CORINTO (Grecia)



TEMPIO DI OTTAVIA
 "Uno de’ più magnifici fra i cittadini romani fu Giulio Cesare, quanto avido della pompa, altrettanto amante delle arti. Ei fece grandi collezioni di gemme incise, di figure in avorio e in bronzo, e di quadri d’antichi pittori, e impiegò al tempo stesso gli artisti allora viventi per formare i gran monumenti che eresse nel secondo suo consolato. 
Edificar fece in Roma il magnifico suo foro, e sontuosissime fabbriche elevò a proprie spese per l’Italia tutta, nelle Gallie, nelle Spagne, e nella Grecia medesima. Fra le colonie destinate a ripopolare le abbandonate città, e a rifar le distrutte, una mandonne a far risorgere Corinto dalle sue ruine, nella qual occasione molti antichi monumenti furono disepolti. Forse a quell’epoca riferirsi deve una grande e bella statua di Nettuno disotterrata nella città medesima alcuni anni addietro, appiè della quale evvi un delfino con quella iscrizione sul capo:
 
Π. ΛΙΚΙΝΙΟС
ΠΡΕΙСΚΟС
ΙΕΡΕΥС...

da cui rilevasi essere stata eretta quella statua da P. Licinio Prisco sacerdote: e si vede che la forma delle lettere è di que’ tempi. Talvolta il nome della persona, che ha fatta ergere la statua, trovasi unito a quello dell’artista"
(Johann Joachim Winckelmann)

Secondo il mito Corinto fu fondata da Sisifo figlio di Eolo, però tradizionalmente, fu fondata dai Dori.e si erge è a 10 km sud-ovest dall'Istmo di Corinto, che univa la Grecia centrale al Peloponneso, e a 3 km dal suo porto principale, il Lecheo, a nord ovest. che dava sul golfo di Corinto. La città disponeva anche del piccolo porto di Cencreo, ad est, sul golfo Saronico. Su entrambi i golfi i corinzi fondarono così empori commerciali e porti.

Alla sommità della città c'era l' Acrocorinto, cioè l’acropoli, una collina di roccia a 573 m slm che si innalzava a 8 km a sud del golfo di Corinto, costituendo una posizione strategica per i collegamenti commerciali terrestri e marittimi. Sull'acropoli si ergeva un muro di tipo ciclopico, forse miceneo.

La zona immediatamente a sud del golfo di Corinto era una ricca pianura agricola che forniva l'occorrente per il cibo.   In zona altri resti micenei, ma non si è ancora certi fosse un centro abitato. I reperti archeologici indicano una occupazione del sito a partire, almeno, dal II millennio a.c.

STRADA DEL LICHEO, RESTI DEI NEGOZI
La città arcaica, a parte la comune acropoli, era composta da varie comunità isolate e distanziate fra loro. Quella successiva, in epoca classica, si sviluppò a nord dell’Acrocorinto, a circa 5 km a sud della costa su un altopiano calcareo a 80 m slm.

Corinto era la città del tempio di Venere:
" nel quale erano piu di mille meretrici apparecchiate a' servigi de' forestieri onde ne venne questo proverbio Greco: '[korinthiázein]', cioè fare all'usanza di Corinto, che voleva dire star ne' piaceri amorosi: et un'altro che diceva, 'Non esser lecito a ciascuno andar a Corinto'. Questa città scrive Thucidide, ch'era il mercato di tutta la Grecia: et Filippo Macedone diceva, ch'ella, Calcide in Negroponte, et Demetriade in Thessaglia, perche cosi bene eran fortificate; erano i ceppi et le catene della Grecia. 

Di qui venne quel rame tanto celebrato da gli antichi, detto Corinthio,et la Colonna Corinthia. Presso questa è il monte Acrocorinto sopra l'Isthmo, o stretto, ch'è bagnato da amendue i golfi: et molti dicono che sopra questo era posta la Città, et altri dicono la rocca di detta città, la qual si chiamava Acrocorinto. 

Era anchora nella parte piu stretta dell'Isthmo la terra Cencrea co'l porto del medesimo nome: et presso Corinto fu la città Efira. Evvi il fiume Asopo, che scendendo dal monte Cronio; passa per mezo la provincia di Corinto, et va nel golfo di Patràs. "

FONTE PEIRENE

LA STORIA

I reperti archeologici testimoniano una occupazione del sito a partire, almeno, dal II millennio a.c.


VIII a.c.

La storia della città per alcuni inizia nell’VIII sec. a.c., quando vigeva la monarchia, a cui successero
- I BACCHIADI

Famiglia aristocratica di origine eraclide che, dopo la caduta della monarchia primitiva fra il sec. VIII e il VII a.c. (per 90 anni, secondo Diodoro; per 200 anni secondo Strabone)  governò Corinto. Tra di essi veniva eletto il supremo magistrato della città.
La vera espansione commerciale della città, con l'esportazione della ceramica, comincia verso la metà del sec. VII, quando i Bacchiadi cominciano a declinare e si verifica l'avvento dei Cipselidi. Durante il loro governo, nella II metà del sec. VIII a.c. vennero fondate Siracusa e Corcira l'attuale Corfù.
Della loro caduta, nel 650 a.c,. e dell'avvento di Cipselo ci narra Erodoto. I vasi nello stile proto-corinzio, a partire dal 725 a.c., sono stati ritrovati in quasi tutte le sue colonie.


VII a.c.
I Cispelidi

 Ressero Corinto dal 620 al 550 a.c., Corinto, si appropriarono  delle importanti miniere argentifere dell'Illiria meridionale. Dotata di una flotta numerosa, Cointo ebbe rapporti con l'Egitto, la Lidia e le città greche dell'Asia Minore. A Periandro succedette Psammetico, che finì assassinao attraverso una rivolta popolare che pose fine alla tirannia.

Nel VII sec. venne eretto un gigantesco tempio dorico, il Tempio di Apollo, con il tetto coperto da tegole in terracotta. Il tempio dominò poi la città di Corinto dalla collinetta omonima, insieme all’abitato e alle fontane di Glauco e Pirene. Nello stesso secolo venne fondata la colonia di Potidea verso il 600 ac. su Pallene, la penisoletta più occidentale della Calcidica, in Tracia, per facilitare il commercio con il Regno di Macedonia.
La pittura vascolare a figure nere a partire dal 625-600 a.c. si diffuse nell’Italia peninsulare e nell’area egeo - anatolica. 


VI a.c. 
I giochi istmici

In questo secolo nascono i giochi istmici che furono riorganizzati nel 582 a.c., con cadenza biennale, nel secondo e nel quarto anno di ogni Olimpiade, in primavera, ad aprile-maggio, e sotto il controllo della città di Corinto, in particolare dei Cipselidi. I Giochi duravano parecchi giorni e si svolgevano vicino al tempio di Poseidone, in un bosco di pini a sud-est dell’Istmo. 
Corinto era una grande potenza marittima, anche per la riscossione dei dazi doganali fra il Peloponneso e il centro della Grecia. Poteva inoltre inviare navi a ovest attraverso il golfo omonimo e ad est attraverso quello di Saronico. I suoi cittadini, impegnati come erano nei commerci, si mantennero sempre lontani dalle guerre, e anche questo agevolò lo svolgimento dei Giochi, che ebbero un carattere popolare.
Patrono dei Giochi era Poseidone, fratello di Zeus, che regnava sul mare. Il suo culto era legato all’origine dei Giochi stessi, perché secondo il mito, i primi concorrenti all’Istmo erano stati gli Dei Elio e Poseidone, che avevano gareggiato per il possesso del luogo. Essi avevano scelto come arbitro un uomo, Briareo, figlio dello stesso Poseidone, che avrebbe assegnato l’Istmo al padre e l’Acrocorinto a Elio, che poi lo avrebbe successivamente ceduto ad Afrodite.

La maggior parte delle informazioni sui giochi vengono dai resti degli edifici e degli oggetti trovati dove si svolgevano i giochi. La ricchezza e la varietà delle offerte votive rinvenute tra le rovine del tempio di Poseidone, permettono di valutare l’apogeo di questo culto nel VI secolo. Tra gli oggetti ritrovati ci sono haltéres (pesi da palestra), uno di piombo e uno di pietra, punte di giavellotto e strigili. Sono state rinvenute anche numerose conchiglie di mezza grandezza, che dovevano avere una simbologia particolare nei riti in onore di Poseidone.

BEMA - TRIBUNA DELLE ARRINGHE

V a.c.

Dal V secolo a.c. la città fu circondata da un muro di fortificazione che incudeva gran parte dell'area urbana ed agricola e numerosi santuari. Dopo le Guerre Persiane, l'aumentato potere di Atene indebolì i contatti esteri e politici di Corinto che, a causa di ciò, si alleò nel 431-404 a.c. con Sparta nella guerra del Peloponneso.


IV a.c.

Dal IV secolo a.c. incluse nella cinta anche il porto del Lecheo. La valle del Lechaion e le zone vicine si riempirono di santuari, edifici e monumenti, nonché una serie di una strade che la univano ad altri centri abitati.

Ma nel 395-386 a.c., Corinto si alleò con Atene nella guerra contro Sparta.
La sconfitta delle forze greche a Cheronea (338 z.c.) diede modo a Filippo II di lasciare una guarnigione macedone presso Corinto.


III a.c. 

Durante il IV e il III secolo a.c. una guarnigione macedone occupò l’Acrocorinto sotto il controllo di Tolomeo I, Demetrio Poliorcete e Antigonos.
Venne espugnata da Arato nel 243 a.c., quando la città aderì alla Confederazione achea. Sotto il dominio macedone Corinto rifiorì, ma nel 224 a.c. si rivoltò aderendo alla rinnovata Lega Achea di cui divenne la guida.


II a.c.

Nel II sec. a.c. Corinto subì l’occupazione romana. Il console Romano Lucio Mummio (che riceverà il cognomen Acaicus e un trionfo), con 23.000 fanti e 3.500 cavalieri, avanzò nel Peloponneso insieme agli alleati di Creta e Pergamo, contro la Lega Achea, guidata dal generale acheo Dieo che si accampò a Corinto con 14.000 fanti e 600 cavalieri. Gli Achei eseguirono un attacco notturno all'accampamento dei romani, infliggendo loro pesanti perdite.

Il giorno dopo gli Achei attaccarono nuovamente battaglia, ma la loro cavalleria, in pesante inferiorità numerica, si diede alla fuga di fronte a quella Romana. La fanteria Achea invece si difese molto bene finché un'unità di 1.000 soldati Romani caricò il fianco acheo, rompendone lo schieramento.

Alcuni Achei trovarono rifugio a Corinto, ma non fu organizzata alcuna difesa poiché Dieo fuggì in Arcadia. Corinto, nel 146 a.c., fu totalmente distrutta dall'esercito romano e tutti i tesori e le opere d'arte furono depredate.

Secondo la tradizione Lucio Mummio  uccise tutti gli uomini e vendette come schiave le donne. L'annientamento di Corinto segnò una svolta nella politica Romana, perchè quella guerra contro la città greca fu la prima combattuta da Roma non per difendersi da un pericolo, ma per attaccare.
L'ammirazione per le opere di Corinto fu enorme a Roma, ma non per Mummio, cui stupì molto l'alta offerta di Attalo II di Pergamo per un'opera di Aristeides messa all'asta dopo il saccheggio di Corinto (un Dioniso degli inizi del IV sec. a.c.), da ritirarla dalla vendita sospettando virtù nascoste nel dipinto. Al posto dei 600.000 denari offerti, fece collocare, più che altro per superstizione, il dipinto nel tempio di Cerere a Roma, che ebbe la prima opera d'arte di pittura straniera in un luogo pubblico.

La città  rimase abbandonata finché nel 44 a.c. Giulio Cesare la ricostruì e la fece capitale della provincia di Acaia, quindi vi stabilì una colonia di veterani, la Colonia Laus Iulia Corinthiensis. 

TEMPIO DI OTTAVIA

I a.c.

Nel 27 a.c. Corinto divenne la capitale della provincia romana di Achaia. Sotto il dominio romano si eseguirono grandi opere di ricostruzione: il foro, l'anfiteatro, le terme, il ginnasio, l'arco trionfale, i grandi bagni pubblici, oltre a botteghe e lussuosissime abitazioni. Fu istituito un nuovo piano urbanistico e una nuova organizzazione rurale.


I d.c.

Nel I sec. d.c. l’imperatore Vespasiano rinnovò e ristrutturò la colonia con il nome di Colonia Iulia Augusta Flavia Corinthiensis. Corinto fu abitata ininterrottamente attraverso il tardo periodo romano e bizantino. 


III d.c.

- Nel 395 d.c. Corinto subì il saccheggio dei Barbari e il disastroso terremoto del 521 d.c. che fece rovinare molti monumenti. Ma il colpo di grazia le fu imposto dal sacco dei Crociati nel XII secolo. 



L'ISTMO (O IL CANALE) DI CORINTO

Secondo le antiche fonti, risulta che lpidea di aprire l'Istmo venne al Tiranno di Corinto Periandros, uno dei sette Saggi dell'Antichità, nel 602 a.c., ma abbandonò il progetto, per non provocare la collera degli Dei. Infatti chiesto un responso alla Pitia, questa rispose « Non costruire e non scavare l'Istmo. Giove pose le isole dove le voleva ".

Probabilmente il responso fu indotto dai sacerdoti dei diversi templi, da cui le Pitie dipendevano, che temevano con l'apertura dell'Istmo di perdere i ricchi doni dei commercianti che non avrebbero piu' avuto alcuna ragione di rimanere a Corinto. Ma soprattutto Periandros voleva mantenere la posizione privilegiata di controllo del transito commerciale del Mediterraneo.
Tuttavia le difficoltà dei trasporti mercantili via terra spinsero poi il Tiranno di Corinto Periandros a costruire il famoso diolko, una pista lastricata, ricoperta di legno sulla quale le navi scivolavano a quell'epoca, unte di grasso e attraversavano l'Istmo da una costa all'altra.

Si diceva che le navi "Iper-Istmisonto", venivano tirate da un mare all'altro via terra mentre le merci venivano trasportate da animali da soma. Per questo passaggio le navi pagavano un pedaggio molto alto che dava alti proventi a Corinto. 

Tre secoli dopo Periandros, nel 307 a.c., Dimitrios Poliorkitis tentò di realizzare lo stesso progetto di aperture dell'Istmo, ma abbandonò l'idea quando gli ingegneri egiziani interpellati  gli dissero che la differenza tra il livello del Mare di Corinto e quello del Saronicos era tale da farsi che, con l'apertura dell'Istmo, le acque del mare di Corinto avrebbero invaso il Saronicos, Egina, le isole vicine e le coste. 
Durante l'epoca Romana, dove l'ingegneria regnava sovrana, ossia 2,5 secoli dopo, Giulio Cesare nel 44 a.c. e Calligula nel 37 a.c. progettano l'apertura dell'Istmo ma abbandonano il progetto per ragioni politiche e militari.
Ritentò Nerone, nel 66 d.c mettendo all'opera i suoi ingegneri. I lavori iniziarono nel 67 d.c da ambedue i lati del Istmo (Corintiacos -con Saronicos),  migliaia di operai. L''imperatore dette il primo colpo nella terra dell'Istmo con un'accetta d'oro. Gli scavi erano arrivati a 3.300 m, ma furono fermati quando Nerone dovette tornare a Roma per l'insurrezione del Generale Galva.
Morto Nerone, subito dopo il suo ritorno, il progetto venne abbandonato. Si disse all'epoca che scavando l'Istmo sia emerso del sangue, e si insinuò fosse quello della madre che Nerone aveva assassinato
Quando, anni più tardi, tentarono i Veneti a tagliare l'Istmo, apparve lo stesso fenomeno, dovuto evidentemente agli strati di roccia argillosa risaliti dalle acque sotterranee che donavano loro il pigmento rosso.

Ad aprire il canale ci provò anche Erode Attico, ma, come i Bizantini più tardi, si fermarono subito. Dopo vari secoli, ci provarono i Veneti, cominciando però gli scavi dalla parte del mare di Corinto, ma anche loro dovettero rinunciarvi.
Dei tentativi neroniani e dell'accortezza e praparazione degli ingegneri romani si è avuto prova durante l'apertura definitiva del canale, quando vennero trovati trovati 26 pozzi sperimentali di 10 m ciascuno per capire di quale roccia si trattasse e di quanta densità avesse nei vari punti, e diverse trincee dell'epoca per arginare l'acqua in caso debordasse improvvisamente. 



L'ANTICA CITTA'

I primi scavi furono effettuati nel 1886, poi nel 1892 - 1895 dai Greci. Dal 1896 al 1906, e pure alcuni odierni, gli scavi sono tutti di Scuola americana. 
Ed ecco un elenco di ciò che fu e di ciò che ancora oggi è possibile vedere. Oltre al tempio arcaico di Apollo (metà del VI secolo a.c.) e all'agorà, la maggior parte delle testimonianze archeologiche risalgono al periodo romano e comprendono:
- Agorà
- templi, tra cui il tempio di Apollo,
- le terme, 
- il ginnasio, 
- un arco trionfale, 
- botteghe e case. 
- Fonte Pirene, 
- Odeon, 
- Teatro, 
- Anfiteatro.
Tre sono le zone in cui si divide la città antica: 
- l'Acrocorinto; 
- la città vera e propria ai suoi piedi; 
- il porto del Lecheo.
MURA DI CORINTO

LE MURA

La fortificazione originale fu modificata parecchie volte in seguito alle varie invasioni. Oggi presenta un insieme di poderosi bastioni romani, bizantini, franchi, veneziani e turchi che racchiudono resti di cappelle bizantine e di case e moschee turche.  Delle mura è rimasto solo qualche tratto a conci regolari a cui, come riferisce Strabone, si univano delle lunghe mura che raggiungevano quelle della città bassa, formanti insieme un circuito di 81 stadi. 
Notevoli tratti della cinta urbana sono stati riconosciuti e, lungo questi, la porta verso il Lecheo e quella verso l'Istmo. Le mura, munite di torri, seguono le creste delle colline ed i burroni, che ne facilitavano la difesa.



L'ACROCORINTO

All'interno della fortificazione di Corinto si ergevano edifici religiosi, civici, commerciali e nazionali così come un gran numero di mercati, fabbriche e taverne si accalcavano attorno al centrale Tempio di Apollo. La maggior parte dei resti oggi visibili risalgono al periodo di ricostruzione romana.

Sull'Acrocorinto è rimasto molto poco di ellenico sotto le sovrapposte mura turche e veneziane. Il maggior numero di notizie ci viene dalla tradizione letteraria: esso costituiva sia l'acropoli della città che il santuario per cui la città era famosa. 
Del tempio di Afrodite, situato sulla più alta delle due sommità di Acrocorinto, magnificato nell'antichità e nominato anche per i riti di prostituzione sacra, rimane un misero resto sulla cima del monte.



L'AGORA' GRECA

Nella zona della città antica, i resti più cospicui si trovano attorno all'agorà ed al tempio di Apollo. realizzato in stile dorico nel VI sec. a.c. A sud del tempio si apre un'immensa agorá, delimitata lungo il lato meridionale dalle fondamenta di una stoá, il portico colonnato costruito per accogliere le personalità politiche convocate nel 337 a.c. da Filippo II perché firmassero un trattato di alleanza con la Macedonia.
VASO CORINZIO
Il lato meridionale della piazza è occupato da un grande portico, forse la più grande costruzione civile dell'antica Grecia, del IV sec. a.c., con 71 colonne doriche sulla fronte e 34 colonne ioniche al centro. Sima con gocciolatoi a testa leonina ed antefisse erano fittili. Nella parte posteriore una serie di 33 botteghe, ciascuna munita di un pozzo e con un retrobottega, fanno pensare che in epoca greca la parte meridionale dell'agorà avesse soprattutto carattere economico.
Prima del IV sec. a.c., case minori ed edifici diversi occupavano gran parte dell'area nella zona sud-occidentale, mentre un cimitero arcaico è stato rivelato dagli scavi nella sua parte centrale. Nello stesso secolo la costruzione del portico meridionale raddoppiò quasi l'area dell'agorà.
Davanti alla basilica Iulia, ad un livello inferiore a quello d'epoca romana, si sono trovati gli impianti di epoca greca di una linea di partenza per gare podistiche nell'agorà. 
La parte alta dell'agorà, sul lato nord-orientale, è chiuso dalla cosiddetta "costruzione di sud est", che presenta anteriormente un portico ionico e posteriormente un ambiente diviso in tre navate. La sua costruzione si deve molto probabilmente, poco prima della metà del I sec. a.c., a Gneo Babbio Filino, mentre fu ricostruita dopo circa cinquanta anni da un suo figlio o nipote. Si pensa contenesse il Tabularium della colonia romana. 



L'AGORA' ROMANA
 
Alla città greca si è sovrapposta, dopo la conquista e la distruzione, quella romana, di cui abbiamo due descrizioni utili per il riconoscimento degli edifici scavati, quella di Pausania e quella di Strabone. L'agorà raggiunse la sua più estesa grandezza in epoca romana. In mezzo alla fila centrale di botteghe del foro c'è una bema, un podio marmoreo da cui i funzionari romani si rivolgevano al popolo.  
Il portico in epoca romana, pur mantenendo la fisionomia esterna, fu riassettato internamente per dar luogo ad ambienti pubblici atti ad accogliere: 
- la sede degli agonothètai dei giochi istmici, 
- la curia, di forma ellittica, 
- e la sede dei duoviri. 
A sud del portico, ma con ingresso dal portico, si trova la basilica meridionale, con lo stesso impianto di quella Iulia e che deve essere della stessa età, ma con rimaneggiamenti della prima parte del II sec. d.c.
VASO CORINZIO
Tra la parte alta e la parte bassa dell'agorà il transito era assicurato da una serie di scalinate. Tra esse vi era una lunga fila di botteghe, con ingresso dalla parte bassa della piazza. Quasi al centro della fila di botteghe rimangono notevoli avanzi di un podio, riconoscibile per i rostra menzionati in una iscrizione romana del II sec. d.c.; e per il bèma sul quale comparve l'apostolo Paolo per difendere se stesso e la religione cristiana davanti al governatore romano Gallione.

Sul podio venne costruita in epoca posteriore una basilichetta a tre navate. All'estrema parte orientale della fila di botteghe dell'epoca romana vi era, invece, un monumento circolare greco posto su un alto podio rettangolare. Al centro della parte bassa della piazza vi è una serie di basi di monumenti, e i resti di un altare. 

All'estremità est dell'agorá vi sono i resti della Basilica Iulia, di forma rettangolare, costruita sopra un criptoportico ad un livello più alto di quello della piazza antistante. Ad essa portava una scalinata monumentale. La basilica, che aveva un colonnato interno di ordine ionico, ha fornito agli archeologi gran quantità di sculture.

Invece a nord della piazza si vede la fontana inferiore di Pirene, perchè quella superiore si trovava ad Acrocorinto. Secondo il mito, la mortale Pirene pianse talmente la morte del figlio Cencriade ucciso da Artemide, da indurre gli Dei a trasformarla in sorgente. Le cisterne sono nascoste in un apposito edificio con sei arcate sulla facciata anteriore.

A ovest della fontana alcuni gradini portano alla strada di Lechéon, che un tempo era la via principale per il porto di Lechéon.

Sul lato orientale della strada si trova il Peribolo di Apollo, un cortile delimitato da colonne ioniche in parte restaurate. Nei pressi c'è una latrina pubblica, di cui si sono conservati alcuni elementi.

A sud del museo sorge il Tempio E, chiamato anche Tempio di Ottavia (la sorella di Augusto a cui, secondo Pausania, il tempio era dedicato), e del quale restano ancora parecchie colonne.

Il lato occidentale della piazza era chiuso da una serie di botteghe precedute da un colonnato, con al centro la grande scalinata che portava dal piano dell'agorà al tempio. Le botteghe furono costruite all'inizio del I sec. d.c., e restaurate nel IV.

Davanti ad esse vi erano sei tempietti di epoca romana, ricordati anche da Pausania: di Venere come Dea della fortuna, il Pantheon, di Ercole, di Nettuno, di Apollo Clario e di Mercurio. Ad est del tempio di Apollo, su alto podio, c'era il monumento circolare con otto colonne corinzie del duoviro Gneo Babbio Filino, benemerito della città.

Sulla pendice settentrionale dell'Acrocorinto lungo la via  verso l'acropoli, è stato scoperto un santuario di Demetra e Kore in cattivo stato di conservazione.I templi, e quindi il loro culto,  vanno dal VI sec. a.c. fino al IV d.c.
Nel santuario vi sono alcuni ambienti per banchetto; evidentemente il famoso "Pasto Sacro", o Agape, il banchetto  rituale del culto. L'area scavata è stata molto ricca di materiali votivi, specialmente figurine e piatti per offerte votive oltre a una statuaria fittile di dimensioni inferiori al naturale.


LA CITTA'

La zona archeologica si trova nel centro del villaggio moderno; grazie alle sue dimensioni compatte (nonostante i lavori di scavo siano tuttora in corso) e ai cartelli con eccellenti spiegazioni in inglese e da utili diagrammi.
La Strada
È stata scoperta, ancora in buono stato di conservazione, l'ultima parte della strada antica, che conduceva dal porto del Lecheo, sul golfo di Corinto, al centro della città. La strada, menzionata da Pausania, è molto larga e fiancheggiata da marciapiedi, ma doveva essere percorsa a piedi, perché è interrotta da vari gruppi di gradini. 
La strada è fiancheggiata a destra e a sinistra da un portico continuo, che sul lato occidentale accoglieva diverse botteghe. 
La Basilica 
Ad ovest della via si apriva una grande basilica in pietra calcare del I sec. a. c., in seguito ampliata e ricostruita in marmo. 
Le Terme
Sulla strada che conduce al Lecheo, sul lato orientale, a circa 250 m a nord dell'agorà, sono i resti delle grandi  terme romane, scavate solo in parte. La pianta le denota come terme del III sec. d.c. L'ingresso, ma non è il principale, è dalla via del Lecheo attraverso un colonnato, che si apre in una corte pavimentata a tegoloni. 
Sul lato orientale c'era un altro edificio con una facciata in marmo a due piani, e dietro questa una serie di caldaria e di tepidaria. Costruite intorno all'ambiente centrale cruciforme con una vasca circolare al centro, queste terme sono della prima metà del II sec. d.c. 
Più a sud, sempre sul lato orientale della via del Lecheo, c'è un edificio termale più piccolo, forse del I sec. d.c., che potrebbero essere le terme di Eurykles, ricordate da Pausania.


Il mercato greco 

Sotto alla basilica romana rimangono notevoli resti di un mercato greco a forma basilicale della fine del V sec. a.c. Poi  la grande piazza rettangolare porticata del peribolo di Apollo, dove Pausania ricorda di aver visto una statua di Apollo ed una pittura di Ulisse ed i Proci. 
Sotto il lato occidentale del porticato ionico, sono conservati i resti di un precedente tempietto greco del IV sec. a.c., sostituito al principio del III da una specie di baldacchino retto da quattro colonne. 


Fonte Peirene

Al termine meridionale della via del Lecheo è posta la fontana Peirene, la cui prima installazione risale al VI sec. a.c. L'acqua sgorgava da sei profonde nicchie scavate nella roccia. Successivamente fu aggiunto davanti un ornamento architettonico in marmo di stile ionico. Erode Attico vi costruì davanti un ninfeo triabsidato con un grande bacino centrale rettangolare. Altre modificazioni avvennero in età bizantina. 


I Propilei

Al termine della via del Lecheo si trovano i propilei, costruiti in calcare nel I sec. d.c. come un grande arco trionfale a tre fornici, varie volte ricostruiti, che immettono nell'agorà. Anteriormente essi erano formati da un un colonnato marmoreo di 5 colonne.


La Facciata dei Prigionieri

La "facciata dei prigionieri" era una specie di entrata monumentale molto decorata, tutta in marmo pario, che portava dall'agorà alla basilica che si trovava alle sue spalle.
La "facciata" aveva un doppio ordine di colonne, di cui almeno quattro - si pensa dell'ordine superiore - erano sostituite da colossali figure di barbari prigionieri poste su basi decorate a bassorilievi con scene simboliche di vittoria.
Alle spalle di queste figure, pilastri con capitelli corinzî, come quelli dell'ordine inferiore, ma un terzo più piccoli, reggevano l'architrave.


Le Botteghe e la Fonte

Ad occidente di questa facciata monumentale vi sono i resti delle botteghe di nord ovest, con un colonnato antistante, del I sec. d.c., esattamente davanti ad un portico del I sec. d.c., ricostruito successivamente anche dopo la conquista romana. A un livello inferiore a quello d'epoca romana, si è conservata una fonte sacra nascosta da un basso muro a triglifi, servito anche di base a monumenti votivi.
Lo stesso muro a triglifi occulta l'ingresso di un piccolo corridoio sotterraneo, con probabile funzione oracolare, che porta verso un piccolo tempietto absidato, i cui resti si trovano sotto i muri delle botteghe di nord ovest. Tutto questo complesso religioso ha un'origine molto arcaica, con varie trasformazioni fino all'interramento in epoca romana.

TEMPIO DI APOLLO
Tempio di Apollo 

Su un rialzo di terreno a nord del portico di nord ovest rimangono ancora in piedi sette delle 38 colonne doriche del tempio di Apollo, della metà del VI sec. a.c., che sostituì un precedente minore tempio del VII sec., con alcuni resti.


Tempio di Hera Akraria

Poco a sudovest del tempio di Apollo, al di là della strada che portava a Sicione, si trova un santuario romano formato da un portico quadrilatero con un tempio al centro. Dovrebbe essere il santuario di Hera Akraia, visto che era addossata alla fonte Glauke.
La fonte, ricordata anche da Pausania, ha una pianta molto simile a quella della Peirene e rimase in uso, quasi inalterata, anche in epoca romana. A sud ovest della Glauke si trova il tempio E, della prima epoca imperiale romana, riconoscibile per quello che Pausania chiama il tempio di Ottavia.


Teatro e Odeion

A nord est della Glauke si trovano il teatro e l'odeion. Collocati sul lato opposto rispetto all'ingresso dell'area archeologica si trovano il teatro del V secolo a.c. che accoglieva fino a 15.000 spettatori e rimaneggiato più volte, e l'odeon (teatro coperto) romano risalente al I secolo d.c. Entrambi sono ben visibili dalla strada.

Al teatro del V sec. a.c., di cui rimangono pochi resti della scena,  si sovrappose un teatro circolare nel IV sec., in parte visibile sotto il posteriore teatro romano, che lo ha coperto nel I sec. d.c., con una nuova gradinata. 
 Essi vennero entrambi ricostruiti in marmo da Erode Attico, e successivamente, nel 225, divennero l'arena per i giochi gladiatori.


Fontana della Lerna

Al limite estremo settentrionale del ripiano su cui è costruita la città si trova la fontana della Lerna, circondata da un portico e da sedili, così come è descritta da Pausania.
Vicino alla Lerna vi è il santuario di Asklepios, che risale al VI sec. a.c., che accoglie un tempietto dorico del IV sec.


Ginnasio

Immediatamente a sud della fontana della Lerna e dell'Asklepieion si trovano i resti molto mal conservati di un ginnasio romano che sembra esser stato distrutto e abbandonato alla fine del IV sec. d.c.


Anfiteatro

Ad est della città sono i resti, non ancora scavati, dell'anfiteatro romano, del III sec. d.c.


Gli edifici privati 

Lo scavo di una parte del quartiere dei vasai, ha reso case e botteghe dal VI al IV sec. a.c.; e una fabbrica di tegole e ceramiche architettoniche attiva nel VI e nel V sec. a.c.
Una villa romana presenta vari mosaici policromi, tra cui uno raffigurante un pastore che suona il flauto stando sdraiato sotto un albero, considerato una traduzione in mosaico di una famosa pittura di Pausias di Sicione.

Tra i resti cristiani il principale è una basilica del IV o V sec. lungo la strada per il porto di Kenchreai sul golfo Saronico, il secondo porto di Corinto. È a tre navate, con l'aggiunta di una cella tricora.


Il Museo 

Situato accanto agli scavi dell'agorà, il museo del sito è formato da tre sale principali. Nelle prime due è esposta una ricca collezione di statue, mosaici, figurine, rilievi e fregi greci e romani, mentre nella terza, la più recente, sono raccolti i reperti rinvenuti nel corso degli scavi effettuati nel vicino Santuario di Asclepio, risalente al V secolo a.c.

TESTA DI DEA
Tra i pezzi più interessanti si notano alcune lapidi funerarie e oggetti votivi del IV secolo a.c. legati al tema della fertilità.

Raccoglie vasi, resti neolitici e dell'Antico Elladico (all'incirca tra il 4000 ed il 2000 a.c.). Poi la ceramica della II metà dell'XI sec. a.c.
Quindi una ceramica prettamente corinzia, riconoscibile per il colore chiaro dell'argilla.
 Poi vasi del periodo pre-geometrico, geometrico e tardo-geometrico, e a seguire i primi esempi di ceramica protocorinzia, nella seconda metà dell'VIII sec.

Da quest'epoca in poi gli esempi nel museo sono sempre più abbondanti fino all'età bizantina. Accanto ai vasi le figurine fittili,  in gran numero reperite nel quartiere dei vasai, le arule fittili dipinte e i molti frammenti di decorazione templare fittile, per cui Corinto era famosa. 
Particolari i resti di una decorazione frontonale circa del 500 a.c. con un'amazzonomachia.
Tra le sculture vi sono esempi pre-ellenici, tra cui, forse dell'Antico Miceneo, un frammento di rilievo con una testa maschile.

Inoltre copie di esemplari del periodo classico:

- una replica della testa di Apollino di Cleveland e delle Terme,
- l'Efebo di Stephanos;
- una figura femminile, probabile Kore, di cui un'altra copia è nel Museo Nuovo dei Conservatori;
- una figura femminile in peplo dorico allacciato soltanto alla spalla destra;
- una statua di Artemide;
- una copia della Piccola Ercolanese;
- un Apollo citaredo da un originale di Skopas;
- una statua forse di Enyo;
- una testa di Dioniso con la mano sul capo nell'atteggiamento dell'Apollo Liceo,
- un gruppo di statue iconiche romane trovate nella basilica Iulia, tra cui Augusto e vari membri della sua famiglia;
- vari altri ritratti, tra cui uno di Erode Attico,
- esempi di statuaria e di ritrattistica del periodo tardo-romano e bizantino.
 - i resti scultorei della "facciata dei barbari":
- una figura completa di barbaro col copricapo frigio e la parte superiore di una figura dello stesso tipo,
- due teste femminili appartenenti a figure analoghe
- due basi di statue con bassorilievi,
- un frammento di cassettonato con busti di Helios e Selene.
- alcuni sarcofagi romani (uno con la rappresentazione dei Sette a Tebe)
- alcuni frammenti di stele funerarie del V sec. a.c., ed altri minori rilievi di vario genere,
- vari bronzetti dall'epoca greca arcaica a quella romana
- avori, tra i quali una sfinge arcaica.





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