Quale forma religiosa di origine romana manterreste oggi?

CULTO DI CLITUNNO





"Qua formosa suo Clitumnus flumina luco
integit, et niveos abluit unda boves"
(Dove il bel fiume Clitunno fa ombra col suo bosco
e l’onda bagna i buoi candidi come la neve)

(Sesto Properzio - Elegie)

Il Clitunno è un fiume che scorre in Umbria, affluente del Topino. Le sue sono alimentate da sorgenti sotterranee che sgorgano da fenditure nella roccia che con la loro copiosità anticamente formavano un fiume navigabile fino a Roma, lungo le cui sponde sorgevano sacelli, ville e terme. Non a caso in zona si è costituito il parco.

Nel 2011 L'UNESCO ha incluso il tempietto che sorge sulle sue rive tra i patrimoni dell'umanità. 

Il Dio Clitumnus era considerato sacro sin da tempi lontani e aveva come nume tutelare il Dio Giove Clitunno. Virgilio lo cita nelle "Georgiche", attribuendogli addirittura magici poteri (i buoi destinati al sacrificio diventavano candidi se immersi nelle sue acque).  Nel secondo libro delle Georgiche infatti esalta la particolare bianchezza dei tori e delle greggi, che:
«saepe tuo perfusi flumine sacro,
Romanos ad templa deum duxere triumphos»
(bagnati nella tua sacra corrente hanno guidato
al tempio degli Dei i trionfi dei Romani)

"Hai mai visto le fonti del Clitunno? Se non ancora - e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato - valle a vedere. Io l’ho viste da poco e mi rammarico d’averlo fatto troppo tardi. V’è una piccola collina tutta coperta da antichi e ombrosi cipressi: ai suoi piedi scaturisce una fonte da molte e ineguali vene, e prorompendo forma un laghetto che si spande così puro e cristallino che potresti contare le monete che vi si gettano e le pietruzze rilucenti… Sorge là presso un tempio antico e venerato. V’è dentro lo stesso dio Clitunno, avvolto nella pretesta che l’adorna"
(Plinio il Giovane)

Questo passo tratto dalle Epistole di Plino il Giovane testimonia quanto questo luogo fosse straordinariamente suggestivo sin dalla antichità; nella stessa Epistola Plinio dichiara che il fiume era talmente ampio da poter essere navigato. Oggi molte sue fonti sono state deviate nel corso dei secoli rimpicciolendo la portata del fiume.

D'altronde la bianchezza dei tori, la limpidezza delle sue acque e la sensazione del luogo sacro erano celebri ovunque si che la ricordarono Properzio, Silio Italico, Stazio, Giovenale e Claudiano.

"Aut praestent niveos Clitumnus novalia tauros"
(I campi offrano bianchi tori, Clitunno)

(Stazio - Silvarum)

"Et lavat ingentem perfundens flumine sacro
Clitumnus Taurum
"
(Il fluente Clitunno lava nell’onda sacra l’immane toro)
(Silio Italico - Libro VIII)

Questo verso sembra alludere più che agli armenti ad un toro mitico. Spesso il toro fu associato alle antiche Grandi Madri e potrebbe esservi un retaggio del genere, da cui si comprenderebbe anche il mito dei tori sbiancati.

Sicuramente in tempi preromani, come tutte le fonti fu sacro a una ninfa che probabilmente aveva qualità oracolari, ovvero le sue sacerdotesse emanavano oracoli in un santuario visitato dai pellegrini.

Ciò avrebbe raccolto mercati e case formando un piccolo villaggio. Più distanti ma attratti dal confort oltre che dalla bellezza dei luoghi sarebbero sorte le ville dei ricchi romani.

Clitumnus dovrebbe essere il maschile di Clitumna o piuttosto Clitemnestra, e il significato in ambedue i casi sarebbe a nostro avviso "colei che ricorda sempre", una specie di Mnemosine.

Il che richiama le acque sacre che si ritenevano capaci di far riacquisire a chi vi si bagnava la vera essenza di se stessi che durante la vita era andata smarrita. Il ricordo di sè si perde nei gorghi della vita, per cui ricordare comporta una morte dell'attuale personalità costruita per necessità e una rinascita della vera personalità iniziale.

Da questo antico rito di immergersi nelle acque sacre nacque il battesimo cristiano, anch'esso come valenza di risorgere a nuova vita, divenuto poi semplicemente entrare a far parte della congregazione cristiana.

Pertanto le acque del Clitunno, ovvero della Ninfa Clitumna (o Clitumnestra) sono il rinnovamento che segue alla morte iniziatica con conseguente rinascita o resurrezione, ma nell'anima e non nel corpo come accadde al Cristo.

Sembra che un violentissimo terremoto nel 444 d.c. cambiasse la morfologia della zona riducendone di molto la portata.


Il tempietto adornato di quattro colonne corinzie che si dice fosse dedicato al Dio Clitunno, si trova lungo la Flaminia appena dopo le Fonti. E' una costruzione del tardo impero edificata con materiali recuperati da altre costruzioni romane. Evidentemente non è il tempio citato da Plinio ma fu sempre ammirato come un piccolo capolavoro di architettura tanto da ispirare il Palladio ed artisti come Piranesi e Vanvitelli.

Fu senz'altro un sacello romano riconsacrato come chiesa, anzi riedificato con i resti di un più antico sacello pagano e vari altri materiali di reimpiego; anche se alcuni ornamenti scolpiti sono, a differenza di altre opere architettoniche longobarde, manufatti originali e non reimpieghi di elementi di età romana.

Il fiume Clitumnus aveva come nume tutelare il Dio Giove Clitunno, venerato nel tempietto adiacente. Lì il mese di maggio si tenevano in suo onore i sacra clitumnalia. Il tempietto andò distrutto in epoca imperiale, ma in epoca longobarda fu ricostruito, in parte appunto con i materiali originali.

FONTI DEL CLITUNNO
Il fiume Clitumno fu oggetto di devozione per gli Etruschi e per gli Umbri, tanto che il suo nome venne creduto etrusco, mentre è di origine umbra e proviene da inclytus amnis, cioè “fiume insigne”. I romani lo tramutarono in Giove Clitumno, "Clitumnus Umbriae, ubi Juppiter eodem nomine est", come recita un’antica epigrafe: «Il dio Clitumno dell’Umbria, che è chiamato anche Giove».

Che ci azzeccasse Giove con le acque è tutto da capire, Giove fu Dio del cielo (come dimostra il suo simbolo dell'aquila), ma pure Dio Terrestre (come dimostra la sua cornucopia simbolo di fertilità della vegetazione), e perfino Dio del fuoco (come dimostrano i fulmini che sovente scaglia), ma non fu mai Dio delle acque.

Evidentemente questa divinità era molto seguita e potente, si che per assimilarla dovettero invocarvi una divinità di tutto rispetto.

Claudiano definnì le sue acque sacre ai vincitori che naturalmente erano sempre i romani:
«Le onde del Clitumno, sacre ai vincitori, che ai trionfi romani offrono candidi armenti».

E Giovenale, nelle sue Satire:
"Nec finitima nutritus in herba
laeta, sed ostendens Clitumni pascua languis"
(Non nutrito nel confinante ricco prato ma,
ostentando calmo i pascoli del Clitunno"

Sesto Properzio asserì che quella parte dell’Umbria dove egli aveva avuto i natali, possedeva terre molto fertili, e lì asseri che "il Clitunno, dalle sponde incoronate da boschetti, lavava con le sue acque i candidi buoi".

Svetonio invece narrò che l’imperatore Caligola consultasse l’oracolo del Dio Clitumno, riportandone il verdetto di guardarsi dai nemici e di rinsaldare l’alleanza con il popolo germanico dei Batavi, a garanzia dei confini dell’Impero. Se un imperatore si degnava di recarsi fin lì per ottenere un oracolo, è segno che i vaticini del tempio erano molto attendibili e famosi.

TEMPIO COPIATO DAL PIRANESI
Questa immagine settecentesca del Piranesi dimostra quanto fosse estesa l'importanza del tempio che proseguiva alle sue spalle con quello che doveva essere un santuario che accoglieva lungo la strada le nicchie votive.

Doveva inoltre ospitare un ruscello con relativo ponticello, grosse colonne abbattute probabilmente dalla furia iconoclasta del cristianesimo, sono ulteriore prova dell'importanza del santuario. E' evidente che qui come altrove, il tempietto si è salvato esclusivamente per la sua trasformazione a Chiesa.

Il monumento presenta almeno due fasi costruttive. All'inizio doveva avere un vano unico coperto da volta a botte, corrispondente alla odierna cella. Sulla parete ovest si apriva una porta sormontata da una cornice in stile ionico. Sui muri laterali si aprivano cinque finestre centinate, e si accedeva al locale attraverso una piccola terrazza.

In seguito la terrazza venne ampliata e trasformata in vestibolo con due portici laterali, costituiti da un alto podio con zoccolo e cornice, Venne quindi praticata un’apertura al centro del podio, e venne innalzato un colonnato corinzio in antis, sormontato da una trabeazione ionica e soprastante frontone, con timpano scolpito a bassorilievo a volute racemate e fogliate e croce latina bentrale.

Si accedeva alla terrazza mediante due scalinate laterali con protiri, (piccoli portici a cuspide a protezione e copertura dell'ingresso). Le scale in origine erano precedute da un pronao, che venne demolito nel XVIII sec. per riutilizzarne i blocchi.

In questa seconda fase venne costruita l’abside per la quale si demolì l’originaria parete di fondo, sostituita da una nuova, e si applicò un frontone simile a quello che sormonta la facciata. La trabeazione continua intorno a tutto il monumento vuole unire ricucire le parti nuove alla originale struttura.

ERMA ROMANA
Tutti i sostegni utilizzati sono di reimpiego, immessi anche numerosi nella tessitura muraria, nella pavimentazione, nelle cornici, e nella decorazione architettonica della cella.

Sull’architrave le iscrizioni sono di epoca longobarda. All’interno della cella, circoscritta dall’abside, si apre un edicola marmorea, formata con il reimpiego di elementi scultorei del I sec. d.c. 

Le Fonti del Clitumno, in prossimità del borgo di Pissignano (piscina Jani, la polla di Giano), formano un laghetto con salici piangenti, ponticelli e verdi isolette, filari di pioppi, frassini, gelsi, e cipressi.

Non manca una ricca vegetazione acquatica e la presenza dei cigni. La Polla di Giano, ovvero la fonte di Giano, doveva essere miticamente un punto di passaggio tra vita e morte, come lo era appunto Giano, che segnava la fine e il principio, dell'anno e della vita.

Si credeva che nelle profondità delle acque risiedesse il Dio Clitunno (una specie di Dama del Lago), in onore del quale sorsero tre templi, purtroppo distrutti dalla nuova fede religiosa.

Il Dio Clitumno aveva fama di infallibile oracolo, e le Feste Clitumnali, durante le quali le sacerdotesse prima e i sacerdoti poi si dedicavano ai sacri vaticini, si celebravano il primo di maggio presso il tempio delle Fonti, alcune iscrizioni romane provano del resto la rinomanza del Dio. Al Museo di Spoleto esiste un manufatto in argilla, del VII secolo a.c., con l’immagine del Dio Clitumno, una piccola testa dalla bocca dischiusa, nell'atto di oracolare.

Dopo l'assimilazione a Giove, al Dio si offriva nella festa un toro bianco, ma sembra che anteriormente si gettassero nelle acque: fiori ed erbe odorose, miele e latte, frutta e semi selvatici. Più o meno ciò che si offriva alle naiadi e a tutte le ninfe acquatiche.




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