BATTAGLIA DI LAGO REGILLO (496 A.C.)





LA STORIA

Nonostante i Latini si fossero alleati con Roma per combattere gli etruschi, si accorsero ben presto che l'Urbe stava diventando potente e pericolosa, così i Latini smisero di esserle alleati, anzi si coalizzarono contro di lei.

I Romani rimasero pertanto soli ma la loro grande organizzazione, unita al loro coraggio e il grande amor di Patria fece si che Tusculum, per quanto appoggiata dalle città latine, venne sconfitta da Roma con la battaglia del Lago Regillo (496 a.c.), dopodichè l'Urbe riuscì a sconfiggere le città rivali, fino a costituire, nel 493 a.c., il Foeudus Cassianum, un trattato, dal nome dal console Spurio Cassio Vecellino, che stabilì i rapporti fra Roma e le altre città latine finchè queste non vennero assorbite dallo Stato romano (338 a.c.).


LA TRADIZIONE

E' ritenuta leggenda in quanto i documenti sembra siano andati perduti nell'incendio seguito all'invasione dei Galli di Brenno, e anche perché il risultato della battaglia, inizialmente sfavorevole ai Romani, si dice fosse deciso dall'apparizione dei Dioscuri: Castore e Polluce.

Può essere legittimamente ritenuto leggendario tutto ciò che non è scientificamente dimostrato da resti archeologici o documenti storici, ma allora tutte le religioni antiche e moderne dovrebbero essere considerate tali. Anche i sette Re di Roma sono stati considerati leggende ma i resti sul Palatino, dalle palafitte alla reggia, dimostrano che Roma fu abitata e che c'era una reggia, il tutto locato nel luogo riferito dalla "leggenda".

GIUNONE REGINA
Noi preferiamo usare, sia per la storia antica che per le religioni, il termine "tradizione". Molti archeologi, basandosi sulle tradizioni hanno scoperto siti fantastici, a cominciare dalla città di Troia.

Ora la tradizione riporta che una grande battaglia, decisiva per il futuro e l'esistenza stessa di Roma, venne combattuta presso il Lago Regillo un lago di origine vulcanica dell'agro tuscolano, nella piana fra Monte Porzio Catone e Finocchio, a pochi Km da Roma, prosciugato nel V o inizio IV sec. a.c. 

Oggi il sito (dove non c'è neppure un cartello a memoria dell'evento, è chiamato la piana di "Prataporci", o "Pantano Secco", e sembra aver preso il nome da un adiacente tempio di Giunone Regina. 

La Dea, detta anticamente Janua e poi Juno era molto venerata nel Lazio, a volte con gli attributi di Giunone Regina e Giunone Moneta.

L'anno della battaglia viene in genere reputato il 496 a.c.,anche se Varrone pone Aulo Postumio dittatore nel 499 a.c. con Tito Ebuzio console e magister equitum, nè si sa nulla del giorno o del mese, la stagione doveva essere ragionevolmente in primavera/estate, perchè anticamente non si combatteva nelle stagioni fredde. 

Furono Scipione e Cesare a contraddire per primi l'usanza onde sorprendere gli avversari.



L'ANTEFATTO

Sappiamo da Livio che Lucio Tarquinio il Superbo, dopo la cacciata, aveva cercato aiuto in varie città vicine. Gli rispose Porsenna, il lucumone di Chiusi, che però decise di interrompere i suoi attacchi a Roma oppure la occupò e governò per alcuni anni per poi abbandonare tutto e tornarsene a casa, probabilmente stanco delle continue insurrezioni.

MONETA A RICORDO DELLA BATTAGLIA
Tarquinio e i suoi seguaci, espropriati dei loro beni a Roma, dovettero rifugiarsi a Tusculum dal genero di Tarquinio, il dittatore Ottavio Mamilio, "longe princeps Latini nominis" (il più rappresentativo tra i Latini), come lo definisce Livio. I Tarquini si stavano adoperando per riprendere le ostilità con un supporto militare organizzato e Ottavio Mamilio si era attivato per formare una lega latina e per organizzare un esercito degno dei Romani.

Livio narra che, essendo consoli Tito Ebuzio Helva e Gaio Veturio Gemino (secondo Varrone nel 499 a.c.), fu assediata Fidene, conquistata Crustumerio e Preneste defezionò dalla Lega Latina passando con i Romani. Ora toccava ai Latini.

Nell'anno 498 a.c. nella Selva Ferentina si stabilì l'alleanza detta Lega Latina, di ben trenta città per demolire Roma. L'anno successivo i Latini conquistarono la fortezza di Corbium. Infine, nel 496 a.c., l'esercito della Lega, unito a una coorte di romani fedeli ai Tarquini, assommò a 40.000 fanti e 3.000 cavalieri.



LA BATTAGLIA

Mamilio aveva impiegato tre anni a preparare la guerra contro Roma, arruolando i Latini, poichè non aveva trovato alcun sostegno tra gli Etruschi.

« Al timore di una nuova guerra sabina si aggiungeva la notizia, abbastanza certa, che trenta città si erano strette in giuramento sotto l'impulso di Ottavio Mamilio. Fu così che nella città scossa da molteplici ansietà si affacciò per la prima volta l'idea di creare un dittatore. » 
(Tito Livio)

Roma reclutò allora il suo esercito, di gran lunga inferiore rispetto a quello nemico, di 24.000 fanti e 3.000 cavalieri, le solite 4 legioni rinforzate con le solite "alae" di cavalleria. Metà delle legioni, quindi 12000 uomini furono appostate fra Roma e Tuscolo al comando di Postumio per controllare i movimenti dei Latini. Questi, visto l'esiguo numero di romani iniziarono lo spostamento verso le forze nemiche. Perchè tanta fretta? Perchè erano di numero inferiore e in un attacco aperto i Romani avrebbero avuto sicuramente la peggio.

Ricordiamo che la maggior parte delle battaglie vinte dai Romani avevano forze quasi sempre inferiori ai nemici, ma supplirono con la strategia degli abili generali e la preparazione e organizzazione dell'esercito. Come terzo fattore c'era il valore della patria unito all'orgoglio della familia di appartenenza nonchè la gloria personale. 

Postumio fece allora venire da Roma il resto dell'esercito e dispose i suoi uomini fra il lago Regillo e il monte, in una strettoia più facilmente difendibile. Così, con un esercito di Latini, Mamilio marciò su Roma, intercettato però dall'esercito romano, a sua volta con un piano d'attacco per non farli giungere ad assediare l'Urbe. A capo dell'esercito romano c'era il console Aulo Postumio, appunto nominato dittatore, nei pressi del lago Regillo, non lontano da Tuscolo.

FONTE DI GIUTURNA
« Quando i Romani seppero che i Tarquini facevano parte dell'esercito dei Latini, furono spinti dall'ira ad attaccare immediatamente battaglia. E dunque questo scontro risultò più duro e sanguinoso di ogni altro: basti pensare che i comandanti non si limitarono a dirigere le operazioni Perfino Tarquinio Superbo che pure era appesantito e indebolito dall'età stava in prima fila [...] Il comandante latino  fece avanzare una coorte di esuli di Roma comandata dal figlio di Lucio Tarquinio. E proprio grazie ad essa  poté rialzare per un po' il livello dello scontro. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita)

Presenziavano dunque la battaglia sia l'anziano re Tarquinio, che il suo ultimo figlio superstite. Tra i Ronami c'era invece il dittatore Aulo Postumio, e come suo magister militum c'era Tito Ebuzio Helva.
Durante i duri combattimenti sia Tarquinio il Superbo che Mamilio rimasero feriti, come anche Tito Ebuzio Helva, comandante della cavalleria romana. Tarquinio il Superbo nonstante l'età si era scagliato contro Postumio ma fu ferito a un fianco e ricondotto in salvo dai suoi.  Livio narra che durante lo battaglia Ebuzio si scontrò corpo a corpo con Ottavio Mamilio e rimasero entrambi feriti, Ebuzio al braccio e Mamilio al petto. Ebuzio ferito si ritirò nelle retrovie.
Mamilio, comunque ritornò a combattere guidando la coorte dei fuoriusciti assieme al figlio di Tarquinio. Marco Valerio, fratello di Valerio Publicola, scorto il giovane Tarquinio spronò il cavallo e si gettò, lancia in resta, contro di lui che si ritirò fra i suoi. Valerio non desiste', fu ferito al fianco da un avversario e morì poco dopo.
A un certo punto Postumio si accorse che l'esercito romano cominciava ad indietreggiare di fronte al nemico, così ordinò alla propria coorte di uccidere chiunque fuggisse dal campo di battaglia.

« Quando il dittatore Postumio si rese conto di una simile perdita e vide che gli esuli stavano caricando con una foga inaudita mentre i suoi iniziavano a perdere terreno, ordinò alla sua coorte (un nucleo speciale di uomini che gli faceva da guardia del corpo) di trattare alla stregua di nemici chiunque avesse visto fuggire. La doppia paura distolse così i Romani dalla fuga e li respinse contro il nemico, risollevando le sorti della battaglia » 
(Tito Livio, Ab Urbe condita)

MONETA DI AULO REGILLENSE
I romani stretti fra i nemici e la coorte delle guardie del corpo del dittatore, interruppero la fuga e ripresero il combattimento. Mamilio vedendo il pericolo si fece seguire da alcuni manipoli tenuti di riserva e si gettò nuovamente nella mischia.

Alla fine Mamilio rimase ucciso nella battaglia, mentre con una sua riserva di soldati, provava a portare soccorso a Tarquinio il Superbo, messo in difficoltà dagli attacchi di Postumio. Il legato romano Tito Erminio Aquilino (colui che aveva aiutato Orazio Coclite a difendere il ponte Sublicio) lo vide, gli si lanciò contro e lo uccise con un colpo di lancia; poi, colpito a sua volta, rientrò fra i ranghi per morire mentre gli si prestavano le cure.

Ma ancora una volta i nemici stavano prendendo il sopravvento. Allora Postumio chiese ai cavalieri di scendere dai cavalli e aiutare i fanti: (cosa che chiederà anche Giulio Cesare, secoli più tardi, ai suoi cavalieri). Per giunta Aulo strappò le insegne al vexillifer scagliandole in mezzo ai Latini.

Perdere le insegne era il più grande disonore per le legioni romane, i soldati di tali legioni avrebbero perso il rispetto di tutti i romani. Pertanto i legionari si riscossero e ricominciarono a reagire. 

« Essi obbedirono all'ordine; balzati da cavallo volarono nelle prime file e andarono a porre i loro piccoli scudi davanti ai portatori di insegne. Questo ridiede morale ai fanti, perché vedevano i giovani della nobiltà combattere come loro e condividere i pericoli »
(Tito Livio - A.U.C.)

Le sorti del combattimento si rovesciarono, i cavalieri romani risalirono sui loro destrieri e si diedero ad inseguire i nemici in fuga. Le insegne furono riprese. La fanteria tenne dietro. Venne conquistato il campo latino.

 Finalmente i Latini vennero respinti e il loro schieramento cedette. »
(Tito Livio - A.U.C.)

La battaglia dura e sanguinosa si risolse con la vittoria dei romani, e al dittatore fu concesso l'onore del trionfo in città, trionfo che Aulo Postumio dedicò a Cerere, e il senato gli concesse l'appellativo Regillense a completamento del suo nome.

Alla battaglia aveva partecipato come soldato anche il giovane Gneo Marcio, futuro Coriolano perché conquistatore di Corioli, che si distinse per il proprio valore, tanto da meritare la Corona Civica, la seconda onorificenza romana dopo la Corona di Obsidiana.
Per ottenere la Corona Civica un romano doveva salvare un altro cittadino romano in battaglia, uccidere il nemico e mantenere la posizione occupata fino alla fine della battaglia. Non era ammessa la testimonianza di un terzo, ma solo quella del cittadino salvato: condizione difficile in quanto il salvato avrebbe avuto l'obbligo di portare deferenza al salvatore, ma così fu.

I DIOSCURI

CASTORE E POLLUCE

Secondo la tradizione greco-romana i Diòscuri nacquero da Zeus e Leda, quando il Dio si era trasformato in cigno per possederla. Leda avrebbe così generato due uova: una con Castore e Polluce, e uno con Elena e Clitennestra.
Secondo un altro mito i due gemelli avrebbero avuto origine da Tindaro, re di Sparta, avendo come sorella Elena, oggetto della contesa a Troia.
Altri ancora raccontano che solamente Polluce e la sorella Elena fossero figli di Zeus, e dunque immortali; Castore sarebbe stato dunque figlio di Tindaro e destinato alla morte.
Ma per un altro mito ancora Leda partorì solo due gemelli, uno immortale e uno mortale, ma Polluce immortale chiese e ottenne da Giove che ambedue partecipassero del destino di vita e di morte, vivendo entrambi per sei mesi l'anno nell'Olimpo e per altri sei mesi nell'Ade.

Ora Postumio aveva chiesto in battaglia un aiuto divino ai Dioscuri, facendo voto di dedicare loro un tempio in cambio dell'evento miracoloso. Si videro allora d'un tratto comparire due giovani e splendidi guerrieri, nudi ma con un mantello rosso, armati di spada, lancia e scudo. Nessuno li conosceva ma i giovani montarono su due cavalli bianchi si gettarono a combattere nelle prime file trascinando i Romani alla vittoria.

Come la battaglia fu vinta i giovani sparirono, ma alcuni romani raccontarono che a Roma due splendidi cavalieri furono visti abbeverare i cavalli alla Fonte di Giuturna. Qui annunciarono in città la vittoria romana, per scomparire di nuovo.

VITTORIA DEL LAGO REGILLO (Musei Capitolini)

CONCLUSIONE

Postumio ed Ebuzio entrarono a Roma in trionfo; Postumio sciolse il voto innalzando presso la fonte Giuturna un tempio a Castore e Polluce. Il vecchio re Tarquinio terminerà i suoi giorni alla corte di Aristodemo, tiranno di Cuma.
I Latini dovettero accettare la supremazia di Roma. Ma i Romani furono clementi con loro, tanto che qualche anno dopo, verso il (462 a.c.), i tuscolani divennero i più fedeli alleati di Roma quando la città, stremata da una micidiale pestilenza, ne ricevette l'aiuto contro le popolazioni degli Equi e dei Volsci.

Quella piana circolare a destra di Osteria dell'Osa è l'ormai prosciugato Lago Regillo.





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