Visualizzazione post con etichetta vie consolari italiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vie consolari italiche. Mostra tutti i post

VIA ARIMINENSIS


0 comment
PORTA MONTANARA SULLA VIA ARIMINENSIS

La romana via Ariminensis, collegamento tra la città di Arretium (Arezzo) e la colonia di Ariminum (Rimini), fu probabilmente costruita per scopi militari verso la fine del III secolo a.c. sul tracciato di un percorso ancora più antico che collegava l'Umbria e l'Etruria con la Val Padana fin dalla prima Età del ferro (tra il IX e l'VIII secolo a.c.).

Così la Via raggiungeva in Val Marecchia l'importante centro villanoviano di Verucchio collegato con il suo porto sulla costa adriatica (la futura Ariminum). Da qui transitarono più volte i Galli nelle loro scorribande verso Roma.

Non conosciamo sotto quale console venne costruita, se Marco Livio Salinatore (254 a.c. – 204 a.c.) o altri, e nemmeno il nome datole dai romani (Ariminensis è solo una moderna ipotesi, come potrebbe esserlo iter Arretinum o Via Maior, via maggiore, cioè la principale, come è stata anche chiamata nel tratto marecchiese).

In ogni modo la Via cosiddetta Ariminensis contribuì al rapido spostamento delle legioni romane verso la pianura Padana facilitando le operazioni militari e allo sviluppo degli scambi commerciali tra l'Etruria e il nord della penisola italica, facilitando la crescita economica.

IL PERCORSO

IL PERCORSO

- L'antica strada inizia presso Porta San Biagio ad Aretium (Arezzo), città etrusca e poi romana, nella Valdarno superiore.

- Dalla Valdarno raggiunge alla Valtiberina, vale a dire l'Alta Valle del Tevere.

- Qui la strada valica il passo della Scheggia, situato a 632 metri sul livello del mare lungo la via Flaminia nel comune di Scheggia e Pascelupo in provincia di Perugia.

- Poi incontra il centro Sè Castrum Angularium (Anghiari), nella parte più orientale della Toscana.

- La strada risaliva la valle del Tevere passando all'altezza dell'attuale diga di Montedoglio (nei pressi di Sigliano) e quindi saliva verso est forse in direzione del Passo di Viamaggio (a 983 mt.) o poco più a nord verso il Passo di Frassineto (la questione non è ancora chiara).

VIA ARIMINENSIS

- Entra poi nella Valmarecchia, una valle dell'Italia settentrionale tracciata dal fiume Marecchia, ricadente nel bacino padano.

- Si snoda lungo il corso del fiume dove, lambendo Caprile, Fresciano (frazioni di Badia Tedalda) e Rofelle (come testimoniano i ritrovamenti di reperti etruschi e romani ancora in via di scavo), raggiungeva Ranco.

- Da qui, dirigendosi verso i due centri romani di Ponte Messa (provincia di Rimini) e Secchiano, frazione del comune di Novafeltria, raggiungendo poi Verucchio (con tracce di civiltà Villanoviana)

- Infine concludeva il suo percorso a Rimini presso la Porta Montanara. Il suo prolungamento, corrispondente all'attuale Via Garibaldi, rappresentava il cardine massimo della città.

VIA ARIMINENSIS

CHIARA LOMBARDI - Portati alla luce resti della via Ariminensis -

Resti della via Ariminensis, che collegava in epoca romana Arezzo con la colonia Ariminum, oggi Rimini, sull’Adriatico, sono stati rinvenuti grazie alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, a SCM Group e AdArte Srl di Rimini.
Questa strada, realizzata probabilmente per scopi militari nel III sec. a.c., si impiantava su un percorso precedente che collegava l’Etruria e l’Umbria con la Val Padana già tra il IX e l’VIII sec. a.c.


BIBLIO

- Appiano di Alessandria - Historia Romana  -
- Massimo Gugnoni - Alta Val Marecchia, storia, arte, ambiente, cultura -Volume II: Passo di Frassineto, Sintigliano, Valdazze, Caprile, Freesciano - Piccola Biblioteca della Val Marecchia - Youcanprint, 2021 -
- Rodolfo Lanciani - La distruzione dell'antica Roma - Roma - A. Curcio - 1986 -
- Luigi Pareti - Storia di Roma e del mondo Romano - Unione tipografico editrice torinese - 1952 -
Business Life in Ancient Rome - 1880 -
- Emilio Gabba - Dionigi e la storia di Roma arcaica - Bari - Edipuglia - 1996 -


VIA ARIMINENSIS


0 comment

La via Ariminensis fu un'importante strada consolare romana, che oggi esiste ancora nel suo percorso su reti provinciali attraverso l’Appennino, da Arezzo fino a Rimini. La via venne fatta costruire per scopi militari da Marco Livio Salinatore verso la fine del III secolo a.c. sul tracciato di un antichissimo percorso che collegava l’Etruria alla Val Padana, da cui più volte i Galli scesero per attaccare Roma.

Essa collegava Arezzo, caposaldo a difesa dei confini settentrionali, a Rimini e ai porti dell’Adriatico consentendo un rapido spostamento delle legioni, e la rapidità per l'esercito romano era fondamentale, ma anche un migliore transito commerciale tra Etruria e Valle Padana. 

Inoltre, raccordandosi alla Cassia, che da Arezzo conduceva a Florentia (Firenze) e da qui fino a Lucca (già romana, Livio narra che nel 28 a.c. il console Sempronio Longo si rifugiò a Lucca per sfuggire ad Annibale).

La via si snodava poi fino a Luni, raggiungeva il Mar Tirreno, toccando così entrambi i mari, finchè poi divenne una semplice strada vicinalis in epoca imperiale.

IL PERCORSO

IL PERCORSO

- Uscita da Arezzo in prossimità di Porta San Biagio la via Arimensis attraversava il borgo La Catona (dove sono stati rinvenuti moltissimi reperti archeologici di epoca etrusco romana) e toccava:

- Praedium Tricotianum (Tregozzano), 

- Praedium Camperianum (Campriano), 

- poi, piegando a destra (statale della Libbia), attraverso il passo della Scheggia giungeva al Castello di Montauto.

Poi si biforcava: 
- un ramo si dirigeva verso Castrum Angularium (Anghiari) per poi scendere verso la valle del Tevere, Sansepolcro e Città di Castello (Tifernum Tiberinum);
 
- l’altro ramo procedeva verso Ponte alla Piera, Praedium Asilianum (Sigliano) e Pieve Santo Stefano, ricongiungendosi all'altro ramo.

La strada aveva probabilmente due varianti per entrare in Valmarecchia: 

- la Via Major (risaliva al Passo di Viamaggio e poi, attraversato il territorio di Badia Tedalda  (con antica abbazia costruita su resti romani vicino al castello dei Tedaldi), scendeva al Ranco e seguiva il corso del fiume Marecchia per raggiungere Verucchio e Rimini); 

- la via di Frassineto (dopo l’omonimo valico toccava i territori delle attuali frazioni di Caprile, Fresciano e Rofelle per ricongiungersi con la Via Major al Ranco).

VIA ARIMINENSIS


LA VIA DEL SALE

La località del Ranco fu importante crocevia per la “via del sale” e “dei pescivendoli” verso le abbazie di Camaldoli e Montecoronaro, sede di dogana ma anche di fiere e di mercati, dove si incontravano gli abitanti delle vallate circostanti di Romagna, Marche e Toscana. Da qui la via seguiva il percorso del torrente Marecchia (fluvius Ariminus) lungo la riva destra fino a Rimini.

PORTA MONTANARA, DOVE LA VIA ARIMINENSIS ENTRAVA A RIMINI


PORTA MONTANARA

Il moderno tracciato segue abbastanza fedelmente quello dell’antica via romana e conta numerosi siti archeologici. La costruzione della Porta Montanara di Rimini, detta anche di Sant'Andrea, risale al I secolo a.c. e presenta un arco a tutto sesto, in blocchi di arenaria, che consentiva l'accesso alla città per chi proveniva dalla via Aretina. Il doppio fornice agevolava la viabilità, incanalando in passaggi paralleli il percorso in uscita da Ariminum, attraverso il cardine massimo, e quello in entrata.

Viene attribuito al sistema difensivo cittadino attribuito a Silla. La porta rientrerebbe nell’ambito delle ricostruzioni che nei primi decenni del secolo, seguirono alle rappresaglie nei confronti della città, già sostenitrice di Mario, suo avversario nella guerra civile.

PILONE SUPERSTITE DEL PONTE

IL PONTE ROMANO

Il ponte era costituito originariamente di 5 arcate, su di esso transitò la V coorte di Marco Antonio, luogotenente di Cesare, diretto ad Arezzo per sottometterla dopo il passaggio del Rubicone. Oggi rimane solo un pilone superstite del ponte sul Tevere della Ariminensis all'altezza della frazione di Sigliano a Pieve Santo Stefano AR.



RINTRACCIANDO L'ANTICA VIA

- Il sentiero ha inizio a Badia Tedalda dal “Parco della Memoria”, sopra i campi sportivi.

- Si segue la strada per Tramarecchia per circa 1 km, quindi la si lascia per prendere a destra la vecchia strada che scende a San Patrignano e prosegue poi su sentiero fino alla strada asfaltata per Rofelle (in prossimità del ponte sul Marecchia). 

- Si scende ancora su asfalto e si attraversa il ponte, risalendo in direzione di Rofelle per circa 700 m. 
- A questo punto si lascia l’asfalto e si prende a destra la strada per Giuncheto.

- Dopo poco si prende di nuovo a destra il sentiero CAI 15 con cui si scende fino a guadare un piccolo torrente.

- Ora la traccia e i segnavia si perdono su un campo incolto, ma seguendo il margine del campo delimitato dal bosco, con ampia curva a destra si ritrovano i segnavia poco prima del guado sul Marecchia. 

- Anche traversando diagonalmente il campo, oltre il dosso, è visibile il segnavia che immette sull’ampia traccia che porta al guado. 

- Siamo sempre sul sentiero CAI 15 che conduce alla storica frazione del Ranco, alla confluenza tra il Marecchia e il Presale.

- Dal Ranco si prosegue sempre sul CAI 15 che ricalca ora lo storico tracciato romano fino alla frazione di Mondatio.

- Poi ancora avanti fino alla strada asfaltata che va da Badia Tedalda a Rofelle. 

- Giunti all’asfalto si prende a sinistra e in poco più di 1 km si rientra a Badia.

Lungezza totale: 7,5 km.



Alla scoperta dell'antico tracciato della via Ariminensis, visita guidata al sito archeologico

Una mattina di visite guidate alla scoperta del sito archeologico tra Corpolò e Villa Verucchio che mette in luce l’antico tracciato della via Ariminensis.

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, in collaborazione con Scm Group S.p.A., con la ditta adArte Srl e con il supporto dei Musei Comunali di Rimini e del Museo Civico Archeologico di Verucchio, organizza per sabato 8 ottobre tre visite guidate allo scavo archeologico in corso tra Corpolò e Villa Verucchio.

L’indagine archeologica è collegata con un intervento di nuova edificazione da realizzare da parte di Scm Group S.p.A., che tramite alcune indagini a carattere preventivo ha portato al rinvenimento di un interessante sito archeologico con evidenze di epoca romana. 

In particolare, gli scavi hanno messo in luce per la prima volta l’antico tracciato stradale della via che univa la colonia di Rimini alla città di Arezzo (via Ariminensis) e un gruppo di sepolture di epoca romana imperiale.

Le visite guidate, condotte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna e dalla ditta adArte Srl, prevedono la presentazione dello scavo da parte degli archeologi che lavorano sul campo e l’esposizione dei reperti dei corredi tombali recuperati.



Portati alla luce resti della via Ariminensis

Resti della via Ariminensis, che collegava in epoca romana Arezzo con la colonia Ariminum, oggi Rimini, sull’Adriatico, sono stati rinvenuti grazie alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, a SCM Group e AdArte Srl di Rimini. 

Questa strada, realizzata probabilmente per scopi militari nel III sec. a.C., si impiantava su un percorso precedente che collegava l’Etruria e l’Umbria con la Val Padana già tra il IX e l’VIII sec. a.C.


BIBLIO

- Salvatore Aurigemma - Rimini guida ai più notevoli monumenti romani e al museo archeologico comunale - Cappelli - Bologna - 1934 -


VIA SPLUGA


0 comment

La via Spluga (in latino via Speluca) era una strada romana consolare che metteva in comunicazione Milano, ovvero Mediolanum, con Lindau, (città sul lago di Costanza, in Baviera, Germania), passando dal passo dello Spluga. Era uno dei più importanti valichi dell'arco alpino, conosciuto fin dall'antichità per il suo agevole transito, valico realizzato alla fine del I secolo a.c.. La via Spluga fu realizzata su volere di Augusto per la conquista dell'arco alpino e della Rezia, preludio alla grande invasione della Germania degli anni 12 al 9 a.c., con l'obiettivo di portare i confini settentrionali dell'impero ai fiumi Elba e Danubio.

Era anche conosciuta come via Aurea perché gli antichi Romani chiamavano Cunus Aureus il passo dello Spluga. Lungo l'arco alpino compreso tra il versante ligure e il fiume Ticino, si estraeva infatti l'oro in miniere ricavate nei massicci montuosi, che erano spesso costituite da grotte e caverne naturali. Nelle Alpi occidentali c'erano notevoli venature del prezioso metallo per cui era molto conveniente estrarlo metallo, mentre nel resto della catena alpina, essendo più scarsa la quantità del metallo, non era conveniente impiantare miniere.

IL NOME

Il nome via Drusilla Augusta è emerso da una pietra miliare trovata presso la Cascina Papina di Arcore, dove su cippo marmoreo trovato a Monza, era scolpita l'epigrafe. La via fu infatti ufficialmente chiamata via Drusilla Augusta, l'amata sposa dell'Imperatore, dopo l'ampliamento voluto da Augusto, anche se poi restò più comune sui documenti il nome di via Spluga. 

Ma era anche chiamata Via Aurea, in quanto la strada conduceva al passo dello Spluga, che i Romani chiamavano Cunus Aureus, e infatti la porta cittadina di Milano da cui usciva la via Spluga, fu chiamata Porta Aurea. La via Spluga fu realizzata dagli antichi Romani alla fine del I secolo a.c. su volere di Augusto per facilitare la conquista dell'arco alpino e della Rezia, che avvenne tra il 16 e il 7 a.c., con l'intenzione di proseguire poi la conquista della Germania inferiore.



Il passo dello Spluga, che si trova nella valle più occidentale della Valtellina, in Valchiavenna, rappresenta quindi il "confine" orientale dei giacimenti auriferi, visto che l'ultima valle a est, dove è presente ancora una notevole quantità d'oro, è la valle fluviale scavata dal Ticino.


LE MINIERE D'ORO

Il passo dello Spluga, ubicato nella valle più occidentale della Valtellina, in Valchiavenna, sempre in Lombardia, costituisce il confine orientale dei giacimenti auriferi, visto che verso est, dove è presente ancora una tale quantità d'oro da giustificare l'impianto di miniere, come già accennato, ci sta la valle fluviale scavata dal Ticino.

Il passo dello Spluga era chiamato Cunus Aureus, cioè "punto d'oro", perché in quel periodo, lungo l'arco alpino compreso tra il versante ligure e il fiume Ticino, si estraeva l'oro in miniere scavate nei massicci montuosi, ma spesso le miniere erano grotte e caverne naturali in cui era già apparso l'oro nativo, cioè non legato ad altri minerali.

Il fiume Ticino, che si trova poco più a ovest del passo dello Spluga, rappresenta lo "spartiacque" tra le Alpi occidentali e quelle centrali, le prime molto più ricche di giacimenti d'oro. ma nel resto della catena alpina, vista l'esigua presenza dell'oro, non conveniva.

L'ANTICO PERCORSO

La via Spluga iniziava a Mediolanum (Milano), dove incrociava:  

- la via Gallica, che collegava i maggiori municipi della Pianura Padana, da Gradum (Grado) a Patavium (Padova), Vicetia (Vicenza), Verona (Verona), Brixia (Brescia), Bergomum (Bergamo), Mediolanum (Milano) fino ad Augusta Taurinorum (Torino).


- la via Regina, nome comune a una strada iniziava da Mediolanum, giungeva a Comum (Como) e terminava a Clavenna, e a un'altra strada che iniziava a Mediolanum e terminava a Cremona.

- la via Mediolanum-Bellasium, metteva in comunicazione Mediolanum con Bellasium realizzata sembra da Gaio Giulio Cesare nel I secolo a.c..

- la via Mediolanum-Bilitio, situata nella Regio XI Transpadana che metteva in comunicazione Mediolanum con Bilitio, forse anche Curia Raetorum (Coira) passando da Varisium (Varese) e magari da Luganum (Lugano).

- la via Mediolanum-Brixia, metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Brixia (Brescia).




- la via Mediolanum-Placentia, nella Regio XI Transpadana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Placentia (Piacenza) passando da Laus Pompeia (Lodi Vecchio)

- la via Mediolanum-Ticinum, nella regio XI Transpadana, che congiungeva Ticinum (Pavia) con Mediolanum (Milano).

- la via Mediolanum-Verbannus, nella regio XI Transpadana, tra la fine dell'era repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale, che congiungeva Mediolanum con il Verbannus Lacus (il Lago Verbano, ovvero il Lago Maggiore) e poi con il passo del Sempione, grazie al quale si potevano valicare le Alpi-

La via Spluga proseguiva poi passando per Sextus ab Urbe Lapis (Sesto San Giovanni), che collegava Milano e Monza (ad sextum lapidem, ovvero presso la sesta pietra miliare ovvero Al sesto miglio) 

- dove intersecava la via Regina, che collegava il porto fluviale di Cremona con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).

- continuando verso Ad Octavum (Occhiate), la cascina più antica di Brugherio, perché si trovava all'ottavo miglio da Milano lungo la via Spluga, che metteva in comunicazione Mediolanum con Lindau passando dallo Spluga.

- Modoetia (Monza), In epoca romana attestata come Moguntiacum (J. G. Graevius, Thesaurus antiquitatum et historiarum Italiae: Ligurum et Insubrum, seu Genuensium et Mediolanensium), ma altri autori segnalano il vicus di Modicia, anche se nel territorio monzese sono state rinvenute presenze umane molto anteriori.

- Arculae (Arcore), la più antica testimonianza è una lastra marmorea dedicata a tale Giulia Drusilla. Vii erano due pietre miliari: una contrassegnava una stazione di posta all'altezza dell'attuale Cascina Sentierone, la seconda nel luogo dove poi sorse il monastero di Sant'Apollinare.

- Uximatum (Usmate Velate), anticamente chiamata Uocimate (Usmate Velate)e, prima che Vimercate divenisse Martesana, segnava il confine meridionale della Brianza. - 


- Lomagna (Lomagna), provincia di Lecco, in Lombardia, come da testo conservato presso la Biblioteca Ambrosiana, nel XVI secolo vennero qui arse vive, dall'Inquisizione, delle donne accusate di stregoneria.

- Osnagum (Osnago), vi passava la via Spluga, che metteva in comunicazione Milano con Lindau passando dal passo dello Spluga. Osnago rimase comunque per molti secoli un piccolo centro agricolo, con postazione militare.

- Cisnusculum (Cernusco Lombardone), della provincia di Lecco in Lombardia, situato nel territorio del Meratese.

- Melatum (Merate), le origini di Merate sembrano risalire all'epoca Gallo-Romana. Anticamente era chiamata Melate.

- Ebunus (Airuno), vi è stata rinvenuta una stele funeraria di forma lanceolata, con iscrizioni latine del periodo tardo romano venuta alla luce durante scavi presso l'attuale via Postale Vecchia. 

- Greghentinum (Valgreghentino), in epoca romana vi passava la via Spluga, che metteva in comunicazione Milano con Lindau passando dal passo dello Spluga.

Olginatum (Olginate), Le prime testimonianze di insediamenti, favoriti dal vicino guado del fiume Adda, risalgono al III-IV secolo, con alcune sepolture e i resti di un ponte romano. In epoca romana era attraversato da due strade: la via Spluga, strada romana che collegava Mediolanum con il passo dello Spluga, e la via Bergomum-Comum.

- Curtis Garlinda (Garlate), attestato dalla scoperta di alcune tombe antiche negli anni '70, il territorio era già frequentato in epoca romana, con ponte sull'Adda (III secolo), di cui sono sopravvissuti alcuni ruderi.

VIA SPLUGA TRA SVIZZERA E ITALIA


- Pescatum (Pescate) vi sono emersi reperti di età romana (anfore cinerarie del II secolo e utensili di bronzo).

- Leucum (Lecco). poco prima del 1000 a.c. popolazioni di Galli e Celti emigrarono nel territorio lecchese per motivi di commercio. Leucos fu il nome dato dai Galli che abitarono queste zone sino all'epoca romana che si chiamò Leucum intorno al I secolo a.c. sotto il dominio di Giulio Cesare. Questo esclude l'ipotesi che Lecco sia stata fondata nel 95 a.c. da Licinio Crasso nell'area lariana con il nome di Leucera. E' il più antico sito di produzione metallurgica dell'intero arco alpino (II secolo a.c. - I secolo d.c.).

- Balabium (Ballabio), abitata dagli Orobi, poi dagli Etruschi, dai Galli e infine dai Romani. Al periodo romano risalgono alcuni attrezzi da lavoro ritrovati in zona ma senza resti archeologici.

- Cremenum (Cremeno) in Valsassina, una valle nella provincia di Lecco in Lombardia.

- Barcium (Barzio), che sorge all'interno di una conca del cosiddetto Altopiano Valsassinese in provincia di Lecco.

- Pasturium (Pasturo), della provincia di Lecco in Lombardia.

- Introbium (Introbio), prima etrusco e poi romano., risalgono al periodo romano le prime fortificazioni militari, di cui resta una torre nel centro del paese.

Curtis Nova (Cortenova), sulla sponda sinistra del torrente Pioverna, sulle pendici della Grigna, nel cuore della Valsassina in provincia di Lecco.

Tacenum (Taceno), all'inizio della Val Muggiasca, sovrastato dai monti Cimone di Margno e Croce di Muggio, in provincia di Lecco.




- Vendronium (Vendrogno), reperiti un'olpe, brocca con collo allungato e bocca rotonda, e un cippo romani nel suo territorio, in provincia di Lecco.

- Bellanum (Bellano), nel secolo scorso furono frequenti i ritrovamenti di sepolture d'età romana, in provincia di Lecco.

- Dervium (Dervio), situato sulla sponda orientale del Lago di Como, in Lombardia, in provincia di Lecco.

- Dorium (Dorio), situato sulla sponda orientale dell'Alto Lago di Como. Dell'età romana, si riporta che per il trasferimento di coloni greci a Como voluto da Giulio Cesare nel 59 a.c. avvenne la fondazione delle località di Dorio, Corenno, Dervio e Piona, che corrisponderebbero ai siti greci di Dorio (Messenia), Corinto, Delfi e Peonia.

- Colicum (Colico), nel 46, secondo la Tabula Clesiana, il municipium di Como si era esteso sino alla Valchiavenna e alla Val Bregaglia. Tracce romane si hanno in un sepolcreto vicino al Trivio Fuentes nel 1848 nello scavo dell'alveo del fiume Adda, a monte del ponte sulla SS36, in due cippi marmorei trovati nel Pian di Spagna dove si citano gli "Aneuniates" come abitanti della zona, nelle tracce di selciato vicino al sepolcreto, nei frammenti di una lapide trovata ad Olgiasca e in alcune monete romane affiorate negli scavi.

- Agatha Catanensis (Sant'Agata di Gera Lario), si è scoperta una necropoli romana presso la frazione di Sant'Agata e, presso la chiesa di San Vincenzo, un mosaico del duecento e un architrave di un tempio dedicato a Giove con un'iscrizione commemorativa di un voto fatto dagli Auneuniates. Da Gera passava inoltre la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).

- Novatum (Novate Mezzola), della provincia di Sondrio in Lombardia, comunità Montana della Valchiavenna.

- Summus Lacus (Samolaco), sotto il dominio romano la Valchiavenna godette di una certa indipendenza, sebbene la "Tabula Clesiana", documento che attestava che la Valchiavenna era un "Municipium" di Como, fosse ancora in vigore nel 16 a.c..

- Gardona (Gordona), della provincia di Sondrio in Lombardia.

- Prata (Prata Camportaccio), della provincia di Sondrio in Lombardia.

- Clavenna (Chiavenna), traversata dalla Via Regina e dalla Via Spluga,

- Tarvessedum (Campodolcino), situato in Val San Giacomo, lungo la strada che conduce da Chiavenna al Passo dello Spluga.

- Madesimum (Madesimo), nella provincia di Sondrio in Lombardia, in Valle Spluga, raggiungendo poi il passo dello Spluga (Cunus Aureus).


Dopo il valico alpino, la via Regina attraversava Speluca (Splügen, frazione del comune svizzero di Rheinwald, nel Canton Grigioni) in italiano Spluga, per poi dirigersi verso Lindavia (Lindau, "Lago di Costanza" città della Baviera, in Germania) passando da:

- Lapidaria (Andeer), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Viamala. Il nome romano era Lapidaria. I ritrovamenti di monete del primo periodo imperiale indicano che i Romani nella conquista della provincia, la Raetia (dal 15 ac), passarono da Andeer.

- Per poi raggiungere Lindavia (Lindau),

- e poi Salugus (Scharans), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Viamala.

- Ruzunnes (Rhäzüns), Razeno o Rozinno, comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Imboden.
STELE DI AMEDES

- Beneduces (Bonaduz), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Imboden.

- Amedes (Ems),  comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Imboden di cui è capoluogo, di cui la stele qua affianco. 

- Fagonium (Felsberg), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Imboden.

- Curia Raetorum (Coira),  comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Plessur, divenne campo fortificato sotto i Romani con il nome latino di Curia Raetorum nel 16-15 a.c

- Tremunis (Trimmis), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Landquart.

- Zizuris (Zizers), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Landquart.

- Lupinum (Maienfeld), comune svizzero del Canton Grigioni, nella regione Landquart.

- Vallis Dulcis (Vaduz), è la capitale del principato del Liechtenstein e la sede del Landtag.

- Campitemplum (Feldkirch), comune austriaco di 32 526 abitanti nel distretto di Feldkirch, nel Vorarlberg, del quale è capoluogo e centro maggiore. Traversata dalla via Spluga che collegava Milano con Bregenz passando per il passo dello Spluga.

- Brigantium (Bregenz). città dell'Austria nello Stato federato del Vorarlberg. Nel 15 a.c., i Romani la conquistarono facendone un accampamento romano, a cui venne conferito lo status di città col nome di Brigantium. Attorno al 50 a.c. fu la sede dell'ammiragliato romano del Lago di Costanza. Nel 259-260 la città romana venne distrutta dagli Alemanni, una popolazione germanica che attorno al 450 si sarebbe insediata nell'area.

- Da Mediolanum la strada usciva da Porta Aurea.

Attualmente l'antica strada è ricalcata dall'ex strada statale 36 dello Spluga fino a Campodolcino: la via romana si staccava da quella moderna e percorreva i crinali per raggiungere il passo.


BIBLIO

- L'Austria celebra la città romana di Brigantium - su Numismatica e storia - 2012 -
- Kurt Wanner - VIASPLUGA, Comunità Montana della Valchiavenna - 2001 -
- Luca Merisio - Via Sett Via Spluga - da Thusis a Chiavenna: due percorsi, mille emozioni - Lyasis Edizioni -
- Milano - Dizionario di toponomastica - Storia e significato dei nomi geografici italiani - Garzanti - 1996 -
- Annalisa Borghese - Lomagna - Il territorio lariano e i suoi comuni - Ed. del Drago - Milano - 1992 -
- Le strade dello Spluga - su ecomuseovallespluga.it. -
- La via storica dello Spluga - (PDF), su retecamminifrancigeni.eu -



VIA EMPOLITANA


0 comment
L'ARCO CON LA TORRETTA

La via Empolitana era la via consolare che da Tivoli (prov. di Roma) porta a Ciciliano, Bellegra e Olevano. Durante gli anni 2018 - 2019 si procedette a edificare il nuovo ponte stradale detto "Ponte degli Acquedotti" in loc. Arci, a Tivoli, sul fosso di Empiglione, per limitare al traffico locale la via che passa sotto gli archi superstiti dell’Aqua Marcia (144-140 a.c.) e dell’Anio novus (38-52 d.c.).

Pulendo l'area e soprattutto procedendo al taglio della vegetazione, venne in luce la topografia antica del luogo, come già descritta nell’opera di Thomas Ashby (1935) e da Rodolfo Lanciani (1881). Infatti in uno spazio di circa 80 metri confluivano, a partire da Nord-Ovest, la Marcia, l’Empolitana antica, l’Anio novus e l’Empolitana medioevale; e più ad Est il moderno viadotto del 1755.

CIPPO DELL'ACQUEDOTTO
I tratti all’interno della valle risultano interamente crollati (enormi massi di muratura sono precipitati nell’alveo del fosso); restano, oltre alla lunga serie di arcuazioni dell’Anio novus sulla sponda sinistra (opposta alla strada), da alcuni anni oggetto di restauro, il piantato di piloni e gli ultimi due archi di ambedue gli acquedotti sulla sponda sinistra.

L'Anio novus (“Aniene Nuovo”), come anche l'acquedotto Claudio, fu iniziato da Caligola nel 38 e terminato da Claudio nel 52 d.c.. L’altissimo arco dell’Anio novus è in laterizio, di età severiana (inizi III secolo), ma ingloba alla base la primitiva struttura in blocchi di travertino, dei quali si vedono le impronte anche nel lato verso il fosso.

L’arco è sormontato da una torretta medioevale, mentre sul lato interno del pilone verso valle si trova un affresco devozionale mariano, attribuibili alla trasformazione in porta difensiva e poi daziaria (c.d. Porta Adriana) mediante l’inserimento di un muro con accesso ad arco, visibile in vecchie stampe.

L’arcata della Marcia, piuttosto bassa, recentemente oggetto di messa in sicurezza, conserva la ghiera a blocchi di tufo inserita in una struttura cementizia. Lo speco prosegue a destra dell’arco ove si presenta restaurato in opera laterizia e listata di età medio e tardo-imperiale.

Sotto l’arco, aderente al piedritto verso monte, corre lo speco, coperto a doppio spiovente, del ben più antico Anio vetus che era il secondo acquedotto pubblico di Roma dopo l’Aqua Appia inaugurata nel 312 a.c.. 

IL TRACCIATO

Non lontano dal lato sinistro della Marcia, ancora nella posizione originaria, è emerso uno dei cippi numerati dell’acquedotto, della serie dei cippi o termini posti in occasione del restauro augusteo dell’11-4 a.c. che, in travertino e a forma di parallelepipedo, riporta i nomi dell’acquedotto e dell’imperatore Augusto, il numero di riferimento 863, l'autorizzazione del senatus consultum, e la distanza dal cippo precedente di 240 piedi, cioè uno iugerum (= m 70,968)

MAR(cia).
IMP(erator) CAESAR,
DIVI f(ILIUS), AUGUSTUS,
ex s(enatus) c(onsulto), DCCCLXIII, p(edes) CCCL.

Riportati su speciali mappe (formae) in uso alle maestranze dipendenti dal magistrato delle acque (curator aquarum), consentivano, in virtù della numerazione progressiva, di localizzare e raggiungere facilmante i punti in cui occorreva intervenire.

L'ANIUS NOVUS

RESTI DELL'ANIO NOVO SULLA VIA EMPOLITANA

I quattro acquedotti che portavano le acque della Valle dell'Aniene fino Roma, prima di entrare a Tivoli passavano per la pianura di Castel Madama. Sulla via Empolitana, nei pressi del casello autostradale della A24, in direzione di Tivoli, si può scorgere un lungo tratto dell'Anio Novus.

Ne "l Commentari di Frontino sulle acque e gli acquedotti" del 1880, Rodolfo Lanciani riporta:

" Un' altra fila di fornici di uguale lunghezza sta ai piedi del monte di Castel Madama dal lato di tramontana. Sulla sponda destra del fosso (della Noce) ho contato nove archi; sulla sinistra non mi é riuscito contarli.


Attraverso la gola che divide il monte di Castelmadama (433 m.) dal colle Papese (377 m.) si veggono ben conservate due file di fornici. La più alta (270 m.) spetta all'Aniene nuovo: l'inferiore (257 m.) alla Claudia. "

(Rodolfo Lanciani)

Attorno le pendici del colle Papese i due spechi stanno a fior di terra, anzi emergono talvolta in modo che é facile seguirli per centinaia di metri. Tutti gli avanzi fin qui descritti, salvo poche eccezioni, si possono distinguere, da un occhio esercitato, sulla carta dello stato maggiore.

II colle che unisce il Papese col Monitola (337 m.) alto m. 295 sul mare, é attraversato dalla Claudia con galleria profonda, sotto il culmine, m. 38,55. Presso il bivio delle strade di Castelmadama e di Ceciliano si divide dall'Aniene nuovo, ed attraversa quasi in retta linea la valle ed il fosso d'Empiglione con arenazioni lunghe m. 800, alte sul pelo d'acqua del fosso m. 25,00. 


Nella tavola 743 op. citata, si ha un disegno della parte media di quei fornici, i quali furono costruiti in origine con opera quadrata di pietre locali, e poscia rivestiti con fodera di laterizio e reticolato,
salvo lo speco che mantiene il tipo primitivo. Furono anche rafforzati con quattro pilastri per parte.


BIBLIO

- Lanciani, I comentarii di Frontino intorno le acque e gli acquedotti. Silloge epigrafica aquaria, Roma 1881 -
- Z. Mari, Via Empolitana, km. 2, acquedotto Marcio, acquedotto dell’Anio Novus, in Thomas Ashby. Un archeologo fotografa la Campagna Romana tra ‘800 e ‘900, Roma 1986, -
- F. Sciarretta, Viaggio a Tivoli. Guida della città e del territorio, Tivoli 2001, pp. 276-278, -
- F. Carboni, in I giganti dell’acqua. Acquedotti romani del Lazio nelle fotografie di Thomas Ashby (1892-1925), a cura di S. Le Pera, R. Turchetti, Roma 2007 -
- R. Mezzina, Tivoli, acquedotto Anio Novus. Conservazione del bene e garanzia della pubblica incolumità, in “Lazio e Sabina” 9 (Atti del Convegno Nono Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina, Roma 2012), a cura di G. Ghini, Z. Mari, Roma 2014 -


VIA GALLICA (40 d.c.)


2 comment
VIA GALLICA AD AUGUSTA TAURINORUM

La via Gallica era un'antica strada romana edificata nel 40 d.c. che interessò le seguenti attuali regioni italiane: Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, e si svolgeva per 29 miglia romane di lunghezza. Essa collegava i maggiori municipia della Pianura Padana. Iniziando da: 
- Gradum (Grado) 
- poi da Patavium (Padova), 
- Vicetia (Vicenza), 
- Verona (Verona), 
- Bergomum (Bergamo), 
- e Augusta Taurinorum (Torino), dove terminava il suo percorso. 
La moderna strada statale 11 Padana Superiore e in parte il percorso del Naviglio della Martesana, che furono realizzati secoli dopo, ricalcano la via Gallica.

Tra le descrizioni della Via Gallica, sono da segnalare le annotazioni dell'anonimo di Bordeaux che la attraversò nel 333-334 durante il suo pellegrinaggio verso Gerusalemme, elencandone le tappe nell'Itinerarium Burdigalense (il più antico racconto conosciuto di un itinerario cristiano, scritto da un anonimo pellegrino durante il viaggio da Burdigala, l'attuale Bordeaux, fino a Gerusalemme, dov'era diretto per venerare il Santo Sepolcro).

All'inizio della via, nei pressi di Verona, era presente una necropoli cristiana sulla quale sarebbero poi state costruite l'Abbazia e la Basilica di San Zeno. Inizialmente pagana, la necropoli era costituita da cripte e monumenti funerari in terracotta e nel corso del tempo ebbe una forte importanza per la città di Verona; oltre a fungere da secondo centro della città, proprio qui nacquero le prime comunità cristiane della città scaligera. Infine, fu sede vescovile fino al 370 circa.



IL PERCORSO

Il percorso iniziava da:

- Gradum (Grado) - sviluppò in età tardo-imperiale, dove da uno studio effettuato sul sagrato della basilica, sono emersi manufatti romani del I secolo a.c., probabilmente collegati alla nuova colonia romana di Aquileia
- poi Portus Gruarius (Portogruaro) - sembra sorta sul sito di una villa rustica dipendente dalla vicina Iulia Concordia, attraversato anche dalla strada romana, la Via Annia.
- Ad Quartum (Quarto d'Altino) - legata alla città di Altino municipio romano. Fu assoggettato a Roma nel II secolo a.c.
- Mestracum (Mestre) - dove la via Gallica intersecava la via Annia e la via Popilia, traversato dalla via Gallica, dalla Via Castellana, Via Miranese e Via Cesarea Augusta. Secondo l''Itinerarium Burdigalense (333-334), in zona aveva «mutatio ad nonum», cioè "una stazione di posta per il cambio dei cavalli, a nove miglia da Altino, lungo la Via Annia. Vi era anche un un castrum, un piccolo centro fortificato.
Patavium (Padova) - dove incrociava la via Annia, già dal 226 a.c. strinse un'alleanza con Roma contro i Galli Cisalpini, alleanza confermata nella Battaglia di Canne (216 a.c.) e nella guerra sociale (91 a.c.). Dal 49 a.c. divenne municipium romano, e in età augustea entrò a far parte della X Regio, di cui fu uno dei centri più importanti.
- Rubianum (Rubano) - dalla porta romana dove terminava a nord il cardo maximus della città, si originavano anche le strade verso Asolo e Feltre., era attraversato dalla via Gallica nel tratto tra Padova e Vicenza lungo il percorso dell'attuale Strada Regionale 11 Padana Superiore.
- Poi Ad Quartum (Torri di Quartesolo) - così chiamata perchè distava 4 miglia da Vicenza. A Lerino, frazione di Torri, è stato rinvenuto un cippo riportante il nome di due famiglie romane.
- Vicetia (Vicenza) - dove intersecava la via Postumia.
DECUMANO DI AD QUARTUM (ALTINO)

- Verona (Verona) - dove incrociava la via Postumia e la via Claudia Augusta,
Arilica (Peschiera del Garda) - dal nome di origine celtica Arilica, era situata nell'attuale centro storico ed era un vicus, soggetto alla tribù Poblilia. Plinio il Vecchio, riguardo alla città, descrive l'abbondanza del pescato, da cui il nome,  complice l'uscita dell'acqua dal lago verso il fiume Mincio.
- Decentianum (Desenzano del Garda) - tra il I sec. a.c. e il I d.c., nei pressi di Desenzano sorse un fundus abitato da un centinaio di persone. La Villa romana, presso Borgo Regio, fu costruita tra il II e il III secolo lungo la via Gallica come residenza per ricchi cittadini. 
- Reciatum (Rezzato) - uno dei luoghi di estrazione del marmo più sfruttati dagli antichi Romani.
- Brixia (Brescia) - dove intersecava la via Mediolanum-Brixia,
- Rovatum (Rovato) - dove i romani si insediarono nel I sec. a.c. cacciandone i Galli Cenomani. la popolazione si sviluppò attorno al castrum di Rovato, attraversato dalla via Gallica.
- Palatium (Palazzolo sull'Oglio) - traversava il fiume Oglio grazie al ponte romano di Palazzolo sull'Oglio,
Bergomum (Bergamo) - città romana della Regio XI Transpadana, quando La Gallia Transpadana venne annessa alla Repubblica romana, dal 49 a.c. anche Bergomum divenne un municipio romano e venne riedificano dai romani secondo gli assi cardo-decumano.
- Almina (Dalmine) - il ritrovamento nel quartiere di Sforzatica d'Oleno dei resti di una costruzione sacra, di un'ara sepolcrale e di epigrafi, fa supporre la presenza di un borgo romano piuttosto evoluto. 
- Vaprium (Vaprio d'Adda) - nascerebbe come come "Castrum" intorno dell'anno 300 con l'erezione del primo ponte sul fiume Adda denominato "Pons Aureoli", dal generale romano Aureolus che lo fece costruire. - 
- Biliciagum (Bellinzago Lombardo) - traversato dal naviglio Martesana.
- Argentia Nova (Gorgonzola) - deriverebbe da Curte Argentia e cioè un a posta per il cambio di cavalli. Se ne attribuisce la derivazione da Curte Argentia, un insediamento presso Argentia, situata tra Milano e Bergamo; nel tempo il nome sarebbe stato volgarizzato in Curt-argentia, Cort-argentiola e infine Gorgonzola. Per altri deriverebbe dalla Dea Concordia, mutato poi in Corcondiola e infine in Gorgonzola.
Cisnusculum Asinarium (Cernusco sul Naviglio), In epoca romana il territorio di Cernusco sul Naviglio era attraversato da un'importante strada romana, la via Gallica. il naviglio indicava per i romani un canale navigabile.
- Vicus Modronus (Vimodrone) -

AUGUSTA TAURINORUM

- Mediolanum (Milano) - dove intersecava la via delle Gallie, la via Regina, la via Spluga, la via Mediolanum-Bellasium, la via Mediolanum-Bilitio, la via Mediolanum-Brixia, la via Mediolanum-Placentia, la via Mediolanum-Ticinum e la via Mediolanum-Verbannus. A Mediolanum la via Gallica entrava e usciva da Porta Aurea e da Porta Vercellina, lambiva il Lago di Garda e serviva i centri romani posizionati sul lago: 
- Peschiera del Garda, 
- Desenzano del Garda, 
- Sirmione 
- Lonato del Garda per poi transitare ad:
- poi Abiate (Abbiategrasso) - vi è stata scoperta una necropoli con 270 tombe di cremati, stanziati in una comunità agricola locale. Il Parodi, nella storia di Abbiategrasso, sostiene che nel celebre scontro sul Ticino tra Annibale e i Romani, genti di Ozzero e di Abbiategrasso avessero preso parte alla battaglia, schierandosi con i celti.
- Vercellae (Vercelli) -  centro urbano celto-ligure venne occupato dai romani nei primi decenni del II secolo a.c., descritta da Tacito come uno dei "firmissima Municipia" della Transpadana.
- Clevasium (Chivasso) - intorno al II secolo a.c., i romani fondarono una colonia, con la funzione di accampamento militare e stazione di rifornimento lungo l'antica via Gallica.
- Ad Septimum Lapidem (Settimo Torinese) - di origine romana, posta tra Torino e Milano.
- terminando il suo percorso ad 
Augusta Taurinorum (Torino) - dove ha termine il percorso della Via Gallica.A Mediolanum la via Gallica entrava e usciva da Porta Aurea e da Porta Vercellina. La Porta Aurea fu costruita durante il periodo imperiale dell'epoca romana, ricavata nella cinta delle mura romane di Milano.

L'andamento di percorso fra il Lago di Garda e Brescia è ancora incerto, poco si sa delle stazioni di sosta lungo la strada, riportate nell'Itinerarium Burdigalense e nell'Itinerarium Antonini con nomi e distanze non sempre concordanti fra loro. La mansio Ad Flexum è stata variamente identificata con Pontenove, Rivoltella, Sirmione, mentre pare certo che la Mansio Beneventum corrisponda alla località Ara di Decima, che si trovava vicino a Sona (il cui nome richiama la effettiva distanza in miglia da Verona). 

Lungo il percorso della via Gallica si sono conservati anche alcuni ponti romani un tempo facenti parte del percorso di questa strada romana, come il già citato ponte romano di Palazzolo sull'Oglio o il ponte San Giacomo a Brescia. Il ruolo della via Gallica fu molto importante nella zona del moderno quartiere veronese di San Zeno, dove fu poi ritrovata un'importante necropoli. 

VERONA


La VIA REGINA - tracciata in epoca romana, si snodava sulla sponda occidentale del lago di Como, ed era una delle più importanti vie di transito, poiché permetteva un rapido collegamento tra la Pianura Padana e l’Oltrealpe.

La VIA SPLUGA - strada consolare che metteva in comunicazione Mediolanum, con Lindau, passando dal Passo dello Spluga, realizzato alla fine del I secolo a.c.. 

LA VIA MEDIOLANUM-BELLASIUM - realizzata da Gaio Giulio Cesare nel I secolo a.c.. per avere un'alternativa alla via Regina, che passava nella stessa zona ma con un percorso più tortuoso. Essa iniziava a Mediolanum (Milano) e terminava a Bellasium (Bellagio), passando da Herba (Erba) e Dexium (Desio), dove per entrambe c'era il raccordo con la via Regina.

LA VIA MEDIOLANUM - BILITIO - nella Regio XI Transpadana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Bilitio (Bellinzona) e forse anche Curia Raetorum (Coira) passando da Varisium (Varese) e da Luganum (Lugano). La strada, oltre Bellinzona, tramite il Mons Vaium al Passo del San Bernardino o il Lucomagno, puntava verso Coira e si connetteva ad altre vie commerciali dirette in Rezia e oltre le Alpi. 

LA VIA MEDIOLANUM - BRIXIA - La via Mediolanum-Brixia metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Brixia (Brescia). La moderna strada provinciale Cassanese ricalca parzialmente il percorso che iniziava a:
- Mediolanum (Milano) - passando a Segrate - poi Pioltello - Pozzuolo Martesana - Cassano d'Adda -
- Casirate d'Adda - Calvenzano - Caravaggio - Fara Olivana - Covo - Calcio - Castrezzato - Travagliato -
- Roncadelle - per terminare a Brixia (Brescia). 
A Mediolanum la via Mediolanum-Brixia usciva dalla Porta Orientalis e, dopo l'estensione della cinta muraria verso nord est, che venne realizzata dopo il 291 dall'imperatore Massimiano, dalla Porta Argentea, che si trovava lungo il nuovo perimetro di mura più esterno del precedente. 

LA VIA MEDIOLANUM - PLACENTIA - realizzata nel II secolo a.c.. durante la conquista romana della Gallia Cisalpina, con l'assedio di Milano del 222 a.c., conquistata dai Romani. La direttrice della via Mediolanum-Placentia era già utilizzata dai Celti, che avevano fondato Milano nel VI secolo a.c., per i traffici commerciali, ma la via venne potenziata nel III secolo d.c. quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero Romano d'Occidente (286 d.c. - 402 d.c.), soprattutto ad opera degli imperatori Teodosio I, Valentiniano II e Arcadio.

LA VIA MEDIOLALUM - TICINUM - che congiungeva Ticinum (la moderna Pavia) con Mediolanum (Milano), che ebbe notevole importanza per la rete stradale dell'Italia settentrionale, creando non solo commerci e transiti militari ma centri abitati dislocati lungo il suo percorso.
 
LA VIA MEDIOLANUM - VERBANNUS - che congiungeva Mediolanum (la moderna Milano) con il Verbannus Lacus (il Lago Verbano, ovvero il Lago Maggiore) e poi con il passo del Sempione, grazie al quale si potevano valicare le Alpi.

L'ANTICA BRIXIA (BRESCIA)

LA VIA GALLICA

La via Gallica era unga circa 290 miglia romane, e fu realizzata a partire dal 40 d.c. durante il principato dell'imperatore Claudio. La via Gallica lambiva il Lago di Garda e i centri romani posizionati sul lago: Peschiera del Garda, Desenzano del Garda, Sirmione (dove sorse la Sermione Mansio menzionata nell'Itinerarium Antonini) e Lonato del Garda (dove sono state rinvenute delle fornaci romane).

Il percorso fra il Lago di Garda e Brescia si basa solo sui miliari conosciuti, non sul luogo ma usati come reimpieghi in costruzioni successive. Si sa poco anche delle stazioni di sosta anche se riportate nell'Itinerarium Burdigalense e nell'Itinerarium Antonini con dati discordanti. 

Lungo la via Gallica si sono conservati alcuni ponti romani come il ponte di Palazzolo sull'Oglio. La via Gallica collegava pure ad una vasta necropoli che oggi giace sotto al moderno quartiere veronese di San Zeno.


PONTE DI PALAZZOLO SULL'OGLIO

E' un ponte romano costruito in pietra che si trova a Palazzolo sull'Oglio, in Lombardia. Era situato lungo la via Gallica, la strada romana che collegava i maggiori municipia della Pianura Padana da a Gradum (Grado) ad Augusta Taurinorum (Torino).


BIBLIO

- Carlo Villa - Le strade consolari di Roma: storia, itinerari, vicende secolari degli indistruttibili monumenti della potenza di Roma - Roma - Newton & Compton - 1995 -
- Romolo A. Staccioli - Strade romane - L'Erma di Bretschneider -
- Anna Ferrari-Bravo (a cura di) - Le strade dell'Italia romana - Touring Editore - Milano - 2004 -
- Mario Luni (a cura di) - Le strade dell'Italia romana - DEA Store - Milano - 2004 -
- Giovanni Annio da Viterbo, frate domenicano (pseudonimo di Giovanni Nanni erudito quattrocentesco -1432 - 1502) - Antiquitatum variarum volumina XVII - II ed. - 1498 -



VIA ARDEATINA


0 comment
L'ANTICA VIA ARDEATINA

La via Ardeatina, nota come strada provinciale 3/e via Ardeatina, è una delle antiche strade romane, una dei tracciati più antichi, menzionata nel Curiosum Urbis, oltre che da Rufio Festo (storico romano del IV secolo), tra le strade che partivano dalle porte di Roma. 

Creata per collegare Roma al territorio della leggendaria città di Lavinium e di Ardea, che dall’VIII al VI secolo a.c. fu uno dei centri più importanti del Lazio meridionale, grazie alla sua posizione che le consentiva di intrattenere scambi commerciali con Latini, Volsci ed Etruschi, sebbene tra il III e il II secolo a.c. decadde. 

l'Ardeatina si separava dalla via Appia tra il I e II miglio, all'altezza di Porta Ardeatina, presso il tempio di Marte, onde il tratto urbano prendeva il nome di clivus Martis, nel luogo in cui sorge la chiesetta del Quo Vadis, dove la tradizione vuole che sia sorta sul luogo dove Gesù sarebbe apparso a Pietro, in fuga da Roma, per scampare alla persecuzione di Nerone. 

Nella chiesa è conservata una copia della pietra sulla quale si ritengono vi siano le impronte dei piedi di Gesù, che risalirebbero invece ad un antico santuario in cui erano conservate le impronte dei piedi del Dio Apollo

Poi la Ardeatina attraversava la valle dell'Almone, si dirigeva verso la costa e saliva le colline di Tor Marancia  (un tempo parte degli Horti flaviani), di Tor Carbone, Cecchignola e Tor di Nona (così chiamata dalla sua posizione al nono miglio da Roma), fino a raggiungere la Solfatara di Pomezia, all'epoca una pozza di acque sulfuree fredde a 15 miglia romane dalla città. 

Si tratta della fonte menzionata da Vitruvio (Fons in Ardeatino) ritenuta simile alle Aquae Albulae; forse anche il sito dell'Oracolo di Faunus descritto da Virgilio, e forse Albunea poteva avere un santuario qui come a Tibur. Dalla Solfarata ad Ardea la strada antica coincide con quella moderna: alla chiesa di Santa Procula, 4 miglia e mezzo da Ardea, attraversa il Rio Torto, probabilmente l'antico Numicius.

 La distanza tra Roma e Ardea è di quasi 39 chilometri, erroneamente riportata da Strabone di 160 stadi (20 miglia romane), mentre Eutropio riportava solo 18 miglia.

CASTRUM INUI

ARDEA GIA' CASTRUM INUI

La città di Ardea dal VIII al VI secolo a.c. fu uno dei centri più importanti del Lazio meridionale, grazie alla sua posizione che le consentiva scambi commerciali con Latini, Volsci ed Etruschi e soprattutto al porto-canale alla foce del fiume Incastro (Castrum Inui).

La distanza tra Roma e Ardea era di circa 39 chilometri; erroneamente riportata da Strabone come 160 stadi (20 miglia romane), mentre Eutropio riporta 18 miglia. Ardea l'antica capitale dei Rutuli, è ricordata da Virgilio e da Ovidio come luogo il cui grande splendore si è spento, dopo la sconfitta da parte di Enea.

«Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re. 
Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade e le sue torri brucia e le dorate travi. 
Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso, dal mezzo delle macerie un uccello, 
visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e battendo le ali, 
si scuote di dosso la cenere. Il suo grido, le sue ali di color cenere, 
la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. 
Ed infatti, d'Ardea il nome ancor gli resta. 
Con le penne del suo uccello Ardea piange la sua sorte»

(Ovidio, Metamorfosi, XV.)

La strada che congiungeva Roma con Ardea è menzionata nel "Curiosum Urbis", abbreviazione di  "Curiosum urbis Romae regionum XIIII", un elenco di monumenti suddiviso per regione, per la maggior parte in ordine topografico, e quindi il numero dei vici (quartieri) e delle loro edicole compitali, dei vicomagistri e dei curatores della regione, e ancora delle abitazioni (domus e insulae), dei magazzini (horrea), degli impianti termali (balnea), degli specchi d'acqua (lacus) e dei forni (pistrina).

La via è citata anche da Rufio Festo, funzionario di corte (magister memoriae) e proconsole dell'Africa sotto l'imperatore Valente, tra le strade che partivano dalle porte di Roma, nel "Breviarium rerum gestarum populi Romani", compendio della storia di Roma dalle origini al 364 d.c.

IL TRACCIATO DELLA VIA ARDEATINA
Ardea conobbe il suo massimo sviluppo nel VII secolo a.c., ma decadde tra il III e il II secolo a.c. soprattutto per la crisi economica dei centri laziali, impoveriti dalle guerre puniche e nella successiva guerra contro i Sanniti. 

La città era quasi completamente in abbandono entro l'età imperiale romana, sebbene resti di abitato sopravvivessero fino al V secolo.



I RESTI

La strada che congiungeva Roma con Ardea è menzionata nel "Curiosum Urbis", abbreviazione di  "Curiosum urbis Romae regionum XIIII", un elenco di monumenti suddiviso per regione, per la maggior parte in ordine topografico, e quindi il numero dei vici (quartieri) e delle loro edicole compitali, dei vicomagistri e dei curatores della regione, e ancora delle abitazioni (domus e insulae), dei magazzini (horrea), degli impianti termali (balnea), degli specchi d'acqua (lacus) e dei forni (pistrina).

La via è citata anche da Rufio Festo, funzionario di corte (magister memoriae) e proconsole dell'Africa sotto l'imperatore Valente, tra le strade che partivano dalle porte di Roma, nel "Breviarium rerum gestarum populi Romani", compendio della storia di Roma dalle origini al 364 d.c.

Ardea conobbe il suo massimo sviluppo nel VII secolo a.c., ma decadde tra il III e il II secolo a.c. soprattutto per la crisi economica dei centri laziali, impoveriti dalle guerre puniche e nella successiva guerra contro i Sanniti. La città era quasi completamente in abbandono entro l'età imperiale romana, sebbene resti di abitato sopravvivessero fino al V secolo.



LE VESTIGIA DELLA VIA ARDEATINA

La città conserva alcuni di questi ricordi nell'acropoli, con resti di fortificazioni e mura arcaiche, tracce di templi e una basilica paleocristiana, scoperta recentemente e costruita sui resti di un’antica necropoli pagana. Recenti scavi hanno poi portato alla scoperta di un importante complesso templare sotto l'acropoli e di strutture portuali alla foce del Fosso dell'Incastro. 

La via conserva anche numerose testimonianze romane come i due monumentali complessi catacombali di Domitilla e San Callisto. Le prime sono della nobile Flavia Domitilla, proprietaria dell’area, e sono considerate, con i loro 15 chilometri di estensione e ben 150.000 sepolture, tra loculi, arcosoli e cubicoli affrescati, le catacombe più estese di Roma.

Ma l’area archeologica che segue la via conserva un’area sacra, con templi e santuari, di cui uno dedicato a Minerva. I ritrovamenti, databili fra il V ed il III secolo a.c., riproducono figure umane a grandezza naturale, ritratte in varie fasi della vita, dalla fanciullezza all’età adulta.

In età medievale, la via Ardeatina restò in uso anche se le località verso cui conduceva caddero in abbandono; fu così che successivamente sorse ai piedi della rocca di Ardea un lazzaretto che ospitava i lebbrosi espulsi da Roma. Le chiese di San Pietro (XII secolo, poi rimaneggiata nel XIX secolo) e di Santa Marina (XII secolo) provano l'esistenza, anche se ridotta,  di questa piccola città nel periodo medievale.

MUSEO DI LAVINIO

PRATICA DI MARE GIA' LAVINIUM

L'attuale paese di Pratica di Mare ospita i resti di Lavinium, centro religioso del periodo arcaico e luogo, secondo l'Eneide, dove l'eroe troiano fuggito dalla città di Troia in Asia Minore, pose fine al suo lungo peregrinare. Qui Enea, avrebbe fondato Lavinium, dando origine alla stirpe dei romani, i discendenti diretti di un manipolo di Troiani sopravvissuti alla terribile guerra iliaca. 

Conosciamo questa guerra dalla narrazione di Omero nell’Iliade, quando, verso la fine dell’età del Bronzo, gli Achei conquistarono e distrussero Troia, per il controllo dello stretto dei Dardanelli, l'antico Ellesponto.


BIBLIO

- Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita, I -
- Polibio - Storie - III -
- Provincia di Roma, Assessorato alla cultura - La via Ardeatina Laurentina - Progetto VIE - Palombi Editori - 2001 -
- Via Appia, Ardeatina ed Aurelia - Firenze - Leo Samuele Olschki - 1979 -
- Francesco Di Mario - Ardea. La Terra dei Rutuli tra mito e archeologia: alle radici della romanità. Nuovi dati dai recenti scavi archeologici - Soprint. beni archeol. del Lazio - Minist. beni e attività culturali - 2007 -  
- Antonio Nibby - Ardea - Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' Dintorni di Roma -



 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies