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STADIO DOMIZIANO - CIRCO AGONALE


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RICOSTRUZIONE DELLO STADIO DI DOMIZIANO (di Jean-Claude Giovin)


LA STORIA

Prima della costruzione dello stadio di Domiziano, nell'area del Campo Marzio presso il Pantheon, sorsero le terme Neroniane Alessandrine, fatte costruire da Nerone nel 62 d.c. e completamente restaurate da Alessandro Severo nel 227.

Presso le terme Nerone fece realizzare una grande palestra contornata da giardini che, secondo Svetonio, suggerì all'imperatore Domiziano l'idea di costruire un nuovo stadio per abbellire il Campo Marzio e per poter far svolgere le gare ginniche e le corse dei cavalli.

Nell’86 d.c., l’imperatore Domiziano istituì dunque l’Agon Capitolinus in onore di Giove, con gare che si svolgevano ogni quattro anni, con competizioni ginniche precedute da quelle letterarie e musicali all'uso greco.

Il complesso eterogeneo di competizioni includeva, oltre a gare sportive, competizioni di tipo artistico, prevedendo un abbinamento per cui alla corsa a piedi e all’eloquenza, succedevano il pugilato e la poesia latina, il lancio del disco e la poesia greca, quindi il lancio del giavellotto e la musica, in una successione competitiva mista in cui, alle discipline atletiche, si alternavano le dispute culturali.

L’Agone, ideato da Domiziano, era segnato nel programma delle feste della capitale con un ricco cerimoniale, aperto da un fasto inaugurale segnato dalla presenza dell’imperatore che, per l’occasione, si mostrava ( Svetonio, Vite dei Cesari):

“con i sandali ai piedi e indossando una toga purpurea di foggia greca, la testa cinta da una corona d’oro che recava le immagini di Giove, Giunone e Minerva mentre attorno a lui stavano seduti il Flamine Diale e il sacerdote dei Flavi, vestiti allo stesso modo, a eccezione del fatto che le loro corone recavano invece il suo ritratto”

Per l’agone l’imperatore fece costruire uno stadio di 275 m di lunghezza e 106 di larghezza, e un Odeon per le audizioni musicali. I Cataloghi Regionari, elenco di monumenti di età costantiniana, asseriscono potesse contenere circa 30.000 spettatori.

L'edificio dell'Odeon, destinato agli spettacoli musicali, aveva una capienza di circa 10.000 spettatori. Anche in questo caso la forma dell’antico edificio è stata ricalcata dal Palazzo Massimo, la cui facciata su Corso Vittorio Emanuele segue la linea curva della cavea. Dell’Odeon rimane forse solo una alta colonna di marmo cipollino, probabilmente appartenente all’antica scena, che si trova al centro di Piazza dei Massimi, davanti alla facciata posteriore del Palazzo. Dalle fonti sappiamo che questo edificio venne restaurato sotto Traiano dal suo architetto Apollodoro di Damasco.



La pista misurava 276 m di lunghezza e 54 di larghezza e aveva un lato curvo nella parte settentrionale. Questo fu il primo edificio costruito in muratura a Roma e destinato alle competizioni atletiche, precedentemente svolte in strutture lignee smontabili, oppure nel Circo Massimo o nel Circo Flaminio, generalmente destinati alle corse con le bighe.

La forma degli stadi era simile a quella dei circhi, ma senza la spina, obelisco o struttura in muratura centrale che divideva con le mete la pista a metà, indispensabile per le corse delle bighe, e non c'erano i carceres (i cancelli da cui uscivano i cavalli da corsa).
L’obelisco attuale di Piazza Navona non ornava dunque lo stadio domiziano, bensì il Circo di Massenzio sull’Appia Antica.

Si presume non sia vero che piazza Navona venisse usata per le battaglie navali, cioè per la naumachia, leggenda che sarebbe nata perchè la attuale piazza Navona veniva allagata nei secoli scorsi solitamente nel mese di agosto per lenire il caldo; anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l'acqua usciva in modo da allagare la piazza. Ma in realtà le leggende sono altre.

(di Jean-Claude Giovin)

SANTA AGNESE IN AGONE

A piazza Navona c'era il tempio di Angerona la Dea Muta, Dea per cui si celebravano sacri misteri, e il cui gesto di intimare il silenzio fu passato poi ad Asclepio.

Nel tempio si esercitava in tempi remoti la prostituzione sacra, per cui nel tempio c'era il Lupanare, il sacro monastero che così si chiamava dai tempi della Dea Lupa, quando le sue "sacerdotesse vergini", le Lupe, esercitavano la ierodulia.

Non si trattava dunque di un postribolo ma di luogo sacro, ma da qui fu montata la storia della tredicenne santa costretta a prostituirsi, che però fa cadere fulminato chi osa avvicinarsi a lei.

Di lei si sa che il suo nome risultava tra i martiri del Canone Romano, ma della sua storia non si sa nulla. Per alcuni fu martirizzata sotto Valeriano, per altri sotto Domiziano. S. Ambrogio scrisse per lei: "Quest'oggi è il natale di una vergine, imitiamone la purezza. E’ il natale di una martire, immoliamo delle vittime." che sa tanto di un pezzo riservato alla Dea Angerona, che era vergine come tutte le Grandi Madri antiche e a cui sicuramente si immolavano vittime.

In quanto alle battaglie navali Svetonio narra che vi si svolgevano, e se nel '700 la piazza poteva essere allagata è perchè i Romani l'avevano all'epoca già resa impermeabile.
Il Fea, dopo raccolte varie testimonianze sulle scoperte di lastroni di travertino fra le chiese di s. Silvestro e di s. Andrea delle fratte, scoperte che attribuisce alla naumachia di Domiziano, narra che:

« nell'anno 1778 fu trovato un gran pezzo di platea ben conservata, sotto la punta della piazza sterrata, incontro la facciata di s. Silvestro e il muro delle Convertite, cavandovi il ... Piranesi. Alcuni quadri di travertini furono levati: altri sono rimasti al suo luogo. Vidi che sotto i travertini scappava l'acqua».


L’edificio, messo fuori uso dall’incendio avvenuto all’epoca di Macrino, fu restaurato nel 217 d.c. e nel 228 d.c.; al tempo di Alessandro Severo, furono eseguiti altri lavori. È probabile quindi che lo Stadio sia stato utilizzato per lo svolgimento degli agonas (gare ginniche) per tutto il IV sec. Comunque era perfettamente conservato e funzionante ancora nel 356 d.c.

Probabilmente già nell’VIII sec. in uno dei fornici era sorta la prima chiesa dedicata a S. Agnese. Successivamente lo stadio venne adibito, come gli altri monumenti romani, a cava di materiali; le strutture elevate vennero inglobate nelle fondazioni di palazzi e chiese.

Parti dei fornici dello stadio vennero alla luce nel 1886-1889 durante lavori eseguiti tra piazza Navona e piazza Sant’Apollinare, nell’allargamento della via Agonale e sul lato sud, all’inizio di via della Cuccagna. 

Nel 1936 in occasione dell’apertura della nuova via che allacciava piazza Navona con il Ponte Umberto, iniziava la demolizione e ricostruzione delle case esistenti sull’emiciclo nord dello Stadio.

L'archeologo W. Amelung ha segnalato una terza classe di marmi usati dagli scultori del rinascimento, quella delle « statue antiche trasformate in figure di santi ». Egli cita il S Sebastiano in s. Agnese dei Pamphili, ricavato da un Giove o da un imperatore seduto: la s. Agnese sotto il tabernacolo della basilica nomentana, replica (antica) di una delle due figure femminili di Ercolano, ora nel museo di Dresda vista la cattiva abitudine di vendere i nostri capolavori all'estero.

Da piazza Tor Sanguigna si accede agli scavi conservati al di sotto del palazzo, in parte visibili anche dalla strada, affacciandosi da un balcone presente lungo il marciapiede all’esterno del palazzo. I resti, a circa m 3,50 sotto il livello stradale, sono costituiti da arcate poggianti su pilastri in blocchi di travertino con semicolonne ioniche e da muri radiali in opera laterizia che erano le sostruzioni della cavea.



DESCRIZIONE

L’ingresso era sottolineato da una coppia di colonne in marmo, mentre il resto della facciata era realizzata in blocchi di travertino con semicolonne addossate.

La struttura era invece in laterizio, e si disponeva su tre ambulacri ad arcate che sostenevano due piani di gradinate. 

Ogni cinque arcate vi era una scala che conduceva ai piani superiori. Ancora oggi le cantine dei palazzi che circondano la piazza sono costituite dalle arcate dello Stadio.

Si conservano anche i resti delle scale che immettevano ai piani superiori delle gradinate. Le pareti interne sono rivestite di stucco sobriamente decorato come appare dai numerosi resti.

Originariamente la facciata esterna dello Stadio era costituita da una doppia serie di arcate poggianti su pilastri: 

l’inferiore di ordine ionico e il superiore di ordine corinzio. Ogni cinque fornici vi era un sistema di scale che immettevano al podio, all’ima e alla summa cavea.

La cavea era divisa in due ordini di gradinate separate da un passaggio sovrastante gli ambulacri centrali; un altro stava sopra i portici esterni, e uno ai piedi del podio. Le gradinate erano interrotte in corrispondenza degli assi principali da palchi destinati all’imperatore e alle autorità civili e religiose.

Quello che si trovava alla metà del lato occidentale era il più sontuoso, come risulta dai frammenti marmorei rinvenuti. Dall’esterno dell’edificio si accedeva con ingressi preceduti da protiri.

È probabile che i due ingressi principali fossero uno sul lato meridionale verso l’Odeon e il Teatro di Pompeo, l’altro sul lato nord. 

Gli altri due ingressi si aprivano al centro dei lati lunghi: di uno di essi restano tracce a destra della chiesa di S. Agnese.

Alla decorazione dello Stadio appartengono numerosi frammenti di statue, forse dei fornici del secondo ordine, e decorazioni architettoniche rinvenute durante gli scavi degli anni '30. 

Il gruppo più interessante è il cosiddetto Pasquino, oggi in via del Babbuino, che fu rinvenuto in piazza Navona presso l’angolo con via della Cuccagna.

Appartenente al gruppo di Patroclo e Menelao, è praticamente irriconoscibile ed è noto per le satire che venivano affisse sul piedistallo. Altre testimonianze dello stadio sono visibili anche al di sotto della chiesa di S.Agnese in Agone, il cui primo nucleo fu edificato all’interno delle sue rovine, probabilmente in corrispondenza di una delle entrate principali. 

 Molti altri resti, ben più difficilmente visitabili, possono essere rinvenuti all’interno delle cantine di tutti i palazzi che si affacciano sulla piazza.

Lo Stadio, ancora in uso nel IV sec. d.c., cominciò a decadere nel secolo successivo. 

Tuttavia le gare continuarono a svolgersi nel Campus Agonis, snaturato poi in «Navone» e, per analogia con la forma della cavea simile a una nave, la piazza assunse il nome di «Navona».

Le case edificate sopra i resti della cavea hanno conservato la forma dello Stadio lasciando libera da costruzioni tutta l’area trasformata in piazza monumentale, cioè Piazza Navona, mentre il nome di via Agonale è rimasta ad una via che si immette sulla piazza.

Dopo aver trovato l'attuale sistemazione per intervento di Papa Innocenzo X, nella piazza furono organizzati fino al XIX secolo, vari generi di spettacoli, celebrazioni, e durante il mese di agosto, quando la piazza veniva allagata chiudendo gli scarichi delle fontane, perfino spettacoli acquei e naumachie.


BIBLIO

- Antonio Maria Colini - Lo stadio di Domiziano - Governatorato di Roma - Roma - 1943 -
- Adriano La Regina - Circhi e ippodromi. Le corse dei cavalli nel mondo antico - Roma - Cosmopoli - 2007 -
- J. P. Thuillier - Le Sport dans la Rome Antique - Paris - 1997 -
- James C. Anderson - Architettura e società romana - Baltimore - Johns Hopkins Univ. Stampa - a cura di Martin Henig - Oxford - Oxford Univ. - Comitato per l'archeologia - 1997 -
- Filippo Coarelli - Guida archeologica di Roma - Arnoldo Mondadori Editore -Verona - 1975 -
- Flaminio Vacca - Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della città di Roma - 1594 -
- Patrizio Pensabene - Provenienze e modalità di spogliazione e di reimpiego a Roma tra tardoantico e Medioevo - in O.Brandt - Ph. Pergola - Marmoribus Vestita - Miscellanea - F. Guidobaldi - Città del Vaticano - 2011 -






COLOSSEO - ANFITEATRO FLAVIO


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Anno di costruzione: 72 d.c. - Vespasiano
Anno di inaugurazione: 80 d.c. - Tito



MARZIALE

Ecco un monumento che sarà più famoso di ogni altra opera umana”.
Con queste parole Marziale descrive il Colosseo, che divenne sin dal momento della sua realizzazione, una vera e propria rappresentazione simbolica della città di Roma.

"L’anfiteatro di Vespasiano detto coliseo o colosseo è considerato come uno de’ più magnifici edifizi del mondo; onde Marziale disse dovergli cedere anche le piramidi ed i mausolei, e dover la fama parlar di esso solo per tutti gli altri.
Cassiodoro è d’avviso che col denaro speso nella fabbrica del colosseo si sarebbe potuto fabbricare una città capitale. (Variar. Lib. IV Epis. 42). 

Questa grandiosa mole che ebbe principio sotto Vespasiano, e fu condotta a termine e consacrata da Tito ottenne il nome di coliseo o colosseo non perché giacesse vicino al colosso di Nerone alto centoventi piedi, opera di Zenodoro, che fu collocata nel vestibolo della sua casa aurea: ma perché quest’edifizio compariva tra tutti gli altri quel che era tra le statue un colosso, e perché anticamente così si appellava tutto ciò che eccedeva in grandezza.

La quale opinione contraria a quella del Cardini, e di molti altri critici si può vedere confermata da validi argomenti nell’opera del Maffei sugli anfiteatri degli antichi, ed in quella del Canonico Alessio Mazochio sopra l’anfiteatro di Capua. Il Fontana dà al coliseo la lunghezza di piedi 564, e la larghezza di 467, il campo è lungo piedi 273, largo 173: il circuito fu di piedi 1566”. 

(Giulio Ferrario, Il Costume antico e moderno)


Posto nel cuore del centro storico di Roma, già dichiarato, come tutto il centro storico di Roma, nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'Unesco nel 1980, è stato dichiarato una delle 7 Nuove Meraviglie del mondo tramite un sondaggio internet promosso dal cineasta svizzero Bernard Weber, al quale hanno partecipato 100 milioni di persone di tutti i continenti.

Il suo nome originario era "anfiteatro flavio" per essere stato terminato sotto l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, purtroppo per lui più ricordato per i bagni pubblici, i vespasiani, che per l'anfiteatro che prese il nome dalla colossale statua bronzea di Nerone che lo affiancava.

Dell'immagine dell'imperatore raffigurato in veste di Dio Sole resta solo la delimitazione in tufo del basamento accanto al Colosseo. Secondo altri autori in prossimità del Colosseo si trovava forse anche la grande statua bronzea di Costantino la quale, secondo le fonti, era l’idolo più importante di Roma, e come tale venerato da tutti i visitatori. Per tale motivo papa Silvestro avrebbe fatto distruggere la statua e portato i frammenti nei pressi del Laterano.

Non si sa il nome dell'architetto geniale che lo edificò. Per quanto si possa essere ricorsi agli schiavi per lavori minori di trasporto o altro, si pensa che la manovalanza, data la precisione dei lavori, fosse libera, stipendiata e altamente specializzata, non solo nelle sculture e nei decori, ma per la precisione dell'opera muratoria, di mattoni, cementizi, travertino, marmo ecc.


L'anfiteatro poteva contenere 50000 spettatori seduti, o se in piedi nei posti in alto come in genere accadeva, fino a 80000 posti.
Veniva adibito a spettacoli di vario tipo, da quelli gladiatori, a rievocazioni di battaglie famose, a cacce di animali o lotte tra animali, a tragedie greche o spettacoli teatrali di genere leggero.

Secondo il concetto architettonico romano, l'anfiteatro, invece di essere scavato all'interno come nell'uso greco, si svolgeva tutto in altezza, contenuto da altissime mura alleggerite tramite archi.

Sorse su un lago artificiale voluto da Nerone per i suoi giochi navali da contemplare dalla sua Domus Area.

Un lago che si estendeva su uno stagno preesistente, eliminato costruendo canali di scolo azionati da pompe idrauliche, un lavoro di alta ingegneria, portando allo scoperto il fondo del lago, coprendolo di detriti legati col cemento, su cui vennero impiantate solide fondamenta.

Va ricordato che l'aggiunta posteriore di una parte del terzo anello che si riconosce ad occhio nudo fu opera del grande architetto Valadier, con arcate identiche alle originali, ma con mattone non identico a quello romano ad eccezione della basi e dei capitelli in travertino identici e con lo stesso livello di definizione degli originali.



LE FONDAMENTA

Per poter edificare si dovette prima vuotare il lago, con canali e pompe di drenaggio, convogliando aldifuori le acque fino al Tevere.

Il fondo era fortunatamente coperto da argilla azzurra, quindi impermeabile, su cui si scavò per per 6,5 m. per una fossa larga 62 metri, su cui si gettarono calcestruzzo mescolato a leucitite, il durevolissimo cemento romano, ricoprendola poi con tufo squadrato per un'altezza di altri 3 metri su cui venne sovrapposta una pedana di blocchi di travertino di 90 cm.



LA STRUTTURA

Consta di tre anelli concentrici in orizzontale e di quattro ordini di arcate e mura in verticale, decrescenti verso l'arena. Volte e arcate furono la soluzione per alleggerire l'immensa mole e renderla più stabile.

Per alleggerire ancora e dare maggiore stabilità ogni piano superiore era meno spesso di quello inferiore, come si nota osservando il monumento di profilo, dove ogni piano all'esterno rientra leggermente dal sottostante. Ma di solito non si nota per i notevoli marcapiano elaborati e sporgenti.

La struttura portante è costituita da pilastri in blocchi di travertino, larghi ben 2,70 m., con un volume di circa 100.000 m. cubi, senza malta e collegati da perni, ben 300 tonnellate di ferro, poi scavati dai saccheggiatori a suon di scalpello deteriorandone il travertino.

I blocchi provenivano dalla cava di Tivoli e per portarli si creò una strada di circa 30 km. e larga 6 m. nonchè un cantiere adiacente dove i blocchi venivano rifiniti.

La facciata esterna, alta 48,50 m., si articola in quattro ordini: tre inferiori con 80 arcate, rette da pilastri ai quali si addossano semicolonne, mentre il quarto livello (attico) è una parete piena, con mezze colonne squadrate in corrispondenza dei pilastri sottostanti.

 I primi tre ordini hanno sulle semicolonne capitelli dorici nel primo livello, ionici nel secondo e corinzi nel terzo.

In queste arcate erano collocate 80 statue di bronzo dorato che spiccavano sul candore del travertino con un effetto a distanza di grande splendore.

Il quarto ordine è suddiviso in 80 riquadri divisi da lesene corinzie e intervallati da 40 finestrelle, tra ognuna delle quali era appeso uno scudo di bronzo dorato. Sopra le finestre c'erano tre mensole di travertino su cui erano infissi dei pali di legno per sorreggere la tenda del circo: il velarium.

IL VELARIUM

IL VELARIUM

Era una gigantesca tenda formata da molti teli a spicchio che coprivano la cavea, cioè gli spalti degli spettatori, ma non l'arena centrale, in modo da riparare le persone dal sole o dalla pioggia leggera, creando contemporaneamente col foro centrale una corrente d'aria tra sopra e sotto che rinfrescasse gli spettatori.

I teli erano fissati ai pali con un complesso sistema di funi e contemporaneamente erano fissati a terra all'esterno dell'anfiteatro affinchè il peso non li facesse precipitare all'interno.

Il fissaggio a terra era con funi legate a ceppi di pietra posti all'esterno della pedana in travertino su cui poggia il Colosseo, e in parte sono ancora visibili.

Anche qui si usavano carrucole ed argani, un complesso sistema di ingegneria che per essere manovrato richiedeva esperti di vela, infatti venivano impiegati i marinai delle base romana navale di Miseno, stanziata nei Ludi Magni accanto al Colosseo.

Sembra che il velarium fosse una forte attrattiva per gli spettatori, perchè veniva ampiamente pubblicizzato nella presentazione degli spettacoli, peraltro gratuiti, sempre e a tutti.

I MARINAI ROMANI MENTRE ISSANO IL VELARIUM SUL COLOSSEO

L'ESTERNO

L'esterno dei tre anelli concentrici è in travertino, con archi incorniciati dai rilievi squadrati delle lesene (colonne in rilievo).

Le volte a crociera sono tra le più antiche dell'architettura romana, con corduli incrociati in laterizio da cui si ispireranno in futuro le cattedrali gotiche.
Al secondo e terzo livello gli archi sono bordati da una parapetto continuo, in corrispondenza del quale le lesene presentano un dado come base.
Le semicolonne e le lesene dei quattro ordini hanno a partire dal basso capitelli dorici, ionici, corinzi e corinzi a foglie lisce. I primi tre ordini ripetono la medesima successione visibile sulla facciata esterna del teatro di Marcello.



L'ESECUZIONE

Gli archeologi attraverso attenta osservazione hanno rilevato che la costruzione venne divisa in quattro cantieri corrispondenti ai quadranti del Colosseo ed affidata a quattro diversi appaltatori che portarono avanti i lavori simultaneamente.

Lo scheletro di pilastri veniva alzato all'ordine successivo collegandoli con grossi archi di mattoni, in modo da rendere possibile la costruzione di tante volte rampanti, costituenti la cavea a imbuto che doveva sostenere le gradinate.

In questo modo i lavori continuavano contemporaneamente sopra e sotto la cavea, coprendo le volte tra gli archi e lasciandone aperte solo quelle per sollevare i carichi.

Il riempimento tra i pilastri è stato ottenuto, per il piano terreno, con opus quadrato di tufo, e per il secondo ordine con cemento romano e mattoni.

Tutto ciò permise di portare a termine, salvo abbellimenti ulteriori, la costruzione in 8 anni, di cui solo 5 usati per i lavori in muratura e 3, come è stato stimato, per i lavori di decorazione, come bassorilievi, sculture, applicazioni, tinteggiatura, incisioni e stucchi.

GLI AFFRESCHI CHE DECORAVANO IL COLOSSEO

L'INTERNO

L'ingegnosa architettura permise un'organizzazione perfetta del flusso all'interno e all'esterno del Colosseo. Infatti gli spettatori raggiungevano il posto pertinente entrando dalle 74 arcate.

Da qui si accedeva a scale incrociate verso corridoi curvi, coperti a volta, che immettevano in settori di tre cunei ciascuno. Il percorso aveva pareti in marmo e stucchi sulla volta.

Di queste 12 arcate erano riservate ai Senatori con corridoi verso l'anello più interno, e con una scala che scendeva al settore inferiore della cavea. Il tutto rivestito in marmo.

Il palco dell'imperatore aveva anche un accesso più diretto, attraverso un criptoportico che dava all'esterno, anch'esso rivestito in marmo.

Le altre arcate avevano scale per i settori superiori, con pareti e volte rivestite di intonaco.

Gli ingressi del primo ordine erano distinti da numerazione progressiva incisa sopra le arcate (in parte ancora visibile) che corrispondeva al numero sui biglietti.

Invece gli ingressi principali in corrispondenza dei due assi, con decorazioni a stucco sulle arcate, erano privi di numerazione perchè riservati a persone di rango. Lungo gli assi principali erano gli ingressi destinati ai gladiatori.

LA CAVEA

La cavea, con i gradini per i posti degli spettatori, era tutta in marmo e suddivisa con muretti in cinque settori orizzontali (maeniana), riservati a categorie diverse di pubblico, il cui grado decresceva con l'aumentare dell'altezza.
Lo stesso che nei teatri odierni dove l'attico, la cosiddetta "piccionaia" costa meno perchè con molte scale e meno lusso.

Con la differenza che il pubblico romano non pagava, l'unico privilegio delle personalità importanti è che ottenevano le tessere con posti prenotati.
Il settore inferiore, riservato a senatori e famiglie, aveva gradini più ampi e bassi, con cuscini e velluti cremisi e rifiniture dorate; sulla balaustra erano iscritti i nomi dei senatori a cui i posti erano riservati.

Seguivano il maenianum primum, con 20 gradini di marmo, il maenianum secundum con 16 gradini in marmo, e infine il maenanium tertium, con 11 gradini di legno, il tutto all'interno del portico con colonnato marmoreo che coronava la cavea.

Sui gradini sotto il colonnato prendevano posto le donne, e sul terrazzo sopra il colonnato, solo posti in piedi, la plebe.
Verticalmente i settori avevano scalette e accessi alla cavea con transenne in marmo.

Alle due estremità dell'asse minore, due palchi: uno per imperatore, consoli e vestali; l'altro per il prefetto dell'Urbe e altri dignitari.

L'ARENA DEL COLOSSEO
ARENA E SOTTERRANEI

L'arena ellittica di 86 m. x54 aveva una pavimentazione in muratura intorno e di legno al centro, ricoperta da sabbia costantemente rinnovata.

Appositi ascensori facevano dopo ogni spettacolo su e giù per portar via la sabbia sporca e rimettere quella pulita. L'arena era più bassa della cavea che stava su un podio di 4 m., decorato da statuette, bassorilievi e marmi con una balaustra di bronzo a protezione.
Sotto l'arena stavano gli ambienti di servizio con un passaggio centrale lungo l'asse maggiore con 12 corridoi distribuiti sui due lati.

MACCHINARI E CARRUCOLE SOTTO L'ARENA
Lungo il muro perimetrale vi era una serie di ambienti di servizio voltati che probabilmente ospitavano gli animali utilizzati durante i giochi. Sempre qui dovevano trovare posto le scenografie per i giochi e vi erano degli ambienti in cui i gladiatori attendevano prima di fare il loro ingresso nell’arena.

Pertanto qui si muovevano gli schiavi che attraverso questi passaggi si spostavano per adempiere ai propri servizi, senza che gli spettatori si accorgessero di nulla e senza intralciare gli spettacoli. 

Qui venivano portate le belve catturate negli angoli più remoti dell'Impero. Qui sostavano i gladiatori e si preparavano alla lotta prima di salire sull'arena.

Questi sotterranei furono realizzati in un secondo momento, sotto l’Imperatore Domiziano. Precedentemente, sotto Vespasiano e Tito, l’arena poteva essere allagata, come riporta Marziale nel suo De spectaculis, per ospitare delle naumachie, vale a dire battaglie navali, o addirittura spettacoli con nuotatrici.
Qui si trovavano gli 80 montacarichi per far salire nell'arena macchinari, sabbia o animali.
Grazie a ingegnose realizzazioni come piani inclinati, piattaforme mobili e ruotanti, elevatori mossi da contrappesi, era possibile introdurre nell’arena decine di animali alla volta e cambiare rapidamente le scenografie delle cacce.

L'INTRICATA STRUTTURA SOTTERRANEA DEL COLOSSEO

Il corridoio lungo l’asse principale dell’ellisse terminava con due gallerie che si aprivano, con forma trapezoidale, all’interno della ciambella di calcestruzzo che costituisce le fondamenta dell’anfiteatro: quella verso est metteva in collegamento con il vicino Ludus Magnus, la palestra nonchè caserma dei gladiatori, mentre quella opposta, in direzione del tempio di Venere e Roma, veniva  utilizzata per l’allestimento delle scenografie degli spettacoli.

Per quella straordinaria capacità organizzativa che i romani mettevano in pace e in guerra, queste strutture di servizio avevano traffici perfettamente architettati in modo da rendere tutto veloce e scorrevole attraverso ingressi rigorosamente separati:

IL MONTACARICHI

uno per per l'ingresso di animali e macchinari;
due per l'ingresso dei protagonisti dei giochi, o gladiatori ed animali troppo pesanti per essere sollevati dai montacarichi;
uno per gli inservienti attraverso l'anello più interno, lo stesso che utilizzavano i Senatori per raggiungere i posti.
Insomma un sistema complesso, simile a quello dei moderni stadi, permetteva la rapida uscita degli spettatori in soli 3 minuti attraverso gli 80 ingressi.

Ma c'era un ingresso sotterraneo intitolato alla Dea Libitina, in realtà una porta a sola uscita, la Porta Libitinaria, attraverso cui passavano i cadaveri dei gladiatori uccisi nel combattimento. Attraverso questa porta i cadaveri venivano poi issati sui carri e portati all'Ustrinum per la cremazione.



ANCORA DA SCAVARE

Altre due gallerie lungo l’asse minore dell’ellisse, quella a nord in direzione Colle Oppio e quella a sud in direzione Celio, non sono state scavate.

Una quinta galleria, nota come “passaggio di Commodo” è posizionata lungo il cuneo V, sotto il palco imperiale. Si pensa sia stata realizzata in epoca domizianea, poiché era rifinita con pavimento a tessere bianche e nere, marmi, intonaco dipinto e stucchi, un così ricco percorso di accesso doveva essere riservato esclusivamente all’Imperatore e probabilmente metteva direttamente in comunicazione con qualche edificio imperiale nella zona del Tempio di Claudio sul Celio. Questa galleria  fu inoltre  il luogo in cui si attentò alla vita dell’omonimo Imperatore.

Al di sotto delle 4 gallerie lungo i due assi si trovano 4 condotti idraulici, utili non solo allo smaltimento delle acque acque piovane ma pure degli scarichi delle latrine che venivano raccolti tramite un canale perimetrale anulare.

Alcune esplorazioni speleo-subacquee hanno portato alla scoperta di altri condotti di dimensioni molto maggiori da non essere giustificati con la gestione dello smaltimento dell'acqua piovana e degli scarichi dell'Anfiteatro. 

Si suppone pertanto che fossero le condutture provenienti dal Celio con cui si alimentò il lago realizzato per la residenza di Nerone. 
 
La struttura idraulica del Colosseo è comunque molto complessa e ancora molto c'è da capire e da scavare. 

Esternamente ad esso è stato rinvenuto un condotto fognario a 8 m di profondità dal piano di calpestio del piazzale che circonda tutto l'Anfiteatro a circa 2 - 3 m. dal suo perimetro esterno. 

Un'altra galleria con volta a cappuccina e di dimensioni più ridotte, parallela alla precedente e con essa comunicante tramite corti piani inclinati, è posizionata all'interno della ciambella di fondazione ad una profondità di 2,8 m. Quest'ultima ospitava probabilmente tubazioni di piombo che trasportavano acqua tenuta in pressione da serbatoi.

NAUMACHIA


LA NAUMACHIA NEL COLOSSEO

Questi spettacoli si tennero solo a Roma, perchè costosissimi, poiché le navi erano complete in tutti dettagli, e manovravano come vere navi in battaglia. I Romani li chiamavano navalia proelia (battaglie navali) ma sono conosciuti col termine greco naumachia.

Le naumachie spesso intendevano riprodurre famose battaglie storiche, come quella dei Greci che batterono i persiani a Salamina, o quella degli abitanti di Corfù contro la flotta di Corinto. Gli spettacoli dovevano essere impressionanti: in una naumachia si costruì una fortezza al centro del bacino, così che gli "Ateniesi" potessero sbarcare ed impadronirsi della piazzaforte "Siracusana". Si dovevano seguire le fasi della vera battaglia, ed il pubblico si esaltava alle manovre dei soldati e alla vista delle macchine da guerra.

In genere erano i criminali a dover combattere, ma talvolta vi erano delle troupe, come in una riproduzione storica, e altre volte veri marinai e soldati. Marziale racconta che si tennero delle naumachie al Colosseo nei primi anni dopo l'inaugurazione, ma non si sa come si potesse riuscire ad allagare il Colosseo.

Di rappresentazioni di battaglie navali, al Colosseo, se ne videro poche, infatti solo nei primi anni, quando ancora i sotterranei non erano costruiti con gabbie e celle, era possibile allagare l’arena.
Lo spettacolo però fu tanto suggestivo e impressionante che le poche naumachie presentate, lasciarono talmente esterrefatti gli spettatori che molti storici ce ne hanno lasciato documenti.


Risolto il mistero del Colosseo – Come a Roma venivano riprodotte le battaglie marine

Il mistero dell’anfiteatro che diventa scenario di battaglie navali ha intrigato gli storici e gli scienziati per circa 2000 anni. Ma ora un ingegnere di Edinburgo ha formulato una teoria circa il modo in cui l’Imperatore Tito inondò il Colosseo a Roma.

Una folla acclamante di 87000 cittadini e schiavi aveva assisteva ai duelli mortali dei gladiatori nell’arena. Più di 5000 animali furono uccisi in seno a questi giochi, per puro divertimento.

Ma l’attrazione principale delle cerimonie di inaugurazione fu una serie di battaglie navali riprodotte nel Colosseo, secondo Cassius Dio, cronista dell’antica Roma che dice:
Tito improvvisamente riempì questo stesso teatro con acqua e vi portò cavalli e tori ed altri animali addomesticati, cui era stato insegnato a muoversi nell’elemento liquido come sulla terra. Portò anche le persone sulle navi, e fu ingaggiata una battaglia navale, come quella di Corcireani e Corinzi.

Gli accademici hanno a lungo sostenuto che riprodurre battaglie marine nel Colosseo fosse impossibile per via dei tunnel sotterranei usati per fare comparire animali selvaggi schiavi e gladiatori in differenti punti dell’arena.

Racconti di migliaia di schiavi e condannati che ingaggiavano battaglie marine con navi costruite in scala sono state riferite da poeti latini come Marziale, ma furono liquidate come opere di fantasia scritte per esaltare la reputazione dell’imperatore.


Il Dr Crapper invece ritiene di avere risolto il mistero del Colosseo allagato.
Le sue teorie sono state verificate da un gruppo di esperti riuniti dal Canale Discovery della ABC americana. Gli autori del programma e archeologi dell’Università di California hanno trascorso un anno a creare una realtà virtuale che simulasse le condizioni del Colosseo per risolvere il problema logistico.

Il Dr Crapper ha dichiarato che la prima sfida era determinare se fosse possibile trasportare i milioni di galloni d’acqua necessari per le battaglie navali nel Colosseo.

E’ una pura speculazione, ma ritengo che una struttura di canali di legno sarebbe potuta essere usata per trasportare l’acqua dall’acquedotto principale. In ogni modo, il reale problema non era tanto muovere l’acqua ma assicurarsi che essa scorresse attraverso la serie di pozzi interni e tubazioni concentriche al di sotto delle tribune dello stadio.

Crapper è stato in grado di provare che è possibile, chiudendo il cancello principale, che la pressione dell’acqua raggiungesse il giusto livello e che l’arena si riempisse di quattro milioni di galloni d’acqua per una profondità di 5 piedi, entro 7 ore. Altri membri del gruppo di ricerca hanno usato scansioni ai raggi-X per provare l’impermeabilità dei materiali che erano stati usati in alcune parti della struttura sotterranea.

Ulteriori ricerche hanno scoperto 18 blocchi sepolti, usati per reggere supporti di legno che sostenessero il pavimento dell’arena e che potessero essere rimossi per consentire all’area di essere usata per battaglie gladiatorie e naumachie.



LE CONNESSIONI

Si sa che il Colosseo comunicava, e comunica tutt'ora anche se gli scavi non sono terminati, tramite sotterranei ai Ludi Magni, le palestre dove si allenavano i gladiatori; in seguito agli ultimi scavi ne sono visibili i resti oltre la strada a sud del Colosseo.

Ma pochi sanno che all'epoca un sotterraneo molto più lungo, ora interrotto, portava dal Colosseo sotto all'attuale Basilica di S. Clemente.

Sotto alla chiesa c'è un piano con resti paleocristiani, ma al piano ancora sotto c'è uno splendido Mitreo, con i banchi degli iniziati, Mitra bambino nel fondo che nasce da una roccia, un'ara con i dadofori Cautes e Cautopatos, e Mitra Buon Pastore con l'agnello sulle spalle, ora sottratto dalla Chiesa perchè un po' troppo in confusione col Cristo Buon Pastore.

Così i gladiatori avevano la possibilità di fare i loro riti propiziatori a Mitra prima di iniziare gli allenamenti o di combattere nell'arena. Il percorso è lungo circa 500 m. e costeggia un fiumicello di scarico, la Marana, con un passaggio sporgente dalla parete e sospeso sulle acque.

TRASFORMAZIONE DELL'ANFITEATRO IN FORTEZZA

LA FORTEZZA

Essendo stato praticamente impossibile distruggere il Colosseo data la sua mole, dopo averlo in parte usato come cava per i gradini di San Pietro nonchè per la costruzione del Palazzo Barberini, nel XIII secolo in epoche più remote, venne addirittura murato per farne una fortezza ad opera della famiglia dei Frangipane. Vennero pertanto occlusi tutti gli archi dei due primi ordini del colosseo, venne eretta al suo esterno una torre fortificata e venne costruito un camminamento in legno al suo apice dove le guardie potessero vigilare e operare con gli strumenti da guerra.



LA DEVASTAZIONE DEL COLOSSEO

La devastazione del Colosseo non avvenne naturalmente come spesso è stato insinuato, a causa di terremoti, nè è vero che i Papi facessero prelevare solo i massi già caduti, ed è ugualmente falso che furono i romani ad offrire al Papa i massi del Colosseo per edificare la basilica di San Pietro.

La devastazione fu opera dei Papi che si alternarono dall'inizio della costruzione della Basilica di San Pietro, e cioè dal 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II e si concluse nel 1626, durante il pontificato di papa Urbano VIII, mentre la sistemazione della piazza antistante si concluse solo nel 1667.

Il marmo della facciata e di molte altre parti interne del Colosseo sono serviti a mille usi, per costruire essenzialmente i palazzi dei papi e le chiese in tutta la città. Per lungo tempo fu usato come fonte di materiali da costruzione e si calcola che sia rimasto solo un terzo della costruzione originale. pensate come poteva essere in origine con gli altri due terzi!

I Romani stessi iniziarono a riciclarne i materiali, anche per ricavarne la calce, ma presto la Chiesa lo proibì come unica beneficiaria possibile di cotanto scempio. Lo stesso Papa Gregorio Magno fece trasformare le basiliche romane e gli antichi templi in chiese cristiane, attraverso lo spoglio sistematico dell’anfiteatro. Ne è la prova il nome scolpito su un pilastro del lato sud est del Colosseo, GERONTI V S. Tal Gerontius (V S significa VIRI SPECTABILIS) avrebbe ottenuto la concessione per smantellarne la struttura ed utilizzarlo come cava.

Si calcola che sia rimasto solo un terzo della costruzione originale. Vennero cavate le spesse lastre di travertino che rivestivano i corridoi, i blocchi di tufo, il piombo delle tubature, le grappe metalliche che tenevano assieme i blocchi, e pure i i mattoni. Papa Gregorio Magno introdusse la pratica di trasformare le basiliche romane e gli antichi templi in chiese cristiane, attraverso lo spoglio sistematico dell’anfiteatro.

Si preferì comunque non intaccare la facciata nord, per le processioni religiose nel percorso verso il Laterano. si disse che il colosseo era luogo di martirio e pertanto sacro, ma gli spettacoli delle condanne a morte, sia pure "ad bestias" non avvennero mai al Colosseo in quanto considerati spettacoli di poco conto che avvenivano solo in anfiteatri minori.

Nel XIV secolo gli Orsini ed i Colonna ottennero il permesso di cavare pietre e marmi. Nel 1362 Álvarez de Albornoz, vescovo di Orvieto, lamentava in una lettera al Papa Urbano V che non vi erano acquirenti per le pietre del Colosseo, tranne i Frangipane che avevano ordinato dei marmi per costruire un loro palazzo. 

L'INTERNO DEL COLOSSEO NEL XVIII SECOLO

Ormai la licenza di asportare materiali, pagando i proprietari, cioè il Papato, era facilmente concessa dai Papi, i quali approfittavano della disponibilità dell’ampia ed economica fonte di materiali per realizzare i loro progetti, e pure per farne commercio. Pio II fece addirittura costruire un carro apposito per trasportare i blocchi sino a Palazzo Venezia (cioè Palazzo S. Marco, ampiamente costruito con lo spoglio del Colosseo).

Intanto si continuava a cavar pietre, per riparare la tribuna della Basilica di S. Giovanni in Laterano, per la Scala Santa, le mura della città, la Basilica di San Marco e Palazzo Venezia, ma soprattutto per la piazza ed il loggiato delle benedizioni a San Pietro. Un secolo dopo il Colosseo fornì materiali per il Palazzo della Cancelleria, Palazzo Farnese, Palazzi Senatorio e dei Conservatori sul Campidoglio e nel 1634 Palazzo Barberini. 

Un detto famoso sul saccheggio del Colosseo diceva: "Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini" (Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini). Infine, nel 1703, il travertino finì al porto di Ripetta, per ironia della sorte poi demolito per la realizzazione dei muraglioni del Tevere.

In seguito al pericolo di veder crollare parti del Colosseo si ebbero finalmente i primi restauri: speroni a sostegno delle estremità rimaste in piedi della facciata furono costruiti nel 1807 ad opera di Raffaele Stern e nel 1827 da Luigi Maria Valadier, che ricompose nella nuova opera parte delle strutture già crollate.
 
Ma non andò a buon fine anche perchè vennero usati mattoni e materiali diversi che iniziarono a distaccarsi. Occorsero diversi altri restauri per evitare i crolli. A pensare che i restauri non siano durati nemmeno un secolo mentre Colosseo sta ancora in piedi dopo 2000 anni nonostante gli abbiano strappato tutte le grappe di ferro, fa in parte stupore per la bravura degli antichi, ma pure rabbia per i moderni.



RODOLFO LANCIANI - AMPHITHEATRVM

- Si fece ricerca dei sedili marmorei per uso delle scale di s. Pietro, ed è perciò che i registri usano costantemente la formula - a cauar marmi à coliseo ». Nel giugno si attaccarono di nuovo i travertini, per uso delle calcare, e per la selciatura a bastardoni della piazza di s. Pietro e della via Alessandrina. Conduttore degli scavi « maestro petro mamoraro » detto Goputo. Durarono sino al gennaio 1462.
 
- 1439, decembre - Si scavano travertini all'interno del Colosseo: « uno todesco portò la travertina da Couliseo a Sancto Johanni per essere impiegati nei risarcimenti della Tribuna » Muntz 1. e. tomo I, p. 48. La Memoria 72 di Flaminio Vacca, p. 84, ed. Fea, accenna vagamente ad una azione protettrice esercitata da Eugenio IV sul Colosseo, che egli avrebbe rinchiuso tra due muri, e posto sotto la tutela dei frati di s. Maria nuova.

- 1450 - Si riprendono gli scavi e le devastazioni del Colosseo per le opere di Pio II. I conti di camera parlano di marmi e di travertini cavati di sotterra, spezzati, rotti sul posto, e trasportati con carrette a s. Pietro per la piazza... per la fabrica delle scale di san Pietro. « Adesso è molto rovinato e distrutto per farne calce » (commenta dal Poggio)


- 1451-1454 - Si scavano, si spezzano e si mandano alle fornaci da calce di Nicolao V i travertini, gli asproni ed i marmi del Colosseo. Appaltatore principale M° Giovanni di Foglia lombardo. Muntz, voi I, p. 107.

- anno 1462 - per la richiesta di materiale per il pulpito della Benedizione, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Antoniniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, alla Valca, e a Ponte Molle.

- « a di X de gennaio 1462.... a m. Petro marmoraro co li manuali a cavare travertini a Coliseo »

- 1462 - Si fece ricerca dei sedili marmorei per le scale di s. Pietro, ed è perciò che i registri usano costantemente la formula "a cauar marmi à coliseo". Nel giugno si attaccarono di nuovo i travertini, per uso delle calcare, e per la selciatura a bastardoni della piazza di s. Pietro e della via Alessandrina. Conduttore degli scavi « maestro petro marmoraro » detto Goputo. Durarono sino al gennaio 1462. - 

- Adriano VI concede licenza a Maria Maddalena Brugmans da Brema, e suoi socii « effodiendi in Coliseo, et prope Ecam S. Crucis in Hierusalem ac in quadam via publica qua itur a Sancto Sixto ad sanctum Sebastianum .... sine alicuius etiam edificiorum publicorum preiudicio vel deterioratione ». Le lettere patenti per ciò rilasciate dal card. Armellino intimano ai maestri delle strade di non opporre ostacoli ai concessionarii, per quanto concerne lo scavo sull'Appia, ed ai monaci di s. Croce per quello del Sessorio, pena la scomunica e mille ducati di multa. La Camera si riservala metà degli oggetti di scavo da rinvenirsi in suolo publico, il terzo di quelli da rinvenirsi in suolo privato. 
(Arch. vat. Divers. tomo LXXIII, e. 103).

- 1466, decembre. quando Francesco da Vigevano riceve il saldo per aver trasportato « peperignas et tevertinas de palatio colisey alme urbis ad dieta eccam s. Marci » I trasporti erano fatti con un carrettone appositamente fabbricato.

ORIGINALE E RICOSTRUZIONE (https://www.relivehistoryin3d.com)

- 30 aprile 1467 « Maestro Bartolomeo da posa (Perosa) che hata (habita) ascto Baxilio per uno carro che a fatto fare dal borgo per tirare travertine marmore et altre cosse ». 

- E cosi nel febbraio e nel marzo dell'anno seguente: « maestri scarpelini et manuali ebano lavorato per cavare tevertine al coliseo » sino al 31 dicembre 1467.

- Sotto lo stimolo dei lamenti di Gregorio XIII, il giorno 12 marzo 1573, fu pubblicato il bando per l'appalto, in scudi 25000, per la ricostruzione di due archi. Il banchiere Antonio Ubaldini fornì il danaro per le prime opere, acquistando dal Comune 50 cartelle della gabella della Carne. Altri 10000 scudi furono votati il 6 agosto 1574 sui residui del prestito forzoso di 100000 scudi imposto dal papa per la guerra contro il Turco: ma mancando con tutto ciò il materiale occorrente e specialmente i travertini, il conservatore G. B. Cecchini, nella seduta del 13 ottobre, propose che fossero presi dalle rovine del Colosseo «cascati et no sono in opera». 
La deliberazione merita essere riferita "Lapides marmorei et Tiburtini existentes in ruuinis Amphiteatri Domitianj detto il Coliséo et diruti tantù, et nullo pacto dicto Amphiteatro coniuncti et applicati, sed ab oper' et fundamentis separati, et nò solù indico Ampliiteatro sed et possint effodi in óibus aliis locis publicis, prò supplemento operis Pontis S Marie, sine tamen iuditio aedificior. antiquor., prò quibus exequendis cura habere debeat magr Matthaeus Architectus: q omnes statuae et antiquitates quae in dictis locis inuenientur sint et esse debeant Ro.Po. ».

- 1484 - Accenno a scavi, nel corso dei quali furono scoperte le cloache che solcano in vario senso il substrato dell'edifizio, come pure il largo marciapiede "stratum lapidibus quadratis magnis versus septentrionem et orientem", tornato a scoprire nell'anno. 



Valle del Colosseo e Meta sudans

Lo scavo ha interessato l'area compresa tra Colosseo, tempio di Venere e Roma e via Sacra (piazza del Colosseo). Sono state rinvenute le fondazioni della statua colossale di Nerone e della Meta sudans, rasate al livello stradale moderno negli anni Trenta. Le indagini si sono particolarmente concentrate sul sottosuolo, consentendo chiarimenti importanti sul sistema di costruzione, sulle fasi di uso (a partire dall'età domizianea) e sul funzionamento. 

Nel corso degli scavi si sono inoltre rinvenute altre fondazioni aventi orientamento NE-SO, tra cui quelle di una fila di ambienti paralleli pertinenti molto probabilmente all'età neroniana. Sono stati eseguiti restauri e saggi di scavo; le ricerche si sono concentrate sull'esame delle fondazioni, che poggiano su strati di limo lacustre. 

L'intera zona presentava falde d'acqua sotterranee che fu necessario incanalare in una serie di collettori. Gli sterri nei collettori est e ovest hanno fornito importanti dati, che sono in relazione con le notizie delle fonti letterarie sulle fasi di abbandono e successivi restauri dell'anfiteatro. L'esame degli ipogei ha fornito precisazioni sulle fasi domizianea e teodoriciana dell'edificio.


BIBLIO

- Peter Connolly - Colosseum: Rome's Arena of Death - 2003 -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana -
- Svetonio - Vite dei dodici Cesari -
- Historia Augusta -
- Carlo Fontana - L'Anfiteatro Flavio descritto e delineato dal Cavaliere Carlo Fontana - Vaillant - 1725 -
- P. Colagrossi - L'Anfiteatro Flavio nei suoi venti secoli di storia - Firenze - Libreria editrice fiorentina - 1913 -
- Ada Gabucci - Filippo Coarelli et al. - Il Colosseo - Milano - Electa - 1999 -
- Pier Giovanni Guzzo et al. - Il Colosseo - Archeo dossier 21 - 1986 -
- Roberto Luciani - Il Colosseo - Milano - Fenice 2000 - 1993 -
- Lawrence Richardson, Jr. - Amphitheatrum Flavium - A New Topographical Dictionary of Ancient Rome - Baltimore, JHU Press - 1992 -




 

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