PAUSILYPON - POSILLIPO (Campania)




Posillipo figura già nelle fonti degli antichi Greci, i primi ad abitare il suggestivo promontorio ricoperto da rocce e alberi che si affacciava su uno splendido mare.

Ma dopo i Greci furono i Romani ad essere conquistati e a conquistare il territorio, infatti presso la spiaggia sono disseminate le rovine Romane che si inerpicano fino al più alto lembo della collina. Ancora si possono scorgere i resti delle aperture che ventilavano il tunnel che conduceva alla residenza di Publio Vedio Pollione, la meravigliosa villa del ricco liberto.

Proprio qui sorgono la Villa Imperiale di Pausilypon, affiancata dai resti dell'imponente Teatro del I secolo a.c., appartenuti a Publio Vedio Pollione e oggi parte del Parco archeologico di Posillipo.

Publio veniva infatti da una famiglia di liberti, ma era cosi' ricco che potè raggiungere l'ordine equestre. Soprattutto servì egregiamente Augusto come consigliere economico nella riorganizzazione della provincia dell'Asia (27-25 a.c.). A dimostrazione della sua fedeltà costruì un Caesareum nella propria città natale, Benevento.

BAIA TRENTAREMI
Pollione possedeva una enorme e bellissima domus sull'Esquilino e la meravigliosa villa di Posillipo.
Alla sua morte nel 15 a.c., lasciò parte delle sue ricchezze ad Augusto, il quale fece della villa a Posillipo una propria villa, mentre rase al suolo la lussuosa casa romana per costruirvi sopra il portico di Livia.

Accanto alla villa vi sono i resti di un anfiteatro. Con la caduta dell'impero la popolazione di Napoli si ritirò entro le sue mura e l'intera zona cadde in declino, preda delle invasioni barbariche e del saccheggio successivo dei cristiani.

Purtroppo gli ultimi popoli non hanno rispettato granchè questo stupendo paesaggio, basti guardare la villa moderna che sorge proprio nel parco non distante dalla villa imperiale, in pieno parco archeologico.

APOLLO

PARCO SOMMERSO DI GAIOLA

Sulla punta di capo Posillipo si trova il Parco sommerso di Gaiola, istituito nel 2002 dai Ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali, nelle acque che circondano gli isolotti della Gaiola, si estende dal porticciolo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi, con finalità di protezione sia Archeologica che Ambientale.

I dolci pendii degradanti verso il mare e le alte falesie di tufo giallo napoletano, ammantate dai colori della macchia mediterranea hanno da sempre esercitato un fascino particolare sui popoli che qui si sono succeduti.

APOLLO DOPO I LAVORI DI PULITURA
Il Parco sommerso ha anche una notevole importanza biologica: l'estrema complessità geomorfologica dei suoi fondali e la continua vivificazione delle sue acque, garantita dal favorevole sistema di circolazione delle acque costiere, hanno permesso l'insediamento in pochi ettari di mare di numerose comunità biologiche marine tipiche del Mediterraneo.

Ci meravigliamo non poco che un simile patrimonio non si sia potuto sottrarre al mare, come hanno del resto fatto i Paesi bassi per un territorio infinitamente più esteso.

Sarebbe stato visibile non solo ai sub ma a tutti visitatori che bene avrebbero apprezzato questa opera unica al mondo.
Anche per sottrarla all'attacco costante dei minuscoli abitanti del mare.


Per avere un'idea di ciò che il mare nasconde basti scendere in questi fondali e scorgere i marmi e le statue, spesso abbandonate al degrado che necessiterebbero di continua manutenzione per non essere erose dal mare.

Come ad esempio questo splendido Apollo qua sopra nelle due versioni sporca e pulita.

Il Parco sommerso di Gaiola è una piccola area marina protetta di 42 ettari di mare che circonda le Isole della Gaiola nel golfo di Napoli, un gioiello incastonato nel paesaggio costiero di Posillipo, a poca distanza dal centro della città di Napoli.

La zona è dovuta alla fusione tra elementi vulcanologici, archeologici e biologici. Sui fondali del Parco, infatti, è possibile osservare i resti di porti, ninfei e peschiere attualmente sommersi a causa del lento sprofondamento della crosta terrestre (bradisismo).

Per non parlare degli splendidi mosaici che spuntano dai fondali, continuamente ricoperti dalla sabbia e le alghe.

L'ISOLA DELLA GAIOLA

L'ISOLA DELLA GAIOLA

La maledizione

L'isola trae la propria denominazione dalle cavità che costellano la costa di Posillipo (dal latino cavea: "piccola grotta", e dunque attraverso la forma dialettale "caviola"). In origine, la piccola isola fu nota col nome greco di "Euplea" ("navigazione felice"), da Venere Euplea, protettrice della navigazione sicura e fu caratterizzata da un piccolo tempietto, di cui però non si sono ancora scorte le tracce

L'isola è molto vicina alla costa, raggiungibile con poche bracciate di nuoto. 
All’epoca era un unico blocco di tufo attraversato da una cavità.
La copertura di questa cavità si sarebbe assottigliata ed infine, nell’Ottocento, sarebbe crollata.

Oggi è sostituita da un piccolo ponte che collega i due tronconi in cui è rimasta suddivisa.

Altri sostengono invece che sia stata separata artificiosamente in epoca romana per volere del generale Lucullo.

Le prime notizie sulla Gaiola la danno utilizzata come punto di avvistamento o come base per gli addetti alle attrezzature portuali ed alle peschiere. Poi più nulla, come per tutto il complesso Pausilypon.

ISOLE DELLA GAIOLA
Testimonianze del ‘600 asseriscono che sulla più piccola delle isole napoletane esistevano ancora molti resti di edifici romani, mentre quelli alla sua base, che una volta affioravano dall’acqua, ormai erano già sommersi, poiché si considera che il fenomeno del bradisismo (che fa elevare e abbassare il livello terrestre) abbia provocato in zona un abbassamento del suolo di circa 3-4 metri da quando Pollione vi costruì la sua magnifica villa. 

Naturalmente non mancavano le famose peschiere delle ville romane, ed infatti anche Pollione ne era particolarmente appassionato e fiero. 
Restano, in una prolungamento dell’isola, dei blocchi di tufo attraversati da cavità ancora rivestite in muratura.
Nel 1648, dopo la rivolta che vide coinvolto il famoso Masaniello, l’isola divenne la base dei rivoltosi di Posillipo, che qui posizionarono i cannoni di una nave arenata nei paraggi. 

Di questa situazione tenta di approfittare Alfonso di Lorena per far ritornare la città sotto il dominio dei Francesi, ma la flotta Spagnola distrugge le sue speranze sconfiggendo definitivamente i rivoltosi, e spedendo di nuovo l’isola nell’oblìo.

Secondo altri i Borboni furono gli unici ad occuparsi delle bellezze campane e a farle restaurare.
Fu nel corso del ‘700 che la Gaiola riebbe la sua meritata fortuna, come tutta la zona di Posillipo, grazie alle sue bellezze naturali, ed anche archeologiche, per la verità, grazie ai viaggiatori stranieri, soprattutto pittori. 

Fra questi Pietro Fabris, il gallese Thomas Jones, il francese Volaire ed il tedesco Wilhelm Tischbein, amico di Goethe, che andava a disegnare e dipingere la domenica alla “Scuola di Virgilio” con i suoi allievi.

ISOLE DELLA GAIOLA
Negli anni venti è stata in funzione una teleferica che collegava l'isola alla terraferma.
All'inizio del XIX secolo, l'isola era abitata da un eremita.
Costui, che effettuava non si sa bene se guarigioni o pratiche magiche, venne soprannominato  "Lo Stregone",  e visse dei regali dei pescatori. 

Poco dopo, verso la metà dell'800, l'isola vide la costruzione di una villa che la caratterizza ancora oggi. 

La villa che sorge sulla terraferma, proprio di fronte a lei è chiamata “conventino”, forse perché costruita sui resti di un convento brasiliano, e fungeva da dependance o da riparo per i giorni di mal tempo in cui non era possibile raggiungere la villa sull’isola.

Nel 1873 la casa esistente sulla Gaiola è ampliata e trasformata, divenendo la sede della Società Italiana di Piscicoltura, fondata da Luigi de Negri, che acquistò l’isola nel 1871, ed ottenne dallo Stato la concessione di un’ampia zona di mare (compresi i ruderi contenuti) per la pesca. 

L’area si estendeva fino alla vicina cala di Trentaremi, ed è qui, nelle sue grotte, che il de Negri voleva impiantare i depositi e la fabbrica per la trasformazione del pesce pescato.

La società intendeva pescare in modo “moderno” da Gaeta a Capo Miseno, comprese Ischia, Procida e Punta Campanella (Sorrento) con i suoi quaranta battelli. 

Purtroppo la società ben presto fallì e la Gaiola fu acquistata dall’ingegnere inglese Nelson Foley, dirigente della Hawtorn-Guppy, azienda del periodo borbonico che si occupava di meccanica, sul lato orientale di Napoli.

La villa, che nasce in posizione privilegiata, fu anche di proprietà del celebre e inquietante Norman Douglas, autore della Terra delle Sirene.

La popolazione del luogo, generalmente, non ha mai visto di buon occhio la Gaiola, considerandola una sorta di "isola maledetta", che con la sua bellezza nasconde "sorti inquiete", nomea dovuta alla frequente morte prematura dei suoi proprietari.

Agli inizi del '900 risale l'episodio del "San Giorgio".

La "maledizione" della Gaiola non ha risparmiato, infatti, neanche la Marina Militare Italiana. Nel pomeriggio del 12 agosto del 1911 l'incrociatore San Giorgio, varato poco tempo prima nei cantieri di Castellammare, si schiantò a tutta velocità sulla secca davanti all'isoletta. Il comandante fu accusato di essersi "distratto" con una sua "amica" contessa e fu licenziato. Per liberare la nave i tecnici impiegarono più di un mese, nonostante l'utilizzo di cariche esplosive, dopo aver riparato le falle per rimorchiare l'incrociatore in cantiere.

Negli anni Venti i proprietari erano due: Grunback, che si uccise, e Hans Braun, anch'egli suicida dopo che la moglie fu uccisa da una mareggiata che la sbalzò fuori dalla teleferica mentre ritornava sull'isola.

La villa passò così al tedesco Otto Grunback, che morì d'infarto mentre soggiornava nella villa. 
Simil sorte toccò all'industriale farmaceutico Maurice-Yves Sandoz che morì gettandosi da una finestra di una clinica svizzera, convinto, erroneamente, di essere sul lastrico.

Il suo successivo proprietario, un industriale tedesco dell'acciaio, il barone Paul Karl Langheim, fu trascinato al lastrico dagli efebi e dalle feste, dei quali di solito amava circondarsi. Ne fu proprietario dal 1955 al 1965 poi fu mantenuto dal nuovo proprietario della villa: Gianni Agnelli, che subì però la morte di molti familiari.

Passò poi a Paul Getty il cui nipote venne rapito e mutilato di un orecchio, successivamente, a Gianpasquale Grappone, che la acquistò nel 1978 per 350 milioni; la sua sorte segnò anche quella della Gaiola: fu arrestato per bancarotta e l’isola fu rivenduta all'asta dal tribunale di Napoli.

Messa all'asta, l'isola è diventata finalmente proprietà della Regione Campania che nel 1983 comprò l'isola per circa 800 milioni di lire. Nel 1998 è stata concessa in affitto dalla Regione Campania all’associazione “Mare vivo” per la realizzazione di un “Centro Mediterraneo per la conoscenza, la valorizzazione e la diffusione delle risorse marine”.

Ma guarda caso, da allora non è più visitabile.

VILLA DI POLLIONE

LA VILLA IMPERIALE


Altro importante sito è la Villa Imperiale di Pausilypon, dove, tra uno dei panorami migliori del Golfo, è possibile ammirare anche i resti dell'imponente Teatro e di alcune sale di rappresentanza.

Dopo la battaglia di Azio (31 a..), Publio Vedio Pollione decise di ritirarsi dalla guerra e dagli affari per trascorrere gli ultimi suoi giorni nella sua splendida villa di Pausilypon, che significa “sollievo dal dolore”. 
Molto interessanti, in vari punti delle vestigia, sono le presenze delle condutture dell'acquedotto (rivestite in malta idraulica), segno di ulteriore opulenza di chi vi soggiornava.

Molti imperatori trascorsero periodi di ozii nella splendida villa a picco sul mare. L'ultimo ad abitarla fu Publio Elio Traiano Adriano.
Accanto alla villa, fece costruire anche un teatro di 2000 posti, un odeon per piccoli spettacoli, un ninfeo e un complesso termale.

I resti di altre domus romane si possono scorgere a Marechiaro, lungo la spiaggia, oppure alla Calata Ponticello, risalendo il borgo, dove si possono scorgere una colonna a base ionica ed una nicchia in laterizio. 
Sulla spiaggia, invece, andando verso la Gaiola si può ammirare ciò che rimane della "Villa degli spiriti" anche detta “Villarosa”. 

Proseguendo lungo la costa, verso occidente, è possibile notare il perimetro della “Scuola di Virgilio” dove si riteneva che il "vate" praticasse arti magiche.


Il parco è stato riaperto al pubblico dopo i lavori di restauro nel 2009 per la kermesse Maggio dei monumenti grazie anche alla collaborazione del "Centro Studi Interdisciplinari Gaiola". 

Oggi il parco sta venendo pian piano riscoperto dai cittadini napoletani ma anche dai turisti stranieri grazie alla strutturazione di diversi itinerari di visite guidate ed ai laboratori didattici per le scuole curati dal CSI Gaiola onlus.

Nel 2010 l'amministrazione municipale annunciò l'intenzione di recuperare l'impianto funiviario dismesso negli anni sessanta che rappresenta la soluzione ideale per superare gli ostacoli di accesso al parco.



IL TEATRO

Qui, nell'incanto di uno dei paesaggi più affascinanti del Golfo, è possibile ammirare i resti del teatro della Villa di Pollione.

L'ODEON
Ma accanto al teatro ci sono anche le vestigia del più piccolo teatro dell'Odeon. 
Gli Odeon erano teatrini adibiti a rappresentazioni musicali, ai concorsi di poesia e di musica, che non raccoglievano una grande folla nè abbisognavano di una vasta arena, ma solo di una buona acustica.

Non mancano alcune sale di rappresentanza della villa (visibili ancora tracce dei decori murali), le cui strutture marittime fanno oggi parte del limitrofo Parco sommerso di Gaiola, su cui si affacciano i belvedere a picco sul mare del Pausilypon.

GROTTA DI SEIANO

LA GROTTA DI SEIANO

La grotta di Seiano, un capolavoro architettonico di rara bellezza, è un traforo lungo 770 m, scavato in età imperiale nella pietra tufacea della collina di Posillipo, che congiunge la piana di Bagnoli con il vallone della Gaiola, passando per la baia di Trentaremi.

La cosiddetta grotta, ovvero il sottopassaggio, fu costruita da Lucio Elio Seiano, prefetto di Tiberio, che, come riportano le fonti, nel I sec. d.c. ne commissionò l'allargamento e la sistemazione.

Sembra però che un precedente traforo fosse stato realizzato una cinquantina di anni prima dall'architetto Lucio Cocceio Aucto per volere di Marco Vipsanio Agrippa, onde collegare la villa di Publio Vedio Pollione e le altre ville patrizie di Pausilypon ai porti di Puteoli e Cumae.

La galleria, orientata in direzione est-ovest, si estende per circa 770 metri, con un tracciato rettilineo ma una sezione variabile sia in altezza che in larghezza.
Dalla parete sud si dipartono tre cunicoli secondari, terminanti con aperture a strapiombo sulla baia, che forniscono luce ed aerazione.

Caduta in disuso e dimenticata nel corso dei secoli, fu rinvenuta casualmente durante i lavori per una nuova strada nel 1841 e subito riportata alla luce.
Anzi venne  resa percorribile per volontà di Ferdinando II di Borbone, che molto amava le antichità, diventando meta di turisti. 
Nel corso della II guerra mondiale fu utilizzata come rifugio antiaereo per gli abitanti di Bagnoli.
Gli eventi bellici, alcune frane nel corso degli anni cinquanta, e la solita incuria per i monumenti la riportarono in un vergognoso stato di abbandono.
Ed è attraverso l'imponente grotta di Seiano che si accede al complesso archeologico-ambientale che racchiude parte delle antiche vestigia della villa del Pausilypon.



GROTTE DI TRENTAREMI

Il Parco Sommerso di Gaiola rappresenta per la Città di Napoli un’occasione unica per riscoprire le meraviglie del proprio mare. Questo itinerario è stato quindi studiato per visite guidate specifiche nell’Area Marina Protetta.

Dopo una presentazione delle peculiarità del Parco con l’ausilio di materiale audiovisivo presso il Centro Visite (Discesa Gaiola 27/28) si scenderà al porticciolo della Gaiola dove ci si imbarcherà sull'Aquavision, il battello a visione subacquea.

L'itinerario di snoderà dal borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi, illustrandone le caratteristiche naturalistiche, vulcanologiche e storico-archeologiche.



SCOPERTA UNA SPLENDIDA VILLA ROMANA

Venne riportata alla luce nel 2004 durante i lavori di restauro della cripta della Chiesa Madre di Positano. E´ una villa romana considerata la più grande scoperta archeologica avvenuta in Costiera negli ultimi decenni. Negli ultimi anni sono stati scoperti splendidi affreschi sulle pareti della villa ed anche delle opere di grande valore come ippocampi, colonne dorate, grifoni, amorini a cavallo e un bellissimo pegaso alato.

La villa sarebbe stata costruita in un periodo compreso tra il I sec. a.c. ed il I sec. d.c. Il proprietario originario dovrebbe essere il liberto Posides Claudi Caesari, dal cui nome deriverebbe anche il toponimo Positano.
Favolosi gli sfondi architettonici che fungono da cornice per le raffigurazioni.

La villa giace nei pressi dell’attuale Chiesa dell’ Assunta, sigillata da una coltre di lapillo dell’eruzione vesuviana del 79 d.c., alta poco più di ½ metro, che con le pressanti piogge solidificò e indurì con effetti piuttosto dannosi per le strutture della villa. 

Il suo processo di seppellimento fu simile a quello di Ercolano: schiacciata nella morsa del fango indurito, la parte che più si trovava addossata al fianco del vallone sicuramente subì meno danni, mentre la parte più bassa venne trascinata fino al mare.


La villa, di età giulio-claudia, risulta dai saggi e scavi  formata da un peristilio con colonne laterizie stuccate, chiuse da un muretto basso e continuo, pluteo, riempito di terra all’interno e adibito a fioriere. Forse l’angolo nord costituiva l’ingresso alla villa e da lì si estende un lungo criptoportico visibile anche qui per tre lati (dei quali uno solo dell'originaria lunghezza di m. 32),  in opus incertum.

Questa residenza estiva era stata creata sullo schema della domus con ampio giardino (che nel corso del tempo si amplierà moltiplicandosi e frazionandosi nella direzione di un parco naturale con opere portuali e vivai per l’itticoltura), come attesta l’archeologo Amedeo Maiuri che la scavò nel 1934.
La villa nell'alto medioevo è stata saccheggiata dei reperti più preziosi; molto è stato il materiale di reimpiego. 

Dalla villa infatti, provengono le paraste e le colonne distribuite nell’aria antistante l’arenile, così come il dolio vicino alla "Buca di Bacco” e una base di labrum al centro del piazzale davanti alla scala con i leoni. 




Due grandi frammenti architettonici decorati di epoca romana, sovrapposti, costituiscono invece la base della croce in ferro davanti alla chiesa del Rosario a piazza dei Mulini.

Sui resti della villa fu costruita una abbazia per cui quattro colonne furono inglobate come sostegno all’interno della cripta (‘700) e con l’avvento dell’età moderna è stata di nuovo sepolta ma dal piazzale antistante (Mingazzini 1977).  

Lo scavo settecentesco di Carlo Weber:
 "si trova, sotto terra, alla profondità di circa 30 palmi, un famoso edificio antico, il cui primo mosaico è di marmo bianco e molto pregiato, però sino a questo momento appare senza disegni.
In questo punto è stato asportato il lapillo per costruire immediatamente al lato del campanile, e proseguire in maniera da indicare che il tempio antico è situato al di sotto della chiesa e che si era, a beneficio della chiesa, scavato per molto tempo diverso materiale antico di colonne ed altro, il che è dimostrato dai mosaici di vari disegni e dai marmi antichi verdi e gialli che ho visto collocati come pavimento del presbiterio. 

Si ebbero poi venduto colonne ed altri reperti alle monache di S. Teresa a Napoli; questi reperti furono molto apprezzati e mediante questo beneficio si costruì più grande la chiesa che prima era molto più piccola

Al riferito mosaico seguono, discostandosi dalla chiesa, alcune stanzette con le pareti dipinte rappresentanti ornamenti, piccoli vasi, grifi, foglie etc., il cui intonaco dipinto è per la maggior parte caduto perché in cattive condizioni; ne conserva alcuni piccoli frammenti il citato Atanasio.

Successivamente ho visto due colonne grandi in laterizio, con intonaco rosso molto vivo, che accompagnano  lateralmente un condotto d'acqua, circolarmente, che rappresenta la delizia di un giardino con vasca.

Dopo si vede un altro condotto, simile al precedente, con colonne in laterizio intonacate bianche e, al suo lato, un giardino a pianta quadrangolare, il cui lato maggiore è quasi 200 palmi ed è circondato da un corridoio con pavimento di astragli e pilastri intonacati e avente al centro una vasca con condotto di scarico.

Questo è quanto ho potuto osservare in detti luoghi dando ordine al riferito Atanasio perché faccia chiudere e incassare la prima grotta e le stanzette con pietre e terra pestata, con tre pilastri di malta per assicurare il campanile…. 

E´ dunque una villa romana di spettacolare bellezza considerata la più grande scoperta archeologica avvenuta in Costiera negli ultimi decenni. 
Nel corso degli scavi sono stati scoperti splendidi affreschi con cornici in stucco, al di sotto delle quali, sulla parte sinistra è raffigurato un ippocampo e, sulla destra, un’aquila adagiata su un globo; mentre nel riquadro centrale dell’affresco compaiono un pegaso e due amorini, questi ultimi sono di stucco e resi in rilievo.
Le raffigurazioni sono inquadrate da raffinati sfondi architettonici, fra cui spiccano l’architrave classico da cui si eleva il cavalluccio marino ed il soffitto cassettonato, in un insieme animato dalla corposa e vivace gamma cromatica incentrata sul rosso “pompeiano”, sull’azzurro e sul giallo ocra.
All’interno della coltre fangosa (formata da materiali piroclastici) sono emerse le impronte cave di grossi pali lignei di sostegno del soffitto in tegole e coppi. Alcuni risultano spezzati e dislocati insieme a parti dei muri in opus reticulatum di tufo giallo.





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