CANOSIUM (Puglia)



STAMPA DI CANOSIUM - XXVIII SEC.


Canosa antica o Canosium, è posta sul margine nord-occidentale dell'altopiano delle Murge da cui domina la valle dell'Ofanto e la pianura del Tavoliere delle Puglie, ed è uno dei principali centri archeologici della Puglia.

Questa antichissima città, la cui fondazione viene attribuita dalla tradizione al greco eroe Diomede, risale al neolitico (6.000-3.000 a.c.), e verso la fine del XII sec. a.c., viene invasa dagli Illirii, portatori della civiltà apula, altrimenti detta iapigia.

Canosa diventa uno tra i più importanti centri indigeni della subregione della Daunia, segmento del più ampio territorio storicamente poi noto con il nome di Apulia.

Un'ulteriore civilizzazione avviene per i contatti con il mondo ellenico, Metaponto e Taranto prima e, dal IV sec. a.c.,dopo la caduta di Taranto, direttamente con la Grecia con cui stabilisce ricchi commerci..

A quest'epoca fioisce la società dei 'principes', dal ricco arredo architettonico degli ipogei con i loro corredi di armi, di ceramica a figure rosse, di vasi a decorazione plastica e policroma e di manufatti aurei di incomparabile ricercatezza, segno del prestigio e dell'alto rango raggiunto nella comunità cittadina.

Nel 318 a.c., onde evitare l'occupazione romana. gli aristocratici locali stipulano un trattato di alleanza con Roma che accetta, rispetta la sua indipendenza ma romanizza Canosa, esportando manufatti e costumi.

Nella seconda guerra punica (218.-201 a.c.), Canosium mostrerà grande fedeltà a Roma combattendo per lei nei pressi di Canne, e soprattutto donando almeno a una parte dei romani sconfitti una generosa ospitalità presso la famiglia della leggendaria matrona Busa.

"Un modo per ricordare la figura di una donna che durante la Battaglia di Canne aiutò i Romani a scampare da morte certa. Arte e storia per vivere il territorio, con l’aiuto di pittura, arti grafiche e fotografia. “Questo personaggio femminile - spiega Anna Maria Fiore, presidente della Fidapa - è l’emblema della donna forte, coraggiosa, attiva. Una donna fra mito e realtà, che noi della Fidapa vogliamo far conoscere alla società. Per questo abbiamo promosso un premio legato al territorio e alla valorizzazione del patrimonio archeologico

La matrona Paola Busa discendeva da una ricca famiglia di mercanti greci, i Busos, e aveva ereditato l'amministrazione dei suoi beni che operava con grande responsabilità. Per questo e per la sua saggezza aveva grande seguito e rispetto presso i suoi concittadini. 

"Nella battaglia di Canne del 216 a.c. i romani subirono un terribile sconfitta ad opera dei cartaginesi condotti da Annibale, che secondo Tito Livio, comportò l'uccisione di oltre 55.000 soldati romani.
Circa 10.000 uomini, in tempi diversi, riuscirono però a fuggire, percorrendo di notte strade secondarie; i fuggitivi arrivarono a Canosa in condizioni critiche, senza cibo, senza vestiti, senza cure e senza armi.
Busa venne loro in soccorso, e fornì a questi soldati il necessario ospitandoli in casa sua. Si fece assistere da medici e si prese cura dei feriti.
Nella moderna Canosa di Puglia è ancora presente un rudere di un'abitazione romana in pieno centro cittadino, che alcuni fanno risalire all'abitazione della nobildonna
."


IPOGEI LAGASTRA
Dopo la vittoria sui cartaginesi Canosa e il suo territorio vengono inseriti nella tribus oufentina e gli scambi commerciali prosperano. Nel 90 e 88 a.c. però, con la guerra sociale, la città si schiera dalla parte dei soci italici. Roma vince, ma concede la cittadinanza romana agli sconfitti, facendo di Canosium un municipium, che beneficia del passaggio della via Traiana (109 d.c).

La città è affidata ad un quattuorvirato scelto da un ordo decurionum di magistrati locali in pensione, sul modello di Roma. La romanizzazione si estende ai rituali funerari. come quello della nobile fanciulla Medella, figlia di Dasmus, le cui ceneri, deposte in un'urna, secondo un'usanza tipicamente romana, vennero lasciate nell' ipogeo di Lagrasta I; cui seguirà poi l'edificazione di monumenti funebri in laterizi.

Sotto Antonino Pio (II metà II sec. d.c.), Erode Attico, legato imperiale, ricco cittadino ateniese con possedimenti in loco,  trasformò Canosa da municipium a colonia con il nome di Colonia Aurelia Augusta Pia Canusium e verrà detta "Piccola Roma£ in quanto anch'essa sorge su sette colli.

E' di questa epoca il rinnovamento urbanistico con l'anfiteatro, l'acquedotto, le terme, il monumentale tempio di Giove e il Foro con le botteghe. Ai piedi dell’Acropoli si sviluppò un abitato, del quale però si conoscono solo gli edifici di età imperiale.

Agli inizi del III secolo la città, pur nella crisi dell'impero, mantiene il suo splendore, come testimonia la tavola bronzea dei decurioni che oltre ai magistrati locali in carica nell'anno 223 d.c. cita un elenco di patroni, cittadini canosini non residenti che, per meriti verso la città, avevano diritto di partecipare alle sedute plenarie in senato.

VASI CANOSINI


VASI CANOSINI

In questa città fu prodotta quella particolarissima e stupenda tipologia di vasi che vanno sotto il nome di canosini.

I vasi di epoca ellenistica sono a scopo funerario, caratterizzati da decorazione plastica aggiunta e decorazione pittorica policroma, con colori a tempera applicati dopo la cottura.

Colpisce la varietà e la vivacità dei colori, e la ricchezza delle forme plastiche abbondantemente cosparse sui vasi di eccellente fattura.

Un lusso che poco si addice all'uso, se non per il fatto che denotava insieme ad altri particolari dei corredi, la elevata posizione sociale dei fruitori della tomba,
La splendida arte della ceramica apula inizia dal tardo IV sec. a.c. e si protrae fino alla metà del II sec. a.c.


La decorazione plastica è costituita da figurine che riproducono vari soggetti umani, come quello della lamentatrice, o animali, come quelli delle protomi equine, oppure esseri mitici, come le teste di Gorgone, eroti alati e nikai.
Il tutto è seguito da una decorazione secondaria vegetale e a festoni. iconografia di inequivocabili influssi greci.

Il disegno era invece a contorno e in stile lineare, privo di modellazione, con ampie zone riempite di giallo e dettagli colorati in rosa, rosso e blu, mentre il fondo bianco era aggiunto dopo la cottura.
I ritrovamenti avvengono  a partire dagli scavi del 1844 nelle tombe ipogee nella zona dell’antica Canusium.

ARCO DI TRAIANO


ARCO DI TRAIANO

Lungo la statale per Cerignola e sul tratto della via Traiana, si trova un arco romano, detto Porta Varrese o Arco Traiano. Esso è edificato in laterizi ad un solo fornice, di linea molto semplice, ma elegante nelle proporzioni.

Il monumento risale alla meta' del II sec. d.c., edificato come arco onorario, e attribuito a Varrone, e posto nel punto in cui la Via Traiana, dopo aver attraversato il ponte sull'Ofanto, entra a Canosium.

Pertanto ebbe sia funzione di monumento celebrativo sia di separazione tra l'area delle necropoli con i monumenti funerari e il centro urbano. 

L'arco era originariamente costituito da basamento, trabeazione e attico per un'altezza complessiva di circa 13 m. 

Attualmente è molto compromesso del punto di vista statico, privo dell'attico e parzialmente interrato; conserva il rivestimento in cortina laterizia, molto rimaneggiato a seguito dei numerosi e dubbi interventi di restauro eseguiti in passato.



TORRE CASIERI

Trattasi di una tomba a ipogeo posta in Via S. Paolo (via Traiana) Km.11 S.S. 98 Canosa - Cerignola a 11 Km dalla S.S. Canosa-Cerignola; a 60 m dall'arco onorario di Canosa di Puglia.

Essa è costituita in un conglomerato cementizio grossolano a pianta quadrangolare con ingresso ad occidente, edificato nel I o II sec. d.c. e composto da un basamento alto 0,70 m, un corpo centrale lavorato a riquadri e un piccolo tamburo cilindrico. 

All'interno si apre la camera sepolcrale rettangolare, voltata a botte, che presenta sulla parete di fondo, al di sotto della lunetta, due nicchie semicircolari chiuse da cupolette. In conglomerato cementizio che la delinea è coperto da cortina in laterizio. 

Fa parte dell'area di necropoli di via S. Paolo, lungo l'antico asse della Traiana, presso gli altri mausolei e l'arco onorario.

Nel tempo ha subito parecchi restauri che ne hanno alquanto alterato l'aspetto.



VILLA ROMANA

Antica villa romana posta a 5 km ad est di Canosa, in localita' La Minoia, non ancora completamente indagata.


Essa è dotata di pars padronale e di pars rustica con vasca olearia collegata al torchio e deposito di dolii, ovviamente per la produzione dell'olio. 

Fu ristrutturata tra III e V secolo, raddoppiando la produzione dell'olio e creando nuovi ambienti di servizio, in uno dei quali è stata rinvenuta una fornace.

Essa risale al I o II sec. d.c.. ma nel III i - VI sec. d. c. la villa venne ampliata e fu costruita una nuova vasca rivestita da intonaco idraulico, inoltre si restaurò la precedente per la sedimentazione dell'olio di cui si raddoppiò la produzione. 

In questa fase venne anche costruito il deposito dei dolii. Si realizzarono nuovi ambienti di servizio e in uno di questi è stata rinvenuta una fornace. 

Tra il VI e VIII secolo il sito fu abbandonato. Gli scavi del 1989 hanno poi indagato altre strutture riferibili alla pars rustica, alcune fosse e canalette; inoltre sono stati individuati i resti della pars padronale abitata.



ANFITEATRO

A 300 m dalla stazione ferroviaria dir. Barletta e a 100 m dal cavalcavia Canosa di Puglia sono collocati i restidell'Anfiteatro, poco scavato e in pessimo stato di conservazione.

In una vallata a 200 metri dalla stazione ferroviaria e ai piedi della collina del castello si trovano i resti delle gradinate di un magnifico anfiteatro, i cui ruderi furono criminosamente distrutti durante la costruzione della ferrovia Barletta- Spinazzola. 

Il monumento e' stato oggetto di scavi nell'autunno del 1958 per conto della Soprintendenza della Puglia e del Materano, dopodichè il silenzio. Del monumento oggi resta solo parte del muro di cinta esterno e 3 pilastri da cui si ripartono setti murari radiali che sostenevano le gradinate e uno degli ingressi.

L'anfiteatro risale alla metà I sec. d.c. E' stato riconosciuto in parte il circuito murario esterno, costituito da un muro curvilineo lungo 15 m. che presenta a distanze piuttosto regolari, tre pilastri rettangolari, da cui si dipartono setti di muro radiali che dovevano sopportare le spinte dei materiali di riempimento su cui poggiavano le gradinate. 

E' stato rinvenuto anche uno dei probabili ingressi. Si desume che l'anfiteatro avesse l'asse maggiore lungo circa 137 m e un asse minore lungo 108 m. L'anfiteatro è in pessimo stato di conservazione, praticamente abbandonato.



PONTE ROMANO

Il ponte, che si trova a due Km da Canosa, sul tracciati della via Traiana, è costituito si trova a da quattro grosse pile di diversa dimensione realizzate in blocchi squadrati isodomi, munito da speroni triangolari e pigne piramidali, con cinque arcate di luci differenti.

Il primo impianto del ponte venne edificato in epoca repubblicana a blocchi tufacei stretti e allungati. In epoca Imperiale, I sec. d. c. vennero costruiti i muri di terrazzamento e basolati, per ordine dell’imperatore Traiano perche' la via (chiamata poi Traiana) proveniente da Benevento potesse continuare verso Brindisi, consentendo l'attraversamento del fiume Ofanto sul suddetto ponte.
Nel 700-'800 vennero compiuti lavori di irrobustimento della struttura portante tramite la realizzazione di contrafforti, ma anche di allargamento della carreggiata e di apertura e ampliamento degli archetti prospicienti la sponda orientale, evidentemente più soggetta ad inondazioni. E' della prima meta' del XX sec. l'allargamento del tratto terminale ovest del ponte.

RESTI DELLA BASILICA

BASILICA SANTA SOFIA

Al centro dell'area settentrionale della necropoli di Ponte della Lama. presso Canosa, giacciono, abbandonati in modo vergognoso, i resti di un superbo edificio funerario.

La zona paleocristiana, tra il V e il VI sec. d.c. comprende la Basilica e le catacombe di S. Sofia. 

La Basilica ha il suo ingresso lungo la riva del torrente Lamapopoli e presenta una struttura a pianta basilicale con abside semicircolare. 

La disposizione delle tombe e' regolare, ma le acque del torrente ne hanno cambiato la fisionomia.
Al centro dell'area settentrionale della necropoli di Ponte della Lama, sono state rinvenute quindici sepolture, un sarcofago e tombe a cassa, evidentemente un edificio funerario a carattere familiare.



TERME FERRARA

A Piazza Terme Canosa di Puglia, mai espropriata e in pessimo nonchè vergognoso stato di conservazione, appunto di proprietà privata di cui non è stata imposta alcune custodia, giace un imponente edificio romano conservato soprattutto nel settore orientale.

Le terme Ferrara, dal nome del proprietario dell'edificio dove furono inglobate forse nell'Ottocento, giacciono sepolte nei sotterranei di un condominio che si affaccia sull'attuale piazza Terme. 

Furono individuate come monumento archeologico nel gennaio del 1967 in seguito alla demolizione di vecchi fabbricati compresi nell'area tra piazza Terme e le vie Imbriani, Giuliani e Rovetta.

La loro costruzione risale all'età antonina e sulla base degli ambienti superstiti e dei documenti di scavo, si ipotizza un complesso di 43 x 60 m. 

Il calidarium è stato riconosciuto nell'ambiente D absidato (20 x 9 m) coperto da volta a crociera; 3 praefurnia erano posti sui 3 lati dell'abside e quello orientale era collegato all'ambiente di servizio B tripartito, con scala di accesso al piano superiore. 

Dal lato opposto all'abside si accedeva al tepidarium, non conservato, e al calidarium, un ambiente quadrato (15x15 m). 

Dal tepidarium si accedeva all'ambiente A (9,50 x 5,90 m) che è stato rimaneggiato, probabile laconicum. A S dell'ambiente D si apriva l'ambiente E ad esedra, probabile unctorium, forse colllegato alla palestra.

BASILICA DI SAN LEUCIO

BASILICA DI SAN LEUCIO


La Basilica di San Leucio è stata edificata tra il IV e il V sec. d.c., sopra un tempio che sembra fosse dedicato a Minerva, del II sec. d.c.

Dai resti si evince che il tempio aveva una cellula dedicata al culto e ai suoi lati si aprivano due ampie camere, evidentemente riservate ai sacerdoti, con i pavimenti decorati a mosaici policromi.

MINERVA
Le colonne, le basi e i capitelli erano in tufo ma intonacate e dipinte, in stile in parte ionico e in parte dorico.
Esso doveva contenere enormi sculture, sicuramente di divinità, di cui attualmente non c'è traccia.

La basilica paleocristiana ha riutilizzato pareti, 
colonne e capitelli del tempio precedente.
Il rivestimento è costituito da una parete esterna rettangolare, larga 50 m, con una Esedra su ogni lato in cui è presente un secondo ordine di pilastri concentrici all' Esedra.

L'architettura della basilica è orientale, sia per la forma che per le grandi aree di colore. 

Alla fine del VII secolo, a causa delle gravi lesioni procurate dai pessimi lavori di restauro, venne modificato il piano della basilica, che divenne una croce inscritta in un quadrato.
Nel IX secolo fu costruita una cappella a fianco dell'abside destinata ai riti funebri.


TOMBA DEGLI ORI

Situata sul tracciato della Via Traiana, nei pressi dell'ipogeo del vaso di Dario e vicinissima all'arco di Traiano, è senz'altro, assieme agli ipogei Lagrasta, la più celebre tomba canosina. La tomba, della seconda metà del IV-III sec a.c.. è stata recentemente ritrovata ma poi nuovamente coperta per consentire la viabilità. Pertanto non visitabile, anche se un modo si sarebbe potuto trovare.

La scoperta avviene casualmente nel 1928, ma, in tragica continuità con le distruttive metodologie di scavo preunitarie, anche questa volta viene ignorato qualsiasi tentativo di comprensione del ruolo e della posizione sociale dei defunti; così, dopo aver 'ripulito' con cura le tre celle, la tomba viene ricoperta e dimenticata.

Solo dal successivo studio dei reperti, e grazie soprattutto alla riscoperta dell'ipogeo nel 1991, si è giunti ad una sua più completa conoscenza.

Questa è costituita da tre celle con ampio dromos, di notevole qualità architettonica con un ricco corredo di un'aristocratica canosina costituito da ori, argenti, vetri e ceramiche.

Straordinaria la qualità degli oggetti riportati alla luce: coppe di vetro con lamina d'oro, vasi a decorazione plastica e policroma, resti dell'equipaggiamento di un cavaliere e, soprattutto, una serie di suppellettili in argento e in oro tra cui il celebre diadema, esemplare testimonianza dell'abilità degli orafi magnogreci, e l'altrettanto celebre teca con il nome della aristocratica fanciulla Opaka Sabaleidas in cui fu rinvenuto il fantastico diadema.

Il diadema, ritrovato nel 1928 in un ipogeo di Canosa, fatto restaurare nel 1934 a Taranto, venne riportato a Canosa nello stesso anno per essere esposto nel locale Museo civico.

Questo fu istituito appositamente dopo la scoperta della Tomba degli Ori, e pertanto attendeva l'oggetto più prezioso della collezione: il diadema di Opaka.

Esso riprese dunque la via di Taranto nell’aprile 1941, su disposizione del soprintendente Ciro Drago, su un aereo a protezione antiaerea durante il periodo bellico. Fu un viaggio pieno di pericoli e trepidazioni. Ma infine il diadema raggiunse il suo museo.
Al VII sec d.c. risale un sepolcreto nella stessa area con tombe a cassa di lastroni di tufo per sepolture monosome e bisome



IPOGEO DEL VASO DI DARIO

Scoperto casualmente alla metà del XIX sec., l'ipogeo prende il nome dall'eccezionale raccolta di ceramica apula a figure rosse ritrovata al suo interno e attribuita appunto al pittore di Dario.

Su uno di questi vasi, probabilmente quello più celebrato della ceramografia italiota, al centro di una movimenta scena con sessanta figure, campeggia, in trono, Dario, re dei Persiani.

Purtroppo dell'ipogeo, tanto per cambiare reinterrato dopo l'asportazione dei reperti, si conosce soltanto un'approssimativa ubicazione nei pressi della Via Traiana, per cui non si può visitare.



LA FULLONICA

Presso l'ipogeo Lagrasta sorgeva una bottega che svolgeva il lavoro di lavanderia e tintoria, di cui si conservano vasche intonacate e canali di scolo, nonchè di abitazione dei proprietari.

FULLONICA
Lo scavo nella proprietà privata Di Gaetano venne eseguito in due successive campagne dalla Soprintendenza. L'intervento era stato determinato dall'affioramento di resti archeologici nel corso di lavori di fondazione di un'abitazione
civile.

Si trattava di una lavanderia e tintoria di stoffe, di cui si conservano: due vasche intonacate a tenuta di liquidi comunicanti tramite un foro, un ambiente con un'altra vasca simile e una serie di canali di scolo.

Altri tratti di murature affioranti sarebbero attribuibili ad un altro edificio, forse un'abitazione rustica per la presenza di intonaci dipinti e di una lastra riferibile ad un trapetum (mola olearia). 

Lo scavo fu eseguito in due campagne a fine anni '50, a seguito di rinvenimenti durante lavori di fondazioni di strutture abitative.




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