ZENONE




Nome: Tarasis o Trascalisseo, detto l'Isaurico
Predecessore: Basilisco
Successore: Anastasio (fine dell'Impero d'Oriente)
Nascita: 426
Morte: 9 aprile 491


Regno: 474-491 d.c.










LE ORIGINI


Zenone o Tarasis o Trascalisseo, detto l'Isaurico, nacque nell'Isauria nel 426 da Kodisas e da Lallis o Lalis. Nonostante gli Isauri venissero considerati come barbari dai Romani, pur essendo cittadini romani da più di due secoli, il giovane guerriero attirò l'attenzione dell'imperatore Leone I nel 460, quando Leone temeva il potere dei mercenari alani nel suo esercito.
L'imperatore non aveva figli maschi per cui dette figlie in moglie a chi poteva dargli appoggio. fece sposare Leonzia con Marciano, figlio dell’imperatore d’Occidente Antemio, e Ariadne, col capotribù guerriero Tarasicodissa, guadagnandosi il favore degli Isauri. Il capotribù ebbe nel 467 un figlio che chiamò Leone, di malferma salute, e, per essere meglio accettato a corte, cambiò il nome in Zenone.


IL MACELLAIO

Aspar aveva convinto Leone I a nominare erede al trono il figlio Patrizio, un goto di religione ariana. Il clero si ribellò chiedendo un discendente di religione ortodossa, al che Patrizio promise di convertirsi all’ortodossia. Per questi buoni propositi gli venne promessa sposa Leonzia, figlia di Leone.
Zenone sconfisse un'invasione unna di Denzic, figlio di Attila, sulla frontiera occidentale. Aspar, timoroso di tanto successo, armò allora dei soldati della guardia imperiale per uccidere Zenone, ma l’attentato fallì e le guardie corrotte vennero giustiziate.
Zenone piuttosto allarmato si rifugiò a Sardica, in Isauria, ma Leone I, per timore di perdere il consigliere da cui in fondo dipendeva mentalmente, lo nominò Magister Militum d’Oriente. Zenone restò fedele alla guardia dei confini orientali giungendo a combattere un compaesano isaurico, il potente bandito Indaco, ribelle all’Impero Romano. La rivolta finì con l'eccidio del bandito e dei suoi.
Zenone cacciò poi i Vandali dall'Epiro, che essi avevano invaso nel 469. Poi combattè contro gli Unni ed i Gepidi a sud del Danubio.

Nel frattempo Anagast, goto e Magister Militum, comandante in capo delle truppe in Tracia, che aveva mosso contro la Capitale, dissuaso confessò agli ambasciatori di essere stato corrotto da un figlio di Aspar, Ardaburio. Allora Zenone fece preparare un banchetto invitando come ospiti Aspar e Ardaburio. Mentre il palazzo era presidiato dagli isauri, gli eunuchi, maestri di coltello, sgozzarono ambedue con tutto il loro seguito. Il cesare Patrizio fu ferito, ma all'ultimo momento salvato. Ermanarico riuscì a fuggire con l’aiuto dello stesso Zenone e finì con lo sposare la figlia di un figlio illegittimo di Zenone in Isauria. Da questo efferato episodio l'imperatore si guadagnò il soprannome di “Macellaio”. Questo sventato presunto tradimento convinse ancor più Leone che fece di Zenone il suo generale di fiducia.

Molti alleati di Aspar, vollero vendicare la strage. Tra questi il conte Ostrys che fece irruzione nel palazzo imperiale, fermato però dagli Excubitores. Ostrys, che aveva rapito la concubina di Aspar, si recò Tracia dove ad attenderlo c’era un capitano di Aspar, Teodorico Strabone. Nel frattempo Leone si accorse finalmente che la fazione isaurica gli stava sfuggendo di mano, per cui ne vietò per legge l’ingaggio da parte di privati.


Leone II

L'imperatrice Verina, d'accordo col Senato, avevano deciso la co-reggenza del padre Zenone, tenuto conto della minore età del nuovo imperatore Leone II. Il piccolo fu portato all’Ippodromo e, messagli la corona in mano, gli fu detto di porla sulla testa del padre, davanti a tutto il popolo di Costantinopoli, nel 474 d.c..
Il governo veniva di fatto esercitato da Zenone e dal Senato. Il 17 Novembre Leone II morì, forse di morte naturale, o forse ci mise lo zampino Zenone che comunque rimase unico imperatore, però inviso al popolo e al Senato per le sue origini barbare. I suoi consiglieri furono due fratelli dell’Isauria, Illus e Trocundes.


Basilisco

L’imperatrice madre Verina voleva mettere sul trono il suo amante Patrizio con l’aiuto di suo fratello, Basilisco. Con l’appoggio del Senato, convinse Zenone a fuggire in Isauria, nel 475, poiché la sua vita era in pericolo. Illus e Trocundes rimasero nella Capitale accanto agli usurpatori.
Basilisco uccise Patrizio, confinò la sorella e regnò per circa venti mesi.

Zenone si rinchiuse in una fortezza e riorganizzò l'esercito in gran parte di Isaurici. Infine marciò su Costantinopoli nel 476, incoraggiato dalla popolazione che odiava Basilisco più di lui, a causa del suo malgoverno. Armazio fu inviato a respingere Zenone con tutto l'esercito, ma l’imperatore gli promise il mantenimento della carica di Magister Militum e la nomina a Cesare per il figlio. Armazio accettò e deviò il suo tragitto per evitare lo scontro. Zenone, dopo che un'armata guidata dal generale Illo disertò in suo favore, entrò senza colpo ferire a Costantinopoli, anche perchè la popolazione odiava più Basilisco che lui, a causa delle tasse gravose, della vendita delle cariche pubbliche e della sostituzione di persone note con altre a lui fedeli.

Basilisco, con moglie e tre figli, a cui era stata promessa l'impunità se si fossero arresi, vennero esiliati in Frigia, chiusi in una cisterna e lasciati morire di fame e di sete.
Il figlio di Armazio fu creato Cesare e Illus fu perdonato. Poco dopo però Zenone fece assassinare Armazio e rinchiudere il Cesare in convento. Il Macellaio aveva colpito ancora.



LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO D'ORIENTE

Intanto nel 476 il generale romano di origine scira Odoacre, al comando dei mercenari Eruli, aveva deposto l'imperatore d'occidente Romolo Augusto, inviando le insegne imperiali a Costantinopoli e chiedendo il titolo di Patricius della corte bizantina, onde legittimare il suo potere e governare quel che restava dell'impero romano d'Occidente, cioè l'Italia.

Giulio Nepote, titolare legittimo del trono dell'impero romano d'Occidente, era però ancora in vita per cui Zenone tentò un compromesso. Non riconobbe ufficialmente a Odoacre il titolo di patricius, ma gli gli conferì il titolo di magister utriusque miliciae, che lo rendeva dux d'Italia. Fu la fine già annunciata dell'Impero romano d'Occidente.

Zenone tentò la pace con Genserico inviando ambasciatori a Cartagine, riconoscendo Genserico come re indipendente, e avallando tutte le sue conquiste, e chiedendo la libertà di religione dei cattolici nel regno vandalo. Genserico accettò.
Dal 472 la contesa tra i due capi degli Ostrogoti, Teodorico il Grande e Teodorico Strabone, aveva messo in pericolo Bisanzio, ma Zenone riuscì a tenerli a bada solo tramite pagamenti e alte cariche di comando.


Le rivolte

Nel 478, l'indomita suocera Verina tentò di uccidere Illo, console, Magister Officiorum ed elevato al rango di patrizio, insomma troppo potente. Il prefetto Epinico, su istigazione di Verina, tentò di far uccidere Illus. L’attentato fallì e Zenone fece trasferire Verina a Tarso dove fu fatta monaca e rinchiusa nel castello di Dalisandus.

Il trattamento di Verina portò a una nuova ribellione nel 479. Flavio Marciano, figlio del defunto imperatore d’Occidente Antemio, e sposato con Leonzia, figlia di Leone I, reclamò il trono per diritto maritale. Marciano, col fratello Procopio, si riunirono all'ostrogoto Teodorico Strabone e le poche truppe imperiali fedeli a Zenone furono sconfitte, tanto più che un terribile terremoto aveva danneggiato le mura della città, pertanto già indifesa.
L’imperatore fuggì ma durante la notte Illo tornò in città con una truppa di Isauri e i ribelli furono sconfitti. Teodorico Strabone, amico di Aspar e Magister Militum in Tracia, partito alla volta di Costantinopoli, fu trovato morto nella sua tenda, per una mossa improvvisa del suo cavallo, trafitto da una lancia appesa sul soffitto. Marciano, catturato, fu fatto prete e mandato in Calcedonia. Leonzia si chiuse in convento.

Poco tempo dopo Ariadne chiese al marito imperatore di far tornare la madre Verinae e Zenone per tutta risposta mandò la moglie da Illo che naturalmente rifiutò. L'imperatrice chiese allora al marito di scegliere tra lei e Illo, l'imperatore scelse lei. Così Sporazio, emissario di Ariadne e guardia esperta delle Scholae, durante uno spettacolo dell’Ippodromo, tentò di uccidere Illus che però si difese e lo uccise, chiedendo poi un momentaneo trasferimento ad Est. Zenone acconsentì e lo nominò Magister Militum della parte orientale. Illus avanzò verso Antiochia con un gran seguito, andò a Papirius ove era rinchiusa Verina e la prese in ostaggio.

L’imperatore inviò il patrizio Leonzio ad Antiochia, a chidere ad Illus la restituzione di Verina. Questi rifiutò e convinse Leonzio ad unirsi alla rivolta. Allora Zenone procedette per le vie ecclesiastiche, visto il potere che stava accumulando la religione cristiana. Illus trovò appoggio presso i Calcedoniani contrari al monofisita Zenone, poi cercarono un’alleanza col patriarca Giovanni Talaia che però nel 482 era stato deposto a favore di Pietro Mongo, aperto monofisita ed amico di Zenone.

Illus si rivolse poi al Re in Persia e ai satrapi dell’Armenia. Odoacre rifiutò, mentre gli altri due promisero aiuto. Nell'484 i Persiani furono sconfitti dagli Eftaliti ed il Re fu ucciso. Lo scontro era tra calcedoniani e pagani con Illus, monofisiti e barbari con Zenone. L’Oriente contro l’Occidente.
Zenone mandò un’armata, comandata da Conon, prete di Apamea, e Linges, fratello bastardo di Leone I. Illus tanto brigò che strinse alleanza con Verina, ma la nomina a nuovo imperatore, con la legittimazione di Verina che non era da meno negli intrighi, andò al calcedoniano Leonzio I nel 484.

Zenone nominò Giovanni di Scizia nuovo Magister Militum e lo mandò con Teodorico l’Amalo ed i suoi ausiliari Ostrogoti contro i ribelli, che già avevano respinto l’armata di Conon e Linges. Teodorico l’Amalo fu aiutato dai Ruggii, guidati Ermenrico, figlio di Aspar.

I ribelli furono sconfitti e Leonzio I, Illus e Verina si rinchiusero nella fortezza inespugnabile di Papirius. Verina morì nella fortezza poco dopo. L’assedio durò quattro anni, sino al 488, quando per tradimento furono aperte le porte. Leonzio I ed Illus finirono decapitati e le loro teste affisse sulle picche a Costantinopoli.


L’Henotikon

I monofisiti credevano nell’unica natura di Cristo mentre i Calcedoniani credevano nella natura umana e divina del Cristo. Zenone, monofisita, cercò un compromesso. Ignorò il Concilio di Calcedonia, ma non lo combattè e stilò il documento dell’Henotikon, con cui invitò i ribelli calcedoniani di Leonzio I ed i monofisiti ad unirsi ai Concili di Nicea e Costantinopoli, ponendo l’imperatore a guida della Chiesa. Naturalmente non piacque alla chiesa di Roma che indisse un Concilio e rigettò l’Henotikon.


LA MORTE

Zenone ebbe un figlioletto dello stesso nome dalla prima moglie Arcadia che fu istruito alle arti atletiche, ma ciononostante morì di malattia. Zenone non potè lasciare la discendenza al fratello Longino, imprigionato per ruberie e corruzione, e all’interno del Senato, fu processato ed ucciso Pelagio, altro candidato alla successione. Zenone ormai vecchio e sfiduciato, morì per un attacco di epilessia nel 491, dopo aver regnato per diciassette anni e due mesi. Poiché lui e Ariadne non avevano avuto altri figli, la sua vedova scelse un suo favorito della corte imperiale, Anastasio, come suo successore.


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