LEGIO X EQUESTRIS O GEMINA





"Ariovisto chiese che Cesare non si recasse al colloquio scortato dalla fanteria, perchè temeva che gli venisse tesa una trappola: ambedue vi si sarebbero recati accompagnati dalla sola cavalleria gallica. Stabilì dunque che la cosa più conveniente sarebbe stata quella di sostituirei cavalieri gallici con i legionari della X Legione, che avevano tutta la sua fiducia, facendoli montare a cavallo. 
Mentre si svolgeva l'operazione, un soldato della X Legione, se ne uscì con una battuta di spirito, dicendo che Cesare stava facendo per loro molto di più di quanto aveva promesso: aveva detto che li avrebbe presi come sua coorte pretoria ed ora li passava addirittura nella classe dei cavalieri."


LE ORIGINI

Con la VII, l'VIII e la IX legione, la X fu fra le più antiche unità dell'esercito romano.

La sua formazione potrebbe addirittura risalire alla Guerra sociale del 90-89 a.c., secondo altri studiosi al 72 a.c. nella Gallia Transalpina; non c'è prova però che sia la stessa guidata da Cesare circa un decennio più tardi. 
Si ha notizia ancora di una legio X, sempre nella Gallia Transalpina, negli anni 67- 65 a.c., con il governatore Caio Calpurnio Pisone. Questi fu console nel 67 e, nel 66 a.c. e proconsole della Gallia Narbonese dove riuscì, con la decima legione a sopprimere una rivolta degli Allobrogi. 
Tuttavia nel 63 a.c. Pisone fu accusato di maltrattamenti verso gli Allobrogi e di aver condannato ingiustamente a morte uno di loro. Sembra che l'accusa contro la condanna a morte fosse stata fatta su istigazione di Giulio Cesare che si voleva togliere di mezzo un generale rivale, e che voleva magari guidare proprio quella legione che era riconosciuta come molto efficiente.

Pisone implorò Cicerone di difenderlo e di accusare Cesare di aver fatto parte della congiura di Catilina, cosa che già si mormorava in senato, ma Cicerone si limitò solo alla sua difesa. Di questa legione è presumibile ritenere che avesse i suoi hiberna (castra invernali) nei pressi di Narbona, capitale della Gallia Narbonense.



LEGIO X VENERIA

Viene ricordata come la legio X di Cesare o legio X Equestre oppure come legio X Veneria, cioè un'unità militare tardo repubblicana, la cui origine potrebbe essere antecedente alla conquista della Gallia di Gaio Giulio Cesare. 
La Legio X Equestris fu creata comunque o almeno ribattezzata da Giulio Cesare nel 61 a.c, quando era il governatore della Hispania Ulteriore. La X fu la prima legione guidata personalmente da Cesare, e fu sempre a lui fedelissima. Il nome Equestris venne applicato dopo che Cesare ebbe fatto montare i legionari della X (quindi fanti) su cavalli per uno stratagemma nel colloquio con il re tedesco Ariovisto nel 58 a.c.
La cosa andò così. La X all'inizio si chiamava Veneria, "devota a Venere", in quanto Cesare si proclamava discendente da Enea a sua volta figlio della Dea Venere, pertanto protettrice della famiglia Julia. L'aveva propugnato in pubblico alla morte di sua madre e sicuramente aveva fatto circolare la voce tra i soldati. Del resto Cesare era talmente intelligente, versatile e decisionista che non fu difficile per i suoi militari credere nel suo sangue divino.
Ma fu modificato in Equestris dopo il colloquio che Cesare ebbe con Ariovisto, Re della tribù degli Svevi, comandante in capo degli eserciti germanici. Ariovisto intendeva invadere la Gallia, ma anche Cesare voleva conquistarla per cui chiese un abboccamento col re.
Questi accettò a patto che Cesare venisse scortato solamente da un gruppo di cavalieri, ben sapendo che la cavalleria romana era formata solo da alleati Edui (ovvero gallici) facili da manovrare per Ariovisto. Ma Cesare, che aveva compreso il pericolo, fece travestire i fedelissimi della X da galli, e ne fece dei cavalieri. I nemici non potevano sapere che Cesare, nella sua lungimiranza, aveva fatto insegnare ai suoi fanti della X anche l'arte di andare a cavallo come provetti equites. Le due carriere erano talmente separate che nessuno avrebbe potuto sospettare che dei fanti sapessero andare a cavallo. Ma la sua X era addestrata a tutto.
I fanti della X scherzarono allora sul fatto che Cesare aveva loro promesso di farne dei pretoriani, ma ora li passava ancor più di grado facendone degli Equites. Da allora la X si chiamò "Equestris".

ISCRIZIONI DELLA LEG X SULL'ACQUEDOTTO DI CESAREA



LEGIO X EQUESTRIS

La Legio X fu famosa nel suo tempo e tale rimase nel corso della storia, per quanto venne citata e in un certo senso valorizzata nei Commentari di Cesare e il ruolo fondamentale che essa ebbe nelle campagne galliche di Cesare. 
Fu la legione preferita di Giulio Cesare che egli guidò per tutta la sua vita militare, facendone, attraverso il durissimo addestramento, il suo corpo militare d'elìte, ma pure legandoli a sè con un atteggiamento risoluto, duro eppure affettuoso, incoraggiante e forte che si impresse a fuoco nei legionari. Egli ne fece la sua guardia personale, si ricordava di tutti i nomi dei Centurioni e di gran parte dei milites, e gli affidava gli incarichi più delicati e più difficili.

Usava svegliarli di notte perchè si preparassero a tempo di record e gli faceva fare marce di notte per abituarli anche a questo. Ogni uomo doveva conoscere perfettamente il suo compito, per cui molti ordini non erano neppure trasmessi, si che potessero essere veloci e silenziosi al massimo.

Grazie all'appoggio dei triumviri, Cesare ottenne con la Lex Vatinia il proconsolato delle province della Gallia Cisalpina e dell'Illirico per cinque anni, con un esercito di tre legioni. Poco dopo un senato gli affidò anche la vicina provincia della Narbonense e la X legione. che da quel giorno fu la "sua legione".

Cesare nei suoi libri non citò mai atti di valore individuali. Un esercito in guerra non aveva bisogno di eroi, se tutti facevano il loro dovere si vinceva e basta, però a un certo punto Cesare citò un soldato (DbC: III°, 91,1):
"V'era nell'esercito di Cesare un richiamato di nome Crastino, che l'anno precedente era stato sotto di lui primipilo della X legione, uomo di straordinario valore. Egli, quando il segnale fu dato, gridò rivolgendosi a Cesare: "Oggi farò in modo, o generale, d'avere morto o vivo [ut aut vivo mihi aut mortuo], la tua riconoscenza"

Questa era la capacità di Cesare di coinvolgere emotivamente i suoi soldati, e questo fece di lui un capo. Ma soprattutto i legionari della X avrebbero per lui dato tutti la vita, tanto era vivo il legame tra lui e loro.

Cesare chiamava i suoi soldati commilitoni, cioè cum-militantes, cioè quelli che combattevano insieme a lui; un titolo di parità e non di gerarchia. Li riforniva di ottimi equipaggiamenti, dando loro delle armi decorate con oro e argento per aumentare il loro prestigio, in parte perchè così erano rinforzate, ma soprattutto perchè facessero l'impossibile per non perdere in combattimento armi tanto preziose. Tutti sapevano che ogni legionario della X era disposto a morire per Cesare e Cesare stesso, nel conflitto con Ariovistus, dichiara che si è fidato sempre completamente di questa unità.

Da allora la X partecipò ad una lunga serie di battaglie e campagne militari con Cesare non solo quando invase la Gallia nel 58 a.c., ma fu nella battaglia contro i Nervi nel 57 dove ebbe il merito della vittoria. Infatti insieme la IX e la X sconfissero Atrebati, mossero contro i belgi sull'altro lato del fiume e catturarono il campo nemico. Da quella posizione, la X potè vedere la disperata situazione per la XII Victrix e la VII, per cui discesero in fretta, traversarono il fiume, e attaccarono i Nervii alle spalle, intrappolandoli in una morsa fatale.

Ma pure a Genava (Ginevra) si distinse la X Legio soprattutto nella fase finale della battaglia. L'esercito di Cesare schierato contro gli Elvezi, era costituito inizialmente dalla sola X legione, a cui si aggregarono solo al termine della battaglia le tre stanziate ad Aquileia (la VII, l'VIII e la IX) oltre all'XI e alla XII appena reclutate nella Gallia Cisalpina, per un totale di 25.000 legionari, oltre ai 4.000 alleati. Le forze degli Elvezi erano di circa 92.000 armati, ma vinse ancora Cesare. Era normale per la X Legione combattere contro un numero superiore di armati, perchè i romani erano infinitamente più organizzati e strateghi.

Ancora c'era la X quando Cesare vinse la battaglia sul fiume Arar ed a Bibracte contro gli Elvezi; poi in Alsazia contro il suddetto Ariovisto, sempre nello stesso anno. L'anno successivo sul fiume Axona e sul Sabis contro le popolazioni dei Belgi; nell'invasione della Britannia del 55 e 54 a.c., dove il vessillifero della X svolse un ruolo eroico, forse ad Avaricum nel 52 contro i Biturigi.

La X partecipò anche all'assedio di Gergovia, sempre nel 52, nella battaglia tra Cesare e Vercingetorige dove Cesare fu eccezionalmente sconfitto, ma soprattutto ad Alesia che portò alla disfatta definitiva delle genti galliche nel 52 a.c. Nell'inverno del 52-51 a.c. la X rimase, insieme alla XII sempre con Cesare a Bibracte, la capitale degli Edui.

Le guerre galliche proseguirono per la X di Cesare fino all'anno 50 a.c. Ormai non solo Cesare era diventato famoso anche grazie agli pseudo-giornali che faceva circolare a Roma con la descrizione delle sue prodezze militari, ma pure la X Legio era diventata famosa essendosi coperta di gloria.

Un altro aneddoto illustra l'importanza della X Legio per Cesare. Ad un certo punto, fallite le transazioni con Ariovisto, occorreva combattere ma le legioni, intimorite dalla fama feroce e guerriera dei Germani stavano per ammutinarsi. Cesare annunciò allora che avrebbe sfidato Ariovisto portando con sé solo la fedelissima X legione, e chiese ai suoi legionari se fossero disposti a seguirlo.

I soldati della X dichiararono a gran voce di essere pronti a seguirlo in battaglia, ben sapendo che andare a combattere con una sola legione sarebbe stato andare incontro a morte certa. I soldati si vergognarono di essersi tirati indietro, e un po' per l'affetto che portavano a Cesare, un po' perchè tutta Roma li avrebbe considerati codardi e traditori, si misero in riga e lo seguirono.

Questa era la X Legione per Cesare.

CESARE E LA DECIMA


IL TRIUNVIRATO

Con l'inizio della guerra civile fra i due triumviri Pompeo e Cesare,, la legione si trovava nei pressi di Narbona, nella Gallia Narbonense. Prese parte prima all'assedio di Marsiglia e poi alla campagna in Hispania, al comando di Lepidus, nella battaglia di Ilerda (estate 49).

Nel 48 la Legio fu trasferita in Macedonia dove combatté a Dyrrhachium (Durazzo, Albania) tra gli eserciti di Pompeo e quello di Cesare. Cesare provò a circondare Pompeo chiuso in Durazzo, ma questi riuscì a penetrare l'ala destra di Cesare, le cui truppe si demoralizzarono e, malgrado l'intervento del loro generale, si diedero alla fuga. La vittoria di Pompeo non fu totale solo perché pensò che l'altro, famoso per le sue trappole strategiche, gliene stesse tendendo una. La battaglia decisiva fu pertanto quella di Farsalo.
Cesare disponeva di 22.000 uomini, suddivisi in otto legioni, per lo più dei legionari che avevano seguito Cesare nella lunga campagna di Gallia, particolarmente legati al loro comandante, per il quale si sarebbero battuti fino alla morte anche in condizioni disperate.

La legione Xfu posta all'ala destra sotto il comando di Publio Cornelio Silla, le legioni VIII e IX all'ala sinistra sotto il comando di Marco Antonio; al centro erano schierate le restanti cinque legioni, tra cui la legio XI e la legio XII, agli ordini di Gneo Domizio Calvino.

Le forze di Pompeo erano oltre il doppio di quelle di Cesare. Come più volte era accaduto, la X fu decisiva per la battaglia, perchè Cesare la pose a guardia di una zona apparentemente sguarnita che doveva fungere da trabocchetto, tenendo duro fino ai rinforzi, e così fu. Nella battaglia Pompeo perse 15 000 soldati, mentre le perdite di Cesare ammontarono in tutto ad appena duecento uomini.

La X prese poi parte alla battaglia di Tapso. in Africa. Pompeo era stato ucciso, ma i suoi luogotenenti Marco Porcio Catone Uticense, Marco Preteio, e Quinto Cecilio Metello Pio Scipione Nasica, con alleato re Giuba I di Numidia si radunarono nelle province d'Africa e organizzarono una resistenza.

La fazione pompeiana contava 40.000 uomini (circa 10 legioni romane), 20 elefanti, una potente cavalleria, condotta dall'ex braccio destro di Cesare, Tito Labieno, oltre alle forze alleate del re di Numidia e una sessantina di elefanti. Cesare assediò Tapso con tre linee di fortificazioni.

L'esercito di Metello Scipione circondò Tapso. I pachidermi stavano massacrando i fanti, ma Cesare fece suonare enormi trombe con tanta violenza da spaventare e far retrocedere gli elefanti che calpestarono la cavalleria nemica.

Circa 10.000 soldati avversari, tra cui lo stesso Metello Scipione, volevano arrendersi a Cesare, ma vennero invece uccisi, un costume che Cesare non ha mai avuto. Altre fonti riportano invece che si arresero e che addirittura passarono dalla sua parte, fattostà che Cesare vinse.
Subito dopo la legione fu sciolta ed i suoi veterani furono inviati attorno a Narbona. Questa era stata la prima colonia romana al di fuori dell'Italia, fondata nel 118 a.c. a cui seguì questo secondo nucleo di coloni, costituito per lo più da veterani della leggendaria X Legio di Cesare. Siamo nel 46 a.c..

Poco dopo però, mentre Cesare passava da Narbona per l'ultima campagna spagnola, verso la fine dello stesso anno, i veterani nostalgici della vita militare e di Cesare, chiesero di essere reintegrati nel suo esercito, e Cesare ordinò a Marco Antonio di formare nuovamente la legio X, la quale prese parte, quindi, alla battaglia di Munda del 45 a.c. Ancora una volta si evidenzia l'attaccamento che i legionari della X avevano per Cesare. I suoi veterani erano ormai in pensione a godersi la pace delle loro terre ma la nostalgia della compagnia d'arme e dell'eccezionale comandante li fece tornare sul campo. Prima e ultima volta nella storia.

RESTI DEL CAMPO DELLA LEG X A MASADA

Nel 45 a.c. nelle pianure di Munda (Spagna), si svolse l'ultima battaglia della guerra civile tra Giulio Cesare ed i seguaci di Pompeo. Dopo questa vittoria, e la morte di Tito Labieno e di Gneo Pompeo (il figlio maggiore di Pompeo), Cesare tornò a Roma come capo incontrastato dell'impero.

Qui Svetonio racconta di un episodio curioso. Davanti a Munda, mentre si spianava la foresta per l'accampamento delle legioni, fu trovata una palma. Cesare ordinò di rispettarla come fosse un presagio di vittoria. Poco dopo la palma cominciò a germogliare nuovi virgulti che in pochi giorni crebbero moltissimo, riempiendosi di nidi di colombi, che di solito evitano le palme. Si narra che questo prodigio abbia indotto Cesare a nominare come successore il nipote di sua sorella, Ottaviano.


DOPO CESARE

Dopo Munda, dove Cesare sconfisse definitivamente gli avversari ponendo fine alla guerra civile, la legione venne di nuovo sciolta, ed i legionari ricoperti di doni. 

All'uccisione del dittatore, i legionari addoloratissimi, tornarono a Roma per i funerali del Dittatore e chiesero di essere reintegrati ancora una volta per poter vendicare il loro vecchio comandante. Pertanto i soldati della X entrarono a far parte dell'esercito di Marco Antonio.

Così dopo lo scoppio delle guerre civili, la legione fu ricostituita da Lepido, combattendo al comando dei triumviri fino alla Battaglia di Filippi dove vennero sconfitti i cesaricidi Bruto e Cassio. I veterani ottennero terre vicino a Cremona, e da un'iscrizione si sa che a quel tempo il nome della legione era di nuovo Veneria, cioè devota a Venere, la Dea da cui si dichiarava discendente la gens Iulia.

La legione seguì poi Marco Antonio in Armenia, nella sua scellerata, e male organizzata, Campagna contro i Parti.

Ne uscì terribilmente indebolita, e dopo ciò molti uomini cominciarono a dubitare di Antonio, che non ritenevano più il "successore di Cesare" e quando il generale si pose contro a Ottaviano, durante la battaglia di Azio, molti soldati disertarono per entrare a far parte dell'esercito di Ottaviano, che consideravano "il Nuovo Cesare".

Dopo la battaglia di Azio, i veterani furono insediati a Patras. Poi la legione, non si sa perchè, si ribellò ad Augusto, così fu privata del titolo di equestre e fu unita alla Legio X Gemina. Svetonio infatti scrive di una legio X che venne tutta congedata con ignominia, «poiché ubbidiva con una certa aria di rivolta» Però questa notizia è controversa ed appare inattendibile. Se così fosse non avrebbe ricevuto poi il massimo degli onori come vedremo poi.

Del resto una legione unita ad un'altra o una legione congedata con ignominia sono cose molto diverse. Le legioni con le morti o i congedi dei soldati spesso si sguarnivano e venivano unite ad altre. Secondo un'altra versione infatti, visto che il numero di effettivi era notevolmente diminuito, la X Veneria venne unita ad un'altra legione, divenendo la X Gemina, in quanto riferita al gemellaggio di due legioni.


LA FINE

Dopo molti secoli, che la videro impegnata in diversi fronti, la X Legio fu sciolta definitivamente con la riforma militare dell'Imperatore Gallieno. Il Senato conferì a questa legione, ed a tutti i legionari che ne avevano fatto parte nel corso della sua storia, un glorioso titolo unico nella storia, un titolo che spettava al Dio Mitra, che d'altronde era il Dio dei soldati: l'appellativo di MILES INVICTI.




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1 comment:

aldoamico on 5 maggio 2015 13:52 ha detto...

Miles invicti, quale migliore appellativo per questi eccezionali guerrieri ?

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