AMPHIPOLIS (Grecia)



ALESSANDRO MAGNO
Amphipolites, o Amphipolitanus fu una città Macedone, originariamente una città dei Traci dal nome di Ennea Hodoi, "Nove strade", situata su un'altura sulla riva sinistra del fiume Strymon lungo la via che costeggiava il fiume. La sua posizione era importante perchè posta sul passaggio che attraversava le montagne fino al golfo Strimonikos, che permetteva le comunicazioni tra la costa e le grandi pianure macedoni.

Nei pressi di Anfipoli c’erano le ricche miniere d'oro e d'argento del Monte Pangaeus, una ricchezza che spinse Aristagora di Mileto a tentare per primo di colonizzare l’ area, ma fu sconfitto dagli abitanti del luogo, gli Edoni (Traci), nel 497 a.c.. Poi furono gli Ateniesi a tentare la colonizzazione del territorio, con 10.000 uomini e alleati vari, ma vennero annientati dai Traci nella battaglia di Drabescus nel 465 a.c..

La fondazione di Anfipoli, infine, nel 438/437 a.c., al tempo di Pericle, dal generale Hagnon, figlio di Nicia, che, aiutato ora dai Traci, vi fondò una città, a cui diede il nome di Amphipolis, la città dalle nove strade. Fu un grande successo per gli Ateniesi, il cui scopo principale era quello di assicurare il controllo del ricco entroterra di Strymon e delle miniere di Pangaion.



Il loro successo, tuttavia, fu di nuovo breve, perché alla fine del primo decennio della guerra del Peloponneso (442 a.c.) Anfipoli si staccò dalla sua città madre, Atene, e rimase indipendente fino alla sua incorporazione nel regno di Macedonia da parte di Filippo II (357 a.c.).

Su tre lati la città era difesa dal fiume Strymon, e dall'altro Agnon fece costruire un muro che si estendeva da una parte all'altra del fiume. A sud della città c’ era un ponte che metteva in comunicazione la Macedonia e la Tracia.

Amphipolis divenne ben presto una città importante ma nel 424 a.c. si arrese al generale spartano Brasida che la invase senza praticamente combattere. Lo storico Tucidide, che comandava la flotta ateniese, accorso per fermare gli spartani, cercò di salvare il porto di Amphipolis, ma non vi riuscì.

LEONE DI ANFIPOLIS
Atene indignata cacciò Tucidide e nel 422 a.c. inviò un grande esercito sotto il comando del generale Cleone per riprendersi la città. Il tentativo però non riuscì, gli Ateniesi furono sconfitti con notevoli perdite, ma sia Brasida che Cleone, i due generali nemici, caddero in battaglia.

"Non appena vediamo il movimento degli Ateniesi",  i Brasidi si staccarono dalle alture di Kerdylion e tornarono ad Anfipoli. Cleon, avanzando in segno di riconoscimento, apprende quindi che c'è chiaramente nella città tutto l'esercito nemico  ma, ha deciso di rifiutare la lotta prima di ricevere rinforzi, [...] diede il segnale di ritirarsi. [... Brasidas] inizia a correre, proprio di fronte a lui, sulla strada, verso il punto più ripido dove c'è attualmente un trofeo. 


ORESTE ED ELETTRA
Spinge il centro degli ateniesi, spaventato dal loro disordine e stupefatto dalla sua audacia. Li mette in fuga [...]. Brasidas avanza verso l'ala destra, ma è ferito, cade, senza che gli ateniesi se ne accorgano.[...] Brasidas era stato allevato e trasportato, ancora vivo, dal campo di battaglia alla città. 


Ha avuto il tempo di imparare la vittoria delle sue truppe, ma quasi subito dopo lo ha abbandonato il suo fantasma. Il resto del suo esercito tornò dall'inseguimento con Kle'aridas, spogliò i morti e sollevò un trofeo. Gli alleati seguirono in armi i resti di Brasidas, che fu sepolto a spese dello stato all'interno della città stessa, all'ingresso dell'attuale piazza pubblica. Nella suite, il monumento era protetto da un rivestimento in pietra. 

Gli anfipolitani gli dedicarono una temerarietà come eroe e stabilirono in suo onore giochi e sacrifici annuali. Considerandolo il loro vero fondatore, gli dedicarono la colonia, rase al suolo i monumenti eretti in onore di Hagnôn e fecero sparire tutto ciò che poteva ricordare che la colonia era stata fondata da quest'ultimo ".
(Tucidide)

Amphipolis  mantenne così la sua indipendenza ma nel 421 a.c. gli Ateniesi strinsero un patto con gli Spartani, per riprendersi la città, però i cittadini si ribellarono. Poi si allearono con Olinto, città greca della Calcidica, e con il suo aiuto riuscirono a respingere definitivamente Atene.

Siamo nel 359 a.c., Filippo il macedone dichiarò Amphipolis città libera, ma l'anno successivo, nel 358, la prese d'assalto e la conquistò. Appartenne così ai Macedoni fino alla conquista Romana nel 168 a.c.. I Romani la resero invece una città libera, e divenne la capitale del primo dei quattro distretti in cui divisero la Macedonia.

VILLA ROMANA DI AMPHIPOLIS


I RESTI

La divinità principalmente venerata ad Anfipoli era Artemide Tauropolos o Brauronia (Diod. XVIII. 4;.. Liv XIV 44), la cui testa appare frequentemente sulle monete della città e delle rovine del suo tempio. Altri scavi hanno portato alla luce parti di abitazioni del IV sec. del periodo ellenistico e romano. In una casa di epoca romana, un mosaico raffigura il Ratto di Europa.

Durante le guerre balcaniche del 1912-13, frammenti di una grande statua furono scoperti sulla sponda Ovest del fiume Strymon nei pressi dell’attuale ponte. Lo scavo del sito ha rivelato fondamenta di una struttura che ha effettuato una base a forma di piramide per un leone.

HIDRIA IN CERAMICA VETRIFICATA IV SEC.
La statua fu ricostruita nel 1936 su una base moderna ma con materiale antico. Si ricostruì così il leone di Anfipoli, che appartiene ad un grande monumento funebre che si pensò essere dell’Ammiraglio di Alessandro il grande, Laomedonte, dell'ultimo quarto del IV secolo a.c..

Una vastissima e ricca necropoli di epoca ellenistica fu scavata infatti a Nord della città, circa 440 tombe di vario tipo: a pozzo, a tetto di tegole, a scatola, a sotterranei scolpiti. Nel mezzo del sito, c'è un grande spazio vuoto, una sorta di bacino, i cui scavi ancora molto parziali non hanno chiaramente definito l'uso.

Sembrerebbe che una piccola struttura arrotondata nell'angolo nord-ovest fosse un'officina. Nel sud-ovest, ci sono tre compartimenti rettangolari. Poiché le loro pareti e il loro fondo sono rivestiti con malta impermeabile e impermeabile, si pensa che siano delle cisterne.

Tre tombe "macedoni" costruiti con pietra calcare e con tetti a volta, vennero scoperte a Nord e a Est della città, costituite da un ingresso, una camera mortuaria, e da un'anticamera. Nelle tombe sono state trovate statuine di terracotta, vasi, lapidi, e gioielli in oro modellati in ghirlande di rovere o di olivo, foglie, diademi, orecchini, anelli, collane e ciondoli. Le lapidi coprono il periodo che va dalla fine del V sec. a.c. all'età romana imperiale.

Altri scavi hanno portato alla luce parti di abitazioni del IV sec. del periodo ellenistico e romano. In una casa di epoca romana, un mosaico raffigura il Ratto di Europa. Sul bordo della collina, nei resti di un edificio, un'iscrizione ricorda che si trattava del Tempio di Clio.

Delle fortificazioni menzionate dallo storico Tucidide, fu scoperta nella parte più a ovest della città, una grande sezione del muro di cinta. Infatti grossi blocchi di pietra di un lungo muro diretto verso il fiume, si sono conservati, allineati lungo il crinale della collina, a Sud Est delle città.




AMPHIPOLIS ROMANA

Dopo la conquista romana della Macedonia nella battaglia di Pidna, (168 a.c.) da parte di Lucio Emilio Paolo (229-160 a.c.) divenne la capitale di uno dei quattro distretti amministrativi nei quali fu divisa la Macedonia, ed esattamente della Macedonia Prima, una delle quattro divisioni in cui era divisa. 

Il periodo romano fu un periodo di grande prosperità. Nell'82 a.c. Anfipoli venne presa da Mitridate VI del Ponto, alleato di Lucio Cornelio Silla. Gneo Pompeo Magno vi cercò rifugio dopo la sconfitta subita ad opera di Cesare nei pressi di Farsàlo nel 48 a.c.

Dopo la battaglia di Filippi del 42 a.c. la città ebbe lo statuto di civitas libera, che non doveva pertanto versare tributi a Roma, ed emise monete che commemoravano l'evento. Nel 31 a.c. fu la base per la flotta romano-tolemaica di Marco Antonio (83-30 a.c.) e Cleopatra regina d'Egitto (70-30 a.c.), prima della loro sconfitta ad Azio.

NETTUNO
Crebbe ancora di prosperità in epoca augustea e nei primi tre secoli dell'impero romano, come attesta una ricca emissione di monete, divenendo un faro di cultura e uno snodo di commerci.

Come stazione sulla Via Egnatia e come capitale di un ricco entroterra, la città è crebbe economicamente e culturalmente. In effetti subì poi devastazioni e saccheggi, ma con il sostegno degli imperatori romani, in particolare di Augusto e di Adriano, rimase uno dei centri urbani più importanti della Macedonia fino alla tarda antichità. 

La prosperità della città si riflette nei suoi edifici monumentali con pavimenti a mosaico complessi e policromi e variegati dipinti murali, nonché i reperti archeologici portati alla luce negli scavi.

Dopo le invasioni degli slavi nel tardo VI sec. d.c., l'Amfipolis gradualmente si spopolò fino a essere completamente abbandonata nell'VIII secolo. Nella zona sono state rinvenute diverse lapidi, rilievi votivi e statue, oltre a numerosi vasi che testimoniano un intenso traffico commerciale.

LE MURA

LE MURA

Amphipolis negli scavi del 1971 e degli anni successivi è stata scoperta la sua cinta muraria per una larga estensione, c.a 7450. La fase più antica delle mura si fa risalire all'epoca della fondazione coloniale da parte dello stratega ateniese Agnone (438-437 a.c.), ma si distinguono successivi rifacimenti che si datano in epoca ellenistica.

Lungo questa cinta muraria sono state individuate cinque porte (Α-E). Le ricerche condotte da D. Lazaridis hanno rilevato che il muro έκ ποταμού ές ποταμόν di cui parla Tucidide (IV, 102) non aveva l'andamento della corda di un arco, come si credeva precedentemente, ma costituiva il braccio meridionale dell'enorme cinta muraria della città antica. Del perimetro esterno i tratti meglio conservati si trovano lungo il braccio occidentale e lungo quello settentrionale, dove gli scavi hanno messo in luce tre porte (A-C).

Ma la città ebbe due cinte murarie: una più esterna, detto il "lungo muro" di 7,5 km di perimetro, che circondava anche aree esterne alla città, cioè i campi coltivati con le case dei contadini che assicuravano la sopravvivenza, e una più interna, di 2.200 m di lunghezza, che difendeva il centro urbano vero e proprio.

TETRADACMA DI ANFIPOLI
In alcune parti le mura sono tuttora conservate per un'altezza di 7–8 m. La cinta era dotata di torri, alcune a pianta quadrangolare, altre a pianta circolare, costruite in blocchi di poros ed era provvista di aperture per un sistema di scolo delle acque piovane.

Alla prima età imperiale appartengono, rinvenute nella porta D del braccio meridionale della cinta, le basi onorarie, con iscrizioni, delle statue bronzee di Augusto, «fondatore della città» e del proconsole Calpurnio Pisone, indicato come «patrono e benefattore della città».

La porta E, individuata lungo il tratto orientale della cinta, appartiene al muro della fase romana, ma occupa il posto di una porta più antica di epoca classica. Entro il grande peribolo esterno è stata localizzata, e in parte scavata, l'acropoli interna, la cui ultima fase risale a epoca romana e paleocristiana.

IL PONTE LIGNEO

IL PONTE LIGNEO

L'antico ponte che ha svolto un ruolo molto importante nel flusso della storia dell'antica Anfipoli, e che è stato menzionato da Tucidide, viene rivendicato dall'archeologo Dimitris Lazaridis. Il ponte di Amphipolis è stato un importante esempio di progetto di ingegneria antica, ed è stato un elemento chiave di trasporto.

" Sono stati rinvenuti infatti circa 1250 pali e tronchi di alberi appartenenti alla fortificazione e l'infrastruttura del ponte. Ne sono stati tirati verso la superficie 220, e la vista è impressionante, ma non possiamo andare alla scoperta della restante prima risolvere tutti i problemi di manutenzione del legno ", ha scritto sulla scoperta Martedì 19 settembre 1978 Dimitris Lazaridis.

"Queste incredibili fortificazioni di legno appartenenti all'era classica, hanno tenuto perfettamente nell'umidità, ma rischiano di essere distrutte se cambiano ambiente. Certamente non possiamo spostarli all'interno, dove avremmo condizioni di temperatura e umidità costanti ma perderemmo il loro significato. Ora con i 220 poli, che sono sotto il capannone, stiamo facendo la prima manutenzione con l'aiuto degli specialisti. "

GLI SCAVI

PALESTRA E GINNASIO

Tra gli edifici pubblici sono stati scavati in parte la palestra e il ginnasio, che risiedono nel settore SE della città. La palestra è dotata di varie stanze organizzate intorno a un cortile centrale con peristilio di colonne doriche e all'angolo NE possedeva delle vasche per lavarsi.

Sul lato E si apre un ingresso con scalinata monumentale, mentre un secondo ingresso si trova sul lato O, fiancheggiato da una strada lastricata. A S dell'ingresso E è stato scoperto un piccolo sacello probabilmente dedicato a Hermes e a Eracle, il cui culto nel ginnasio è documentato da iscrizioni votive recuperate all'interno dell'edificio.

Interessante il brano di una lettera di Filippo V 183 a.c. ai curatori del ginnasio, e un testo di legge sui ginnasi, del 23/22 a.c. L'edificio probabilmente distrutto dai Traci in rivolta, poi però restaurato da Augusto agli inizi del I sec. d.c. che vi fece aggiungere il propileo ionico di ingresso, aperto sul lato Ν dell'edificio, che conduce al grande cortile del ginnasio.

Sul lato O. del cortile alcuni edifici con la cisterna che forniva l'acqua per le terme delle palestra, mentre sul lato Ν è stato localizzato e scavato la sala di esercizi del ginnasio con al centro un grande altare. Il tutto sembra risalire addirittura al IV sec. a.c. Cadde in rovina a causa di un incendio nella prima metà del I sec. d.c. e venne abbandonato.



I SANTUARI

I santuari maggiori non sono stati localizzati ma solo testimoniati dalle iscrizioni (Artemide Tauropòlos, Eracle, Asclepio, ecc.) e dai doni votivi conservati (statue, rilievi, figurine).

CORONA D'ORO
Il Santuario di Artemide Tauropòlos, Dea protettrice di Αnfipoli, noto dalle fonti antiche, dovrebbe essere localizzato sull'acropoli, nella zona delle basiliche paleocristiane che ne dovrebbero aver causato la distruzione.

In effetti Anfipoli è piena di basiliche cristiane sorte sulle rovine o con i materiali degli antichi santuari, come fu in uso dalla accanita iconoclastia cristiana.

Dagli scavi sono emersi dei piccoli santuari, come quello di Clio, uno dei più antichi di Αnfipoli, dove secondo le fonti si venerava anche Ressos, il figlio della musa. L'iscrizione più antica del santuario si data nel IV sec. a.c. Un altro santuario, dedicato probabilmente a una ninfa, da cui provengono materiali che risalgono alla fine del V sec. a.c., è stato scavato all'esterno del muro Ν di Amphipolis. 

Un Santuario di Attis, nel settore NO della città, all'interno delle mura, è invece di epoca romana. All'esterno della cinta, è stato scavato un santuario ipetrale (scoperto del tetto sul centro) di Cibele e di Attis, di età tardo-ellenistica e romana.



LE ABITAZIONI

Tra gli edifici di abitazione, si notano una casa di età classica (IV sec. a.c.) e una casa ellenistica, quest'ultima con pregevoli pitture murali a motivi ornamentali, che costituiscono un nuovo anello di collegamento tra la pittura romana e la grande pittura della Macedonia.

Di epoca romana un notevole complesso edilizio, denominato "Villa Romana" con pavimenti a mosaico, con un emblema con il ratto di Europa, una raffigurazione di Hylas rapito dalle ninfe e una con il mito di Posidone e Amymone. L'edificio farebbe parte di un complesso più grande, di cui farebbe parte un'altra costruzione, sempre romana, situata a breve distanza, dell'altra. Avendovi reperito una statua di ginnasiarca con iscrizione, il complesso potrebbe identificarsi con il ginnasio di età imperiale.




LA TOMBA DI ANFIPOLI

Il sito era già noto agli archeologi fin dagli anni ’60 quando gli scavi nella enorme tomba a tumulo della collina di Kasta furono avviati dal grande archeologo greco Lazaridis; interrotti per lungo tempo, sono ripresi negli ultimi tre anni, nonostante i pochi fondi a disposizione, grazie all’impegno della Soprintendenza alle Antichità Preistoriche e Classiche, mentre solo da pochi mesi l’area archeologica è diventata accessibile ai media.

Gli archeologi e gli storici hanno confermato che la tomba scoperta presso la collina di Casta di Anfipoli appartiene all'era di Alessandro Magno. In effetti un fregio dettagliato che raffigura un guerriero che indossa un caratteristico imbrago macedone e le armi dei morti che guidano una processione funebre costituirebbe una chiara indicazione dell'epoca. La scoperta è stata fatta circa 20 mesi dopo aver dissotterrato la tomba.

Il guerriero assomiglia ad altre raffigurazioni di Alessandro Magno. Lo stile del rilievo corrisponde alla data stimata del monumento, che secondo il capo degli scavi Katerina Peristeri dovrebbe appartenere all'ultimo quarto del IV secolo. Il fregio deriva probabilmente dalla base della famosa statua del leone.

INTERNI DELLA TOMBA
Questa scoperta,  secondo gli esperti, collegherebbe la tomba ad Alessandro Magno. Infatti, solo alcuni mesi fa, l'architetto Michalis Lefantzis ha affermato che la persona sepolta nella tomba di Anfipoli sarebbe Efestione, il migliore amico e compagno guerriero di Alessandro Magno.

Il capo degli scavi a Nicosia afferma che la tomografia scannerizzata ha rivelato che
"Si vedono le armi di un guerriero. C'è la forma di un carro. Si vede un toro al centro mentre a destra e a sinistra ci sono due centauri. C'è una vittoria alata sul ponte di una nave che appare chiaramente. Poi altre forme alate  tipo sfingi in quello che sembra essere un raduno di Dei. È qui che viene trasferito il defunto, a un raduno di Dei".

Abbiamo monete in bronzo di Alessandro III (336-323 a.c.) di Anfipoli che recano il monogramma di Alessandro. C'erano anche monete di Cassandro, re di Macedonia dal 305-297 a.c., oltre a monete di bronzo della regione di Anfipoli."



Gli archeologi hanno tratto conclusioni riguardo alla Tomba di Anfipoli.
Dichiarano che è stato commissionato e finanziato da Alessandro Magno in onore del suo amatissimo amico Efestione.

Fu progettato dall'architetto Dinokrates o Stesikrates e fu costruito alla fine del IV sec. a.c. da Antigono I Monoftalmo.
I risultati sono basati su nuovi reperti dopo la decodifica di tre iscrizioni trovate di recente intorno all'area in cui è stato trovato il Leone di Anfipoli, a pochi km a sud della tomba.

Le nuove scoperte sono state presentate ad un evento presso l'Università Aristotele di Salonicco, intitolato "Searching Kasta Hill in Amphipolis 2012-2014". Questo è stato il primo evento aperto in cui ha parlato l'archeologa Katerina Peristeri, guida dell'Anfipoli.


"Il segreto della costruzione del monumento di Anfipoli si trova sulla cima del monumento dove è stato posizionato un palo di legno per sostenere il leone", ha detto Michalis Lefantzis, l'architetto responsabile dello scavo.

Le complesse iscrizioni che informavano del nome "Efestione", specificavano che "Antigono ricevette materiale da costruzione per l'erezione di un monumento in onore di Efestione ..."
La Peristeri, dopo aver presentato i reperti accumulati finora, ha dichiarato di non essersi mai spostata dal suo punto di vista iniziale che il memoriale era stato costruito alla fine del IV sec. a.c.

Nei giorni scorsi il Ministero della Cultura greco ha diffuso le immagini di due grandi cariatidi a mezzo busto, di mezza tonnellata ciascuna, che vanno ad aggiungersi alla coppia di straordinarie e monumentali sfingi acefale ed alate che presidiano l’ingresso all’interno del tumulo, ed al leone alto cinque metri simbolo di Alessandro il Grande che campeggiava in cima.

RATTO D'EUROPA
Continuano così a inseguirsi cautamente le ipotesi degli studiosi intorno alla possibilità che si tratti davvero della ormai leggendaria tomba del grande Macedone, sebbene non si escluda possa appartenere a qualcuno a lui molto vicino, come la moglie, un figlio o anche qualche alto funzionario di corte.

Certo è che la costruzione è dieci volte più grande della tomba del padre di Alessandro, Filippo II di Macedonia. Molto probabilmente il mistero si chiarirà appena gli archeologi saranno riusciti ad entrare nella camera funeraria.

PRIMA CARIATIDE DELLA TOMBA
La tomba si colloca tra il 325 e il 300 a.c.. ed è all’interno di un tumulo circondato da un recinto di 497 metri, un cerchio realizzato in marmo di Thassos che, come emerso nel corso del ventisettesimo sinedrio archeologico svoltosi lo scorso marzo all’Università Aristotele, risulta realizzato con impressionante precisione geometrica.
Dopo le ultime scoperte lo stesso premier greco Antonis Samaras si è voluto personalmente recare sul sito insieme al ministro della Cultura Costas Tasoulas dicendosi commosso per come quel “grande mosaico che è la storia greca” sia capace di “continuare a sorprenderci rivelando tesori inestimabili”.

I nuovi ritrovamenti giungono in un momento delicato della storia nazionale greca per cui essi assumono un significato storico ed ideale molto forte: “in questo periodo di crisi la nostra Storia ci viene in soccorso”, ha concluso il premier.
Secondo i testi storici, Alessandro Magno morì a Babilonia nel 323 a.c., forse in seguito a un attacco di malaria o di febbre tifoide. Il corpo sarebbe stato poi conservato nel miele e posto su un carro funebre destinato, secondo alcuni resoconti, verso la Macedonia, la sua terra natale. Ma durante il viaggio, racconta Worthington, Tolomeo, uno dei generali preferiti da Alessandro, “rapì il cadavere del re per seppellirlo da qualche parte in Egitto. Scommetto che Alessandro Magno non è nella tomba di Anfipoli!

Altri archeologi ritengono invece che la tomba conservi i resti di un membro della famiglia del re: forse della madre Olimpia, della moglie Rossane o del figlio bambino che portava il nome del padre. Infatti alla morte di Alessandro Magno, i suoi generali si spartirono l’Impero, ma uno di loro, Cassandro, per assicurarsi il trono di Macedonia fece assassinare gli eredi diretti del re, compreso il figlio illegittimo Eracle. Ma è possibile che i ricchi seguaci di Alessandro avessero fatto costruire il maestoso tumulo funerario per almeno uno di loro.

Si tratta di una tomba enorme, e si presume che sia stata costruita per una persona ricca e prestigiosa”, commenta Hector Williams, archeologo della University of British Columbia di Vancouver. Perciò, se la tomba risultasse del tutto intatta e inviolata, e ci fossero chiari indizi sull’identità del proprietario, alcuni appassionati di storia potrebbero presto riscuotere le vincite delle loro scommesse.

SECONDA  CARIATIDE DELLA TOMBA
La nuova scoperta di una tomba fatta di pietra calcarea contiene una bara di legno con uno scheletro umano integrale. La tomba è stata trovata a 1,60 metri sotto il pavimento della terza camera. Le dimensioni esterne sono di 3,23 metri per 1,56 metri e all'interno della tomba c'è una parte cava larga 0,54 metri e lunga 2,35 metri. Si stima che l'altezza della tomba fosse di 1,80 metri. Inoltre, l'altezza totale dal basso al soffitto è di 8,90 metri.

Gli archeologi hanno informato i giornalisti che all'interno della tomba c'era una bara di legno contenente un intero scheletro umano. L'implicazione della bara deriva dal fatto che all'interno della tomba c'erano circa 20 chiodi di ferro e rame e diverse decorazioni a forma di bara fatte di ossa e vetro. All'interno della tomba, lo scheletro umano trovato era quasi intatto. Lo scheletro sarà trasferito in un laboratorio per un test del DNA per determinare il sesso e l'età dei morti.





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