DIVINAZIONE PRIVATA ROMANA



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COGLIERE PRESAGI DA SOLI

I romani, come i precedenti popoli italici, per prevedere il futuro si affidavano alle mantiche, termine derivante dal greco mantiké, che si origina a sua volta da màntis che significa "indovino". Le mantiche furono diverse, operate soprattutto nelle campagne, facendo uso di oggetti molto semplici e non sofisticati.



CAPNOMANZIA

Antica arte divinatoria fondata sull'osservazione della direzione, del colore o della forma assunta dal
fumo. Ciò faceva parte dei culti italici preromani, non accolti nella divinatoria pubblica ma fiorente in quella privata.

Il fumo riguardava all'inizio la bruciatura del ciocco di legno nel solstizio d'inverno, poi si estese ai rami sacri di una selva dedicata ad una divinità. faceva parte dei culti italici preromani, non accolti nella divinatoria pubblica ma fiorente in quella privata.
Raramente riguardò il sacrificio di un animale, che riguardava soprattutto i templi pubblici. Dal fumo del sacrificio si traevano degli auspici. Si osservavano i giri del fumo, quanto si alzasse e con qual moto se retto o a spirale, nonchè il tempo per dissolversi.




CATOTTROMANZIA

La Catottromanzia, detta pure enottromanzia era un tipo di divinazione ottenuta delle visioni percepite per mezzo di uno specchio ritenuto magico. Derivano dai termini greci κάτοπρον kátoptron ed ἔνοπτρον énoptron che significano "specchio".Chi praticava l'enottromanzia era chiamato enottromo o enottromante.

Lo specchio magico faceva conoscere gli eventi passati e futuri anche a chi lo guardasse con gli occhi bendati. Le maghe della Tessaglia si vantavano di far discendere con questo specchio la Luna dal cielo e ricevere da essa le risposte, e scrivevano i responsi col loro sangue.
Un altro metodo consisteva nel porre lo specchio dietro la testa di un fanciullo a cui si bendavano gli occhi. Si dice che un fanciullo con questo metodo avesse indovinato la venuta di Severo e la morte di Giuliano.

Pausania racconta che vi era a Patrasso, davanti al tempio di Cerere, una fontana separata dal tempio medesimo per mezzo di una muraglia; qui veniva consultato un oracolo considerato veritiero per le malattie.

Il consultante malato faceva discendere nella fontana uno specchio sospeso ad un filo in modo che toccasse la superficie dell'acqua solamente con la sua base; dopo avere pregato la dea ed arso dei profumi il consultante si guardava nello specchio e, secondo che si trovasse il viso pallido e sfigurato o fresco e rubicondo, ne concludeva che la malattia sarebbe stata mortale o guaribile.
Pitagora poneva lo specchio in analogia con la Luna infatti, prima di leggere il futuro nel suo specchio magico, era solito mostrare l’oggetto alla faccia della Luna.



CHIROMANZIA

La chiromanzia osserva i segni speciali delle mani, sia le pieghe della pelle che la conformazione dei rilievi sul palmo, nonchè la forma delle dita, o segni rilevabili su altre parti del corpo, come gli occhi e perfino la forma delle orecchie.

La forma e le pieghe della mano sottolineerebbero il nostro destino, come fortuna, salute, figli e pure incontri.

La lettura delle mani è antichissima, come in fondo tutte le forme di divinazione che non richiedevano grandi mezzi per essere effettuate, e si è trasmessa fino ai giorni nostri.



CLEROMANTIA

La divinazione per mezzo di stecche o piastre, con sopra una scritta (talora versi di Virgilio: sortes vergilianae), infilzate in una cordicella, dalla quale una scelta a caso doveva col motto che portava scritto illuminare sul futuro. L'operazione si faceva talora, perché avesse più sicuro effetto, in qualche tempio, in ispecie quello di Preneste (sortes praenestinae).



CRISTALLOMANZIA

Si usava un grosso cristallo trasparente in genere di cristallo di rocca o di berillo posto davanti ad una candela, chi cercava responsi fissava il cristallo, spesso tagliato a cabochon (un piano e una superficie convessa) o a sfera, entrando in uno stato di trance in cui vedeva immagini. In mancanza del cristallo si usava una bottiglia panciuta piena d'acqua con la candela dietro.

Diverse tribù celtiche, stanziate nelle isole britanniche fin dal 2000 a.c., sono state unificate dai druidi che praticavano la divinazione attraverso cristalli di quarzo. 

Durante l'Alto Medioevo si hanno invece le prime notizie sull'uso di cristalli di forma sferica, le sfere di cristallo.



GENETLIACA

L'osservazione della posizione degli astri alla nascita d'un bambino (equivalente al moderno oroscopo), in particolare del sole, della luna e dell'ascendente, soprattutto al momento del concepimento, che determinavano gli ostacoli e le possibilità della sua vita.

L’astrologo era chiamato «matematicus» o «caldeus». Nel 139 a.c. il decreto di Cornelius tentò di proscrivere gli astrologi, con totale insuccesso. I romani ebbero i loro scrittori d’astrologia, come Giulio Firmico Materno, Marco Manilio, Columella. Detrattori furono Cicerone, Catone, Plinio il Vecchio, simpatizzanti Silla, Cesare, Crasso, Pompeo, che si dilettavano di pratiche divinatorie.

Svetonio scrive che Augusto viveva ad Apollonia a 18 anni, e che andò con Agrippa dall’astrologo Theogène. Ad Agrippa venne predetta una carriera molto elevata, per cui Ottaviano si rifiutò di svelare la propria data di nascita temendo gli fosse riservata una sorte inferiore; ma quando cedette alle sollecitazioni dell’amico, Theogène si alzò e si gettò ai suoi piedi.

Da quel momento Augusto ebbe una tale fede nel suo destino che pubblicò il suo oroscopo e fece coniare una moneta d’argento con il suo segno: il Capricorno. Per gli astrologi romani un uomo era del Capricorno se aveva la Luna in questo segno mentre quelli moderni si regolano sul Sole e l’Ascendente.



IDATOSCOPIA

L'idatoscopia è una mantica il cui lemma deriva dal greco hydóe, acqua, e scopeó, osservare. Non v’è incertezza sul termine idatoscopia, ma sembrerebbe riferito alla divinazione concernente il futuro climatico. In alcuni testi si legge anche la specifica che per idatoscopia s’intende la divinazione effettuata per mezzo di acqua piovana, differenziandosi dalla pegomanzia che è effettuata tramite l’acqua delle sacre fonti.

Esistevano vari tipi di idatoscopia:
1) Dalla direzione dell'acqua piovana e dalla sua intensità, ma soprattutto dal modo e dal tempo in cui bagnava una statuetta o un ciottolo sacralizzato si traevano auspici.

2) Quando in uno stato di trance, dietro l' invocazione o altre cerimonie magiche, vedevansi sull'acqua scritti nomi di persone o di cose che si vedevano alla rovescia.
3) Si facea uso di un vaso pieno di acqua e di un anello, sospeso ad un filo, col quale battevasi per un certo numero di volte le pareti del vaso.
4) Gittavansi successivamente ed a brevi intervalli, tre piccole pietre in un'acqua tranquilla ed immobile, e da’ cerchi che formava la superficie , come pure dalla loro intersecazione si traevano gli augurii .
5) Esaminavansi attentamente i diversi movimenti e l' agitazione de' flutti del mare.
6) I presagi traevansi dal colore dell'acqua, e dalle figure che si credeano scorgere in quella.
Secondo Varrone, in questa maniera si giunse in Roma a predire il risultamento della famosissima guerra contra Mitridate. Presso gli antichi eranvi certe riviere e certe fontane che essi riguardavano come più proprie delle altre a siffatte operazioni.
7) Esisteva una pratica abominevole presso i Germani, per chiarire i sospetti intorno alla fedeltà delle loro mogli. Gittavano essi nel Reno i fanciulli appena nati: se quelli galleggiavano, allora li consideravano come legittimi; se calavano a fondo, li dichiaravano spurii.
8) Le donne de' Germani invece, per scoprire il futuro, esaminavano i diversi giri che facea I'acqua de' fiumi ne' vortici che formavano
9) Riempivasi una tazza di acqua, e dopo di avervi pronunciate sopra certe parole, ed aver agitato l'acqua con leggero movimento, esaminavasi se l' acqua faceva bollicine, ed usciva dagli orli.
9) Ponevasi l' acqua in un catino di vetro, indi vi si gettava una goccia di olio, ed allora credevasi di vedere in quell'acqua, come in uno specchio, ciò che si desiderava conoscere.
10) Nell'antico suolo italico, ma non solo, quando alcune persone venivano sospette di furto si scriveva il nome di ciascuna sopra altrettanti piccoli ciottoli, che poscia venivano gettati nell’acqua. Dal modo in cui cadevano si capiva se i sospetti erano fondati.



IDROMANZIA

Tecnica divinatoria per mezzo dell’acqua. I movimenti prodotti da un oggetto gettato in una fontana sacra, o in uno specchio d’acqua sacra connesso in genere con un luogo di culto, in genere una foglia, o una piuma, o un fuscello di legno. A seconda della direzione che l'oggetto prendeva, o gli scuotimenti, o il tempo dell'affondamento, si traevano presagi.

Venne usato in Italia, in Grecia e in Asia Minore. Poteva all'occorrenza anche essere usato in un lago, in un fiume, in un mare, in un ruscello oppure in acqua ferma come uno stagno, una polla d'acqua o in una sorgente, mediante preghiere e scongiuri. A volte veniva sacralizzato anche l'oggetto da porre sull'acqua mediante apposita formula magica.

Da: "La Filosofia Occulta o La Magia" di Cornelio E. Agrippa:
"L’idromanzia fa divinare con gli aspetti delle acque, il flusso e il deflusso, l’accrescersi e lo straripare o il decrescere, la colorazione e simili altra cose, a cui si possono aggiungere le visioni che si compiono nelle acque, genere di divinazione questo trovato dai Persiani e di cui Varrone dà un esempio parlando di quel fanciullo che aveva visto formarsi nell’acqua una immagine di Mercurio, che con centocinquanta versi predisse ogni evento della guerra di Mitridate. 
Anche Numa Pompilio coltivava l’idromanzia, evocando per mezzo delle acque le immagini degli dei che gli predicevano il futuro. 
E Pitagora, molto tempo dopo di lui, ha esercitato la stessa arte.... Anticamente esistevano sorgenti, da cui si ricavavano presagi delle cose future, come quella che ancora si trova a Patrasso, in Acaia, e quella che Epidauro chiama fontana di Giunone, di cui parleremo a lungo in seguito nel trattare degli oracoli.
V’era anche la fonte fatidica d’Acaia, collocata davanti al tempio di Cerere. Coloro che venivano a consultarla intorno alla salute degli infermi, facevano discendere poco a poco sino in fondo all’acqua uno specchio trattenuto da una cordicella e dopo speciali suppliche e dopo aver bruciato qualche profumo, il vaticinio si rendeva visibile nello specchio.
Non lungi da Epidauro, città della Laconia, si stendeva uno stagno profondo detto l’acqua di Giunone, in cui si usava gettare pasticcini di farina di frumento. Se le acque non li rendevano, il responso dell’oracolo era lieto, ma se ritornavano a galla, se ne ritraeva cattivo presagio.
"



LECANOMANZIA

Si versavano in una coppa, o in una una ciotola, o una bacinella, un catino o un bacile. liquidi diversi, in specie l'acqua e l'olio, poi venivano agitati con una bacchetta già sacralizzata con una formula e a seconda dei loro movimenti e incontri si traevano le indicazioni per il futuro. 

Da: "La Filosofia Occulta o La Magia" di Cornelio E. Agrippa:
"Gli Assiri avevano in pregio una specie di idromanzia chiamata lecanomanzia, in cui si faceva uso d’un recipiente colmo d’acqua e si adoperavano lamine d’oro o d’argento tempestate di pietre preziose, sulle quali s’incidevano dati nomi e caratteri. Alla lecanomanzia si può anche ricollegare l’arte di divinare mercé il piombo e la cera fusi versati in acqua fredda, in cui si rapprendono in determinate forme, che rendono manifeste le cose che desideriamo conoscere."




ONEIROMANZIA

Interpretazione dei sogni sogni. Talvolta essi contenevano una chiara e precisa indicazione, considerati allora come una diretta rivelazione o ispirazione della divinità, che si cercava di ottenere anche per mezzo dell'incubazione in qualche santuario.

Gli antichi romani reputavano che i sogni potessero uscire da due porte:
- da una porta d'avorio, che era la porta degli uomini,
- da una porta di corno, che era la porta degli Dei.
La porta degli Dei portava predizioni per il futuro e questi andavano capiti e interpretati.

A volte i sogni contenevano solo segni o simboli, che avevano anch'essi bisogno di essere interpretati per mezzo di un'arte, appunto la oneiromanzia.



PEGOMANZIA

Specie di divinazione che si faceva coll'acqua delle fonti nella quale gettavano delle sorti ovvero delle specie di dadi. Ne ricavavano presagi fortunati quando andavano al fondo ma se restavano a galla era un segno cattivo.

Famosa la fontana d'Abano non lungi dalla città di Padua, ove un sol colpo di dado bastava per decidere su i buoni e tristi successi dell'avvenire, secondo il numero de' punti più o meno rilevanti che si vedevano dal fondo dell'acqua.

"Dalla pegomanzia fatta nelle acque di essa fontana, Tiberio concepì le più alte speranze avanti che giungesse all'impero. Passando per l’Illiria, esso principe essendosi recato a consultare sulla propria sorte l'oracolo di Gerione, quel dio lo mandò alla fontana d' Abano.

Egli vi andò, e avendo gittati nell' acqua alcuni dadi d'oro, quelli del fondo gli presentarono il maggior numero di punti che ei potesse desiderare. Svetonio dice che alcun tempo dopo si vedeano ancora nella fontana quei medesimi dadi gittativi da Tiberio."

Oppure vi si immergevano dei vasi di vetro, esaminando gli sforzi che faceva l’acqua per entrarvi, scacciandone l' aria che prima li riempiva.



PIROMANZIA

Le forme prese dal fuoco di un sacrificio, se la fiamma era alta, se si suddivideva, se tardava a spegnersi, se si propagava e così via, da ciò si coglievano presagi.
Nelle campagne però la piromanzia si faceva in genere bruciando rami sacri, cioè di ulivo, o di mirto, ma anche corteccia di pino o di abete.



RABDOMANZIA

Divinazione che si faceva per mezzo di verghe o bacchette. Erodoto nel libro IV scrive che le donne greche cercavano e adunavano delle bacchette ben diritte per valersene nella ricerca delle acque, di filoni di metalli, di tesori. Sembra che l'uso riguardasse anche le romane.



RAPSODOMANZIA

Divinazione che si faceva tirando delle sorti (dadi) sui versi dei poeti per una predizione di ciò che si voleva sapere.

Per ordinario si usavano versi di Omero o di Virgilio. Talvolta si scrivevano delle sentenze o dei versi del poeta poi li mettevano sopra pezzetti di legno gettandoli alla rinfusa in un'urna da dove ne estraevano uno e questa era la sorte ottenuta.
Talvolta invece si gettavano dei dadi sopra una tavola sulla quale erano scritti dei versi e quelli sui quali si fermavano i dadi passavano per quelli che contenevano la predizione.



IL CRISTIANESIMO

Il cristianesimo fin da principio ha proibito la divinazione come opera del demonio. 
- Clemente Alessandrino (Protrepticon), considerò oracoli, auguri, astrologi e indovini una stolida impostura.
- Tertulliano (De anima) considerava la divinazione come una facoltà naturale ma pericolosa, perché ci si poteva infiltrare il demonio. 
- Origene (In Numeros) riteneva diabolico ogni tipo di divinazione. 
- Lattanzio (Instit. divin.) credeva che i demoni, sostituendosi agli Dei pagani (in realtà uomini divinizzati) avessero inventato ogni tipo di divinazione per farsi onore e guadagnare per sé l'adorazione dovuta a Dio. 
- S. Agostino (Liber de divinatione daemonum) sostiene che i demoni, autori della divinazione in parte imitano gli angeli, e in parte se ne allontanano per ragione della loro caduta. Riteneva buona l'astrologia, a meno che non diventi atea e non pretenda di vedere negli astri delle cause.



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