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LUDI PLEBEI (4-19 Novembre)


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GIOCHI GLADIATORII

"Ogni manifestazione di vita, sia pubblica che privata, fu in Roma strettamente congiunta a idee religiose: dal nascere del cittadino alla sua educazione, al suo ingresso nella vita pubblica, alle nozze, all'adempimento di qualsiasi dovere civile e militare, fino al chiudersi del suo ciclo mortale, e fin oltre questo, nella tomba, con il profondo sentimento religioso che circondava e tutelava questa, mantenendola attraverso i tempi, quale perenne ammonitrice ai discendenti ed ai concittadini: il vero monumento, che 'monet', nel più proprio significato latino della parola. Quindi è che le più antiche manifestazioni di educazione fisica in Roma ci appaiono intimamente legate al duplice scopo di addestramento alla guerra e di espressione di culto alle divinità patrie: questa come presupposto essenziale di quello".

(GIUSEPPE MARCHETTI LONGHI - Ludi e Circhi nell'antica Roma)

I Ludi Plebei erano una festività romana religiosa, che si svolgeva dal 4 al 17 novembre, poi estesi fino al 18-19 novembre, e che come tutti i giochi (ludi) includevano sia rappresentazioni teatrali (ludi scaenici) sia competizioni atletiche. Ad essi erano preposti gli Edili Plebei ed erano tenuti nel Circo Flaminio, un'eccezione perchè la maggior parte dei giochi avvenivano nel Circo Massimo.

I Ludi Plebei erano istituiti da e per i plebei, per questo potevano essere celebrati tra la gente comune, senza la data del calendario ufficiale. Questo fino a quando i plebei non ottennero poteri maggiori per cui vennero ufficializzati.  

LE CORSE DEI CARRI
Durante la manifestazione, si tenevano anche:
- il 13 novembre (Idibus Novembribus) la Festa di Giove (Epulum Iovis).
- il 14 novembre una parata degli equites con gli onori militari appesi alla corazza da parata.
- Una processione simile a quella dei Ludi Romani in genere, coi Flamines che operavano i sacrifici di tori ma pure di maiali e pecore.
- le corse dei carri, ma pure i singoli cavalli con i fantini in una specie di "palio" dal 15 al 17 novembre.
 - Il 18 novembre e 19 Novembre (ante diem quartum decimum Kalendas Decembres e ante diem tertium decimum Kalendas DecembresFesta celebrata a conclusione dei Ludi Plebei. Sicuramente vi si svolgevano mercati e fiere per acquistare o vendere merci a conclusione dei Ludi Plebei.

Naturalmente prevedevano oltre alla processione (dove le donne ma non solo sfoggiavano gli abiti più belli) alcuni spettacoli, e non solo di danze e gare d'atletica perchè fu qui che Plauto presentò la prima volta la sua commedia Stichus nei giochi plebei dei 200 a.c. Tito Livio nota che i ludi furono ripetuti tre volte nel 216 a.c., a causa di un errore rituale (vitium) che interruppe il corretto svolgimento.



IL CIRCO FLAMINIO

Il Circo Flaminio, posto nella parte più a sud del Campo Marzio, presso le rive del Tevere, fu costruito dal censore plebeo Gaio Flaminio Nepote, (lo stesso che fece costruire la Via Flaminia) nel 221 a.c.), nel 220 a.c., e i primi giochi pubblici vennero istituiti lo stesso anno, tuttavia Cicerone credeva che fossero i ludi più antichi di Roma, quindi di molto precedenti (V-IV secolo a.c.).

Il circo era circolare, ma anche se non aveva una pista apposita per le corse di carri, non doveva essere difficile prepararne una attraverso transenne di legno, per le carceri e per la spina centrale. Nei tempi più antichi era lungo 500 metri e occupava gran parte dei possedimenti dei Flamini su cui era stato edificato. Il circo non aveva posti a sedere e strutture permanenti.

Ma il suo terreno faceva gola agli imprenditori edilizi tanto che nel II secolo a.c. lo spazio andò riducendosi, per la costruzione di edifici e monumenti sino a quando, nel III secolo, del circo non rimaneva che una piazza lunga 300 metri in cui venivano svolti i Ludi (giochi pubblici)

L'area venne utilizzata a volte come luogo per le assemblee e perfino come mercato. Nel 2 a.c. il circo venne tramutato in un'immensa vasca utilizzata per contenere 36 coccodrilli, uccisi durante i festeggiamenti per l'inaugurazione del foro di Augusto, e nel 9, Augusto, sempre in quest'area, assegnò la Laudatio a Druso.



SULLE CORSE DEI CARRI

Strabone non ne fa alcuna menzione quando cita il circo Flaminio. Valerio Massimo afferma che al suo interno venivano tenuti i Ludi Plebeii (giochi della plebe), ma altre fonti lo negano. Tito Livio e Marco Terenzio Varrone ricordano che alcuni giochi venivano tenuti all'interno del circo, come i Ludii Tauri, tenuti in onore degli Dei dell'oltretomba che si tenevano unicamente nel circo Flaminio, essendo legati all'area e qui correvano cavalli e non carri ma con un unico fantino, come nei pali medioevali.

Naturalmente fioccavano le scommesse e i pranzi luculliani con smodate esibizioni dei plebei e dei liberti, con tali ostentazioni che nel 161 a.c. il console Gaio Fannio Strabone propose la legge, che da lui prese il nome di Lex Fannia, che fissava il limite di spesa per i pranzi organizzati in queste occasioni, in 100 assi.

Intorno al circo Flaminio sorsero vari edifici:
- Il Tempio della Pietà, presso il Foro Olitorio, di fianco al tempio di Giano, che venne distrutto durante la costruzione del teatro di Marcello.
- Il Tempio di Marte, a nord-ovest del circo.
- Il Tempio di Giove Statore ( eretto da Quinto Cecilio Metello Macedonico) 
- Altri sei templi, tra cui quello di Apollo, c'erano già nel 220 a.c. nei suoi pressi.
- Una statua dedicata al Divo Augusto vi venne eretta nel 15, da Gaio Norbano Flacco nella piazza. - Il Portico di Ottavia, ricostruito sulla precedente Porticus Metelli.
- Il tempio di Giunone Regina (eretto dal censore M. Emilio Lepido nel 179 a.c.).
- Ad est sorse, tra il 45 e il 17 a.c. il Teatro di Marcello, che occupò una vasta area del circo.

Uno dei tre archi trionfali, eretti in onore di Germanico, fungeva da ingresso alla piazza. L'area venne abbandonata verso la fine del IV secolo, insieme agli edifici sorti nella zona. 
L'antica area occupata dal circo sorgeva tra l'odierna via del Teatro di Marcello, piazza Cairoli, via del Portico di Ottavia e le rive del Tevere, tra l’odierna sinagoga e il quartiere ebraico.


BIBLIO

- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Giuseppe Marchetti Longhi - Ludi e Circhi nell'antica Roma -
- G. Marchetti Longhi - Circus Flaminius - Note di topografia di Roma antica e medioevale -
- Daniel P. Harmon - The Religious Significance of Games in the Roman Age - in The Archaeology of the Olympics  - University of Wisconsin Press - 1988 -



FESTA DELLA FORTUNA PRIMIGENIA (13 Novembre)


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FORTUNA PRIMIGENIA

FESTA FORTUNAE MULIEBRIS PRIMIGENIA

La religione romana onorava parecchi Dei, romani, italici e stranieri, dando prova di grande tolleranza religiosa, celebrando feste religiose pubbliche (feriae) in date fisse (feriae statae) o mobili (feriae conceptivae). Queste ultime erano fissate di anno in anno dai pontefici o dai magistrati. Le feriae (tempo sacro riservato al culto degli Dei) si dividevano in publicae e privatae. Queste ultime riguardavano le grandi famiglie patrizie.

La festa della Fortuna Primigenia era fissa e pubblica, cioè finanziata dallo Stato. La Fortuna Primigenia è la prima nata, la Grande Dea Madre da cui provengono tutti gli Dei e tutte le creature del mondo. E' la Dea primigenia di nascita, vita e morte.
- Come Dea della nascita assisteva ai parti di uomini ed animali e faceva nascere le piante.
- Come Dea della crescita faceva crescere le piante e gli animali, nonchè le persone assumendo il ruolo di medica, cioè guaritrice; come accrescitrice delle piante era Dea del raccolto, da cui la cornucopia.
- Come Dea della morte era Dea della guerra e della giustizia che punisce i reati, da cui l'elmo da battaglia.
- Determinando la vita e la morte era legata agli oracoli.

Senza dubbio un'antica Dea italica prima che romana. I romani però attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, che le dedicò ben ventisei templi a Roma. Si narra che la Dea l'avesse amato, e si introducesse nottetempo nella sua stanza, per questo una statua del re Servio Tullio si ergeva nel tempio della Dea. Si ha l'impressione che Servio Tullio non volesse essere da meno di Numa Pompilio, amato dalla Dea-ninfa Egeria.

Comunque la Dea aveva anche un aspetto erotico, il che la designa come ex Grande Madre, ma era preposta al fato e alle sorti, per cui nei suoi templi si prediceva il futuro. Il suo aspetto benevolo portava la buona sorte, e quello ostile la malasorte.

CORIOLANO E LE SUPPLICI

A Roma c'era un Tempio della Fortuna Primigenia in Colle, sicuramente quello della Fortuna Muliebris Primigenia, una Fortuna legata esclusivamente alle donne. Esso è menzionato solo due volte, in Fast. Arval. ad Id. Nov., CIL I2, p215, 335: Fortun(ae) Prim(igeniae) in c(olle), e in Fast. Ant. ap. NS 1921, 117: Fortun(ae) Prim(igeniae), ma ce n'era anche uno sulla Via Latina.

"Sulla Via Latina a man destra rimangono alcune rovine di Mausolei: Ma il più degno d'essere veduto si è un Tempio ben conservato costrutto pulitamente di terra cotta. E' egli di forma quadra con puliti cornicioni, e finestre, che davano lume aldidentro. Avendo misurata la sua distanza da Roma da piè del Celio dove si deve cominciare, fino a questo Tempio è giustamente di quattro miglia, onde può giudicarsi, che questo sia il celebre Tempio della Fortuna Muliebre, che dagli Antichi Scrittori si stabilizzò a quattro miglia da Roma nella Via Latina edificato per la nota Storia di Coriolano quivi accampato contro la Patria, e placato da Vetruvia sua Madre.
A considerare quello Tempietto lo ritrovo di ottimo disegno, e credesi che l'antico essendo dal tempo rovinato, venisse riedificato da Faustina Moglie di M. Aurelio, di cui sono medaglie con l'Epigrafe
FORTVNAE . MVI . IEIBRI."

(Ridolfino Venuti Cortonese 1763)

La festa del Tempio della Fortuna Primigenia in Colle (Collis Quirinalis) si celebrava il 13 Novembre. La festa del Tempio della Fortuna Muliebris sulla via Latina si celebrava il 6 Luglio.
Del tempio della Fortuna Muliebris in Colle narra Livio un prodigio occorso nel 169 a.c. in quanto un custode del tempio di Fortuna sul Quirinale avrebbe assistito a un albero di palma nascere miracolosamente nel tempio e a una goccia di sangue cadere in pieno giorno, mentre in un altro tempio di Fortuna un diverso custode aveva osservato l'apparizione prodigiosa di un serpente crestato (simbolo della Madre Terra).

Narra Plutarco che Gneo Marcio Coriolano fu sottoposto al giudizio del popolo con l'accusa di essersi opposto al ribasso dei prezzi del grano, e di aver distribuito il tesoro di Anzio tra i commilitoni, invece di consegnarlo all'Erario, e la condanna fu l'esilio a vita.

Coriolano si stabilì allora presso i Volsci incitandoli alla guerra contro Roma, guerra che avvenne e che, capitanata dallo stesso Coriolano, validissimo generale, che conquistò parecchie città del Lazio, giungendo molto vicino alle mura di Roma.

Infatti un gruppo di donne, guidato da Valeria, che per prima aveva dato l'idea dell'incursione nel campo nemico, sorella di Valerio Publicola, considerato il fondatore della Repubblica romana, primo console dopo la cacciata dei re Tarquini. Con lei c'erano la madre di Coriolano, Veturia e sua moglie Volumnia, accompagnate da altre matrone romane che si recarono nel suo accampamento sfidando le rappresaglie dei Volsci.

« ..Coriolano saltò giù come una furia dal suo sedile e corse incontro alla madre per abbracciarla. Lei però, passata dalle suppliche alla collera, gli disse: «Fermo lì, prima di abbracciarmi: voglio sapere se qui ci troviamo da un nemico o da un figlio e se nel tuo accampamento devo considerarmi una prigioniera o una madre. »

(Tito Livio, Ab Urbe condita)

TEMPIO DELLA FORTUNA PRIMIGENIA
Coriolano cedette alle donne tornando a combattere per Roma e il senato romano riconoscente, chiese loro cosa desiderassero in premio per l'opera pacificatrice, e queste chiesero un tempio alla Fortuna Muliebre, che ricordasse il loro intervento e dove poter pregare per la fine della guerra e di ogni guerra contro Roma.

Il Senato accettò, ma pose il tempio sotto il proprio controllo, e quello dei pontefici. Le donne chiesero almeno di poter donare una statua della Dea; vistosi rifiutare anche questo, ne fecero scolpire ugualmente una e nottetempo la portarono nel tempio. Così il giorno della dedicazione c'erano due statue: ma quella portata dalle matrone miracolosamente parlò, dicendo "Voi mi avete dato, o matrone, ai riti santi di Roma".

"Fortunae Etiam Muliebris Simulacrum, Quode Est Latina Via Ad Quartum Miliarum"
(Valerio Massimo)

Il Senato dovette accogliere la statua per non inimicarsi tutte le donne di Roma, e come Prima sacerdotessa fu nominata Valeria, la sorella di Valerio Publicola. Tuttavia i pontefici sottrassero alle donne il controllo del culto, stabilendo che non potessero parteciparvi né le vedove, né donne rimaritate, ma solamente le spose novelle, escludendo perciò tanto la madre che la moglie di Coriolano.

In realtà Coriolano, che era un ottimo generale, era anche un patrizio molto egoista che negava la sopravvivenza ai plebei, in più era un traditore perchè istigò dei popoli nemici contro Roma. I romani si dice lo piangessero alla sua morte, ma aveva fatto più danni che opere di bene.

Siccome le stesse regole valgono anche per il culto della Pudicitia, venerata nel foro boario, si pensa che la Fortuna muliebre volesse essere considerata dal senato una variante della Pudicitia che aveva due templi: uno più antico nel foro boario, l'altro nel Vico lungo, edificatole da Virginia, figlia di Aulo, respinta dal padre patrizio, perché aveva sposato Lucio Volumnio, un console plebeo.

Il divieto di partecipare al rito della Fortuna muliebre e della Pudicizia per le donne rimaritate rimanda al pregiudizio secondo il quale le donne che si risposano sarebbero di indole intemperante e libidinosa.

Ma le romane non mollarono, facendone un rito per sole donne, pertanto la festa della Fortuna Muliebre Primigenia altro non era che la festa delle donne, che si riunivano nel tempio e nelle case fra di loro, invocando la loro Dea, cioè la Grande Madre più antica di Giove.

Lo Stato organizzava feste e processioni ma la vera festa avveniva nelle case dove il capofamiglia era donna, e ci partecipavano tutte le donne, sposate e non, o sposate novelle e non. Ovviamente i culti erano segreti e riservati, riti antichissimi dedicati alla Madre Terra, antichi di secoli e secoli. .


BIBLIO

- D.Briquel, C. Février, C. Guittard - «Varietates Fortunae» religion et mythologie à Rome. - Hommage à Jacqueline Champeaux -
- Attilio De Marchi - "Il culto privato di Roma Antica, I" - Milano - 1896 -
- John F. Donahue - "Towards a Typology of Roman Public Feasting" in Roman Dining: A Special Issue of American Journal of Philology  - University Press - 2005 -
- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -


EPULUM IOVIS (13 settembre - 1 novembre)


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L'Epulum Iovis era una festa religiosa che si celebrava il 13 settembre e il I novembre in onore di Giove, attraverso un lectisternio. Secondo alcuni le due festività cadevano il 13 settembre e il 15 novembre, ma a nostro avviso c'è una confusione con la dedica del Tempio di Giove Ottimo Massimo Capitolino (Iuppiter Optimus Maximus Capitolinus).

Il tempio, la cui costruzione era già stata avviata dal re Tarquinio Prisco e terminata dopo la cacciata dei re etruschi, venne dedicato infatti dal console Marco Orazio Pulvillo (sorteggiato per l’occasione) il 15 novembre del 509 a.c.. Per l'occasione vi fu una festa che veniva ripetuta ogni anno come ogni dedica ad ogni tempio, però non si faceva mai un lectisternio per la dedica dei templi. Pertanto la seconda data è a nostro avviso il I novembre.

Secondo l'antica tradizione romana, lo Jovis Epulum, però non riguardava solo Giove ma la Triade Capitolina, quindi Giove, re degli Dei, ma pure Giunone, protettrice dello stato romano e Minerva,  la Dea della guerra, della saggezza e delle arti. In questo giorno infatti venivano festeggiate anche le battaglie estive. 

Alcuni studiosi pensano nello Iovis Epulum si festeggiasse magari anche la dedica al tempio, perchè non ci sarebbe stato motivo di includervi, come la tradizione riporta, tutta la triade capitolina, però non tutti sono d'accordo su questa inclusione.

PULVINAR

IL LECTISTERNIO

Il Lectisternio era un convito sacro a cui venivano invitate le divinità sotto forma di statue che venivano fatte poggiare su dei "pulvinar" (praticamente divani), con il braccio sinistro appoggiato su un cuscino (pulvinus), una sorta di triclini, anche se il pulvinar era in realtà una tribuna d'onore, come quella che usavano gli imperatori nel presenziare gli spettacoli. 

Le statue del lettisternio ovviamente non erano in marmo ma in materiale molto più leggero, secondo la maggior parte degli autori era in legno, secondo altri in giunco rivestito di fango, secondo altri ancora fatti di paglia con forma vagamente umana.

Non si può onestamente pensare che i romani, che pitturavano il prezioso marmo per rendere verosimili gli Dei, e che li vestivano con vesti preziose, in una ricorrenza così importante e vitale usassero dei meri fantocci.

GIOVE
Le statue erano sicuramente di legno leggero, ricoperte a calce e dipinte con maestria si che sembrassero vivi. Completavano l'opera le vesti di ogni divinità, in questo caso non seminude ma vestite con stoffe pregiate e intessute d'oro e d'argento, con tanto di nastri, ghirlande e soprattutto gioielli, il tutto accuratamente profumato coi vari incensi.

Questi letti erano posti nella zona più onorevole della tavolata e gli Dei erano serviti di ricchi piatti, il cui consumo era poi effettuato dagli epulones. Ci si è chiesto se, dato che si trattava di una tribuna, se le statue non fossero poste sedute come appare nelle statue della trinità capitolina, ma oggi molti autori pensano che si usassero nell'epulum un triclinio vero e proprio però con 4 colonne e un tetto che avrebbe protetto le statue in caso di pioggia.

Poichè la posizione era allungata e coricata su un fianco, e si poggiavano tutti sul fianco sinistro, viene da chiedersi se le statue fossero state scolpite proprio in quella posizione, o fossero fornite di braccia e mani, e magari anche di gambe snodabili. Sicuramente anche le statue delle processioni dovevano essere di legno, ma sarebbe stato difficile usare le stesse immagini che avrebbero potuto reggere male durante le scosse del carro o delle spalle delle persone da cui venivano portate.

I romani, ovvero lo stato romano, non badava a spese e sicuramente le statue erano diverse. Non sappiamo però se le icone del lettisternio fossero snodabili o meno, ma supponiamo che per una maggiore resistenza delle statue non lo fossero e che quindi dette immagini, tenute nelle celle dei templi, fossero riservate solo ai lectisternii.

Stava ai sacerdoti e ai loro assistenti prendersi cura delle immagini e tutto ciò che le concerneva per conservarle totalmente integre. Spesso le statue venivano ornate con le elargizioni preziose dei cittadini che volevano cooperare alla buona riuscita del lettisternio.

La postura della divinità era indicata dal verbo "accubare" (coricare): dinnanzi alla divinità "accubans" si poneva una tavola con sopra delle vivande precedentemente consacrate dai sacerdoti mediante formule cerimoniali e aspersioni (tipo quelle che usano oggi i preti nella benedizione delle case a Pasqua). 

L' Epulum era dunque un convito sacro a una divinità, e per questo il simulacro della stessa è posto nei pressi della tavola imbandita. La consuetudine del pasto sacro è antichissima, rinverdita da re Numa, come ci riferisce Plinio (N.H. 32, 10). Secondo Festo (Pollucere) nell'Epulum si offrivano diversi cibi che potevano essere: farro, polenta, vino, pane, fichi secchi, carne porcina e di bue, di agnello e di pecora, formaggio, farina di spelta, sesamo e olio, pesci con le scaglie, eccetto lo scaro.

Gellio ricorda un famoso Epulum Iovis, durante il quale Publio Cornelio Africano e Tiberio Gracco, essendo seduti vicini e ispirati divinamente, diventarono amici da nemici acerrimi quali erano stati in precedenza.

TRIADE CAPITOLINA

GLI EPULONI

Il collegio degli epulones venne istituito nel 196 a.c., ed era costituito da sacerdoti in numero di tre, poi di sette, poi di 10, con l'incarico di curare la preparazione e la celebrazione dell'epulum Iovis. Si occupavano pertanto delle statue e dei banchetti celebrati in occasione dell'Epulum ma pure dei trionfi. 

Venivano nominati i nuovi dal collegio stesso, tra magistrati almeno pretori (ma a volte anche di grado inferiore). Potevano essere sia patrizi che plebei, purché di ordine senatorio. Avevano il quarto posto nella gerarchia dei collegi sacerdotali maggiori, dopo i pontefici, gli auguri ed i XV viri sacris faciundis.

Il termine epulone passò poi come a dispregiativo presso i cristiani come indicativo di persone che amano tavole abbondanti e raffinate, per il principio della mortificazione del corpo. In realtà gli epuloni a Roma non avevano questa fama perchè anche se partecipavano al banchetto avevano un compito prettamente organizzativo.


Memoria del dott. GIUSEPPE MARCHETTI LONGHI
Ludi e Circhi nell'antica Roma. 

Ma nell'Epulum Iovis si svolgevano i Ludi Romani.

"Premio ai vincitori: la corona di quercia, sacra a Giove, in cui onore furono sempre i ludi Romani, e, solo in seguito agli influssi Greci, la palma. Ma il carattere principale di quei giuochi, carattere religioso e trionfale, si rivelava nell'Epulum Jovis, ο banchetto divino apprestato alle tre divinità maggiori, e nella pompa triumphalis, che scendendo dal Campidoglio, attraverso il Foro, entrava nel circo passando per la porta triumphalis, e ne percorreva l'intero giro, processionalmente, fino alle are degli Dei, ove consumavansi i sacrifici di rito.

Dionigi di Alicarnasso ci ha lasciato la descrizione minuta di questo meraviglioso corteo, descrizione, che tralascio per brevità, solo ricordandone, per dare un'idea della sua magnificenza, i vari elementi: i giovinetti, figli di cavalieri, montati su focosi cavalli od a piedi, ordinati secondo i ranghi militari; gli aurighi, i nudi atleti, i Salii con vesti color di fiamma, e cinture di bronzo, i tibicines e i suonatori di trombe, poi le mensae con i simulacri degli dei, ed infine la lunga teoria dei Magistrati e dei Sacerdoti."


BIBLIO

- Plinio - Naturalis Historia - 32, 10 -
- Sextus Pompeius Festus - De verborum significatu -
- Beatrice Barberis - Instrue praeceptis animum - Catone - 2019 -
- Beatrice Barberis - Italica res - 2018 -


BRUMALIA (24 Novembre)


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Il nome di Brumalia deriva da bruma,"Solstizio d'inverno","freddo d'inverno"; un accorciamento di Brevima, presunta forma superlativa obsoleta di brevis, poi brevissima ("più piccola","più bassa","più breve"). I Brumalia erano un'antica festività romana in onore di Saturno, Cerere e Bacco, che introducevano i Saturnalia ed il solstizio d'inverno.

In questo giorno si traevano auspici sull'andamento dell'inverno appena iniziato. Ad esempio se avesse nevicato ci sarebbe stato un buon raccolto, perchè la neve impediva ai semi di gelarsi, da cui l'antico detto: "sotto la neve pane". Ma era importante pure che le querce producessero molte ghiande per nutrire i maiali e che gli animali potessero ingrassarsi per superare l'inverno.

"ubi solstitium fuerit ad brumam" (Cato, Agr. 17,1; Varro L. 6.8.) 
"eas (litteras) mihi post brumam reddiderunt" (Cicero ad fam. 3.7.3)
"muore continuos xxx sub bruma esse noctem (Caesar, guerra gallica 5.13.3; Vitruvius 9.3.3; (Livy 43.18.1; Ovid fasti 1.163; Manilius 2.404; Columella Arb. 24; Plinio l'Anziano, NH 18.231; Terence Ph . 709; Cicero Div. 2,52)
"solis accessus discessusque solstitiis brumisque cognosci" (ND (?) 2.19.)

CARRO DI PROSERPINA, BACCO E SATURNO
John Malalas nella sua "cronaca" 7.7 fornisce un resoconto delle origini delle brumalia. Questi ci dice che la festività cadeva in inverno, e che fu istituita da Romolo (o "Romus" come Malalas lo chiama).

"A causa di questo Romus ha ideato quello che è conosciuto come Brumalia, dichiarando che il re deve intrattenere tutto il suo senato e funzionari e tutti quelli che servono nel palazzo, dato che sono persone, e durante l'inverno vi è una tregua della giustizia. Così iniziò invitando e divertendo prima coloro i cui nomi cominciarono con alfa e così via, fino all'ultima lettera; ha ordinato al suo senato di intrattenere nello stesso modo. Anche loro hanno intrattenuto l'intero esercito e quelli che volevano. . . . Questa abitudine della Brumalia è persistita nello stato romano fino ad oggi."
[ La Cronaca di Giovanni Malalas , trans. E. Jeffreys et al. ( Byzantina Australiensia 4, Melbourne,
1986), p. 95]

SACRIFICIO DEL MAIALE
Per alcuni autori le Brumalia di Bacco venivano dunque celebrate dai Romani due volte nell'anno, il 12 di marzo e il 18 di settembre, e vennero istituite da Romolo che durante queste feste usava  intrattenere il Senato per la coesione dei cittadini e dello stato. Si dice che il termine Brumalia venisse da Brumus, un antico nome di Bacchus. 

Tertulliano è molto contrariato che tra altre feste pagane, che alcuni dei primi cristiani erano molto propensi a osservare, menziona la Brumalia, dato che i cristiani non erano coerenti nella loro religione come i pagani che non avrebbero mai rispettato una delle feste cristiane.

Le Brumalia furono anche chiamate anche Hiemalia dal nome delle fortezze in cui stazionavano i legionari in inverno, che si dicevano Castra Hiemalia (o Stationes Hibernae).

In epoca bizantina queste feste si facevano iniziare il 24 novembre e duravano un mese, fino ai Saturnalia, cioè il solstizio d'inverno, e tra i festeggiamenti c'erano banchetti, libagioni e divertimenti vari; durante la celebrazione si ricercavano inoltre auspici per l'inverno incombente, se sarebbe stato mite oppure no.

Si ha ancora testimonianza di questi festeggiamenti dall'imperatore cristiano Costantino Copronimo (718 - 775). Durante questi festeggiamenti c'era l'usanza di scambiarsi l'augurio "Vives annos!", "Vivi per anni", che equivale al "Lunga vita!"

La vita romana durante l'antichità classica era incentrata sull'esercito, l'agricoltura e la caccia, pertanto i giorni invernali, più corti e freddi, ostacolavano svariate attività. I Brumalia venivano così festeggiati in questo periodo di poca luce e poco lavoro, ed avevano un carattere ctonio associato ai raccolti, i cui semi venivano interrati prima di germogliare.

BACCO BAMBINO
In questo periodo i contadini sacrificavano maiali a Saturno e Cerere, mentre i viticoltori sacrificavano capre in onore di Bacco (dal momento che le capre erano un pericolo per le viti), che venivano poi scuoiate per ricavarne bisacce, su cui si saltava in modo augurale e apotropaico. I magistrati portavano le primizie delle viti, degli olivi, del grano e del miele ai sacerdoti di Cerere.

Le Brumalia riguardavano queste tre divinità, Saturno, Cerere e Bacco perchè esprimevano la vitalità della natura che nutriva uomini ed animali. Saturno era il Dio della semina, quindi del seme nascosto sotto terra, Cerere era il futuro della messe che sarebbe germogliata in primavera, e Bacco la vite che seppur morta, nei frutti, conservava nelle botti il suo prodotto vivificante, la gioia dell'uomo industrioso e affaticato. Il vino affogava tutti i dispiaceri e allietava ogni festività.

Ovunque nelle campagne si bruciavano le foglie e i rami secchi innaffiandoli di vino e libando alla triplice divinità. I contadini si raccoglievano attorno ai falò suonando e danzando, mentre si levavano i cori dedicati agli Dei. Era obbligatorio ad ogni libagione ricordarli tutti e tre.

Anche se le Brumalia vennero celebrate fino alla fine del VI secolo, i suoi  celebranti e coloro che vi partecipavano vennero ostracizzati dalla chiesa cristiana, finchè non furono vietate severamente dall'imperatore Giustiniano. Tuttavia, alcune pratiche, soprattutto nelle campagne, persistevano tuttavia nei mesi di novembre e dicembre.


BIBLIO

- Ovidio - Fasti  - V -
- W. Warde Fowler - The Roman Festivals of the Period of the Republic: An Introduction to the Study of the Religion of the Romans - London - Macmillan and Co. -1899 -
- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -
- Robert Turcan - The Gods of Ancient Rome - Routledge - 1998, 2001 -
- Philippe Borgeaud - Avec Doralice Fabiano - Perception et construction du divin dans l'Antiquité - Genève - Droz - 2013 -



FERONIAE (13-15 Novembre)


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Cotogni:

"Fra li altri tempii che esistevano in Narni, dalla superstizione dei gentili applicati alle false deità, eravi quello del luco e fonte di Feronia in oggi con nome alterato detto quel sito Ferogna. Ivi probabilmente, come in altri luoghi, eravi il tempio e la statua della dea Ferocia…. essendovi anche presentemente un marmo in quel fonte in cui è scolpita una grande fiamma, forse l'insegna di quella antica vanità... La verità si è che quella fonte avendo transito per miniere stimate è di un'acqua molto salubre e grandemente tenuta in pregio si quanto alla sua rara limpidezza, che la prerogativa che ha di facile digestione".

A Roma erano dedicate due feste importanti alla Dea Feronia:

- il 13 novembre - Le Feroniae, in onore della Dea Feronia, la Signora delle belve, protettrice delle sorgenti e dei boschi. Il santuario più importante, il Lucus Capenatis o Feroniae, era nella valle del Tevere, vicino Capena.

- 15 novembre - Le Feroniae - 
- in cui Feronia era festeggiata soprattutto come Dea della fertilità, protettrice dei boschi e delle messi, celebrata dai malati e dagli schiavi liberati, onorata anche dai Sabini, nel cui territorio si trovava il Lucus Feroniae.

Era venerata soprattutto nelle località di:
- Sorano, (frazione di Capena), ove sorge il Lucus Feroniae,
- Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino),
- Terracina,
- Preneste (Palestrina),
- L'Etruria tutta
- area sacra di largo di Torre Argentina (tempio C) a Roma.

FONTE DI FERONIA A NARNI (TR)

FERONIA ITALICA e ROMANA

Era una Dea di origine italica (dal lat. fera ferae, le fiere), protettrice della natura, degli animali selvaggi, dei boschi e delle messi, dei malati e degli schiavi liberati. Il santuario principale si trovava a Soratte, presso Capena, dove si estendeva un fitto bosco (lucus) sacro a Feronia, con nei pressi una sorgente di acqua curativa e miracolosa. 

FERONIA ETRUSCA - DEA CAPRA
A Monteleone, in territorio sabino, è stato rinvenuto un suo deposito votivo, del IV e III sec. a.c., pieno di ex-voto anatomici in ceramica: piedi, gambe, organi interni, teste votive, statue di animali.  La Dea Feronia, detta anche Ferocia (dai cattolici), era una Grande Madre, la Signora delle belve, ma pure Dea della magia. Naturalmente fu demonizzata dalla chiesa, i suoi templi distrutti e le sue statue fatte a pezzi.

A Roma Feronia era Dea della fertilità, ma anche protettrice dei liberti e di tutto ciò che da sottoterra esce alla luce del sole. Erano quindi sotto la sua protezione le acque sorgive, la fertilità del suolo, quella umana e quella animale. Ma aveva anche qualità terapeutiche come evidenziato dai numerosi ex-voto anatomici.

Servio la definisce "Libertorum Dea" e cita il rito manumissorio praticato nel suo santuario di Terracina, dove era un sedile lapideo su cui si leggeva che gli schiavi meritevoli che vi si fossero seduti si sarebbero alzati liberi. Un'epigrafe su un’ara, rinvenuta "sub Soracte", poi trasferita a Nepi, cita l’offerta a Feronia di cinque are, da parte di un schiavo pubblico di Claudio. 
Su di un'ara con statuetta bronzea della Dea, nella parte nord del Lucus Feroniae venne rinvenuta una delle tante epigrafi a lei dedicate: «Nel bosco sacro. Salvia Plaria liberta di Titus diede in dono a Feronia per grazia ricevuta.»

Livio riporta che nel 217 a.c., quando Roma era in pericolo, nel corso della guerra punica, dopo la consultazione dei libri sibillini, si ordinò che le matrone portassero offerte a Iuno Regina e a Feronia, mentre le liberte solo a Feronia.

A Roma il culto di Feronia si sovrappose nel Campo Marzio, a quello di Iuno Caprotina (altra divinità ctonia), venerata anch’essa dalle ancillae (schiave). Pertanto Feronia era particolarmente adorata sia dagli schiavi che dai liberti, ma solo questi ultimi potevano fare offerte nel culto pubblico.


I suoi collegi sacerdotali
  • le "Mulieres Feronenses", associazione di donne fedeli a Feronia al di fuori del culto ufficiale e che erano presenti anche a Roma;
  • gli "Iuvenes Lugo Feronense", associazione giovanile di carattere ginnico-militare;
  • i "Seviri Augustales", collegio addetto al culto particolare di Augusto.


LE FESTE NEL LUCUS FERONIAE

Le festività in onore della Dea attiravano una grande moltitudine di persone, non solo fedeli, ma anche mercanti, contadini e artigiani, che vi si recavano per affari.

FERONIA ROMANA
Presso il santuario si svolgeva, infatti, un importantissimo mercato, che secondo Livio e Dionigi di Alicarnasso, era frequentato da Sabini, Latini e da quanti abitavano nei dintorni, già all’epoca di Tullo Ostilio, nei primi decenni del VII sec. a.c., quando il rapimento di alcuni mercanti romani al Lucus Feroniae, fu motivo di guerra.
Alle richieste di liberazione dei Romani, i Sabini li accusarono a loro volta, di aver trattenuto alcuni di loro nell’Asylum (tra il Capitolium e l’Arx), offrendogli asilo sacro:

«Dopo questa guerra, un’altra fu provocata contro i Romani da parte dei Sabini; l’inizio e l’occasione furono questi: vi è un santuario venerato in comune dai Sabini e dai Latini, sommamente sacro fra quelli della dea chiamata Feronia, nome che in greco taluni chiamano Anthophoros, altri Philostefanos, altri ancora Persefone. (il che ne conferma la natura infera) A questo santuario dunque convenivano dalle città circonvicine, in occasione delle feste che erano state annunciate, molti per offrire preghiere e sacrifici alla dea, molti invece erano commercianti venuti per fare affari durante la festività e così pure artigiani e contadini; lì si teneva infatti la fiera più splendida di quante si tenevano negli altri luoghi d’Italia. Accadde dunque che alcuni Sabini aggredirono, sequestrarono e spogliarono dei loro beni un gruppo di Romani, di condizione non oscura, che si erano recati a questa festività. E benché fosse stata inviata un’ambasceria al riguardo, i Sabini non avevano voluto rendere giustizia, ma trattenevano le persone ed i beni dei sequestrati mentre a loro volta accusavano i Romani per aver accolto i Sabini fuggitivi offrendo loro asilo sacro, su questi fatti ho dato conto nel libro precedente ». E fu guerra.



FERONIA INFERA

Nel Lucus Feroniae il basamento del tempio era “affiancato da tre pozzi sacrificali allineati”, che risultano orientati come l’altare, e che rimandano ad un aspetto ctonio del culto, come documentato in altri santuari legati a divinità infere. Nel 211 a.c. il santuario venne saccheggiato da Annibale e nel 210 quattro statue della Dea sudarono sangue.

Questo per dire che Feronia aveva anche culti ctonii, il che spiega l'associazione delle "Mulieres Feronenses" che sicuramente facevano riti privati ed esclusivi, come dire "culti misterici". Lo stato non li approvava ma non li disapprovava, perché le donne sposate, le Mulieres, non mettevano disordine e non disdicevano il pubblico decoro, riunendosi in privato e per fatti loro.

TESTA DI FERONIA
A chi pensa che solo in India si passasse sui carboni ardenti citiamo questo passo:
«Ai piedi del monte Soratte c’è una città chiamata Feronia, omonima di una divinità locale molto venerata dai popoli circostanti, il cui santuario è in quel luogo e vi si celebra una singolare cerimonia: infatti quelli che sono guidati da questa dea, a piedi nudi camminano su una grande superficie di carbone e cenere senza sentire dolore, e una moltitudine di uomini si raccoglie qui insieme sia per la festività che si celebra ogni anno, sia per il suddetto spettacolo.».
(Tito Livio)

Plinio il Vecchio, riporta invece che la cerimonia annua si svolgeva presso il monte, il Soratte, in onore del Dio Apollo, durante la quale gli Hirpi camminavano indenni sui carboni ardenti.

Il rito era eseguito da poche famiglie che, per questo, sono esentate, per senatoconsulto, dalla leva e da ogni altro obbligo militare:
Possa tu sempre calpestare con piede incolume la brace di Apollo e, vincitore del vapore ardente, riportare presso gli altari le offerte rituali a Febo placato!"

Il Soratte era sacro agli Dei Mani, e alcuni pastori, mentre sul monte sacrificavano a Dis pater, si videro sottratte le viscere dal fuoco da un branco di lupi.

L’inseguimento degli animali sacri si concluse presso una grotta, la quale emetteva un’esalazione pestifera, che uccideva chi vi si avvicinasse. Di lì si originò una pestilenza, e il responso fu che il male si sarebbe placato se fossero stati imitati i lupi, vivendo di rapina.

Ora i lupi non vivono di rapina ma cacciano, e l'imitazione del lupo era ben altro. Così i rapinatori vennero detti Hirpi Sorani, da hirpus, (in sabino lupo), e Soranus è il nome col quale viene chiamato Dis pater, praticamente Dite.

L’espressione “responsum est”, usata da Servio in merito alla pestilenza, sembra ricollegarsi ad un oracolo. Per Plinio infatti le cavità del Soratte sono manifestazioni della divinità attraverso fenomeni naturali e venefici che tuttavia, come a Delfi, consentono il vaticinio. Ma Strabone sostiene che la cerimonia degli Hirpi Sorani non si svolgerebbe al Soratte, ma in occasione delle feste in onore di Feronia, presso il santuario di Lucus Feroniae.

Ora sappiamo che gli oracoli di Apollo furono sempre sottratti alle Dee locali e Feronia, nella sua qualità infera doveva possedere i suoi oracoli, perché il presupposto arcaico è che nelle grotte parlano la Dea Terra e i Mani.

In base alle FERONIA INFERA occorre pertanto distinguere a Roma e non solo, tra le festività pubbliche e quelle private.

LUCUS FERONIAE

FESTE PUBBLICHE

Nelle Feste Feroniae di Roma si svolgevano mercati, fiere, spettacoli di teatro, danze e acrobati per le vie della città, tra cui mangiatori di fuoco e camminatori sul fuoco. I suoi sacerdoti e le sue sacerdotesse indossavano pelli di animali (si suppone di lupi) e immolavano vittime sugli altari, distribuendo poi carni e vini annacquati alla popolazione, il tutto a spese dello stato.

Ora che Feronia avesse a che fare coi lupi è ovvio in qualità di Potnia Teron, la Signora delle belve, ma la lupa in particolare era legata all'antica Dea, che in travestite spoglie di lupa allattò i fatidici gemelli. La Dea Lupa, in tempi assai remoti, aveva a che fare con la fertilità e pertanto con la sessualità, e siccome al tempo il sesso era visto come donazione della Dea, si esercitava liberamente.

Così le sacerdotesse della Dea Lupa si prostituivano con chi volevano a patto che facesse un'offerta al tempio della Dea. Queste erano appunto dette Lupe, perché indossavano pelli di lupo e richiamavano gli avventori col verso del lupo, cioè ululando. I tiasi sacri della ierodulia stavano nei trivi (da cui anche l'appellativo di Venere Trivia, e il termine "triviale" dato dai cattolici a tale usanza), prova ne sia che i lupi che divorarono le interiora dei sacrifici vengono chiamati "lupi sacri".

Con l'abolizione della prostituzione sacra seguì la sua cancellazione, per cui i miti vennero stravolti e ai Lupercali le donne venivano frustate dai sacerdoti per il loro passato di sesso libero, e anche qui il mito è stravolto in modo rozzo con i lupi che rubano il sacrificio e gli uomini che secondo il responso devono razziare le terre ad altri uomini.

Le donne lupe erano pertanto mefitiche come le grotte in cui oracolavano, ree di aver provocato la peste, e Apollo era il Dio che rimetteva le cose a posto guarendo dalla pestilenza. Quando i miti vengono cambiati diventano ridicoli e con poco senso.



FESTE PRIVATE

Di tutto ciò restava che i romani piantavano i semi di grano (o il miglio o il farro) dentro una tela di lino che veniva innaffiata al buio e che avrebbe  germogliato in primavera per offrirlo alla Dea nelle case, un rito arcaico riesumato poi in sede cattolica in talune località.

Ma restavano soprattutto le "Mulieres Feronenses", cioè le donne sposate che esercitavano il culto più antico in modo privato, sacrificando alla Dea Feronia vittime incruente, soprattutto erbe e rami del bosco con libagioni di vino, ciascuna con il capo cinto di mirto e rosmarino come si addiceva al culto degli inferi.

Essendo un culto privato e soprattutto di derivazione misterica non ne sappiamo di più, se non che fosse una libera associazione che si occupava volontariamente e a proprie spese sia di partecipare al culto pubblico, sia di organizzare ed eseguire il culto privato, ristretto a una cerchia di donne adulte e sposate e assolutamente proibito agli uomini.


BIBLIO

- John F. Donahue - Towards a Typology of Roman Public Feasting - Roman Dining: A Special Issue of American Journal of Philology  - University Press - 2005 -
- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -
Il Lucus Feroniae e la città etrusca di Capena -
Il Museo Nazionale e area archeologica di Lucus Feroniae -
Lucus Feroniae - su romanoimpero.com. -- John A. 2000. religione romana - Oxford - Oxford University Press per il Classical Association -
- U. Lugli - Miti velati. La mitologia romana come problema storiografico - ECIG - Genova - 1996 -



FESTE ROMANE DI NOVEMBRE


1 comment

Per i romani durante la Repubblica i giorni destinati ai ludi erano 77; nel periodo imperiale divennero 177: 101 giorni contemplavano i ludi scenici, 66 i ludi circenses e 10 i munera.
Durante l'impero i romani ebbero poi 45 giorni di feriae publicae e 22 giorni di festività singole obbligatorie. Inoltre avevano 12 giorni di ludi singoli e 103 di ludi raggruppati su più giorni. Insomma circa la metà dell'anno era non lavorativa.

 Le festività romane dette “Feriae” erano giorni di festa celebrati solennemente, perché normalmente celebrate in onore di una divinità o per una dedica a un tempio. Questi giorni di festa vennero poi aboliti con l’editto di Tessalonica del 27 febbraio 380 d.c., emesso dall’imperatore Teodosio I quando il cristianesimo divenne la religione ufficiale di stato e ogni altro tipo di religione venne abolito pena la morte e la confisca dei beni alla famiglia.

Novembre prese il nome dal fatto di essere il nono (novem) mese nel calendario di Romolo, e pur diventando l'undicesimo mese, conservò il suo nome, che in latino era november.


 - 1 novembre - EPOLUM IOVIS 🔎
- (Kalendis Novembribus), banchetto sacro in onore di Giove. un convito sacro a una divinità, e per questo il simulacro della stessa è posto nei pressi della tavola imbandita. La consuetudine del pasto sacro risalirebbe alla più remota antichità. In origine si sarebbe trattato di semplici offerte alla divinità, ma poi il re Numa avrebbe dettato precise disposizioni, come risulta da Plinio (N.H. 32, 10).
Secondo Festo (Pollucere) si poteva offrire in queste occasioni: farro, polenta, vino, pane, fichi secchi, carne porcina e di bue, di agnello e di pecora, formaggio, farina di spelta, sesamo e olio, pesci con le scaglie, eccetto lo scaro.
Gellio ricorda un famoso Epulum Iovis, durante il quale Publio Cornelio Africano e Tiberio Gracco, essendo seduti vicini e ispirati divinamente, diventarono amici da nemici acerrimi quali erano stati in precedenza.

- 1 novembre - LUDI VICTORIAE SULLANAE -
- istituiti in memoria della vittoria di Silla alla porta Collina (i novembre 82). Andavano dal 27 ottobre al 1 novembre. Vi fa riferimento l'epigrafe del pretore Sesto Nonio Sufenate che fornì per primo il denaro per i suddetti Ludi: l(udos) V(ictoriae) p(rimus) f(ecit).

- 1 novembre - ISIA -
- proseguono le festività in onore di Iside. Inizia l' Inventio Osiridis, rappresentazione sacra in cui si ricordava l'uccisione del Dio, ad opera di Set, che lo chiuse in una bara e lo gettò nel fiume. Iniziano le lamentazioni di iside, che per questo è chiamata " La Piagnona".

DEA EPONA
- 2 novembre - EPONAE - 
(ante diem quartum Nonas Novembres) in onore di Epona Dea prima celtica e poi romana dei cavalli e dei muli.
Come simbolo aveva la cornucopia, come dispensatrice di doni e di fertilità.
Spesso era raffigurata seduta su un trono con cesti di frutta in grembo. Le erano molto devoti gli equites romani.

- 3 novembre - HILARIA - 
(ante diem tertium Nonas Novembres) Il culto, antichissimo, si svolgeva nel nono mese dell'anno, visto che all'epoca l'anno aveva solo 10 mesi e che l'anno iniziava a marzo. In epoca repubblicana Valerio Massimo citò dei giochi in onore della Madre degli Dei.
In epoca imperiale, sappiamo da Erodiano che si teneva una lunga e solenne processione nella quale si trasportava una grande statua della Dea, di fronte alla quale si esponevano oggetti preziosi ed opere d'arte appartenenti ai più facoltosi della città ed all'Imperatore stesso. In questa festa festa si organizzavano scherzi e giochi, con la predilezione per il mascheramento.
Ad ognuno era permesso assumere l'identità e l'aspetto di ciascuno, persino di appartenenti ad alte cariche pubbliche come i magistrati. Le celebrazioni degli Hilaria rappresentavano l'ultimo giorno dei festeggiamenti dedicati a Cibele, il Sanguem.
Il suo culto venne introdotto a Roma nel 204 a.c., quando la pietra nera simbolo della Dea, venne trasferita da Pessinunte per scongiurare il pericolo di Annibale, secondo il consiglio dei Libri Sibillini. Venne collocata sull'Ara nella Curia del Foro e successivamente in un tempio sul Palatino realizzato nel 191 a.c. nei pressi della casa di Romolo. La pietra nera costituiva uno dei sette pignora imperii, cioè uno degli oggetti che garantiva il perpetuo potere dell'impero.

- 4 novembre - LUDI PLEBEI 🔎
(pridie Nonas Novembresforse per festeggiare la fine della lotta tra patrizi e plebei nonchè il
ritorno di questi in città. Riconosciuti dal 216 a.c.

- 5 novembre - LUDI PLEBEI 🔎
(Nonis Novembribus) Erano organizzati dagli aediles plebei.

 - 6 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
(ante diem octavum IdusNovembres) Erano organizzati dagli aediles plebei. - 7 novembre - Ludi Plebei - - Erano organizzati dagli aediles plebei.

- 7 novembre - MUNDUS PATET - 
(ante diem septimum IdusNovembres) detto anche Mondo Vasto. Uno dei tre giorni in cui era aperto il mundus Cereris, terza festa degli Dei inferi. Nel comitium esisteva una apertura che metteva in comunicazione con il mondo infernale. L'apertura era chiusa dal lapis manalis.
Tre volte l'anno il lapis veniva sollevato: il 24 agosto, il 5 ottobre e l'8 novembre. Si trattava di una fossa posta nel santuario di Cerere e consacrata agli Dei Mani, che ha forma circolare, scavato al centro della città al congiungimento degli assi di decumano e cardo.
La fossa rimaneva chiusa per tutto l'anno ad eccezione dei tre giorni in cui mundus patet, il mundus è aperto. L'apertura del mundus metteva in comunicazione il mondo dei vivi e quello dei morti, il rito di apertura del mundus aveva un carattere ctonio con valenze anche agricole, in quanto Cerere non solo faceva crescere le messi ma era anche guardiana dei fenomeni tellurici e del mondo sotterraneo dei morti.

- 8 novembre - MUNDUS PATET - 
(ante diem sextum IdusNovembres) Il mundus mette in comunicazione l'esterno della Terra con il mondo sotterraneo e gli Dei inferi che le abitano. Nel "mundus patet" le anime dei defunti potevano ritornare nel mondo dei vivi e aggirarsi per la città. Era il giorno in cui le maghe praticavano i loro riti.

- 8 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
- I Ludi Plebei erano tenuti nel Circo Flaminio, con rappresentazioni teatrali (ludi scaenici) e competizioni atletiche. Erano inoltre presentati dagli edili plebei
Il Circo Flaminio fu costruito dal censore plebeo Gaio Flaminio Nepote nel 220 a.c., e i primi giochi potrebbero essere stati istituiti da quello stesso anno per ogni anno a venire, ma potrebbero essere anche più antichi, Cicerone credeva che fossero i ludi più antichi di Roma.
Secondo T.P. Wiseman furono creati dalla plebe già dal V-IV secolo a.c.. Potevano essere celebrati senza una data sul calendario, poi vennero istituzionalizzati. Durante la manifestazione, si teneva anche la festa di Giove (Epulum Iovis),

- 9 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
(ante diem quintum IdusNovembres) Erano organizzati dagli aediles plebei. Tito Livio nota che i ludi furono ripetuti tre volte nel 216 a.c., a causa di un errore rituale (vitium) che interruppe il corretto svolgimento.

- 10 novembre - LUDI PLEBEI  🔎 
- (ante diem quartum IdusNovembres) Erano organizzati dagli aediles plebei. Una processione simile a quella dei Ludi Romani era pure parte di questa festività.

- 11 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
(ante diem tertium IdusNovembres) Erano organizzati dagli aediles plebei. Plauto per primo presentò la sua commedia Stichus ai giochi plebei dei 200 a.c.

- 12 novembre - INVENTIO OSIRIDIS -
(pridie Idus Novembres) in cui segue la ricerca dei brani del suo corpo da parte di Iside.

- 12 novembre - LUDI PLEBEI 🔎
- Erano organizzati dagli aediles plebei.

- 13 novembre - INVENTIO OSIRIDIS -
- Iside ritrova i pezzi e dà sepoltura al corpo del marito.

- 13 novembre - LUDI PLEBEI 🔎
(Idibus Novembribus) Erano organizzati dagli aediles plebei. Contemporaneamente ai ludi si esibiva una parata di cavalleria.

- 13 novembre - TEMPLUM FORTUNAE PRIMIGENIAE IN COLLE 🔎 
- Festa in onore della Dea Fortuna Primigenia in Colle, ossia sul Quirinalis.

- 13 novembre - EPULUM IOVIS - 
- banchetto sacro in onore di Giove. Si ricordava la fondazione del Templum Iovis in Capitolio. I triumviri epulones organizzavano l'epulum, ossia il sacro banchetto celebrato nel corso dei Ludi Romani e i plebeii Ludi.
Il collegio degli epulones venne istituito nel 196 a.c. Gli Dei venivano formalmente invitati, portando le statue in letti ricchi, arredati con morbidi cuscini, chiamati pulvinaria.

- 13 novembre - TEMPLUM PIETATIS - 
- Festa celebrata in onore della Dea Pietas, personificazione del sentimento del dovere, della religiosità, dell'amore. Si ricordava la dedicatio del tempio. Esistevano due templi di Pietas, uno nella regio IX e uno nella XI regio di Roma.

FERONIA

- 13 novembre - FERONIAE 🔎
- in onore della Dea Feronia , la Signora delle belve, protettrice delle sorgenti e dei boschi. Il santuario più importante, il Lucus Capenatis o Feroniae, era nella valle del Tevere, vicino Capena.

- 14 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
- (ante diem duodevicesimum Kalendas Decembres) Erano organizzati dagli aediles plebei. Erano contemporanei ai giochi nei circo (ludi circenses, principalmente corse dei carri). Però il Circo Flaminio non aveva una pista per corse di carri, quindi secondo alcuni si dovevano fare al Circo Massimo, ma la cosa è dibattuta..

- 14 novembre - INVENTIO OSIRIDIS -
- risurrezione di Osiride e suo ingresso solenne nel tempio.

- 15 novembre - FERONIAE 🔎 
(ante diem septimum decimum Kalendas Decembres) Festa in onore di Feronia. Feronia, Dea della fertilità, protettrice dei boschi e delle messi, celebrata dai malati e dagli schiavi riusciti a liberarsi, onorata da Romani e Sabini, nel territorio dei quali, si trovava il Lucus Feroniae.
Tra i luoghi sacri ad essa dedicati figurano: Scorano, (frazione di Capena), ove sorge il Lucus Feroniae, Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino), Terracina, Preneste (Palestrina), Etruria e l'area sacra di largo di Torre Argentina (tempio C) a Roma.
Si narra che fosse la madre di Erilo, mostro con tre vite e tre corpi, concepito con il re di Preneste, a cui la madre aveva donato tre corpi e tre anime.
Evandro, alleato di Enea, figlio di Mercurio e della ninfa Carmenta, capo degli Arcadi provenienti da Argo, arrivò sulle coste del Lazio, e fu la seconda popolazione proveniente dalle Grecia dopo i Pelasgi.
Evandro, fondatore della città di Pallante, sul Palatino) uccise Erilo per tre volte ed ebbe anche un altare a lui dedicato, sotto l’Aventino, nei pressi della Porta Trigemina, detta anche Porta Minucia.

- 15 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
- Erano organizzati dagli aediles plebei.

- 16 novembre - LUDI PLEBEI 🔎
- (ante diem sextum decimum Kalendas Decembres) Erano organizzati dagli aediles plebei.

- 17 novembre - LUDI PLEBEI 🔎 
-  (ante diem quintum decimum Kalendas Decembres) forse per festeggiare la fine della lotta tra patrizi e plebei nonchè il ritorno di questi in città. Più che altro festeggiava la plebe per i diritti acquisiti.

- 18 novembre - MERCATUS - 
 (ante diem quartum decimum Kalendas Decembres) Festa celebrata a conclusione dei Ludi Plebei. Sicuramente vi si svolgevano mercati e fiere per acquistare o vendere merci.

- 19 novembre - MERCATUS - 
 (ante diem tertium decimum Kalendas Decembres) Festa celebrata a conclusione dei Ludi Plebeii.

- 19 novembre - LECTISTERNIA CIBELE - 
- banchetto sacro in onore di Cibele.

- 20 novembre - MERCATUS - 
(ante diem duodecimum Kalendas Decembres) Festa celebrata a conclusione dei Ludi Plebeii.

 - 22 novembre - PLUTONIS ET PROSERPINAE  - 
(ante diem decimum Kalendas Decembres) in onore degli Dei dell'Ade. Il culto di Proserpina a Roma fu introdotto accanto a quello di Dis Pater (Ade), nel 249 a.c. Inizialmente considerato dio delle ricchezze del sottosuolo, Dis Pater divenne il Dio del sottosuolo e si identificò in Plutone, l'equivalente di Ade.
Dis, ditis è un aggettivo latino contratto di dives, divitis cioè ricco. Il suo nome significa "il padre delle ricchezze". Anche Pluto significava ricco in greco.
Si celebravano in loro onore i Ludi Tarentini, così chiamati da una località nel campo di Marte, il Tarentum, divenuti poi Ludi secolari, con sacrifici e spettacoli teatrali, tenuti per tre giorni e tre notti a delimitare la fine di un saeculum (secolo) e l'inizio del successivo (tra i 100 ed i 110 anni).
Sembra risalissero al 509 a.c., ma le uniche attestate nella Repubblica romana ebbero luogo nel 249 e nel 140 a.c. circa.
Seguirono poi quelli del 17 a.c., sotto Augusto, poi sotto Claudio nel 47 per celebrare l'ottocentesimo anniversario dalla fondazione di Roma, che condusse ad un secondo ciclo di Giochi, nel 148 e nel 248, che vennero infine aboliti dagli imperatori cristiani.

 - 24 novembre - BRUMALIA 🔎
(ante diem octavum Kalendas Decembres) Festa in onore di di Saturno, Cerere e Bacco, celebrata al solstizio d'inverno (bruma) I Brumalia venivano festeggiati come periodo di riposo per gli eserciti, gli agricoltori e i cacciatori, ma avevano pure un carattere ctonio associato ai raccolti, i cui semi venivano interrati prima di germogliare.
I contadini sacrificavano maiali a Saturno e Cerere, mentre i viticoltori sacrificavano capre in onore di Bacco (dal momento che le capre erano un pericolo per le viti), che venivano poi scuoiate per ricavarne bisacce, su cui si saltava. I magistrati portavano le primizie delle viti, degli olivi, del grano e del miele ai sacerdoti di Cerere. Si usava scambiarsi l'augurio " Vives annos!", "Vivi per molti anni".

- 25 novembre - LUDI SARMATICI -
(ante diem septimum Kalendas Decembres) in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1° dicembre. Istituiti da Costantino I. Erano ancora celebrati nel 354 ( Cronografo del 354).

- 26 novembre - LUDI SARMATICI -
(ante diem sestum Kalendas Decembres) in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1° dicembre.

- 27 novembre - LUDI SARMATICI -
(ante diem quintum Kalendas Decembres) in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1° dicembre.

- 28 novembre - LUDI SARMATICI -
(ante diem quartum Kalendas Decembres) in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1° dicembre.

- 29 novembre - LUDI SARMATICI -
(ante diem tertium Kalendas Decembres) in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1° dicembre.

- 30 novembre - LUDI SARMATICI -
 in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1° dicembre.

- 30 novembre - DIANAE - 
(pridie Kalendas Decembres) in onore di Diana Dea della caccia, della luna e degli inferi. Era chiamata Diana Aricina nei pressi del lago di Nemi, nella macchia di Aricia, dove sorgeva un celebre tempio in suo onore. Servio Tullio ne eresse uno per lei sull'Aventino, protettrice di servi e schiavi.
Identificata con l'Artemide greca, fu soprannominata 'Trivia', in relazione ai suoi tre aspetti relativi alla terra, al cielo e agli inferi.


Le feste romane nei mesi dell'anno:




 

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