TEMPIO DI AUGUSTO



La chiesa di S. Maria Antiqua, deriva dalla trasformazione, o più che altro dalla devastazione di un bellissimo edificio romano, la biblioteca annessa al tempio di Augusto. S. Maria Antiqua sorse infatti nel Foro Romano all'interno di un complesso di edifici della seconda metà del I sec..

Uno di questi ambienti, in origine un vestibolo con corpo di guardia a protezione della rampa che conduceva ai palazzi imperiali, già a metà del V sec. divenne una chiesa, che alcuni fanno risalire risalire all'epoca dell'imperatore Giustino II (567-578), altri la ritengono invece più tarda ed oggi prevale questa ipotesi.

Sotto al Palatino, dove la Via Nova incrociava il Vicus Tuscus, l'imperatore Tiberio, figlio adottivo di Augusto, fece erigere, dietro il tempio dei Castori nel Vicus Tuscus, un tempio in onore di suo padre divinizzato, il Templum Divi Augusti, detto pure Templum Novum.

Già identificato come parte della domus Tiberiana, al Velabro, dietro il tempio dei Dioscuri, sempre nei pressi del Vicus Tuscus, viene ora riconosciuto dagli studiosi come una costruzione di epoca domizianea.

Probabilmente il tempio si trova sotto le costruzioni alle spalle della Basilica Giulia, in una zona non ancora scavata al di sotto dell'ex-ospedale della Consolazione, dinanzi a cui giacciono capitelli e colonne romane reperite durante alcuni lavori.

Il tempio fu dedicato da Tiberio non si sa se da solo o insieme a Livia Drusilla, la terza moglie di Augusto, l'imperatrice, l'augusta e l'unica donna amata dall'imperatore. Oltre alle statue di Augusto e di Livia, il tempio conteneva anche quelle di altri imperatori divinizzati, come si evidenzia dal fatto che una aedes Caesarum fosse stata colpita da un fulmine nel 69. Del tempio parla anche Tacito nei suoi Annali.

Tiberio fece decorare il tempio con la riproduzione di un'opera di Nicia di Atene, del IV sec. a.c., un'opera famosa raffigurante Giacinto, lo sfortunato ragazzino di cui si era invaghito Apollo. Tiberio costruì anche una biblioteca che dal tempio prese il nome di Bibliotheca Templi Novi o Bibliotheca Templi Augusti.

La menziona Gellio: "Cum in domus Tiberianae bibliotheca sederemus" e pure in Volpisco: "Libri ex biblioteca Ulpia ex domo tiberiana"

L' imperatore Caligola, sulle cui monete è effigiato il tempio a sei colonne corinzie sulla fronte e ornato di statue, se ne servì per appoggiarvi uno dei piloni del famoso ponte costruito per congiungere il palazzo imperiale col tempio di Giove Capitolino.

Il tempio di Augusto apparve invece a 8 colonne sul rovescio di un sesterzio di Antonino Pio, che restaurò il tempio di Augusto evidentemente modificandolo; vi si intravedono le statue di Augusto e Livia Drusilla.

Nell'incendio di epoca neroniana il tempio di Augusto fu distrutto, e naturalmente la biblioteca, una grossa perdita della cultura romana e greca; Domiziano lo restaurò costruendovi dietro un santuario in onore di Minerva, Dea cui dedicava un culto speciale.

"Presso Minerva, dietro il tempio del Divo Augusto" ogni anno, come attestano numerose iscrizioni, erano affisse le grandi tavole di bronzo con i nomi di quei soldati che dopo aver terminato gli anni di servizio, ottenevano il congedo ed erano ricompensati col diritto di cittadinanza, pensione o altro. In quest'ambito le fonti citano anche una biblioteca aperta da Tiberio e rinnovata dopo l' incendio da Domiziano: Templum Divi Aug(usti) rest(itutum).



LA BIBLIOTECA AUGUSTEA

Dietro l' angolo SE del tempio dei Castori si trova l'ingresso di un gran cortile quadrato, con nicchie per statue colossali nelle pareti, che comunica con la cella del tempio di Augusto mediante una porticina, e verso sinistra con la gran rampa che conduce all'altura del Palatino. Nella parte inferiore delle pareti, già rivestite di marmo, erano probabilmente affisse le tavole di bronzo, come già scritto, dei congedati "tabulae honestae missionis".

RICOSTRUZIONE DELLA BIBLIOTECA
Nel centro del cortile vi è un gran bacino rettangolare che ha sul lato minore una scaletta per discendervi e si estende fin sotto le fondamenta del quadriportico. Il bacino, che sembrerebbe l' "impluvium" di un'insula, è di m. 9 × 25, così vasta dovrebbe essere un edificio imperiale, infatti un frammento d' iscrizione onoraria di Caligola fu ritrovato nei suoi scavi.

Dietro il quadriportico si trovano tre sale, una più grande di m. 8,5 × 7 nel mezzo e due piccole di m. 4,5 × 7 e 4,5 × 5 ai lati; due altre stanze laterali, poi, a cui si accede dalla navata destra del quadriportico, si estendono fin dietro il lato meridionale del tempio di Augusto. Il quadriportico forse serviva come sala da studio della Biblioteca, le altre sale e stanze da magazzini per i libri.

Nella navata laterale sinistra si apre una porta che conduce in un gran corridoio a volta, da cui si sale in alto mediante una rampa, interrotta da alcuni gradiniche comunica col primo piano della casa delle Vestali e con la Nova Via. Più in alto, si arriva sul tetto della Biblioteca, e un quarto braccio della rampa conduce al Clivus Victoriae, ove la rampa si incontra con la gradinata che sale dal tempio di Vesta. Altre salite a gradini conducono fino alla Domus Tiberiana.

La pianta dell' edifizio corrisponde ai precetti di Vitruvio, ed è simile ad altre biblioteche. L'edificio è orientato a NE., per avere la piena luce della mattina, preferita dagli antichi studiosi, e verso mezzogiorno e sud-ovest è perfettamente chiuso, come appunto prescrive Vitruvio, affinchè lo scirocco, il sole cocente del pomeriggio, e gl'insetti della stagione calda non vi penetrino.

IL TEMPIO DI AUGUSTO RITRATTO SU
UNA MONETA ROMANA
E' inoltre giustamente posta nel centro della città, a pochi passi dal Foro e dai palazzi imperiali, e nel medesimo tempo isolato dai rumori, assai conveniente ad una biblioteca.
Nel medio evo il Quadriportico venne trasformato nella navata centrale e nelle navi laterali della basilica; mentre delle tre sale si fecero il presbiterio e due cappelle.
Lastroni di granito grigio uniti insieme rozzamente formano il pavimento: nel centro del cortile presso e si vede un avanzo ottagonale di mattoni, forse la base di un ambone.

Nell' età cristiana il "Cortile di Minerva" fu trasformato nel vestibolo della chiesa, e un gran portone centrale e due porte laterali danno accesso all'ambiente principale della Biblioteca, un quadriportico sostenuto da quattro pilastri rettangolari di mattoni e da quattro colonne di granito con capitelli di marmo. È incerto se la sala centrale fosse da principio scoperta, oppure se sia stata chiusa con un tetto solo in età cristiana.

Nell' età cristiana, forse già prima del VI sec., fu posta nella sala maggiore della Biblioteca una cappella della Madonna, la quale fu ingrandita e decorata parecchie volte, mentre la sala maggiore della biblioteca fu ridotta a presbiterio.

Anche Paolo I (757‑767) e Adriano I (772‑793) decorarono la chiesa e durante la contesa iconoclasta, monaci greci cacciati dall'Impero orientale trovarono rifugio in Roma, nella chiesa e nel monastero.
Nel secolo IX la chiesa fu abbandonata sotto papa Leone IV (845‑856) e ad essa venne sostituita quella di S. Maria Nova, sulle rovine del tempio di Venere e di Roma. Naturalmente i resti antichi vennero distrutti, e solo in parte riutilizzati. Basti pensare che davanti al tempio di Venere e Roma c'era una fornace in cui si fabbricava la calce, proprio per volontà del papa, calcinando statue, colonne e decori del tempio pagano.

Le mura della Domus Tiberiana, crollando, coprirono gli avanzi della basilica e nel secolo XIII, quasi nel medesimo luogo, ma ad un livello superiore, fu costruita una piccola chiesa detta S. Maria libera nos a poenis inferni, (Santa Maria liberaci dalle pene dell'inferno) o S. Maria Liberatrice.



I SARCOFAGI

Accanto all' ingresso della rampa verso il Palatino è collocato un sarcofago di marmo con rilievi cristiani, rinvenuto sotto il pavimento della chiesa, ma del III-IV secolo, e quindi nella chiesa di S. Maria Antiqua adoperato per la seconda volta. Nell' angolo un secondo sarcofago, ma pagano, con maschere tragiche e comiche in rilievo, rinvenute anch' esso sotto il pavimento del basilica.

Nella navata destra, vicino all' ingresso, un terzo sarcofago dedicato, secondo l' iscrizione, da un centurione della coorte decima urbana, L. Celio Florentino, a sua moglie, Clodia Secunda, morta il 17 giugno 207 d.c., nell' età di 25 anni, 10 mesi e 14 giorni, dopo di aver vissuto in matrimonio per 7 anni, 4 mesi e 18 giorni "senza che mai una contesa fosse sorta fra loro" (sine querella). Anche questo sarcofago adoperato per la seconda volta, deve essere stato originariamente presso una delle grandi vie pubbliche, forse la Via Appia.




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