MARCO ANNEO LUCANO




Nome: Marco Anneo Lucano
Nascita: Cordoba 3 novembre 39 d.c.
Morte: Roma 30 aprile 65 d.c.
Personaggio: Poeta










"A voi druidi solo è dato sapere la verità sugli dei e sulle divinità del cielo. Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote. Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell'erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza."

Come mai Lucano ha fede più nella religione druidica che non in quella romana? Ma ha poi una fede Lucano?
Uomo ribelle alle convenzioni, alle esaltazioni, agli schemi, eppure accetta di adulare Nerone, un imperatore tiranno, mentre odia Cesare, che più che governare fu un generale, sempre in guerra e molto amato dal popolo e dai soldati.



LE ORIGINI

"La paura del male futuro ha spinto molti nei rischi più gravi."
Marco Anneo Lucano nacque a Corduba, odierna Cordova, in Spagna, il 3 novembre del 39 d.c. da famiglia abbastanza agiata, figlio di Marco Anneo Mela, nonchè nipote del grande folosofo e scrittore Lucio Anneo Seneca, precettore del futuro imperatore Nerone. Un anno dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Roma, dove Lucano frequentò la scuola di Anneo Cornuto, ex liberto di Seneca, filosofo stoico e maestro anche di Persio.

Lucano studiò filosofia e retorica, dimostrando un precocissimo talento poetico,  infatti con la presentazione dello zio venne ammesso alla corte di Nerone, in onore del quale proclamò, in una gara poetica del 60 d.c. di cui risultò vincitore, le Laudes Neronis. Le sue Neronia ottennero uno straordinario successo, ma misero in ombra la poetica di Nerone che gli vietò di pubblicare i suoi scritti. Egli andava a completare intanto il suo capolavoro, il Bellum Civile, del quale circolavano già i primi tre libri.

Questo poema, intitolato nei manoscritti Bellum civile, "La guerra civile", ma pubblicato poi col titolo di Pharsalia ebbe molto successo. Successivamente però cadde in disgrazia presso l'imperatore, alcuni studiosi pensarono derivasse dall'allontanamento dello zio Seneca caduto in disgrazia; altri a causa della posizione filorepubblicana rivelata da Lucano nella sua opera, posizione che non poteva di certo piacere a Nerone.

Ma accadde un fatto molto più grave: nel 65 Lucano prese parte alla congiura di Pisone contro l'imperatore. Quando essa venne scoperta, Lucano venne accusato e arrestato, e qui sembra che rivelasse i nomi di molti congiurati, tra i quali anche la madre Acilia, del tutto estranea al complotto.  Almeno così riferisce Tacito, e e la cosa pose molti dubbi sull'immagine del giovane poeta.
Nonostante gli fosse stata promessa l'immunità in cambio della denuncia della madre, la promessa non venne poi mantenuta e a Lucano giunse l'ordine imperiale di suicidarsi, alla giovane età di 25 anni. Nel contempo suo padre fu proscritto e sua madre riuscì a fuggire da Roma. Alla sua vedova, Polla Argentaria, Stazio dedicò una delle Silvae. Secondo la tradizione Lucano morì, scegliendo la morte degli stoici, cioè tagliandosi le vene, il 30 aprile 65, recitando versi del suo poema.



LE OPERE

« Con l’ardire si può nascondere un grande timore »

Delle opere di Lucano si è salvato dalla damnatio memoriae voluta da Nerone solo il Bellum Civile, ed anche questo fortunosamente: fu infatti la moglie di Lucano, Polla Argentaria, a salvare il manoscritto dalla distruzione, contravvenendo agli ordini di Nerone, e ad assicurarne la diffusione clandestina, attraverso le bancarelle, con l'aiuto di Stazio e di Marziale. In breve il Bellum Civile divenne il libro più letto in Roma.
BUSTO IN SPAGNA INTITOLATO A LUCANO
Sono andati perdute parecchie sue opere: i Saturnalia, 10 libri di Silvae, una tragedia Medea, il carme Orpheus, oltre ai poemetti giovanili Iliaca e Catachthonion. Ci è pervenuto invece per intero il Bellum Civile o Pharsalia (Farsaglia) in 10 libri di ca. 8000 versi. Fu uno scrittore precoce, estremamente produttivo e versatile, di grande capacità critica e riflessiva.

L'opera principale rimasta, il poema epico in esametri Pharsalia (noto anche con il titolo Bellum Civile),  rimase incompiuta per la morte dell'autore, arrestandosi al X libro. L'argomento è la guerra civile scatenata tra Cesare a Pompeo e che ebbe nella battaglia di Farsalo il suo punto culminante, raccontato da Lucano nel VII libro.

Secondo alcuni sarebbe la moglie di Lucano, Polla Argentaria, l'autrice di gran parte dell'opera, dal momento che Lucano dovette aprirsi le vene su ordine di Nerone all'età di soli 26 anni. Lucano utilizzò molto probabilmente come fonti storiche Tito Livio, Asinio Pollione e Seneca il Retore: tutti storiografi filorepubblicani; anche se molti studiosi hanno riscontrato distorsioni e deformazioni dei fatti storici apportati dal poeta (soprattutto alla luce dei confronti con il De Bello Civili di Cesare).

Lucano esclude totalmente l'intervento divino dalle vicende, arricchendo però le vicende umane con l'introduzione di sogni, visioni, profezie, e pratiche magiche. Anzichè celebrare Roma e la sua grandezza Lucano, al contrario, presenta la guerra civile come un evento funesto che ha innescato la decadenza della Roma repubblicana. La condanna di Lucano è violenta; non si è trattato di una guerra normale, ma di una guerra plus quam civile, poiché Pompeo e Cesare sono legati da vincoli di parentela.
Il racconto, poi, procede senza alcuna regolarità narrativa: gli episodi vengono selezionati, diluiti o riassunti, a seconda delle necessità del poeta, che imposta quindi in maniera alquanto soggettiva (non mancano neppure i commenti ai singoli episodi) tutta la sua opera.
Nei manoscritti che la tramandano è sempre citata come Bellum civile ("La guerra civile"), ma il titolo esatto dovrebbe essere proprio Pharsalia, in base a quello che lo stesso Lucano dice nel IX libro:
« La nostra Pharsalia vivrà
e da nessuna epoca sarà condannata all'oblio »

Il modello di Lucano era principalmente Virgilio. L'opera infatti doveva essere da 12 libri, come l'Eneide,  interrotta poi dalla morte dell'autore. Lucano sostituì la magia al mito, l'eroe passivo (Pompeo) e quello negativo (Cesare) al modello tradizionale di Enea. Qualcuno lo definisce però antivirgiliano. Ironicamente finge spesso di trovar logico ciò che è assurdo e illogico, come ad esempio la guerra; usa l'assurdo e le iperboli, entra nel racconto interpellando i lettori o commentando emotivamente gli accadimenti.

È molto probabile che abbia usato come fonti gli scritti di Tito Livio ed i Commentarii dello stesso Cesare, nonché la narrazione della guerra civile da parte di Seneca Il Vecchio; è possibile che possa avere attinto a del materiale risalente all'epoca dei fatti narrati non pervenutoci.
Tuttavia, dove è possibile un confronto con la storiografia dell'epoca, si nota che Lucano abbia alterato dei fatti per sostenere la sua visione personale. Il che dimostra che non è obiettivo, qualcosa o qualcuno lo coinvolge. L'idea che stesse difendendo la repubblica non convince interamente per varie ragioni: anche durante la repubblica vi furono guerre, e nemmeno poche, e pure quelle civili, il vero primo dittatore della repubblica fu Silla, sanguinario e crudele, mentre Cesare fu clemente e magnanimo, e poi Roma fu più prospera, feconda durante l'impero che non durante la repubblica, e pure le leggi divennero più equanimi.

Per quanto riguarda le analogie possiamo indicare la struttura (per quanto riguarda Lucano, l'ideale), cioè 12 libri: in tutti e due i sesti libri sono inserite le profezie. Infine l'amore tra Cesare e Cleopatra è simile a quello tra Enea e Didone.

Il Bellum Civile ha ben tre protagonisti: Cesare, Pompeo e Catone. Cesare è il tiranno che ha distrutto la Repubblica, Pompeo è un incapace che non ha saputo fermarlo, Catone è un uomo antico, ancora legato al mos maiorum, egli però è l'unico personaggio positivo, il campione della legalità repubblicana e l'incarnazione del sapiente stoico. Ciò nonostante non occupa una posizione di protagonista, forse perché la morte prematura gli ha impedito di scrivere il suo momento di maggior gloria: il suicidio stoico.

Lucano denuncia apertamente la mistificazione del mito e la sostituisce con la ricerca storica. La guerra è un male necessario, la guerra civile poi è una battaglia fratricida in cui non c'è gloria per nessuno, neppure per gli eroi e vincono solo la violenza e la tirannia. L'Eneide è invece il poema dell'eroe che ha il consenso degli Dei, che è improntato alla pietas, mentre Cesare è crudele e sanguinario. Roma, da Repubblica si trasforma in Impero per cui decade.



BELLUM CIVILE

"Giove è tutto quello che vedi ed ogni movimento che compi."

Il titolo è "Pharsalia" poiché lo stesso Lucano, per augurare fortuna a questi suoi versi scrisse :"Pharsalia nostra vivet" (vivrà la nostra Farsalia). Tratta della guerra civile tra Cesare e Pompeo del 49  - 48 a.c. con la vittoria dei cesariani sui pompeiani. L’episodio culminante è la battaglia di Farsalo, in Tessaglia e la fine del poema, incompiuto, corrisponde al 48 a.c. con la rivolta di Alessandria e Cesare in difficoltà. Probabilmente l’intento era di arrivare a conclusione con un episodio solenne, come poteva essere l’esemplare suicidio di Catone (46 a.c.) o l’uccisione di Cesare alle Idi di marzo del 44 a.c., episodio questo varie volte preannunciato nel poema.

DE BELLO CIVILI
Lucano vuole dimostrare che la guerra civile è quanto di più nefasto possa colpire uno stato. Non vuole lodare o esaltare la civiltà romana, ma esecrare e maledire un'inutile guerra fratricida. La colpa di questa guerra scellerata (bellum nefandum) ricade almeno in parte su Cesare e Pompeo, per il desiderio di primeggiare e di prevalere l’uno sull’altro. La guerra è una continua violazione delle norme che avevano fatto dei Romani una grandissima civiltà: la pietas e le norme sociali e religiose, tanto più che i due generali erano adfines, cioè parenti.

Cesare era il padre di Giulia, la defunta moglie di Pompeo, e malgrado ciò i due non avevano avuto la possibilità di consolidare il loro rapporto poiché era scomparso anche il figlioletto avuto da Giulia. Se lei fosse sopravvissuta, si rammaricava Lucano, sarebbe nata una fortissima alleanza e unione di sangue tra i due ma purtroppo così non è stato possibile e i due però, nell’opera vengono spesso chiamati come "suocero" o "genero" per sottolineare quel rispetto cui stanno venendo meno per la loro sete di sopraffazione.

Cesare viene descritto ambizioso e aggressivo, come un fulmine che atterra e brucia ogni ostacolo; Pompeo invece è l’uomo timido che ha già raggiunto il potere e si vede privare di esso e del favore del popolo, una vecchia quercia ormai senza foglie, le cui radici ormai non hanno più vigore, ma con l’onorabilità della sua vecchiaia. Cesare ha una personalità forte, dura e decisa, con una Fortuna alle spalle straordinariamente favorevole che ne aiuta le imprese, ma incarna le aspirazioni più abiette e contrarie al regime repubblicano vigente: aspirava al potere personale. Voleva emulare Alessandro Magno, capace di dominare sul mondo intero, e Lucano arricchisce la sua caratterizzazione con i tratti tipici del tiranno, associato alla sfera animale coi suoi comportamenti eccessivi e sfrenati e con l'assoluto disprezzo per la pietas. Pompeo ha i suoi difetti, ma contenuti entro il limite del ragionevole, e inoltre combatte contro Cesare per difendere la propria libertà evitando di diventare schiavo. Poi vi è Catone, dotato di moderazione e misura, espressione del glorioso passato di Roma, rappresentante della coerenza e perfezione morale, poiché le sue scelte politiche sono giuste e il motivo che lo spinge alla guerra è la convinta difesa della tradizione romana.



I RAPPORTI CON NERONE

"Riconoscere che il morire sia motivo di felicità è consentito soltanto a coloro sui quali incombe la fine prossima: gli dei infatti nascondono ciò a quelli destinati a vivere ancora, perché possano continuare a farlo"

I critici hanno ritenuto per lo più che nei primi tre libri la posizione di Lucano non sia ancora apertamente ostile a Cesare, il quale invece a partire dal IV (e specialmente nel VII) è ritratto a tinte sempre più fosche. Vi si riscontrerebbe l'ostilità contro Nerone per il veto alla pubblicazione dell'opera, di cui però erano già in circolazione i primi tre libri, ma l'ostilità di Lucano a Cesare appare fin dal primo libro.

Quanto ai rapporti con Nerone basta cosiderare l'invocazione del proemio:  adulatoria da risultare imbarazzante per chiunque abbia un minimo di senso dell'umorismo, con gaffes clamorose (Lucano auspica l'avvento della pace solo dopo la morte di Nerone, senza contare che sembra fare allusione ad alcuni suoi difetti fisici). Pertanto la lode o è insincera o è ironica.

Lo scopo è quello di smascherare le mistificazioni ideologiche di cui Virgilio si è fatto portavoce, soprattutto l’idea della "missione storica" di Roma voluta dal Fato per il bene dell’umanità.
Non è vero che il Fato ha assegnato a Roma una missione storica da compiere: Cesare ha disfatto l'opera di Enea, la fondazione di Roma come risarcimento per la fine di Troia è vuota retorica, il sangue versato in nome della grandezza dell'Urbe è inutile, e se tutto questo è voluto dal destino, il destino è malvagio. Oppure non esiste alcun disegno provvidenziale: tutto è in balìa del caso.
Dal pessimismo storico Lucano sembra dunque elevarsi al pessimismo cosmico, rinnegando completamente i presupposti ottimistici tipici dello stoicismo.




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