FLAVIO EZIO - FLAVIUS AETIUS



FLAVIO EZIO E MOGLIE

Nome: Flavius Aetius
Nascita: Durosturum, 390
Morte: Ravenna 21 settembre 454
Professione: Generale
Soprannome: "L'ultimo dei Romani"



Edward Gibbon (1737 – 1794):
«l'uomo celebrato universalmente come terrore dei Barbari e baluardo della Repubblica di Roma».

Flavio Ezio o Aezio ovvero Flavius Aetius; Durosturum, (390 circa – Ravenna, 21 settembre 454) è stato un grande generale romano, più volte console e ministro sotto Valentiniano III (419 – 455), famoso soprattutto per la sua vittoria su Attila, contro l'esercito degli Unni presso i Campi Catalaunici.

Ezio nacque a Durosturum in Mesia inferiore (oggi Silistra in Bulgaria), intorno al 390; da Gaudenzio, comandante militare romano secondo alcuni di antica origine scita o gotica, e una madre discendente da una ricca e nobile famiglia italica.

Prima del 425 sposò la figlia dell'ex-comes domesticorum Carpilione, dalla quale ebbe un figlio cui diede il nome del nonno materno. Dopo il 432 sposò Pelagia, vedova di Bonifacio, (generale romano e governatore della diocesi d'Africa, l'avversario di Flavio Ezio). da cui ebbe il figlio Gaudenzio. Forse ebbe anche una figlia che sposò Traustila.

Questi era protector (guardia del corpo dell'Imperatore) e nel 455, insieme al collega Ottila, assassinò l'imperatore Valentiniano III, per vendicare la morte di Flavio Ezio, generale che Traustila e Ottila avevano servito, avvenuta per mano di Valentiniano e a causa delle trame di Eraclio.

PROBABILE EZIO E MOGLIE

PELAGIA ( 429-451)

Di nobile famiglia di origine barbarica, forse visigota, fu la moglie dei due più importanti generali romani della sua epoca, Bonifacio ed Ezio. Cristiana ariana, si convertì al cattolicesimo prima del matrimonio col generale Bonifacio.

Con la morte del marito, nel 432, ferito nella vittoriosa battaglia contro il suo rivale Ezio, divenne molto ricca e Marcellino narra che, sul letto di morte, Bonifacio fece promettere a Pelagia che si sarebbe risposata solo con Ezio, cosa che però solleva molti dubbi.

Da Ezio Pelagia ebbe un figlio, Gaudenzio, nato attorno al 440, che avrebbe dovuto sposare Galla Placidia, figlia di Valentiniano III; per tutelarne le aspirazioni politiche e imperiali, Pelagia convinse il marito ad ostacolare il futuro imperatore Maggioriano, l'ultimo buon imperatore di Roma. Quando Valentiniano morì, avvenne il sacco di Roma (455) da parte dei Vandali di Genserico (390-477), che tornarono in Africa portandosi dietro come ostaggio Gaudenzio.



LA CARRIERA DI EZIO

Da ragazzo fu dato in ostaggio prima al Re dei Visigoti Alarico, dal 405 al 408, da cui apprese l’arte della guerra, venne richiesto nuovamente come ostaggio ma gli fu rifiutato, poi però venne concesso al Re degli Unni Rua sempre in qualità di ostaggio, divenendone però amico. Venne arruolato nell'unità militare dei tribuni praetoriani partis militaris. 

Dopo aver cercato invano di sostener l’usurpatore Giovanni Primicerio, divenne fedele all’Imperatore Valentiniano III, di cui divenne generale nel 423, quando l'imperatore d'Occidente Onorio morì, e venne nominato imperatore Giovanni Primicerio che Ezio servì come Cura Palatii. Giovanni non fu però riconosciuto dall'imperatore d'Oriente Teodosio II, che inviò in Italia un esercito per porre sul trono suo nipote Valentiniano III.

Giovanni inviò allora Ezio presso gli Unni, a chiedere aiuto e, nel 425 Ezio tornò in Italia con un esercito di Unni di Unni, ma Giovanni era già stato deposto e ucciso da Valentiniano (419-455), ovvero da sua madre, l'Augusta Galla Placidia, visto che Valentiniano aveva appena sei anni. L'esercito barbarico spinse Galla Placidia a fare accordi con Ezio, che rimandò i propri uomini nelle loro terre in cambio di un comando militare.

Ezio divenne dunque comes et magister militum per Gallias, cioè comandante supremo delle truppe stanziate in Gallia, posizione inferiore a quella del magister militum Felice, ma la sua influenza sugli ausiliari barbarici rese Ezio l'uomo più potente della Gallia. 

EZIO
Galla Placidia (388/392 - 450) riuscì poi a mettere l'uno contro l'altro Ezio, Bonifacio e Felice, per paura che attentassero al trono di Valentiniano. Nel 429 Ezio fu nominato magister militum praesentalis iunior dell'Impero d'Occidente; mentre Felice, sostenitore di Galla Placidia, era stato nominato patricius nel 425, nel 428 console per l'Occidente e magister militum praesentalis senior, quindi più potente di lui.

Nel 426, Ezio sconfisse i Visigoti che assediavano Arelate (Arles) costringendoli a ritornare in Aquitania e nel 428 sconfisse i Franchi, sgombrandoli dal territorio occupato lungo il Reno.

Nel 430, Ezio sconfisse in Rezia gli Iutungi, tribù germanica degli Alemanni, e distrusse un contingente visigoto nei pressi di Arelate, catturandone il capo, Anaolso. Nello stesso anno Felice, sua moglie Padusia Avita e il diacono Grunito furono arrestati a Ravenna e uccisi per ordine di Ezio, accusati di aver complottato a suo danno.

Nel 431 sconfisse i Norici (Marcomanni e Suebi), poi tornò in Gallia e ricevette Idazio, storico ispanico e vescovo di Aquae Flaviae, sulle rive del Tamega, che chiedeva soccorso per le razzie delle tribù Suebi, germaniche del Mar Baltico.

Nel 432 sconfisse i Franchi, popoli germanici occidentali, inducendoli alla pace e rimandando Idazio in Spagna come ambasciatore presso i Suebi. Poi venne fatalmente in conflitto col potente Bonifacio. Gli storici Procopio di Cesarea e Giovanni di Antiochia affermavano che gettò tanto discredito sul comes Bonifacio che lo fece proclamare nemico di Roma (427), ma successivamente successivamente Galla Placidia lo riabilitò (429).

Nel 432, quando Bonifacio aveva ottenuto il magisterio militare e il patriziato, superando Ezio che era solo Magister militum oltre che console dell'anno. I due si affrontarono, Bonifacio col suo esercito ed Ezio, che stava organizzando un esercito con l'aiuto del re unno Rua, ponendosi come fuorilegge. La battaglia avvenne presso Ravenna e fu vinta da Bonifacio, che però morì poco dopo per le ferite riportate nello scontro.

Ezio fuggì in campagna, ma, dopo aver subito un attentato, fuggì prima a Roma e poi presso gli Unni. Con l'aiuto militare dei suoi alleati, l'anno dopo tornò in Italia e costrinse Galla Placidia ad accettare le sue condizioni.

Fece esiliare dall'Italia il genero e successore di Bonifacio, Sebastiano, elevato al rango di magister militum praesentalis e patricius dall'imperatrice Galla Placidia. 

Poi sposò la vedova di Bonifacio, Pelagia, ottenendone i beni e i contingenti militari privati. Si fece nominare Comes et Magister militum, il massimo rango militare d'Occidente, e ottenne finalmente il rango di patricius.

Dal 433 al 450 Ezio divenne la persona più potente dell'Impero d'Occidente ma pure un valoroso e attento generale che curò soprattutto la difesa della frontiera delle Gallie. Egli continuò ad avere sostegno dagli Unni, che però dovette ripagare cedendo loro la Pannonia e la Valeria nel 435.

Secondo il panegirico di Merobaude, per merito di Ezio, «il Reno firmò dei patti che asservivano quel freddo mondo a Roma»;
ma verso i Burgundi, Ezio ebbe la sua piena rivincita.

GALLA PLACIDIA,VALENTINIANO III E GIUSTA GRATA ONORIA
Nel 436/437, infatti, il Magister Militum dell'Impero romano d'Occidente, sfruttando il supporto militare degli Unni, pose fine alle loro incursioni, sottomettendo i Burgundi, tribù germanica dell'est stanziati nella Gallia Belgica, di Gundecario (colui che nella leggenda avrebbe fatto cadere il tesoro dei Nibelungi nel Reno) nel 436, e costringendoli a chiedere la pace.

Nel 437 poi gli Unni attaccarono e annientarono per sempre i Burgundi. Intanto l'Armorica si era ribellata sotto la guida di Tibattone. Nell'anno stesso anno un generale di Ezio, Litorio, che fu tra il 435 e il 437 Comes rei militaris in Gallia, riuscì a sopprimere la rivolta. Grazie a tutti questi successi Ezio venne nominato console per la seconda volta.

Nel frattempo i Visigoti erano in rivolta, protesi ad acquisire lo sbocco al Mediterraneo assediando Narbona (Gallia narbonense, nella parte meridionale) nel 436 onde prenderla per fame. Deciso a farla finita con le incursioni dei Visigoti, Ezio inviò nel 437 il generale Litorio con ausiliari unni per liberare Narbona, portando ciascuno un sacco di grano alla popolazione e liberando la città.

ATTILA
Poi nel 438 Ezio sconfisse i Visigoti (scandinavi) nella battaglia di Mons Colubrarius, ma l'impiego degli Unni pagani contro i cristiani Visigoti scandalizzò molti, come lo scrittore marsigliese Salviano, autore del "De gubernatione Dei" (Il governo di Dio), che badavano più alla conquista del potere ecclesiastico che alla salvezza dell'impero romano. 

Secondo Salviano i Romani, adoperando i pagani Unni contro i cristiani Visigoti, avrebbero perso la protezione di Dio (che era molto interessato alle guerre), perché i Romani «avevano avuto la presunzione di riporre la loro speranza negli Unni, essi invece che in Dio». In realtà i romani, conversi al cristianesimo non pensavano più alla patria ma a salvarsi l'anima, lasciando l'impero aperto alle invasioni.
Si narra che nel 439 Litorio, arrivato ormai alle porte della capitale visigota Tolosa, permettesse agli Unni di compiere sacrifici alle loro divinità e di predire il futuro attraverso la scapulimanzia, suscitando lo sdegno e la condanna degli intransigenti scrittori cristiani.

La vittoria però arrise ai Visigoti, che catturarono Litorio e lo giustiziarono. Secondo Salviano la sconfitta degli arroganti Romani contro i  goti timorati di Dio, era una giusta punizione per Litorio, e confermava il passo del Nuovo Testamento, secondo cui «chiunque si esalta sarà umiliato, e chiunque si umilia sarà esaltato.» Pensare ai crudeli Visigoti e al sacco di Roma del 410 fa sorgere molti dubbi.  

I Visigoti nel Sacco di Roma compirono barbare violenze su donne e anziani. Gli edifici più colpiti furono il palazzo dei Valerii sul Celio e le ville sull'Aventino che furono incendiate; le terme di Decio vennero gravemente danneggiate, e il tempio di Giunone regina fu distrutto. Le statue del Foro furono spogliate, la curia Iulia, sede del senato, venne data alle fiamme e l'imperatrice Galla Placidia presa in ostaggio da Alarico.

Nonostante tutto, nei tre giorni di saccheggio Alarico impartì l'ordine di risparmiare i luoghi di culto (soprattutto la basilica di San Pietro), come luoghi di asilo inviolabili, cosa che colpì molto sant'Agostino (nel De civitate Dei) come segno della prossima fine del mondo o della punizione che Dio infliggeva alla capitale del paganesimo, da scegliere a piacere.

LE INCURSIONI DI ATTILA (INGRANDIBILE)
La sconfitta e morte di Litorio obbligò Ezio a fare pace coi Visigoti riconfermando il trattato del 418, dopodiché tornò in Italia, per l'emergenza Vandali, che avevano conquistato Cartagine. In Spagna Ezio si limitò a negoziare delle trattative tra Svevi e Galiziani, non volendo perdere soldati per riconquistare una provincia povera come la Galizia. Ripristinò invece il dominio romano sul resto della Spagna, che ricominciò di nuovo a far affluire entrate fiscali nelle casse dello Stato.

La perdita di Cartagine portò Ezio a stringere un accordo di pace con i Visigoti, e confermò loro il possesso dell'Aquitania, per tornare in Italia e affrontare i Vandali. Roma lo accolse con tutti gli onori, per volere dell'imperatore gli eressero una statua e Merobaude scrisse un panegirico in suo onore. Nel 440 tornò in Gallia dove ebbe dissidi con il prefetto del pretorio delle Gallie Albino (console del 444), ma il diacono Leone, futuro papa Leone I, li fece riappacificare.
Dopo la caduta di Cartagine in mano vandala, del 439, vi fu l'invasione vandalica della Sicilia nel 440. L'Imperatore Teodosio II inviò una flotta di ben 1100 navi in Sicilia per un attacco congiunto delle due metà dell'Impero contro i Vandali: ma una massiccia invasione unna nei Balcani ad opera di Attila costrinse Teodosio II a richiamare la flotta. 
L'Impero negoziò la pace con i Vandali nel 442, riprendendosi le Mauritanie e parte della Numidia, ma riconoscendo ai Vandali il possesso di Proconsolare, Byzacena e del resto della Numidia. Il re vandalo Genserico inviò come ostaggio a Ravenna il figlio Unerico, che si fidanzò con la figlia dell'Imperatore, secondo i termini del trattato.
Nel 442, Ezio riportò l'ordine in Armorica, infestata dai ribelli, permettendo agli Alani di re Goar di insediarsi nella regione. Nel 443 stanziò come foederati i rimanenti Burgundi nella odierna Savoia a sud del Lago di Ginevra. Questi barbari foederati, avrebbero tenuto a bada i ribelli difendendo le frontiere da altri barbari, ma i proprietari terrieri gallici protestarono perchè molti di loro vennero espropriati dei loro possedimenti da questi foederati.

I ROMANI SI APPRESTANO A FERMARE ATTILA
Gli Unni attaccarono l'Impero romano d'Occidente solo otto anni dopo, nel 451, ma, attaccando l'Impero romano d'Oriente proprio in coincidenza con la spedizione congiunta contro Cartagine, avevano indirettamente favorito Genserico provocando il fallimento della spedizione e costringendo l'Impero d'Occidente a rinunciare alle più ricche province dell'Africa.
Nel 446 Ezio fu eletto console per la terza volta e ricevette l'ultima richiesta d'aiuto da parte dei Romani di Britannia, il cosiddetto Gemitus Britannorum, contro gli invasori Sassoni, ma Ezio non accorse perché impegnato su altri fronti. Nel 447 o 448 sorsero nuovi problemi in Armorica, a causa dello stanziamento degli Alani. Vi fu una battaglia presso Tours, seguita da un attacco dei Franchi di Clodione,  sconfitti da Ezio a vicus Helena.

Intanto in Spagna il re svevo Rechila, tra il 439 e il 441, conquistò Lusitania, Betica e Cartaginense, riducendo la Spagna romana alla Tarraconense, infestata dai Bagaudi. Ezio, impegnato in altri fronti, inviò dei generali che sedassero le rivolte dei Bagaudi nella Tarraconense. 
Nel 446 inviò il generale Vito con un forte esercito rinforzato da contingenti di Visigoti; ma fu annientato da Rechila, la Tarraconense continuò ad essere infestata dai Bagaudi, che nel 449 nominarono come leader Basilio e si allearono con il nuovo re degli Svevi, Rechiaro, saccheggiando il territorio imperiale e massacrando in una chiesa a Tyriasso i federati goti.

Nel 449 Ezio inviò al sovrano unno una ambasciata per placare la sua rabbia a seguito di un presunto furto di un piatto d'oro; Attila gli donò un nano, di nome Zercone, che poi Ezio restituì al suo primo padrone Aspare. Nel 450 morì il re dei Franchi, ed Ezio sostenne il suo figlio minore come successore. Il giovane si trovava a Roma come ambasciatore ed Ezio lo adottò, rimandandolo in patria carico di doni.

LA BATTAGLIA DI CHALONS

EZIO VINCE ATTILA - BATTAGLIA DI CHALONS (451)

Nel 451, Attila invase l'Impero d'Occidente e progettò di eliminare Ezio prima dell'inizio della campagna; ma Ezio rimase al comando delle truppe romane. Al comando di un vasto esercito formato da Unni, Ostrogoti e Burgundi, Attila varcò il confine del Reno assoggettando molte città. Ezio, con l'aiuto di Avito, coinvolse i Visigoti di Teodorico I, gli Alani di Sangibano, e perfino i Burgundi (togliendoli ad Attila) ad allearsi contro Attila stesso.

Quando gli Alani arrivarono in Gallia, per combattere contro Attila, Ezio e il re visigoto Teodorico I mossero alla volta di Orléans, assediata da Attila che abbandonò la città e si mosse verso l'aperta campagna dove, nel 451 combattè contro l'esercito guidato da Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici, vicino Châlons-en-Champagne.

Fu un grande trionfo strategico per Ezio e i Romani; Attila, infatti, fu costretto a ritirare le sue truppe oltre il Reno a causa dell'inverno, pur avendo ancora tutti i mezzi necessari per riprendere le ostilità l'anno successivo. Durante la battaglia, per altro, trovò la morte Teodorico, il re dei Visigoti, ed Ezio suggerì al figlio Torismondo, acclamato re alla morte del padre, di affrettarsi a tornare nella capitale Tolosa per assicurarsi il trono minacciato dai suoi fratelli.



Dopo la vittoria su Attila, l'alleanza di Ezio si sfaldò, riuscì a contenere i Visigoti a sud della Loira, ma non gli poté impedire di assediare Arelate (451-453). Ancora Attila nel 452, con il pretesto di richiedere la mano di Onoria, invase l'Italia, saccheggiando numerose città e radendo al suolo Aquileia. 

Valentiniano III si rifugiò a Roma, Ezio rimase invece con le sue poche truppe cercando di rallentare l'avanzata del re barbaro sperando negli aiuti inviategli dall'imperatore d'Oriente, Marciano. Attila riuscì comunque a passare il Po, oltre il quale fu raggiunto da una delegazione composta dal prefetto Trigezio, dall'ex-console Gennadio Avieno e da papa Leone I. Dopo questo incontro Attila volse indietro il suo esercito senza aver richiesto per questo gesto né la mano di Onoria né i territori da lui precedentemente rivendicati.



LA MORTE

Nel 454 Ezio chiese senza successo a Valentiniano III di far fidanzare i loro figli, Gaudenzio e Placidia. Ma quello stesso anno, Ezio fu ucciso durante una discussione da Valentiniano III, a Ravenna, a seguito di intrighi ai quali non fu estraneo Petronio Massimo. Questi, debole successore di Valentiniano, non fu in grado di fermare il sacco di Roma da parte dei Vandali di Genserico, che tornarono in Africa portandosi dietro come ostaggio Gaudenzio.

In un Impero che ospitava molti Regni germanici, fu grazie alle personali alleanze coi Sovrani Burgundi, Franchi, Goti ed Unni, con cui alternava pace e guerra che Ezio era sempre riuscito a difendere Roma. E quando Attila invase l’Impero, nel 451, fu proprio egli, in alleanza con Meroveo Re dei Franchi e Teodorico I Re dei Visigoti, a sconfiggerlo ai Campi Catalaunici e a contener la sua avanzata in Italia.
Temendo però che potesse insidiargli il trono, Valentiniano III lo uccise personalmente nel 454; quando l’anno successivo due guardie del corpo di Ezio, Optila e Traustila, assassinarono l’Imperatore per vendicare Ezio, ebbe fine la dinastia teodoside e, con essa, l’Impero più grande di ogni tempo: L'Impero romano d’Occidente.



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