CULTO DI VIRTUS



Dea romana del coraggio e del valore militare, spesso accompagnata al Dio Honos, le due qualità di un buon soldato: virtù e onore. Intorno alla Porta Collinae si è rivenuta un'iscrizione al Dio Honos e alla Dea Virtus del III sec. a.c., culto che perdurò per tutta l'epoca imperiale.

Valori fondamentali dei cittadino romano erano la virtus, la gloria, la libertas, la pietas (quest'ultima da intendersi come il rispetto e la pietà religiosa), la fides (la fedeltà), la dignitas (la stima generale) e la maiestas populi romani (la potenza e la grandezza del popoio romano), che era considerata il bene supremo.

La virtù del guerriero romano era l'attaccamento alla patria, quindi ai compagni d'arme e al condottiro che lo guidava, mentre l'onore era un concetto più personale, che riguardava la sua immagine rispetto soprattutto alla sua gens, o ai concittadini.


"Si pensa che più valore ebbe Archimede nell'imitare le orbite della sfera che la natura nel farle. Ogni qualvolta era messa in moto la sfera, ad ogni rotazione si vedeva la luna levarsi dopo il sole all'orizzonte della terra, proprio come si osserva in cielo ogni giorno; e si vedeva poi come il sole scompariva e come la luna entrava nel cono d'ombra della terra". La Sfera fu uno dei due bottini di guerra che il generale romano Marcello, espugnata Siracusa, tenne per sè e offrì votivamente alla Dea Virtus.

Silla onorò la Dea col nome di Virtus Bellona per cui coniò parecchie monete, assumendo talvolta il nome di Virtus Pulvinensis, cioè dotata di un lato oscuro. Un pannello dell'Ara Pacis Augustae, quello di nord-est, raffigura Roma seduta con le armi ai suoi piedi, tra da Honos e Virtus.

Come riferisce Valerio Massimo nell'anno 210 a.c. il console M. Claudio Marcello fece creare un tempio comune agli Dei Virtus e Honos. Ma se c'era da portare al tempio una vittima non si sapeva a quale delle due divinità sacrificarla. Marcello allora stabilì che durante il suo consolato si dovesse sacrificare alla Virtus, e poi ad Honos. Augusto alimentò il culto della Dea che però man mano perse importanza, restando però come valore nei soldati. La sfilata dei cavalieri romani, gli equites, partiva ogni anno da questo tempio per fare la parata militare.



ICONOGRAFIA

Appare spesso armata o con solo l'elmo ma con lancia e parazodium, una corta e larga spada o pugnale senza punta portata dai latini come distinzione sociale, generalmente indossata a sinistra. Rare volte è stata rappresentata come un uomo.

Una statua d'oro della Dea venne fusa da Alarico nel sacco di Roma del 410 d.c.

La sua festa era celebrata il 12 agosto in onore di Honos, Virtus et Felicitas, divinità personificazioni di Onore, Virtù e Felicità. Si ricordava la dedicatio del Templum Honoris, Virtutis, Felicitatis.


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