CULTO DI MITRA



LE ORIGINI

Le origini e pure il significato del culto mitraico nell'impero romano sono controverse. Ed ecco le varie ipotesi:

1) Per alcuni è la trasposizione del culto persiano di Mitra, una delle divinità della triade Ahura Mazda, Anahita, e Mitra. L'iscrizione rinvenuta a Susa di Artaserse II Mnemone (404-358 a.c.) dimostra che non tutti i re Achemenidi seguirono il culto ufficiale del Zoroastrismo come Dario:
"Artaxerxes il Grande Re dice: per il favore di Ahura Mazda, Anahita, e Mitra, ho costruito questo palazzo. Possano Ahuramazda, Anahita, e Mitra proteggermi da ogni male, e possa ciò che ho costruito non cadere in rovina né essere danneggiato."

Ahura Mazda è in genere considerato il Dio creatore, Anahita, ex Grande Madre, è la Dea della natura che fa crescere le piante e nutre le creature, Mitra è il Dio che distrugge permettendo il nuovo ciclo. Forse questo ha fatto di lui un Dio dei guerrieri.
Tuttavia Zoroastro era un monoteista e per lui Ahura Mazda era l'unico Dio. Dario il Grande fu ugualmente rigido nel monoteismo ufficiale del suo regno: al di fuori di Ahura Mazda nessun Dio è menzionato nelle numerose iscrizioni del VI secolo a.c. rinvenute.

2) Per altri deriva dalla scoperta della "precessione degli equinozi" da parte di Ipparco di Nicea, dove Mitra sarebbe la potenza celeste che causa il fenomeno. Ma non si adora un Dio sulla "precessione degli equinozi" che pochi sanno cosa sia.

3) Per altri Mitra affronta il Dio Sole e lo sconfigge. Il Sole allora stringe un patto di alleanza col Dio donandogli la corona raggiata. In un'altra impresa, Mitra cattura il Toro e lo conduce in una caverna. Ma il Toro fugge e il Sole, memore del patto, manda al Dio un corvo messaggero con il consiglio di ucciderlo. Grazie all'aiuto di un cane, Mitra raggiunge il Toro, lo afferra per le froge e gli pianta un coltello nel fianco.
Dal corpo del toro nascono tutte le piante benefiche per l'uomo, dal midollo nasce il grano e dal sangue la vite. Ma Ahriman Dio del Male, invia un serpente e uno scorpione per contrastare questa profusione di vita. Lo scorpione cerca di ferire i testicoli del toro mentre il serpente ne beve il sangue, ma invano. Alla fine il Toro ascende alla Luna dando così origine a tutte le specie animali. Così, Mitra e il Sole suggellano la vittoria con un pasto che rimarrà nel culto sotto il nome di agape.

4) Un'interpretazione del mito di tipo astronomico, proposta da David Ulansey, osserva che tutti i personaggi che compaiono nel mito corrispondono a costellazioni: Mitra sarebbe associato con Perseo, la cui costellazione si trova al di sopra di quella del Toro. Ma anche questo non giustifica un mito. E' come asserire che Cristo coi 12 apostoli sia un'allegoria del sole e le 12 costellazioni.

5) Un bronzo di Mitra, che emerge da un anello zodiacale a forma di uovo, trovato in un mitreo lungo il Vallo di Adriano, ed un'iscrizione a Roma, lasciano supporre che Mitra possa essere stato visto come il dio-creatore orfico Phanes che emerse dall'uovo cosmico all'inizio del tempo, dando vita all'universo. Tale visione è rafforzata da un bassorilievo al Museo Estense di Modena, che mostra Phanes che esce da un uovo, circondato dai dodici segni dello zodiaco. Ma si sa che il culto di un Diovaruava da cittò a città, se non da pagus a pagus, visto che non c'era un'Inquisizione a punire le varianti.

6) Mitra è anche descritto a volte come un uomo nato, o rinato, da una pietra: Petra genitrix, o Petra Virginis, intorno alla quale è attorcigliato il serpente Ouroboros. Da cui la tradizione che Mitra sarebbe nato da una vergine. In questo caso la pietra sarebbe l'onphalos, l'ombelico del mondo, o della Grande Madre terra, che è la stessa cosa. A preneste infatti c'è un Mitra infante che sta su una roccia a rombi: l'onphalos a rete di serpente.

7) Secondo lo scrittore Porfirio la caverna descritta nella tauroctonia rappresenterebbe un'immagine del cosmo, e quindi la roccia sarebbe il cosmo visto dall'esterno. Un po' come sopra.

8) Secondo alcuni storici, il culto di Mitra potrebbe simboleggiare la forza del Sole all'uscita dell'Equinozio di Primavera dalla costellazione del Toro verso la costellazione dell'Ariete, avvenuta nel XIX secolo a.c. La morte del toro genera la vita e la fecondità dell'universo, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra come l'astro con la sua energia, rigenera la natura. In effetti, in molte rappresentazioni della tauroctonia (uccisione col toro), la scena comprende anche i simboli del Sole, della Luna, dei sette pianeti, delle costellazioni zodiacali, dei venti e delle stagioni. Ma non si diventa Dio dei soldati con un'allegoria stagionale.

9) Nell'iconografia Mitra è frequentemente associato a Varuna insieme al quale personifica i due aspetti del cielo, diurno e notturno, nonché l'ordine cosmico e umano: Varuna punisce i malvagi e i trasgressori, mentre Mitra è protettore della giustizia e dei patti, del bestiame (cui garantisce buoni pascoli) e degli uomini giusti. Oltre agli aspetti celesti e solari la sua originaria personalità connessa con la giustizia assunse anche una connotazione cosmogonica e soteriologica, mirante cioè alla salvezza dell'uomo.

Il tentativo di identificare il Mitra romano con quello persiano è complicato dal fatto che non esistono testi o leggende persiane che facciano riferimento a Mitra che uccide un toro o in relazione con altri animali. Ma esiste un racconto di Ahriman, Dio del male, in sviluppi popolari dello Zoroastrismo, nel quale uccide un toro.

Per comprendere il vero significato del culto occorre anzitutto tener presente che è un Culto Misterico, anche se non fa parte dei Sacri Misteri, da cui però ha forse attinto. Comunque il culto mediterraneo è totalmente diverso dal persiano, a cui mancano le connotazioni proncipali del Mitra italico, non uccide il toro, non ne ha gli attrubuti dei vari animali, non ha la valenza del Sole.



LA STORIA

Un possibile legame tra la Persia e Roma, potrebbero essere stati i regni dei Parti e del Ponto in Asia Minore, molti dei quali ebbero il nome Mitridate = dono di Mitra, a cominciare da Mitridate I (morto nel 138 a.c.) e delle armi dei pirati della Cilicia collegati a Mitridate VI del Ponto. Fu, inoltre, a Pergamo, nel II secolo a.c., che scultori Greci iniziarono la produzione di raffigurazioni a bassorilievo di Nike tauroctona. Anche se il culto di Mitra poco presente nel mondo greco, e confuso con Apollo - Helios, queste sculture potrebbero far parte del percorso che portò il Mitra persiano a Roma.

Verso il I sec., lo storico greco Plutarco scrive che i pirati della Cilicia praticavano riti mitraici intorno al 67 a.c., quando furono deportati da Pompeo in Grecia. Probabilmente dai primi contatti tra l'esercito romano ed i pirati cilici, il culto del Mitra persiano, confuso con Ahriman, il Dio che uccise un toro, passò in occidente, dove è attestato solo dal secolo successivo.
Il Mitraismo dilagò a Roma con il ritorno delle legioni dall'Oriente nel I secolo a.c. Come Dio delle armi e campione degli eroi, Mitra attrasse i soldati romani, che portarono il suo culto in Iberia, Britannia, e Dacia.

Le testimonianze del culto romano di Mitra iniziano dai soldati romani del presidio di Carnuntum sul Danubio, nella provincia romana della Pannonia superiore. Questi soldati combatterono contro i Parti e nelle rivolte a Gerusalemme dal 60 al 70 d.c. Ritornati in patria, riportarono il culto di Mitra, probabilmente nel 71 o 72. Ne fanno menzione sia Stazio che Plutarco. Ma Nel 66 d.c. giunse a Roma il re armeno Tiridate, accompagnato da un folto gruppo di maghi e sacerdoti, legati al culto di Mitra e Nerone fu iniziato ai misteri mitraici.

Intorno al II sec. d.c. il Mitraismo si propagò nell'esercito romano, anche tra commercianti e schiavi. Le frontiere germaniche ne hanno molte testimonianze archeologiche, molti oggetti cultuali sono emersi in scavi archeologici dalla Romania al Vallo di Adriano. Nell'Inghilterra settentrionale sono stati identificati tre mitrei a Housesteads, Carrawburgh and Rudchester. A Londra è emerso un tempio mitraico in un insediamento fortificato romano. Altri mitrei sono stati trovati lungo il Danubio ed il Reno, nella provincia di Dacia, come anche in Numidia nel nord Africa.

Gli imperatori romani nel III sec. incoraggiarono il Mitraismo, per il supporto che offriva all'esercito, a Roma e alla loro autorità. Dal tempo di Commodo, che partecipò ai misteri mitriaci, seguaci del culto si trovavano in tutte le classi della società.
L'importanza del culto nella città di Roma, e nel resto d'Italia, è testimoniata dall'abbondanza dei resti monumentali. Solo a Roma più di 75 statue, 100 iscrizioni mitraiche, oltre a resti di templi ed altari in ogni parte della città e nel suburbio.

Nel III secolo, il culto di Helios e Mitra iniziarono a fondersi nel culto del Sol Invictus; nel 274 l'imperatore Aureliano (la cui madre era una sacerdotessa del Sole) rese ufficiale il culto costruendogli un nuovo tempio e dedicandogli un nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti): l'imperatore attribuì al Dio le sue vittorie in Oriente.

Poco dopo l'Impero romano perse la Dacia e le invasioni dei popoli del nord distrussero molti templi lungo la frontiera dell'Impero, la principale roccaforte del culto. La diffusione del Cristianesimo all'interno dell'Impero, sostenuta dal favore di Costantino, contribuì alla caduta, nonostante ne assorbirono parecchie caratteristiche e rituali.

L'imperatore Giuliano, iniziato ai misteri motriaci, cercò di restaurare il culto e di limitare l'avanzata del cristianesimo, e l'usurpazione di Flavio Eugenio fece altrettanto, ma il decreto stilato da Teodosio nel 391, che vietava qualsiasi culto non cristiano, sancì la fine del Mitraismo. Tarde sopravvivenze del culto mitriaco si possono trovare fino al V secolo in alcuni luoghi delle Alpi e nelle regioni orientali. La religione cristiana avversò il mitraismo come il concorrente più pericoloso e a Roma, sopra i mitrei saccheggiati e distrutti, eresse chiese e basiliche.



IL MITO

Secondo una leggenda, Mitra sarebbe nato da una pietra, dalla quale sarebbe uscito armato di una daga in una mano, una fiaccola nell'altra e con un berretto frigio sul capo. Un'altra leggenda narra che il Dio decide di venire al mondo incarnandosi nel ventre di una vergine, e vede la luce in una grotta. Per un altro mito nasce da una roccia con una fiaccola e un coltello fra le mani e con un colpo di freccia fa scaturire l'acqua da una roccia. I festeggiamenti per la sua nascita avvenivano il 25 dicembre. La Chiesa ha accettato solo nel IV secolo, nel 335 d.c., questa data come nascita di Cristo, per sovrapporla a quella di Mitra.

La sua prima azione è di soggiogare il Sole, per poi accordarsi con lui e ricevere in dono una corona luminosa. Cattura poi un toro, portandolo nella sua grotta e superando tutta una serie di difficoltà, causate da un serpente e da uno scorpione, inviati dal dio maligno Ahriman; dal corpo del toro, una volta sgozzato, vengono emanate tutte le piante salutari, in particolare la vite dal suo sangue e il grano dal suo midollo; dal suo seme sarebbero invece nati tutti gli animali utili all'uomo. Al termine del suo operato, con l'aiuto del Sole, Mitra sarebbe assurto in cielo a 33 anni, da dove continuerebbe a proteggere gli esseri umani.



L' ICONOGRAFIA

In ogni tempio romano dedicato a Mitra c'è il Dio nell'atto di sgozzare il toro sacro. E' raffigurato come un giovane con cappello frigio, una corta tunica che s'allarga sull'orlo, pantaloni e mantello che gli sventola alle spalle. Mitra afferra il toro con forza, portandogli la testa all'indietro mentre lo colpisce al collo con la sua corta spada.
La raffigurazione di Mitra è spesso mostrata in un angolo diagonale, col volto girato. Un serpente ed un cane corredano la scena, a volte raffigurate sul piedistallo della statua, mentre uno scorpione cerca di ferire i testicoli del toro.
In un rilievo conswervato a Modena Il Dio Mitra appare come una identificazione di Zeus, Elios, Phanes e Mitra.

Mitreo S.Clemente Roma
Nella raffigurazione oltre a Mitra, il Toro, ci sono il Sole, la Luna, il serpente, lo scorpione, il cane e il corvo.
Spesso Mitra sta insieme a due personaggi, i dadofori o portatori di fiaccole: i loro nomi erano Cautes e Cautopates. Il primo porta la fiaccola alzata, l'altro abbassata. Chi raggiungeva il grado più elevato, quello di Pater (che è lo stesso appellativo con cui ci si rivolge ad un sacerdote cristiano), era colui che officiava i riti, il rappresentante della divinità in terra, con berretto e vestito rossi (come i cardinali) ed aveva un bastone da pastore con la punta ricurva (il pastorale). Ben presto i primi cristiani avrebbero iniziato a considerare il mitraismo un "travisamento satanico dei riti più sacri della loro religione", perseguitandolo aspramente.

In altre iconografie viene rappresentato nascente da una roccia, generato sulle sponde di un fiume all'ombra di un albero sacro, secondo il mito.



IL CULTO


Il culto di Mitra attirò l'attenzione del mondo romano soprattutto per le sue concezioni misteriosofiche, che ruotavano intorno all'idea di un perfezionamento dell'anima attraverso le sette sfere planetarie. Secondo alcuni questo comporterebbe una sopravvivenza dell'anima dopo la morte, paragonandola ai Misteri Eleusini, che però, a quel che si sa, non promettevano la sopravvivenza ma solo il superamento della paura della morte, ricusando qualsiasi fede negli Dei, presuppoasto necessario di qualsiasi fede di sopravvivenza.
Il culto escludeva le donne e fu praticato soprattutto dai militari e, in parte, da politici e amministratori.
Essendo una religione misterica di iniziazione, al pari dei misteri eleusini, il Mitraismo non diede luogo alla diffusione di un corpo di scritture rivelate e anche i suoi rituali erano tenuti segreti e riservati agli iniziati.
L'agape era il banchetto rituale che si teneva solitamente in una stanza specifica del mitreo. In genere era a base di vino, acqua e pane, secondo uno schema molto simile a quello dell'eucarestia dei primi Cristiani. Al contrario di quello cristiano, il culto mitriaco era un culto per iniziati, per cui il contenuto dottrinale del mitraismo, quindi, è quasi esclusivamente il prodotto di interpretazioni moderne.



IL PERCORSO INIZIATICO

Malgrado Mitra fosse una divinità solare, i mitrei, templi in cui i suoi riti venivano officiati, erano sotterranei. Il perchè si può capire entrando nel Mitreo pubblico di Ostia, il più grande. Si entra in completa penombra in un cunicolo che conduce in una prima stanza dove c'è una vasca rettangolare, forse dove l'iniziato riceveva dall'alto il sangue del toro sgozzato. Il sacrificio al piano di sopra è attestato dal mitreo di Sutri dove ci sono i buchi nella roccia creati appositamente tra i due piani. Il percorso continua in un cunicilo sempre buio finchè un raggio di luce quasi accecante colpisce gli occhi ormai abituati al buio. Nella stanza successiva appare la statua di Mitra, bello e giovane, che riene alzato il capo del toro mentre con l'altra mano alza un gladio a sgozzarlo. La luce piove dall'alto in una finestra sopra Mitra e la volta ha le tracce dei pianeti. Sul basamento sono scolpiti un serpente e uno scorpione.

Nel mitreo di Ostia delle 7 sfere troviamo:

Nel mosaico del pavimento le sette porte descritte da Celso, davanti al primo ingresso un pugnale.
Nella cornice troviamo i segni zodiacali, a partire dall'alto a sinistra con Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine. Procedendo da destra verso l'alto: Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci.
Sulle pareti sono raffigurati gli Dei planetari. A sinistra: sul dietro Giove, nel mezzo Mercurio, davanti la Luna; a destra Marte, in mezzo Venere, dietro Saturno.
Sulle pareti di sostegno sono raffigurato Cautes e Cautopates.



I MITREI

Il centro del culto e di incontro dei seguaci era il mitreo, una cavità o caverna naturale adattata, o un edificio che imitava una caverna. I mitrei erano luoghi tenebrosi e privi di finestre, anche quando non erano collocati in luoghi sotterranei. Quando possibile, il mitreo era costruito all'interno o al di sotto di un edificio esistente. Il sito di un mitreo può essere anche identificato dalla sua entrata separata o vestibolo, la sua caverna a forma di rettangolo, chiamata spelaeum o spelunca, con due panchine lungo le mura laterali per il banchetto rituale, ed il suo santuario all'estremità, spesso in una nicchia, prima del quale vi era l'altare. Sul soffitto in genere era dipinto un cielo stellato con la riproduzione dello zodiaco e dei pianeti.

I mitrei erano di dimensioni modeste; il servizio di culto, che terminava in un banchetto comune, era officiato da una piccola comunità, solitamente formata da poche dozzine di persone.Monumenti mitriaci sono a Tivoli, Anzio, Napoli, Milano.

Due sono le leggende sulla sua nascita, accomunate da uno stesso fine cioè, sconfiggere il male salvando così il genere umano. La prima lo vuole nato da una pietra dalla quale sarebbe uscito armato di una daga e con una fiaccola in mano; la seconda, parla invece di una vergine che partorì la divinità in una grotta.

Mitra viene raffigurato nell’atto di sacrificare un toro, la cui morte genera la vita e la fecondità dell’universo. Simboleggia inoltre, la forza del Sole quando entra nel segno zodiacale del Toro, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra come l’astro con la sua energia, rigeneri la natura. Altre elementi simbolici che lo accompagnano sempre, nelle numerose raffigurazioni sono: il cane, il serpente, lo scorpione, il corvo e le spighe del grano.
La divinità è accompagnata da due personaggi detti dadofori o portatori di fiaccole; l’una tenuta alzata a rappresentare il ciclo solare (alba-tramonto) e il calore luminoso della vita, l’altra, abbassata, il freddo gelido della morte; Mitra e i dadofori si uniscono in un'unica divinità: il triplice Mitra.
La cisterna: nel Mitraismo l'acqua svolgeva un ruolo purificatorio importante; per questo nelle vicinanze del santuario vi era spesso una sorgente naturale o artificiale.

Si trattava di una cavità o caverna naturale adattata, di preferenza già utilizzata da precedenti culti religiosi locali, oppure di un edificio artificiale che imitava una caverna. Anche quando non erano collocati in luoghi sotterranei, i mitrei erano luoghi tenebrosi e privi di finestre. Quando possibile, il mitreo era costruito all'interno o al di sotto di un edificio esistente. Il sito di un mitreo può essere anche identificato dalla sua entrata separata o vestibolo, la sua caverna a forma di rettangolo, chiamata spelaeum o spelunca, con due panchine lungo le mura laterali per il banchetto rituale, detto anche agape, ed il suo santuario all'estremità, spesso collocato in una nicchia, prima del quale era posto l'altare.

Sul soffitto era dipinto in genere un cielo stellato con la riproduzione dello zodiaco e dei pianeti. Ai lati di Mitra, all'inizio dei due banconi, due parallelepipedi, di cui uno, o forse ambedue, con una piramide triangolare sopra.

In altri templi la descrizione è questa:
"Si accedeva ad una prima stanza, l’"aedes", dove vi era l’altare e la statua di Mitra. In questo luogo potevano essere ammessi pure i profani, per assistere al sacrificio del toro, mentre l’altro ambiente, lo "spelaeum", era riservato ai soli iniziati. Quest’ultimo era adornato di pomici, mosaici e di undici pozzi: quattro più grandi a forma di tronco di piramide e sette piccoli in guisa di tronco di cono. Il soffitto aveva la volta a sesto ribassato, mentre le mura erano dipinte di rosso. Lungo le pareti della sala vi erano due banconi e sul fondo, ad ovest, si trovava un altare ornato dall’immagine di Mitra che immola il toro e da quelle dei dadofori."

I mitrei, così diversi dai grandi edifici templari dedicati alle divinità dei culti pubblici, si distinguevano anche per il fatto di essere di dimensioni modeste; il servizio di culto, che terminava in un banchetto comune, era officiato da una piccola comunità, solitamente formata da qualche dozzina di persone. In alcuni casi è presente una cella al di sotto della sala principale, chiamata fossa "sanguinis", collegata ad essa tramite un sistema di tubature che servivano con tutta probabilità ad una sorta di battesimo, officiato attraverso un'abluzione nel sangue del toro sacrificato.



Mitrei di Roma:

  • Mitreo di San Clemente
  • Mitreo Barberini (con tauroctonia affrescata)
  • Mitreo delle Terme di Caracalla
  • Mitreo di Santa Prisca
  • Mitreo del Circo Massimo
  • Mitreo di Sutri( Viterbo)


Mitrei di Napoli:

  • Mitreo nella Crypta Neapolitana (Grotta di Pozzuoli a Posillipo) (ipotesi)
  • Mitreo nell'Antro di Mitra a Pizzofalcone (ipotesi)
  • Mitreo nell'area archeologica del Carminiello ai Mannesi
  • Mitrei di Ostia:
  • Mitreo delle 7 sfere
  • Mitreo degli animali
  • Mitreo delle 7 porte
  • Mitreo di Felicissimo
  • Mitreo delle Terme
  • Mitreo delle Pareti Dipinte
  • Mitreo del Palazzo Imperiale
  • Mitreo della Planta Pedis
  • Mitreo dei Serpenti
  • Mitreo di Lucrezio Menandro
  • Mitreo della Casa di Diana
  • Altri mitrei:
  • Mitreo di Vulci
  • Mitreo di Sutri
  • Mitreo di Duino
  • Mitreo di Marino (con tauroctonia affrescata)
  • Mitreo di Santa Maria Capua Vetere (con tauroctonia affrescata)


Mitreo di Marino

Il mitreo di Marino si presenta come una galleria stretta e lunga che in precedenza era stata utilizzata come cisterna per l’acqua (nelle vicinanze sono stato trovati altri resti archeologici), infatti le pareti il pavimento e il soffitto sono ricoperti da uno strato di calce mista a pozzolana e a piccolissimi frammenti di terracotta, che impedisce all’acqua di uscire.

Lungo le pareti furono praticati dei fori, sia per potervi mettere le lucerne per l’illuminazione, sia per poter costruire una divisione interna che divideva gli iniziati in base al grado raggiunto, con due banconi lungo le pareti dove si sdraiavano i fedeli che in tal modo consumavano il banchetto sacro. Davanti all’affresco c’è un cippo di peperino con un’iscrizione in latino Invicto Deo Cresces Actor Alfi Seberi D P (al dio invitto pose come dono Cresces, amministratore di Alfio Severo).

In Italia si conoscono solo altri due mitrei dipinti, uno a Roma sotto Palazzo Barberini e uno a S. Maria Capua Vetere in Campania. Al centro dell’opera c’è Mitra, all’interno di una grotta, vestito col berretto frigio, una tunica con maniche e calzoni lunghi, tutto di rosso. Sulle spalle gli volteggia un mantello blu bordato di rosso, che è costellato di stelle, tra cui spiccano sette pianeti; il Dio ha la testa girata verso il Sole raggiante, dipinto in alto a sinistra, che lo guarda benevolente ed ha accanto un corvo nero; all’alto lato è raffigurata la Luna con lo sguardo chino e circondata di luce riflessa.
Mitra è rappresentato mentre uccide il toro e contemporaneamente rigenera la Terra, infatti dalla coda dell’animale spuntano spighe di grano. Ai lati due altri personaggi chiamati dadòfori, portatori di torce, sotto il Sole a sinistra c’è Càutes con la fiaccola alzata e accesa, sotto la Luna a destra c’è Cautòpates con la fiaccola abbassata e spenta, la notte.


Altre scene del mito:

  1. Lotta fra Giove e i Giganti, cioè la vittoria contro il Caos e lo stabilirsi dell’ordine universale.
  2. Saturno (o Oceano) sdraiato
  3. La nascita di Mitra da una roccia.
  4. Mitra cavalca il toro bianco.
  5. Mitra sceso dal toro lo trascina per le zampe posteriori nella grotta dove avverrà il sacrificio.
  6. Mitra inizia il Sole, inginocchiato davanti a lui, ai suoi misteri.
  7. Le due divinità si stringono la mano destra e divengono alleati.
  8. Mitra fa uscire l’acqua da una roccia tirando con l’arco una freccia.
Due rappresentazioni dei Dadofori sono poste vicino l’ingresso, in posizione inversa ai precedenti; a destra c’è Càutes con la fiaccola accesa e alzata che rappresenta il sorgere del sole, a sinistra c’è Cautòpates con la fiaccola spenta e abbassata.


Mitreo Barberini

Al di sotto dello splendido Palazzo Barberini. Venne costruito in due fasi: la prima del I secolo dc e la seconda all'inizio del III secolo. Sul fondo della sala, dotata di seggi laterali, si trova l'affresco dedicato al sacrificio del toro e alle azioni eroiche della divinità. Sulla fascia superiore, i simboli zodiacali, sovrastati a loro volta da una rappresentazione di Zurvan Akarana, il Tempo Illimitato: mostro alato con testa di leone, avvolto dalle spire di un serpente.


Mitreo di S. Clemente

Sotto la chiesa di S. Clemente, in Via S. Giovanni in Laterano, non lontano dal Colosseo, eretta sulle rovine di costruzioni romane. Die piani sotto la chiesa, risalente al III secolo d.c. c'è il mitreo. Vi si arriva mediante un'angusto corridoio scavato nella pietra scabra, come in una grotta. La struttura è formata da un vestibolo, dove un tempo c'era la statua del cosiddetto Buon Pastore, in realtà il Dio Mitra che veniva raffigurato coll'ariete o con l'agnello sulle spalle, poi tolto chissà perchè. Dal vestibolo si passa alla sala coiìn ai lati i banconi di muratura per gli iniziati, che non ci stavano sdraiati come si racconta, anche perchè non ce ne sarebbero entrati più di sei in tutto. Al centro, un altare scolpito sui quattro lati, così come sono scolpite alcune delle pareti. Sul fondo Mitra bambino che nasce da una roccia, ovvero che sta su un onphalos, la famosa pietra a squame, caratteristica della Grande Madre poi trasferita ad Apollo.


Mitreo alla Navicella

LANCIANI:
Mitreo Alla Navicella, scavato nel mese di maggio 1555 da Girolamo Altieri. I monumenti tornati in luce in tale occasione sono:
a) base votiva con le immagini delle tre divinità capitoline, e la dedicazione fattane da M. Modius Agatlio {GIL. VI, 81);
b) simile con « bassorilievi in tutte le facce » e il nome del medesimo dedicante (ivi 82);
e) epistilio marmoreo di edicola, lungo m. 2,07, grosso m. 0,44, dedicato a Giove Reduce " prò salute et reditu » dell' imperatore Massimino nell'anno 235 da Domitius Bassus, centurione de' Frumentarii, e sotto-comandante dei Peregrini (ivi 428) ;
d) « una tavola marmorea dove di mezzo rilevo è un huomo che ammazza un toro, et un cane morde il toro; un serpe li punge il ginocchio, uno scorpione i testicoli. Sono poi a pie' d' uno albero un scorpione, una face, e la testa di un toro. Dalla parte di dietro è una colomba; di sopra è il sole e la luna con molti altri vaghi ornamenti. È una delle belle scolture in marmo, che in tutta Roma si vegga. Vi sono due tavolette marmoree, dove di mezzo rilevo son duo homini (Genii lampadofori mitriaci) co le faci in mano » (Aldovrandi, p. 281).


Mitreo delle Terme di Caracalla

Incastrato nella fitta rete di sotterranei delle terme, era dotato di diverse sale, tra cui la principale era quella dedicata al banchetto. Una sala ad un livello ancora più basso, vicino alla fossa "sanguinis", è in comunicazione tramite una serie di cunicoli con la sala principale, ed era probabilmente dedicato alle abluzioni "battesimali" nel sangue dell'animale sacrificato. Vi sono inoltre locali che erano probabilmente usati come latrine, e sale più piccole che venivano usate come spogliatoi.


Mitreo del Circo Massimo

In Via dell'Ara Massima di Ercole, a due passi dai Fori Olitorio e Boario e sul lato opposto della strada rispetto alle rovine del Circo Massimo, si trova il deposito del Teatro Dell'Opera di Roma; nei suoi sotterranei, sono presenti i resti di un mitreo risalente al III secolo d.c.. Non è aperto al pubblico: nell'antro regna un buio pesto, e la stretta scalinata che vi dà accesso è scomoda. All'interno, un'anfora interrata nel centro della sala, un bassorilievo con la tauroctonia e alcuni simboli mitraici: il corvo e il cane, lo scorpione e il serpente. Le nicchie che si notano qua e là sono, purtroppo, omai vuote.


Mitreo di S. Prisca

La piccola chiesa di S. Prisca, risalente almeno al V sec. d.c, venne costruita su un'antica abitazione patrizia del colle aventino. Da essa si può visitare un piccolo museo adattato nel ninfeo dell'abitazione romana e, attraverso uno stretto cunicolo, si accede al mitreo sottostante, riportato alla luce negli anni '40.
E' uno dei pochi a riportare affreschi sulle sue pareti, rappresentanti i sette gradi d'iniziazione, una processione in onore del Dio, la tauroctonia e una rappresentazione di Saturno sdraiato.
Nel vestibolo venivano probabilmente uccise le vittime sacrificali, mentre molte delle decorazioni sono oggi contenute in un'altra sala; sono inoltre presenti un battistero con rappresentazioni allusive ai segni zodiacali ed una vasca lustrale e una sala probabilmente dedicata alle iniziazioni.

Una delle raffigurazioni più belle di Mitra si trova in San Miniato, a Firenze, sulla tomba di un principe della Chiesa, il Cardinale Giacomo di Portogallo (morto nel 1459).



I GRADI

Secondo altre versioni del mito, a ogni grado era associata una porta, una sfera planetaria, un giorno della settimana e un metallo. Le varie versioni a volte differiscono per l'associazione dei pianeti. Una molto comune associa alla prima porta la Luna e l'argento, alla seconda il Mercurio e il ferro, alla terza Venere e lo stagno, alla quarta il Sole e l'oro, alla quinta Marte e la lega, alla sesta Giove e il bronzo e alla settima Saturno e il piombo.

Come in tutte le iniziazioni misteriche la cerimonia era preceduta dal giuramento di non rivelare il rito. l'iniziato poteva gradualmente accedere ai sette gradi della gerarchia attraverso prove e cerimonie. Il loro carattere doveva essere però essenzialmente simbolico ed incruento come del resto lo stesso sacrificio del toro, punto centrale della liturgia mitraica, impossibile da eseguire nella maggior parte dei mitrei a causa delle piccole dimensioni dei locali, ma soprattutto molto costoso e daro che molti non erano ricchi sicuramente non avrebbero potuto sostenerne il costo.
Non sappiamo pertanto se alle iniziazioni ci fosse davvero un'aspersione di sangue e soprattutto non sappiamo quale animale, nel caso, venisse sacrificato.

Uno dei motivi centrali del Mitraismo è il mito del sacrificio di un toro sacro, creato dalla divinità suprema Ahura Mazda, che Mitra uccide nella caverna, secondo quanto consigliato da un corvo, mandato da Ahura Mazda. In questo mito, dal corpo del toro morente spuntano piante, animali e tutti i frutti della terra. La figura del dio aveva anche una valenza di mediatore tra l'Uomo e il Dio supremo del mondo superiore ed inferiore.

Secondo James Frazer il Mitraismo è una religione misterica che adorava una divinità che resuscita dopo la morte, comparabile ad Iside o alla Persefone-Demetra dei misteri eleusini.
Di certo i misteri erano una via iniziarica volta acapire se stessi e il mondo, superando la paura dell'inevitabile morte, che ai soldati da sempre in compagnia di questa signora oscura, doveva interessare molto.
Essendo una religione iniziatica e segreta i suoi santuari furono sempre ricavati in ambienti sotterranei, perchè dal buio della mente può sorgere la luce dell'anima. Del resto molti santi si sono rifugiati nelle grotte per trovare Dio.

Similitudini col cattolicesimo

La religione di Mitra aveva una comunità strettamente gerarchica, che si estendeva a tutto l'Impero Romano. Il capo si chiamava Pater patres (padre dei padri), come il Sommo Sacerdote del culto di Attis e poi il Papa romano. I Sacerdoti portavano spesso il titolo di «Padri» e i fedeli si chiamavano «Fratelli», definizione usata anche nel culto di Juppiter Dolichenus, i cui componenti si chiamavano fratres carissimi.

Il culto mitraico conosceva sette sacramenti, ovvero iniziazioni, nella chiesa i 7 sacramenti iniziati nel XII sec. presso Pietro Lombardo, furono elevati a dogma nel 1439, durante il Concilio di Ferrara-Firenze.

Il culto di Mitra aveva un Battesimo, una Cresima e una Comunione con pane e acqua o con acqua e vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell'ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate da una croce.

Ai Sacerdoti spettava dare i Sacramenti e celebrare del servizio divino quotidianamente, ma il più importante era quello domenicale (nel dies solis): l'officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e pure canti e musica. Sugli altari dei templi di Mitra era accesa una sorta di Luce Perenne. I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all'inizio della storia e un giudizio universale alla fine; credevano nell'immortalità dell'anima e nella resurrezione della carne. La religione di Mitra perseguiva un rigoroso ideale di purezza; la castità, la temperanza e l'ascesi erano fra le virtù più alte.

Il Mitraismo, come il Cristianesimo, esercitò dapprima una forte attrazione sui ceti umili, finché, come al Cristianesimo, anche al culto mitraico si volsero ben presto le cerchie più influenti della società imperiale romana. Molti signori furono guadagnati alla nuova fede ad opera dei loro schiavi, proprio come accadde al Cristianesimo. non era raro il caso in cui le più alte cariche religiose venivano ricoperte da schiavi come nella Chiesa primitiva.

Fra il III e il II sec. la religione mitraica godette presso la corte del medesimo prestigio del Cristianesimo: Diocleziano, Galerio e Licinio consacrarono a Mitra, protettore dell'impero, un tempio a Carnuntum, sul Danubio, e Massimiano gli innalzò un Mitrèo in Aquileia. I suoi seguaci erano dappertutto, dalla Spagna alla Britannia, alla Gallia e pure in Scozia. Allora per numero di adepti e per influenza sembrò sul punto di superare il Cristianesimo, ma come tutti gli altri culti, dovette soccombere al divieto degli imperatori cattolici.
Istigati dalla Chiesa, già nel II secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati e distrutti, i sacerdoti assassinati
I cristiani innalzarono le loro Chiese sulle rovine degli antichi Dei, una cripta mitraica pressoché intatta si trova, ad esempio, sotto la chiesa di S. Clemente in Roma, e l'altare è collocato quasi esattamente sopra quello pagano.

La fede mitraica si mantenne fino al V sec. solo sulle Alpi e sui Vosgi, ma poi fu eliminata anche qui e quasi totalmente dimenticata fino al XIX secolo.



GRADI D'INIZIAZIONE

  1. Corax (Corvo): associato a Mercurio. Simboli: corvo, cadduceo, ariete, tartaruga, lira, vaso.
  2. Cryphius o Nymphus (Crisalide): associato a Venere. In questo grado sembra fosse richiesta la castità. Simboli: serpente, diadema, lucerna.
  3. Miles (Soldato): associato a Marte. Tertulliano ci dice che il candidato doveva combattere contro un uomo con la spada per conquistare la corona. Il neofita doveva inginocchiarsi, nudo, bendato e con le mani legate. Veniva poi offerta una corona sulla punta di una lancia. Una volta incoronato, le corde andavano tagliate con un solo colpo della lancia e tolta la benda. Rimuoveva poi la corona dalla testa e la poneva sulla spalla, dicendo: "Mithra è la mia sola corona". Simboli: scorpione, gambero, elmo, lancia , berretto frigio, bisaccia.
  4. Leo (Leone): associato a Giove, rappresenta il fuoco. Per questo ai leoni non erano permesso di toccare acqua durante il rituale, ed invece il miele era offerto all'iniziato per lavare le mani e per ungersi la lingua. I leoni portavano il cibo per il pasto rituale che era preparato da quelli dei gradi inferiori. Gli impegni dei leoni includevano il controllo della fiamma dell'altare sacro. Il banchetto rituale, costituito da pane e vino, rappresentava l'ultima cena di Mithra con i suoi compagni, prima della sua ascesa al cielo sul carro del Sole. Simboli: cane, cipresso, alloro, folgore, l'aquila, vespa. "Accipe thuricremos, pater accipe sancte leones, per quos thura damus, per quos consumimur ipsi." "Accetta amichevolmente, santo Padre, i Leoni che bruciano l'incenso, attraverso essi noi spargiamo l'incenso, attraverso essi anche noi finiremo"
  5. Perses (Persiano): Associato alla Luna. Il Persiano è Cautopates, il pastore con la torcia abbassata. L'iniziato era purificato con il miele, perché era sotto la protezione della luna. Simboli che appartengono a questo grado: arco, faretra, bastone, falce di luna, civetta, usignolo, archi, acinace, chivi, brocca, delfino, treppiede, spiga.
  6. Heliodromus (Heliodromo): Associato al Sole. L' Heliodromo è Cautes, che solleva la torcia e preannuncia il sorgere del Sole. La nascita della coscienza. Simboli: corona a sette raggi, torcia, sferza, spiga, globo, gallo, lucertola, coccodrillo, palma.
  7. Pater (padre): L'ultimo grado, associato a Saturno, la restaurazione mediante Saturno dell'Erà dell'Oro ....redeunt Saturnia regna. Rappresentante sulla terra di Mithra, cappello e pantaloni rossi, con un bastone dalla punta ricurva: il pastorale, il contatto con la Terra. Nel mitreo di S. Prisca il Pater è seduto sul trono e gli iniziati gli sfilano innanzi.


Pur non conoscendone i valori possiamo cercare di decifrare i simboli:

  • Il corvo è l'uccello nero, presago di morte, è l'Opera al Nero degli alchimisti, è il buio della mente che non conosce il mondo e se stesso. La scoperta della propria cecità.
  • La crisalide è la chiusura dell'iniziato al mondo esterno, preso solo dalla ricerca interiore.
  • Il soldato è la capacità di seguire il percorso abbattendo gli ostacoli interiori.
  • Il leone è il risveglio dell'istinto con consapevolezza.
  • Il Persiano, il pastore con la torcia in basso, è la consapevolezza dell'inevitabile morte.
  • L'Heliodromo, il pastore con la fiacola in alto, è la rinascita dell'essere nuovo, che ha guardato la morte in faccia e l'ha accettata senza paura.
  • Il Pater è colui che, come un padre, può insegnare agli altri il percorso per il semplice fatto che lui l'ha compiuto.



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1 comment:

Anonimo ha detto...

molto preciso e completo
i miei complimenti
Raphael

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