PERUSIA AUGUSTA - PERUGIA (Umbria)



ARCO DI AUGUSTO

Perugia etrusca, dal VII-VI sec. ac., cercò di espandersi nel territorio umbro sulla riva sinistra del Tevere, che segnò sotto Augusto il confine tra la Regio VI Umbria e la Regio VII Etruria.

La battaglia del Sentino, detta anche delle nazioni, nel 295 a.c., durante la III Guerra Sannitica, si svolse tra l'esercito romano e una lega di Etruschi, Sanniti, Galli Senoni ed Umbri. Si risolse con una decisiva vittoria romana.

I Sanniti, nel 296 a.c. mossero in Etruria con un grande esercito, per ottenere l'alleanza di Etruschi, Umbri e Galli contro Roma. La mossa ebbe successo, e si formò una coalizione di quattro popoli, che radunò un grosso esercito nel territorio di Sentino. I Piceni, invece, che avevano invece visto il proprio territorio settentrionale invaso dai Galli, si allearono con i Romani.

I Romani  si accamparono a circa quattro miglia dal nemico. In questo ai Sanniti ed ai Galli fu affidato il compito di dare battaglia ai romani sul campo, ad Umbri ed Etruschi, quello di attaccarne l'accampamento. Conosciuti i piani, i consoli romani ottennero fecero allontanare gli Etruschi da Sentino, per proteggere Chiusi attaccata da forze romane.

Fu in questa battaglia che Decio Mure, come aveva già fatto il padre, invocò la devotio.
« . Si consacrò in voto recitando la stessa preghiera, indossando lo stesso abbigliamento con cui presso il fiume Veseri si era consacrato il padre Publio Decio durante la guerra contro i Latini, e avendo aggiunto alla formula di rito la propria intenzione di gettare di fronte a sé la paura, la fuga, il massacro, il sangue, il risentimento degli dèi celesti e di quelli infernali, e quella di funestare con imprecazioni di morte le insegne, le armi e le difese dei nemici, e aggiungendo ancora che lo stesso luogo avrebbe unito la sua rovina e quella di Galli e Sanniti - lanciate dunque tutte queste maledizioni sulla propria persona e sui nemici, spronò il cavallo là dove vedeva che le schiere dei Galli erano più compatte, e trovò la morte offrendo il proprio corpo alle frecce nemiche. »
(Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 28.)

« In quella giornata vennero uccisi 25.000 nemici, mentre i prigionieri catturati ammontarono a 8.000. Ma la vittoria non fu certo priva di perdite, visto che tra gli uomini di Decio vi furono 7.000 caduti, tra quelli di Fabio più di 1.700. »
(Livio, Ab Urbe condita libri, X, 29.)

Per l'Urbe il risultato concreto della battaglia di Sentino, infatti, fu la possibilità di continuare la sua politica di egemonia sul resto della penisola. I Romani con la battaglia di Sentino conquistarono Perusia e gran parte dell'Umbria, pur conservando la propria lingua (l'uso dell'etrusco è documentato in città fino a tarda età repubblicana) ed una limitata autonomia municipale.

Nella II guerra punica la città, pur conservando ancora le proprie specificità ma dimostrandosi fedele a Roma, dà rifugio ai romani dopo la tragica sconfitta nella Battaglia del Lago Trasimeno nel 217 a.c. È solo a partire dal I sec. a.c., in seguito alla Guerra Sociale, che Perugia ottiene la cittadinanza romana nell'89 a.c. 

L'incendio della città nel 41 ac. durante il Bellum Perusinum tra Ottaviano e Antonio, incendio voluto dall'Augusto per punire la città sterminandone l'aristocrazia che aveva appoggiato Marco Antonio, fu un occasione per l'imperatore per farla ricostruire più bella di prima.

Pur serbandone l'assetto viario etrusco, la ricostruì sotto il nome di Augusta Perusia, in nome della famosa clemenza che l'augusto aveva ereditato da Cesare. 

Ancor oggi la scritta Augusta Perusia è visibile sulle porte regali di accesso alla città, tra tutte sull'Arco  

In età imperiale la città si espande ben oltre la cinta etrusca, come testimoniano l'anfiteatro ed il tempio di Marte, od il mosaico rappresentante il mito di Orfeo (II secolo d.c.) nei pressi del quale sorgevano le terme. Nella seconda metà del III sec. l'imperatore Vibio Treboniano Gallo, perugino d'origine, dà alla città lo ius coloniæ.



PERUSIA AUGUSTA


Un nuovo rinvenimento archeologico in centro storico a Perugia.Basta scavare per trovare qualcosa in una città così antica, costruita strato dopo strato dalle varie civiltà avvicendatesi una dopo l'altra, in un continuo rinnovarsi di stili e di sapienze architettoniche.

I resti di una strada in basolato di epoca romana sono venuti alla luce in Corso Cavour all'altezza di via Podiani. La porzione di strada ha una larghezza massima di 1 metro circa e una lunghezza di metri 4.50. Costruita con basoli di calcare, mostra i segni del passaggio delle ruote dei carri.

La scoperta ancora non ha ancora nulla di eccezionale dal punto di vista artistico e architettonico, ma costituisce un ulteriore tassello per la ricostruzione di una storia urbana della città e della prima espansione del suo nucleo urbano.

La civiltà romana a Perugia non è immediatamente evidente, in quanto è penetrata nell'antica acropoli fondendosi gradualmente con l'altra grande civiltà che la precedeva, quella etrusca.


I massimi esempi dell'arte e dell'architettura romana ancor oggi visibili a Perugia sono:
  • il Mosaico di Orfeo e le Fiere, rinvenuto presso l'ex Chiesa di Santa Elisabetta, oggi nei locali dall'Università di Perugia in via Pascoli. Il soggetto è ricorrente nell'antichità e il tratto dell'artista lascia intuire una maestranza venuta da Roma. Il Mosaico sorgeva nei pressi delle antiche Terme cittadine.
  • le colonne del Tempio di Sant'Angelo, la più antica chiesa paleocristiana di Perugia, risalente al V secolo d.c. Costruita sopra una tempio pagano (dedicato al dio Vulcano?) dal quale ha preso diversi elementi, tra cui appunto le splendide colonne romane dai capitelli corinzi, la chiesa presenta una rara pianta circolare.
  • Porta Marzia: la porta in travertino è di origine etrusca, ma sono diversi gli elementi romani in essa presenti. A dominare la scena, tra le balaustre a bassorilievo di capitelli dorici, le figure di Giove, al centro tra i Dioscuri Castore e Polluce e due sculture Equestri di gusto romano. Oggi la porta Marzia è inglobata all'ingresso posteriore della Rocca Paolina, verso viale Indipendenza.
  • la statua bronzea dell'Imperatore Germanico, custodita presso il Museo Archeologico Nazionale. Il rivestimento da cerimonia dell'Imperatore, in atto benedicente, raffigura alcune vicende della mitologia classica omerica. La statua manca da Perugia da diversi anni, per via di una situazione di stallo venutasi a creare tra la Sovrintendenza ai Beni Culturali dell'Umbria e la città di Amelia, dove la statua venne rinvenuta e presso il cui Museo Civico si trova oggi, ufficialmente in prestito. 
  • L'Arco di Augusto, in realtà il maggiore monumento etrusco rimasto, costituisce la porta della cinta muraria etrusca (IV-III secolo a.c.) orientata verso nord, guarnita in epoca romana di poderosi bastioni laterali realizzati in blocchi megalitici di travertino (dimensione media cm 100x60 in facciata). Il contrafforte sinistro è sormontato da elegante loggia rinascimentale e ornato alla base di fonte seicentesca, a sua volta sormontata da due tipici falli etruschi. Nell'arco a tutto sesto è incisa la scritta AUGUSTA PERUSIA.
  • Dagli scavi sotto la cattedrale di S. Lorenzo sono emersi numerosi frammenti di decorazioni architettoniche, quali capitelli, cornici marmoree riferibili all’età romana, che per Perugia iniziò con la designazione a console di un perugino nel II secolo a.C. e si compì con l’assegnazione alla città dello status di municipio.


LE ACQUE

Perugia è costruita su un reticolo di cunicoli sotterranei, sicuramente etruschi, reimpiegati e ampliati dai romani. oggi ne risultano censiti poco più di venti, per una lunghezza complessiva di circa 1.300 m, con funzioni di drenaggio,o per usi potabili ed irrigui.

Alcuni percorsi sono rettilinei, altri tortuosi proprio per raccogliere l'acqua e convogliarla fin sotto le abitazioni.

Per l'abbondanza delle acque gli Etruschi prima e  i romani poi, costruirono diversi pozzi e cisterne in cima ai colli di Perugia. La realizzazione di un ingente numero di fontane e di pozzi permette dunque che i canali sotterranei trovino vie di sfogo e di utilizzo.

PORTA MARZIA
Pozzo Sorbello, in piazza Danti, così detto poiché ubicato nei sotterranei del Palazzo gentilizio Ranieri di Sorbello. Coevo alla cinta muraria etrusca, costruito con i grandi blocchi dello stesso tipo di travertino, che rivestono la canna per 17 filari, si trova circa 4 m al di sotto dell’attuale livello stradale ed è alimentato da acqua sorgiva.

Struttura unica nel suo genere, sia per le caratteristiche architettoniche, che per l’originalità della doppia funzione di pozzo e di cisterna, ha una profondità di circa 35,60 m e un diametro massimo di 5,6 nella parte superiore della canna.

Da segnalare il sistema di copertura, costituito da due possenti capriate, formate ciascuna da cinque
grandi blocchi di travertino: due monoliti orizzontali, due monoliti trasversali e una chiave di volta,
come base di appoggio dei lastroni pavimentali sui quali poggiava la vera quadrata, entro cui era ricavata l’apertura per l’attingimento dell’acqua.

Il pozzo-cisterna aveva una capacità fino a 424.000 l e si può considerare il principale serbatoio idrico della città fino al medioevo. Altri pozzi e cisterne si trovavano all’interno della città antica, rimanendo in uso fino alla costruzione del primo acquedotto medievale.

POZZO SORBELLO
Tra questi molto simile al pozzo Sorbello, per monumentalità e caratteristiche tecniche, è la cisterna all’angolo tra via Bonazzi e via Caporali, inglobata e riutilizzata in età romana in una domus dai ricchi pavimenti musivi (proprietà privata).

Ai primi secoli dell’epoca romana risale un’altra grande cisterna e fontana, in opera cementizia, lunga m 26,5, larga m 4,8, ubicata nel Foro romano, sottostante l’attuale Piazza IV Novembre (scavata e ricoperta, non più visibile).

Sono invece visibili e visitabili (su richiesta alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria) le strutture sotto Piazza Cavallotti, relativi a un sistema di cunicoli e di canalizzazione pertinenti a una fontana di epoca romana, originariamente rivestita in marmo, poi con pavimentazione a mosaico.

Di certo le cisterne e i pozzi antichi di Perugia sono tra loro correlati sulla base di un tracciato collegato all’andamento viario antico ad assi ortogonali, a sua volta raccordato con le principali porte urbiche.




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