FORNICALIA (19-21 Gennaio)



LA DEA DEL FUOCO
Nel III millennio a.c. gli Egiziani inventarono un forno costituito da mattoni d’argilla disposti a forma di cilindro, alla cui base si accendeva il fuoco che veniva coperto da una lastra di pietra, sopra cui si sistemavano dei pani. Gli etruschi vi ponevano sopra invece delle pietre delle piastre tonde di argilla cotta. I Greci crearono il forno a cupola e successivamente la camera unica.

In epoca romana si migliorò ancora la costruzione dei forni a cupola. Grazie a Numa Pompilio venne introdotta una festa propiziatoria in onore della Dea Fornace, protettrice dei forni per il pane.
Il forno costruito con mattoni pieni che si riscaldavano molto lentamente e si raffreddavano con altrettanta lentezza permetteva dopo aver cotto il pane, di cucinare arrosti, verdure e dolci. 

Fornace (dal latino fornax) era dunque la Dea del forno in cui si cuoce il pane. In suo nome si festeggiavano le Fornacalia (19-20 e 21 gennaio), feste di ringraziamento per la tostatura del farro nei forni dei panificatori, infatti nel periodo più arcaico in territorio romano si coltivava il farro, solo successivamente si coltivò il grano, che era più nutriente e di sapore migliore. La divinità sarebbe di origine, secondo alcuni umbro-sabina, perché il latino fornax sarebbe di origine sabina.

Mentre anticamente si abbrustoliva il cereale all'aria aperta ovvero in mezzo alle capanne, accendendo dei fuochi, accadeva che a volte si raccoglieva solo cenere o addirittura si appiccava fuoco alla capanna. L'invenzione dei forni pose a tali inconvenienti.




OVIDIO

- Provarono per isperienza che il farro seccato al forno era il migliore ma non sapevano ancora bene il modo di farlo seccare e perciò ne ebbero danno. "Dea Fornax facta est" et coloni laeti Fornace orant ut illa temperet suas fruges" Ed ecco fatta la Dea Fornace e i contadini lieti la pregano per temperare il suo calore e trattar bene le loro messi. Lattanzio invece ride di questa falsa Religione, di questa Dea e de sagrifizj a lei istituiti da Numa affinchè i grani li secchi e non li abbruci.

Ora il Massimo Curione con parole ordinate dalla legge intima le ferie Fornacali le quali non si fanno in un giorno fisso. Il Curio Maximus presiedeva questo a tutti i Curioni cioè a coloro ch'erano preposti a ciascuna Curia, perciocchè Romolo divise il popolo in tre Tribù e ciascuna Tribù in dieci Curie, e coloro che presiedevano alle Tribù eran detti Tribuni, e Curioni quelli che presiedevano alle Curie.

Questo Curione detto altresì "Abbreviator Curiae" fino all'anno di Roma 544 fu eletto dal ceto de Patrizj, e dopo da quello della plebei (V Liv l 27:).  Faceva questo Curione i sagrifizj per la Curia e volle Romolo che il popolo insieme con lui avesse cura della res publica. La Curia si prendeva ancora come tempio sacro "ubi curahantur sacra"
.

E ciascuna Curia viene anche segnata sulla piazza con certe cifre su molte tavolette che colà intorno stanno pendenti e affiggevano nella piazza tavolette colle quali indicavano a quale Curia spettasse per turno (turnum) fare le feste Fornacali.

FORNO ROMANO

(OVIDIO - FASTI)

19 gennaio  - FORNICALIA - I festa in onore della Dea Fornix.
In nome della Dea Fornace, si cuoceva e si offriva la mola salsa alla Dea e il pane di farro (e poi di grano) alla gente. La festa si protraeva nelle varie zone dell'Urbe fino a fine gennaio ma i giorni più densi erano dal 19 al 21 del mese. L'usanza di donare il pane si ripeteva anche per la feste di Cerere. Sembra che anticamente avvenissero anche accoppiamenti in nome della divinità (fornicare).

20 gennaio -  FORNICALIA - II festa in onore della Dea Fornix.
Ancora si cuoceva e si offriva la mola  salsa alla Dea e il pane alla gente, dopo avervi impresso i segno del sole, un punto centrale coi raggi intorno.

21 gennaio  - FORNICALIA - II giorno di festa in onore della Dea Fornix, Fornace.
Di nuovo si cuoceva e si offriva la mola  salsa alla Dea Fornix (Fornace) e il pane alla gente. Soprattutto i poveri si giovavano di queste elargizioni festive pagate dallo stato. Si organizzava la processione con pane vino e latte che veniva offerto ai cittadini.

La Dea Fornace era una divinità preromana antichissima, colei che presiedeva alla cottura dei cibi e alla sessualità. Si ritiene che da lei venga il termine fornicare, cioè esercitare la sessualità, anch'essa collegata col calore.



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