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LUDI ROMANI (4 - 19 Settembre)


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I Ludi Romani, detti anticamente Ludi Magni, vennero istituiti da Tarquinio Prisco per festeggiare la conquista della città di Apiolae, una cittadella dei Latini distrutta dal re di Roma e localizzata a Castel Savello, tra Pavona e Albano Laziale. sebbene altri autori ne indichino come festeggiamento la vittoria sui Latini nella battaglia del Lago Regillo (496 o 499 a.c.).

La festività iniziava il 4 settembre con i “Ludi Scaenici”, ovvero degli spettacoli teatrali che vennero portati a Roma soltanto nel 300 a.c., introdotti per la prima volta per rendere omaggio agli Dei e placare la loro ira, che aveva scatenato una pestilenza. Ma solo nel 366 si ripeterono con una cadenza annuale.
Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, dei magistrati patrizi.

I giochi si svolgevano in ambiti diversi, presso i templi, i teatri e presso i circhi, di solito i giochi nel circo duravano dal 15 al 19 settembre. Il Cronografo del 354, un calendario illustrato per l'anno 354, opera del calligrafo Furio Dionisio Filocalo e offerto a (o commissionato da) un aristocratico romano di nome Valentino, invece riporta questi giochi dal 12 al 15 settembre.



LA DURATA

La durata dei giochi è controversa:

- Inizialmente i Ludi Romani duravano un giorno solo
- Un secondo giorno fu aggiunto per celebrare l'espulsione dei re da Roma, nel 509 a.c.,
- Un terzo giorno fu aggiunto per la pace ottenuta dopo la secessio plebis del 494 a.c.
- Dal 191 al 171 a.c. ebbero una durata di dieci giorni,
- Poco prima della morte di Gaio Giulio Cesare sembra durassero quindici giorni, dal 5 al 19 settembre.
- Dopo la morte di Cesare fu aggiunto un ulteriore giorno, probabilmente il 4 settembre, in quanto Cicerone afferma che passavano 45 giorni tra i Ludi Romani e i Ludi Victoriae Sullanae del 26 ottobre, per cui il 19 settembre era l'ultimo giorno dei Ludi Romani.
- Sotto Augusto si svolgevano in onore di Juppiter, e si tennero al Circo Massimo inizialmente dal 12 al 14 settembre.
- In seguito furono estesi dal 4 al 19 settembre. Fu in occasione dei Ludi Romani che per la prima volta a Roma si misero in scena opere tragiche basate sulla tragedia greca.



EPULUM IOVIS

Durante questi Ludi cadeva la festività di Epulum Iovis (13 settembre) in cui si invitavano gli Dei a partecipare alla festa, cosa che facevano simbolicamente attraverso le loro statue, disposte su ricchi letti (detti pulvinaria) con morbidi cuscini. Questi letti erano posti nella zona più onorevole della tavolata e gli Dei erano serviti di ricchi piatti, il cui consumo era poi effettuato dagli epulones.

EQUORUM PROBATIO

EQUORUM PROBATIO

Negli stessi ludi si festeggiava la Equorum probatio il 14 settembre, una prova pratica dei giovani, in genere aristocratici, per essere ammessi, una volta in età, all’ordine equestre.

La festa consisteva in una vera e propria gara nella quale prima della partenza venivano visionati i cavalli per poter effettuare ingenti scommesse. Secondo alcuni comportava anche la dimostrazione della capacità del giovane di usare la lancia montando il cavallo senza le staffe.

Le corse dei cavalli, dall'Equorum probatio ad altre gare, si svolgevano nel Circus Maximus, l'edificio più grandioso per spettacoli pubblici mai costruito, ornato di statue, di metalli nobili, di fregi rari, con 150.000 posti a sedere, che dopo la ristrutturazione di Traiano divennero 350.000.

Per l'occasione venivano fatti giungere a Roma i ludiones, ovvero dei ballerini e musicisti provenienti dall’Etruria che danzavano accompagnandosi con dei flauti. I romani tentarono di imitarli, dapprima rozzamente ma con il passare degli anni impararono a ballare e scrivere melodie adatte a quel tipo o ad altri tipi di festività.

Questi spettacoli danzanti duravano fino al 13 settembre, il giorno in cui veniva festeggiato l’anniversario del tempio Ottimo Massimo sul Campidoglio, che era dedicato a Giove. Lo stesso giorno in cui avveniva l’Epulum Iovis.



LUDI CIRCENSES

Il momento più atteso dei giochi erano però i Ludi Circenses, che si svolgevano il 15 settembre. La giornata iniziava con una processione, la Pompa Circensis, durante la quale sacerdoti e notabili in abiti da cerimonia, seguiti dal popolo, attraversava il Foro fino a raggiungere il Circo Massimo, dove si svolgevano i giochi.

Apriva la sfilata un magistrato assistito da tanti giovani a piedi o a cavallo e a loro volta seguiti da atleti e lottatori. Per ultimo il carro che trasportava le statue degli Dei e che era guidato da un giovane senza difetti fisici che non doveva essere orfano né di padre nè di madre.

Terminata la processione venivano svolti dei sacrifici in onore degli Dei con preghiere e libagioni. Venivano infine uccisi dei buoi e le loro carni erano offerte a Giove. A questo punto iniziavano i Ludi Circenses che consistevano nelle varie gare svolte dagli atleti e che terminavano poi il 19 settembre.
I combattimenti tra i gladiatori non erano inseriti all’interno di questi Ludi.


BIBLIO

- Sesto Pompeo Festo - Ludos Magnos - De verborum significatu -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Tito Livio - Ab Urbe condita libri - I -
- Dionigi di Alicarnasso - Antichità romane -
- Cicerone - De divinatione -
- Dionigi di Alicarnasso - VI -
- Cicerone - In Verrem - I -


TEMPLUM VENERIS GENETRICIS (26 settembre)


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TEMPIO DO VENERE GENITRICE

ETTORE DI RUGGIERO

Aedes Veneris victricis. — Fuori dell'area Capitolina. È ricordata nei fasti Amitemini ai 9 di Ottobre (C. I p. 425 « IX 4129) e negli Arvalici (G. VI 2295). Forse è il medesimo tempio della Venus Capitolina ricordato da Svetonio (Galig. 7 cf. Galba 18). Gfìr. Aedes Genii pn- blici etc. p. 179. Richter p. 96. Gilbert 3 p. 101. Di are, che certo doverono essere non poche in tutta la parte meridionale del colle, e specialmente nel recinto dell'area Capitolina, va ricordata quella che sorgeva innanzi al gran tempio di Giove e dove forse sacrificavano i giovani dopo avere indossato per la prima volta la toga virilis (cf. Marquardt, Privatleben p. 624). 

(Ettore di Ruggiero)

Il tempio di Venere Genitrice (Venere Madre) venne promesso in voto da Giulio Cesare a Venere durante la battaglia di Farsalo, combattuta e vinta nel 48 a.c. contro il suo avversario Pompeo Magno. Il termine "Genitrice" alludeva alla mitica ascendenza di Cesare, attraverso Iulo (ovvero Ascanio), progenitore della gens Iulia, e figlio di Enea, a sua volta figlio della Dea Venere. Ma la Dea era anche progenitrice di tutto il mondo vivente, animale e vegetale.

Dapprima Cesare pensò di dedicare il tempio "Venere Vincitrice", come quello edificato dal rivale Pompeo alla sommità del suo teatro, ma poi Cesare cambiò idea e optò per la Genitrix.
Il tempio della Dea venne così edificato e inaugurato nel 46 a.c. nella piazza del Foro di Cesare verso la sella che conduceva al Campidoglio, occupandone tutto il lato di fondo nord-occidentale.

Il tempio con la magnifica piazza antistante, fu uno dei pochissimi edifici,  iniziati da Cesare, che riuscì a inaugurare prima del suo assassinio.

Un passo di Svetonio (70 - 122) ricorda come un giorno Cesare ricevette il Senato, ignorando ogni norma dell'etichetta repubblicana, seduto al centro del podio del tempio, come una divinità vivente. 
Ma l'aneddoto non è credibile, anche perchè il senato si riuniva solo in luoghi consacrati a tal uopo, solitamente nella Curia, che si trovava nel foro romano.

Le cerimonie del senato per il nuovo anno avvenivano invece nel tempio di Giove Ottimo Massimo mentre gli incontri di argomento bellico avvenivano nel tempio di Bellona.
Non è escluso che l'aneddoto sia stato compilato per compiacenza dell'imperatore Adriano, sotto cui servì Svetonio, che ci teneva a che il suo governo fosse ritenuto migliore di quello dei suoi predecessori, per cui gradiva aneddoti sfavorevoli sui precedenti imperatori.

RESTI DEL TEMPIO DI VENERE GENITRICE - FORO DI CESARE

FAMIANO NARDINI

Templum Veneris Genetricis 

Cresciuto l'antico Foro era angusto nè potendo ampliarsi senza rovina grande de Tempi e degli edifizi che il circondavano, Cesare ne fabbricò un altro vicino e quasi congiunto "Non quidem rerum venalium" scrive nel secondo delle Guerre Civili "Appiano sed ad lites aut negotia convenientium". 

Racconta il medesimo che Cesare fece ivi un magnifico Tempio a Venere Genitrice con una famosa immagine di quella Dea mandatavi da Cleopatra a lato alla quale statua essere stata un'immagine di Cleopatra. Scrive nel 2 delle Guerre Civili il detto Autore "Ad Dea latus effigiem Cleopatrae statuit quae hodieque juarta visitur". 

 Al quale Tempio aggiungendo egli un Atrio sontuoso dichiarollo per Foro. L'atrio dunque al Tempio aggiunto fu la Basilica in cui tenevasi ragione la quale più della piazza che gli era avanti fu detta Foro. L'Atrio e la Basilica essere ivi stata una cosa stessa non paja strano poichè Atrio essere stata una gran sala divisata da colonne già ho provato e l'antiche Basiliche de Gentili non aver avuto forma diversa dalle prime Chiese Christiane, coll'esempio di S. Giovanni Laterano, di S. Paolo, di S. Maria Maggiore e di altre mostra dottamente il Donati onde dai compartimenti dell'antiche nostre Chiese in più navi possiamo ricordare la forma delle Basiliche e Fori de Gentili e conchiudere che gli Atri non erano da quelle dissomiglianti. 

Ma torniamo noi a parlare del Foro di Cesare interamente. Da Dione si dice nel lib 48 Romano pulchrius Svetonio nel 26 di Cesare così ne scrive: "Forum de manubiis inchoavit cujus area super II S millies constitit" e si conferma da Plinio nel 15 del lib 36. Il suo sito si dice essere tra S Lorenzo in Miranda e il Tempio della Pace ma come ciò se non solo il Tempio della Pace ma e S Lorenzo in Miranda anzi ed altri edifizi più di S Lorenzo vicini al Foro grande e al Campidoglio erano della quarta Regione ed il Foro di Cesare da Vittore e da Rufo è contato come in Anastasio si legge più volte. 

Eravi nel mezzo avanti al Tempio di Venere la statua equestre del medesimo Cesare di bronzo dorato coll'effigie del suo maraviglioso cavallo il quale impaziente di avere sopra altri che Cesare aveva l'unghie davanti intagliate in forma di denti umani. 

Così scrivono Svetonio nel 61 di Cesare e Plinio nel 42 8 libro. Quel cavallo di bronzo essere stato già dal Bucefalo di Alessandro opera di Lisippo ad Alessandro donato e trasportato poi da Cesare nel suo Foro fattogli aggiustare prima le unghie a di quelle del suo raccoglie il Donati da che Stazio scrive nel primo delle selve quando del cavallo di Domiziano ragiona v 84 
"Cedat equus Latiae qui contra Templa Diones Caesarei stat sede Fori Quem tradere cs ausus Pellaeo Iysippe Duci mox Caesaris ora Aurata cervice tulit." 

Davanti al medesimo Tempio di Venere Plinio 4 del libro 35 vi erano le pitture superbe di Ajace e Medea. Tra le altre statue delle quali era adorno una ve ne fu di Cesare armato di giacco erettagli da altri della quale Plinio nel 5 del 34. Avervi il medesimo Cesare dedicato un usbergo di perle Britanniche e sei gioielli scrive Plinio nel 35 del libro e nel primo del 37.
Esservi stata una Colonna Rostrata Quintiliano nel lib 1 c 7 ci dà contezza "Ut latinis veteribus D plurimis in verbis ultimam adjectam quod manifestum est etiam ex Columna rostrata qua est Julio meglio C Duellio in Foro posita".

VENERE GENITRICE

LE RICOSTRUZIONI

Il tempio venne danneggiato dall'incendio scoppiato sul Campidoglio nell'80 e dovette essere ricostruito sulle medesime fondazioni sotto Traiano (53-117), in seguito all'abbattimento della sella montuosa tra Campidoglio e Quirinale per l'erezione del Foro di Traiano, sella al cui pendio si appoggiava il tempio.

Venne pertanto nuovamente dedicato, come riportano i Fasti Ostiensi il 12 maggio del 113, nello stesso giorno dell'inaugurazione della Colonna di Traiano. Il tempio sopportò un nuovo incendio sotto l'imperatore Carino (257-285) nel 283, mentre sotto Diocleziano (244-313) dovette essere restaurato, inglobando le colonne della facciata in un muro in laterizio.

Venne poi collegato con archi, sempre in laterizio rivestito di marmo, per ragioni di stabilità, alle strutture laterali della Basilica Argentaria, il portico a pilastri che fiancheggiava il tempio di Venere Genitrice.

Nell'abside si trovava la statua di Venere Genitrice, opera dello scultore neoattico Arcesilao. All'interno del tempio numerose opere d'arte, conosciute in parte dalle fonti:
  • statua di Venere
  • statua di Cesare,
  • statua in bronzo dorato di Cleopatra,
  • due quadri di Timomaco di Bisanzio (Medea e Aiace, che Cesare pagò ottanta talenti),
  • sei collezioni di gemme intagliate,
  • una corazza decorata con perle proveniente dalla Britannia.
Venne incisa su un muro a Pompei questa invocazione:

Salute a te, o...nostra. Ininterrottamente ti prego, o mia signora; per Venere Fisica t’imploro di non respingermi. (Firma) Ricordati di me”. 

A Venere si rivolgevano gli amanti o coloro che speravano di diventarlo, per conquistare il cuore di qualcuno o per ricevere il dono della bellezza o per essere vivaci nei rapporti sessuali onde piacere al partner. 

Si pregava anche per recuperare un amore perduto, o per ben mantenere quello presente.

Genitrice della stirpe di Enea, gli astri scorrenti del cielo rendi popoloso il mare messi, poiché ogni genere di viventi nasce da te e, sorta, contempla la luce solare: te, dea, te fuggono i venti, te e la tua avanzata industriosa fa sgorgare fiori, per te sorridono le splende il cielo di una diffusa chiarezza.” 

(Lucrezio De Rerum Natura, Libro I)



LA FESTA

Veniva celebrata nel Saturni Dies, giorno comiziale, ante diem VI Kalendas Octobres. Iniziava di buon mattino con la lustrazione del tempio ad opera dei sacerdoti flamini coi loro inservienti (camilli) che li aiutavano nell'incombenza.

Quindi si procedeva ad un sacrificio di erbe odorose e incensi in onore di Venere Genitrix con canti e invocazioni, seguito dalla rievocazione di Giulio Cesare ormai divinizzato sulla cui statua si ponevano ghirlande infiorate di mirto che era sacro alla Dea.

Successivamente partiva la processione coi sacerdoti, le fanciulle inghirlandate che cantavano e spargevano petali rose e infine la statua di Venere portata dagli uomini che faceva il giro dei templi a lei collegati, come Saturno, Marte e Mercurio ed anche Cupido, venendo inghirlandata ancor più all'ingresso dei templi, per poi tornare al suo tempio.

Talvolta i fedeli nel tragitto le donavano sciarpe o mantelli di seta che venivano poste sulle braccia o ai piedi della statua. Oppure le ponevano collane sul collo, bracciali e pure anelli d'oro e d'argento.

Alla Dea non si sacrificavano animali ma le si offrivano rami di mirto, rose e mele, spesso durante le processione, venivano liberate in suo nome bianche colombe che si alzavano nel cielo. A casa fervevano i banchetti dove scorreva vino e si facevano i dolci detti milloi (cioè a forma di vagina), con frutta secca e miele.

Nella notte che seguiva il giorno di festa erano augurali i rapporti sessuali per avere figli, per rinsaldare l'amore ma pure bene augurali per ottenere successo. La Dea amava chi esercitava l'arte amorosa come ella stessa non cessava mai di fare.


BIBLIO

- Giuseppe Lugli - Il restauro del tempio di Venere e Roma, in Pan - 1935 -
- Antonio Muñoz - Il tempio di Venere e Roma, in Capitolium - 1935 -
- Filippo Coarelli - Guida archeologica di Roma - Arnoldo Mondadori Editore - Verona - 1984 -
- Andrea Barattolo - Sulla decorazione delle celle del tempio di Venere e Roma all'epoca di Adriano - in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma - 1974-75 -
- Alessandro Cassatella e Stefania Panella - Restituzione dell'impianto adrianeo del Tempio di Venere e Roma - in Archeologia Laziale - Consiglio Nazionale delle Ricerche - 1990 -



EPULUM IOVIS (13 settembre - 1 novembre)


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L'Epulum Iovis era una festa religiosa che si celebrava il 13 settembre e il I novembre in onore di Giove, attraverso un lectisternio. Secondo alcuni le due festività cadevano il 13 settembre e il 15 novembre, ma a nostro avviso c'è una confusione con la dedica del Tempio di Giove Ottimo Massimo Capitolino (Iuppiter Optimus Maximus Capitolinus).

Il tempio, la cui costruzione era già stata avviata dal re Tarquinio Prisco e terminata dopo la cacciata dei re etruschi, venne dedicato infatti dal console Marco Orazio Pulvillo (sorteggiato per l’occasione) il 15 novembre del 509 a.c.. Per l'occasione vi fu una festa che veniva ripetuta ogni anno come ogni dedica ad ogni tempio, però non si faceva mai un lectisternio per la dedica dei templi. Pertanto la seconda data è a nostro avviso il I novembre.

Secondo l'antica tradizione romana, lo Jovis Epulum, però non riguardava solo Giove ma la Triade Capitolina, quindi Giove, re degli Dei, ma pure Giunone, protettrice dello stato romano e Minerva,  la Dea della guerra, della saggezza e delle arti. In questo giorno infatti venivano festeggiate anche le battaglie estive. 

Alcuni studiosi pensano nello Iovis Epulum si festeggiasse magari anche la dedica al tempio, perchè non ci sarebbe stato motivo di includervi, come la tradizione riporta, tutta la triade capitolina, però non tutti sono d'accordo su questa inclusione.

PULVINAR

IL LECTISTERNIO

Il Lectisternio era un convito sacro a cui venivano invitate le divinità sotto forma di statue che venivano fatte poggiare su dei "pulvinar" (praticamente divani), con il braccio sinistro appoggiato su un cuscino (pulvinus), una sorta di triclini, anche se il pulvinar era in realtà una tribuna d'onore, come quella che usavano gli imperatori nel presenziare gli spettacoli. 

Le statue del lettisternio ovviamente non erano in marmo ma in materiale molto più leggero, secondo la maggior parte degli autori era in legno, secondo altri in giunco rivestito di fango, secondo altri ancora fatti di paglia con forma vagamente umana.

Non si può onestamente pensare che i romani, che pitturavano il prezioso marmo per rendere verosimili gli Dei, e che li vestivano con vesti preziose, in una ricorrenza così importante e vitale usassero dei meri fantocci.

GIOVE
Le statue erano sicuramente di legno leggero, ricoperte a calce e dipinte con maestria si che sembrassero vivi. Completavano l'opera le vesti di ogni divinità, in questo caso non seminude ma vestite con stoffe pregiate e intessute d'oro e d'argento, con tanto di nastri, ghirlande e soprattutto gioielli, il tutto accuratamente profumato coi vari incensi.

Questi letti erano posti nella zona più onorevole della tavolata e gli Dei erano serviti di ricchi piatti, il cui consumo era poi effettuato dagli epulones. Ci si è chiesto se, dato che si trattava di una tribuna, se le statue non fossero poste sedute come appare nelle statue della trinità capitolina, ma oggi molti autori pensano che si usassero nell'epulum un triclinio vero e proprio però con 4 colonne e un tetto che avrebbe protetto le statue in caso di pioggia.

Poichè la posizione era allungata e coricata su un fianco, e si poggiavano tutti sul fianco sinistro, viene da chiedersi se le statue fossero state scolpite proprio in quella posizione, o fossero fornite di braccia e mani, e magari anche di gambe snodabili. Sicuramente anche le statue delle processioni dovevano essere di legno, ma sarebbe stato difficile usare le stesse immagini che avrebbero potuto reggere male durante le scosse del carro o delle spalle delle persone da cui venivano portate.

I romani, ovvero lo stato romano, non badava a spese e sicuramente le statue erano diverse. Non sappiamo però se le icone del lettisternio fossero snodabili o meno, ma supponiamo che per una maggiore resistenza delle statue non lo fossero e che quindi dette immagini, tenute nelle celle dei templi, fossero riservate solo ai lectisternii.

Stava ai sacerdoti e ai loro assistenti prendersi cura delle immagini e tutto ciò che le concerneva per conservarle totalmente integre. Spesso le statue venivano ornate con le elargizioni preziose dei cittadini che volevano cooperare alla buona riuscita del lettisternio.

La postura della divinità era indicata dal verbo "accubare" (coricare): dinnanzi alla divinità "accubans" si poneva una tavola con sopra delle vivande precedentemente consacrate dai sacerdoti mediante formule cerimoniali e aspersioni (tipo quelle che usano oggi i preti nella benedizione delle case a Pasqua). 

L' Epulum era dunque un convito sacro a una divinità, e per questo il simulacro della stessa è posto nei pressi della tavola imbandita. La consuetudine del pasto sacro è antichissima, rinverdita da re Numa, come ci riferisce Plinio (N.H. 32, 10). Secondo Festo (Pollucere) nell'Epulum si offrivano diversi cibi che potevano essere: farro, polenta, vino, pane, fichi secchi, carne porcina e di bue, di agnello e di pecora, formaggio, farina di spelta, sesamo e olio, pesci con le scaglie, eccetto lo scaro.

Gellio ricorda un famoso Epulum Iovis, durante il quale Publio Cornelio Africano e Tiberio Gracco, essendo seduti vicini e ispirati divinamente, diventarono amici da nemici acerrimi quali erano stati in precedenza.

TRIADE CAPITOLINA

GLI EPULONI

Il collegio degli epulones venne istituito nel 196 a.c., ed era costituito da sacerdoti in numero di tre, poi di sette, poi di 10, con l'incarico di curare la preparazione e la celebrazione dell'epulum Iovis. Si occupavano pertanto delle statue e dei banchetti celebrati in occasione dell'Epulum ma pure dei trionfi. 

Venivano nominati i nuovi dal collegio stesso, tra magistrati almeno pretori (ma a volte anche di grado inferiore). Potevano essere sia patrizi che plebei, purché di ordine senatorio. Avevano il quarto posto nella gerarchia dei collegi sacerdotali maggiori, dopo i pontefici, gli auguri ed i XV viri sacris faciundis.

Il termine epulone passò poi come a dispregiativo presso i cristiani come indicativo di persone che amano tavole abbondanti e raffinate, per il principio della mortificazione del corpo. In realtà gli epuloni a Roma non avevano questa fama perchè anche se partecipavano al banchetto avevano un compito prettamente organizzativo.


Memoria del dott. GIUSEPPE MARCHETTI LONGHI
Ludi e Circhi nell'antica Roma. 

Ma nell'Epulum Iovis si svolgevano i Ludi Romani.

"Premio ai vincitori: la corona di quercia, sacra a Giove, in cui onore furono sempre i ludi Romani, e, solo in seguito agli influssi Greci, la palma. Ma il carattere principale di quei giuochi, carattere religioso e trionfale, si rivelava nell'Epulum Jovis, ο banchetto divino apprestato alle tre divinità maggiori, e nella pompa triumphalis, che scendendo dal Campidoglio, attraverso il Foro, entrava nel circo passando per la porta triumphalis, e ne percorreva l'intero giro, processionalmente, fino alle are degli Dei, ove consumavansi i sacrifici di rito.

Dionigi di Alicarnasso ci ha lasciato la descrizione minuta di questo meraviglioso corteo, descrizione, che tralascio per brevità, solo ricordandone, per dare un'idea della sua magnificenza, i vari elementi: i giovinetti, figli di cavalieri, montati su focosi cavalli od a piedi, ordinati secondo i ranghi militari; gli aurighi, i nudi atleti, i Salii con vesti color di fiamma, e cinture di bronzo, i tibicines e i suonatori di trombe, poi le mensae con i simulacri degli dei, ed infine la lunga teoria dei Magistrati e dei Sacerdoti."


BIBLIO

- Plinio - Naturalis Historia - 32, 10 -
- Sextus Pompeius Festus - De verborum significatu -
- Beatrice Barberis - Instrue praeceptis animum - Catone - 2019 -
- Beatrice Barberis - Italica res - 2018 -


NATALIS AUGUSTI (23 Settembre)


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L’uso di festeggiare nelle famiglie il natale "dies natalis" del padre o degli altri membri è documentato dal III sec. a.c., ma è molto più antico. A Roma si festeggiava il dies natalis di alcuni templi, il natalis Urbis coincidente con le Palilie e, sotto l’impero, quello degli imperatori divinizzati. Quello di Augusto si festeggiò in vita e in morte.

« Dal tempo remoto in cui un fulmine era caduto su una parte delle mura di Velitrae, era stato profetizzato che un giorno un cittadino di quella città si sarebbe impadronito del potere; per questo gli abitanti di Velitrae, fiduciosi nella promessa, e allora e in seguito combatterono spesso contro il popolo Romano, fin quasi alla loro rovina. Ben più tardi apparve evidente che il prodigio aveva voluto fare riferimento alla potenza di Augusto. »
(Gaio Svetonio Tranquillo, Vita divi Augusti, v.II.)

"Quando Caio Laetorius, un giovane di famiglia patrizia, nel difendersi dinanzi ai senatori per avere una pena più lieve, sul suo presunto adulterio, oltre alla sua gioventù e le qualità che possedeva, si dichiarò il guardiano del terreno che il Divino Augusto aveva per prima toccato nella sua venuta nel mondo, e pregò di poter trovare grazia, per amore di quella divinità, che era in un modo particolare la sua, e il Senato lo graziò approvando una legge per la consacrazione di quella parte della sua casa in cui era nato Augusto."

Ottaviano nel 18 a.c. fu proclamato Augusto, quindi venerabile e sacro, dal Senato, per cui dichiarò tutto il mese di agosto Feriae Augusti, le vacanze di Augusto, visto che questo includeva molte feste religiose. Il termine Augusto derivava dalla denominazione della Grande Madre siriana Atargatis, detta "l'Augusta", cioè la più grande, la più sacra, la Dea con la corona turrita che si ergeva in piedi poggiando su due leoni.

Pertanto Augusto celebrava in vita:
- il suo dies natali
- la sua acclamazione a imperator
- tutto il mese di augustus (agosto)
- il giorno della dedica del suo tempio di Augusto e Roma


VASO PORTLAND

VASO PORTLAND

Il vaso risalirebbe al periodo augusteo (31 a.c. - 14 d.c.) o comunque del I sec. a.c. in base allo stile delle rappresentazioni, più vicine al II stile pompeiano. Analogie con la Gemma augustea fanno pensare a una datazione al periodo augusteo precedente la morte di Augusto (30 - 10 a.c.). Le dimensioni sono 24 x 7,7 cm (altezza x diametro).

Le figure sono composte di un vetro di colore blu cobalto che, rappresenterebbe le mistiche nozze di Peleo e Teti, ma E. Simon e altri sostengono raffiguri l'unione tra Azia maggiore e Apollo (l'attribuzione al Dio del concepimento di Ottaviano rientrava nella propaganda di Giulio Cesare) rappresentando il primo incontro tra i due.

D'altronde la diffusione di questa storiella a Roma ci fu, non sappiamo se voluta o meno da Augusto, ma di certo non la ostacolò. Non è un caso che Gaio Sosio dedicasse ad Augusto un tempio guarda caso proprio di Apollo eretto nel circo Flaminio.

Questo lato del vaso rappresenterebbe dunque la nascita di Ottaviano e l'età d'oro da lui inaugurata, mostrando l'unione di Azia e Apollo con Ottaviano a sinistra e Nettuno, nume tutelare della vittoria di Azio. Apollo era il Dio prediletto di Ottaviano, che d'altronde era bello come un Apollo. Il serpente nel grembo di Azia sottolinea il suo aspetto di Madre Terra.



L'ADORAZIONE DELL'IMPERATORE

Quando Ottaviano venne proclamato Augusto, dopo che aveva rifiutato il titolo di "Romolo" nel 27 a.c. diverse città orientali volevano dedicargli un culto (Augusta era un titolo di origine orientale dedicato alla Grande Madre, ma il culto dell'imperatore vivente non era gradito a Roma, per cui Augusto prescrisse che il suo culto doveva essere associato a quello della Dea Roma e poteva essere praticato solo da abitanti dell'oriente. Nonostante ciò spesso il suo culto venne distinto da quello di Roma.

Anzitutto vi era il culto del Genio dell'Imperatore: che coinvolgeva il sovrano vivente, senza per questo contravvenire ai principi della religione romana, che al contrario di quanto avveniva in Oriente, non concepiva il concetto di uomo-dio. Concepiva invece l'esistenza di Geni, personali e impersonali. Il Genio personale era preso un po' dal Daimon greco e dalla Lasa etrusca, da questo la religione cattolica trarrà l'angelo custode, alato come una Lasa ma asessuato.

Nell'Urbe l'inizio del culto dell'imperatore si ebbe appunto con l'introduzione del genius Augusti, il suo nume tutelare. Alla sua morte, però, anche Augusto venne proclamato divus con un atto pubblico del Senato romano (la deificatio), nacquero pertanto dei templi, coi propri collegi sacerdotali, e dedicate festività in corrispondenza del dies natalis.

Diventare divo non voleva dire diventare Dio, ma partecipare in un mondo di mezzo dove gli eroi e gli ottimi imperatori venivano deificati con un complessa cerimonia Che pur non essendo Dei diventavano immortali.

I successivi imperatori ebbero quindi da una parte il culto del genio dell'imperatore vivente, atto dovuto da tutti i cittadini dell'Impero, dall'altro il culto personale dei sovrani riconosciuti come "divini" dopo la morte. Fu proprio l'opposizione al culto imperiale dei Cristiani una delle cause delle persecuzioni cui andò incontro, sin dal I secolo la nuova religione, perchè altrimenti avrebbero potuto adorare tutti gli Dei che volevano.

Nonostante l'affermarsi della religione cristiana le pratiche della divinizzazione imperiale rimasero ancora a lungo in uso, tanto da essere ancora applicate anche nel caso dello stesso Costantino I, che però veniva elevato dal nuovo culto cristiano al rango di Isapostolo, cioè di "eguale agli apostoli", onde perpetuare la funzione religiosa dell'imperatore.

Augusto, che fu uno degli imperatori più amati, e pure rimpianti dal popolo romano che non lo dimenticò nemmeno dopo secoli, venne pertanto festeggiato nel giorno della nascita, nel giorno in cui aveva preso l'imperator, e il giorno della divinizzazione. In più si celebrava nei templi di Augusto il giorno in cui l'edificio era stato dedicato dai sacerdoti con rito sacro.

Il Dies Natalis dell'imperatore Augusto divenne pertanto giorno molto fausto, ed essendo molto vicino se non lo stesso al giorno del Dies Natalis di Romolo, le due festività finirono per unirsi. La festa consisteva di varie fasi. Di solito si andava nel tempio dedicato ad Augusto e i sacerdoti, per ordine e pagamento del senato vi portavano un elogio dell'imperatore iscritto in una tavola che poteva essere in avorio, in argento o addirittura in oro.

Seguivano poi i regali dei senatori o dei personaggi influenti che donavano una statua dell'imperatore e targhe da porre in ornamento dell'Urbe. Quindi seguivano processioni per chiedere agli Dei lunga vita per l'imperatore, quindi seguivano giochi pubblici, e poi pubblici banchetti, in genere accanto ai templi, dove venivano offerte focacce e vino.

Si proseguiva finchè non si dovevano accendere le torce, dopo di che si tornava a casa. Durante la festa naturalmente non mancavano le bancarelle coi souvenir dell'imperatore su medaglie, su avorio o su lastre di bronzo, era anche questo un modo per farsi pubblicità. Naturalmente per l'occasione si stampavano monete con l'effigie di Augusto, immagine che tutti quindi potevano toccare con mano.


BIBLIO

- Mario Attilio Levi - Augusto e il suo tempo - Ed. Rusconi - Milano - 1994 -
- Giovanni Pugliese Carratelli - Imperator Caesar Augustus - Index rerum a se gestarum - con introduzione e note - Napoli - 1947 -
- Arnaldo Marcone - Augusto - Salerno - 2015 -
- Luciano Canfora - Augusto figlio di Dio - Bari - Laterza - 2015 -
- Alison E.Cooley - Res Gestae divi Augusti, edition with introduction, translation, and commentary -Cambridge University Press - Cambridge - 2009 -



FESTA TEMPLUM APOLLINIS (23 Settembre)


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LE MUSE DI FILISCO - RODI

23 settembre - Templum Apollinis in Campo Martio 

-  Il 23 settembre si festeggiava a Roma l'anniversario del Templum Apollinis in Campo Martio, in onore di Apollo. La Dedicatio del tempio di Apollo in Campus Martius avvenne nel 431 ac. ad opera del console Cneus Iulius, dedicatio decisa, ovvero votata, nel 433 a.c. a seguito di una epidemia scoppiata a Roma. In questa occasione la divinità venne chiamata "Apollo Medicus" per i grandi miracoli che operò contro la pestilenza..



APOLLO

Euripide inneggia a Febo, epiteto di Apollo, per aver ucciso il serpente della Grande Madre. Lo screziato drago, dalle squame corrusche, immane mostro della terra, custodiva l’oracolo:
"Eri ancora un bambino, giocavi ancora in grembo alla madre, Febo, ma uccidesti il drago, e l’oracolo fu tuo: dal tripode d’oro, sul trono che non mente, adesso pronunzi presagi per i mortali: dentro il sacrario, sei vicino alla fonte Castalia, possiedi il centro del mondo."

Divinità di importazione greca ed etrusca, a cui nel 431 a.c. venne intitolato il primo tempio romano, chiamato Apollinar, in occasione di una pestilenza che afflisse la città.

- Il tempio venne poi restaurato restaurato nel 353 a.c. dai Consoli Gaio Sulpicio Petico IV e Marco Valerio Publicola II (entrambi patrizi, in violazione delle leggi licinie-sestie. Nonostante le proteste dei plebei e dei tribuni della plebe, i due consoli riuscirono a far sì che anche per l'anno successivo la carica fosse appannaggio di due patrizi).

- L'Apollinar venne ancora restaurato nel 179 a.c., ad opera del censore Marco Emilio Lepido (.. - 152 a.c.), contemporaneamente ad un vicino teatro. Plinio riferisce che il tempio fosse adornato dalle splendide statue di Apollo, di Latona e di Artemide insieme alle nove Muse, attribuite a Filisco di Rodi (II metà II sec. a.c.). L'iconografia delle Muse venne talmente apprezzata da essere riprodotta in numerose repliche che adornavano le case romane; le opere derivate dal gruppo di Filisco si caratterizzano per il panneggio del mantello trasparente che sottolinea le forme della veste sottostante, secondo il verismo virtuosistico tipicamente rodio.


Ludi Apollinares

Durante la II guerra punica vennero istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore di Apollo, che iniziavano dopo la festa della dedicatio del tempio. Da Giulio Cesare venne dedicato anche alla Dea Diana, sorella di Apollo, in seguito alla distruzione del suo vicino tempio nei lavori per l'edificazione del teatro di Marcello.




Augusto

Il culto apollinare venne incentivato poi dall'imperatore Augusto, che se ne attribuì la discendenza da parte di madre, per cui Apollo divenne uno degli Dei romani più influenti.

Il tempio venne ricostruito da Gaio Sosio (66 a.c. - ...), già seguace di Cesare, poco dopo un suo trionfo nel 34 a.c. ma i lavori si interruppero per il conflitto tra Ottaviano e Antonio, dove Sosio, passato dalla parte di Antonio, attaccò violentemente Augusto in senato. Dopo la battaglia di Azio, Sosio, ormai sconfitto, fuggì ma venne scoperto in un nascondiglio e portato davanti a Ottaviano che, per intercessione di Lucio Arrunzio, console del 22 a.c., lo perdonò.

Però Ottaviano impose a Sosio di completare e di dedicare il tempio a nome di Augusto finanziandone il completamento, obbligandolo inoltre ad ingrandirlo e abbellirlo in modo grandioso e dispendioso.

Il tempio prese il nome di Apollo Sosiano, appunto da Sosio, che inoltre a sue spese  istituì giochi quinquennali in onore del Dio. Il tempio venne poi detto di Apollo Palatino in quanto eretto sull'omonimo colle dove fu conservata la raccolta di oracoli detta Libri Sibillini. In onore del Dio, e per compiacere l'imperatore, il poeta romano Orazio compose il celebre Carmen Saeculare.



Dedicatio Apollinaris

La festa della Dedicatio dell'Apollinar cadde nel 23 settembre, data in cui l'edificio venne ultimato ad opera di Sosio, ma per conto dell'imperatore Augusto. Tale festeggiamento non venne a caso perchè nello stesso giorno si festeggiava il Natalis Augusti, anche perchè, come già detto, Augusto si riteneva, o voleva si ritenesse, che fosse discendente del Dio Apollo che avrebbe ingravidato sua madre Azia.

La festa pertanto prevedeva il sacrificio al tempio con relativi rituali, la cerimonia per l'imperatore con le preghiere di rito, il banchetto sacro, la processione, l'inizio dei Ludi Apollinaris presieduti dallo stesso Augusto, nonchè danze e musiche per la città in festa. Il tempio era colmo di ghirlande e di doni da parte dei romani.

In città venivano stesi i labari con le immagini del Dio o dei suoi attributi, ovunque c'erano festoni, ghirlande, bancarelle di cibo e di statuette o medaglioni del Dio e dell'Imperatore, nonchè i soliti souvenir per gli immancabili stranieri di transito, attratti dalla fama della città eterna, la più grande e la più bella del mondo.


BIBLIO

- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -
- Aedes Apollinis Palatini - Samuel Ball Platner - completato e rivisto da Thomas Ashby - A Topographical Dictionary of Ancient Rome - Oxford University Press - Londra - 1929 -
- Giuseppe Lugli - Il tempio di Apollo e gli edifici di Augusto  sul Palatino - Le temple d'Apollon et les édifices d'Auguste sur le Palatin - Académie des Inscriptions et Belles-Lettres - vol. 94 - n. 3 - 1950 -




NATALIS ROMULI (20 Settembre)


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LA LUPA DI ROMA CHE ALLATTA ROMULUS E REMUS

20 SETTEMBRE - FESTA DEL NATALE DI ROMOLO

Natalis Romuli - 20 settembre

Natalis Romuli: Romulus, filius Martis, una cum fratre gemino Remo expositus est. Infantes a lupa alebantur, a pastore Faustuli inventi sunt.

Il componimento più esaustivo sulla nascita dei gemelli e sulla fondazione di Roma lo abbiamo nella "Vita di Romolo" di Plutarco, composta con ogni probabilità dopo il 96 d.c. e collocata, insieme alla biografia di Teseo, al settimo posto delle Vite parallele.

L'autore ricompone l’infanzia dei gemelli fatidici basandosi informazioni offerte da Diocle Pepareto (III sec. a.c.) e Fabio Pittore (Quinctus Fabius Pictor 260 – 190 a.c.):

« Ma il primo a diffondere fra i Greci la versione più attendibile sulle origini di Roma, la più degna di fede e la più documentata, fu Diocle di Pepareto, con il quale concordò su moltissimi particolari Fabio Pittore. » (Plutarco, Vite Parallele : Romolo).

LA VESTALE RHEA SILVIA CON I GEMELLI
Narra Plutarco che i due gemelli « si distinguevano sia per la prestanza fisica sia per l’avvenenza; crescendo poi divennero entrambi impetuosi e valorosi e dotati di uno spirito e di un’audacia che non veniva meno neppure di fronte a terribili calamità. Romolo sembrava possedere maggiore capacità di giudizio e un’innata perspicacia politica, mostrando nei rapporti con i confinanti per i diritti di pascolo e di caccia una naturale predisposizione al comando piuttosto che alla sottomissione » (Rom. VI 3).

Sembrerebbe che per primo Romolo abbia istituito il culto del fuoco, creando vergini sacre chiamate Vestali. Si diceva poi che fosse esperto di arte divinatoria e che portasse il cosiddetto lituo, un bastone ricurvo con cui venivano descritti i quadrati celesti.

ROMOLO
Poi però il potere, come spesso accade, gli dette alla testa dimenticando la modestia e il buon senso (veramente aveva assassinato il fratello per cui anche prima di etica non doveva essere un granchè):

« Inorgoglitosi per i successi conseguiti, con grande arroganza abbandonò la precedente tendenza democratica, per uniformarsi a un modello monarchico opprimente e intollerabile, innanzitutto per l’atteggiamento che aveva assunto. Infatti indossava un mantello purpureo e una toga bordata di porpora e concedeva udienza stando seduto su un trono ricurvo. Era sempre attorniato da alcuni giovani chiamati Celeri per la prontezza che mostravano nel compiacerlo » (Rom. XXVI 2).

Sulla misteriosa morte di Romolo Plutarco è piuttosto conciso:
« Scomparve alle none del mese ora chiamato luglio e allora Quintile. Sulla sua morte non si può dire nulla di sicuro, né sapere niente che appaia attendibile, tranne appunto la data » (Rom. XXVII 4).
Con tutto ciò Romolo che a nostro avviso deve essere stata una figura reale, perchè solo le persone reali possono essere criticate e pure duramente, le leggende di solito hanno tutti i meriti, dalla bellezza, alla saggezza e al coraggio. Romolo fu molto determinato e coraggioso, ottimo condottiero e lungimirante per la patria, ma pure violento, guerrafondaio e misogino.

Per i romani fu quindi una realtà e un mito insieme, Roma e Romolo erano indissolubili. Pertanto si festeggiava non solo la fondazione di Roma nel 21 aprile, ma pure la nascita di Romolo, che cadeva il 20 Settembre. Plutarco racconta che un certo Lucio Taruzio (Lucius Taruntius Firmanus 86 a.c. - ...), matematico, astrologo ed amico di Marco Terenzio Varrone, avesse calcolato il giorno della nascita dei due gemelli Romolo e Remo che avrebbero fondato Roma all'età di 18 anni.

TRIONFO DI ROMOLO
Dopo aver esaminato le circostanze della vita e della morte del fondatore di Roma, calcolò che Romolo (e naturalmente anche Remo) fosse nato il 24 Marzo, nel secondo anno della seconda Olimpiade, cioè il 771 a.c.

La coincidenza di questa data con un'eclissi di sole, riferita da Plutarco, è ripresa e discussa da Giuseppe Giusto Scaligero senza rivelarne la fonte. 

La datazione che fu piuttosto derisa dal suo contemporaneo Marco Tullio Cicerone (106 – 43 a.c.) e in seguito da Gaio Giulio Solino (Gaius Iulius Solinus; 210 circa – dopo il 258). 

Secondo altri Romolo nacque il 21 settembre, e secondo altri ancora il 23 settembre.

ROMOLO TRACCIA IL SOLCO DI ROMA
Tuttavia i romani festeggiavano il natale di Romolo il 20 settembre. Per capirne le ragioni occorre ricordare che Augusto era nato il 23 settembre, per cui associare il suo genetliaco a quello di Romolo - Dio Quirino piacque molto al suo forte spirito propagandistico. Per cui durante il suo regno le due date si sovrapposero festeggiando sia Ottaviano che il Dio Quirino. 

In seguito, ai futuri imperatori non garbava la festa di Augusto-Quirino per cui si dissociarono le due date e la festa fu celebrata si, ma solo in onore di Romolo-Quirino. Rimase inoltre una festa un po' secondaria, perchè la festa principale del Dio era quella del 17 febbraio.

Nella festa si sacrificavano pecore o capre perchè anticamente i romani erano pastori di ovini e si bruciava del mirto, che era sacro a Quirino. Seguivano varie benedizioni sulla semina da parte dei sacerdoti seguiti da processioni e banchetti.


BIBLIO

- Plutarco - Vita di Romolo -
- Howard Hayes Scullard - Festivals and ceremonies of the Roman republic - 1981 -
- Santiago Montero - Sabino Perea (a cura di) - Romana religio = Religio romanorum: diccionario bibliográfico de Religión Romana - Madrid - Servicio de publicaciones - Universidad Complutense - 1999 -
- D. Sabbatucci - La religione di Roma antica - Il Saggiatore - Milano - 1989 -
- W. Warde Fowler - The Roman Festivals of the Period of the Republic: An Introduction to the Study of the Religion of the Romans - London - Macmillan and Co. -1899 -


FESTE ROMANE DI SETTEMBRE


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LA VENDEMMIA

I Romani avevano 45 giorni di feriae publicae e 22 giorni di festività singole obbligatorie. Inoltre avevano 12 giorni di ludi singoli e 103 di ludi raggruppati su più giorni. Insomma circa la metà dell'anno era non lavorativa. Il calendario delle festività era proclamato al popolo dai sacerdoti all'inizio di ogni mese. Se due feste cadevano nello stesso giorno si annunciava quale festività era operante, ma talvolta se ne festeggiava più di una insieme.

Settembre per i romani aveva due valori importanti: nelle campagne si terminava la raccolta dell'uva, che tuttavia per la maggior parte avveniva in agosto. Uva che nel suolo italico era prodotta in grande abbondanza, non a caso era chiamata Enotria, derivazione della parola greca Oinotron (palo di legno a sostegno della vite), sulla base del mito ovidiano relativo alla lotta fra Enea e Mezenzio (Fast. 4, 879-896), nota che a Roma non esiste il rapporto tra vino, o comunque sostanza inebriante e virtus guerriera, come avviene in tutte le altre culture indoeuropee. 

Lo scontro vede vincitore Enea, che vota a Giove i musta della vendemmia ventura, sottraendoli al consumo umano in funzione guerriera, cui sarebbero invece stati destinati per scelta di Mezenzio.

Ciò vuol dire che egli rinuncia a un uso della bevanda favorente il furor bellico, e che consegue la vittoria grazie a questa rinuncia. In effetti i romani basavano la loro capacità guerresca più sull'addestramento  e l'organizzazione che sul furor, semmai espresso in forma più razionale e pacata coll'amor di patria e la ricerca della gloria per la propria gens.

L'ebbrezza del vino viene qui sostituita, per il piacere dei romani, dal festeggiamento dei Ludi Magni, che infiammavano i cuori e che duravano praticamente tutto il mese. Per assistervi veniva gente non solo da Roma, non solo dal suolo italico, ma pure dai possedimenti extraitalici dell'impero, tanto erano fastose e uniche al mondo.

E in effetti si narra che Cerere le messi e Libero la bevanda
prodotta col succo della vite abbian fatto conoscere ai mortali;
eppure la vita avrebbe potuto durare senza queste cose,
come è fama che alcune genti vivano tuttora.
Ma vivere bene non si poteva senza mente pura;
quindi a maggior ragione ci appare un dio questi
per opera del quale anche ora, diffuse tra le grandi nazioni,
le dolci consolazioni che della vita placano gli animi
.”
(Lucrezio)



- 4 al 19 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Questa festività ebbe inizio nel 366 a.c. e aveva cadenza annuale; tipicamente si tenevano dal 12 al 14 settembre, ma poi furono estesi dal 4 al 19 settembre. Si svolgevano nel Circus Maximus, l'edificio più grandioso per spettacoli pubblici mai costruito, ornato di statue, di metalli nobili, di fregi rari, con 150.000 posti a sedere, che dopo la ristrutturazione di Traiano divennero 350.000. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 5 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 6 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 7 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 8 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 9 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 10 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 11 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 12 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 13 settembre - CERERIS - 
Festa in onore di Cerere. Si festeggiava il tempio ai piedi dell'Aventino, votato nel 496 a.c., ad opera del dittatore Aulo Postumio, in seguito al responso dei Libri sibillini, forse per spingere la classe plebea a combattere, alla vigilia dell'importante Battaglia del Lago Regillo. Il tempio infatti assunse fin dalla sua dedica, avvenuta nel 494 ad opera di Spurio Cassio Vecellino, connotazioni plebee. Vi si adoravano la triade Cerere, Libero e Libera (corrispondenti a Demetra, Dioniso e Kore). Secondo Cicerone le sacerdotesse dedite al culto provenivano solo ed esclusivamente dal sud.

- 13 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 13 settembre  - EPULUM IOVIS -
Festa celebrata in onore di Iuppiter, Giove. Si ricordava la fondazione del Templum Iovis in Capitolio. I triumviri epulones organizzavano l' epulum, ossia il sacro banchetto. Il collegio degli epulones venne istituito nel 196 a.c. e fu ampliato successivamente.


- 13 settembre - TEMPLUM IOVIS OPTIMI MAXIMI IN CAPITOLIO -
Detta pure da Livio e da Festo :Clavus annalis.
Festa celebrata in onore di Iuppiter Optimus Maximus, ossia Giove Ottimo Massimo, di Iuno, ossia Giunone, e di Minerva. Si ricordava la dedicatio del tempio sul Capitolium effettuata da Horatius Pulvillus nel primo anno della repubblica 509-510 a.c. Il tempio era stato deciso da Tarquinius Priscus e portato quasi a compimento da Tarquinius Superbus. Il tempio aveva tre celle. Al centro Iuppiter, sulla destra Minerva e a sinistra Iuno. Il cerimoniale prevede, tra l'altro, che il console in persona pianti un chiodo nella parete del tempio.
Il particolare del chiodo, secondo Livio, sarebbe di origine etrusca e risalirebbe al tempo in cui, non essendo così diffusa la scrittura, ci si serviva di chiodi per segnare il passare degli anni. Così anche Festo, che aggiunge che la legge che istituisce questo rito a Roma sarebbe scritta nel tempio di Minerva, inventrice dei numeri.

- 13 settembre -  EQUORUM PROBATIO 
una sorta di carosello equestre che durava due giorni. Praticamente una cerimonia da parata a cui partecipavano generali famosi o eroi distinti nelle battaglia che avevano guadagnato importanti onoreficenze.


- 14 settembre -  EQUORUM PROBATIO
una sorta di carosello equestre, come
il 13.

- 14 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 15 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 16 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 17 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 18 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

- 19 settembre - LUDI ROMANI VEL LUDI MAGNI 🔎
I Ludi Romani, anticamente denominati Ludi Magni, si svolgevano, in età augustea, in onore di Iuppiter, Giove. Si svolgevano nel Circus Maximus. Erano stati istituiti da Tarquinius Priscus. Dal 366 a.c. divennero annuali. Dal 347 a.c. furono organizzati dagli aediles curules, magistrati patrizi.

20 settembre - NATALIS ROMULI 🔎  
Festa del giorno della nascita di Romolo. Il suo tempio origine venne costruito come vestibolo circolare di accesso al Tempio della Pace nel 75, considerando Romolo colui che portò gloria e pace a Roma, per questo venne divinizzato sin dai tempi della monarchia.

- 23 settembre - NATALIS AUGUSTI - TEMPLUM APOLLINIS IN CAMPO MARTIO 🔎
Festa celebrata in onore di Apollo e di conseguenza anche in onore di Ottaviano Augusto. Si ricordava la dedicatio del tempio di Apollo in Campus Martius avvenuta nel 431 a.c. da parte del console Cneus Iulius. La costruzione del tempio era stata decisa nel 433 a.c. a seguito di una epidemia che aveva colpito la città. Era anche chiamato Apollo Medicus. Era il più antico tempio di Apollo in Roma.

- 23 settembre - TEMPLUM APOLLINIS 🔎

- 26 settembre - TEMPLUM VENERIS GENETRICIS 🔎
Festa celebrata in onore di Venus Genetrix, Venere Madre. Si ricordava la dedicatio del tempio. Il tempio era stato deciso da Iulius Caesar in occasione della battaglia di Pharsalus. Venne costruito nel Forum Iulium ed inaugurato nel 46 a.c. L'eponimo Genetrix si riferisce alla divina origine della famiglia Iulia.

27 settembre - FORTUNA REDUX 
Festa in onore della Dea Fortuna che fa tornare i soldati in patria sani e salvi.


Le feste romane nei mesi dell'anno:



BIBLIO

 - Montanari - Identità culturale e conflitti religiosi nella Roma repubblicana - Roma - 1988 -
- Jacqueline Champeaux - La religione dei romani - A cura di N. Salomon - Editore Il Mulino - Traduzione G. Zattoni Nesi - 2002 -
- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -
- Nonno di Panopoli - Le Dionisiache - a cura di Fabrizio Gonnelli - volume II - Biblioteca Universale Rizzoli - Milano - 2003 -
- George Dumezil - Jupiter, Mars, Quirinus (Jupiter Mars Quirinus - Parigi - Gallimard - 1941 - Torino - Ed. scientifiche Einaudi - 1955 -
- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -


 

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