THYSDRUS - EL JEM (Tunisia)





THYSDRUS fu il nome più antico di EL JEM, odierna città della Tunisia e le sue prime testimonianze archeologiche risalgono all'età punica (III secolo a.c.). Veniva definita punica la lingua di origine fenicia parlata dai cartaginesi, il che conferma l'origine fenicia dei cartaginesi. Oggi Eljem è situata a 65 km da Sousse e a 40 km dal mare.

L'odierna Eljem, che all'epoca della campagna d'Africa di Cesare era poco più di un vicus, un villaggio, diventando città romana seppe trarre profitto dagli impulsi romani al commercio sfruttando la sua posizione di crocevia della Tunisia centrale.

Nella battaglia di Ruspina del 46 a.c. nella provincia romana dell'Africa, tra le forze repubblicane degli Ottimati e quella dei Popolari fedeli a Giulio Cesare, alcuni abitanti del vico Ruspina si recarono dal generale per offrirgli una partita di grano di 300.000 misure per sfamare il suo esercito.

THYSDRUS IN EPOCA ROMANA
Durante la campagna di Aggar, Cesare passò davanti alla città, occupata dai pompeiani, ma non la assalì per rispetto di quella cittadina; dopo la sua vittoria, quando colpì le altre città con ammende molto gravi, impose a Thisdrus solo il tributo di una modesta quantità di grano, visto la scarsa ricchezza della città (propter humilitatem civitatis) e il buon comportamento avuto..

Thysdrus, grazie ai romani che vi costruirono sontuosi e grandi edifici e vi instaurarono ricchi scambi commerciali, divenne rapidamente una grande città a cui i romani concessero prima il titolo di municipio e poi di colonia.

La sua importanza fu evidente grazie alla sua posizione di incrocio di grandi strade, al fiorire di artigianato e agricoltura. La città era vasta e con ville sontuose.


Inoltre lo spirito di intraprendenza di un ceto mercantile, romano prima, e locale poi, esperto e ricco, donò alla città stupendi edifici.

Purtroppo oggi sono scomparsi a causa della solita devastazione islamica.

Di essi ci resta solo un maestoso anfiteatro, un grandioso circo, e ville monumentali i cui mosaici testimoniano la felice romanizzazione di questo bellissimo centro. 

L'acqua vi abbondava talmente che in una iscrizione un magistrato si congratula con se stesso per aver ornato di fontane l'intera Gabes. Infatti i romani vi avevano costruito cisterne, dighe e pozzi tanto da rendere il terreno arido fertile e produttivo come nemmeno oggi si sognerebbe.

In particolare dal II sec. d.c. la città si ingrandì e prosperò grazie al grosso impulso dato dagli Antonini (98 - 180 d.c.) che vi incoraggiarono l'ulivocoltura, soprattutto sotto Adriano (117-138), al punto di divenire la seconda città della provincia dopo l'altra città di origine fenicia Hadrumetum (Sousse).

La città faceva riferimento commerciale alle vie marittime che partivano dal golfo di Gabes, una città nel sud della Tunisia, chiamata all'epoca Syrtis Minor dai romani,  che ancora oggi vanta ben 500.000 palme da dattero. Nel III secolo Eljem contava circa 30.000 abitanti.

Il suo anfiteatro era il terzo del mondo romano ed il circo possedeva le medesime dimensioni del circo di Massenzio a Roma. Sotto i Severi (193 - 235), in questo periodo la città raggiunse la massima potenza economica e politica.

A Gabes facevano capo cinque strade importanti di cui quella più a nord conduceva al grande centro romano di Thysdrus.

Oggi quest'importante struttura sorge isolata in un paesaggio privo d'interesse, ma nell'anno 238, la zona era tanto popolata da riempire due volte alla settimana il circo, che poteva contenere 30.000 spettatori.

Di quanti ne avevano eretti i Romani, quello di Thysdrus era inferiore, per dimensioni, soltanto del Colosseo di Roma.

La città, nota per l'enorme anfiteatro trasformato in fortezza, prese parte alle complesse vicende dell'epoca bizantina e dei primi tempi della conquista islamica, anche se l'ascesa di Kairouan a capitale della regione quasi la cancellò economicamente e culturalmente.

Oggi il sito archeologico ha perso molte delle sue antichità, a parte lo splendido anfiteatro romano, uno dei più grandi e meglio conservati fra i monumenti dell'antichità. Vari cantieri di scavo sono disseminati intorno alla città, che può vantarsi, oltre che dei mosaici, di aver conservato i più grandi capitelli romani della Tunisia (1.86 m di altezza).



L'ANFITEATRO

La fotografia aerea ha permesso di individuare l'area in cui sorgeva un circo, lungo oltre 500 m e largo circa 100, mentre gli scavi hanno consentito di individuare il centro della città romana con il foro, le grandi terme e altri edifici pubblici.

L'anfiteatro risale al I sec .d.c. e fu intagliato nel tufo, venne poi abbellito nel II sec., il suo podium viene rialzato e nuovi gradini vennero installati creando un livello superiore.

Esso era lungo 138 m e largo 114, i posti a sedere più lontani arrivavano a 30 m di altezza e poteva contenere sino a 30.000 persone.


L'anfiteatro era ancora in abbellimento e ampliamento quando iniziò il declino di Thysdrus per la reintroduzione di una tassa sull'olio di oliva in 238 d.c..

All'epoca la vendita dell'olio d'oliva era una delle maggiori ricchezze della città che si vide molto penalizzata dall'imposta.

La gente protestò e si scatenò una ribellione che invase tutta la Tunisia.

Dopo l'assassinio di Alessandro Severo e l'elezione ad imperatore di Massimino nel 235, la pressione fiscale esercitata sulla provincia, soprattutto per la tassa sull'olio, scatenò infatti la rivolta dei latifondisti di Thysdrus, sostenuti dai contadini della Tunisia centrale, che proclamarono decaduto Massimino e gli sostituirono il proconsole Gordiano nel 238, con l'assenso del senato di Roma.

Furono i proprietari terrieri, con l'aiuto degli Juvenes (una sorta di corpo di formazione ufficiali o milizie) che, ucciso il procuratore imperiale, cioè il funzionario finanziario capo della provincia, proclamarono proconsole l'ottantenne Gordiano, come Imperatore.

Massimino però non era d'accordo e, a capo della III legione, sconfisse e uccise il figlio di Gordiano I, cioè Gordiano II, represse la rivolta nel sangue e saccheggiò la città. In quanto al vecchio Gordiano I che ancora all'età di 80 anni nutriva ambizioni di potere, finì per suicidarsi nel suo palazzo a Cartagine per non cadere in mani nemiche.

Thysdrus ebbe per questo un arresto nei suoi commerci che la penalizzò per vari anni, ma poi si riprese e rimase abbastanza prosperosa sino alla fine dell'impero.

Molti  romani vi fecero la propria fortuna stabilendosi in città e costruendo grandi e splendide ville intorno ad essa, ricche di bellissimi mosaici policromi, di preziosi affreschi, di giardini, di colonne e ornamenti scolpiti nella pietra.


Ecco sopra un bellissimo esemplare di pavimento in mosaico, che proviene da una casa vicino all'Ippodromo, 

Un elegante susseguirsi di nodi formano dei medaglioni al cui interno, inscritte in doppi cerchi, sono disegnati i busti delle nove Muse corredate dei loro attributi.

Vi si riconoscono dall'alto in basso e da sinistra a destra: Erato (citara); Clio (libro); Calliope (alquanto deteriorata); Tersicore (lira); Melpomene (maschera tragica); Urania (globo); Euterpe (flauto doppio); Talia (maschera comica). Il reperto è conservato al Museo del Bardo e risale al III secolo d.c.

Il sito abbonda di statue preromane e romane, la maggior parte spezzate o prese a mazzate dal fanatismo religioso dei nuovi conquistatori.

Col declino dell'impero, nel periodo Vandalico e Bizantino anche la città declinò.

Essendo posta al confine della regione stepposa di Sufetula (Sbeitla) venne a contatto con le tribù berbere provenienti dalla Tripolitania e da Aurès, popoli nomadi, molto aggressivi e incapaci di apprezzare e conservare le grandi edificazioni civili romane.

Le sue riserve d'acqua pian piano declinarono a causa dell'abbandono delle geniali opere idrauliche romane e lentamente scomparve la coltivazione degli ulivi.


Tutte le opere lasciate dai romani vennero pian piano devastate, Anche sulla struttura architettonica dell'anfiteatro di El-Djem hanno influito le guerre tra berberi ed arabi. 
Il danno maggiore è stato quello della rimozione dei gradini delle prime file.

Ciò dimostra che molte zone semidesertiche o predesertiche potrebbero essere coltivate e dare sostentamento a una vasta popolazione, i romani lo fecero portando anche la giustizia e le leggi, nonchè le scuole e le opere pubbliche. Il fanatismo religioso tuttavia ha avuto il sopravvento riportando queste terre indietro di molti secoli. Nè mai più si sono ripresi.





L'AFRICA ROMANA: THYSDRUS

Casa d'Africa: lo spettacolare giardino interno col peristilio colonnato

Nel 1991, una maldestra costruzione abusiva alla periferia della città antica, consentì - al momento della distruzione - alla Sovrintendenza di EI Jem di individuare una delle più grandi, se non la maggiore, domus romana in terra d'Africa: circa tremila metri quadrati portati alla luce fino ad oggi.

E composta dal corpo principale strutturato attorno ad un triclinium-oecus, e da un peristilio, abbellito da una vasca, da cui si accede agli appartamenti privati.

La villa possedeva uno stabilimento termale di cinquecento metri quadrati. Oltre che per le dimensioni, questa villa è famosa per i suoi mosaici pavimentali, unici nel loro genere.

Tra questi eccelle il mosaico in cui appare la figura della Dea benefattrice Africa, per la prima volta raffigurata su un mosaico, oltre che su monete e ceramiche.

Ciò porta a supporre che il padrone della domus fosse un ricco signore locale, certamente devoto a Roma, ma fortemente impregnato di cultura africana. L'allegoria dell'Africa, questa volta intesa come provincia romana, si ritrova su un altro mosaico che evoca l'approvvigionamento dell'impero romano.

L'Africa ha i tratti di una giovane donna bruna di carnagione, sul capo una pelle d'elefante, accompagnata dalle immagini allegoriche delle altre province romane: l'Egitto, l'Asia, la Spagna, la Sicilia ed una quinta non ben identificata, che incorniciano la figura di una possente Minerva rappresentante Roma.

Anche il Triclinium è pavimentato elegantemente da un immenso mosaico.

La "Casa d'Africa" è stata ricostruita all'interno del recinto del museo grazie ad un progetto con giunto tunisino-francese.

Oggi si può ammirare una bellissima ricostruzione fedele, di oltre duemila mq., che riproduce il peristilio, o cortile centrale; il triclinium o sala da pranzo, la bella cucina, due salette per gli ospiti, un locale per il culto agli dei della casa a forma di semicerchio con un bellissimo mosaico che raffigura la nascita di Venere, le stanze da letto padronali con i mosaici sulla dea Africa già descritti, alcuni cortili interni, ecc.
Questa ricostruzione è unica al mondo.



CASA DELLA PROCESSIONE DIONISIACA

Ma c'è una casa di EL JEM da poco scoperta, con un mosaico a dir poco strabiliante, tanto che ha dato il suo nome alla domus, detta appunto la Casa della Processione Dionisiaca:

La “Maison de la procession dionysiaque”, ovvero la Domus della Processione Dionisiaca, è un ampia casa a peristilio, tra le maggiori scavate ad El Jem, e risalente all'età antonina (98 - 180):

« [Dal 98. al 180.] tutta la potenza esecutiva del Governo. Nel felice corso di più d'ottant'anni, la pubblica amministrazione fu regolata dalla virtù e dalla abilità di Nerva, di Traiano, di Adriano, e dei due Antonini. In questo e nei due seguenti capitoli, descriveremo il prospero stato del loro Impero, ed esporremo le più importanti circostanze della sua decadenza e rovina, dopo la morte di Marco Antonino (cioè Marco Aurelio 121 - 180); rivoluzione che sarà rammentata mai sempre, e della quale le nazioni della terra tuttor si risentono. »
(Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano)






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