LUCIO COCCEIO AUCTO - LUCIUS COCCEIUS AUCTUS



GROTTA DI COCCEIO

Nome: Lucius Cocceius Auctus
Nascita: Cuma I sec. a.c.
Morte: Roma I sec. a.c.
Professione: Ingegnere ed architetto


Lucio Cocceio Aucto nacque a Cuma in data imprecisata nel I sec, a.c. e morì a Roma sempre nel I sec. a.c. restando famoso come valentissimo architetto e ingegnere romano che lasciò ai posteri capolavori di ingegneria ed architettura, da cui tutto il mondo ha potuto imparare.

La gens Cocceia era una antica gens plebea, tanto che se ne hanno cenni fin dalla repubblica, ed è la gens da cui provenne poi l'imperatore Nerva. Dunque una gens di valore anche se non aristocratica.
Cocceio lavorò alle dipendenze di Marco Vipsanio Agrippa, stratega di Augusto nonchè grande architetto, e non poco potè imparare da lui, grande ingegnere e architetto a sua volta. 

CRIPTA ROMANA
Del resto i romani non avevano scuole nè di ingegneria nè di architettura ma imparavano da altri esperti nel campo e nulla avevano da invidiare ai più grandi architetti o ingegneri di oggi. Durante la sua carriera militare e anche oltre realizzò importanti opere di ingegneria militare e civile.

Nel 37 a.c. progettò e realizzò il Portus Iulius, un imponente complesso portuale sul golfo di Pozzuoli, collegato con canali artificiali al lago Lucrino e al lago d'Averno; secondo Strabone,

Lucio Cocceio scavò anche un tunnel (detto Grotta di Cocceio) per collegare l'infrastruttura portuale con la città di Cuma. La grotta, detta anche grotta della Pace, è una galleria sotterranea, scavata sotto il monte Grillo, che collegava Cuma con la sponda occidentale del lago d'Averno.

Ma non fu questa la sua unica opera di traforo; nel territorio tra Cuma e Napoli realizzò, sempre secondo la testimonianza di Strabone, la Crypta Neapolitana, una galleria lunga circa 711 metri scavata nel tufo della collina di Posillipo, tra Mergellina (salita della Grotta) e Fuorigrotta (via della Grotta Vecchia), a Napoli, e probabilmente la cosiddetta Grotta di Seiano, un traforo lungo 770 m, scavato anch'esso nella pietra tufacea della collina di Posillipo, che congiunge la piana di Bagnoli (via Coroglio) con il vallone della Grotta.

CRIPTA NEAPOLITANA

Queste grotte venivano scavate all'epoca con asce a doppia lama, cunei e magli, strumenti che dagli stessi operai vennero immortalati scolpendole nella volta della Crypta Romana a Cuma. Un lavoro che veniva svolto per lo più dagli schiavi.

Però Lucio Cocceio non si interessò solo alla costruzione di infrastrutture perchè nel 27 a.c., ancora per volere di Agrippa, edificò a Roma il primo Pantheon, distrutto poi da un incendio. La costruzione era mastodontica, molto complessa e richiedeva una grandissima abilità, evidentemente Agrippa, a sua volta grande ingegnere, riponeva enorme fiducia in lui.

GROTTA DI SEIANO
Inoltre nel 20 a.c., a Pozzuoli, su commissione del ricco mercante Lucio Calpurnio, si occupò del rifacimento del Capitolium, su cui poggia l'attuale duomo della città, altra costruzione di enorme responsabilità.

Vi sono però altre interpretazioni che non confermano la reale esistenza di Cocceio.

Nella Crypta Neapolitana (Grotta vecchia di Posillipo per raggiungere Napoli da Fuorigrotta), una breve iscrizione riporta:

L C O C C E I U S L C POSTUMI L A U G U S T U S A R C H I T E C T

L’iscrizione cosiddetta di Cocceio, secondo la tradizione etrusca degli acronimi, ponendo poche lettere in luogo di frasi note e di non porre alcuna interruzione tra una parola (o un’abbreviazione) e l’altra, ha dettato molti dubbi agli studiosi.

Ed ecco le iscrizioni:

LUCIO TARQUINIUS COMITIO CAUSSAM COICIUNTO EO IUNUS LUCRETIUS CONDIDIT HOC MONUMENTO POSTUMIUS COMINIUS AURUNCUS LARCIUS FLAVIUS AULUS SEMPRONIUS ATRATINUS MARCUS MINICIUS AUGURINUSTUS ALBUS REGILLENIS CURAVIT HOC INTRA LIMITEM VERGINIUS CAELIOMONTANUS TRICOSTUS

Questa opera, come le altre che recano la medesima iscrizione (Basilica di Massenzio, Pantheon, Portus Iulius, la Crypta Romana, la cosiddetta Grotta di Seiano, la Dragonara a Miseno) venne dedicata, come se fossero Numi tutelari, ai primi Consoli Romani, esattamente quelli che governarono nel periodo 509-496 a.c.

Infatti nel 509 a.c. fu console Lucius Tarquinius Collatinus sostituito da Valerio Publicola e Horatio Pulvillus e Iunius Brutus, sostituito da Lucretius Tricipitinus nel 501 a.c. poi seguito da Postumius Cominius Auruncus e Larcius Flavius ai quali seguirono nel 497 a.c.

PORTUS IULIUS OGGI SOMMERSO
Aulus Sempronius Atratinus e Marcus Minucius Augurinus, nel 496 a.c. i Consoli Aulus Postumius Albus Regillensis e Verginius Tricostus Caeliomontanus antenato di Lucius Verginius Tricostus Esquilinus nel 402 a.c.

Questa stessa iscrizione appare anche nella Grotta omonima (detta anche “della Pace” nota poi in tutto il mondo come PAX ROMANA), galleria sotterranea che collega Cuma con il lago d'Averno.

Sappiamo tuttavia che la professione di architetto e ingegnere non era molto quotata nell'antica Roma, visto che non esistevano scuole in tal senso ma soprattutto si apprendeva militarmente dove si era
abituati a costruire fortini e ponti.

Insomma era una conoscenza che non si apprendeva a scuola ma con l'esperienza, il che dovrebbe far pensare molto sui lunghi anni che oggi gli architetti e ingegneri passano sui libri e quanti pochi nei cantieri.

Pertanto quasi mai si ponevano i nomi degli architetti ma in genere coloro che commissionavano le opere e, soprattutto durante la repubblica, i consoli, in età imperiale gli imperatori presero spesso il primo posto e non di rado essi stessi erano capaci ingegneri, come Adriano.

Siamo dell'opinione che l'idea dell'acronimo sia un po' stiracchiata almeno per gli usi romani e che Cocceio fosse di certo non l'unico ma uno dei diversi ingegneri che collaborarono all'esecuzione o al restauro di molte opere monumentali romane.

PANTHEON
Ma c'è un particolare che convince particolarmente dell'esistenza di Lucio Cocceio.

A parte altre fonti è citato più volte da Strabone che ne parla e ne dichiara le opere, se fosse stato un acronimo sicuramente, essendo suo contemporaneo, (60 a.c. - 23 d.c.), ne sarebbe stato sicuramente a conoscenza.

A parte che questo uso degli acronimi è rarissimo in ambiente romano dove semmai si spezzavano le parole o si ponevano le sole iniziali di un nome specificandone però il cognomen, se Strabone ne parla come di un architetto sa quel che dice.

L'architetto di un alto dignitario o dell'imperatore stesso è sicuramente un personaggio pubblico e famoso che tutti conoscono.


BIBLIO

- Procopius - De Aedificiis - 5.3.8-11 -
- Loeb Classical Library - The Geography of Strabo - Harvard University Press - Cambridge - 1923 -
- Elisa Romano - La capanna e il tempio. Vitruvio o dell'architettura - Palermo - Palumbo - 1987 -
- L. Crema - L’architettura romana - Torino - 1959 -
- Sesto Aurelio Vittore - De Caesaribus -



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