ACQUEDOTTO APPIO



AQUA APPIA
Plinio il Vecchio (23-79 d.c.) scrisse: "Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l'acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso."

PERCORSO DELL'AQUA APPIA (INGRANDIBILE)
L'Aqua Appia fu il primo acquedotto romano costruito nel 312 a.c. da Appius Claudius Caecus e Caius Plautius, prima di allora, Roma si serviva delle acque del Tevere, dei pozzi e delle sorgenti. Dal 312 a.c., affluì a Roma una quantità enorme di acqua potabile, come nessun'altra città del mondo antico, e che valse alla città il titolo di "regina aquarum" (regina delle acque).

Per realizzare l'acquedotto si dovevano anzitutto cercare le sorgenti e le vene acquifere da utilizzare, che dovevano essere di alta qualità, di flusso abbondante e regolare e dovevano risiedere sufficientemente in alto, per fornire la giusta pendenza alla conduttura che portava l'acqua fino a Roma.

Fu il console plebeo Caius Plautius a cercare e scoprire le sorgenti e per questo acquisì il cognomen Venox, per la sua straordinaria abilità dimostrata nel rintracciare le "venae" d'acqua. (Liv. IX.29.6; Plin. NH XXXVI.121; Frontinus, de aquis I.4‑7, 9, 18, 22). La scoperta venne descritta da Frontinus e avvenne nell'agro Lucullano, 780 passi a sinistra della via Praenestina, tra il VII e l'VIII miglio, ma le sorgenti non sono mai state del tutto identificate, probabilmente asciugate nel tempo, anche se molti ritengono che si trovassero nei pressi della località detta "La Rustica".

All'amministrazione delle acque, cioè alla "cura aquarum" durante la Repubblica vi era preposto un censore (ed il "curator aquarum" durante l'Impero), che provvedeva con i dipendenti del suo ufficio, a mantenere gli impianti efficienti, puliti e con erogazioni costanti. Questo "ufficio", denominato Statio Aquarum, aveva sede nella Porticus Minucia Vetus, oggi Area Sacra di largo di Torre Argentina.


Scaduti poi i 18 mesi della carica di censore Caius Plautius abdicò pensando che il suo collega avrebbe fatto lo stesso come di dovere. Invece il patrizio Appio Claudio rimase in carica e nonostante il progetto e la scoperta delle sorgenti fossero del collega, dedicò l'acquedotto al suo nome attribuendosene indebitamente il merito.

L'acquedotto Appio nel suo lungo funzionamento fu restaurato tre volte: nel 144-140 a.c. da Quintus Marcius Rex, in occasione della costruzione dell'acquedotto dell'Aqua Marcia; nel 33 a.c., quando Agrippa prese nelle sue mani il controllo di tutto l'apparato idrico della città; e tra l'11 e il 4 a.c., per volere di Augusto.

Per l'occasione Augusto fece edificare un canale sotterraneo parallelo al condotto principale, che captava acqua da sorgenti poste verso il VI miglio della via Prenestina e, dopo un percorso di circa 9,5 km., si univa all'acquedotto principale nei pressi dell'attuale viale Manzoni. Ne risultava un notevole potenziamento della portata, che in tal modo raggiungeva le 1.825 quinarie (75.737 m3 in 24 ore, pari a 876 litri d'acqua al secondo).

SPES VETEREM
Questo canale era quasi interamente sotterraneo, 11.190 passi di lunghezza, fino alle Saline di cui solo 60 passi vicino alla porta Capena erano portati su sostruzioni e su archi. Vicino alla Spes Vetus (Porta Maggiore) l'acquedotto venne unito ad un altro ramo chiamato Augusta perché costruito da Augusto, le cui sorgenti erano 980 passi a sinistra del VI miglio della via Praenestina, vicino alla via Collatina. Il canale dell'aqua Augusta era lungo 6380 passi, e un pezzo del suo canale è descritto in BC 1912, 232-233.
I due canali, l'Aqua Appia e l'Aqua Augusta, si univano in località detta "ad Gemellos" (evidentemente alludendo ai due canali), corrispondente alla zona oggi compresa tra viale Manzoni e via di S.Croce in Gerusalemme.

Dalla porta Capena l'acquedotto correva sottoterra, e resti del suo canale furono rinvenuti nel 1677 e nel 1887 tra l'Aventinus minor e l'Aventinus maior a sud-est della Via di Porta S. Paolo (LF 35, 41).
Quindi l'acquedotto passava sotto l'Aventino, fin sul fondo del clivus Publicius vicino alla porta Trigemina (Frontino I.5) presso il Foro Boario. 

Da qui, tramite castelli secondari, l'acqua veniva distribuita in vari punti della città, e si suppone che abbia potuto rifornire anche il vicino "Portus Tiberinus". Il condotto era costituito da blocchi di tufo connessi tra loro e muniti di cavità centrale. Ebbe il livello più basso di tutti gli acquedotti successivi.



IL CUNICOLO SEGRETO DELL'ACQUEDOTTO APPIO 
(Fonte: Repubblica.it)

Prima nove antichi pozzi romani, a distanza di 45 metri l'uno dall'altro, di due metri per due, foderati di tufo. E poi sotto, esplorati dagli speleologi, cinquecento metri di un acquedotto che riaffiora al "sesto miglio" della Prenestina, proprio davanti alla facciata di mattoncini rossi del nuovo ipermercato Esselunga. La scoperta è stata fatta dagli archeologi della Soprintendenza guidata da Francesco Prosperetti. E si tratterebbe proprio di quell'acquedotto Appio, di cui trentacinque metri di tracciato sono stati riportati alla luce a diciassette metri di profondità nelle viscere del Celio durante gli scavi per i lavori della linea C della metropolitana.



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