LA REGIA



RICOSTRUZIONE DELLA REGIA

La Regia, del VI sec. a.c., fu il luogo in cui il Rex sacrorum e il pontefice massimo, Pontifex Maximus, esercitavano la loro funzione sacrale. Ma il rex era pure il supremo magistrato, eletto dai Patres, da cui il termine Patria, ovvero i Seniores, da cui il termine signore, da cui il termine inglese "ser", o il medievale "Sire", insomma i capifamiglia delle gentes originarie, per reggere e governare la città. Non esistono riferimenti riguardanti un principio ereditario nell'elezione dei primi quattro re latini, mentre per i successivi tre re etruschi fu stabilito un principio di discendenza matrilineare.

La Regia, da Rex, Re, da cui il termine Reggia, era un edificio a pianta irregolare, adiacente la via Sacra, ritenuto dai Romani come la casa di Numa Pompilio e la residenza dei re. Recenti scavi hanno permesso di stabilire l’esistenza di capanne sull’area, almeno nell’VIII sec. a.c., sostituite da una prima costruzione in muratura con un paio di ambienti e un recinto ancora di età regia. Questo tipo di costruzione rimase invariato attraverso vari restauri e rifacimenti fino alla fine della Repubblica, per conservare intatti i simboli e i luoghi della tradizione.
Della Regia rimangono presso a poco le sole fondamenta, appartenenti in parte all'edifizio repubblicano e in parte a quello restaurato nell'età di Augusto.

Secondo la tradizione la dimora regale di Numa Pompilio era al principio della Sacra Via, lasciata poi al Pontefice Massimo. Nell'età repubblicana la Regia non servì più per residenza del Pontefice, ma soltanto come suo ufficio amministrativo. Qui si conservava l'archivio, con i commentari e le tavole, compilate annualmente dai Pontefici, contenenti la lista dei magistrati, i fatti più notevoli avvenuti in pace ed in guerra, i prodigi, il caro dei viveri, l'eclissi, le pubbliche calamità, ecc. Da queste tavole, o anche dai commentari, ebbe origine il più antico libro di storia romana, che gli autori antichi chiamarono gli Annales Maximi.



I FASTI CAPITOLINI

Nella Regia esistevano altresì parecchie piccole cappelle (sacraria): in quella di Marte si conservavano le lance sacre al Dio, e gli scudi (ancilia) dei Salii. Un altro sacrario dedicato ad Ops, Dea della fertilità, dove il solo Pontefice e le vergini Vestali potevano entrare. La Regia, distrutta da vari incendi sin dal 148 a.c fu riccamente restaurata nel 36 a.c. da Domizio Calvino, il vincitore della Spagna. Sulle sue pareti esterne fece scolpire la lista dei magistrati eponimi e dei trionfi da Romolo fino a Cesare. Queste iscrizioni in lettere di bronzo dorato, oltre ad ornare l'edificio, servivano alla compilazione dell'archivio. I frammenti di queste iscrizioni ora si trovano nel Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio, e portano il nome di Fasti Capitolini.

Sotto Commodo la Regia venne un'altra volta danneggiata dalle fiamme, ma fu subito ricostruita da Settimio Severo. L'edificio rimase in piedi, a quanto sembra, anche dopo la caduta dell'Impero occidentale, ma nel secolo ottavo era già in parte rovinato. Gli avanzi vennero scoperti nel 1546, in cui si rinvenne la maggior parte dei frammenti dei Fasti, ma non si seppe stabilire allora a quale costruzione appartenessero; soltanto le esplorazioni moderne (1886, 1889, 1901) hanno accertato l'edificio, il luogo ove sorgeva e la sua architettura.

"A sinistra della via Sacra si vede prima una piccola stanza con pavimento di marmo bianco e nero ove, incastrata in un muro medioevale, si rinvenne la metà di un architrave con l'iscrizione:
... ORES·PONTIFICVM·ET·FLAMINVM

La prima metà del medesimo architrave era già tornata alla luce nel 1546; con essa si supplisce l'iscrizione in questa maniera: "in honorem domus Augustae kalatores pontificium et flaminum" Si è proposta quindi la congettura, che quei subalterni dei sacerdoti avessero il loro uffizio accanto a questo angolo della Regia. I bei frammenti architettonici, i pezzi di trabeazioni, i capitelli di colonne e di pilastri, ora accatastati qui, provengono dall'edifizio restaurato da Calvino (36 a.c.).
Continuando la via, che è lievemente in salita, si trovano a destra le fondamenta della Regia repubblicana. Un locale che ha conservato il pavimento di lastroni di tufo, con in mezzo una sostruzione rotonda di tufo grigio (lo strato superiore è di moderno restauro), si è voluto, senza ragioni convincenti, riconoscere per il sacrario di Marte. Nè più probabile è un'altra congettura, che una cisterna sotterranea segni il posto del sacrarium Opis. Più oltre si vedono avanzi dell'edifizio imperiale Parete della Regia con i Fasti.
Della parete meridionale, che, nell'edifizio di Calvino, portava scolpite le liste dei consoli e dei trionfi, poco rimane sul luogo; numerosi invece sono i frammenti dell'epistilio che già coronava la parete, provenienti dal restauro di Settimio Severo. Gli avanzi di una parete che ancora stavano in piedi dimostrano, come i blocchi dei Fasti, che l'edifizio di Calvino era piccolo ma sontuoso, e formato da solidi massi marmorei. Rimangono anche pezzi di un pavimento di marmo bianco, la soglia di una porta ed altri avanzi dello stesso materiale. Tutta la parte settentrionale della Regia, dirimpetto al tempio di Faustina, venne trasformata al principio del medio evo (sec. VII-VIII) in una nobile case privata, simile a quella situata nella Basilica Emilia; ne rimangono le colonne di cipollino con rozze basi di granito rosso, e le mura costruite in mattoni e frantumi di marmo. La Regia dell'età repubblicana si estendeva, come è probabile, assai più verso oriente; ad essa si attribuiscono alcuni avanzi di tufo e di travertino ritrovati tra la case delle Vestali e la Sacra Via."



ANDREA CARANDINI

La reale esistenza della figura di Romolo visto come effettivo fondatore, primo legislatore e re-sacerdote, è stata invece rivalutata dall'archeologo Andrea Carandini, dato i risultati dei recentissimi scavi alle pendici del Palatino, che avrebbero portato al rinvenimento dell'area corrispondente alla vera Regia di Romolo, ove sono stati rinvenuti reperti fittili databili con certezza al secolo VIII a.c., confermando anche l'esattezza cronologica delle fonti storiografiche sulla fondazione di Roma.



GLI SCAVI

Sulla sommità del Palatino esisteva un villaggio protourbano già dall'inizio dell'età del ferro (tra IX e metà dell'VIII sec. a.c.), e questo è provato dal ritrovamento delle fondazioni di quattro capanne.
Le tracce lasciate da quella meglio conservata hanno permesso di ricostruirla: misurava m 4,90 x 3,60 con sette fori lungo il perimetro ed uno al centro; i fori corrispondevano ai pali che sostenevano l'alzato. La porta era preceduta da un piccolo portico. Il tetto era di paglia e spiovente; le pareti erano di canne ricoperte d'argilla. Al centro della capanna c'era un focolare. Era un villaggio molto esteso, ampio ben 250 ettari, ma non era una entità statale, gerarchizzata e sottoposta a un potere unico.



IL CAMBIAMENTO DI POTERE

Intorno alla metà dell'VIII secolo a.c. ci fu un cambiamento: dove prima c'era una grande capanna ovale vennero costruite due capanne, una delle quali formata da due stanze e contemporaneamente vennero innalzate le mura. Le due capanne si possono forse interpretare come un tempio ed una reggia.

La costruzione delle mura fortificate, del tempio e la reggia dovevano avere nell'ordinamento un capo, un re forse, che ha imposto il suo potere, trasformando il villaggio protourbano in uno stato, organizzato e gerarchizzato. Un re che i romani chiamavano Romolo.
Come si vede, dati archeologici e fonti scritte coincidono: le scoperte confermano la fondazione di Roma descritta da Livio, Dionisio di Alicarnasso e Plutarco. Naturalmente coesistono storia e leggenda, insomma gli storici romani hanno rivestito con il mito un fatto realmente accaduto, cioè la creazione di una città fortificata ad opera di un re, sul Palatino, dove prima c'era un villaggio di capanne.

Narra la leggenda che Romolo tracciasse sul colle Palatino un solco quadrato e costruisse intorno al perimetro una piccola fortificazione. Sul lato nord-ovest del Palatino si dice sorgesse il mitico Tugurium Romoli, la dimora del primo re Romolo tanto nominata dagli storici antichi, da Cristo da Diocle di Pepareto a Fabio Pittore, sino a Tito Livio.



LA REGGIA DI ROMOLO

Il professor Carandini l'ha trovata finalmente la casa di Romolo, nel corso di una campagna di scavi al Foro Romano che passerà alla storia dell'archeologia. E' la Reggia dei Re di Roma, una casa sontuosa e monumentale di 345 mq, 105 coperti e 240 di cortile. La notizia della scoperta l'ha data proprio lui, il professore che da 20 anni, con i suoi studenti dell'Università La Sapienza, conduce ricerche sul Palatino per ricostruire le origini di Roma. La Reggia si trovava accanto al santuario di Vesta, fuori dalla Mura Palatine.
Grosse buche di pali, fosse di fondazione, piccoli elevati di mura in argilla: sono gli elementi che Andrea Carandini ha trovato proprio dentro il Santuario di Vesta, tra le mura dell'età di Romolo, che aveva scoperto già nel 1987 nel Foro romano.

Chi viveva in una capanna doveva accontentarsi di uno spazio ampio al massimo 30 mq. In proporzione la reggia era enorme: aveva al centro un salone per i banchetti a cui si accedeva da un ingresso monumentale sostenuto da colonne di legno. Le pareti erano di legno e argilla, i pavimenti in scaglie di tufo pressato, il tetto in tegole e gli arredi finemente decorati con ceramiche di altissima qualità, ai lati due o tre ambienti con i pali a sostenere le falde del tetto. Dalla ricostruzione della sala centrale della Domus dei primi re di Roma, si desume inoltre che l'ambiente era dotato di un bancone lungo le pareti per sedersi a banchetto e assistere a cerimonie e riti. L'entrata, maestosa per il tempo, era sostenuta da due grandi colonne di legno. Si trattava di una regalità più modesta rispetto a quella dei sovrani orientali.

"Sono i resti" ha detto Carandini "di un grande palazzo della metà dell'VIII secolo a. c., che potrebbe essere la casa dei primi re di Roma: un grande edificio, realizzato però ancora con tecnica capannicola, con i tetti in materiale vegetale, ma con una grande corte e un salone per i banchetti."
Ma è stato scoperto un altro ambiente, che deve essere ancora ulteriormente scavato, davanti al tempio di Vesta, dove sono state trovate altre fondazioni, tracce di focolari e piani di cottura, e magazzini per i cereali. Secondo Carandini sarebbe la capanna dove ardeva il fuoco sacro delle sacerdotesse, la Casa delle Vestali.
E veniamo, così, alla questione della datazione della fondazione di Roma. Queste due scoperte secondo Carandini "confermano quanto era già emerso nell'87, con la scoperta delle muro di Romolo sul Palatino e ci danno indicazioni sul fatto che la tradizione della fondazione di Roma, alla metà dell'ottavo secolo, corrisponda al vero."

Ai due "pezzi rari", Reggia di Romolo e Casa delle Vestali, se ne è aggiunto ora anche un altro: durante gli scavi infatti è venuta fuori a circa 8 m dal livello del mare una pavimentazione del Foro romano anteriore di un secolo a quella fino ad oggi conosciuta che è del VII sec. a. c. Dunque, spiega il professore, tutto converge nel datare le origini di Roma alla metà dell'VIII secolo a. c.: "Tutto ciò pone sia il Palatino che il Foro, compreso il Palazzo del Re, la Casa delle Vestali e il tempio di Vesta, che sono coevi, in un unico sistema e in unico progetto. Ormai questa datazione diventa incontrovertibile. Questo palazzo è durato almeno fino al 64 d.c, che vuol dire quasi 8 secoli. Dopo i re è divenuto la dimora del Re sacrorum, il capo spirituale, e ha resistito anche in età Repubblicana fino al Primo impero"



LA CASA DELLE VESTALI

I re vivevano, dunque, proprio dove ora c’è il tempio di Romulo, lungo la Via Sacra, che un tempo era solo un ruscello e scorreva alle pendici del Palatino, verso la Velia. L’altra scoperta è coerente con la topografia ipotizzata finora ed è venuta alla luce solo qualche giorno fa. "Scavando più ad ovest" rivela sempre Carandini "abbiamo trovato una grande capanna ovale, lunga circa 12 m, con due focolari agli apici e uno al centro,i piani di cottura e i ripostigli per i cereali. Era la casa delle vestali, le sacerdotesse che, come è noto, dovevano sorvegliare il fuoco e non farlo mai spegnere."

E c’è infine la pavimentazione, a 8 m sul livello del mare, fatta di ghiaia e ciottoli, anteriore di circa un secolo a quella che finora veniva considerato l’unico pavimento del Foro, risalente al VII secolo a.c. "Ci consente di leggere in chiave unitaria la formazione di Roma. Fa convergere quello che fin qui abbiamo raccolto sulle origini e la tradizione sulla stessa data: la metà dell’VIII sec. a.c. E pone sia il Palatino che il Foro, compreso il palazzo del Re, la casa delle vestali, e il santuario di Vesta, che sono coeve, in un unico sistema e in un unico progetto. Ormai questa datazione diventa incontrovertibile."

Una tesi e una riconsiderazione della “fondazione romulea”, quella di Carandini, che smentirebbe una volta per tutte Mommsen e la storiografia tedesca dell’800, propensa a liquidare come “leggendario” tutto quello che è anteriore al IV/V secolo a.c.
Per il sovrintendente comunale ai Beni culturali, Eugenio La Rocca le ipotesi di Carandini poggiano su basi solide. "Mi sembra che quanto sta emergendo dagli scavi di Carandini, che può ritenersi il massimo esperto in questo campo, sia una lettura archeologica molto coerente. Chi ha predisposto la leggenda lo ha fatto con la consapevolezza che dietro vi era un fondamento storico. Questo non vuol dire che la vicenda di Romolo e Remo sia necessariamente andata così. Ma solo che la memoria così come ci è stata tramandata dalla maggioranza degli scrittori latini è molto più di un’ipotesi."

Insomma Romolo è esistito, così come i Re di Roma, e Roma fu fondata nel 753 a.c., e questa è storia.




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