TEMPIO DI GIUNONE MONETA - ARACOELI



Giunone era la principale divinità femminile romana, sposa di Giove, re degli Dei, e pertanto Regina degli Dei. Da divinità italica legata alla natura e alle nascite, pian piano divenne protettrice dello stato romano, soprattutto contro i nemici di Roma, pur conservando il suo presiedere ai parti, alle matrone, alle fanciulle da marito e alla famiglia per antonomasia.

Il tempio di Giunone Moneta era un tempio romano situato sul Campidoglio, sotto o quasi la chiesa di Santa Maria in Aracoeli, che d'altronde non è mai stata scavata sotto le fondamenta.

Il nome originario era Santa Maria in Capitolio e sull'attuale nome, menzionato nei testi fin dal 1323, si narra una leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, per la quale la chiesa era sorta nel luogo dove Augusto, avendo avuto la visione di una bella donna con un bambino in braccio, avrebbe anche udito una voce che diceva "Questa è l'ara del figlio di Dio". Si trattava di Maria, madre di Gesù.

Al che Ottaviano sarebbe caduto in ginocchio e le avrebbe dedicato l'ara. Si dice infatti nei Mirabilia: "Questa visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo."


Bisogna tener conto che i Mirabilia Urbis Romae erano delle guide di viaggio che servivano ai pellegrini che si recavano nella città eterna e li guidavano per tutto il percorso. I primi Mirabilia nacquero nel XII secolo, quindi manoscritti, e per giunta impregnati di cattolicesimo, che dovevano blandire, credenti o meno, come i seguaci degli imperatori dovevano blandirli ed esaltarli.

Viene da pensare invece che vi fosse in origine un'ara dedicata a Giunone, che peraltro era definita Janua Coeli (Porta del Cielo), Aerea, e Caelestis.

 Che la chiesa sovrasti il tempio è dimostrato anche dal pavimento cosmatesco, cioè dell'antica pavimentazione fatta a pezzi e ricomposta a disegni che è caratteristica delle chiese, soprattutto romane, edificate sopra i templi pagani. contempla infatti marmo serpentino e porfido rosso che all'epoca della chiesa, del XIV sec. erano estinte da un pezzo.

Presso il tempio di Giunone moneta veniva anche convocato il popolo da un Pontefice nella Curia Calabra sull’Arx Capitolina, per udire sia l’annuncio del nuovo mese, sia i giorni delle successive fasi lunari in corrispondenza col primo quarto e cioè delle Nonae, fino al plenilunio o Idus.
Giunone Moneta, cioè "ammonitrice" dal latino monere, divenne "colei che mette in guardia, ammonisce" al tempo dell'assedio dei Galli di Brenno, nel 396 a.c., come narra Plutarco, quando le oche sacre del tempio di Giunone col loro starnazzare svegliarono l'ex-console Manlio che dette l'allarme dell'assalto.

Nel 396 a.c. infatti Roma era assediata dai Galli capitanati da Brenno e sulla cittadella del Campidoglio, un'area ben protetta dove molti romani si erano asserragliati, vi era un'area sacra dedicato a Giunone dove venivano allevate delle oche sacre alla Dea. Secondo un'altra tradizione l'appellativo di Moneta sembra derivi da un avvertimento rivolto ai romani dalla Dea Giunone durante la guerra contro Taranto, nel 272 a.c. ma il tempio sull'Arce era già stato edificato. Infatti fu votato da L. Furius Camillus durante la guerra con gli Aurunci, e fu dedicato sull'Arx nel 344 a.c..

Verso il 269 a.c., vicino al tempio venne edificata la zecca, cioà l'officina di conio, posta sotto la protezione della Dea Moneta. Da qui prese il nome la zecca e poi il denaro che vi si produceva, appunto la moneta.

Il tempio è comunque ben documentato come presente sull'Arx, sicuramente al di sotto della chiesa attuale, anche perchè c'era l'uso di cancellare il ricordo dei vecchi Dei ridedicando il tempio al nuovo Dio cristiano.

Nel giardino della chiesa fu trovata un'antefissa in terracotta, ma risalente agli inizi del V sec. a.c., mentre il tempio risale al 343 a.c., per cui dovrebbe trattarsi di un tempio e di un culto più antico della Dea.

Si sa pure dei gradus Monetae, la scalinata diretta al tempio di Giunone Moneta, probabilmente un prolungamento delle Scalae Gemoniae nel punto più alto della cittadella, e
sembra che i resti, muri in blocchi di tufo e strutture in opera cementizia, presenti nel giardino a lato della via di San Pietro in carcere e del Palazzo Senatorio siano da attribuire proprio al tempio.

Nel giardino di fronte all'ingresso di Sisto IV del palazzo Senatorio ci sono
resti di una struttura in blocchi di cappellaccio, attribuiti all'Auguraculum del tempio,
dal cui spazio ritualmente tracciato, rivolto verso il Foro, gli auguri osservavano il volo degli uccelli per interpretare i segni degli Dei.

I resti di un grande muro in opera quadrata di cappellaccio e tufo di Fidene conservati nel medesimo giardino, secondo alcuni le fortificazioni dell'Arx, per altri riferibili al tempio arcaico di Giunone Moneta.
Il rifacimento di età imperiale ha lasciato invece due muri paralleli in opera cementizia che si innestano perpendicolarmente alla struttura tufacea.

Quando nel III sec. a.c. l'officina monetale di Roma fu posta in Campidoglio, accanto al tempio di Giunone Moneta, e da essa i manufatti della zecca, l'officina fu posta sotto la tutela della Dea, che ne divenne protettrice ufficiale. Come tale fu raffigurata, già in età repubblicana, sulle monete.
Giunone Moneta, Iunio Moneta, durante l'Impero divenne Moneta Augusti o Sacra Moneta Augusti e fu rappresentata come una florida donna recante una cornucopia e una bilancia.

Sembra che il tempio venisse distrutto dall'incendio di epoca neroniana, comunque da allora non se ne hanno più notizie, anche se certamente fu riedificato, essendo un culto ed un tempio importante.


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