VIA NOMENTANA






"Via Nomentana, cui tum Ficulensis nome fuit" (Livio, Ab Urbe condida - "la via Nomentana il cui nome fu Ficulense")
La via Nomentana in origine si chiamava infatti Ficulensis perché portava alla località di Ficulea, una delle antichissime città fondate dagli Aborigeni ed ubicata tra le colline di Marco Simone Vecchio, poi la via venne chiamata Nomentana perché si dirigeva a Nomentum, località nei pressi dell'attuale Mentana.

La strada aveva origine da Porta Collina nelle mura serviane, e da lì proseguiva in direzione nord-est toccando Colleverde di Guidonia, Fonte Nuova, Mentana (l'antica Nomentum) e Monterotondo ed arriva infine a Monterotondo scalo dove confluisce nella via Salaria.

La strada usciva dalle mura Serviane dalla Porta Collina e dalla Mura Aureliane dalla posterula Nomentana, ancora oggi visibile a sinistra di Porta Pia in corrispondenza di una rientranza della mura che ne facilitava la difesa, e, con un tracciato ormai sepolto sotto l'attuale Palazzo del Ministero dei Lavori Pubblici, s'inerpicava sulla collinetta sulla destra dell'attuale viale alberato in corrispondenza dell'attuale via dei Villini.

A testimonianza di questo antico tracciato, al n.32 di via dei Villini c'è l'ingresso ad uno dei più antichi complessi catacombali, le catacombe di San Nicomede (vedi sotto).
Oltre Nomentum, la via proseguiva, ricongiungendosi alla Salaria su due diversi percorsi: uno più breve per Eretum (località Casa Cotta, poco a nord di Monterotondo), l'altro per Grotta Marozza, Torre Fiora e Monte Libretti fino ad Acquaviva di Nerola al km. 44.

La strada dovette essere particolarmente usata per la transumanza, come testimonia la presenza del simboli di Ercole, protettore delle greggi, sul Ponte Nomentano (vedi sotto).

Attualmente, invece, la strada inizia il suo percorso da Porta Pia per arrivare, dopo Mentana, ad incrociarsi con la Salaria. L'itinerario antico iniziava da Porta Nomentana, per aprire la nuova Porta Pia realizzata su progetto di Michelangelo.

Proseguendo sulla Nomentana incontriamo l'ingresso, nei pressi di Via dei villini, delle catacombe di Nicomede di cui non ci rimane traccia a seguito della costruzione del Ministero dei Trasporti e dei Lavori Pubblici. L'archeologo De Rossi scoprì i resti di un monumento absidato che identificò con la basilica dedicata al martire Nicomede. Pubblicò i risultati delle sue scoperte e venne riconosciuto il suo lavoro, ma negli anni 20 del secolo scorso, pur scoprendo più di trenta gallerie sotterranee disposte su due piani, tutto venne sommerso dagli edifici soprastanti. Nella zona interessata nel corso dei secoli sono stati scoperti almeno tre ipogei di carattere privato e familiare, di cui l’unico oggi esistente è l’ipogeo di via dei Villini.



CATACOMBE EBRAICHE

Superato l'incrocio con Via Regina Margherita, si arriva a villa Torlonia nel cui sottosuolo si trovano delle vastissime catacombe ebraiche, scoperte nei sotterranei di Villa Torlonia nel 1919. La necropoli er composta da due aree cimiteriali risalenti al II e al III sec. d.c.

L'interno colpisce immediatamente per la forza del ritmo delle sue strutture, tipiche dell'architettura tardoromana (l'edificio risale al 342), modulate dalla luce che proviene dai finestroni sottostanti la cupola. Questa è sorretta da dodici coppie di colonne di granito, con elaborati capitelli su cui poggiano pulvini, cioè una sorta di cuscini marmorei che hanno il compito di suggerire un maggior slancio delle arcate che vi poggiano sopra.



LA BASILICA COSTANTINIANA

Alle spalle del complesso monumentale di S. Agnese, ben visibile il muro perimetrale della basilica costantiniana, con i suoi alti contrafforti a gradoni, poggianti su sostruzioni. Dai questi resti è possibile ricavare un'idea della raffinatezza strutturale di questo edificio, testimonianza della capacità tecnica dei romani, ormai molto avanzata.

Il contrafforte è un rinforzo di muratura, perpendicolare al muro, posto per contrastare le spinte laterali provenienti dalla copertura, ma anche dal terreno digradante. La sostruzione è invece una tecnica costruttiva utilizzata per realizzare rialzi o edifici su più livelli, consistente in una successione di ambienti, di solito invisibili dall'esterno, coperti con volta a botte.

L'edificio è senza tetto, col pavimento distrutto, e le colonne riutilizzate per realizzare la succesiva chiesa bizantina. Rimangono in parte i muri perimetrali, costruiti nella caratteristica tecnica in opus vittatum, tipica del basso impero e del medioevo, consistente in fasce orizzontali simili a bende, le vittae, di blocchi di tufo, alternate a fasce di mattoni. Nel muro si apre una serie di grandi finestere rettangolari, singolarmente interrotte al centro della curva absidale, al termine cioè dell'asse centrale dell'edificio, da un oculo sovrapposto a una feritoia.



LE CATACOMBE DI S. AGNESE

Complesso monumentale di S Dall’interno della basilica si può accedere alle catacombe, suggestivo insieme di gallerie del III e IV secolo, prive di pitture, che si stendono su tre livelli nel sottosuolo del complesso, sfruttando anche, come quasi tutte le catacombe, cunicoli e grotte naturali preesistenti, o gallerie scavate per trarne materiale da costruzione e poi abbandonate. Hanno una struttura disposta su tre piani in quattro regioni.

La storia del sito comincia con una necropoli romana del II secolo, con mausolei e colombari. Nel tempo vi avevano trovato posto anche morti cristiani, in un settore di tombe ipogee: per questo la martire Agnese venne sepolta in quel luogo, in prediolo suo, a quanto recita la tradizione, cioè in un terreno della sua famiglia. La necropoli pagana, i cui terreni erano venuti in proprietà dell'Imperatore, fu distrutta nel IV secolo per fare spazio alla basilica costantiniana. Le catacombe cristiane, invece, vennero preservate e anzi, divenuto il cristianesimo religione di stato, divennero uno dei centri del culto dei martiri cristiani e delle relative reliquie.



MAUSOLEO DI COSTANTINA O S. COSTANZA

Poco dopo l'istituto Mery Mound é visibile un mausoleo cilindrico di epoca romana che anticamente si trovava sulla antica via Flaminia nei pressi di Tor di Quinto.

La chiesa di S. Costanza era il mausoleo originariamente eretto per Costanza, figlia di Costantino, che successivamente venne trasformato in battistero della basilica di S. Agnese, sorta nel VII secolo, e a partire dal 1254 trasformato in chiesa. L'edificio è una costruzione a pianta centrale, a cui si accede dal nartece, absidato ai lati.



CIMITERO MASSIMO

Inoltrandoci ancora sulla via Nomentana troviamo al civico N. 6 di via Asmara l'ingresso del Cimitero Massimo (Coemeterium Maius); un'altra area cimiteriale risalente al III sec. d.c. dove furono sepolti cinque martiri: Alessandro, Emerenziana, Felice, Papia e Vittore.



MAUSOLEO DI ELIO CALLISTO

Alla batteria Nometana, in piazza Elio Callisto, un altro monumento funerario, soprannominato, 'Sedia del Diavolo', il sepolcro romano di un liberto di Adriano, della metà del II sec., una tomba a tempietto su un podio di laterizi.

La camera inferiore semisotterranea, accessibile attraverso una scala ricavata sotto il podio, presenta su ogni parete due arcosoli simmetrici, sopra a cui si aprono cinque nicchie rettangolari e ad arco, per le deposizioni funerarie, sormontate da piccole finestre strombate. Il pavimento è in mosaico a ressere bianche. Le pareti, in opus vittatum mixtum sorreggono una volta a vela.
La cella superiore ha sulla parete di fondo un'ampia nicchia, inquadrata da un'edicola aggettante sorretta da due colonnine laterizie, il timpano è curvo e la calotta di stucco ha forma di conchiglia. Nelle pareti laterali le nicchie sono rettangolari, sormontate da un timpano con il davanzale sorretto da mensole. La copertura è una calotta impostata su pennacchi angolari.
La facciata del sepolcro è interamente crollata mentre si conservano tre dei lati, esternamente ha una partizione a lesene corinzie in cotto e finestre rettangolari. La decorazione è a mattoni di vario colore, disposti di piatto e per coltello.



PONTE TAZIO

Proseguendo sulla via Nomentana, incontrimao il Ponte Tazio, o Ponte Nomentano, eretto nel punto in cui la via consolare superava il fiume Aniene ai piedi della collina del Monte Sacro, luogo di passaggio delle mandrie transumanti sin dall’antichità. Più volte distrutto e restaurato, presenta vari materiali e tecniche costruttive, dall’età antica a quella medievale e moderna.

Oggi è un grande arco di travertino, sormontato da una fortificazione merlata medievale, e due archetti di rampa laterali su ciascun versante. Originariamente aveva una duplice arcata, della quale si conserva solo quella sul versante del Monte Sacro.
L’arco, di m 15,1 di luce, presenta le fronti in conci di travertino e il sott’arco di pietra gabina. I piloni degli archi, fortemente rimaneggiati dai lavori successivi, erano in blocchi parallelepipedi di tufo rosso litoide, dei quali se ne conservano alcuni in quello verso Monte Sacro.

Nel pilone del versante a valle si notano i resti di un piedritto in opera quadrata di travertino inglobato nella muratura laterizia di epoca medievale, forse stipite si una finestra tra i due archi originari. Una recente ricostruzione del ponte lo descrive con due archi centrali con luce di m 15,1, separati da un pilone centrale di m 6 di larghezza in cui si trovava una finestra di piena di m 3. Lateralmente due piccoli archi per lato, i quali durante le piene del fiume favorivano il deflusso delle acque (vedi Ponte Fabricio). Per la tecnica costruttiva ed i materiali il ponte originario è datato tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.c.



MAUSOLEO DI MENENIO AGRIPPA

La via Nomentana nel tratto tra il fiume Aniene e la collina del Monte Sacro era delimitata da sepolcri come accadeva in epoca antica per la maggior parte delle strade consolari romane. Negli anni venti del secolo XX furono messi in luce avanzi di tali edifici durante gli sbancamenti per la realizzazione del quartiere “Città Giardino”.

Lungo il lato sinistro della Via Nomentana prima di giungere a Piazza Menenio Agrippa si trova un sepolcro a pianta circolare impostato originariamente su un basamento parallelepipedo.
Il mausoleo, in antico di notevoli dimensioni, si presenta oggi con il solo nucleo in cementizio e parte del paramento in laterizio conservato in prossimità dell’ingresso (murato).

La tomba era coperta a volta, della quale sono parzialmente visibili frammenti di anfore inglobate nella muratura, espediente molto usato in antico per alleggerire gli alzati voltati.
La camera funeraria è circolare con nicchie rettangolari: non vi è possibile l’accesso.
Esternamente sul lato Est è conservata della struttura originaria una finastra a strombo, mentre i pilastri sono moderni e sostengono la struttura.
Il mausoleo è genericamente datato all’età imperiale.

EVENTUALI MODIFICAZIONI E RIUSI NEL CORSO DEL TEMPO: nelle raffigurazioni pittoriche il mausoleo è riprodotto con una torre medievale posta al di sopra della struttura antica. Nulla è conservato.



CISTERNA DI FAONTE

Prendendo viale Adriatico e poi via delle Vigne Nuove (che ricalca in gran parte l'antica via Patinara) giungiamo ad una strada senza uscita, posta sulla destra, denominata via Passo del Turchino. Dopo 600 m., sul lato sinistro, i resti della cisterna che faceva parte della villa del liberto Faonte dove Nerone si suicidò prima dell'arrivo dei partigiani di Galba.



VILLE SUBURBANE

Nella zona montesacrina vi erano numerose 'villae suburbanae' in prevalenza di tipo sobrio, ma alcune degne di rilievo. Resti di materiale archeologico di epoca romana sono visibili in un villino posto in piazza Monte Torrone e nei giardini privati presso lo stabilimento dell'Acqua Sacra posto in via Monte del Furlo.

All'angolo con viale Kant alcuni blocchi di tufo e travertino che facevano parte di un ponte un ponte di epoca repubblicana che superava il fosso di Cecchina-Casal de'Pazzi. Poco più avanti sulla destra incontriamo il parco di Aguzzano e il Torraccio della Cecchina al Km. 9,200, monumento funerario di epoca antonina trasformato, nel medioevo in torre di guardia.

Superato il raccordo anulare dopo 500 m possiamo vedere sulla sinistra (Km. 12,300), i resti di basolato romano della strada antica. Proseguendo sulla via Nomentana giungiamo, al km 13, alle catacombe di S. Alessandro, il cui nucleo originario risale al III sec.d.c., dove furono sepolti i martiri: Alessandro, Etenzio e Teodulo.

Al km 13,7, all'altezza di via Francesco Guglielmo, emergono i ruderi di un altro sepolcro romano di epoca augustea denominato Torraccio di Capobianco o Torre di Castiglione.

Su via Dante Maiano sono visibili i resti di una villa residenziale del I sec. d.c. che dopo un periodo di abbandono venne riutilizzata nel IV secolo per lo svolgimento di attività economiche: sono state trovate delle fornaci, delle vasche e dei dolii.

Al km 16, sulla sinistra, sono stati trovati altri tratti di basolato romano, mentre al Km 19, sulla destra, troviamo il mausoleo della Torricella o Torre Mancini, un sepolcro alto 9 m composto da due camere sovrapposte; fu costruito in epoca romana e venne riutilizzato nel medioevo come torre di avvistamento.

Al Km. 20,500 si trovano i resti di un muro in laterizio intervallato da nicchie e contrafforti. Superato il muro giungiamo, dopo pochi km, a Mentana nei cui pressi si trovava l'antico sito di Nomentum da cui la strada prese il nome.
Alcuni resti di Nomentum si riscontrano sui muri di una casa situata a piazza Garibaldi. Superata Mentana all'altezza del Km 24 la via Nomentana si incrocia con la via Salaria e il tracciato successivo, in cui troviamo la Necropoli di Colle del Forno.

All'altezza di Monterotondo, adiacente al tracciato antico, esiste tutta una serie di aree di resti antichi in parte visibili in superficie sotto forma di frammenti murari e ceramici, di ruderi in calcestruzzo, di cisterne per acqua, di tubazioni terracotta; insomma una serie di reperti attribuibili a ville suburbane residenziali o agricole, a strutture d'uso pubblico lungo la strada, a costruzioni sepolcrali. A tale proposito un recente lavoro agricolo ha sconvolto tutta una serie di tombe "a cappuccina", cosiddette dalla disposizione inumato.

GROTTA MAROZZA
Sempre recentemente è stata portata in luce una tubazione di grossa dimensione, in terracotta, composta da elementi cilindrici da innestare l'uno con l'altro con meccanismo ad incastro a tenuta stagna.

Particolarmente interessante, sulla collina denominata Monte Oliveto è il complesso di ben cinque cisterne per acqua, in calcestruzzo: quattro a pianta rettangolare ed una semicircolare. Tale complesso testimonia la presenza nel sottosuolo di ruderi di un complesso edilizio di notevoli dimensioni, databile in età molto antica sulla base del ritrovamento di ceramica a vernice nera con stampi al III sec. a.c.
Permangono, inoltre, strutture murarie non meglio identificate a causa della fitta macchia che le ricopre.

Inoltre il rudere di un castello medioevale, denominato Grotta Marozza e posto su di una collina in posizione panoramica di notevole bellezza. Il castello poggia le sue strutture medioevali su preesistenze d'epoca romana tantoché molti studiosi hanno posto qui il sito di Eretum; il suddetto Guattani vi ipotizzò, invece la presenza della villa di Nerone, e rinvenne anche un "busto di marmo, acefalo, senza braccia, e di bella fattura".


RINVENIMENTI 800

"Notizie degli scavi di antichità" 1890

Facendosi uno sterro nella parte orientale di villa Patrizi per lo sbocco del viale Castro Pretorio, precisamente in vicinanza del così detto Castellaccio, è stata scoperta, capovolta fra i materiali di scarico, uua cassetta idraulica di piombo, sulla fronte della quale è improntata a rilievo la rara legenda:

DOMITIAE-AVGVSTAE
Nell'istesso luogo si è trovato un rocchio di colonna di cipollino, abbozzato di cava.

Nei disterri occorsi per la costruzione della ferrovia de' Castelli romani, fra il vicolo del Mandrione e la Tusculana, attraverso il giruppo dei grandi acquedotti, sono avvenuti ritrovamenti di importanza non comune.

Scendendo da ponente verso oriente, ossia in direzione della città, s'incontrano da prima i piloni della Claudia e dell'Amene Nuovo, dei quali sono state ritrovate le fondamenta in opera quadra di sperone, con sustrato di opera a sacco. Queste fondamenta, sfiorate di sbieco dal taglio per la ferrovia, rimarranno visibili sull'una e sull'altra scarpata.

Segue, a contatto delle arenazioni, ma dalla parte di oriente, un'antica strada, ben selciata a pentagoni basai tini, e profonda m. 1,30 sotto l'odierno piano di campagna. La strada è larga m. 3,80, corrispondenti a ch-ca 13 piedi, e segna la zona di servitù dell'acquedotto.

Nell'intervallo fra la strada e le arcuazioni della Marcia, Tepula e Giulia, che è largo m. 26,40, fiu'ono dissepolte sei tombe a cassettone, coperte alla cappuccina con tegoli battentati, marcati quasi tutti col noto bollo: OP DOL EX PRAED LVCILL VERI ■/////// (I), salvo uno che porta l'impronta rotonda :
EX PRAED AVGVSTOR OPVS DOL
sic EX FIO OCFANIS HERMETIANI
sic ET VRIBCI
Gli scheletri uon avevano distintivo di sorta, né lucerna né ampolla, né moneta.

Segueno i piloni della Marcia, Tepula e Giulia, uno dei quali, non era altrimenti visibile prima di questi lavori ferroviari. Sarà mantenuto nella scarpata a destra. Consta di soli tre ordini di pietre poggiate sul suolo vergine.
Alla distanza di 200 m, sempre verso levante, si è scoperta nel fondo della ti-incea la sommità di unn speco ampio e ben costruito. Può essere quello dell'Auiene vetere, ma non è possibile riconoscere il vero senza un saggio di esplorazione fatto espressamente.

Nel taglio presso la via Latina sarebbero state ritrovati a fior di terra due mezzani bronzi di Antonino Pio e di Severo Alessandro.

Presso il crocevia dell'Acquasanta sono state scoperte:
-  sei anfore, ridotte in frantumi
- due tubi di terracotta, saldati a stucco, del diam. di m. 0,16;
- quattro lucerne lisce ed una col rilievo di un eaue in corsa;
- due frammenti di puilvini a foglie di lauro.

2. La ferrovia direttissima Roma Napoli, tronco Roma Segni, lascia la sede attuale (Roma-Ciampiuo) poco oltre il casello di Porta Furba, e piegando verso ponente, attraversa diagonalmente l'acquedotto Felice (Marcia Tepula Giulia), la via Latina coi suoi sepolcri, la marrana mariana, e finalmente l'acquedotto della Claudia ed Anione nuovo. Proseguendo quindi il corso rettilineo attraverso le tenute di Roma vecchia, Capannello, Posticciola e Frattoccliie, cade nella vecchia linea alla stazione di Ciampino.

Nei lavori intrapresi da poco, sul tratto che va dalla Porta Furba al gruppo degli aquedotti, sono avvenute le seguenti scoperte.
A m. 15.5 prima di giungere all'acquedotto Felice sono apparse costruzioni, o meglio fondamenta di costruzioni, conosciute nelle mappe del suburbio sotto il nomo di ruderi delle Vinacce. Tutti i muri sono rasi al piano del suolo, di maniera che non è possibile giudicare a quale edifizio appartengano : probabilmente a case coloniche, dipendenti dalla villa nobilissima delle vinaccie. Vi sono traccio di pavimenti a spica, di signino: come pure di pareti e di piani costruiti per intero con pezzi di concrezioni calcari alabastrine distaccate dall'alveo dei vicini acquedotti.

Non vi ho trovato bolli ili mattone o altra memoria scritta o graffita. I soli oggetti ricuperati sono:
- un orologio solare marmoreo ben conservato;
- un pilastro scanalato coi canaletti pieni e vuoti;
- un rocchio di colonna,
- un torso di statuetta virile ignuda ad un terzo del vero.
Le fondamenta dei furnici della Miirria seno tuttavia nascoste dal terrapieno.
Sempre nel sito di via Latina furono ricuperati:
- uua fìgura acefala di fanciullo con la bulla appesa ad una larga fettuccia;
- un frammento di lastra marmorea con  incavo,  come di suola di sandalo, e che in origine doveva essere riempito con mosaico ;
- una nuca di busto muliebre con istrana acconciatura;
- un pezzo di cornice finamente intagliata.

Nel taglio attraverso la linea della Claudia sono tornate in luce le fondamenta di tre piloni, con un solo ordine di pietre per ciascimo. Il suolo circostante è composto in gran parte di tartari alabastrini, prodotti dalle infiltrazioni dell'Anione nuovo.

Il selciato della via Latina è tornato in luce a metà di distanza fra le arcuazioni della Marcia e della Claudia : è largo m. 3,80 : limitato da crepidine ed angusto marciapiede di terriccio battuto, al di là del quale sorgono i piantati dei sepolcri. Si è scoperta, sul lato sinistro, una fossa murata con muri a strati alterni di tufo e mattoni; lunga m. 2,20 larga m. 0,50 profonda m. 1,80. Vi erano stati gettati alla rinfusa circa 40 pezzi di un sarcofago marmoreo, che credo potrà ricomporsi per intero. 11 sarcofago, di eccellente fattura, ha le testate rotonde, il corpo baccellato; e mostra nella fronte un clipeo di m. (),40 di diametro con busto muliebre di tipo mammeiano.

Segue un secondo cassettone di muro, alle due testate del quale stavano posti verticalmente due pezzi di travertino intagliati a guisa di pulvini. A m. 4,40 verso nord si è scoperto nel proprio luogo un cippo di travertino, terminato a semicerchio, alto m. U,7(), lungo m. 0,25 e contenente questa memoria:
dIs MANIBVS CLAVDIAE DONATAE V-AXXXVIII
inoltre, fra la terra di scarico, è apparso uu frauiineuto di sarcofago bacceliato, con cartello scorniciato. Dalla parte opposta della strada sono stati scoperti ruderi forse di un sepolcro, forse di un tempietto, o di edicola, con basi attiche di marmo senza plinto, tegole e canali pure di marmo con antefisse ornate dì nascimenti e fave di fine intaglio, capitelli ionici, lastroni di bianco e di giallo ecc.




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1 comment:

Anonimo ha detto...

Il sito è veramente ben fatto, ricco di spunti molto interessanti, ma non capisco chi sono gli autori degli articoli né le fonti utilizzate.
Grazie mille !

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