sconfitto da Silla, e si era tolto la vita mentre la città cadeva. Marius e Cinna avevano affidato il giovane Cesare a un importante sacerdozio e, sposando la figlia di Cinna, Cesare ottenne il controllo di una notevole dote. Silla considerò Cesare un potenziale rivale e gli ordinò di divorziare da Cornelia.
Tuttavia, né la privazione del suo sacerdozio, la dote di Cornelia, né la sua stessa eredità, né la minaccia della violenza, avrebbero indotto Cesare a rinunciare alla moglie. Fu proscritto e fuggì da Roma evadendo la cattura cambiando continuamente sede, e in almeno una occasione corrompendo il comandante di una pattuglia inviata a cercare i nemici di Silla. Alla fine Silla cedette, in seguito all'intercessione di numerosi amici e parenti di Cesare, e Cesare tornò a casa da Cornelia.
Dopo circa tredici anni di matrimonio, Cornelia morì all'inizio della questura del marito, avvenuta nel 69 o nel 68 a.c. Cesare doveva partire per la Spagna e aveva già pronunciato l'orazione funebre di sua zia, Julia, dai rostri, come era consuetudine per le vecchie matrone romane. Poi diede un'orazione in onore di Cornelia, che era straordinaria nel caso di una giovane donna, anche se in seguito divenne un luogo comune.

Lucius Cornelius Cinna -
pretore nel 44 e console suffectus nel 32 a.c. figlio del console Lucio Cornelio Cinna, sostenitore di Gaio Mario. Sua sorella Cornelia era la prima moglie del dittatore Giulio Cesare e lui era lo zio materno della loro figlia Julia Caesaris. Nel 78 ac, Cinna si alleò con Marco Emilio Lepido per rovesciare il dittatore Lucio Cornelio Silla.
CORNELIO CINNA
Prima di lasciare Roma, cercò l'appoggio di Giulio Cesare per la ribellione che non era imminente. Dopo la sconfitta e la morte di Lepido in Sardegna, Cinna andò in esilio, accompagnando Marcus Perperna Vento a unirsi al generale Quinto Sertorio in Spagna. Cesare fu in grado di richiamare Cinna dall'esilio a Roma per dargli degli incarichi.
Sebbene Cinna disapprovasse il modo autoritario di governare di Cesare, non partecipò alla cospirazione contro Cesare del 44 ac; ma avendo pronunciato, il giorno prima dell'omicidio, un discorso contro Cesare, divenne un sospettato.
Il giorno del funerale di Cesare, la popolazione era così furiosa che uccise il tribuno della plebe Helvius Cinna, pensando che fosse lui. Quando l'omicidio ebbe luogo, Cinna stava camminando nella processione funebre di Cesare. Durante il caos di questi eventi Cinna non approfittò per rivendicare una provincia da governare e Cicerone lo elogiò per questo. Nel 32 ac, Cinna pvenne nominato console. Dopo il 47 ac, sposò Pompeia Magna, la figlia di Pompeo e della sua terza moglie, Mucia Tertia. Questo era il primo matrimonio di Cinna e il secondo di Pompeia, il cui primo marito, Faustus Cornelius Silla, era morto in battaglia. Cinna divenne il patrigno del figlio di Pompeia dal suo primo matrimonio. Pompeia portava a Cinna due figli: Gneo Cornelio Cinna Magnus, e Cornelia Pompeia Magna. Sua moglie morì prima del 35 ac e al di là di questo non si sa più nulla.di Cinna.

- Cornelio Cinna -
questore di Publio Cornelio Dolabella contro Marco Giunio Bruto.

Gnaeus Cornelius Cinna Magnus -
console nell'anno 5. (nato tra il 47 e il 35 ac) figlio del console suffetto Lucio Cornelio Cinna e Pompeia Magna. Sua sorella era Cornelia Pompeia Magna. I suoi nonni materni erano Pompeo e Mucia Tertia, mentre i nonni paterni erano console Lucius Cornelius Cinna e una donna romana senza nome. Cinna è l'unico nipote di Pompeo che ha il nome di "Magnus".
Cinna divenne un sostenitore di Marco Antonio. Venne promosso a un sacerdozio. Nel 16 ac, Cinna e Aemilia Lepida, la nipote del triumviro Marco Emilio Lepido furono coinvolte in una cospirazione contro l' imperatore Augusto. Cinna e Lepida furono le prime e le ultime persone perdonate dall'imperatore dopo aver cospirato contro di lui. In effetti, questa era notoriamente l'ultima cospirazione documentata contro Augusto. Cinna ha servito come console nel 5 d.c. e si dice che sia stato un caro amico e consigliere di Augusto fino alla sua morte.



CORENELII BALBII

Balbo, che come Blasio significa balbuziente, non era originariamente un cognome della gens Cornelia, ma fu adottato da un nativo di Gades, a cui fu concessa la cittadinanza romana da Gneo Pompeo Magno, come ricompensa per il servizio militare durante la Guerra contro Sertorio. Probabilmente prese il nomen Cornelius dopo Gneo Cornelio Lentulo, che ratificò l'atto facendo di Balbus un cittadino nel 72 ac. Alla fine raggiunse il consolato, ma la famiglia, che era plebea, scomparve dalla storia nei primi anni dell'Impero. 

- Publio Cornelio Balbo -
fratello del console del 40 a.c.

Lucius Cornelius Balbo -
proconsole d' Africa (provincia romana) nel 21 a.c., trionfò sui Garamanti. Detto Maggiore, fu un ricco banchiere ebreo di Gades (Spagna), che divenne un politico e uomo d'affari romano, importante sostenitore di Giulio Cesare e stretto consigliere di Augusto.
Servì in Spagna sotto Pompeo e Metello Pio contro Sertorio e per questo gli venne data la cittadinanza romana a lui e alla sua famiglia da Pompeo. Accompagnò Pompeo al suo ritorno a Roma nel 71 ac e fu uno dei suoi amici più intimi. Divenne poi grande amico di Giulio Cesare. 

LUCIO CORNELIO BALBO
Le amicizie personali di Balbo con Pompeo e Cesare furono determinanti nella formazione del Primo Triumvirato. Era un capo finanziere a Roma. Balbo prestò servizio sotto Cesare come ingegnere capo ( praefectus fabrum ) quando Cesare fu governatore in Ispania nel 61 a.c. e proconsole in Gallia nel 58 ac.Ebbe anche molti nemici, che nel 56 ac che accusarono lui e il triunvirato di aver ottenuto e concesso illegalmente la cittadinanza romana. Ma Cicerone, Pompeo e Crasso parlarono tutti a suo nome, e fu assolto. Durante la guerra civile, Balbo non prese parte aperta contro Pompeo, anche Balbo cenò con Cesare, Sallustio, Irzio, Oppio e Sulfizio Rufus la notte dopo la sua famosa traversata sul fiume Rubicone in Italia, il 10 gennaio del 49 ac. Cercò di convincere Cicerone a mediare tra Cesare e Pompeo, per impedirgli di schierarsi definitivamente com Pompeo, e Cicerone per un po' si convinse.
Balbo si legò a Cesare e, in congiunzione con Oppio, gestì l'insieme degli affari di Cesare a Roma. Successivamente, Balbo divenne segretario privato di Cesare, e Cicerone fu costretto a chiedere il suo buon ufficio con Cesare. Dopo l'assassinio di Cesare nel 44 ac, Balbo ottenne ugualmente il successo di Ottaviano; nel 43 o nel 42 ac fu priore e nel 40 ac divenne il primo cittadino romano naturalizzato a raggiungere il consolato. Balbo teneva un diario degli eventi principali nella sua e la vita di Cesare (Ephemeris), che è stata persa (Svetonio - Cesare - 81). Si è preso cura che i Commentari di Cesare sulla Guerra Gallica fossero continuati; e di conseguenza l'VIII libro dei Commentarii de Bello Gallico (che fu probabilmente scritto dal suo amico Hirtius su sua istigazione) è dedicato a lui.



CORNELII GALLI

Un altro cognome plebeo dei Cornelii era Gallo, conosciuto da Gaio Cornelio Gallo, il poeta Il suo cognome ha significato la sua origine gallica.

Cornelio Gallo -
L'identità del presunto luogo di nascita di Gallo, Forum Iulii, è ancora incerta e si basa sull'epiteto "Foroiuliensis" che S. Girolamo (347 - 420) gli ha dato. In epoca romana, c'erano molti luoghi con questo nome. Nel XX secolo, Ronald Syme prese in considerazione Fréjus e Cividale del Friuli, entrambi chiamati una volta Forum Iulii, optando per il primo. Jean-Paul Boucher optò invece il Forum Iulii Iriensium (Voghera). 
CORNELIO GALLO
Di famiglia plebea, ma non così povera, tanto che Gallo si trasferì a Roma da ragazzo ed ebbe lo stesso maestro di Virgilio e Varius Rufo. Virgilio, che era in debito con Gallo per l'influenza che ebbe nella restituzione della sua tenuta, gli dedicò una delle sue egloghe (X). Anche l' erotica Pathemata di Parthenio di Nicea fu dedicata a Gallo che godeva di un'alta reputazione tra i suoi contemporanei come intellettuale, e Ovidio (Tristia, IV) lo considerava il primo dei poeti elegiaci di Roma.
Scrisse quattro libri di elegie principalmente sulla sua amante Lycoris (un nome poetico per Cytheris, una famosa attrice), in cui prese come modello Euforione di Chalcide e tradusse alcune opere di questo autore in latino. Viene considerato un maestro nell'elegia latina dell'amore e un'ispirazione per Properzio, Tibullo e Ovidio. Purtroppo di lui non è sopravvissuto quasi nulla, se non un pentametro ("uno tellures diuidit amne duas") ma, nel 1978, fu trovato un papiro a Qasr Ibrim, nella Nubia egiziana, contenente nove linee di Gallo, probabilmente il più antico manoscritto sopravvissuto della poesia latina.
I frammenti di quattro poesie a lui attribuite e pubblicati per la prima volta da Aldo Manuzio nel 1590 e stampati in Anthologia Latina (1869) di Alexander Riese, sono generalmente considerati un falso; e altrettanto l'attribuzione di Pomponio Gaurico dei versi elegiaci di Massimiano.
Gli studiosi credettero che la sua poesia fosse di poco inferiore a quella di Virgilio. Il classicista Tenney Frank dichiarò celebre nel 1922: "Cosa non baratteremo di tutte le epopee di imperi sesquipedali dell'impero per alcune pagine di Cornelio Gallo, mille per ciascuna!"
Le scoperte di Qasr Ibrim ci hanno dato nove linee di Gallus e uno di loro menziona Lycoris, "rattristato, Lycoris, dal tuo comportamento sfrenato", confermando l'identità dell'autore.
Probabilmente una volta si trovavano all'inizio di un poema che rendeva omaggio a Giulio Cesare poco prima del suo assassinio, alla vigilia della sua campagna proiettata contro i Parti:
"Fata mihi, Caesar, tum erunt mea dulcia, quom tu / maxima Romanae pars eris historiae / postque tuum reditum multorum templa deorum / fixa legam spolieis deivitiora tueis".
"Mi considererò benedetto dalla fortuna, Cesare, quando diventerai la più grande parte della storia romana; e quando, dopo il tuo ritorno, ammirerò i templi di molte divinità adornate e arricchite del tuo bottino".
Un secondo, incompleto, blocco di quattro linee sembra essere indirizzato a Lycoris. Finché le piacciono i suoi versi, Gallus può ignorare qualsiasi critica malevola di Publio Valerio Catone e Viscus:
"Finalmente le Muse hanno fatto delle canzoni che posso pronunciare degne della mia signora. Finché. . . [ti piacciono] non ho paura di essere giudicato da te, Viscus,. . . né da te, Catone ».
Nella vita politica Gallo fu dalla parte di Ottaviano e come premio venne nominato prefetto dell'Egitto (Svetonio, Augusto, 66). Nel 29 ac, Cornelius Gallus condusse una campagna per sottomettere una rivolta a Tebe ed eresse un monumento a Philae per glorificare le sue realizzazioni. Tuttavia la condotta di Gallo non piacque all'imperatore che nominò un nuovo prefetto. Dopo il suo richiamo, Gallo si suicidò ( Cassius Dio, lV 23 ).



ALTRI CORNELII DURANTE LA REPUBBLICA

Publio Cornelio Calussa -
eletto pontifex maximus circa 330 a.c., senza aver prima detenuto alcuna delle curule magistrature.

- Gneo Cornelio -
installato come flamen dialis nel 174 a.c..

- Gaio Cornelio -
Un senatore nel 129 a.c.. Probabilmente figlio di Marco Cornelio Ceteo, console nel 160, poiché i Cethegi erano gli unici Cornelii a usare il praenomen Gaius in quel momento.

- Lucius Cornelius -
Un senatore nel 129 a.c.. Pur avendo la stessa filiazione, i due senatori di 129 non erano direttamente collegati, dato che Lucio apparteneva al tribù Romilia e Gaio era di Stellatina.

- Cornelio -
scriba nella dittatura di Silla, e questore durante quello di Cesare.

- Cornelius Phagita -
Cornelio per conto di Silla cercava Cesare, proscritto dal dittatore, per ucciderlo nell'82 ac.. Cesare riuscì a persuaderlo a lasciarlo andare corrompendolo con due talenti (equivalente a 30 kg d'argento, oggi a 470 euro)

Lucius Cornelius Alexander Polyhistor -
ALEXANDER POLHISTOR
liberto di origine greca, studioso, tutore e scrittore di storia e geografia della prima metà del I secolo a.c. Detto anche Alessandro di Mileto, fu uno studioso greco schiavizzato dai Romani durante la guerra di Mitridatica e portato a Roma come tutore. Dopo la sua liberazione, continuò a vivere in Italia come cittadino romano. Era uno scrittore così produttivo da guadagnarsi il cognome come polihistor (molto dotto). La maggior parte dei suoi scritti sono perduti, ma i frammenti che rimangono danno varie notizie sul Mediterraneo orientale. Tra le sue opere c'erano resoconti storici e geografici di quasi tutti i paesi del mondo antico, e il libro Sui Giudei ci ha edotto di molte opere che altrimenti ignoreremmo.
Secondo la Suda (enciclopedia bizantina del X secolo) Alessandro fu allievo di Casse di Mallus e di Milesiano, mentre Stephanus di Bisanzio afferma fosse originario di Cotiaeum a Lesser Frrygia e figlio di Asklepiades, mentre l' Etymologicum Magnum è d' accordo nel chiamarlo Kotiaeus. È possibile che due diversi Alexandroi siano stati fusi o confusi. Divenne prigioniero di guerra, fu venduto come schiavo a Cornelio Lentulo come pedagogo e in seguito fu liberato. Come liberto romano il suo nome era Cornelio Alessandro. Il nomen potrebbe provenire dal Cornelii Lentuli o da Silla Felice, avendo ricevuto la cittadinanza da Silla. Morì a Laurentum in un incendio che consumò la sua casa, e sua moglie Helene secondo la Suda si impiccò per il dolore.
Alessandro scrisse quarantadue libri di resoconti storici e geografici di quasi tutti i paesi del mondo, tra cui cinque libri su Roma, l' Aigyptiaca (almeno tre libri), Sulla Bitinia, Sul Mare Euxino, Su Illyria, Indica e una Storia Caldea. Un altro lavoro riguarda gli ebrei, riproducendo in parafrasi brani rilevanti di scrittori ebrei, dei quali non si saprebbe nulla altrimenti. Come filosofo, Alessandro scrisse Successions of Philosophers. Delle opere di Alessandro sopravvivono solo citazioni e parafrasi, in gran parte nelle opere di Diogene Laerzio e in Eusebio nella sua Cronaca Caldea.
Nella sua compilazione ebraica e non, le fonti ebraiche sono citate indiscriminatamente l'una accanto all'altra; Il poeta epico Philo, il tragico scrittore Ezechiele, lo storico Eupolemo, il cronista Demetrio, Artapanus, lo storico Aristeas e Teodoto il samaritano, il retore Apollonio Molon (scrittore antiebraico) - tutti questi autori sono noti ai posteri solo attraverso estratti delle loro opere che Alexander ha incarnato alla lettera nella sua. Di certo interesse per la storia antica degli ebrei è il suo racconto di Assiria - Babilonia, spesso attirato da autori ebrei e cristiani; in esso vengono dati estratti, specialmente da Beroso, e anche dalle Cronache di Apollodoro e dal Terzo Libro dei Sibillini. Giuseppe si servì dell'opera, e anche Eusebio nelle sue Cronache. Probabilmente solo il racconto di Alessandro del Diluvio è tratto da Beroso, mentre il suo resoconto della Confusione delle Lingue è di origine ebraico-ellenica. Un altro suo lavoro sembra contenere informazioni considerevoli sugli ebrei. Ciò che Eusebio cita sembrerebbe essere stato preso da questo lavoro, che non esiste più, se non indirettamente attraverso Giuseppe Flavio. Si può notare che Alessandro menziona due volte la Bibbia, che conosceva superficialmente, come risulta dalla sua curiosa affermazione che la Legge degli Ebrei era stata data loro da una donna di nome Moso , e che la Giudea ricevette il suo nome da Giuda e Idumea, figli di Semiramide.
Il testo dei frammenti conservati è in una forma insoddisfacente, a causa dell'insufficiente confronto dei manoscritti. Quanto dei suoi originali che lo stesso Alessandro ha omesso è difficile da dire, in considerazione dello stato corrotto del testo di Eusebio, in cui si trovano la maggior parte dei suoi frammenti. Abydenus, l' editore cristiano delle opere di Alessandro, evidentemente aveva davanti a sé un testo diverso da quello che possedeva Eusebio.

- Gaio Cornelio -
un questore al servizio di Pompeo, fu tribuno della plebe nel 67 a.c..

- Publio Cornelio -
tribunus plebis nel 51 a.c..

- Cornelio -
un centurione dell'esercito di Ottaviano nel 43 a.c., inviato a Roma per chiedere il consolato per il loro generale.



ALTRI CORNELII DELL'IMPERO

- Cornelio Tlepolemus - (falso Cornelio)
un pittore di Cibyra in Caria (Sicilia), che entrò al servizio di Verres. Cicerone lo chiamò uno dei cani da caccia di Verres. (I sec. a.c.) Cicerone lo ricorda insieme al fratello Hieron profugo da Kibyra per sospetto di sacrilegio; i due erano venuti dall'Asia al seguito di Verre, che li aveva assoldati per rintracciare opere d'arte in Sicilia (In Verrem). Dei due artisti ricordati insieme è incerto quale fosse il pittore e quale modellatore in cera, cioè toreuta: Cicerone li comprende in una espressione di disprezzo volutamente ambigua, da cui si ricaverebbe che il pittore era Hieron, ma Tlepolemus è detto esplicitamente pictor, dove si ricorda che aveva assunto arbitrariamente il nome di Cornelius senza avere la cittadinanza romana. Dei due, il cesellatore deve aver collaborato con altri vasai e toreuti raccolti da Verre in Sicilia, alla fabbricazione di coppe e vassoi d'oro in cui erano montati gli emblemata tratti dal vasellame trafugato.

Cornelius Nepos -
storico e contemporaneo di Cicerone. (110 - 25 ac) Un biografo nato a Hostilia (Ostiglia), un villaggio nella Gallia Cisalpina non lontano da Verona, amico di Catullo, che gli dedicò le sue poesie, di Cicerone e di Tito Pomponio Attico. Eusebio di Cesarea (IV sec.) lo colloca nell'anno 4 del regno di Augusto, quando iniziò ad attrarre la critica con la sua scrittura. Plinio il Vecchio osserva che morì sotto il regno di Augusto (Storia Naturale IX.39, X.23). Quasi tutti gli scritti di Nepos sono andati perduti, ma molti accenni a loro sopravvivono nelle opere di altri autori: 
- Catullo allude alla "Chronica", un'epitome della storia universale, nella sua dedica a Nepos.
- Ausonio lo menziona anche nella sua XVI Lettera a Probo,
- Aulo Gellio nelle Noctes Atticae (XVII.21). "Probabilmente un riassunto cronologico che includeva la storia delle nazioni esterne e di Roma", si pensa sia stato scritto in tre libri e conteneva probabilmente "modelli di imitazione, tratti dai primi romani, la cui semplicità contrastava con il lusso" dell'era di Nepos."
- lettere a Cicerone;
- vita di Catone il Vecchio; Una biografia completa di Catone il Censore, dal quale Aulo Gellio disegna un aneddoto di Catone (IX.8).
- De viris illustribus, vite parallele di illustri romani e stranieri, in sedici libri.
- Epistulae ad Ciceronem, un estratto di cui sopravvive Lactantius ( Divinarum Institutionum Libri Septem III.15).
- Plinio il giovane menziona versi scritti da Nepos.
La sua unica opera superstite è l' Excellentium Imperatorum Vitaece è solo una parte del "De Viris Illustribus" di Nepos, "contenente originariamente" descrizioni di re, generali, avvocati, oratori, poeti, storici e filosofi stranieri e romani ". Apparve nel regno di Teodosio I, come opera del grammatico Emilio Probo, che lo presentò all'imperatore con una dedica in versi latini. Afferma che è stato il lavoro di sua madre o suo padre (i manoscritti variano) e suo nonno. Nonostante le ovvie domande (come il perché la prefazione indirizzata a qualcuno di nome Atticus quando il lavoro era presumibilmente dedicato a Teodosio), nessuno sembrava aver dubitato della paternità di Probus. Alla fine Peter Cornerus ha scoperto in un manoscritto delle lettere di Cicerone le biografie di Catone e Attico. Li ha aggiunti alle altre biografie esistenti, nonostante il fatto che lo scrittore parli di se stesso come un contemporaneo e amico di Attico, e che il manoscritto portava il libro ultimo di Cornelio Nipote. Finalmente l'edizione di Dionisio Lambinus del 1569 recava un commento che dimostrava sul piano stilistico che il lavoro doveva essere solo di Nepos, e non di Emilio Probus. Oggi si pensa opera di Nepos, ma che Probus abbreviasse le biografie quando aggiungeva la dedica dei versi. La vita di Attico, tuttavia, è considerata la composizione esclusiva di Nepos.

Cornelio Severo -
AULO CORNELIO CELSO
poeta epico ai tempi di Augusto, menzionato a Quintiliano e Ovidio. Quintiliano attesta un'epopea sulle guerre siciliane, Bellum Siculum, e Ovidio si riferisce a un lungo poema sugli antichi re di Roma, che potrebbero essere Res Romanae, che esiste solo nelle citazioni di altri autori. Seneca ne citò venticinque righe sulla morte di Cicerone, che si trova nell'Oxford University Press Oxford Book of Latin Verse (1912 ed.). 

Aulo Cornelio Celso -
celebre scrittore latino in medicina, probabilmente durante la prima parte del I secolo dc.

- Cornelio Toscano -
uno storico di cui parlava Lucio Annae Seneca, che accusò Mamercus Emilio Scauro di majestas nel 34 d.c.

Cornelio Fusco -
 generale romano e sostenitore di Vespasiano.

- Cornelio Fusco -
 probabilmente figlio del generale, scritto dal giovane Plinio.

- Cornelio Martialis -
servito nell'esercito di Tito Flavio Sabino, e perito nel rogo del Campidoglio, nel 69 d.c.

Cornelius Laco -
prefetto della Guardia Pretoriana sotto l'imperatore Galba, dal 68 fino alla sua morte, il 15 gennaio del 69. Laco aveva aderito in seguito al suicidio del precedente imperatore Nerone, sostituendo Gaius Ophonius Tigellinus come capo della Guardia.
Galba, ormai vecchio, era nelle mani di Laco, di Tito Vinius,  console collega di Galba, e del liberto di Galba, Icelus Martianus. Per questo il nuovo imperatore così impopolare, che il 15 gennaio 69 Marcus Salvius Otho fu proclamato Imperatore al suo posto. Galba fu assassinato e Laco bandito su un'isola dove fu poi assassinato dai soldati di Otho.

Publio Cornelio Tacito -
uno dei più celebri tra gli storici romani, che raccontò il I sec. dell'Impero.

- Aulo Cornelio Palma Frontonio -
console nel 99 e 109 d.c., legato pretoriano al governatore d'Asia sotto Domiziano. nel 99 divenne governatore della Hispania Tarraconensis, poi della Siria e sotto Traiano, annessa Nabatea nel 106, contribuì a creare la provincia romana dell'Arabia Petraea. Nel 109 console una seconda volta.
Fu apprezzato da Traiano per le sue capacità amministrative e militari, meno da Adriano che lo fece mettere a morte nel 118, dopo la morte dell'imperatore.

- Servio Cornelio -
LUCIO CORNELIO PUSIO
giurista ai tempi di Adriano (117-138).

Lucio Cornelio Pusio Annius Messalla -console suffectus nel 72 o 73 d.c. collega di Plotius Pegasus. Originario di Gades, con residenza a Tibur. Senatore sotto la dinastia dei Flavi, prima un "quatraviri viarum curandorum", poi tribuno militare con la Legio XIV Gemina di stanza nella Britannia romana, poi questore, tribuno plebeo e pretore, comandante della Legio XVI Flavia Firma, "'epulonum Septemviri ", governatore proconsolare dell'Africa o dell'Asia

Lucio Cornelio Pusio Annius Messala -
console nel 90 d.c. e figlio dell'omonimo console. Sostituì l'imperatore Domiziano come console sufficiente dal 13 gennaio alla fine di febbraio.del 90.

Quinto Cornelio Senecio Anniano -
console suffectus nel 142 d.c. Suo fratello, Proculo, fu console quattro anni dopo. Senatore sotto Antonino Pio, attestato da una singola iscrizione di Carteia in Hispania Baetica. Questore, tribuno della plebe e pretore, console, curatore della Via Latina, comandante della Legio VII Gemina in Hispania Tarraconensis, sacerdote di Ercole, di nuovo a Roma come curatore della Via Appia, governatore della Bitinia e del Ponto.

Marco Cornelio Frontone -
(100 - 60) famoso oratore e console suffectus nel 143 d.c. .con Gaio Laberio Prisco come collega, noto come Fronto, era un grammatico romano, un retore e un oratore. Nacque a a Cirta in Numidia. Antonino Pio lo nominò precettore dei suoi figli adottivi, Marco Aurelio e Lucio Vero. Declinò il proconsolato dell'Asia per motivi di salute. I suoi ultimi anni furono amareggiati dalla perdita di tutti i suoi figli eccetto una figlia. Forse morì di peste. .

Quinto Cornelio Proculo -
fratello di Anniano, fu console suffectus nel 146 d.c., forse originario della Hispania Baetica. Il nome intero fu Lucius Stertinius Quintillianus Acilius Strabo Quintus Cornelus Rusticus Apronius Senecio Proculus, in quanto adottato da un Lucio Sterlinio Quintilliano Acilio Strabone, attestato in un'iscrizione creata dalle sue figlie Cornelia Procula e Cornelia Placida. Fu proconsole d'Asia.

Quinto Cornelio Quadrato -
IULIA CORNELIA PAULA
console nel 147 d.c. con il collega Cupressenus Gallus, e fratello dell'oratore. Senatore e comandante della Legio III Augusta in Nord Africa, che lo rese governatore effettivo della Numidia.

- Gneo Cornelio Severo -
Nome intero Manio Acilio Glabrione Gneo Cornelio Severo, console nel 152 d.c., sposò Arria Plaria Vera Priscilla.

Julia Cornelia Paula -
imperatrice e prima moglie dell'imperatore Elagabalo, dal 219 al 220 d.c., da cui ricevette il titolo onorifico di Augusta e il nome di famiglia "Julia". Poi Elagabalo divorziò da Cornelia Paula per sposare la Vestale Vergine Aquilia Severa e rimosse a Paula il titolo Augusta. Poiché non avevano figli, Cornelia si ritirò dalla vita pubblica e non si sa più nulla di lei.

Tito Cornelio Celso -
uno dei Trenta Tiranni (romano) enumerato da Trebellius Pollio nella storia augustea. Secondo alcuni fu un usurpatore che si ribellò contro Gallieno, secondo altri è un'invenzione dell'Historia Augusta. Venne improvvisamente proclamato imperatore da Vibius Passienus, proconsole della provincia africana, e da Fabio Pomponiano, generale della frontiera libica, ma dopo soli sette giorni venne assassinato e il suo corpo venne gettato ai cani..

Publio Cornelio Saecularis -
console intorno al 240 d.c. e di nuovo nel 260.



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