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CORNELIO VALERIANO


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CORNELIO VALERIANO

Nome: Publio Licinio Cornelio Valeriano, Publius Licinius Cornelius Valerianus
Nascita: Roma 250 circa
Morte: Pannonia, 258 circa
Professione: cesare dell'Impero romano tra il 255 e il 258.
Padre: Gallieno
Madre: Cornelia Salonina

La famiglia valeriana apparteneva all'aristocrazia senatoriale romana, elevata al trono nel 253 quando Valeriano viene nominato imperatore. Valeriano è sposato con Mariniana, figlia di Egnazio Vittore Mariniano, da cui ha due figli: Gallieno che nomina il figlio Gallieno Augusto e quindi coimperatore, e Valeriano il giovane che nomina Cesare.

Gallieno è sposato con Cornelia Salonina, da cui ha tre figli: Cornelio Valeriano, Cornelio Salonino e Egnazio Mariniano. Cornelio Valeriano, il figlio maggiore, ricevette il nome Valeriano dal nonno imperatore. Quando Valeriano e il figlio Gallieno divennero augusti, nel 255, Cornelio Valeriano venne innalzato per volere del nonno a cesare.

Mentre Valeriano si occupava delle province orientali e Gallieno della frontiera del Reno, Cornelio Valeriano dovette badare la frontiera del Danubio dal 256, ma aiutato da un generale esperto, sicuramente Ingenuo, in quanto quindicenne. Infatti vi sono molte iscrizioni come princeps iuventutis, che celebrano le ricostruzioni di strade e ponti.

GALLIENO

Non si sa come morì ma la sua monetazione come cesare finisce nel 258, quando in Pannonia vi fu la rivolta di Ingenuo, per cui la sua morte è attribuita a lui. Sulla elevazione di Cornelio Valeriano ad augusto, un'iscrizione che lo celebra come augustus sembrerebbe un tentativo di guadagnargli la lealtà dei soldati in occasione della rivolta di Ingenuo: un tentativo fallito.

Quando infatti l'imperatore Valeriano fu catturato dai Sasanidi, mentre Gallieno era impegnato a tenere assieme il suo impero contro diversi usurpatori Ingenuo si proclamò imperatore. Gallieno richiamò le truppe dalla Gallia, e gli dette battaglia nei pressi di Mursa o Sirmio, l'usurpatore o venne ucciso in battaglia, o, le versioni sono diverse, si tolse la vita per evitare la cattura.


BIBLIO

- Bray, John - Gallienus - Wakefield Press - 1997 -
- Ammiano Marcellino - Rerum gestarum - libri XXXI -
- Corpus Inscriptionum Latinarum - edidit Theodor Mommsen - Berolini  - 1863 -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Paolo Orosio - Historiarum adversus paganos libri septem -
- Giovanni Zonara - Epitome delle storie -
- Zosimo - Storia nuova -
- Richard Weigel -Valerian (A.D. 253-260) and Gallienus (A.D. 253-268) - su De Imperatoribus Romanis - 2012 -

FAUSTA MAXIMA FLAVIA


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Nome: Fausta Massima Flavia ovvero Fausta Maxima Flavia
Nascita: Roma, 289 o 290
Morte: Roma, 326
Padre: imperatore Massimiano Ercole
Madre: Eutropia
Marito: imperatore Costantino I,
Fratello: Massenzio
Figli: Costantino II, Costanzo II e Costante I, tutti succeduti al padre, e due figlie, Costantina e Elena.

Nella zona (tra via dell'Amba Aradam e le mura aureliane, oggi sepolta sotto l'edificio dell'INPS) si trovava la villa di Fausta, seconda moglie di Costantino e sorella di Massenzio. Aveva sposato Costantino I nel 307, più giovane di lui di almeno quindici anni.

Voluto come legame tra Costantino e il tetrarca, per rafforzarne l'alleanza, il matrimonio di Fausta subì due eventi tragici, a seguito dei contrasti di Costantino con il padre e il fratello di Fausta: nel 310, fu Fausta a svelare il complotto del padre Massimiano contro Costantino, il quale si salvò e alla fine farà uccidere il suocero.

Rispetto a suo cognato nel 312, Costantino vinse la famosa Battaglia di Ponte Milvio, e fece mettere la testa del cognato Massenzio, fratello di Fausta, su di una lancia e la fece girare per la città. Nel 313 Fausta concesse la Domus Faustae al vescovo di Roma, Milziade, perché vi tenesse un sinodo episcopale, convocato per combattere lo scisma donatista. Durante il sinodo il Donatismo fu condannato come eresia.

Come moglie di un imperatore, Fausta aveva ricevuto il titolo di nobilissima femina; dopo la vittoria di Costantino su Licinio, signore della parte orientale dell'impero, Fausta ricevette anche il titolo di augusta (324 o 325). Dopo quasi dieci anni di matrimonio senza figli, Fausta diede a Costantino tre maschi e due femmine, il che fa venire molti sospetti, ma all'epoca l'esame del DNA non esisteva.

Nel 326 secondo alcune fonti avrebbe accusato il figliastro Crispo, figlio della prima moglie di Costantino Minervina di averla voluta sedurre per prendere il potere. Costantino le credette e fece prima imprigionare e poi mettere a morte segretamente Crispo. 

Poco dopo Costantino, convintosi dell'innocenza del figlio, l'avrebbe fatta morire nell'acqua bollente delle terme. Secondo altri la fece uccidere per sospetto adulterio con Crispo, e fece uccidere anche il figlio per la stessa ragione. Sebbene non condannata alla damnatio memoriae, il suo nome risulta cancellato su alcune iscrizioni (C.I.L., x, 678; Ann. Epigr., 1948, 85).



RESIDENZA LATERANA

Non si sa quando la residenza del vescovo di Roma sia stata posta al Laterano, comunque la consacrazione ufficiale di palazzo e basilica avvenne nel 324 ad opera di papa Silvestro I, che dichiarò entrambi Domus Dei (casa di Dio).

Sulla facciata dell'edificio sono incise le parole: Sacrosancta Lateranensis ecclesia omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput (Santissima Chiesa Lateranense, madre e capo di tutte le chiese nell'Urbe e nel Mondo).

IMPERATRICE FAUSTA

I DISSIDI

Tra il clero del Vaticano e quello del Laterano si sviluppò un conflitto: entrambe le parti affermavano di possedere le medesime reliquie e che la propria chiesa già dall'antichità avesse la priorità sull'altra. Il clero del Vaticano non esitò a chiamare quello del Laterano con l'epiteto di Giudei infedeli. Tuttavia il luogo principale per le devozioni era sempre il Vaticano, con la tomba di San Pietro; il Laterano, di conseguenza, acquisì un incredibile numero di reliquie del Vecchio e del Nuovo Testamento come: 

- l'arca dell'alleanza, 
- le Tavole delle Leggi, 
- il sangue di Cristo 
- un altare di Pietro.

Finché i papi desiderarono presentarsi principalmente come vescovi romani e padroni della città, il complesso Laterano, costruito su un terreno imperiale, serviva come punto di controllo della città, e sede per la loro consacrazione ed incoronazione. I papi fissarono la loro residenza al Vaticano nel 1377,  anche per enfatizzare, con la vicinanza alla tomba di Pietro, la loro pretesa alla guida universale.

Nella piazza antistante il Palazzo si trovava nel Medioevo la statua equestre di Marco Aurelio, salvata solo perchè che si riteneva fosse un monumento di Costantino, che divenne anche luogo per le esecuzioni, infatti papa Giovanni XIII fece appendere un prefetto urbano ribelle ai capelli della statua:
«papa Giovanni gli fece tagliare la barba, e per i capelli lo attaccò, facendolo pendere, al cavallo di Costantino come esempio per tutti. Spogliato, lo posero sopra un asino all'indietro, con la testa verso la coda dell'asino, con le mani sotto la coda e un campanello al collo dell'asino. E così, castigato ed esposto al ludibrio per tutta Roma, fu mandato in carcere e per molto tempo fu tormentato. Successivamente lo consegnarono all'imperatore e lo spedirono oltre le Alpi ».
 
La statua di Marco Aurelio fu spostata per volere di papa Paolo III nella Piazza del Campidoglio. Nel 1440 l'umanista italiano Lorenzo Valla dimostrò in modo inequivocabile che la donazione del complesso lateranense era completamente falso.


BIBLIO

- Gérard Minaud - The Lives of 12 Roman Emperor Women - Duties, Intrigues & Voluptés - Paris - L'Harmattan - 2012 - La vita di Fausta, moglie di Costantino -
- Christian Settipani, Gentile - Continuity and Family Continuity in Roman Senatorial Families in Imperial Era - Linacre College - Oxford University - 2000
- F. Maurice - Numismatique Constantinienne -  Parigi - 1912 -
- Fl. Maxima Fausta - PLRE 1 - Cambridge - 1971 -


LUCIO CALPURNIO PISONE LICINIANO - L. CALPURNIUS LICINIANUS FRUGI


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 CALPURNIO PISONE LICINIANO

Nome: Lucius Calpurnius Licinianus Frugi
Nascita: Roma 38
Morte: Roma, 15 gennaio 69
Padre: Marco Licinio Crasso Frugi, Galba (adottato)
Madre: Scribonia
Gens: Licinia
Professione: patrizio romano adottato come successore da Galba


Lucio Calpurnio Pisone Liciniano Frugi (38 – Roma, 15 gennaio 69) è stato un nobile romano, figlio
di Marco Licinio Crasso Frugi, console nel 27, e di Scribonia, figlia a sua volta del console Lucio
Scribonio Libo, apparteneva alle gens Licinia, che sembra fosse di origine etrusca e Scribonia,

Venne adottato dall'imperatore Galba come suo successore ma fu assassinato dai pretoriani che elevarono alla porpora Otone. I Licinii, pur essendo di origine plebea divennero una delle più illustri gentes negli ultimi tempi della Repubblica, guidati da due rami, i Licinii Crassi e i Licinii Luculli.

Nato nel 38 probabilmente a Roma, Lucio Calpurnio Pisone discendeva sia dal lato paterno sia dal lato
materno da alcune delle più antiche famiglie patrizie romane. Infatti, il padre, Marco Licinio Crasso Frugi, apparteneva alla gens Licinia, la madre, Scribonia, alla gens Scribonia, una gens plebea ma gloriosa, e dal suo nome sembra anche che sia stato adottato dalla gens Calpurnia, anche se ciò non è
del tutto provato. 

I suoi nonni materni discendevano entrambi in linea diretta da Pompea, figlia di Gneo Pompeo
Magno
 (106 - 48 a.c.) mentre il nonno paterno era nipote del figlio omonimo di Marco Licinio Crasso, console nel 30 a.c.

Tacito narra il triste destino dei suoi fratelli maggiori di cui il primo, Gneo Pompeo Magno, genero dell'imperatore Claudio, fu ucciso per volere di sua moglie Messalina, mentre l'altro, Marco Licinio Crasso Frugi, console nel 64 e procuratore della Mauretania. fu condannato a morte per crimen maiestatis; rimase in vita solo Crasso Scriboniano il quale preferì tenere un profilo molto basso e poco visibile.

Durante il regno di Nerone, la sua famiglia partecipò alla fallita congiura dei Pisoni, a cui parteciparono
almeno 41 persone, tra cui senatori, cavalieri, militari e letterati per rancori personali verso Nerone dovuti ai suoi eccessi e ai suoi atti crudeli. 

La congiura fu capeggiata dallo zio Gaio Calpurnio Pisone, a seguito della quale Lucio perse il fratello e fu a lungo esiliato in Oriente; non si conosce la data del suo matrimonio con Verania Geminia, anch'essa appartenente all'aristocrazia.

GALBA

ADOZIONE DI GALBA

Alla morte di Nerone salì al trono Servio Suplicio Galba, e Lucio Calpurnio tornò a Roma dove l'imperatore, ormai anziano e debole, lo adottò il 10 gennaio del 69 per consolidare il proprio potere che vacillava dal tempo della rivolta delle truppe nella Germania superiore.

L'adozione di Pisone deluse Otone, costretto dalla sua pesante situazione debitoria e il rifiuto di Galba di pagare il donativo promesso in suo nome di 15.000 sesterzi, così come l'imposizione di Galba secondo cui chiunque avesse ricevuto dei benefici da Nerone, li dovesse restituire trattenuta la decima parte, esacerbò gli animi dei soldati e di molti cittadini e li indusse a volgersi verso Otone.



PISONE

Pisone, a differenza di Otone, godeva di notevole prestigio non solo per la rinomata famiglia,
oppositrice e vittima del governo di Nerone, ma anche perchè "aveva aspetto e portamento all'antica: era, a detta di buoni giudici, austero anche se alcuni detrattori lo ritenevano assai rigido".

Svetonio descrisse l'adozione di Pisone in questi termini:
«... (Galba) si avvicinò improvvisamente, tra la turba dei cortigiani, a Pisone Frugi Liciniano, nobile
ed egregio giovine già da lui tenuto in grande considerazione e sempre nel suo testamento dichiarato
erede delle sostanze, del nome e, chiamandolo figlio, lo condusse agli accampamenti e lo adottò, pur
non facendo neanche allora menzione alcuna di donativi

(Svetonio, Vite dei Cesari, Galba, XVII)

OTONE

TITO VINIO

La scelta di Pisone, tuttavia, era condivisa dal console Tito Vinio che voleva porre sul trono Marco Salvio Otone, governatore della Lusitania, ma Galba, a cui non piaceva la dissoluzione e i vizi
di Otone decise di seguire il consiglio del prefetto del pretorio Cornelio Lacone di adottare Pisone.

Si narrava che Vinio, nella sua prima campagna, portò la moglie del suo comandante di notte nel campo, travestito da soldato, e fece sesso con lei. Fu incarcerato per questo da Caligola, ma alla morte dell'imperatore, fu rilasciato.

Secondo Plutarco e Tacito, quando fu invitato a cena dall'imperatore Claudio, Vinio rubò una tazza d'oro. Allora Claudio lo invitò a cena la sera successiva facendogli porre dai suoi servitori davanti a lui piatti di coccio invece che d'argento. 

Tito Vinio sostenne Otone, in cambio della promessa di questi di sposare la figlia di Vinio, Crispina, e Otone convinse la Guardia Pretoriana a proclamarlo imperatore.

Tito Vinio consigliò a Galba di rimanere nel palazzo e di armare gli schiavi. Invece, Lacone e Icelo consigliarono a Galba di uscire da palazzo e mostrarsi alla gente. Galba seguì quest'ultimo consiglio, e fu ucciso dai pretoriani. Vinio cercò di fuggire ma fu assassinato con una lancia. e Lacone venne esiliato su un'isola dove fu poi ucciso dai soldati di Otone.



PISONE

Pisone intanto, grazie al sacrificio di un suo centurione, Sempronio Denso, era riuscito a rifugiarsi nel tempio di Vesta. Ma Otone inviò Sulplicio Foro, un soldato delle coorti britanniche che da poco aveva ricevuto da Galba la cittadinanza, e una guardia, Stazio Murco i quali, trascinarono Pisone fuori dal recinto sacro e lo uccisero sulla soglia del tempio.

Neppure la morte di Pisone estinse l'odio che provava verso di lui. Otone comandò che fosse infissa la testa, insieme a quella di Galba e dei suoi più stretti consiglieri, su un'asta, affinché fosse mostrata ai soldati. Solo dopo alcuni giorni la moglie di lui Verania e il fratello Scriboniano poterono ricomporre il corpo per quanto fosse necessario riscattare le teste dagli uccisori.


BIBLIO

- Publio Cornelio Tacito - Historiae -
- Svetonio Tranquillo - Vite dei Cesari, Galba
- Svetonio Tranquillo, Vite dei Cesari, Otone


IULIA AVITA MAMEA


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IULIA MAMEA

Nome: Giulia Avita Mamea, Iulia Avita Mamaea
Nascita: Emesa, 180
Morte: Mogontiacum, 18 o 19 marzo 235
Padre: Giulio Avito
Madre: Giulia Mesa
Sorella: Giulia Soemia
Marito: Marco Giulio Gessio Marciano
Figlio: Alessandro Severo
Zia materna: imperatrice Giulia Domna moglie dell'imperatore Settimio Severo
Cugini materni: imperatori Caracalla e Geta
Nipote: Eliogabalo.

Mamea era nipote dell'imperatore Settimio Severo e sorella di Giulia Soemia. Figlia secondogenita di Giulia Mesa e di Giulio Avito, Il primo matrimonio di Mamea potrebbe essere stato quello con un ex console e, dopo la sua morte, le fu permesso di mantenere il grado senatoriale, anche quando in seguito, durante il regno di suo zio Settimio Severo (imperatore 193-211) sposò un equestre di nome Marcus Gessius Marciano, originario di Arca Caesarea in Siria (oggi Arqa in Libano) che nella sua carriera passò all'ordine equestre e divenne magistrato.

Come Mamea, Marciano era siriano (nato ad Arca) e il matrimonio potrebbe essere servito a rafforzare la base di potere di Severo nelle province orientali. Mamaea gli diede un figlio di nome Alessiano, che nacque probabilmente il 1 ottobre 208.

Nel 217 Caracalla, succeduto a Severo, venne assassinato; il nuovo imperatore fu Macrino, prefetto del pretorio di Caracalla. Come sua madre Julia Maesa e sua sorella Julia Soemias, Mamaea era in Siria e potrebbe aver avuto un ruolo durante la rivolta organizzata da Giulia Maesa che portò alla morte di Macrino e all'ascesa al potere del figlio di Soemia, Vario Avito Bassiano, che si era già guadagnato una certa fama come sacerdote del dio Elagabal di Emesa ed è, come imperatore, di solito chiamato Eliogabalo.



L'ASPETTO E IL CARATTERE

Aveva come le altre donne della famiglia un notevole naso aquilino prettamente orientale e la fronte piuttosto alta, incorniciata dalle bande ondulate dei capelli, che scoprono l'orecchio e si riuniscono in crocchia piatta sulla nuca. Il più bello tra i busti è quello dei Musei Vaticani.

La monetazione in suo onore la raffigura con la tipica pettinatura "a melone", con una treccia ripiegata in basso. A volte con un copricapo lunato. È raffigurata, intelligentemente, assieme alle figure di Giunone conservatrice, Venere felice, Vesta, Pudicizia, "Felicitas publica", volte a esaltare il suo ruolo ufficiale di nume tutelare del "ritorno all'ordine" dopo gli eccessi di Eliogabalo.

Mamea in effetti aveva una buona reputazione di modestia, prudenza e fedeltà alla dinastia per cui all'inizio fu ben accetta, e nella nuova politica di tolleranza religiosa, nel 218 Mamea concesse un incontro ad Antiochia al patriarca cristiano Origene. Ma non tardò a rivelarsi per la volontà di dominio e controllo che aveva, a cominciare dal figlio e siccome era a contatto con l'esercito questo cominciò ad avere l'impressione di essere comandato da una donna, inammissibile in famiglia, figuriamoci nell'esercito.

IULIA MAMEA

ELIOGABALO

Mamea diede a Marciano due figli, una bambina di nome Theoclia e un figlio di nome Marco Giulio Gessio Bassiano Alessiano, salito al trono col nome di Alessandro Severo, che nacquero e crebbero ad Arca Caesarea. Assistette in posizione protetta in quanto donna agli eventi che portarono alla morte dell'imperatore Caracalla, figlio di Severo, e all'ascesa al trono di Eliogabalo, nipote di Giulia Mesa.

Il suo regno durò dal 218 alla primavera del 222 e fu un drammatico fallimento. All'inizio il ragazzo-imperatore agì con moderazione, ma dopo la fine del 220 volle introdurre il culto del suo Dio, e iniziò un regno di terrore che durò circa un anno e mezzo. Nell'estate del 221 iniziò però un periodo di moderazione, quando le tre dame di Emesa riuscirono a convincere Eliogabalo che avrebbe dovuto adottare il figlio di Mamea, Alessiano, e farlo cesare.

Per celebrare questo, il giovane Cesare cambiò il suo nome in Severus Alexander - che lo collegava a Caracalla, famoso per la sua ammirazione per Alessandro Magno ed era popolare tra i soldati. Ma la moderazione non durò e nel dicembre 221 era ormai evidente che i soldati amavano Severo Alessandro e sua madre Mamea e odiavano Eliogabalo e Soemia.

La nonna Julia Maesa si schierò con il più giovane dei suoi due nipoti ma Mamaea si assicurò che Severus Alexander fosse costantemente sorvegliato. I due giovani furono entrambi console nel 222, ma l'imperatore aveva già tentato di uccidere il suo Cesare, finchè fra l'11 o il 12 marzo Eliogabalo e sua madre furono linciati dalla guardia pretoriana e il tredicenne Alessandro Severo fu proclamato imperatore.

Poiché Alessandro aveva all'epoca quattordici anni, la madre Mamea regnò nel nome del figlio, e Julia Maesa e Mamaea presero saldamente il comando. Il betile di Elagabal, l'oggetto principale di culto, fu rimandato a Emesa e Alessandro Severo si comportò da imperatore romano. Una squadra di sedici senatori e il prefetto del pretorio Ulpiano, giurista molto famoso, gli offrì consiglio e fece in modo che ricevesse una decente educazione romana.



CONSORS IMPERII

Il figlio decise di nominarla, una volta giunto alla maggiore età, "consors imperii" ("consorte dell'impero"), una qualifica che la rendeva "associata nel comando". La situazione probabilmente lo richiedeva, ma era un'innovazione non accettata da tutti.

Marco Aurelio aveva concesso la stessa posizione a Lucio Vero creando una specie di diarchia tra imperatori; ma Marco Aurelio era indiscutibilmente il più forte tra i due, e poi a nessuna donna era mai stata concessa una simile posizione che creava un dubbio di sottomissione. La novità creò malumori nell'esercito e nei gruppi più tradizionalisti, che accusarono di debolezza il giovane imperatore, visto come succube della madre.

ALESSANDRO SEVERO
 
MATER CASTRORUM

L'unica cosa non conforme era il ruolo di primo piano di Julia Mamaea che dopo la morte della madre Giulia Maesa, esercitò una vera influenza. Come Giulia Domna prima di lei, Mamea ricevette nel 224 il titolo di "Mater Castrorum" (madre degli accampamenti) e nel 226 di "Mater Senatus" (madre del Senato) e "Domina mundi" (Signora mondo) e nel 228 di "Mater patriae" (madre della patria).

Infatti Mamea, nella sua veste di co-reggente, accompagnò il figlio nelle campagne militari, ma di fatto era Mamea a controllare le decisioni del giovane imperatore. Nel frattempo, nell'impero dei Parti scoppiò una rivolta e nel 224 il ribelle persiano Pâpak detronizzò il re ma due anni dopo, il figlio e successore di Pâpak, Ardašir, prese Ctesifonte, la capitale dell'impero dei Parti decretando la fine della Partia e l'inizio dell'impero sasanide.

La guerra tra Roma e il rinnovato impero persiano era inevitabile e nel 231 Severo Alessandro si diresse verso est. Quando i negoziati fallirono, i romani invasero l'Iraq, dove Ardašir fu costretto a ritirarsi e lo status quo fu ripristinato nel 232.

Mentre Alessandro Severo, tornato a Roma, celebrava il suo trionfo persiano, la tribù germanica degli Alamanni, un tempo sconfitta da Caracalla, si era sollevata distruggendo i limes della Foresta Nera. Ancora una volta, Severus Alexander e Julia Mamaea procedettero al fronte e, ancora una volta, cercarono prima una soluzione diplomatica, il che significava riscattare i guerrieri tribali.

Ai legionari di Magonza, della XXII legione Prmigenia, e la legione italiana che li aveva accompagnati, la II Parthica, la cosa non piacque. Era un incentivo per la tribù germanica a continuare l' aggressione, e nessun compenso aggiuntivo per loro, perché senza battaglia.

Le truppe non lo tolleravano e a Mogontiacum (moderna Magonza), in Germania, alcune truppe si ribellarono e uccisero l'imperatore e la madre nella tenda imperiale il 21 marzo 235. Il nuovo imperatore fu Massimino, che pose fine alla guerra in modo più soddisfacente. Il Senato ha pronunciato una damnatio memoriae su Mamaea.

MONTE DEL GRANO


A Roma, nei Musei capitolini, si conserva il sarcofago marmoreo riferibile ad Alessandro Severo e alla madre, in origine posto nel grandioso mausoleo della famiglia imperiale, i cui resti sono oggi noti come Monte del Grano, locato nel Parco XVII Aprile 1944, nell'odierno quartiere Tuscolano.

Il riferimento al grano nel nome dell'edificio già legato ad una caratteristica del Quadraro, dedicato anticamente a quattro divinità protettrici del mondo agricolo. Una leggenda cattolica popolare vuole invece che fosse un monte di grano trasformato per punizione divina in terra, perché raccolto di domenica, giorno dedicato al riposo e al culto del Dio unico.


BIBLIO

- Henry Gardiner Adams - A Cyclopedia of Female Biography, Julia Mamea - editor, Kessinger Publishing - 2007 -
- V. Scrinari - Le donne dei Severi nella monetazione - in Bull. Com. - LXXV - 1956 -
- Kosmetatou, Elizabeth - The Public Image of Julia Mamaea - An Epigraphic and Numismatic Inquiry - in Latomus 61 - 2002 -
- Birley, Anthony Richard - Septimius Severus: the African emperor - 1999 -
- Rodolfo Lanciani - Roma pagana e cristiana: la trasformazione della città attraverso i secoli, dai templi alle chiese, dai mausolei alle tombe dei primi papi - Roma - Newton eCompton - 2004 -


ELIA PULCHERIA - AELIA PULCHERIA


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PULCHERIA

Nome: Elia Pulcheria, in latino Aelia Pulcheria
Nascita: Costantinopoli, 19 gennaio 399
Morte: Costantinopoli, luglio 453
Padre: Arcadio
Sorella: Flaccilla
Reggente: dal 414
Mariti: 
Teodosio II 
Marciano
Figli: nessuno



UNA MOGLIE PER TEODOSIO II

Teodosio I, arrivato al potere imperiale, aveva avuto un figlio maschio, Arcadio, da cui erano nati a sua volta Teodosio II, e una figlia chiamata Pulcheria. Questa fu imperatrice dell'impero romano d'Oriente dal 414, come reggente per il fratello minore, l'imperatore Teodosio II, e poi come moglie di Marciano, dopo la morte senza figli di Teodosio.

Ancora bambina perse in pochi anni dal 403 al 408, la sorella Flacilla e i due genitori, per cui lei con il fratello e le sorelle, rimasero sotto la tutela dell’eunuco Antioco, scelto come loro precettore dal reggente Antemio. Pulcheria è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa.

SANTA PULCHERIA
A meno di 16 anni, nel 414 fu elevata alla dignità di “Augusta” e reggente del fratello Teodosio e del governo; quindi divenne la personalità più in vista dell’Impero Bizantino, al punto che il 30 dicembre dello stesso 414, il prefetto Aureliano fece erigere nel Senato, tre busti in onore di Pulcheria e degli imperatori Onorio e Teodosio II.

«Ella dedicò grande attenzione a renderlo un principe il migliore possibile e aveva fatto sì che lui ricevesse dai più bravi maestri dell'epoca lezioni di ippica, di combattimento, e di lettere. Ma sua sorella gli insegnò anche ad essere ordinato e principesco nelle sue maniere; lei gli aveva mostrato come raccogliere i suoi vestiti, e come prendere posto, e come camminare; ella lo addestrò a trattenere le risate, ad assumere un aspetto mite o formidabile a seconda delle occasioni, e a indagare con cortesia i casi che gli venivano posti con petizioni. Ma si impegnò principalmente a far sì che pregasse continuamente; lo istruì a frequentare la chiesa regolarmente, e a onorare le case di preghiera con presenti e tesori. Ella con zelo e con saggezza si impegnò affinché la religione non venisse danneggiata dall'innovazione di dogmi spurii [eresie].»
(Sozomeno, storico ecclesiastico, IX)

Era una famiglia di cristiani fanatici, (il padre Teodosio era stato discepolo di Sant’Ambrogio) per cui Pulcheria consacrò la sua verginità al Signore; con un voto sigillato pubblicamente, donò alla Chiesa di S. Sofia, uno splendido altare con iscrizione, inoltre aveva convinto anche le due sorelle a seguire la sua stessa strada.

Il palazzo imperiale era diventato quasi un convento, perché giorno e notte vi si cantavano le lodi divine, si leggeva la Sacra Scrittura, si pranzava e si digiunava insieme e il lavoro era manuale. Ma al potere non rinunciò mai, tutt'altro. Pulcheria fin da ragazza dimostro un carattere forte, molto più del fratello, così a un certo punto decise di trovare moglie a Teodosio, che non brillava per intelligenza.
 
Conobbe una giovane, venuta a corte per chiedere giustizia a seguito di una vicenda di zii che le avevano sottratto l’eredità paterna. Atenaide era pagana, ma Pulcheria fu colpita dal suo carattere e la capacità di parlare in pubblico e difendere le sue ragioni come un avvocato.

Così Pulcheria oltre a restituirle l’eredità rubata le propose di sposarsi con Teodosio. Atenaide, che era bellissima e colta, non lasciò sfuggire l'occasione. Si convertì al cristianesimo e divenne imperatrice col nome di Eudocia. Dopo un periodo in cui il giovane Teodosio II era pazzo della moglie iniziarono però le divergenze.

Alla morte del padre Arcadio, nel 408, molti generali di Costantinopoli si proposero come mariti di Pulcheria, ma la ragazza mantenne il voto di castità. Il principale candidato era l’alano Aspare, che lei rifiutò, non solo per sentimento religioso ma per evitare che comandassero su di lei e sull’impero.

TEODOSIO II


INTOLLERANZA RELIGIOSA

- Quando Teodosio II salì al trono, nel 414, Pulcheria si ritirò solo formalmente e una volta scelta la moglie per il fratello, la fece convertire, e le fece cambiare il nome in Eudocia.
- Fece poi cacciare da Costantinopoli tutti gli ebrei privandoli di tutti i loro beni.
- Convinse il fratello a dichiarare guerra ai Persiani perché non seguivano la religione cristiana. 
- Proibì ai pagani l'accesso ai pubblici uffici.
- Cacciò da Costantinopoli il patriarca Nestorio, considerato eretico. 

Fu tollerante solo con gli Ariani, ma solo perché erano ariani tutti i barbari militanti per l'impero e senza le truppe di Goti e Alani Costantinopoli sarebbe caduta in pochi giorni.


L'IMPERATRICE

Pulcheria fu accusata di incesto presso il magistrato Paolino, il patriarca Nestorio le proibì l’ingresso al palazzo vescovile, fece cancellare la sua immagine dipinta sul già ricordato altare votivo e le tolse il permesso, concessale dal suo predecessore Sisinnio, di comunicarsi a Pasqua nel santuario della cattedrale.

Nel 441 scoppiò una guerra fredda fra Pulcheria e il nuovo cubiculario imperiale, (segretario generale del palazzo) Crisafio. ma fu lei e non il cubicolario, a venire allontanata dalla corte.

Nel 450 Teodosio II morì senza eredi, così Crisafio e Pulcheria tornarono a scontrarsi, ma quest'ultima sposò Marciano, generale ben voluto dai barbari al servizio imperiale, facendolo divenire imperatore, a condizione però che il matrimonio non venisse mai consumato, e il generale accettò.



L'ERESIA DI EUTICHE

L'eresia di Eutiche, archimandrita greco (378-454), o "monofisismo", in cui si sosteneva che la natura umana di Gesù era assorbita da quella divina e dunque in lui era presente solo la natura divina. Fu dichiarato falso e quindi eretico, affermando nello stesso tempo il "diofisismo", cioè la coesistenza in Gesù Cristo delle due nature, l'umana e la divina. pertanto considerato falso il titolo di "christotokós" (madre di Cristo) attribuito a Maria, che la Chiesa riconosce invece come "theotókos" (madre di Dio).

L'appellativo di "christotokós" le veniva rivolto dai nestoriani, un po' l'opposto dei monofisiti, in quanto nella loro dottrina le nature umana e divina di Gesù Cristo sono del tutto separate e non possono coesistere. 

Pertanto Maria avrebbe generato l'uomo Gesù, e non Dio, per cui le rifiuta il titolo di «Madre di Dio» (Theotókos), riconoscendola solo come "Madre di Cristo" (Christotókos), e afferma che colui che nacque da Maria era solo un uomo in cui Dio poi discese come discese nei profeti.

Nel 449 papa s. Leone Magno, mandò a Pulcheria varie lettere pregandola di aiutarlo a soffocare questa nuova eresia, condannata poi nel 451 nel Concilio di Calcedonia e di mettere il suo intervento a favore della partecipazione bizantina al Concilio generale che papa Leone I voleva riunire in Italia.

L’Augusta Pulcheria rispose affermativamente, e fu pure coinvolta nella controversia che vide protagonista s. Flaviano patriarca di Costantinopoli, l’eunuco Crisafio, l’egiziano patriarca Anatolio; nel cui contesto avvenne il cosiddetto ‘ladrocinio di Efeso’, l’uccisione dello stesso Flaviano, l’esilio dell’eunuco, il riconoscimento dell’errore da parte di Teodosio II e il richiamo a corte della sorella Pulcheria.



IL MATRIMONIO BIANCO

Teodosio II, morì il 28 giugno 450 a 49 anni, e Pulcheria, che aveva ormai 51 anni, introdusse a corte un ufficiale in congedo di 58 anni, il tribuno Marciano e lo sposò dietro la promessa di rispettare la sua verginità, strano perchè la chiesa non riconosceva e non riconosce tutt'oggi il matrimonio non consumato.

La cerimonia fu fastosa con la presenza del patriarca Anatolio e si dice che Pulcheria stessa, pose il diadema imperiale sul capo dello sposo. Anche Marciano viene considerato santo dalla chiesa cattolica.

Al Concilio, cui partecipavano allora anche i sovrani bizantini, Pulcheria fu acclamata più volte come nuova s. Elena, presente l'imperatore Marciano suo marito. Fra lei e il papa s. Leone Magno, intercorse una fitta corrispondenza, per consolidare le norme del Concilio di Calcedonia e riguardo alle agitazioni monofisite, specie in Palestina, Pulcheria intervenne nel 453 con due lettere dirette ai monaci palestinesi e a s. Bassa e le sue monache.

Ella fece costruire:
- Chiesa dei Quaranta Martiri di Sebaste, in occasione della scoperta delle loro reliquie;
- il Santuario nel palazzo di Daphnè, dedicato a S. Stefano con la reliquia della mano destra del protomartire; 
- una speciale chiesa in onore del profeta Isaia;
- il meraviglioso atrio di S. Lorenzo per deporvi le reliquie di s. Lorenzo e di s. Agnese e temporaneamente quelle di s. Stefano e di Isaia;
- la Chiesa di s. Mena in Acropoli.
- Dal 449 in poi, con l’appoggio di Marciano, si dedicò alla costruzione dei vari Santuari mariani, essendo devotissima alla Madonna, che venne vista però come una specie di eresia.


LA MORTE

Nel terzo anno del regno di Marciano, l’imperatrice Pulcheria morì nel mese di luglio del 453 e nel suo testamento, redatto da Marciano, ella lasciò tutti i suoi beni ai poveri. Il suo corpo fu sepolto nella Chiesa dei Ss. Apostoli di Costantinopoli.

La parte avuta dall’imperatrice nella difesa dell’ortodossia cristiana contro il nascente monofisismo spiega il il titolo di “custode della Fede”, datole sia in Oriente che in Occidente.


BIBLIO

- C. Angelidi - Pulcheria. La castità al potere (399-455) - Milano - Jaca Book - 1996 -
- Charles Diehl - Figure bizantine - introduzione di Silvia Ronchey - Einaudi - 2007 - 
- Hubert Jedin - Breve storia dei Concili - ed.italiana Morcelliana - Brescia - 1989 -
- Hans van Loon - The Dyophysite Christology of Cyril of Alexandria - Leiden-Boston - Basil BRILL - 2009 -


LICINIA EUDOSSIA - LICINIA EUDOXIA


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MEDAGLIONE DI EUDOSSIA

Nome: Licinia Eudossia. in latino Licinia Eudoxia
Nascita: Costantinopoli, 422
Morte: Costantinopoli, 493 circa
Regno: 29 ottobre 437 – 493 circa
Incoronazione: 6 agosto 439
Dinastia: Teodosiana
Padre: Teodosio II
Madre: Elia Eudocia
Mariti: Valentiniano III, Petronio Massimo
Figli: Eudocia, Placidia


Licinia Eudossia fu augusta dell'Impero romano d'Occidente, unica figlia dell'imperatore d'Oriente Teodosio II e di Elia Eudocia, sposò l'imperatore d'Occidente Valentiniano III a Costantinopoli, il 29 ottobre 437 per rafforzare il legame tra le due parti dell'impero. Fu lei a chiamare a Roma il re dei Vandali Genserico, causandone così il saccheggio del 455.



UNA MOGLIE PER TEODOSIO II

Teodosio I, arrivato al potere imperiale, aveva avuto un figlio maschio, Arcadio, da cui erano nati a sua volta Teodosio II, e una figlia chiamata Pulcheria. Era una famiglia di cristiani fanatici (il padre Teodosio era stato discepolo di Sant’Ambrogio) e Pulcheria fin da ragazza dimostrò un carattere forte, molto più del fratello, così a un certo punto decise di trovare moglie al fratello, che non brillava per intelligenza.
 
Conobbe una giovane, venuta a corte per chiedere giustizia a seguito di una vicenda di zii che le avevano sottratto l’eredità paterna. Atenaide era pagana, ma Pulcheria fu colpita dal suo carattere e la capacità di parlare in pubblico e difendere le sue ragioni come un avvocato.

Così Pulcheria oltre a restituirle l’eredità rubata le propose di sposarsi con Teodosio. Atenaide, che era bellissima e colta, non lasciò sfuggire l'occasione. Si convertì al cristianesimo, cambiò il suo nome in Eudocia e divenne imperatrice. 

Dopo un anno di matrimonio nacque la figlia di Teodosio ed Eudocia, Licinia Eudossia; probabilmente a seguito della nascita della figlia, Teodosio concesse a Eudocia il titolo di Augusta, il 2 gennaio 423. 

EUDOCIA

LE RELIQUIE

Tuttavia già da qualche anno si erano incrinati i rapporti tra Eudocia e Teodosio, sebbene la coppia imperiale abbia avuto un'altra figlia nel 431, Flaccilla, e Arcadio, però morto infante. Eudocia decise così di partire per un pellegrinaggio in Terra Santa (438). Il suo ritorno a Costantinopoli, carica di reliquie, segnò un suo breve ritorno in auge. 

Però nel 443, a causa di un complotto ordito dall'eunuco Crisapio, il quale accusò l'imperatrice di adulterio col magister officiorum Paolino, Eudocia fu costretta ad abbandonare la capitale, lasciando campo libero a Pulcheria, e si recò nuovamente in Terra Santa, a Gerusalemme.

Teodosio inviò il suo comes domesticorum ("comandante della guardia") Saturnino a giustiziare due membri della corte di Eudocia, il prete Severo e il diacono Giovanni, ma l'uomo di Teodosio venne ucciso, o da Eudocia stessa, come riporta lo storico bizantino Marcellino, oppure da un uomo della sua corte. Teodosio, adirato, le ridusse la corte, pur lasciandole il titolo di Augusta.



LICINIA EUDOSSIA

Intanto la figliola Licinia Eudossia venne fidanzata al cugino, Valentiniano III, figlio della zia Galla Placidia, che era destinato a regnare sull’Occidente, il 29 ottobre 437, per rafforzare il legame tra le due parti dell'impero. Licinia Eudossia fu inviata così a Ravenna, dove si sposò e divenne imperatrice.
 
Il 6 agosto 439 fu insignita del titolo di augusta, e nello stesso anno, o in quello immediatamente successivo, diede alla luce, a Ravenna, la prima figlia Eudocia. Ebbe poi anche una seconda figlia, Placidia, due o tre anni dopo.



MORTE DI VALENTINIANO

Valentiniano intanto aveva preso l’abitudine di importunare le mogli dei senatori e tra queste la moglie del senatore Petronio Massimo, della gens Anicia, una delle più antiche, ricche e potenti di Roma. Questi si accordò con Eraclio, il primicerio di corte e sapendo che Ezio non avrebbe mai accettato di spartire il potere con loro, decisero di eliminarlo.

Convinsero il debole Valentiniano III che il generale stava tramando contro di lui. Valentiniano III ci credette e lo fece uccidere. Poi Petronio Massimo si rivolse a due delle guardie di Ezio, a lui legatissime, che tesero un agguato a Valentiniano, uccidendolo.

Quindi Petronio ripudiò la moglie che lo aveva tradito e chiese insistentemente la mano di Licinia Eudossia, l’ex imperatrice. Nei suoi piani, lui avrebbe sposato Eudossia e suo figlio Pallante Eudocia, la figlia di Eudossia e Valentiniano. Un tale matrimonio dinastico l'avrebbe fatto riconoscere anche da Costantinopoli.

Eudossia finse di accettare le nozze, per proteggere sia se stessa che il suo favorito Maggioriano, però di nascosto inviò messaggeri a Genserico, il re dei Vandali. Eudocia, la figlia di Valentiniano che Petronio Massimo fece fidanzare a suo figlio era in realtà già promessa proprio al figlio di Genserico, Unerico, per cui sua qualità di futuro suocero, questi si sentì autorizzato ad intervenire contro Petronio Massimo per aiutare Licinia Eudossia.

IL SACCO DI ROMA


IL SACCO DI ROMA

Genserico rispose, conquistò Roma mettendola a ferro e fuoco per una decina di giorni, poi la saccheggiò. All'avvicinarsi dei Vandali di Genserico Petronio Massimo si dette alla fuga, ma, raggiunto dalla folla venne ucciso, fatto a pezzi e gettato nel Tevere.
Eudossia prigioniera di Genserico

Quando i Vandali ebbero finito di spogliare Roma, Genserico portò Eudossia con sé a Cartagine dove la figlia Eudocia sposò Unerico, e pure Placidia dovette seguirlo. Intanto in Occidente Avito riusciva a farsi proclamare imperatore in Gallia, con l’appoggio dei Visigoti, e veniva rapidamente scalzato da Maggioriano, che Eudossia apprezzava.

Infine Eudossia tornò a Costantinopoli, sua città natale. nel 462 dove la seconda figlia Placidia sposò l'ex senatore Anicio Olibrio, per breve tempo imperatore d'Occidente nel 472.


 

GLI EDIFICI RELIGIOSI

Eudossia costruì diversi edifici religiosi, sia a Roma che a Costantinopoli. 
- Nel 442 ricevette in dono dalla madre le catene che, secondo il patriarca di Gerusalemme Giovenale, sarebbero state utilizzate per incarcerare san Pietro; Eudossia fondò allora a Roma la basilica di San Pietro in Vincoli per contenere questa reliquia assieme alle catene che, secondo la tradizione, erano state utilizzate nel carcere mamertino per imprigionare lo stesso santo. 
- A Costantinopoli edificò (440/ 450) la chiesa di Santa Eufemia, abbellita dalla figlia Placidia e in seguito restaurata dalla nipote Anicia Giuliana, che rimase per i discendenti della dinastia una sorta di cappella di famiglia.

Fu in buoni rapporti con Daniele lo Stilita, che ne aveva previsto la liberazione dalla prigionia in Africa, tanto da offrirgli un alloggio una volta tornata a Costantinopoli, ma lui rifiutò.


BIBLIO

- J. Arnold Hugh Martin, J.  Robert Martindale, J. Morris - Licinia Eudoxia - in The Prosopography of the Later Roman Empire - Cambridge University Press - 1992 -
- Ralph W. Mathisen - Julius Valerius Maiorianus (18 February/28 December 457 - 2/7 August 461) - in De Imperatoribus Romanis -
- Liz James - Women, Men and Eunuchs: Gender in Byzantium, Routledge - 1997 -


GALLA PLACIDIA


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GALLA PLACIDIA

Nome: Elia Galla Placidia, in latino Aelia Galla Placidia
Nascita: Costantinopoli, 388/392 
Morte: Roma, 27 novembre 450 
Padre: Teodosio I
Madre: Galla
Dinastia: Teodosiana
Mariti: Ataulfo e Flavio Costanzo
Figli:
Teodosio da Ataulfo,
Onoria e valentiniano da Flavio Costanzo


Elia Galla è stata un'imperatrice romana, figlia dell'imperatore Teodosio I (che regnò dal 378 al 395) e della sua seconda moglie Giustina Galla.



GIUSTINA GALLA

Dopo la morte di Graziano nel 383 e l'attacco dell'usurpatore delle province galliche, Magno Massimo, fuggì nel 387 con madre e fratelli a Tessalonica, rifugiandosi presso l'imperatore Teodosio I. 

Qui Giustina pensò bene di fare un tentativo di fascinazione attraverso la figlia Galla, allora tredicenne, in lacrime davanti al quarantenne imperatore, il quale non solo perse la testa ma la chiese in sposa. A Teodosio piacevano le ragazzine, in più Galla era particolarmente bella, pertanto Giustina pensò bene di sfruttare la situazione. 

Così accettò le nozze, che solo lei in quanto genitore superstite poteva accettare, ma pose la condizione che Teodosio intervenisse in Italia per ricollocare Valentiniano sul trono . Non era una cosa da nulla ma Teodosio, ormai completamente preso, accettò. Il matrimonio fu celebrato quello stesso anno e subito dopo Teodosio, tenendo fede alla sua parola, si recò in Occidente a combattere Massimo.



L'IMPERATRICE GIUSTINA

Divenuta imperatrice, si trovò ad essere a tredici anni la madre adottiva dei figli del primo matrimonio di Teodosio, Arcadio (che aveva dieci anni) e Onorio. Nel 388, cioè a 14 anni, diede alla luce il primo figlio, Graziano, morto però ancora infante. 

Tra il 388 e il 391 Teodosio rimase in Italia, dove rimise sul trono Valentiniano; nel frattempo Galla e Arcadio, che vivevano a Costantinopoli nel Gran Palazzo, entrarono in contrasto, tanto che nel 390 Arcadio fece allontanare Galla dal palazzo. 

Nel 392 le nacque una figlia, Galla Placidia ma morì due anni dopo nel 394 per le conseguenze di un altro parto a cui non sopravvisse neppure il bambino.



GALLA PLACIDIA

Galla Placidia era così figlia dell'imperatore Teodosio I e della sua seconda moglie Galla Giustina; prima di Placidia, Teodosio aveva già avuto tre figli dal precedente matrimonio con Flaccilla (Pulcheria Teodosia, Arcadio e Onorio) ed un figlio da Galla, di nome Graziano, morto infante.

In Placidia si riunirono due dinastie imperiali romane, quella valentiniana (suo nonno materno era l'imperatore Valentiniano I, suoi zii materni gli imperatori Graziano e Valentiniano II) e quella teodosiana del padre.

Pertanto nel 390 Placidia ricevette il titolo di nobilissima, che le dava dignità pari a quella dei fratelli, e delle proprietà che la resero finanziariamente indipendente. Nel 394 la madre Galla morì neanche ventenne, e in quello stesso anno Teodosio si recò in Occidente a combattere l'usurpatore Eugenio, succeduto a suo cognato Valentiniano.

Teodosio lasciò a Costantinopoli Arcadio, facendosi seguire invece da Onorio e Galla Placidia, entrambi poi affidati a Serena, figlia di un fratello defunto di Teodosio e moglie del generale Stilicone. Galla Placidia venne educata al cristianesimo, a tessere e ricamare, ma con pochi studi.



SERENA

«Serena, disprezzando i riti pagani, volle visitare il tempio della Gran Madre e, non appena vide che la statua di Rea portava una collana degna del divino rispetto, gliela tolse e se la mise. Una vecchia, una delle ultime vestali, la accusò di empietà, ma lei la insultò e la fece scacciare dal suo seguito. Allora la vecchia lanciò contro Serena, suo marito e i loro figli tutte le maledizioni che il suo gesto meritava. Serena, però, non le fece alcun caso e uscì dal tempio ostentando l'ornamento
(Zosimo, Storia nuova, V, 28)

Alla morte di suo padre nel 395, l'Impero romano fu diviso in una parte orientale, sotto Arcadio, ed una occidentale, governata da Onorio; ma il potere effettivo era nelle mani di Rufino e poi di Eutropio in Oriente e del generale Stilicone in Occidente.

Serena volendo assicurarsi la sua influenza sul cugino Onorio, nel 399 gli diede in sposa la figlia Maria, ma il matrimonio non fu consumato per l'impotenza di Onorio e allora, nel 400 Serena promise Galla Placidia con suo figlio Eucherio, di otto e undici anni, ma il matrimonio non venne mai celebrato.

Intanto Stilicone venne assassinato col beneplacito di Onorio, e in quello stesso anno i Visigoti di Alarico, legato a Stilicone, scesero in Italia verso Roma, contando sul sostegno degli amici del generale assassinato e soprattutto di Eucherio che però ucciso da emissari di Onorio, che stava rinchiuso a Ravenna.

Alarico giunse a Roma e la cinse d'assedio, ma dovette desistere. Allora Serena venne processata dal Senato romano con l'accusa di aver chiamato i Visigoti a Roma. Al processo partecipò Galla Placidia, che emanò la sentenza capitale insieme dal Senato, contro il partito di Stilicone e a favore della corte di Onorio.

ALARICO


ALARICO

Alarico voleva ottenere un territorio dove stanziare il proprio popolo e per sé il grado di generale dell'impero. Infine Alarico accettò di levare l'assedio a Roma in cambio di un notevole tributo ma Onorio non accettò. Alarico tornò allora ad assediare Roma, nell'ottobre del 409. Allora Alarico e il Senato romano decisero di elevare al trono un nuovo imperatore, Attalo, rifiutato sia da Onorio che da Galla, in quanto ariano.

Alarico depose Attalo in segno di distensione ma, attaccato da un sottoposto di Onorio, assediò Roma per la terza volta (410). La città cadde il 24 agosto e ci fu il famoso sacco di Roma, spogliata dei suoi beni, della sua gente e dei viveri.



ATAULFO

Quando i Visigoti di Alarico lasciarono l'Urbe, portarono con loro la diciottenne Galla Placidia, un ostaggio per costringere Onorio a cedere alle loro richieste. Galla seguì i Visigoti fino allo stretto di Messina, ma Alarico morì. Il successore di Alarico, Ataulfo, condusse i Visigoti e Galla Placidia in Gallia, dove, nel 412, fu prima alleato e poi nemico dell'usurpatore Giovino, che catturò e consegnò ai Romani:

Ataulfo sperava di essersi guadagnato il riconoscimento della corte ravennate, ma Onorio gli richiese Galla Placidia. Ataulfo riuscì ad entrare a Narbona e nel 414, all'età di quaranta anni, sposò con rito romano la ventiduenne Galla Placidia, impalmandola come regina dei Visigoti, sperando nel riconoscimento di Onorio.

Ma il matrimonio non fu riconosciuto a Ravenna e Ataulfo rielesse imperatore Prisco Attalo, sempre nel 414, con potere nominale sulla Gallia. Costanzo si recò con un esercito in Gallia per affrontare i Visigoti; Ataulfo e Galla abbandonarono la regione e si recarono in Spagna (fine 414, inizi 415), lasciando indietro Attalo, il quale fu catturato e spedito a Onorio.



MORTE DI ATAULFO 

Fu a Barcellona che Galla diede alla luce il figlio di Ataulfo, Teodosio; la scelta di dare al bambino, morto poco dopo la nascita e seppellito in una chiesa di Barcellona, il nome del nonno materno e fondatore della dinastia regnante indicava la volontà dei genitori di inserirlo nella linea di successione imperiale, ma questo irritò i "nazionalisti" visigoti, che nel 415, procurarono la morte di Ataulfo.


ATAULFO


IL SUCCESSORE VALLIA

Il successore di Ataulfo, Sigerico, umiliò Galla facendola marciare a piedi per venti chilometri davanti al suo cavallo, ma fu ucciso sette giorni dopo e gli successe Vallia, che restituì la dignità regale a Galla, cercando di negoziare con i Romani. I Visigoti nel 416, incontrarono i messaggeri di Costanzo, e in cambio di un grosso quantitativo di grano, Vallia accettò di combattere per i Romani i Vandali e gli Svevi, popolazioni barbare stanziatesi in Spagna, e di restituire Galla Placidia.

Galla tornò da Costanzo e i due tornarono a Ravenna. Onorio premiò Costanzo per la liberazione di Galla da una prigionia durata sei anni con il consolato per il 417; portò con sé la sorella a Roma per celebrare il trionfo sui nemici dello stato (tra cui Attalo), per poi tornare insieme a lei a Ravenna.



IL MATRIMONIO CON FLAVIO COSTANZO

Tornata alla corte del fratello Galla Placidia dovette sposarsi con Flavio Costanzo, ottimo generale e fedelissimo di suo fratello, l'Augusto Onorio, Galla tentò di opporsi al marito di sgradevole aspetto, ma infine finse di accettare la decisione. Costanzo dal canto suo ricevette il titolo di patricius, iniziando ad esercitare sempre più influenza sul debole Onorio.

La coppia ebbe due figli: Giusta Grata Onoria nel 418 e Placido Valentiniano, nel 419, futuro Valentiniano III, il cui nome fu scelto in onore del nonno e dello zio di Galla, e che ricevette dallo zio Onorio il titolo di nobilissimus, con prelazione alla successione imperiale.

«Era Costanzo qual vedevasi in pubblico, di volto malinconico e tetro; con occhi spalancati, con alta la testa, ma poi inclinandola sino al collo del cavallo, su cui era salito; e volgeva obliquamente qua e là lo sguardo a modo che pareva a tutti, come con frase antica si dice, figura degna d'impero. Però nelle une, e negli altri simposi era si giocondo e civile che molte volte a tavola gareggiava scherzando coi mimi.»

Galla in qualità di nobilissima e di madre dell'erede al trono, ma anche come regina dei Visigoti, per cui aveva sempre al suo fianco la fedele guardia reale visigota, acquistò grande peso nella reggia e pure sul rozzo Costanzo.

Galla comunque era una fanatica religiosa che fece distruggere opere d'arte e uccidere le persone con doti speciali (sia pure inventate) ritenendole preda del demonio. Per contro era anche molto caritatevole
accogliendo nel suo palazzo di Ravenna i bambini abbandonati nelle strade e sui sagrati delle chiese.

I Visigoti avevano ricevuto l'incarico di combattere per conto dell'impero i Vandali e gli Svevi della Penisola iberica; sotto la guida di Vallia, avevano recuperato le province di Betica, Cartaginense e Lusitania, relegando la presenza barbarica in Galizia.

Nel 418 i Visigoti ebbero l'autorizzazione imperiale a stabilirsi in Aquitania come socii foederati, col diritto di acquisire un terzo delle terre mantenendo le proprie leggi e i propri re probabilmente per la presenza della regina dei Visigoti alla corte imperiale.

COSTANZO III


IL COIMPERATORE

Il 18 febbraio 421 Costanzo salì al trono come co-imperatore di Onorio; poco dopo Galla Placidia ricevette il titolo di augusta dell'impero, che la poneva allo stesso livello dell'augusta d'Oriente, Pulcheria. 

Costantinopoli però non la riconobbe, a causa del deterioramento dei rapporti tra le due corti: Costanzo stava persino progettando una campagna militare contro l'Impero romano d'Oriente, ma morì, lasciando Galla vedova e Onoria e Valentiniano orfani.

Ora Galla sosteneva Bonifacio e i Visigoti, ed era da essi sostenuta, mentre Onorio parteggiava per Castino. Onorio si lasciò convincere che Galla tramasse per deporlo, e l'imperatore prima ordinò che la sorella risiedesse a Roma, poi la esiliò dall'Italia.

Galla dovette rifugiarsi con i due figli a Costantinopoli, alla corte del nipote Teodosio II, figlio di Arcadio, sotto la reggenza della sorella Pulcheria, dove andarono a vivere in uno dei due palazzi di Galla.


 
L'USURPATORE

Nel 423, alla morte senza eredi di Onorio, il Senato romano scelse come successore Giovanni Primicerio, ma la corte di Costantinopoli non lo riconobbe. Giovanni ebbe dalla sua parte i validi generali Castino (già avversario di Galla) ed Ezio, ma anche dei forti avversari come Bonifacio, che come comandante dell'Africa controllava la fornitura di grano per Roma, e i Visigoti, che riconobbero legittimi successori la loro regina Galla Placidia e Valentiniano III.

L'imperatore d'Oriente decise allora di porre il cugino sul trono d'Occidente e organizzò una spedizione per rovesciare Giovanni. Con l'aiuto dell'esercito orientale, Galla tornò in Occidente, depose l'usurpatore e pose sul trono il giovanissimo figlio Valentiniano III, per il quale fu reggente.

Galla e Valentiniano videro riconosciuti i loro titoli, e nel 424 Valentiniano fu nominato Cesare d'Occidente; il generale Aspare occupò Salona e poi Aquileia, dove si insediarono l'imperatore e la reggente. 

Aspare poi occupò Ravenna, catturò Giovanni e lo inviò ad Aquileia da Galla, la quale ordinò poco cristianamente che gli fosse tagliata la mano destra, che fosse legato ad un asino ed esposto per le strade di Ravenna al pubblico ludibrio e che fosse infine decapitato nel circo nel 425.

Poi Galla eliminò tutti i sostenitori di Giovanni e pure le leggi di Giovanni che estendevano ai pagani dei diritti riservati ai cristiani. Quindi si avviò al suo ingresso trionfale a Roma con Onoria e Valentiniano. Il 23 ottobre il giovanissimo Valentiniano, di soli 6 anni, salì al trono, divenendo augusto d'Occidente, ma il potere effettivo andò a Galla Placidia, che sostenne la Chiesa di Roma a tutti i costi.

La tutela di Galla durò legalmente dodici anni (425-437), ma la sua influenza molto di più. Riconobbe il possesso della Prefettura del pretorio dell'Illirico all'Impero orientale insieme alla provincia di Pannonia II. Per i buoni rapporti tra le due corti vennero fidanzati Valentiniano e Licinia Eudossia.

GALLA PLACIDIA E FIGLI


LA LOTTA TRA I GENERALI

Galla si trovò a dover gestire equilibratamente diverse figure forti, tra cui i generali Felice, Bonifacio ed Ezio. Galla nominò Felice, suo grande sostenitore a magister militum, ma Ezio che era stato un sostenitore di Giovanni, divenne comandante militare delle truppe stanziate sulla frontiera pannonica. Mentre Ezio contrastava con successo i Visigoti e i Franchi in Gallia, Felice venne nominato da Galla console (428) e patricius (429).

Bonifacio venne invece nominato comes domesticorum, ma tornato in Africa, sostenne l'arianesimo e venne dichiarato nemico dello stato. Felice organizzò contro Bonifacio due spedizioni per cui questi chiese aiuto ai Vandali di Genserico, che nel 430 sconfissero l'esercito romano facendogli perdere gran parte della provincia d'Africa.

Sempre nel 430 Felice, venne ucciso da Ezio, i Vandali di Genserico sconfissero l'esercito di Bonifacio e conquistarono Ippona nel 431. Galla richiamò a Ravenna Bonifacio e dette il comando ad Aspare, i cui successi (432-433) gli fecero guadagnare il consolato per il 434.

Galla Placidia tra Ezio, che odiava, e Bonifacio, responsabile della perdita dell'Africa. scelse Bonifacio dandogli la carica di magister utriusque militiae e creandolo patricius per metterlo al di sopra di Ezio, che sarebbe stato console per il 432. 

Bonifacio sconfisse Ezio nella battaglia di Ravenna, ma fu costretto a rifugiarsi tra gli Unni dove morì per le ferite riportate. Galla dovette restituire ad Ezio la carica di magister utriusque militiae dandogli il patriziato. Ezio concluse la pace con i Vandali che riconosceva lo status quo. Nel 437 Valentiniano compì diciotto anni e terminò la reggenza di Galla, che però continuò ad esercitare la sua influenza.



ONORIA

Divenuto maggiorenne nel 437, Valentiniano III sposò Licinia Eudossia, figlia di suo cugino Teodosio II e da lei ebbe due figlie femmine: nel 438 nacque Eudocia, che venne elevata al rango di Augusta, e due o tre anni dopo nacque Placidia. intanto Genserico, re dei Vandali, allargò i suoi possedimenti a Cartagine nel 439 ed Ezio divenne l'uomo più potente dell'impero.

Nel 449 l'augusta Onoria fu scoperta per aver complottato con il proprio amante Eugenio per rovesciare Valentiniano, Eugenio venne messo a morte; Onoria inviò allora il proprio servitore Giacinto presso il re degli Unni Attila, per recargli la proposta di matrimonio e il suo anello come pegno. 

Attila accettò la proposta di matrimonio e chiese metà dell'Impero romano d'Occidente come dote, ma Valentiniano rifiutò, malgrado Teodosio fosse favorevole. Onoria ebbe salva la vita solo per l'intercessione di Galla ma fu obbligata a sposare Basso Ercolano, un qualsiasi senatore. Ezio riuscì a combinare con Valentiniano il fidanzamento tra suo figlio Gaudenzio e Placidia, seconda figlia dell'imperatore. 



RELIGIOSITA' DI GALLA

Galla Placidia scrisse sia al nipote imperatore sia a sua sorella Pulcheria, chiedendo di rivedere la propria posizione nel confronto tra le due dottrine nell'interesse dell'unità della Chiesa e del primato della città di Roma, sia quale antica sede dell'impero sia come sede di san Pietro.

- Galla Placidia a Ravenna, nel 426, fece edificare la chiesa di San Giovanni Evangelista per sciogliere il voto fatto durante la traversata marittima che l'aveva riportata in Occidente, a causa di una tempesta.
- Sempre a Ravenna fece erigere la chiesa di Santa Croce, con annesso il proprio mausoleo, 
- una chiesa del Santo Sepolcro 
- e un ampio complesso monastico dedicato a san Zaccaria. 
- A Rimini fece edificare la chiesa di Santo Stefano, 
- a Milano la cappella di Sant'Aquilino nella Basilica laurenziana, ove si trova un sarcofago tradizionalmente attribuito a Galla.
- A Roma fece restaurare la basilica di San Paolo fuori le mura,
- rivestì di mosaici la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a spese del tesoro imperiale in seguito ad un voto di Galla, Onoria e Valentiniano.

Galla ebbe la soddisfazione di vedere restaurata l'unità religiosa dell'Impero, ma morì il 27 novembre 450 a Roma, dove si era recata all'inizio dell'anno per incontrare Leone.


MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA


IL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

A Ravenna il Mausoleo di Galla Placidia, secondo la tradizione fu fatto costruire da Galla Placidia con tre sarcofagi che la tradizione assegna a Galla e, tra pareri diversi, a Costanzo III, a Onorio, a Valentiniano III e a Onoria. 

Galla però venne sepolta a Roma, probabilmente nel Mausoleo onoriano, o cappella di Santa Petronilla nell'antica basilica di San Pietro. Nel 1458 nella cappella fu aperto un sontuoso sarcofago in marmo contenente due bare in cipresso, una grande e una piccola, foderate d'argento, con all'interno due corpi, un adulto e un bambino, avvolti in vestiti intessuti d'oro (i metalli preziosi furono fatti fondere da papa Callisto III).

Forse i resti di Galla e del suo primogenito Teodosio, dato che una cronaca anonima del V secolo narra che nel 450 Placidia, papa Leone e il senato romano parteciparono alla sepoltura del corpo di "Teodosio" in una cappella della basilica di S. Pietro; si tratterebbe dunque del corpo del figlio di Galla e Ataulfo, trasportato e risepolto a Roma.



IL SEGUITO

L’ultimo grande generale di Roma, Ezio, fu assassinato da Valentiniano, timoroso del suo potere, ma venne a sua volta venne ucciso l’anno seguente. Lo stato romano era destinato a un rapidissimo tramonto: a Galla fu almeno risparmiato di vedere il secondo saccheggio di Roma da parte dei Vandali nel 455 e, circa vent’anni più tardi, la fine dell’Impero in Occidente.


BIBLIO

- Vito Antonio Sirago - Galla Placidia e la trasformazione politica dell'Occidente - Louvain, Bureau du Recueil - Bibliothèque de l'Université - 1961 -
- Lidia Storoni Mazzolani - Vita di Galla Placidia - Milano - Rizzoli - 1975 -
- Vito Antonio Sirago - Galla Placidia. La nobilissima - Milano - Jaca Book - 1996 -
- Giuseppe Zecchini, Attila in Italia: ragioni politiche e sfondo "ideologico" - in Silvia Blason Scarel - Attila flagellum Dei? - Roma - L'Erma di Bretschneider - 1994 -
- Stewart Irwin Van Oost - Galla Placidia Augusta - A Biographical Essay - Chicago - University of Chicago Press - 1968 -
- Procopio- de bello vandalico - 1293 -




ELIA EUDOCIA - AELIA EUDOCIA (401-460)


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ELIA EUDOCIA

Nome: 
Aelia Eudocia
Nascita: Atene 401
Morte: Gerusalemme 20 ottobre 460
Padre:  il filosofo sofista Leonzio
Sposò Teodosio II: il 7 giugno 421
Di famiglia pagana si convertì al cristianesimo per salire al trono
Ebbe il titolo di Augusta: il 2 gennaio 423. 

Elia Eudocia (latino: Aelia Eudocia) è stata un'imperatrice bizantina e moglie dell'imperatore Teodosio II. Fu poetessa (compose un centone con i versi di Omero) ed è considerata santa. Il suo primo nome era Atenaide (lingua latina: Athenaïs). 

Nacque ad Atene da famiglia pagana: suo padre, il filosofo sofista Leonzio, le garantì una educazione di tipo tradizionale, avendo anche Iperechio ed Orione come insegnanti. Ebbe due fratelli di nome Valerio e Gessio, ed è noto il nome di uno zio, Asclepiodoto.

Morto il padre, entrò in conflitto con i fratelli sull'eredità: secondo il testamento, Eudocia avrebbe ereditato solo 100 monete d'oro mentre il resto dell'immensa fortuna di Leonzio sarebbe andata a Gessio e a Valerio; dopo aver tentato invano di convincere i fratelli a darle la sua parte dell'eredità, si recò allora a Costantinopoli, presso la zia paterna, per cercare giustizia.

Il testamento: «Alla mia carissima Atenaide ordino che vengano assegnate 100 monete d'oro. Per cavarsela nella vita le basterà la sua bellezza superiore a quella di ogni altra donna.»  

Lo storico Giovanni Malala racconta che durante una udienza in cui esponeva il proprio caso catturò l'attenzione di Elia Pulcheria, sorella dell'imperatore Teodosio II, che agiva da tutrice del giovane imperatore, e di Paolino, il magister officiorum, i quali, colpiti da questa giovane e bella ragazza, vergine, elegante, ben educata alla maniera greca e versata nell'eloquenza, la reputarono adatta a sposare l'imperatore.



L'IMPERATRICE  

La condizione per il matrimonio fu la conversione al Cristianesimo, naturalmente ella accettò l'insperata fortuna e col battesimo abbandonò il nome Atenaide per quello cristiano di Eudocia.

Il 7 giugno 421 Atenaide sposò l'imperatore, assumendo il nome di Elia Eudocia. In brevissimo tempo, Eudocia riuscì ad esercitare una grande influenza sul marito, entrando in concorrenza con la cognata Pulcheria, tanto che i suoi fratelli e suo zio ottennero posti di rilievo nell'amministrazione imperiale.
Asclepiodoto divenne prefetto del pretorio d'Oriente e console, Valerio console e governatore della Tracia, Gessio prefetto dell'Illirico.



LA POETESSA

Per la fine della guerra tra Romani e Persiani nel 422 Eudocia compose un poema in esametri in cui esaltava le imprese dei soldati imperiali. Dopo un anno di matrimonio ebbe una figlia, Licinia Eudossia,  poi sposa di Valentiniano III, e forse per questo, Teodosio le concesse il titolo di Augusta, il 2 gennaio 423. 

Gli anni 420 furono caratterizzati da una intensa attività edilizia in Costantinopoli, e dall'istituzione dell'Università (425) con dieci cattedre di grammatica latina e dieci di greca, oltre a cinque corsi di retorica greca, tre di latina, due di diritto ed una di filosofia.

Nella politica edilizia Teodosio ebbe sostegno dal prefetto del pretorio (e zio di Eudocia) Aclepiodoto, ma a Eudocia va attribuita la costruzione di:
- un palazzo episcopale
- un ospizio presso il Santo sepolcro,
- la Basilica di San Polieucto e della chiesa di san Lorenzo, con le reliquie di santo Stefano, 
- la chiesa di S. Giovanni Battista,
- la chiesa di S. Sofia al Pretorio, 
- la chiesa di S. Pietro al Palazzo di Caifa, 
- la chiesa di Siloe,
- la chiesa all’uscita del canale di Ezechia.




PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA

Durante gli anni 420, però, i rapporti tra Eudocia e Teodosio si guastarono, mentre Pulcheria esercitava ancora molta influenza sul fratello. Sebbene la coppia imperiale ebbe un'altra figlia nel 431, Flaccilla, e forse anche un figlio maschio morto da bambino, Arcadio, il contrasto tra i due aumentò ed Eudocia partì per un pellegrinaggio in Terra Santa nel 438, e si recò nei maggiori centri della fede cristiana in Oriente.

Ovunque venne accolta con entusiasmo: a Gerusalemme raccolse molte reliquie e ad Antiochia di Siria fece un discorso al senato in stile ellenico, oltre a distribuire fondi per il restauro degli edifici in rovina, tanto che venne eretta una sua statua in bronzo davanti al Museo della città.

Il suo ritorno a Costantinopoli, carica di reliquie, fu molto festeggiato ma nel 443, per un complotto ordito dall'eunuco e spatharius Crisapio, l'imperatrice venne accusata di adulterio col magister officiorum Paolino.

Un contadino aveva donato una magnifica mela rossa all’imperatore che la donò alla moglie Eudocia che, a sua volta, la passò all’amico Paolino che consegnò la mela a Teodosio. Così l'imperatore si vide recapitare la mela che aveva un significato erotico e che avrebbe dovuto avere la moglie. 

Forse Eudocia aveva una relazione con l'amico Paolino, oppure gliela aveva regalata perchè era a
letto con una caviglia dolorante. Comunque Paolino, amico dell'imperatore, era già stato accusato di aver avuto dei rapporti sessuali con la vergine Pulcheria: esiliato in Cappadocia, venne poi giustiziato nel 444.

Comunque l’imperatore chiese alla moglie dove fosse finita la mela. Eudocia rispose di averla mangiata
ma Teodosio tirò fuori la prova dell’inganno. Eudocia partì per sempre dal palazzo, lasciando campo libero a Pulcheria, per trasferirsi definitivamente a Gerusalemme.



L'ESILIO 

Eudocia pur essendo in esilio mantenne una corte personale, dividendosi tra Betlemme e Gerusalemme, rispettata sia per la sua posizione che per la sua ricchezza. Promotrice delle arti, collaborò alla composizione di un centone con i versi di Omero (l'Homerocentones) e scrisse un poema in otto libri sul martirio di san Cipriano e una parafrasi dei libri di Daniele e di Zaccaria. 

EUDOCIA
Difese gli ebrei e i pagani contro le persecuzioni cristiane, finanziò a proprie spese diverse costruzioni in tutto l'Oriente, provvedendo persino all'erezione di nuove mura per Gerusalemme. 

Seguì i monofisiti siriani del 453, assertori che la natura umana di Gesù fosse stata assorbita da quella divina, dottrina che fu dichiarata eretica e punibile con la morte, sostenendo Nestorio contro Cirillo, protetto invece da Pulcheria. Continuò anche dopo il concilio di Calcedonia (450), a difendere con tutti i mezzi i monofisiti, e solo nel 456 si decise ad abbandonarne la causa.

Tuttavia in seguito di riappacificò con Pulcheria e venne riammessa nella Chiesa ortodossa. 

Teodosio inviò il suo comes domesticorum ("comandante della guardia") Saturnino a giustiziare due membri della corte di Eudocia, il prete Severo e il diacono Giovanni, ma l'uomo di Teodosio venne ucciso, o da Eudocia stessa, come riporta Marcellino, o da un uomo della sua corte: in entrambi i casi Teodosio, adirato, le ridusse la corte, pur concedendole di mantenere il titolo di Augusta.



LE OPERE

La sua produzione poetica è di scarso pregio letterario, sempre nello stesso metro eroico e con lo stesso stile di pedantesca imitazione omerica, scrisse: 
- un poemetto in onore di Teodosio, per celebrare una vittoria sui Persiani; 
- le Lodi di Antiochia, discorso letto davanti al senato antiocheno nel suo primo viaggio a Gerusalemme; - traduzioni dell'Ottateuco e delle profezie di Zaccaria e Daniele. 
- A noi resta solo gran parte del poemetto sul Martirio di S. Cipriano, in tre libri, riduzione in esametri della Confessio Cypriani.



LA MORTE

Morì a Gerusalemme il 20 ottobre 460 e fu sepolta nella chiesa di santo Stefano. La Chiesa ortodossa la considera santa e la ricorda il 13 agosto.


BIBLIO

- A. Ludwich - Eudocia Augusta - Proclus Lycius - Lipsia - 1897 -
- F. Gregorovius, Athenais - Lipsia - 1881-
- Enrico Livrea - "L'imperatrice Eudocia santa?" - Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik - 1997 -
- Ch. Diehl - Figures byzantines - Parigi - 1906 -
- G. L. Arvanitakis - Αἱ δύο Εὐδοκία - Cairo - 1907 -
- Konstantin Klein - "The patronage of Aelia Eudokia in Jerusalem"- 2011/2012 -
- Greatrex, Geoffrey - "Aelia Eudocia (Wife of Theodosius II)" - De Imperatoribus Romanis -



 

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