VILLA ADRIANA



RICOSTRUZIONE

La villa fu creata come luogo di ritiro da Roma, dato che ad Adriano non piaceva la reggia del Palatino a Roma, si che durante gli ultimi anni del suo regno governò l'impero da Tivoli. Veramente nessun imperatore apprezzò tanto il palazzo creato dai suoi predecessori, ma Adriano detestava l'affollamento, la promiscuità, gli intrighi e il caos di Roma, dove risiedette il meno possibile, viaggiando il più possibile.

MAPPA ZOOMMABILE DELLA VILLA 
Villa Adriana è la più vasta e la più ricca delle ville imperiali romane.
Fu in parte ispirata alla Domus Aurea di Nerone, la grandiosa reggia romana quasi distrutta dopo la morte dell'imperatore, costruita dagli architetti Severo e Celere.

Il progetto della villa tiburtina è invece attribuito allo stesso imperatore, che ebbe fra i suoi numerosi interessi anche l'abile esercizio dell'architettura.

La costruzione della villa tiburtina iniziò l'anno successivo alla sua ascesa all'impero, e lo accompagnò per il resto della sua esistenza. Amante del bello, Adriano era appassionato di architettura ed attuò personalmente il disegno e la progettazione degli edifici, con particolare predilezione per gli edifici a cupola, probabilmente aveva architetti collaboratori, ma curò personalmente la progettazione e pretese gli fossero sottoposti tutti i temi di realizzazione e decorazione.

RICOSTRUZIONE

Scelse il sito della nuova residenza imperiale fuori dal caos di Roma, ma a 17 miglia dalla città, tra la Via Prenestina e la Via Tiburtina, sul vasto pianoro salubre che si estende ai piedi dei Monti Tiburtini, ben drenato e ricco di cave di materiali da costruzione come travertino, pozzolana e tufo, e in cui convergevano all'epoca ben quattro acquedotti: Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia.

Qui, tra le molte ville rustiche che fin dall'età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli, ne esisteva una del periodo Sillano, ampliata da Giulio Cesare, passata poi in proprietà alla moglie di Adriano, Vibia Sabina, di antica nobiltà italica. Fu questo il primo nucleo della villa, ampliato poi da Adriano.

Lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature indica una progettazione unitaria del complesso, e dai bolli laterizi emergono tre fasi di costruzione più attive: 118-121, 125-128 e 134-138 d.c..
La complessità della residenza rappresentò la fantasia, la conoscenza dell'arte, l'amore per la bellezza e un po' la voglia di isolamento dell'imperatore. Adriano era appassionato di architettura ed intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione degli edifici, con una predilezione per gli edifici a cupola, non sappiamo quali architetti lo aiutassero, ma sappiamo che egli ne curò personalmente la progettazione e che pretendeva gli fossero sottoposti anche i problemi particolari della realizzazione e dell'ornamentazione.

RICOSTRUZIONE

Patrimonio dell'umanità

Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità con questa motivazione:

"Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell'antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo."



DESCRIZIONE

E' un grandioso complesso di rovine di palazzi, terme, teatri, palestre e portici. Costruita sui colli a Sud di Tivoli, contiene le riproduzioni a scala dei luoghi ed edifici che più avevano colpito l'imperatore nei suoi viaggi attraverso le province: il Liceo, l'Accademia, il Pritaneo e il Pecile di Atene, il Canopo sul delta vecchio del Nilo, la vallata di Tempe in Tessaglia e gli Inferi immaginati dai poeti.

Villa Adriana era un complesso di oltre 30 edifici, su un'area di 1 kmq in cui molto resta ancora da scavare. Fu il più grande esempio romano di Giardino Alessandrino, ricreato su un paesaggio sacrale.

La villa includeva palazzi, diverse terme, teatri, templi, librerie, quartieri di abitazione per cortigiani, pretoriani e schiavi, edificata sull'ispirazione di stili molto diversi, soprattutto greci ed egizi.

Adriano stesso fu l'architetto della villa, ispirandosi ai suoi numerosi e lunghi viaggi, come nelle cariatidi del Canopus, o il Dio egizio della fertilità Bes. Il cosiddetto Teatro Marittimo è di stile ionico, ma costruì edifici con archi corinzi, come nel Canopus, mentre il Serapeo è di chiara architettura romana.

(Le scritte in corsivo sono ottocentesche, per comprendere quanto ancora restava all'epoca e quanto fu depredato prima e anche dopo)

"Oltre le case e gli edifizi magnifici che racchiudeva questa Villa, vi furono tre teatri maestosi di forme differenti, e straniere ai Romani. Se si debba prestar fede a Sparziano ciascuna parte di questa Villa portava il nome della città, o del luogo particolare di cui conteneva i principali edifizi o monumenti. Non ci resta in oggi che pochissimi vestigi di tutti questi mirabili edifizi; avendoli i Goti quasi interamente distrutti, durante il lungo soggiorno che vi fecero."

Il Teatro Greco

"Il primo monumento che si trova in questa Villa è un teatro. Anche in oggi se ne scoprono i sedili, la scena, le camere degli attori, l'orchestra, e li portici. In oggi essendo il tutto visibile non può dubitarsene, ma al tempo suo il Ligorio non potè riconoscerli per tali essendo tutti ricoperti da spineti."

Il teatro ha forma semicircolare come i teatri greci, con una cavea scavata nel tufo della collina, divisa in due settori e con un'unica gradinata centrale. Dai disegni di ligorio e Piranesi si scorge sulla sommità una costruzione rettangolare, forse un tempietto. Ai piedi della cavea l'orchestra dove alloggiava il coro, opposto al proscenio degli attori.

Due erme della commedia e della tragedia trovate nei pressi ed oggi conservate nei musei vaticani con tutta probabilità provengono da lì, dato anche il carattere greco delle sculture. Ne restano la parte inferiore del proscenio e alcune gradinate.


Ippodromo

"Dalla parte dei Ponente vi era uno spiazzo circondato da portici e lungo 352. piedi, largo 242. si crede che allora sia servito di cavallerizza; in oggi vi si veggono soltanto qualche nicchia e qualche avanzo di poca considerazione in mezzo agli olivi che adombrano questo sito."
Si conosce la passione di Adriano per le corse a cavallo che faceva con grande abilità fino alla profonda stanchezza.

IPPODROMO

Edifizio con una Fontana

"Vicino al Casino del Conte Fede vi era un edifizio in cui si scoprono ancora delle nicchie per statue, ed una grotta semicircolare ornata di verdura, che serviva di fontana, vicino alla quale è una camera, rimarchevole per gli vari stucchi ben conservati, de' quali è decorata la volta."


Il Pecile

"Questo è un muro di circa 592. piedi di lunghezza, a cui erano appoggiati due portici uno al Settentrione, l'altro al mezzogiorno, che avevano il loro prospetto sopra due vaste piazze. Il Pecile in Atene era un portico ornato di superbe pitture, rappresentanti le belle imprese degli Ateniensi; che fu dipinto da Polignoto gratuitamente. Le rovine che si trovano sopra la piazza del Pecile, presso ai portici già detti, sono quelle del luogo ove l'Imperatore e li personaggi distinti assistevano ai giuochi d'arme che vi si facevano."

Il Pecìle è una ricostruzione della "stoà poikìle" (portico dipinto) e cioè il centro politico e culturale che accoglieva grandi opere d'arte ad Atene, la città prediletta da Adriano nei suoi numerosi viaggi. Era costituito da un monumentale quadriportico che accoglieva un grande giardino con piscina al centro, di m 100 x 25.

Ne resta un muro alto 9 m e un ingresso monumentale costituito da un doppio portico con colonne ormai depredate. I muri che la racchiudevano ne facevano luogo ideale per meditazioni e passeggiate.



Le cento camerelle

"Traversando la piazza del Pecile, e giungendo al muro opposto, simile in tutto al precedente, si entra per un'apertura nel luogo chiamato comunemente le cento camere. Queste in alcuni siti sono a due e tre piani, secondo il pendio o l'elevazione del terreno. Le Camere non avevano fra loro alcuna comunicazione, non essendovi altra apertura che la porta che rimane sopra la via, e che nel tempo medesimo serviva di finestra. Qualcuno pensa che questo fosse il quartiere delle guardie dell'Imperatore, altri sostengono che no; io sarei del sentimento de' primi; ciò che rende più probabile il primo sentimento, si è il vedersi su l'angolo, formato da' due muri, una torre circolare, ov'è una abitazione più distinta e più comoda, e che si può ragionevolmente supporre essere stata destinata al Capitano delle dette guardie."

Per sostenere la vasta spianata del Pecile, si costruì un'alta sostruzione di 15 m, suddivisa in numerosissimi vani distribuiti su quattro piani, dalle dimensioni di m 4,70 x 6,25. Si pensa che vi fosse alloggiata la guardia imperiale, mentre secondo altri sono cellette per gli schiavi. Sembra un po' azzardatala seconda ipotesi, dato che ogni cella era piuttosto ampia, anche più di un a stanza odierna di città.


Bagni di Heliocamino

Sembra essere il complesso più antico della villa, con una sala circolare culminante in un occhio centrale, apribile mediante un opercolo in bronzo azionato da macchinari, che permetteva la fuoruscita dei vapori secondo necessità.

Sul lato sud ovest aveva finestre a vetri con intelaiature in piombo e bronzo, per scaldare le terme nel pomeriggio, visto che di solito le terme romane aprivano a mezzogiorno fino al tramonto. 


La sala aveva bocchette per il calore sulle pareti e sul pavimento con riscaldamento a encausto, per cui era una vera e propria sauna. Le pareti e il pavimento erano di marmo, nella sala e nei corridoi avevano un mosaico a tessere bianche.



La residenza estiva

Una salita dal museo del Canopo porta a questa parte periferica della villa, con splendida posizione panoramica, il Piccolo Palazzo di residenza estiva con vista sulla campagna romana.


La torre di Roccabruna

Ne resta il basamento quadrato e la facciata con due nicchioni semicircolari. Era in opera listata, con alternanza di mattoni e tufelli.

All'interno una grande sala a pianta ottagonale, coperta da cupola, dove a nord est e sud apre tre nicchioni rettangolari, alternati a nicchioni semicircolari. La porta doveva essere a ovest, con un nicchione rettangolare aperto. Il pavimento reca tracce di un'opera sextile in cui i marmi lavorati e policromi formavano un disegno a cerchi concentrici.

La sala era a cupola con costoloni impostati sugli archi dei nicchioni. I piani superiori sembra fossero tre e tutti circolari a cui si accedeva esternamente mediante una rampa inclinata. Il piano superiore, anch'esso a pianta ottagonale, aveva un portico con 18 colonne doriche, non c'è traccia dei piani successivi.

Poteva essere semplicemente un belvedere, data la struttura però che ricorda chiaramente un faro, data anche la rampa inclinata che presuppone la salita di animali per il carico della legna da bruciare in cima, era forse la copia di un faro monumentale incontrato da Adriano nei suoi viaggi.


Il Ninfeo

Presso il Pecile si estende una struttura un tempo ritenuta uno stadio; scavi del 1958 hanno consentito di identificarla come ninfeo, con una vasca semicircolare e fontane con ricchi giochi d'acqua. Ad est della struttura si apre un quadriportico con peschiera, mentre ad ovest, verso il Pecile, fu realizzato un edificio dalla tipica architettura adrianea, con un ambiente porticato a pianta rettangolare con fontana al centro e un ampio salone diviso in tre navate e delimitato su tre lati da esedre porticate.


Sala dei Filosofi / Tempio degli Stoici

"Viene chiamato Tempio degli Stoici questo monumento per le sette nicchie nelle quali si suppone essere state le statue de' sette Savi. Secondo il rapporto di Pirro Logorio l'interno di questo tempio era in antico intonacato di porfido."

E' una grande sala rettangolare absidata sul fondo con sette nicchie, sopra uno zoccolo di 3 m, di raccordo tra il Pecile e il teatro Marittimo, più in alto del primo e più basso del secondo.

La tesi più probabile non è di una biblioteca, ma di una sala di riunioni ornata da sette statue di grandi personaggi filosofici, oppure vicini all'imperatore Adriano.

Le nicchie avrebbero ospitato le statue di sette saggi, forse di filosofi greci, visto che Adriano era uno studioso e un appassionato di filosofia greca. Lo conferma anche l'orientamento ad oriente, come raccomandato da Vitruvio, sia per la luce che per evitare le muffe sui papiri.



Teatro Marittimo

E' una delle prime costruzioni della villa, forse la prima provvisoria residenza di Adriano nel sito. L'isola artificiale, realizzata su un canale anulare, ha al centro una villa in miniatura a più ambienti, disposti intorno a un cortiletto porticato con fontana al centro.

Le sue caratteristiche di separatezza fanno del luogo il rifugio privatissimo dell'imperatore. Iniziato nel 118, fu edificato a un solo piano, molto diverso da un teatro romano, costituito da un pronao di cui non resta più nulla, mentre sono riconoscibili la soglia dell'atrio, tracce di mosaici pavimentali e colonne.

All'interno ha infatti un portico circolare a colonne ioniche, con volte a crociera. Il portico si affaccia su un canale con un isolotto di 45 m di diametro, con un atrio e un portico in asse con l'ingresso, oltre a un piccolo giardino, un piccolo complesso termale, alcuni ambienti e pure delle latrine.

La struttura non prevedeva alcun ponte in muratura che collegasse l'isolotto al mondo esterno, usando invece due ponti levatoi in legno, azionabili solo dall'isolotto da ruote metalliche di cui ancora si scorgono i solchi di guida in fondo al canale.

Si trattava probabilmente dell'eremo privato dell'imperatore, il suo più intimo rifugio. Infatti per accedervi deve essersi servito di un ponte mobile, dopodichè solo l'imperatore poteva, una volta tolto il ponte, abbassare o levare i passaggi sul canale, manovrabili solo da lì.

Oggi i due ponti sono stati rifatti in muratura con materiali d'epoca.





La Biblioteca

"Uscendo da questo teatro marittimo si veggono a sinistra alcune rovine di camere, la volta delle quali ancora è ornata di pitture. Le rovine e il luogo ov'erano situate le colonne d'ordine Corintio, che vi sono state trovate fanno congetturare che queste camere appartenessero alla Biblioteca. Vi erano due scale per montare al primo piano del quale oggi non se ne scopre vestigio."


Tempio di Venere

"Tornando al tempio degli Stoici e prendendo a sinistra, si veggono gli avanzi di due tempi colle loro nicchie, che si credono essere appartenuti a Diana ed a Venere."
Era un tempietto circolare dorico con una copia dell'Afrodite Cnidia di Prassitele, ora conservata nell'Antiquarium accanto al Canopo. Si ergeva nella spianata semicircolare di un ninfeo, con pavimento in opus sectile a vari disegni. Ne restano 4 colonne con relativa trabeazione e altri pochi resti, la statua è il calco di quella originale.


Palazzo Imperiale

"Si congettura che questo luogo, più elevato degli altri, fosse il Palazzo Imperiale; vi sono molte divisioni in questo sontuoso edifizio, che ha due piani:, li muri del primo benché elevati al di sopra del terreno, sono doppi in più siti; benché non se ne sappia la ragione, si può pensare che fosse per preservarsi dall'umidità. 

Una buca serve in oggi d'ingresso in questo Palazzo, e dopo di esservi passati si trova una galleria quadrata che fa il giro del cortile, e nella quale si scopre ancora qualche vestigio di pitture a fresco."

Le grandiose rovine del palazzo imperiale vero e proprio, articolato in tre nuclei intorno ad altrettanti vasti cortili porticati o peristili, si estendono per un'area di circa 50000 mq.


La Piazza d'Oro

Il vasto spiazzo di forma quasi quadrata, di m 51 x 60, è chiamato Piazza d'Oro sia per i materiali di grande pregio, sia per le originali soluzioni architettoniche celebrate dagli studiosi.

Vi si accede da un vestibolo a pianta ottagonale sormontato da una cupola a spicchi sferici sorretta da otto colonne. In uno degli ambienti adiacenti sono conservati alcuni fra i più bei mosaici pavimentali della villa.

Il peristilio è delimitato da un doppio portico con 60 colonne di granito e cipollino, sul quale si affaccia, fra altri ambienti, la grandiosa sala imperiale, che ripete la pianta ottagonale del vestibolo. Restano alcune
tracce dei finissimi fregi in marmo che adornavano i vani adiacenti.


Il peristilio di Palazzo

Verso nord si stende il nucleo centrale del palazzo, organizzato intorno a un grandioso peristilio, il secondo fra i tre grandi cortili porticati su cui si apre il vastissimo complesso imperiale.

Vi si affaccia una grande sala con pianta basilicale con tre navate, pavimentata a mosaico con cinque quadri in mosaico policromo, non più in sito.

Il riquadro dei Centauri è a Berlino, mentre gli altri, con leone che assale un toro, un paesaggio pastorale con divinità femminile, un paesaggio con capre e pecore pascenti e dea seduta, quattro
maschere sceniche ed altri sono nei Musei Vaticani.


Gli hospitalia (o Camere per ospiti)

Sviluppato su un lato corto del Cortile delle Biblioteche, ha un grande peristilio che accede a nord est a un lungo edificio con dieci vani collegati da un ampio corridoio, a tessere bianche e nere, che conduce poi a una grande sala comune, con nicchie sulla parete di fondo.

I cubicula erano disposti due a due, e ogni camera aveva tre alcove rettangolari evidentemente per tre letti, con pavimenti musivi a tessere bianche e nere.


Il padiglione di Tempe

È una grande terrazza panoramica, che si protende al di là degli "hospitalia" sulla valle del fosso dell'Acqua Ferrata, a cui Adriano dette il nome di una poetica valle della Tessaglia. Purtroppo gli scempi edilizi ne hanno deturpato il paesaggio.


Sala dei pilastri dorici

Collocata fra il peristilio di Palazzo e la piazza d'Oro, era probabilmente destinata all'amministrazione della
giustizia.

Ricca di linee curve con volta a botte che corre fra il muro perimetrale e i pilastri, molto più alti rispetto al tradizionale ordine dorico.


Il ninfeo di Palazzo

Fra gli ambienti che attorniavano la sala era uno dei ninfei del palazzo, forse il maggiore, chiuso da un alto muro semicircolare a forma di esedra, in opera reticolata con tratti a mattoni e con due vasche poste al centro di un piazzale lastricato in opus spicatum.

Date le dimensioni era probabilmente utilizzato come triclinio estivo, ed era uno degli ambienti che attorniava la Sala dei Pilastri dorici.


L'Accademia o Piccolo Palazzo

Molto di questo complesso monumentale e dell'intera villa è ancora da scavare. Intorno ad un peristilio si aprono diversi edifici, fra cui un padiglione a pianta esagonale.

L'accademia era considerata uno degli ambienti più importanti di Villa Adriana, si trova oltre la Torre di Roccabruna lungo il muraglione di sostegno.

Essa si presenta con sale maestose; qui furono trovate le famose statue dei due centauri, giovane e vecchio, e la statua in marmo rosso del Fauno conservate nel Museo Capitolino facente parte del complesso dei Musei Capitolini. Forse residenza per alloggiare i dignitari della corte imperiale.


Tempio di Apollo

"Presso di questo muro sono le rovine del Tempio di Apollo, colle nicchie per le nove Muse. Una parte del Tempio sussiste ancora, ma l'altra è interamente rovinata e quasi distrutta."
Presenta una sala rotonda a due piani coperta da cupola purtroppo distrutta.


Le Piccole Terme


Sono le meglio conservate, poste a sud-est del Pecile, probabilmente destinate alle donne. In effetti Adriano volle nelle terme i due sessi separati, ma non c'è prova che queste terme fossero femminili.

Presentano eleganti soluzioni innovative, come la sala ottagonale, destinata a tepidarium, con i lati alternativamente rettilinei e convessi, e una sala a pianta ellittica con due vasche nelle absidi. La piscina, con i due lati minori absidati, era fiancheggiata da gradinate marmoree.

Di ceto successive alle Terme di Heliocaminus, con facciata rivolta a nord in opus reticolatum, il che dimostra il rifacimento di un edificio preesistente, con tre nicchie in precedenza inquadrate da colonne.



Le Grandi Terme

Di dimensioni assai maggiori, probabilmente per gli uomini, con la classica successione degli ambienti termali romani, che qui percorriamo a ritroso. 

Quello che incontriamo per primo, infatti, era utilizzato come frigidarium, una imponente sala absidata nelle cui pareti sono presenti nicchie per statue. 

Segue una sala circolare, sormontata da una volta a cupola traforata da quattordici fessure, utilizzate probabilmente per far passare la struttura di sostegno di un velario rotondo. 

In altre sale sono ancora visibili i condotti, passanti sotto i pavimenti, appoggiati su pilastrini (suspensurae) creati per la circolazione del vapore generato da caldaie (praefurnia).


Terme delle Donne


"Sortendo da queste camere si prende a destra e le prime rovine che s'incontrano a sinistra sono le Terme, o bagni destinati alle donne. 


Ognuno sa che nelle Terme vi dovevano essere almeno cinque sorta di camere diverse, chiamate: Frigidaria, nelle quali erano i bagni freddi; Tepidaria, ove era l'acqua tiepida; Calidaria, ove era la calda; Sudatoria, nelle quali si eccitava il sudore per mezzo dell'aria calda e finalmente Unctuaria, ove si profumavano nel sortire da' bagni, come l'indica Andrea Bacci, nella sua opera intitolata de Thermis veterum

Da ciò che si è detto non è da stupirsi nel vedere le superbe rovine delle quali è coperto questo sito, e che possono servire a far conoscere l'immensità e la magnificenza della fabbrica della quale hanno fatto una parte. "


Terme degli Uomini

"Queste sono in qualche distanza delle precedente, e non gli erano in alcuna cosa inferiori. Sparziano assicura, nella vita da lui scritta di Adriano, che quest'Imperatore aveva fatto costruire delle Terme separate per gli uomini e per le donne. In oggi non si vedono che de' miseri vestigi di quelle de' primi."


Grandi e Piccole Terme

"In asse con la valle del Canopo si levano i resti di due stabilimenti termali detti, per le loro differenti dimensioni, Grandi e Piccole Terme. La diversità delle dimensioni indica che diversi dovevano essere i destinatari: ospiti di riguardo e famiglia imperiale per le Piccole Terme, decorate con grande ricchezza e raffinatezza, e personale addetto alla Villa per le Grandi Terme.


Degli altri edifici annessi a questo complesso, costituiti da una serie di ambienti, si ritiene fossero destinati ad alloggio della guardia imperiale, sono detti infatti Pretorio, o del personale della Villa. Tra questo complesso e il Pecile sorgono resti di altri edifici, tra cui un Edificio con tre esedre considerato un vestibolo di accesso ai palazzi imperiali."



Scuole Filosofiche

"A qualche distanza di queste Terme vi sono quattro Saloni a volta che comunicano fra loro. Un qualche avanzo di pittura che vi si scorge anche adesso, serve ad indicare che questo luogo era altra volta superbamente ornato in questo genere. Se ne ammirano ancora gli stucchi, lavorati perfettamente, in una di esse volte; ed io penso che questi Saloni fossero destinati agli studi Filosofici. Questa rimaneva incontro delle Scuole, e nel sito in cui se ne veggono le rovine."


Canopo

"Tutto l'edifizio era all'Egizia altra volta ripieno di acqua; oggi è una vigna; ma per poco che si cavi la terra si scopre subito il pavimento sopra cui l'acqua correva. Quest'edifizio rappresentava il Tempio dedicato a Serapide nella città di Canopo, situata presso Alessandria. Secondo alcuni Scrittori vi era in questo sito un canale pieno di acqua al quale si portava di giorno e di notte una folla immensa di popolo, cantando e danzando sopra delle barche e s'abbandonava ad ogni sorte di ebrezza e di piacere.

Gli Oracoli che si rendevano in questo Tempio vi attiravano questo concorso immenso e continuo di uomini e di donne. Adriano fece eseguire il Canale ed il Tempio in una vallata della sua Villa, lunga piedi 588. e larga 226. Si veggono nel Tempio molte nicchie, ove erano delle statue, a' piedi delle quali l'acqua sortiva da fontane. Si vede ancora attorno di questo Tempio una Galleria dipinta e per la quale passavano diversi canali. Nella grossezza del muro vi sono delle cellette nascoste dietro le nicchie, che servivano a' Sacerdoti per scendervi occultamente dalla volta.
"


Ispirato al Canapa egiziano, il canale navigabile di 20 km che univa Alessandria d'Egitto all'antica città di Canapa. Adriano era legato a questo luogo soprattutto per il ricordo di Antinoo, il suo bellissimo favorito che vi era annegato, forse volontariamente. 

Il canale, in realtà uno specchio d'acqua di metri 120 x19, accoglie nel fondo un grandioso ninfeo semicircolare, coperto da una semicupola a spicchi rivestita da mosaico bianco. Sulle pareti nicchie per statue, e dai gradini scendeva l'acqua raccolta poi in una vasca esterna.

A est era inquadrato da un doppio colonnato che sosteneva una pergola, mentre ad ovest da un solo colonnato tra cui, al posto delle colonne, 4 cariatidi copia di quelle dell'Eretteo e 2 Sileni con canestro sul capo. A nord erano inserite tra le colonne le statue di Athena, Ares ed Hermes, e due "amazzoni ferite", copie di Fidia e Prassitele.

Gli scavi del Canopo degli anni '50 hanno portato alla luce numerosissime sculture e statue, oggi esposte in gran parte nel Museo Vaticano (chissà perchè, visto che trattasi di stato estero) e in quello Capitolino a Roma. Quelle che si vedono attualmente nel Canopo sono i loro calchi. 

Tra queste le statue coricate del Nilo e del Tevere, una Sfinge, una Lupa coi gemelli, un coccodrillo fungente da fontana. Un meccanismo idraulico poi creava una cascata sopra cui troneggiava una statua di Iside. A sud del canale stava invece una piscina rettangolare con esedra a spicchi lisci e concavi terminante a cupola. Alcune statue rinvenute recentemente sono conservate nel Museo del Canopo.


Fabrica appartenente al Canopo

"Questa fabrica situata al principio del lato occidentale, era della lunghezza medesima del Canopo, da cui dipendeva; vi era dal lato opposto una fabrica consimile che gli corrispondeva.


Ad una certa altezza al di fuori de' muri si veggono delle grosse pietre, ornate con qualche segno di cornice; si può ragionevolmente congetturare, che reggessero allora una balaustra o balcone destinato per coloro che volevano godere dello spettacolo delle feste di Serapide.

Le camere di quest'edifizio potevano forse rappresentare i luoghi di crapola, che gli autori, de' quali si disse sopra, assicurano aver esistito nel canopo di Egitto."

Si tratta di un ninfeo addetto ai banchetti estivi, detto Serapeo, adatto per la frescura data dalla semicupola e gli zampilli d'acqua.



GLI SCAVI

L'area scavata di villa Adriana occupa circa 120 ettari, un'estensione di terreno vastissima per un complesso privato, sia pure di proprietà imperiale. Non è tuttavia certo che la sperimentazione attuale comprenda l'intera superficie del comprensorio adrianeo.

Dopo la morte di Adriano, avvenuta nel 138 d.c., la villa continuò a far parte dei beni della Casa Imperiale, come mostrano i bolli laterizi pertinenti a restauri del III sec., ma fu progressivamente abbandonata e durante il medioevo ridotta a terreno agricolo, poi utilizzata come cava di materiali edili di pregio (marmi, mosaici, decorazioni) per le case di Tivoli, e come riserva di pietra da cui estrarre calce.


Nel Rinascimento si destò l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili per la villa. Ma l'interesse della chiesa fu soprattutto predatorio: alla ricerca di statue e marmi furono fatti eseguire scavi da papa Alessandro VI Borgia, poi dal cardinale Alessandro Farnese, poi dal cardinale Ippolito II d'Este, per il quale Pirro Ligorio prelevò grandi quantità di materiali destinati sia alla villa di Tivoli che a quella di Roma.


 Villa Hadriani

LANCIANI: 
Nel tomo I, p. 164, ho riportato un passo dell'Alveri II, 105 relativo alla vendita delle statue trovate in Villa Adriana, fatta dagli Altoviti ai duchi di Savoia nella prima metà del seicento. Vedi anche tomo II, p. 116. 


Alcuni ricordi di questo negozio sono stati pubblicati dal Fiorelli nel tomo li dei Docum. pp. 408-409. Una lettera dell'ambasciatore conte di Vische al principe di Piemonte, in data 28 maggio 1611, dice, fra le altre cose: «ho fatto chiamar li Sig. Altoviti per saper l'ultimo prezzo delle statue et altre robbe date in lista... si sono abbassati sin alli sette milla scudi » . 

Non ostante la viltà del prezzo, la corte di Torino trascinò le cose cosi in lungo che, un anno dopo, ai 16 giugno, il povero ambasciatore tornava a scongiurare il Duca « che per propria riputatione massime dopo tante dilationi . . . accettasse il partito delli 6000 contanti". Ma essendosi i venditori accontentati di una caparra, i primi marmi poterono essere imbarcati a Ripa nel 1614. 

Al Ligorio si deve la prima rilevazione topografica della villa nel 1560 e attualmente nella biblioteca di Windsor. La villa riscoperta fu frequentata, sia per conto di ricchi committenti, sia da architetti come Antonio da Sangallo il Vecchio e Francesco Borromini, e artisti come i Piranesi per trarne ispirazione. All'inizio del '700 gran parte della villa fu acquisita dalla casata Conte che iniziò una campagna di scavi e la adornò con cipressi e viti, ma vi costruì anche sopra rovinando vari monumenti.
Dal XVI al XIX secolo si moltiplicarono gli scavi, anche da parte dei proprietari dei terreni sull'area della villa, come il conte Fede o i Gesuiti ai quali apparteneva l'area del Pecile, e le oltre 300 opere maggiori ritrovate (ritratti, statue, erme, rilievi, sculture, mosaici) furono disperse per le collezioni private ed i musei di mezza Europa.

Nel 1870 lo Stato acquistò il comprensorio dalla famiglia Braschi, la maggiore proprietaria dei terreni ma altre parti rimasero, e sono ancora,cosa incredibile, in mano a privati. Furono intrapresi scavi e restauri, che riportarono alla luce la stupefacente architettura degli edifici e talvolta anche stucchi e mosaici superstiti. Le ricerche continuano, ma l'esplorazione del sito è lungi dall'essere completata.


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