ALESSANDRO SEVERO





Nome completo: Marcus Bassianus Alexianus (alla nascita)
- Marcus Aurelius Alexander (da cesare)
- Marcus Aurelius Severus Alexander (da augusto)
Nascita: Arca Caesarea, 1º ottobre 208
Morte: Mogontiacum, Germania 18/19 marzo 235 (26 anni)
Predecessore: Eliogabalo
Successore: Massimino Trace
Coniuge: Sallustia Orbiana
Dinastia: Severi
Padre: Marco Giulio Gessio Marciano
Madre: Giulia Mamea
Regno: 222-235 d.c.



LA NASCITA

Bassiano Alessiano, chiamato poi Alessandro Severo, nacque nel 208 ad Arca Caesarea, in Fenicia. Suo padre era Marco Giulio Gessio Marciano, funzionario equestre con il ripetuto incarico di Procuratore imperiale, sua madre Giulia Avita Mamea, al secondo matrimonio. Aveva una sorella e forse un fratello (Marco Giulio Gessio Bassiano).

Nei ritratti appare con corta capigliatura e cortissima barba, come usava al tempo tra i soldati. Il volto ha un ovale regolare, la fronte bassa, il naso greco e il mento appuntito. Secondo il suo biografo Lampidio, egli si riteneva una reincarnazione di Alessandro Magno e adorava tra i suoi Dei domestici, accanto ai Lari, Abramo, Orfeo, Alessandro e Gesù Cristo.

Alessandro fu l'ultimo degli imperatori "siriani".



IL REGNO

« In moltissime città restano grandi opere pubbliche dovute a Settimio Severo. Particolarmente importante, a dimostrazione del suo senso civico, è il fatto che restaurò tutti gli edifici che erano a Roma pericolanti... senza aggiungere il nome in nessuno di essi, e conservando ovunque le iscrizioni relative ai primi costruttori. Alla sua morte lasciò scorte di grano corrispondenti alle imposte complessive di sette anni... e quanto all'olio riserve tali da soddisfare per cinque anni non solo le esigenze di Roma, ma anche quelle di tutta l'Italia... Si racconta che le sue ultime parole furono: «Ho ricevuto uno Stato in preda ovunque al disordine, lo lascio pacificato... lascio ai miei figli un impero stabile se sapranno essere virtuosi, vacillante se saranno malvagi». »
(Historia Augusta, Severo, 23, 1-3.)

Salvato nel campo dei Pretoriani fu alla morte di Eliogabalo, acclamato e portato in Senato, che fu ben felice di accordargli la Tribunizia e il Proconsolato, nonchè il titolo di Pater patriae (Padre della Patria) perchè il titolo di Imperator glielo aveva già dato Eliogabalo.

Rifiutò con grazia il titolo di Antonino proclamandosene indegno e pure quello di Grande (Magno) offertogli dal Senato, che lo avrebbe paragonato ad Alessandro il Macedone.

Era un ragazzo semplice, cordiale e di buoni intenti, ma a causa della giovanissima età, fu guidato dalla madre, donna saggia e virtuosa ma pure possessiva, che lo circondò di saggi consiglieri: il giurista Ulpiano, lo storico Cassio Dione, un comitato di sedici senatori ed un consiglio municipale di quattordici Prefetti urbani che amministravano i distretti di Roma.

Nel 225 Alessandro sposò Sallustia Orbiana, che però a causa della gelosia della madre esiliò in Libia insieme al padre, che infine fece uccidere. Così di nuovo tornò sotto la tutela materna.



I PROVVEDIMENTI
  • Abolì il culto di Eliogabalo, facendo riportare statue e reliquie nei rispettivi templi.
  • Epurò la corte da favoriti, attori, saltimbanchi e musici, donandoli o vendendoli come schiavi.
  • In Senato e nell'esercito fece valere il merito, cacciando i corrotti e gli inetti e proponendo gli uomini più validi.
  • Fece migliorare lo standard del conio.
  • Per evitare lo strozzinaggio, furono istituite agenzie di prestito a basso interesse, del 4%.
  • Incoraggiò la letteratura, le arti e le scienze.
  • Alleggerì le tasse.
  • Aumentò l'assegnazione di terre ai soldati.
  • Acquistò grano a proprie spese, donandolo al popolo per ben cinque volte.
  • Decretò fosse reintrodotta la legge che proibiva la presenza contemporanea di ambo i sessi nelle terme, abrogata da Eliogabalo.


LE OPERE
  • Fece restaurare e rinominare le terme di Nerone, che presero il nome di Terme alessandrine nel 227.
  • Per alimentarle, fece costruire l'acquedotto Alessandrino, e le recintò con un bosco piantato al posto di costruzioni da lui acquistate e fatte demolire.
  • Decretò delle tasse per curarne la manutenzione, adibì alcuni boschi a fornire il legname per il loro funzionamento e le rifornì di olio da illuminazione.
  • Fece restaurare le terme di Caracalla, cui aggiunse un portico.
  • Arricchì il Foro di Traiano con statue di uomini illustri.
  • Arricchì il Foro di Nerva con statue di imperatori divinizzati.
  • Provvide alla manutenzione del tempio di Iside e Serapide, del Teatro di Marcello, del Circo Massimo e dello Stadio di Domiziano.
  • Restaurò il Colosseo, colpito da un fulmine durante il regno di Macrino, finanziando i lavori con le tasse su procuratori, prostitute e catamiti (prostituti).
  • A Dougga, in Tunisia, è conservato un arco di trionfo eretto in suo onore.


LA RELIGIONE

Secondo la Historia Augusta, Alessandro pregava tutte le mattine Lari e Penati, e le statue di alcuni imperatori divinizzati e di grandi personaggi, come Apollonio di Tiana, Alessandro il Grande, Cristo, Abramo e Orfeo. Insomma una religione aperta e un po' raffazzonata.

Ebbe molto rispetto per ogni tipo di religione e di sacerdoti, fossero pontefici, auguri o i custodi dei Libri sibillini (un collegio di cui anche l'imperatore faceva parte), accettando su di esse e su altre qualsiasi tipo di discussione.
Ogni sette giorni rendeva omaggio al tempio di Giove Capitolino e visitava frequentemente anche gli altri templi.

Restituì agli ebrei gli antichi privilegi, e tolse la persecuzione ai cristiani. Secondo l'Historia avrebbe voluto dedicare un tempio anche a Cristo, ma desistette quando gli auguri gli dissero che tutti si sarebbero convertiti al cristianesimo e gli altri templi sarebbero stati chiusi.

Ma questo fu scritto dagli storiografi cristiani, perchè occorse una promulgazione imperiale e un'abolizione forzata delle altre religioni, nonchè persecuzioni ai pagani, per far accettare in seguito quella cristiana.
Fece suo il principio «Quod tibi fieri non vis, alteri ne feceris» (ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo ad altri); facendolo incidere sul suo palazzo e in altri luoghi pubblici.



LE GUERRE

Campagna sasanide (230-233)

Nel 224 in Oriente Artabano IV fu cacciato da Ardashir I che fondò la dinastia sasanide nel regno dei Parti. I Sasanidi rivendicarono allora l'impero degli Achemenidi, con i territori romani dell'Asia Minore e del Vicino Oriente.

Della campagna sasanide di Alessandro Severo esistono due racconti contrastanti: quello di Erodiano, che descrive gli errori dell'imperatore nella guerra però con la pace e il ripristino delle terre; quella della Historia Augusta dove si racconta la grandiosa vittoria di Alessandro.

Per Erodiano Alessandro fece un infiammante discorso alle truppe schierate, poi distribuì doni in denaro e si recò al Senato per fare un discorso simile onde preparare tutti alla guerra.
Il giorno della partenza, nel 231, Alessandro lasciò Roma piangendo, e con lui piansero Senatori e Popolo, a lui affezionati.

Passato per l'Illirico, dove raccolse altre truppe, raggiunse Antiochia con un'ulteriore offerta di pace ad Ardashir, che per tutta risposta invitò Alessandro ad abbandonare le terre fino al Bosforo; Alessandro arrestò i quattrocento inviati sasanidi e li mandò a coltivare terre in Frigia, senza però ucciderli.

Alessandro decise di far passare il Tigri e l'Eufrate all'esercito, ma si trovò ad affrontare ammutinamenti delle truppe e persino la proclamazione di un usurpatore, Taurino; riuscì a sedarli ma decise di tenere con sé solo le truppe più affidabili.

Al dunque fu però indeciso nell'attaccare e questo lo portò alla disfatta. I soldati, minati da malattie per l'ambiente malsano e la scarsità di provviste, accusarono l'imperatore di aver causato la distruzione dell'esercito.
Alessandro ordinò allora che i due gruppi superstiti di truppe si recassero a svernare ad Antiochia: ma nel viaggio a causa della temperatura rigida molti soldati morirono.

Però Ardashir, anch'egli con numerose perdite, aveva sciolto l'esercito per la pausa invernale, mentre gli Alemanni avevano passato Reno e Danubio e stavano saccheggiando campi e città in forze.

Per l'Historia Augusta Alessandro avrebbe sconfitto Ardashir prendendo parte personalmente alla battaglia. Comandando il fianco destro romano, obbligò i nemici alla rotta pur possedendo l'esercito partico settecento elefanti e mille e ottocento carri falcati, oltre a migliaia di cavalieri.
Tornato ad Antiochia, Alessandro avrebbe diviso tutto il bottino tra i soldati.
Per il trionfo di Alessandro a Roma: secondo Erodiano l'imperatore si affrettò a fermare la minaccia germanica, per l'Historia Augusta avrebbe invece celebrato a Roma il trionfo sui persiani con donativi al popolo e giochi.


Campagna germanica (234-235)

Secondo Erodiano, Alessandro saputo che gli Alemanni avevano saccheggiato le province romane dell'Illirico, mettendo in pericolo anche l'Italia, voleva muover guerra. Questa notizia causò malcontento nell'esercito, soprattutto nelle truppe illiriche prelevate per la campagna contro i Parti indebolendo le difese di confine.

Alessandro si mosse rapidamente dalla frontiera orientale all'Illirico con gran parte dell'esercito, senza passare da Roma.
Decise però di non rischiare una guerra e di corrompere i barbari e ottenere una pace incruenta (235). Queste trattative inasprirono i soldati, sia perchè la pace non sarebbe durata, sia per la mancanza di bottino.



LA MORTE

Gli ammutinamenti divennero frequenti ed in uno di questi venne ucciso il Prefetto dei pretoriani Domizio Ulpiano; un altro provocò il ritiro dello storico Cassio Dione dal suo comando.
Alessandro fu ucciso nel 235 a Mogontiacum insieme alla madre, in un ammutinamento probabilmente capeggiato da Massimino Trace, un generale della Tracia, che ad ogni modo si assicurò il trono.

Secondo Erodiano i soldati decisero di rovesciare Alessandro, considerato troppo debole, e di sostituirlo con Massimino, dotato di maggiori capacità militari. Dopo aver acclamato Massimino imperatore, si recarono presso l'accampamento di Alessandro.

Alessandro spaventato promise ai propri uomini di fare quel che volevano in cambio della protezione, ma i soldati rifiutarono. Abbandonato dalle truppe, Alessandro si ritirò presso la propria tenda, con la madre Giulia Mamea, aspettando l'arrivo degli uomini di Massimino che li uccisero entrambi.

La Historia Augusta, invece, racconta che dopo numerosi cattivi presagi, Alessandro fu ucciso per aver sorpreso un soldato germanico della scorta nella sua tenda: il soldato, temendo di essere punito, avrebbe riunito i compagni e ucciso l'imperatore e la madre.

Con la caduta dell'ultimo dei Severi, molte raffigurazioni di Alessandro e di sua madre furono distrutte, in onore del nuovo imperatore. Nel 238, con la morte di Massimino Trace e l'ascesa al trono di Gordiano III, Alessandro fu divinizzato e, per l'ultima volta, fu costituito un collegio di sodales in suo onore. Così, in molte iscrizioni il suo nome fu ripristinato.
Alessandro fu inumato in un sarcofago, ora ai Musei Capitolini, assieme alla madre, e posto in un mausoleo, oggi noto come Monte del Grano, a Roma.





ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero