CULTO DI FEBRIS



LA DEA DELLA FEBBRE

Nella Mitologia romana Febbre (Febris) era la Dea della Febbre, associata alla guarigione dalla malaria, derivata secondo alcuni dall'etrusco Februus, Dio della morte e della purificazione. Passato nella mitologia romana, il nome venne modificato in Febris e associato alla guarigione dalla malaria. Passaggio strano, visto che di solito erano le Dee che diventavano Dei e non il contrario.

DEA FEBRIS
Numa Pompilio aveva dedicato questo mese al Dio Februus ed aveva anche stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli Dei Mani, il che ne conferma l'aspetto infero.

Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era ricordata anche la Dea Februa ovvero Iunio Februata, Giunone Purificata, e Iuno Sospita, Giunone Salvatrice. Per la purificazione della città le donne giravano per le strade portando fiaccole accese, festa antesignana della Candelora in cui un tempo si portavano candele accese nelle chiese cristiane.

La Dea riceveva offerte da suoi fedeli, nella speranza di evitare la malattia ma soprattutto di ottenerne la guarigione. Febris poteva dunque portare o scacciare le malattie. Il suo nome significa proprio questo: "Fever" o "attacco di febbre".
Una Dea della malaria, prevalente nel suolo italico, soprattutto nelle regioni paludose dove la malattia era trasmessa dalle zanzare, ma non solo, perchè ogni Dea della morte era anche portatrice di vita.

Secondo alcuni era una divinità esclusivamente malefica di cui si cercava di accativarsi la protezione, come del resto Bellona era Dea della guerra e della morte, ma non per questo considerata nefasta. Nè era considerata malefica Mefite, insomma il lato malefico c'era ma era sempre associato a un lato curativo e benevolo.

Febris è nota da iscrizioni in molte parti dell'impero, a volte accompagnata dalla Dea Tertiana e la Dea Quartiana, le Dee della malaria, ovvero la febbre terzana e quartana, così chiamata perché la febbre tornava ogni terzo o quarto giorno. Un'iscrizione alla Dea Tertiana è stata rinvenuta al Forte di Habitancum, nella moderna città di Risingham nel nord dell'Inghilterra, nel III sec.d.c., il che dimostra che anche in climi più freddi la malaria era comune e temuta.

Febris era celebrata nel mese di Febbraio, che toccavano il loro culmine il giorno 14, con le Februalia, festività che coincidevano con i Lupercalia, dedicati al Dio Fauno e alla Dea Febris, per cui le due divinità vennero spesso fuse o confuse. Con l'avvento del Cristianesimo Febris fu sostituita col culto di Santa Febronia, inizialmente venerata appunto il 14 febbraio, poi dirottata al 25 giugno. Il 14 febbraio diverrà invece la cattolica festa di san Valentino, in nome della "febbre d'amore".
Dal nome di questa Dea deriva quello del mese di Febbraio, dal latino februare 'purificare', il che fa capire quanto fosse importante la Dea nell'antichità.

La Chiesa cristiana, nel VII secolo, adattò al 2 febbraio una festa celebrata dagli ebrei fin dal IV sec., ovvero la presentazione al tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone Purificata. Piccolo particolare: le madri ebree dovevano purificarsi in quanto "contaminate" dal parto, e fino all'800 anche nelle chiese cattoliche la puerpera non poteva entrare in chiesa senza una speciale benedizione.

FEBRUUS
Successivamente, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla presentazione al tempio di Gesù e venne chiamato "Giorno della Candelora", perché vi si benedicono le candele che saranno distribuite ai fedeli. Era l'antica usanza dei romani che durante i festeggiamenti a Giunone Purificata e Giunone Salvatrice correvano per la città portando fiaccole accese.

Nel VII sec. per la Candelora, si svolgeva ancora a Roma una processione notturna con ceri accesi. I fedeli si riunivano a Sant’Adriano da ogni parrocchia della città riversandosi poi a Santa Maria Maggiore. Da lì si instaurò l'usanza della benedizione delle candele a fine processione. I ceri benedetti venivano conservati in casa dai fedeli e venivano accesi in caso di pericolo, per violenti temporali, nell’attesa di una persona che non tornava o era in guerra, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili.

I nomi Februa, Februlis, Februata, o Februalis erano infatti epiteti di Giunone come Dea che consegna il parto la placenta e quindi purifica la nuova madre, il nome è legato alla februalis,"purificazione religiosa" e non alla Febris.



LA MALARIA

La malaria si manifesta con periodi di febbre, che durano dalle quattro alle sei ore, con cicli di ogni due o tre giorni, a seconda della varietà del parassita, detto appunto un "attacco di febbre", come un male che andava e veniva.
I romani conoscevano le cause della malaria e come evitarla, Varrone infatti, nel I sec. a.c. scrisse che edificando una casa o di fattoria " particolare cura dovrebbe essere presa a metterlo ai piedi di una collina boscosa dove è esposto a salutare i venti. Prestare attenzione a dove ci sono paludi nel quartiere". 

Ben consapevoli dell'utilità delle buone prassi igieniche effettuate tramite pianificazione urbanistica e lavori pubblici, i romani costruirono grandi sistemi fognari  per acqua e rifiuti, o facendo defluire le paludi purificandone l'acqua e utilizzandola per le terme.



I TEMPLI

La malaria è particolarmente mortale per le donne incinte e bambini molto piccoli, provocando aborti spontanei e nati morti. Avere  figli sani interessava ai genitori ma pure allo stato, che per questo manteneva a Febris dei santuari a Roma.

Secondo Valerio Massimo, le furono infatti dedicati in Roma tre templi, di cui il più importante e il più antico era sul Palatino, lungo la Via Sacra, via che che collegava il Foro con il Palatino, situato sul versante della Velia, la piccola collina tra il Palatino e l'Oppio. Questo tempio, noto solo dalle fonti letterarie, ma di cui è ancora ignota la localizzazione, offriva cure medicinali e Remedia, cioè amuleti o incantesimi, già indossati da coloro che erano stati malati ed erano guariti.

Un altro tempio era posto sull'altopiano dell'Esquilino, associato a quello di Mefitis, nonchè un cimitero dedicato alla Dea Libitina e un altare intitolato alla Dea Mala Fortuna, forse le Dee da tenersi care con le offerte.
Un altro tempio era posto alla sommità del Vicus Longus sul colle Quirinale, equivalente all'attuale via Nazionale di Roma, vicino alle Terme di Diocleziano.

Nel Gianicolo poi sorgeva un tempio a siriaco dedicato a tre divinità Atargatis e altre due corrispondenti a Giove e a Mercurio. Nel tempio venne rinvenuto il frammento marmoreo di una dedica a Febris, che lì doveva avere almeno con un suo altare, di cui la dedica costituiva una specie di ex-voto. Nell'epigrafe si accenna ad una zona insalubre alle pendici del Gianicolo, zona che veniva ovviamente raccomandata alla Dea.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero