PORTA TRIGEMINA




Posta al centro di uno dei quartieri più popolosi e attivi dell'epoca repubblicana, nei pressi del Foro Boario, tra il porto, le saline e i cantieri navali, a breve distanza dai depositi merci e magazzini di olio, grano e vino e dagli empori e gli uffici del dazio, si apriva alla base di quel colle Aventino, quartiere produttivo e plebeo, nonchè teatro di rivendicazioni e lotte politiche tra le classi sociali. Proprio di fronte alla porta si trovava il più importante porto della città, rimasto tale fino alla costruzione di quello di Ostia da parte dell'imperatore Claudio: scalo passeggeri, scalo merci e porto militare.

Storicamente la Porta Trigemina è stata al centro delle lotte sociali che videro il massacro di Caio Gracco e l'opposizione armata della plebe contro l'esercito consolare che, spezzata la resistenza sull'Aventino, costrinse i rivoltosi allo scontro sul clivus Sublicius, intorno alla porta e sul vicino ponte Sublicio. Con il massacro dei tremila partigiani plebei di Gaio Sempronio Gracco finì miseramente la speranza di una riforma agraria, verrà tentata varie volte e sempre finirà nel sangue. Sarà Cesare a farla infine approvare. La porta venne ricostruita con il nome di Arco di Lentulo e Crispino, nei pressi di Santa Maria in Cosmedin, e venne distrutto nel XV secolo




LE FONTI

La Porta Trigemina, dislocata sulla riva del Tevere, nella regione IX, tra la zona a sud del Forum Bovarium e la zona nord dell'Aventino, e al termine del Clivus Publicius, come cita Frontino: imo Publicii clivi ad portam Trigeminam, fu un'importante via di transito nella Roma repubblicana,
RICOSTRUZIONE GRAFICA
Essa viene menzionata a proposito dei lavori commissionati per l'Emporium, come ci narra Livio, nel 174 a.c.: "emporium extra portam Trigeminam", e per i lavori del 179 a.c. dove Livio riferisce che "extra portam Trigeminam", sorse un porticus, voluto dagli edili L. Aemilius Lepidus e L. Aemilius Paullus nel 193 a.c. che si chiamò Porticus Aemilia, dal nome della gens degli edili.

L’arco onorario fa la sua comparsa nella monetazione solo con Augusto, ma una architettura onoraria sulla moneta appare per la prima volta verso la fine del II secolo a.c. sul denario battuto da Caio Minucio Augurino, con la colonna Minucia eretta nel 439 a.c. in suo onore, per il degno modo in cui, come praefectus annonae, aveva provveduto all' approvvigionamento della città. Le fonti specificano che la colonna venne eretta davanti alla porta Trigemina, che venne per questo chiamata anche Porta Minucia.
La Porta Trigemina è rilevata pure dagli antichi Cataloghi Regionali (in Regio XI: Circus Maximus), nonchè da Frontino e Dioniso.

Plauto informa che era uno dei luoghi preferiti dai mendicanti, sia per il traffico della gente, sia perchè riparava da sole e pioggia.



IL NOME

COLONNA MINUCIA
Il suo nome deriva certamente dai tre fornici che la componevano, tre passaggi per snellire il folto traffico della zona e di quello della via Ostiense. Ma molti studiosi si oppongono a questa spiegazione perchè il triplice arco era inconcepibile in epoca pre-sillana. Si ipotizzò allora trattarsi di tre porte una dietro l'altra forse per le tre teste del ladrone Caco, che abitava proprio in quella zona e che, oltre a terrorizzare il vicinato, aveva rubato la mandria di Ercole. Ma i romani erano molto razionali e non avrebbero mai edificato tre porte per un unico passaggio. La parola stessa del resto evocano una triplice porta in orizzontale.

Oltre che "Trigemina", la porta era anche chiamata "Minucia", o perchè vicina al tempio dedicato al dio Minucio (una personificazione di Ercole), scopritore di ladri e briganti che infestavano la zona anticamente ricoperta da fitte boscaglie; o per il monumento eretto accanto alla porta del prefetto dell'annona Lucio Minucio Augurino, in carica nel 439 a.c.



LA COLLOCAZIONE

Mentre la porta apparentemente funzionò come porta principale della parte sud, nelle Mura Serviane lungo il fiume, la sua collocazione resta imprecisata. I resti di una porzione di mura e un arco bloccato da un opus reticolato sono tutto ciò che resta nelle sue vicinanze (Ruggiero; tentando di identificare la porta Minucia). Lyngby la identifica invece con un pilone Grotta Oscura posta a sud lungo la riva del Tevere, ma sembra poco plausibile.

POSIZIONE IN PIANTA
Più accettabile che l'Arcus Lentuli et Crispini sia una riedizione Augustana della Porta Trigemina nella forma di un arco monumentale (Coarelli ; Richardson; Mari).
Alcuni la collocano a circa 40 me a sud della chiesa di S. Maria in Cosmedin, dove un arco di tufo, largo m 3.30, sopra una strada pavimentata, venne rinvenuta nel 1886; altri ancora la situano nell'angolo nord dell'Aventine, vicino alla chiesa di S. Anna dei Calzettari. Qualche ipotesi la indica verso l'attuale Via della Greca. Alcuni studiosi la collocano sul tracciato dell'antica Scalae Cassi che dalle sponde del Tevere saliva sull'Aventino fino all'attuale chiesa di Santa Sabina.

Secondo un'ipotesi più accreditata era invece collocata nell'attuale via di S. Sabina, ed era attraversata dal clivus Sublicius, che portava al tempio di Diana sull'Aventino. I più recenti rilevamenti archeologici, effettuati da G. Pisani Sartorio e H. Lyngby, hanno però spostato la porta più a valle, verso l'inizio del clivus Sublicius, che però viene identificato non più con l'attuale Clivo dei Sublicii, ma con il vicino Clivo di Rocca Savella.



L'ARCO DI LENTULO E CRISPINO

Eretto nel 2 d.c. sotto i consoli P. Lentulus Scipio e T. Quinctius Crispinus Valerianus in un sito posto tra la zona sud del Forum Bovarium e la zona nord dell'Aventino, forse nei pressi di Santa Maria in Cosmedin potenzialmente nello stesso luogo della Porta Trigemina, fu distrutto nel XV sec. (Coarelli).

Poichè l'iscrizione dedicatoria coincide esattamente con quella dell' “Arcus Dolabellae et Silani” sul Celio, e poichè vi è un caso parallelo di ricostruzione Augustana, il “Fornix Augusti”, dalla testa di ponte del Pons Aemilius (ricostruito da Augusto stesso dopo il 12 a.c.), Coarelli ha plausibilmente individuato un programma augustano su larga scala di conversione delle porte antiche in archi monumentali. The Porta Trigemina rinnovata come Arch of Lentulus and Crispinus può essere quella di un perduto rilievo ricordato nel Codex Coburgensis (Coarelli).




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