TEMPIO DELL'ONORE E DELLA VIRTU'



"Furono pure vicino alla porta Capena i tempj dell'Onore e della Virtù, che la Notizia dell'Impero quì registra prima di ogni altro edifizio.

Tale vicinanza si dimostra da Livio, parlando delle spoglie Siracusane portate in Roma da Marcello; ed il medesimo scrittore ci assicura, che un sol tempio a queste divinità era stato votato da Marcello nella guerra Gallica; ma che i Pontefici ne avevano impedito la dedicazione, sostenendo che non si poteva consacrare una sola cella a due diversi Dei; perciò fu in seguito aggiunto un altro tempio per la Virtù con sollecito lavoro. Tale aggiunzione si dimostra con la quattordicesima lettera di Simmaco, che era stata fatta col mezzo di un'altra cella posta in modo da rendere il tempio doppio, come si conosce essere stato quello di Venere e Roma di Adriano.

Ma però se questo tempio dedicato all'Onore ed alla Virtù era lo stesso di quello citato più volte da Vitruvio, ed edificato con buona architettura da Cajo Muzio, doveva avere le due celle, denominate dal medesimo Marcelliane dal nome del loro edificatore, congiunte l'una accanto l'altra, e cinte da un portico a somiglianza dei tempj Peritteri, senza però che questo portico girasse nella parte posteriore, come si trova dal detto scrittore indicato."

Honos era un Dio particolarmente adorato dai soldati, considerato il Dio dell'onore militare e della moralità. Spesso era accompagnato alla Dea Virtus, identificata con lealtà e coraggio.

PORTA CAPENA, VIA APPIA
Il culto fiorì particolarmente nella Roma repubblicana, dove erano presenti almeno due tempi dedicati ad Honos; il primo sulla via Appia, subito dopo porta Capena, da Q. Fabius Maximus Verrucosus nel 234 a.c. per glorificare la vittoria sui Liguri. Un secondo tempio dedicato a Honos stava sul clivio del colle Capitolino. Un pannello dell'Ara Pacis Augustae, quello di nord-est, raffigura Roma seduta con alcune armi ai piedi, affiancata da Honos e Virtus.
Veniva festeggiato il 29 maggio.

Honos era il Dio dell'onore militare e della moralità, raffigurato come un giovane guerriero, nudo o togato, che porta una lancia o un ramo d'ulivo ed una cornucopia. Spesso è raffigurato assieme alla Virtus; Marte, il dio della guerra, era accompagnato infatti da due compagni Honos (l'Onore) e Virtus (la Virtù) in quanto qualità indispensabili per un buon soldato.

Contrariamente a ciò che si pensa Honos non era una personificazione divinizzata, i Romani non lo consideravano un'astrazione ma un vero e proprio Dio. Sarebbe come dire che la Madonna è la personificazione della madre divinizzata. Come la Dea Pace, o la Dea Virtus, erano Dei con propri caratteri, proprie immagini e propri culti.



LE RAFFIGURAZIONI MONETARIE

Non avendo resti di alcun genere dobbiamo risalire alla divinità e al suo tempio attraverso le emissioni monetarie.

SESTERZIO SOTTO VESPASIANO
Le prime raffigurazioni di Honos sulle monete emesse da Roma si hanno in età repubblicana. con la testa di Honos, abbinata a quella della Virtus. Anche nelle monete di Augusto Honos compare sulle monete, ma sempre solo la testa.

Galba invece introduce Honos e Virtus al rovescio, in piedi l'una di fronte all'altra ognuna con i propri attributi, scettro e cornucopia per Honos, parazonium e lancia per la Virtus. Vespasiano emette un sesterzio in cui Honos, oltre alla cornucopia, tiene uno scettro. Tito lo fa invece raffigurare su un pannello dell'arco omonimo dove l'imperatore viene scortato da Honos e dalla Virtus.

Sotto Traiano un sesterzio da lui emesso raffigura un tempio ottastilo, cioè con otto colonne e con tre ordini di gradini, sembra trattarsi del tempio di Honos eretto sull'Appia che Traiano fece reastaurare tra il 107 ed il 113 d.c.

SESTERZIO SOTTO TRAIANO
Honos compare inoltre su un pannello dell'arco di Traiano di Benevento, costruito attorno al 114 d.c.Un bassorilievo raffigura Honos che presenta all'imperatore l'ufficiale addetto alla leva. In questa rappresentazione Honos tiene una cornucopia ed è accompagnato dalla Dea Roma.

Sotto Marco Aurelio Honos indossa una larga toga con cornucopia ed un ramo d'ulivo. Con Antonino Pio e con Marco Aurelio, Honos compare da solo sui rovesci delle monete di questi due imperatori.
Una modifica sostanziale riguarda la scomparsa dello scettro che lascia il posto al ramo d'ulivo.



TEMPIO DI HONOS E VIRTUS A PORTA CAPENA

Presso Porta Capena stava il Tempio di Honor et Virtus, Aedes Honoris et Virtutis, votati da Marcello nella guerra gallica. Secondo alcuni all'inizio il tempio fu dedicato solo al Dio Honor, poi dal figlio di Marcello dedicato anche alla Dea Virtus, per cui la cella fu raddoppiata. Il tempio venne poi restaurato da Vespasiano.

Narra Livio a proposito del voto del tempio ad Honos e Virtus offerto da Marcello nel 208:
"Marcellum aliae atque aliae obiectae animo religiones tenebant, in quibus quod cum bello Gallico ad Clastidium aedem Honori et Virtuti vovisset dedicatio eius a pontificibus impediebatur, quod negabant unam cellam amplius quam uni deo recte dedicari, quia si de caelo tacta aut prodigii aliquid in ea factum esset difficilis procuratio foret, quod utri deo res divina fieret sciri non posset; neque enim duobus nisi certis deis rite una hostia fieri. Ita addita Virtutis aedes adproperato opere; neque tamen ab ipso aedes eae dedicatae sunt. Tum demum ad exercitum quem priore anno Venusiae reliquerat cum supplemento proficiscitur"

TEMPIO DI HONOS E VIRTUS AL CAPITOLINO

Secondo Vitruvio Caio Mario, il prozio di Cesare, in seguito alle vittorie su Mitridate,  innalzò un tempio all'Onore e Virtù servendosi delle capacità dell'architetto Caius Mutius. Non si sa se il tempio eretto da Caio Mario stesse sul Campidoglio o sulla velia.

 
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