AGONALIA (21 Maggio)





Le agonalia, o agonie, cadevano quattro volte l'anno, ogni volta dedicate ad una divinità diversa:
- 9 gennaio a Giano,
- 17 marzo a Marte,
- 21 maggio a Veiove
-11 dicembre a Sole Indigete (l'antico Dio Apollo).

Per ognuna di queste celebrazioni era previsto il sacrificio di un ariete nero nella Regia da parte del Rex Sacrorum. La Regia era in pratica la Reggia, cioè l'abitazione del re, ma comprendeva pure la casa del Rex Sacrorum e la casa delle Vestali.
Pertanto doveva trattarsi di una festa molto antica e molto importante, attribuita per tradizione addirittura a Numa Pompilio, il secondo Re di Roma.

Sull'etimologia del nome della festa gli antichi fecero varie supposizioni, come riporta Ovidio nel I libro dei Fasti:
- il sacerdote del sacrificio chiede sempre il consenso al suo gesto dicendo: agone? (posso agire?); ma il termine sarebbe stato ago e non agone;
- gli animali per il sacrificio non vengono docilmente ma sono spinti con la forza (agantur); ma al contrario l'animale doveva incedere "sua sponte" o il sacrificio non era valido;
- anticamente si chiamava Agnalia, senza una lettera; per indicare il sacrificio degli agnelli che però non risulta;
- la vittima trema vedendo il coltello del sacrificio e "terrore" in greco si dice agoonía;
- nei tempi antichi in questa data si facevano dei giochi (in greco, Agōn);
- nei tempi antichi il bestiame si chiamava agònia. (non ci risulta)

Ma agonia aveva, a Roma come in Grecia, il significato di gara e lotta, d'altronde l'agonia dei moribondi è una lotta tra la vita e la morte.


Da "Religione antica" di K. Kerényi:
"L'aspetto più oscuro di Giove, che viene indicato appunto con il nome Veiovis, dà luogo a una figura molto più nettamente delineata del suo corrispondente greco - Zeus Katachthonios, lo Zeus sotterraneo, circondato in Grecia da oscuri culti segreti. In Italia Veiovis ha molti punti di contatto con la figura di Apollo; anzi, appare in tutto come il lato oscuro di questo dio greco. Tuttavia a Roma la scissione della figura del dio non fu completamente compiuta. Per i Romani Veiovis rimane Ve-iovis: distinto da Giove."

Veiove (latino Vediovis) è un Dio romano, estratto da un Dio giovanile infernale italico, protettore della fecondità e del bosco sacro, forse di origine etrusca. Fu protettore dell'Asylum, il bosco sacro di rifugio che si trovava nella sella del Campidoglio (inter duos lucos, cioè " tra i due boschi sacri"). Fu raffigurato con un pilum ("giavellotto") e una capra. Il pilum (collegato a Pilumnus) sarebbe il simbolo del fulmine e la capra (collegata a Fauno e Fauna) era un simbolo di lussuria e fecondità.

Aulo Gellio descrive la statua di culto nel tempio sul Campidoglio, un Dio giovane armato di arco e frecce, con accanto una capra che gli era sacrificata. Gli era probabilmente dedicato l'agonium del 21 maggio. Nel 194 a.c. gli fu dedicato anche un santuario nella parte nord dell'Isola Tiberina.

CORSA DELLE BIGHE

LE AGONALIA

Erano feste riguardanti dispute e gare e venivano svolte sempre in onore di una divinità.
Il 21 di maggio riguardavano il Dio Veiove, e si svolgevano le corse di cavalli nel Circo Massimo, soprattutto nella corsa delle bighe.

Per completare lo spettacolo di solito si esibivano anche degli artisti che compivano acrobazie sui cavalli saltando da un cavallo all'altro mentre erano alla guida di una biga. La gente partecipava con grande entusiasmo e faceva moltissime scommesse sui cavalli o sui fantini.
Generalmente agli Agonalia partecipavano anche gli imperatori con la loro famiglia, assisi nel palco imperiale.

Le corse avvenivano nel pomeriggio mentre al mattino si faceva la processione in onore di Veiove che avveniva a partire dal santuario posto nell'Isola Tiberina, dove il tempio e la statua venivano ornati di ghirlande, nastri e fiori vari.

Per l'occasione si immolava una capra le cui carni venivano divise tra gli astanti, soprattutto agli assistenti del rito. Sembra che nelle case private vi fosse l'abitudine di organizzare dei banchetti a base di carne di capra, banchetti che avvenivano però al tramonto, dopo l'esibizione delle corse dei carri nel circo.



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