FONTE DI GIUTURNA - LACUS IUTURNAE





Virgilio. Eneide:
"Lacrima oculos Iuturna profundit terque quaterque manu pectus percussit honestum.."
Giuturna profuse lacrime dagli occhi
per tre quattro volte percosse l'onesto petto...

Sul Palatino in epoca remota già si venerava la Dea Giuturna, divinità delle sorgenti che da qui scaturivano.

Declassata come molte Dee a ninfa, era divinità tutelare di tutti gli artefici che lavoravano con l'acqua "qui artificium aqua exercent", come ad esempio i vasai.

Si ritiene che il nome derivi dal verbo iuvare (aiutare), ma non convince, perchè sembra più che altro una derivazione di Turno, Iuturna, da cui la parola Diuturno-a, come la parola Diana viene da Iana e Giano da Ianus. La trasformazione della J in "g" e in "d" è classica dei Romani sulla lingua latina originaria.

Diuturna era anche un antico appellativo di Diana.
La Fonte di Giuturna, o lacus Juturnae, era dedicata alla ninfa sorella del re dei Rutuli, Turno, ma forse più che ninfa e più che sorella, visto che a lungo riesce a proteggere la sua vita, finchè deve arrendersi al fato, un po' come Apollo, nell'Iliade, è costretto ad abbandonare il suo protetto Ettore.



L'ACQUA MIRACOLOSA

Il confine del lacus nei primi secoli d.c. è segnato da una soglia di travertino, sulla quale, secondo le vestigia, era un rastrello; questa soglia formava un quadrato di m. 10 per ogni lato.

In età tarda la parte orientale del lacus venne coperta con un grande arco laterizio, il quale serviva per allargare una delle stanze situate fra il lacus e la salita verso il Palatino.

Queste stanze servivano per il culto dell'acqua salutare a cui ricorrevano i malati. La stanza più grande ha nel mezzo della parete di fondo una nicchia rettangolare, dinanzi a cui giaceva coricata la statua (ora rimessa al posto) di Esculapio con il fanciullo ministrante (camillus), portatore del gallo, sacrifizio prediletto del Dio. E' evidente la sostituzione della Dea con Esculapio, facente parte del successivi culto apollineo.

Altre statue di divinità salutari, come i Dioscuri con cavalli, opere originali di artisti della Magna Grecia, V sec. a.c., e una statua arcaica di Apollo (senza testa), ora rimessa in piedi, furono rinvenute nel bacino, spezzate in molti frammenti.

Le acque sacre e pertanto miracolose del suo santuario, vennero pertanto raccolte nel bacino diventato di m 5,10 per lato, profondo circa 2 m. e rivestito di marmo, nel cui centro resta un piedistallo rettangolare in reticolato tufaceo, sopra cui erano collocate le due statue dei Dioscuri (ritrovate a pezzi nel bacino ed oggi esposte nell' Antiquarium), in ricordo dell'apparizione dei due gemelli presso la fonte.

Lo alimentavano due sorgenti sull'angolo NE. e NO, e le pareti del bacino erano, nell'età imperiale, incrostate di marmo bianco.

Sopra il gradino che circonda il lago è posto un bell'altare marmoreo ornato con rilievi sui quattro lati: sopra i lati minori sono effigiati Giove con scettro e fulmine, e Leda col cigno; sopra uno dei lati maggiori Castore e Polluce, sull'altro una figura femminile con in mano una grande fiaccola: Diuturna, antica Dea della luce e delle acque.

L'edificio del IV sec. d.c., ha un'iscrizione su base marmorea, sopra cui stava una statua di Costantino dedicata, con l'edificio, il 1 marzo 328 d.c. da Flavio Mesio Egnazio Lolliano, curatore delle acque, stessa epoca del mosaico bianco e nero del corridoio, su cui sono rappresentati battelli e animali acquatici.

Più a destra un gruppo di monumenti ben conservati: un'edicola, probabilmente per una statua di Giuturna, che ha dinanzi un pozzo. L'epistilio con l'iscrizione IVTVRNAI Sacrum non è stato trovato qui, ma presso il lacus; ma appartiene con molta probabilità all'edicola.

Il puteale di marmo bianco situato dinanzi l'edicola fu dedicato, secondo l'iscrizione, dall'edile curule M. Barbazio Pollione, forse al tempo di Augusto.

Il pozzo, restaurato nel II-III sec. d.c, serviva ancora in epoca tarda, come dimostrano i numerosi incavi sul margine superiore, prodotti dall'attrito delle corde. Dopo il trionfo del cristianesimo, il puteale fu involto in uno strato di mattoni e calcinacci; dinanzi vi fu costruita una piccola scala, il cui gradino superiore era un'ara di marmo, la quale, al momento dello scavo, fu trovata col rilievo verso terra, e venne rialzata più tardi. Il rilievo rappresenta Giuturna col fratello Turno, il principe guerriero dei Rutuli.



GIUTURNA

Virgilio narra nell'Eneide che Giuturna, figlia di Dauno e sorella di Turno, prenda l'aspetto del defunto condottiero Camerte per radunare l'esercito dei Rutuli e guidarlo contro i Troiani.

Poi cerca di proteggere il fratello nel duello contro Enea, ma alla fine è costretta ad abbandonarlo per ordine di Giove. L'infelice sorella piange e si percuote il petto, disperandosi perché non può morire con lui.

Secondo una leggenda fu amata da Giove che le offrì l'immortalità ed il dominio sui corsi d'acqua. Secondo un'altra versione fu moglie di Giano, dal quale ebbe Fons.

Il suo culto è probabilmente originario di Lavinio, dove è ricordata una fonte Iuturna.

Nel Foro romano esiste un Lacus Iuturnae, e nell'Ara sacra di Torre Argentina la Dea aveva un tempio edificato nel 241 a.c., su voto di Gaio Lutazio Catulo per la vittoria su Cartagine nella Battaglia delle Isole Egadi, dove era venerata insieme a tutte le sue ninfe, come Diana insomma.



GLI SCAVI

Lo scavo, avvenuto nel 1900, ha riportato in luce la sorgente, che già in età repubblicana aveva un aspetto monumentale.

Il bacino, più basso di circa 1 m rispetto al livello attuale, corrispondente alla pavimentazione augustea, è in opus reticolatum, fine II - inizi III sec. a.c., con restauri in opera reticolata più curata, di inizio Impero, probabilmente concomitante al restauro tiberiano del tempio dei Dioscuri.

Sul bordo della fonte vi è il calco della base qui rinvenuta, di cui l'originale è all'Antiquarium, di età traianea, con la rappresentazione dei Dioscuri, dei loro genitori Giove e Leda, e della ninfa Giuturna.

Il tempietto della divinità, anch'esso aggiunto in età traianea, è a sud del bacino, appoggiato all'Oratorio dei Quaranta Martiri, sormontato da un'iscrizione con dedica a Giuturna. Davanti ad esso un pozzo marmoreo con l'iscrizione, ripetuta due volte, dell'edile curule del periodo augusteo M.Barbatius Pollio ed un'ara, di età severiana, con la rappresentazione di Giuturna e di suo fratello Turno.

L'antichissimo lacus Juturnae è effigiato sulle monete della gens Postumia coniate circa il 90 a.c. Gli avanzi scoperti nel 1900 e 1901 appartengono a un restauro dell'età imperiale; al tempo di Costantino una parte dell'edifizio serviva per usi amministrativi (statio aquarum).




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