P. LICINIO CRASSO DIVITE - LICINIUS CRASSUS DIVES



MONETA RAPPRESENTANTE LA GENS LICINIA


Nome: Publius Licinius Crassus Dives
Nascita: 235
Morte: 183
Gens: Licinia
Professione: Giurista, Generale e Pontefice Massimo
Censore: nel 210,
Pretore: nel 208,
Console: nel 205.


Publio Licinio Crasso (235 - 183) è stato un politico romano appartenente alla gens Licinia (gens plebea originaria dell'etrusca Lanuvio), di provato valore e intelligenza sul campo di battaglia nonchè valente giurista e oratore, e uomo di grande onestà e serietà, tanto da conquistarsi un ampio consenso da parte del popolo.

Venne eletto pontefice massimo nel 212 a.c., succedendo in carica di capo del collegio a L. Cornelio Lentulo Caudino. Secondo quanto riferisce Livio, Crasso dovette concorrere contro due anziani ed illustri esponenti della nobilitas, ricchi di esperienza ed honores: si trattava di Q. Fulvio Flacco, console di quello stesso anno, e di T. Manlio Torquato, e si rivelò all'altezza della carica, malgrado la sua giovane età.

Il fatto che Livio, all’inizio della sua terza decade, non ne dia in alcun modo notizia, esclude, come per tutti gli altri pontefici, che la cooptazione sia avvenuta successivamente. E’ anzi ipotizzabile che essa sia avvenuta diversi anni addietro, considerata la fama di giurista già esperto che certo accompagnava Licinio Crasso al momento della sua elezione a pontefice massimo.

Tra i pontefici molti furono insigniti della carica quando già si erano affermati nella vita politica, fino ad arrivare al consolato. Non è escluso, infatti, che il sacerdozio potesse essere considerato un po’ come il premio da accordarsi a taluno in ragione dei suoi ragguardevoli meriti pubblici. Già da qualche tempo si faceva largo questa inversione di tendenza.

La vittoria di Licinio Crasso, alle elezioni del 212, contro i suoi "senes et honorati" avversari, sancì una svolta definitiva: il pontificato non rappresenterà più il coronamento di una carriera politica già percorsa, ma il trampolino di lancio verso di essa, poiché il giovane, sfruttando la sua influenza di sacerdote, poteva offrire favori che gli sarebbero stati restituiti. L'età media dei componenti del collegio pontificale era dunque destinata ad abbassarsi di molto.

Egli indisse per l'occasione splendidi Ludi Votivi, nulla di strano nel carattere sfarzoso di quei ludi allestiti del 212, dal momento che un certo lusso aveva già caratterizzato i giochi edili dei due anni precedenti. Naturalmente era un modo per mettersi in evidenza e farsi eleggere, ma metteva in luce anche le sue capacità di organizzatore.

Crasso riuscì vincitore, nonostante la sua giovane età, divenendo così il terzo pontefice massimo plebeo. Esponente di un'antica gens tornata in auge verso la metà del III sec. grazie all'aiuto dei Cornelii, Publio Licinio Crasso, il primo ad essere insignito dell'epiteto Dives, era nato intorno al 235, e fu cooptato, con ogni probabilità, nel collegio dei pontefici non oltre il 218 (a soli 17 anni quindi di una maturità e intelligenza piuttosto precoci), egli esercitò le funzioni di pontefice massimo dal 212 (a 23 anni) al 183, anno della sua morte.



CURSUS HONORUM

(la sua edilità è discussa)
- censore nel 210,
- pretore nel 208,
- console nel 205.

AUGUSTO SOMMO PONTEFICE
Ebbe la meritata fama di esperto giurista, già fin da giovane, e fu sempre molto legato a Scipione, di cui era anche pressappoco coetaneo: le loro carriere politiche furono parallele, tanto che nel 205 essi occuparono insieme il consolato.

All'epoca dell'elezione di Crasso a pontefice massimo, comunque, Scipione, futuro Africano, era ancora troppo giovane per sostenerlo, ma Crasso poté  contare sull'aiuto di altri esponenti del partito dei Cornelii.

Inoltre, contrariamente ad altri esponenti del partito scipioniano, non venne mai coinvolto in scandali e processi di alcun genere, sempre tenuto nella massima considerazione dall’opinione pubblica, anche per la competenza e la serietà che dimostrò come pontefice massimo.

A conferma della popolarità di cui il giovane pontefice massimo P. Licinio Crasso godeva in quel periodo, lo dimostra il fatto che appena due anni dopo, alla fine del 210, egli è nominato "magister equitum" del "dictator comitiorum habendorum causa", il quale fra l’altro era Q. Fulvio Flacco, il pontefice sconfitto da Crasso alle elezioni del 212, e che certamente non apparteneva al suo stesso partito politico.



IL DIVES

L'appellativo di dives, letteralmente "ricco", gli venne dato dal popolo romano come appellativo di rispetto e considerazione. La parola "dives" infatti, non veniva usata in quel caso col significato di ricco, cosa che non avrebbe costituito alcun apprezzamento, soprattutto dalla plebe, ma nel senso di "prezioso, ricco di qualità". Fu un soprannome usato raramente perchè il popolo romano non era facile ai lunghi entusiasmi, invece Publio fu da tutti apprezzato e rispettato a vita. 



PONTIFEX E CONSOLE

Inoltre la nomina di Licinio Crasso a magister equitum fu imposta dai concilia plebis, segno del favore popolare da cui era sostenuto e, in quello stesso anno, era stato anche investito della carica di censore, quantunque poi avesse preferito non esercitarla, abdicandovi, dato che nel frattempo il collega era morto.

P. Licinio Crasso nel 210, avendo vinto le elezioni, passò direttamente dall'edilità alla censura, senza aver occupato cariche “intermedie” (nec consul nec praetor ante fuerat), bruciando così le tappe della carriera politica, anche qui prova delle sue prestigiose qualità.

Nel 209 venne eletto pontefice massimo e l'anno successivo gli viene inoltre assegnato l'incarico di esercitare la iurisdictio peregrina, unitamente a quello di recarsi là dove il senato avesse eventualmente stabilito.

SCIPIONE L'AFRICANO
Publio Licinio Crasso ebbe modo di avvalersi della sua superiore cultura di giurista, e della competenza acquisita dopo ormai tanti anni di collegio pontificale. Nel 205  raggiunse finalmente il consolato, avendo come collega P. Cornelio Scipione, futuro Africano, reduce dalle imprese di Spagna, grande alleato ed amico personale. P. Licinio Crasso era sì espertissimo in diritto pontificale, ma pure in diritto civile.

All'inizio dell'anno vennero assegnate le province: senza che vi fosse bisogno di procedere alla "sortitio", il pontefice massimo lasciò che a Scipione andasse la Sicilia, e non solo perché l’opinione pubblica faceva pressione in tal senso ma perché la tradizione lo obbligava a non abbandonare l'Italia.

Per questo il pontefice massimo dovette poi subire gli attacchi di Fabio Massimo il Temporeggiatore, ma Scipione parlò pubblicamente, in senato, in sua difesa, spiegando che non avrebbe potuto abbandonare l’Italia, perchè doveva assolvere in patria alle sue incombenze di pontefice massimo, ed illustrandone anche le qualità militari e l'indole coraggiosa, che lo rendevano senz’altro idoneo a restare, per affrontare l’esercito di Annibale.

Publio Licinio Crasso esercitò dunque il suo imperium nel Bruzzio, dove cercò di tenere sotto controllo i movimenti di Annibale; egli non si allontanò dall’Italia neppure l’anno dopo, quando gli fu prorogato il comando che già aveva e in tal proposito Tito Livio ne fece una vera e propria  laudatio. Nei due anni che lo avevano visto impegnato contro Annibale, P. Licinio Crasso si era dunque anche distinto in imprese militari, e ciò segnava il culmine della sua straordinaria carriera.



LA MORTE

P. Licinio Crasso morì nel 183, contemporaneamente al suo grande amico Scipione. Morì quindi a 52 anni, confermato dal fatto che Plut. Cic. 25,3 fa dichiarare dal famoso triumviro Marco Licinio che nessun Crasso prima di lui aveva mai raggiunto la sessantina. Crasso era stato a capo del collegio pontificale per ventinove lunghi anni. In suo onore vennero organizzate grandi celebrazioni funebri, comprendenti una distribuzione di carne, giochi gladiatorii ed un epulum.

Nonostante la magnificenza della cerimonia descritta da Livio, si trattò di un funerale privato, anche perchè la famiglia del defunto pontefice massimo era una delle più facoltose di Roma e poteva permettersi un funerale sontuoso con tanto di ludi gladiatorii.

"M. Licinio Crasso, essendo stato ammalato per molti mesi, morì. Pianse tutta la famiglia e tutte le
ancelle nella stanza da letto compiansero il morto con grande clamore. I servi, avendo allestito l'atrio, posero il defunto nel letto funebre.

Dopo pochi giorni parenti e amici celebrarono il funerale con una grande processione. I servi portavano vecchi ritratti; dietro le serve c'erano le prefiche e i flautisti. Essendosi la processione fermata in piazza, un uomo egregio fece un orazione funebre a Crasso. 

Poi la processione avanzò oltre le mura per porre il cadavere sul rogo funebre. Nella notte i servi davanti agli occhi dei parenti e degli amici bruciarono il morto con il letto funebre. In seguito posero le ceneri nell'urna e l'urna nel sepolcro".

(Tito Livio)



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