CULTO DI CARDEA





Il cardo è il cardine, ciò che sostiene la porta ma anche il mondo. Per questo la Dea Cardea era il perno del mondo. Per i Romani il cardo era anche la via che corre in senso nord-sud nelle città romane basate su uno schema urbanistico ortogonale, con un Cardo Maximus e un Decumanus Maximus, da cui si diramavano tutte le vie secondarie. Ma la prima via tracciata era il cardo, consacrato a Cardea. La Dea pertanto era il cardine della vita.

Secondo alcuni Cardea era anticamente la moglie di Giano, appunto il Dio delle porte, di entrata ed uscita, di inizio e di fine.  Cicerone nel De Natura deorum, sostiene che un tempo Giano era il Dio più importante per i romani e per lui la storia andò così.

Giano si era invaghito di Cardea, che però non era una Dea bensì era una ninfa. In realtà molte Dee italiche, e pure greche, furono declassate a ninfe con l'avvento del pieno patriarcato.

Cardea  viveva presso il Tevere, in un bosco sacro di nome Lucus Helerni, amava andare a caccia, amava i boschi e non voleva uomini, un po' come Diana. Cardea aveva molti spasimanti ma se ne liberava sfidandoli in una corsa tra i boschi e un po' perchè era velocissima, un po' perchè conosceva bene i sentieri, vinceva sempre mantenendo la sua verginità. Infine Giano la sposò e le diede il potere sulle maniglie, sui cardini e la qualifica di protettrice dei bambini.


Invece Ovidio narra, nei Fasti, un episodio che riguarda Cardea sotto una veste completamente diversa, come maga e cacciatrice di vampiri. Ad Albalonga, Proca, futuro re e nonno di Romolo, al suo quinto giorno di vita, si ammalò gravemente. In realtà le striges o strix, le arpie insomma, durante la notte entravano in casa e gli succhiavano il sangue, cercando di divorarne le viscere.

La nutrice si accorse dei tagli sulle guance del bimbo e si rivolse a indovini ed aruspici ma senza risultato. La famiglia reale, disperata, inviò allora un messaggero alla Dea Cardea affinchè salvasse il piccolo. La Dea pietosa acconsentì e giunse ad Albalonga.

Dopo avere esaminato Proca comprese la responsabilità delle striges ed eseguì sul bimbo il suo magico rito di protezione. Perchè Cardea, oltre ad essere una Dea, era una maga. Niente di strano, un tempo tutte le Dee erano maghe, ma gli uomini ne avevano paura per cui il patriarcato bandì la magia e le streghe. Poi venne il cristianesimo e fece pure di peggio.

Comunque Cardea pose un rametto di biancospino e uno di corbezzolo sul davanzale della finestra della stanza del piccolo, toccò tre volte la porta e per tre volte tracciò dei segni mormorando delle parole, quindi asperse l’uscio con l’acqua.

ARPIA RAPITRICE DI BAMBINI
Si fece poi portare un giovane maiale che sacrificò alle divinità e da cui estrasse le viscere dicendo ai presenti di non guardarle. Le sistemò davanti alla porta della stanza del bambino affinchè le arpie se ne cibassero al posto del bimbo.

Infatti le arpie inibite dalla magia non potevano passare nè dalla porta nè dalla finestra, per cui dovevano contentarsi del maiale.

A Roma Cardea era anche Dea della salute, chiamata anche Carnea (chiara allusione alla carne da proteggere), che proteggeva la salute dei bambini come aveva protetto il bimbo Proco dalle Arpie.

Era anche Dea dei cardini, delle soglie, delle porte e delle maniglie. Per lei si appendevano maschere, palline e figurine agli usci o agli alberi, per favorire la crescita del grano, il che la designa pure come Dea delle messi.

Ovidio scrisse della Dea che: "può aprire ciò che è chiuso; può chiudere ciò che è 
aperto."

Pertanto era la Dea che apriva l'anno nuovo e chiudeva l'anno vecchio, e ancora era la Dea del principio e della fine, della nascita e della morte. Le era sacra la pianta del biancospino e del corbezzolo, ambedue con fiori candidi.

Suoi aiutanti erano altri due Dei: Forculus e Limentinus (o Limentinum). Forculus proteggeva l'integrità delle porte per tutto ciò che riguardava la parte lignea e come tale veniva invocato dai falegnami quando costruivano una porta.

Limentium proteggeva la soglia della casa ed era in suo onore, o almeno così riferisce Tertulliano, che i romani ponevano con cura sopra di essa il piede destro, come buon augurio e protezione.

Secondo altre fonti, tra cui Servio Onorato, Cardea era la Dea del cardine, Forculus del battente e Portunus della chiave. Per altri ancora Forculus custodiva le imposte; Limentinus la soglia e l'architrave e Cardea i cardini.

APOLLO CARNEO

APOLLO CARNEO

Il culto di Apollo Carneo in tempi molto arcaici era diffuso nella maggior parte delle città greche doriche, come ad esempio a Sparta. Le feste dedicate a questo Dio comportavano l'astensione o la sospensione delle operazioni militari per tutta la loro durata.

Ne parlano Erodoto e di Tucidide, secondo cui gli Spartani non giunsero in aiuto degli Ateniesi nella battaglia di Maratona perché dovevano attendere la fine delle celebrazioni delle Carnee prima di partire (Hdt. VI 106,3); gli Spartani inviarono alle Termopili un piccolo contingente agli ordini di Leonida proprio perché in quel periodo si svolgevano le Carnee e non poteva essere inviato tutto l'esercito (Hdt. VII 206).
Altrettanto durante la guerra del Peloponneso gli Spartani interrompevano l'attività bellica durante la celebrazione delle Carnee, mentre gli Argivi cercarono, con un artificio nel computo dei giorni, di rimandare l'inizio del mese Carneo, mese sacro ai Dori secondo Tucidide, per poter concludere un'incursione nel territorio di Epidauro (Thuc. V 54; V 75; V 76,1).

Alla divinità era addirittura dedicato un mese il che fa pensare a una primitiva Dea Madre, appunto Carnea, i cui attributi siano stati poi conferiti ad Apollo che del resto aveva già assorbito le antiche Dee Muse riducendole a sue ancelle.

Nella moneta di cui sopra infatti Apollo ha le corna caprine in genere riservate alla Dea Capra (vedi Giunone caprotina), la Dea che nutre gli esseri col suo latte, che diventa poi caprone e negativo nella cultura religiosa medievale.

Tutto fa pensare che nell'invasione dorica del XIII sec. a.c., che soppresse molte divinità femminili sostituendole con quelle maschili, in particolare con Giove, Apollo ed Ercole, le nuove divinità di fregiarono delle proprietà delle antiche divinità, come del resto Giove strappò l'attributo del corno caprino alla Dea Amaltea trasformandola in capra vera e propria e nutrice del Dio bambino.
Conferma ciò il fatto che la moneta di cui sopra ha nel retro una spiga e una civetta, simboli delle Dee greche  Demetra e Athena.



0 comment:

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero