CLODIO ALBINO - CLODIUS ALBINUS (Usurpatori)



CLODIO ALBINO


Nome: 
Decimus Clodius Albinus
Nascita:
Hadrumetum, 25 novembre 145
Morte: Saona, 19 febbraio 197
Padre: Ceionio Postumo
Madre: Aurelia Messalina
Console: 187


Decimo Clodio Ceionio Septimio Albino è stato un usurpatore e poi Cesare dell'Impero romano. Fu infatti proclamato imperatore dalle legioni della Britannia e della Spagna subito dopo la morte di Pertinace (conosciuto anche come "l'anno dei cinque imperatori"), e si autoproclamò Augustus verso la fine del 195, poco prima della sconfitta finale degli inizi del 197.

Clodio Albino nacque ad Hadrumetum (oggi Susa, in Tunisia), nell'Africa proconsolare, da una famiglia aristocratica, ma non ricca, di origine italica trapiantata in Africa. Traeva origine dalle famiglie romane dei Ceionii, Albini e Postumi. Fu il primogenito di Ceionio Postumo e Aurelia Messalina e trascorse l'intera fanciullezza in Africa, ricevendo una sommaria istruzione in lettere greche e latine.

La Historia Augusta narra che il suo nome deriverebbe del fatto che, al momento della nascita, al contrario di tutti i bambini che hanno la pelle rossastra, Clodio era di carnagione bianchissima, da qui il nome di Albino. Trascorse l'intera fanciullezza in Africa, ricevendo una sommaria istruzione in lettere greche e latine. La sua indole fiera lo portò poi ad appassionarsi alla vita militare.

«Appena fu adolescente intraprese la carriera militare e grazie all'appoggio di Lollio Sereno, Bebio Meciano e Caionio Postumiano, suoi parenti si fece conoscere dagli Antonini
(Historia Augusta, Clodius Albinus, 6.1.)



CURSUS HONORUM

«Appena fu adolescente intraprese la carriera militare e grazie all'appoggio di Lollio Sereno, Bebio Meciano e Caionio Postumiano, suoi parenti si fece conoscere dagli Antonini
(Historia Augusta, Clodius Albinus, 6.1.)

- Egli infatti iniziò la carriera militare come eques, poi ricoprì il ruolo di tribuno militare angusticlavio a capo dei cavalieri Dalmati.

- La Historia Augusta sostiene che ottenne il comando di due coorti alari (identificabili forse con una coorte equitata milliaria) in qualità di praefectus cohortis sotto il regno di Marco Aurelio dopo il l169.

- Entrò poi a far parte dell'ordine senatorio verso la fine del regno di Marco Aurelio (161 - 180).

- Durante un suo soggiorno a Roma negli anni attorno al 162-164 potrebbe aver incontrato e conosciuto il suo coetaneo Settimio Severo, africano come lui ma non ne abbiamo le prove. - Più tardi militò nella legio IIII Flavia Felix stanziata a quel tempo nella Mesia superiore, a Singidunum, e nella legio I Italica, stanziata nella Mesia inferiore, a Novae.

- Ebbe un nuovo incarico militare in Bitinia, quando nel 175 Avidio Cassio si apparentemente si ribellò in Oriente a Marco Aurelio, ma Clodio rimase fedele all'Imperatore.

- Gli venne concessa l'esenzione dall'esercizio della questura e poco dopo divenne edile ma solo per dieci giorni, in quanto fu inviato con urgenza a raggiungere l'esercito, per le nuove guerre marcomanniche (177-180).

- Combatté infatti nella terza fase delle guerre marcomanniche in Dacia nel 183-184 in come legato imperiale della legio V Macedonica (Potaissa), insieme a Pescennio Nigro.

- Ottenne quindi la pretura (attorno al 185/186) in cui egli stesso organizzò i giochi e dove, secondo la Historia Augusta, vide lo stesso Commodo combattere come gladiatore nel Foro romano e nei vari teatri.

MONETA AUREA DI CLODIO


IL CONSOLE

Divenne console nel 187 e poi fu trasferito da Commodo in Gallia, probabilmente come governatore della Germania inferiore (o comunque di una provincia germanica, attorno al 189), dove riuscì a respingere un'invasione da parte dei barbari, ricacciandoli oltre il Reno.

La Historia Augusta riferisce che Commodo, colpito da come aveva condotto la guerra in Gallia e Germania, gli inviò una lettera in cui gli consentiva di assumere il titolo di Cesare:

«Commodo imperatore a Clodio Albino. Ti ho inviato altre lettere ufficiali riguardo alla successione ed all'onore che intendo darti, ma questa te la mando in forma familiare e confidenziale e scritta di mia mano. Con questa ti concedo la facoltà, qualora se ne presentasse la necessità, che tu possa presentarti ai soldati, assumendo il titolo di Cesare.»

(Historia Augusta, Clodius Albinus, 2.2.)

L'Imperatore inoltre gli concesse, quale segno distintivo della dignità imperiale, di poter indossare il mantello rosso, consentito solo ai membri della famiglia imperiale, e più avanti anche la porpora, senza però l'oro.

Clodio Albino non volle però accettare questo onore, per il timore sia del sospettoso Commodo, sia dei nemici di Commodo che avrebbero potuto rivalersi su di lui. Ottenne invece, dal 191, il governo della provincia di Britannia dove dovette affrontare una situazione di grave malcontento che si era creata all'interno della guarnigione.



LA GUERRA CIVILE (193-197)

Nel 193, morto Commodo a fine 192, venne acclamato imperatore Pertinace grazie all'appoggio della coorti pretorie. La Historia Augusta narra che Albino era così apprezzato dal senato da proporre a Pertinace di associarlo come collega.

Ma Pertinace, dopo soli tre mesi, fu assassinato dagli stessi pretoriani che, poi, decisero di "mettere all'asta" il trono al miglior offerente. Fu la volta così di Didio Giuliano, anche se nel frattempo gli eserciti provinciali avevano nominato: 
- Pescennio Nigro, comandante delle legioni siriache, 
Settimio Severo, comandante delle legioni danubiane della Pannonia superiore
- Clodio Albino, comandante delle legioni di Britannia. 

SETTIMIO SEVERO


SETTIMIO SEVERO

Intanto Settimio Severo mosse su Roma dove, dopo aver congedato in massa i pretoriani italici, e averli sostituiti con truppe del suo esercito, ottenne dal Senato il riconoscimento di princeps. Non potendo combattere su due fronti, Severo nominò cesare Clodio Albino (Decimus Clodius Septimius Albinus Caesar) per illuderlo che potesse succedergli, pur avendo Severo già due figli come eredi naturali: Bassianus (Caracalla) di 5 anni e Geta di 4.

Poi l'imperatore gli conferì il secondo consolato in absentia (nel 194), lasciandogli il governo delle province occidentali delle Gallie e della Britannia, mentre egli stesso si concentrava nella lotta contro Pescennio in Oriente, dove lo sconfiggeva.

Poi Severo combattè contro i Parti. Albino fu tentato da alcuni senatori a marciare su Roma, vista l'assenza dell'Augustus Severo, ma non lo fece, almeno fino a quando non fu evidente che i figli gli sarebbero succeduti.

 
 
LA FINE

Quando Severo proclamò Cesare il proprio figlio Bassianus, il futuro imperatore Caracalla, Clodio si autoproclamò Augustus e Severo tentò di farlo assassinare, senza riuscirci. Gli tolse allora il titolo di Cesare, e lo fece proclamare "nemico pubblico". Poi con un'armata marciò da Bisanzio, ancora assediata dai superstiti dell'esercito di Pescennio Nigro.

ALBINO
Albino cercò di raccogliere un grosso esercito, e pose il proprio "quartier generale" a Lugdunum, dove iniziò a battere propria moneta, fregiandosi dei titoli imperiali. Tentò quindi di occupare l'intero limes renano, ma fallì, poi assediò senza successo Augusta Treverorum (Treviri) nella Gallia Belgica, difesa dal legatus legionis della legio XXII Primigenia, Claudio Gallo.

Il 19 febbraio del 197 Lodio e Severo si affrontarono nella valle della Saône (battaglia di Lugdunum). Albino al massimo poteva raggiungere i 60.000 armati mentre Severo poteva disporre dell'intero esercito presente sul limes renano e danubiano, circa 200.000 armati, pertanto vinse Severo e Albino si uccise, gettandosi sulla propria spada.

«Nel corso della battaglia decisiva, dopo che un gran numero dei suoi soldati erano stati uccisi, moltissimi messi in fuga e molti si erano arresi, Albino si diede alla fuga e, secondo alcuni, si uccise con le proprie mani; secondo altri, fu colpito dal suo servo e portato ancora in vita da Severo [...]. Molti altri sostengono che ad ucciderlo furono i suoi soldati, che cercavano con la sua morte di ottenere il favore di Severo
(Historia Augusta, Clodius Albinus, 9.3-4.)

Severo gli fece tagliare la testa e la inviò su una picca a Roma, come monito a chi lo aveva sostenuto, tra cui molti senatori e in particolare il fratello. Il corpo di Albino rimase parecchi giorni davanti al quartier generale di Severo, venne straziato dai cani e infine gettato nelle acque del fiume. I suoi figli in un primo momento furono perdonati, ma poi anch'essi decapitati insieme alla loro madre e gettati nel Rodano. Intanto Lugdunum venne distrutta e non riuscì più a riprendersi nei secoli successivi.



LA VISIONE DEI LETTERATI

Historia Augusta

La Historia Augusta riferisce che per Settimio Severo Albino fu «turpe, malizioso, malvagio, disonesto, avido e lussurioso». Ma era solo propaganda, visto che Severo spesso scrisse ad Albino come ad un intimo amico, tanto che lo stesso Severo gli aveva conferito il titolo di Cesare.

Lo stesso Marco Aurelio in alcune missive riferite dalla Historia Augusta lo avrebbe definito «uomo di esperienza, di vita austera e costumi rigorosi», e volle «lodare Albino per la fermezza, lui che ha saputo tenere a freno le truppe, in un momento di gravi defezioni a favore di Avidio Cassio».

Inoltre la Historia Augusta scrive che fu amato dal Senato come nessun altro principe, forse anche per l'odio che nutriva nei confronti di Severo per la sua crudeltà. Era, inoltre, elegantissimo nel vestire, anche se avido a tavola. Con le donne era un meraviglioso amante. Esperto di agricoltura, scrisse persino delle Georgiche e probabilmente anche delle novelle erotiche dette Milesie.

Era alto di statura, capelli ricci e crespi, fronte spaziosa, carnagione chiara, un tono di voce femminile, era duro quando era irato e terribile quando si infuriava. Era infine molto esperto d'armi.


Cassio Dione Cocceiano

Albino eccelleva per famiglia e per educazione, mentre il suo avversario Settimio Severo era superiore in guerra ed era un abile comandante.


Erodiano

Lo giudica ingenuo e vanitoso nell'aver accettato da Severo il titolo di Cesare, dietro il quale si nascondeva il fatto di non poter combattere contemporaneamente contro Albino in Occidente e Pescennio Nigro in Oriente. Di lui si racconta che era di natura mite e, grazie anche al suo status di aristocratico, era preferito dal senato di Roma rispetto a Severo.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Epitome de Caesaribus -
- Cassio Dione Cocceiano, Historia Romana
- Erodiano - Storia dell'impero dopo Marco Aurelio -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Eutropio - Historia Augusta, Vite di Settimio Severo e Clodio Albino -
- Tertulliano - Apologeticum -
- Antonio Aste - Le vite minori dell'Historia Augusta. D. Septimius Clodius Albinus - Tricase - Lecce - Libellula edizioni - Collana Università & Ricerca - 2012 -
- Géza Alföldy - Herkunft und Laufbahn des Clodius Albinus in der Historia Augusta - in Johannes Straub - Bonner Historia-Augusta-Colloquium 1966/1967 - Bonn - 1968 -


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