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LUDUS MATUTINUS


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LA FRECCIA MOSTRA IL LUDUS MATUTINUS, VICINO IL LUDUS MAGNUS

Il Ludus Matutinus si trovava con molta probabilità tra il tempio del Divo Claudio sul Celio e l'antica via del vicus Capitis Africae o Caput Africae, come lo chiamano altri, dove furono rintracciate le fondazioni ellittiche della cavea negli scavi effettuati nel 1938, ma a sua volta sembra essere stato realizzato sopra un edificio più antico, forse il ludus bestiarius citato da Seneca.

Fu Giulio Cesare a creare un'organizzazione dei Ludus: una scuola di gladiatori a Ravenna che potevano essere allenati da cavalieri e senatori. Più tardi, gli imperatori accentuarono il monopolio dei munera, così a Roma tutti i giochi erano offerti al popolo dall'imperatore. Nelle province invece era riservato a cittadini ricchi ed i giochi erano dedicati all’imperatore, non più alla memoria di un defunto. A Roma venne istituita sin dal I sec. un'organizzazione per la produzione dei giochi.

Vi era una ratio a muneribus, una specie di Ministero dei Giochi, che aveva poteri finanziari ed organizzativi per le venationes (combattimenti con e tra animali) e i munera (combattimenti gladiatori); vi era poi la ratio summi choragi, che soprintendeva alle macchine ed ai costumi degli spettacoli, un esponente della classe equestre era a capo del Ludus Magnus, la principale scuola gladiatoria di Roma. Le altre scuole gladiatorie in Italia e nell'impero erano dirette da funzionari chiamati procuratores familiarum gladiatoriarum.

Per consentire gli spettacoli imperiali, quattro ludi vennero creati per addestrare i combattenti delle arene, ciascuna sotto la direzione di un procuratore di rango equestre nominato dall'imperatore. Il Matutinus Ludus fu istituito da Domiziano per addestrare i combattenti specializzati nei giochi con animali selvatici, noto come venationes, pertanto l'accademia di allenamento ufficiale per i cacciatori e gli animali combattenti nelle arene di Roma.  Il nome della scuola si riferisce alla programmazione tradizionale di spettacoli con animali al mattino, seguita da combattimenti dei gladiatori nel pomeriggio. Niente da stupirsi, a Roma c'erano sempre feste, o processionni, o spettacoli, o fiere, non ci si poteva di certo annoiare.

Il Matutinus Ludus era situato nella parte orientale del quartiere Anfiteatro Flavio, appena a sud del più grande Ludus Magnus, il principale campo di addestramento per gladiatori.


 Tipi di combattenti

 I combattenti erano addestrati in apposite scuole con una serie di competenze per i diversi tipi di giochi.

-  Venatores erano cacciatori esperti che hanno partecipato alla caccia in scena nelle arene.
-  Bestiari erano combattenti che hanno affrontato animali direttamente nei combattimenti trovati, singolarmente o in gruppi.

RAPPRESENTAZIONE DEI GIOCHI VENATORI
Sia venatores e bestiari erano principalmente tratti dalle fila degli schiavi, tranne alcuni uomini liberi che stipulavano un contratto dietro pagamento, magari perchè avevano debiti, o per arricchirsi, perchè rischiavano molto ma erano pagati molto bene, inoltre diventavano famosi e a loro si aprivano le porte delle case patrizie, non escluse le camere delle matrone. La damnatio ad bestias, era invece una condanna a morte, in genere riservata ai traditori dello stato, in cui i condannati venivano introdotti nell'arena senza alcuna difesa per essere sbranati dalle fiere.

Anche se addestrati in tecniche di combattimento, sia bestiari che venatores erano considerati inferiori ai gladiatori, la più alta classe di combattenti. I Venatores indossavano tuniche brevi, nascondendo armi leggere sul braccio o sul tronco, anche se a volte combattevano nudi. I Bestiari combattevano una varietà di animali, di solito con armi e armature, spesso volontari e pagati. Di solito indossavano fasce di cuoio sulle braccia e sulle gambe, o, talvolta, lastre al torace o armature. Il tipo di armatura e le armi cambiavano a seconda del gioco ed eventuali allestimenti speciali o ostacoli costituiti nell'arena.



TIPI DI LUDUS

Nei tempi cambiarono i modi e le mode. Durante i primi esempi di uccisioni di animali nel periodo repubblicano, gli animali erano incatenati. Negli ultimi decenni della Repubblica, gli animali vennero sciolti, e difese speciali vennero costruite per la sicurezza del pubblico. Gli anfiteatri avevano la seduta rialzata sopra l'area del pavimento dell'arena e grate e reti giravano tutt'intorno. Nel Colosseo, il muro intorno all'arena era alto 13 m, fatto di pietra liscia, affinchè gli animali non potessero arrampicarsi sul muro. Inoltre, le reti vennero erette intorno all'arena per precauzione.

A volte, gli animali venivano abbattuti dagli arcieri in quanto in preda al panico cominciavano a correre incessantemente intorno al piano dell'arena. Di certo uomini e animali dovevano soffrire parecchio nell'insensibilità generale, ma purtroppo ancora oggi accade nelle civiltà evolute. Altre volte, elaborati scenici e piante venivano utilizzati per una caccia più difficile, a piedi o a cavallo, spesso con una muta di cani che assistevano i cacciatori.

I combattimenti bestiari venivano organizzati contro grandi orsi o addirittura elefanti. I combattenti utilizzavano lance, pugnali, fruste, e altre armi. Gli ostacoli usati nell'arena per schivare l'attacco di un animale erano muri, tornelli girevoli (cockleae), o un cesto con chiodi sporgenti (uno ericius). I bestiarius qualificati affrontavano avversari impossibili, tipo stordire un orso con i pugni o confondere un leone gettando il mantello sulla testa.
Non mancavano le corride in cui i tori venivano pungolati da lancieri fino a che non si infuriavano, poi dei taurarii, come i toreri spagnoli, affrontavano i tori a piedi, con una picca o una lancia. Altre corride erano come quelle dell'antica Creta, in cui gli uomini disarmati a cavallo saltavano sul toro per abbatterlo con un movimento rotatorio al collo. Non risulta però che a Creta ci fosse anche l'uccisione del toro.

Un ulteriore esempio dei pericoli con animali da combattimento fu la prodezza di un gladiatore che chiese la libertà durante il regno di Nerone, affrontando un elefante da solo, ma non si conosce l'esito della sfida. La maggior parte delle partite erano tra due animali potenti, ad esempio, il leone contro tigre, l'elefante contro rinoceronte, orso contro toro. Altre volte, le partite erano diseguali e in gran parte per lo spettacolo puro, come ad esempio il rilascio tigri contro cervi. C'erano anche combattimenti bizzarri utilizzando ippopotami, coccodrilli, contro grandi felini e orsi. Esotici tagli di carne provenienti da animali rari venivano venduti poi alle cucine dei ricchi buongustai di Roma. In alcune gare, gli animali venivano sciolti, mentre in altri restavano incatenati.

 Nell'arena veniva utilizzato ogni tipo di animale: elefanti, orsi, leoni, tigri e molto altro, catturati e portati a Roma da ogni parte dell'impero. Venivano tenuti in gabbie in vari posti, tra cui il Vivarium al margine orientale della città.

 In caso di necessità gli animali venivano portati dai venatores dal Vivarium alle gabbie negli edifici vicino al Colosseo. Gli animali traversavano poi un tunnel di collegamento alle celle situate sotto il piano dell'arena del Colosseo. Venivano quindi issati al piano dell'arena mediante montacarichi, ma non sempre perchè per i più grandi animali non poteva esserci macchinario abbastanza grande.

 Un altro edificio vicino al Colosseo è stato lo Spoliarum. Questo edificio era la camera mortuaria in cui erano custoditi i corpi dei gladiatori e gli animali, prima di essere portati all'Esquilino per l'Ustrinum.



I LUDI NEL CALENDARIO

Ludi Romani (data del I evento: 366 ac), 4-19 Settembre
Ludi Plebei (c. 218 ac),   4-17  Novembre
Ludi Apollinares (208 ac),  6-13  Luglio
Ludi Ceriales (202 ac),  12-19 Aprile
Ludi Megalenses (191 ac),  4-10  Aprile
Ludi Florales (173 ac),  28 Aprile -3 Maggio
Ludi Victoriae Sullanae (81 ac), 26 Ottobre - 1Novembre
Ludi Victoriae Caesaris (46 ac), 20-30 Luglio
Ludi Fortunae Reducis (11 ac),  3-12 Octobre
Ludi Palatini,  17-19  Gennaio
Ludi Martialis,  12  May  e 1 Agosto
Ludi per il compleanno dell'imperatore
Ludi per la ricorrenza della salita al trono dell'imperatore.



BIBLIO

- Aulo Gellio - Noctes Atticae - II, 24 -
- Sesto Pompeo Festo - Ludos Magnos - De verborum significatu -
- Alison Futrell - The Roman Games: A Sourcebook - Blackwell - 2006 -
- Cassio Dione - Geoffrey S. Sumi - Ceremony and Power: Performing Politics in Rome between Republic and Empire - University of Michigan Press - 2005 -




ANFITEATRO DI STATILIO TAURO


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RICOSTRUZIONE DELL'ANFITEATRO

L'anfiteatro di Statilio Tauro (latino: amphiteathrum Statilii Tauri) fu il primo anfiteatro permanente, cioè in muratura, costruito a Roma. Venne edificato nel 29 a.c., come informano Diodoro Cassio,  Svetonio e Tacito, nella parte meridionale del Campo Marzio, in posizione però incerta, da Tito Statilio Tauro, a proprie spese.

Si trattava di un anfiteatro privato di dimensioni piuttosto ridotte, e nel 64 d.c. venne distrutto dal fuoco, evidentemente larga parte di esso era ancora costruito in legno. (Dio Cassio); si pensa che la sua locazione entro il Campus Martius fosse una speculazione edilizia volta ad alzare i prezzi delle case. Infatti un anfiteatro valorizzava moltissimo una zona, fornendo una grossa attrattiva per abitare nei pressi. Roma era grandissima e spostarsi coi carri era un'impresa per il traffico intenso.

ANFITEATRO TAURO, STAMPA DEL 1663

LA LOCAZIONE

L'anfiteatro è citato da Svetonio e da Strabone, mentre Dione scrive che:
"Essendo Cesare Augusto ancora console per la quarta volta, Tauro Statilio edificò un teatro venatorio di pietra nel Campo Marzio a proprie spese inaugurandolo con un combattimento di gladiatori. Questo lo portò ad essere eletto dal popolo come uno dei pretori annuali."

Strabone però descrive un altro campus (Campus Flaminius) presso il Campus Martius con colonnati in gran numero, e sacri recinti, e tre teatri, e un anfiteatro, e molti templi in successione serrata l'uno dall'altro.

I tre teatri erano senza dubbio il teatro di Pompeo, il teatro Balbo e il teatro Marcello, e l'anfiteatro si presume fosse quello di Statilius Taurus. Poichè Strabone menziona l'anfiteatro nella stessa area, come gli altri teatri del Marzio, dovremmo cercare l'anfiteatro nelle loro vicinanze. Esistono oggi tre teorie riguardanti il monumento, ma nessuna assolutamente convincente.

L'ipotesi più convincente individua l'anfiteatro vicino al Circo Flaminio nei pressi di Monte dei Cenci, ad ovest del Petronia Amnis e il Tempio di Castore e Polluce in circo Flaminio (Marchetti Longhi 130 n.1; Wiseman, Viscogliosi, Coarelli). Tornano a favore di questa ipotesi i disegni e gli appunti di Piranesi, che ritrasse i resti di una cavea teatrale sotto il Palazzo Cenci nel 1762 (Wiseman 22 n.64,. Lanciani, FUR pl 21, 28).


Poichè Augusto esortava i cittadini romani ad abbellire Roma contribuendo ognuno con le sue possibilità, Statilio Tauro raccolse l'invito e fece costruire a sue spese un anfiteatro, che alcuni studiosi supposero attaccato alle mura di Roma, presso l'attuale convento di Santa Croce in Gerusalemme. Insomma venne confuso coll'anfiteatro castrense.

Monte Giordano, a nord ovest del Campo Martio (a volte chiamato 'Monticello') è stato proposto come un possibile sito. I tentativi di associare l'anfiteatro con questa bassa eminenza (Lanciani, FUR pl 14;. Scagnetti) sono state complicate dalla tesi di Jolivet che identifica la collina come un accumulo di terreno alluvionale del Tevere (al contrario di una massa crollata di materiali da costruzione, Coarelli 1997) e come il luogo degli Horti di Pompeo (Horti Pompei). Però ci si aspetterebbe un po' di macerie dell'edificio dopo un teatro in gran parte di legno bruciato. Inoltre, Monte Giordano è troppo lontano dai tre teatri del Campus per essere il sito di anfiteatro di Strabone.

Invece Monte Citorio, a testimonianza del Piranesi, era pieno di pezzi di marmo provenienti dall'abbattimento dell'anfiteatro Statilio Tauro. Sembra infatti che con i suoi sedili marmorei venne edificato il Palazzo della Curia Innocenziana, nonchè la chiesa e la Missione dei Padri Passionisti. Oggi la Curia Innocenziana altri non è se non il Palazzo del Governo a Monte Citorio, posto nel Campo Marzio.

Richardson ha un approccio diverso e analizza evidenze relative all'incendio del 64 d.c.. Poiché i tre teatri di pietra menzionati da Strabone sono tutti sopravvissuti all'incendio mentre l'anfiteatro è bruciato, Richardson postula si trovasse a sud est del Campo Marzio, in particolare nell' Aemiliana, una zona distrutta durante la seconda recrudescenza del fuoco (Tac., Ann. 15.40).

Richardson suggerisce una posizione sulla Via Flaminia a nord della Via Pallacinae: (a sud della moderna Piazza dei SS Apostoli.). Però la posizione suggerito di Richardson si trova ben al di fuori del Circo Flaminio. Eppoi il passaggio Tacito è ambiguo e potrebbe riferirsi a uno dei due quartieri dell'Aemiliana, uno nel Campo Marzio o l'altro lungo il Tevere a sud del Foro Boario.

Allo stato attuale la prova per la posizione del anfiteatro di Statilio Tauro è ancora dubbia; la posizione vicino al Monte dei Cenci offre la soluzione migliore per i dati disponibili. Questo posto è vicino ai tre teatri del Campus e offre spazio sufficiente per un anfiteatro, che, per quanto modesto, necessitava di un sito consistente.



ROMA INESPLORATA

Riprendiamo il discorso per dimostrare come sia priva di fondamento l’ipotesi di Piranesi sulla localizzazione dell’anfiteatro di Tauro sotto l’odierno palazzo Montecitorio. Vediamo quindi come è nata questa leggenda metropolitana diffusa ancora oggi da molti siti internet.

Secondo Piranesi la presenza di un anfiteatro in quella zona si deduce primariamente dagli avanzi di alcuni sedili circolari che dovevano appartenere al medesimo anfiteatro. Questi sedili sarebbero stati trovati sotto l’edificio della Curia Innocenziana, oggi palazzo del parlamento. Altri simili sedili sarebbero stati trovati nell’anno 1705 durante lo scavo delle fondamenta della chiesa e delle case della Missione, sul lato sinistro del palazzo di Montecitorio.

LE COLONNE DI MONTECITORIO
Carlo Fontana, l’architetto che presenziò gli scavi, non accenna a simili ritrovamenti. Afferma solamente che:
"sotto il piano del cortile della Curia in profondità di palmi quarantacinque dove seguì lo scavo de fondamenti si trovarono alcune Chiaviche di Tevoloni antichi d’ottimo lavoro, quali indicavano esser servite per trasporto dell’acque sotto di quei sontuosi edifici più nobili del campo Martio, che dimoravano in quegl’antichi piani". 

Accenna inoltre a due Colonne di Granito trovate nell’escavazione del Terreno della Curia.

Per dare un’idea della dispersione dei monumenti antichi per tutta Roma sappiate che queste colonne furono utilizzate da Fontana come ornamento della fontana nel cortile interno della Curia. 

Durante la ricostruzione del palazzo furono rimosse e depositate presso un magazzino. 

Nel 2009 si decise di rialzarle in piazza Porta Capena a simboleggiare le torri gemelle di NewYork: idea nobile ma forse era il caso di posizionarle vicino al luogo del loro ritrovamento. 

Andando avanti di questo passo bisognerà munire i reperti archeologici di un sistema di posizionamento globale satellitare per registrare i loro spostamenti, altrimenti tra qualche secolo sarà impossibile rintracciarli.



STATLIO TAURO

Statilio Tauro, proveniente da famiglia plebea, ottenne il consolato nel 37 a.c. come Consul Suffectus. Fu peraltro uno dei generali migliori del suo tempo, conseguendo molte vittorie e pertanto diventando molto ricco, permettendosi di devolvere una parte del personale patrimonio per la costruzione di una serie di opere pubbliche a Roma, ove si ricorda l'edificazione dell'anfiteatro a lui intitolato, rivestito di marmi ornati, e altre opere nel Lazio.

CURIA INNOCENZIANA, STAMPA DEL 1800
Infatti restaurò e costruì edifici alle sorgenti termali della "Ficoncella", nei pressi della futura Centumcellae (Civitavecchia).

Il vicino municipio di Aquae, ricco di acque termali, per le opere realizzate dal Console, prese il determinativo di Acquae Tauri.Statilio venne eletto console per due volte e finanziò pure i giochi gladiatorii per l'inaugurazione del suddetto anfiteatro al pubblico romano. Sebbene fosse in parte costruito in pietra, alcune strutture erano in legno, come l'arena.



I GIOCHI

In seguito, non essendo ancora costruito il Colosseo, Caligola vi organizzò dei giochi, scontento però delle esigue proporzioni dell'anfiteatro di Tauro, che seppure in uso per molto tempo, era divenuto insufficiente per gli splendidi spettacoli di era imperiale.

Sembra che Caligola tenesse per questo gli spettacoli nella piazza deu Septa,  e Nerone per la stessa ragione e pure per la sua follia nel 57 fece costruire un anfiteatro di legno con il velarium blu, gemme, oro e avorio.

LA CURIA INNOCENZIANA OGGI, L'ATTUALE MONTECITORIO
Il muro intorno all'arena aveva in cima rulli d'avorio che impedivano agli animali di saltare, e per maggior protezione una rete d'oro veniva tesa tutt'intorno, con appuntite zanne d'elefante inclinate verso l'interno.

Così l'anfiteatro Tauro venne pian piano escluso dagli spettacoli più importanti, che chiamavano dunque più gente, finchè andò distrutto nel più famoso degli incendi di Roma: quello del 64.

Per l’ottavo anniversario dell’attacco a New York, sono state poste a porta Capena due colonne, simbolo delle torri gemelle, provenienti dalla fontana della Curia Innocenziana in Piazza di Montecitorio, a loro volta provenienti dall'anfiteatro Tauro. La curia innocenziana infatti, secondo parecchi studiosi, è stata edificata sopra l'anfiteatro.


BIBLIO

- J. Cl. Golvin - L'amphithéâtre romain. Essai sur la théorisation de sa forme et de ses fonctions - Paris -1988 -
- J. Cl. Golvin, Ch. Landes - Amphithéâtres et gladiateurs - Paris - 1990, 96 -
- John H. Humphrey - Roman circuses: arenas for chariot racing - Londra - University of California Press - 1986 -
- Velleio Patercolo - Storia di Roma - II -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana - libri LIII-LXV -



ANFITEATRO CASTRENSE


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Da una descrizione ottocentesca:

"Così viene chiamato dai legionari questo, anfiteatro, che dal nome si può dedurre essere stato destinato agli spettacoli, destinati ai soldati Pretoriani, potentissima milizia sotto l'Impero. Gli avanzi di questa fabbrica veggonsi nel tratto di mura fra le porte Maggiore e di S. Giovanni, parte al di fuori e parte al di dentro in una vigna, poichè nel recinto delle mura edificate da Aureliano vi fu incluso.

Nello scorso secolo vi furono fatti degli scavi e nei sotterranei dell'interno furono rinvenute molte ossa di fiere, delle quali buon numero saranno state uccise in quegli spettacoli. 

Alcuni poi, senza fondamento di ragione, ne vollero dedurre che fosse destinato ad esercitare i soldati a combattere contro le bestie feroci, genere di combattimento che i Romani lasciavano alla classe vilissima dei gladiatori, ed altri si persuasero che la nobilissima milizia dei pretoriani, fosse destinata a custodire il vivaio delle bestie feroci, che servir dovevano per l'uso di questo e degli anfiteatri.

Incerto è l'autore di questo anfiteatro, tutto d'opera laterizia, con un ordine di colonne corintie, e solo può dirsi che fu certo anteriore al Flavio. Il basamento è di travertini, e sopra al suddetto ordine doveva esservi un ordine di pilastri. Il suo maggior diametro è di circa 90 metri."

L'Anfiteatro castrense è il secondo anfiteatro romano conservato a Roma, risalente agli inizi del III secolo, peccato che non sia visitabile.

Fu citato da Rufo e da Vittore, nonchè nei Cataloghi Regionari della V Regio, cui molti danno il significato di "anfiteatro di corte", legato al Palazzo Sessoriano, o Sessorium, su cui è stata edificata la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, una villa imperiale della tarda età severiana, della quale, oltre al suddetto Anfiteatro, facevano parte anche le Terme Eleniane e il Circo Variano.

Sembra sia stato iniziato da Settimio Severo e terminato sotto Eliogabalo. Faceva parte del Complesso Sessorio comprendente:
  • Il Palazzo Imperiale, con edifici vari, cortili, giardini e fontane, da cui fu tratto la celeberrima statua dell'Apollo del Belvedere, e sulla cui grande sala centrale la madre di Costantino fece erigere la Chiesa di S. Croce in Gerusalemme, il cui pavimento fu ricavato frammentando il precedente a intarsio di marmi pregiati. Infatti all'inizio del IV sec. d.c. il palazzo fu scelto come residenza da Elena, con il nome di Palazzo Sessoriano, facendo poi trasformare in basilica cristiana la grande aula rettangolare, originariamente coperta da un soffitto piano, illuminata da venti finestre collocate cinque su ogni lato e con pregevole decorazione marmorea nel registro inferiore. Il nome Sessoriano viene dal latino sedeo, ovvero "siedo", da cui il termine “sessione”, poiché in epoca tardo imperiale il consiglio imperiale usava riunirsi in una sala del palazzo.
  • L'Anfiteatro Castrense.
  • Il grande Circo Variano, in onore di Eliogalbalo il cui nome era Varius Avitus Bassianus, l'imponente tempio del Sole, copiato dal tempio di Palmira, nel cui centro della spina venne eretto l' obelisco di Antinoo, l’amante dell’Imperatore Adriano, di cui la tomba era accanto al circo. L’obelisco venne spostato solo nel III secolo per ornare la spina del circo di Vario.
  • Le Terme Eleniane, costruite da Settimio Severo e poi restaurate da Elena, la madre di Costantino, da cui derivarono il nome.
  • Il tempio di Venere e Cupido, la cui statua, probabilmente di un'imperatrice sotto la veste di Venere, è conservata, come l'Apollo Sessorio qui rinvenuto, nei Musei Vaticani.
  • I giardini dell'Antica Speranza, Horti Spei Veteris, che offrivano un’oasi di verde ricca di statue mosaici e fontane. Era in questi giardini che si celebrava il culto ed i sacrifici al nuovo Dio importato da Efeso da Eliogabalo.
  • Il santuario dell'Antica Speranza chiudeva il lato sud dei giardini. Un tempo il suo tempio si trovava accanto a Porta Maggiore.
  • Sull’altro lato dell’Acqua Claudia si ergevano parecchie e ricche tombe di famiglie famose, come i Casonii, i Plotii e i Clodii.


L'USO

Secondo Publio Vettore l'anfiteatro fu creato per allenare i soldati facendoli combattere con le fiere, il che consisteva pure in uno spettacolo ad uso della corte.

Di questo tipo di allenamento ne parla anche Svetonio, scrivendo che Tiberio, per far vedere che non era ammalato, durante uno di questi spettacoli tirò una freccia ad un cinghiale.

Per altri erano usati si dai soldati ma solo pretoriani, cioè guardie dell'imperatore che lì alloggiavano e che erano preposti all'alloggio delle belve.

Per altri ancora l'anfiteatro era solo destinato agli spettacoli ed alle manovre militari in onore della corte imperiale, e lo ritengono costruito dall'imperatore Eliogabalo.

Il termine latino castrum è consono se si pensa non al suo significato di accampamento, ma a quello che più tardi ha assunto, vale a dire dimora imperiale. Perchè l'anfiteatro faceva comunque parte dei palazzi imperiali.

Attraverso lo studio dei mattoni, i quali si presentano senza bolli, si è riusciti a stabilire che la struttura risale alla fine del periodo in cui regnavano i Severi



DESCRIZIONE

L'anfiteatro ha la consueta forma ellittica, misura 88 m x 75,80, con le fondazioni in cementizio mescolato a pezzettini di selce, emerse a causa dell'abbassamento del piano di campagna circostante, mentre l'elevato è in opera laterizia.

I mattoni sono gialli mentre i tegoloni delle arcate sono rossi sottolineando l'eleganza dell'opera.

Alcune parti in travertino si conservano perchè inserite tra i mattoni, quindi più difficili da smantellare.

Il primo piano è formato da fornici in mezzo a piloni, tra semicolonne in stile corinzio, col capitello mattonato. Il secondo piano si presenta quasi identico, con la differenza che era formato da paraste invece delle semicolonne. Attraverso immagini rinascimentali si è saputo che al terzo piano c'erano mensole e pali per manovrare il velario che operava come nel Colosseo. Nessuna traccia, invece, ci è pervenuta della cavea.

La facciata esterna aveva tre ordini: il primo presentava arcate inquadrate da semicolonne, il secondo arcate chiuse da bassi parapetti, ma con paraste al posto delle semicolonne, e il terzo un attico che dai disegni rinascimentali, era chiuso, ma con finestre incorniciate da lesene e mensole per il velario. I basamenti di travertino cui allude lo storico Vacca, oggi non esistono più, dopo i vari depredamenti. Dei 48 archi originari ne restano solo 18.

Sopra c'erano le classiche mensole in travertino per sostenere i pali del velarium, ma anche queste sono state asportate.

Sui tre ordini sia le semicolonne che le lesene avevano capitelli corinzi realizzati interamente in mattoni, come il resto della struttura, contrariamente all'uso dell'epoca, dove le colonne o almeno i capitelli erano in marmo.

All'interno, attualmente occupato dall'orto del convento di Santa Croce in Gerusalemme, i gradini della cavea dovevano essere sorretti da ambulacri con volte a botte, sovrapposti come gli ordini della facciata.

Ambienti sotterranei erano ricavati sotto l'arena, i cui resti furono visti in scavi settecenteschi. Dopodichè la Chiesa ha chiuso i battenti e l'ingresso ai visitatori. Della cavea non resta quasi nulla. Dall'anfiteatro aveva inizio un grandioso corridoio coperto, lungo più di 300 m e largo m. 14,50, che sfiorava la grande sala più tardi trasformata nella chiesa di S.Croce in Gerusalemme spingendosi fino al Circo Variano: resti di questo corridoio e del circo sono visibili in vari punti nella zona retrostante la chiesa di S.Croce.

Recentemente gli scavi, sovvenzionati dallo stato italiano, hanno individuato, al di sotto dell'arena, il complesso dei servizi costituito da una galleria centrale su cui si affacciano ambienti con volte a crociera: sulla galleria principale si innestano poi altre due gallerie con un andamento semicircolare.

La cosa curiosa è che pur pagando l'impresa archeologica, non si aprono le porte ai visitatori, nemmeno a pagamento.

Dall’anfiteatro partiva un lungo corridoio coperto, che misurava 300 metri di lunghezza e 14.50 di larghezza, e toccava la maestosa stanza che successivamente divenne la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme e giungeva al  circo variano.

Tracce di quest’ultimo e del corridoio si notano in alcune parti dietro la chiesa di Santa Croce. Da poco tempo si è scoperto attraverso studi specifici che sotto l’arena si trova un insieme di servizi, come la galleria più importante in cui vi sono aree con volte a crociera. Su tale galleria inoltre si congiungono un’altra coppia di gallerie tendenzialmente circolari, ma tutto è ancora da scoprire.


LA DECADENZA

LANCIANI:
"Soggetto di studi assai in favore presso gli architetti e i vignettisti del cinquecento, nei disegni e nei ricordi dei quali si trova questa differenza. Quelli anteriori al pontificato di Paolo IV lo mostrano conservato, almeno esternamente, sino all'attico : quelli posteriori lo mostrano in istato di rovina
pari al presente. 


Alla prima serie appartengono i ricordi fiorentini 1536 di fra Giocondo (studio sull'opera doricha di matoni p mezo el chuliseo), 680 di Sallustio Peruzzi (ortografia diligentemente misurata) ; la splendida sezione di Andrea Palladio (Devonshire) da me riprotta a p. 384, fig. 146 di Rniiis and Excav. e l'incisione Lafreri del 1560. Alla seconda serie appartengono le note vignette du Perac, Sadeler, Dosio-Cavalieri, etc."

L'anfiteatro  nel III sec. venne utilizzato per allestire rappresentazioni e parate militari per la corte imperiale, e si è mantenuto nel tempo poiché inglobato nelle Mura Aureliane, che lo tagliarono a metà e lo trasformarono in bastione avanzato, chiudendo, come si vede, gli archi della facciata. Il che gli permise di sopravvivere alle depredazioni medievali, ma non alle successive. Nel 409 Onorio lo chiuse ulteriormente per inglobarlo nelle mura.

Il tipo di mattoni, privi di bolli, permette di attribuire l'edificio alla fine dell'età severiana. Fino alla metà del XVI secolo conservava anche resti dei due ordini superiori, poi abbattuti, come un'infinità di altri monumenti romani, da papa Paolo IV che non amava le antichità.

Si scrisse che vennero abbattuti per motivi tattici di difesa, demolendo il secondo e il terzo piano di cui rimangono solo pochi resti del secondo. In realtà il saccheggio iniziò all'epoca per costruire chiese e conventi.

Successivamente ciò che rimase dell’anfiteatro fu impiegato per edificare nuovi palazzi nel ‘700 poiché con Benedetto XIV furono abbattute anche le gradinate. Infatti oggi ne resta il primo piano e pochi residui del secondo.

Nella stessa vigna accanto all'anfiteatro castrense c'era il Tempio di Venere e Cupido, tempio che fu demolito in quanto pagano, e di cui furono asportati gli splendidi fregi del frontone, mentre la statua di Venere e Cupido è conservata nei musei Vaticani. Sopra al tempio sta S. Maria del Buon Aiuto, una chiesetta fra l'anfiteatro Castrense e le mura urbane, eretta dal pontefice Sisto IV nel 1476, per la cui insignificante costruzione fu sacrificato il bel tempio.


BIBLIO

- Bill Thayer - The Other Amphitheatre in Rome: the Amphitheatrum Castrense - su http://penelope.uchicago.edu -
- Donato Colli, Sergio Palladino, Cinzia Paterna - Le campagne di scavo nell'Anfiteatro Castrense a Roma: nuove acquisizioni - Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma - 1998 -
- Mariarosaria Barbera - Un anfiteatro di corte: il Castrense in Adriano La Regina (a cura di) - Sangue e arena - catalogo della mostra - Milano - Electa - 2001 -
- Samuel Ball Platner (completato e revisionato da Thomas Ashby) - A Topographical Dictionary of Ancient Rome - Londra - Oxford University Press - 1929 -





LUDUS MAGNUS - PALESTRA GLADIATORI


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IL GRANDE GIOCO

Il Ludus Magnus era la più grande e importante palestra dei gladiatori a Roma, situata a fianco e ad est del Colosseo e con questo comunicante, nella valle tra l'Esquilino e il Celio.

Fu uno dei quattro ludi (giochi) da Domiziano, l'unico parzialmente visibile perchè parzialmente scavato.

Oltre metà di esso infatti giace ancora sotto al suolo, nell’area di Via Labicana e Via di San Giovanni in Laterano.

I resti della caserma furono scavati nel 1937, ripresi poi tra il 1959 ed il 1961, negli scavi per la costruzione di orribile edificio moderno, tra pregiati edifici ottocenteschi e liberty, tra via di San Giovanni in Laterano e via Labicana.

All'epoca venne posta in luce la parte nord del Ludus Magnus, mentre la parte sotto la Via San Giovanni, fino alla Via Labicana e sotto il palazzo tra questa strada e la Via dei Santissimi Quattro Coronati, è tutta da scoprire.

Altri resti sono visibili a Piazza Iside, accanto ai resti del tempio della Dea egizia.

 Basta dare un'occhiata alla zona per comprendere che la parte interrata è molto più estesa di quella scavata. Del resto la parte portata alla luce di Roma antica è circa un decimo, e forse meno, di quella da scavare.

Il Celio e l'Oppio erano colli contigui pieni di ville, caseggiati, monumenti, negozi, templi, strade, basti citare la Domus Aurea, la Domus Faustae, le Terme traiane, per citare le costruziioni maggiori, solo in parte portate alla luce.

Da alcuni sondaggi si sa che nell'area si trovavano precedentemente una domus della tarda repubblicana e un'insula del primo impero, distrutte nell'incendio del 62 d.c..

Il Ludus Maguns era dotato di una galleria sotterranea che comunicava con la parte sotterranea del Colosseo, evidentemente per il passaggio indisturbato dei gladiatori. La parte visibile è quella
restaurata sotto Traiano.



DESCRIZIONE

Il Ludus Magnus fu realizzato, come il Colosseo, completamente in mattoni a pianta rettangolare e su tre livelli. Il modello era quello classico delle caserme, dotato al centro di un vastissimo giardino porticato a due ordini di colonne tuscaniche di travertino, che accoglieva ad ogni angolo una piccola fontana triangolare.

Una di queste è stata ricostruita col materiale del sito. I portici davano luce agli alloggi e i servizi per gladiatori e assistenti. Del colonnato rimangono solo pochi resti in travertino che sono stati rialzati nel posto che occupavano precedentemente le colonne.

Gli alloggi erano celle rettangolari che si vedono ancora a ovest e a nord dove ne restano ben 14. I passaggi interni consistevano di un corridoio alle spalle delle celle e di scale per i piani superiori, disposte agli angoli.

Su uno dei lati corti del giardino si apriva una grande aula con porticato interno, probabilmente adibita, come in ogni caserma, ai vari culti dei gladiatori cone le statue dei vari Dei.

L'entrata principale era posta a nord con una gradinata che conduceva in Via Labicana, rialzata sotto Traiano.
Al centro del giardino c'era un anfiteatro per gli allenamenti dei gladiatori, raggiungibile attraverso diverse entrate della costruzione. La sua forma ellittica ricorda molto il Colosseo, la cui metà mancante è ancora interrata sotto la Via San Giovanni, anzi ne è una copia a scala ridotta, con un rapporto di 1:2,5.

Aveva infatti un asse maggiore di 62 m. e un asse minore di 45. Indubbiamente prevedeva rappresentazioni aperte al pubblico, visto che la cavea, circondata da gradinate in origine rivestite di marmo, poteva ospitare ben 3000 persone.

Frammenti della cavea sono riconoscibili nelle pareti a raggio utilizzate anche per reggere le scalinate. Gli ingressi principali dell'arena erano sull'asse maggiore, accessibile da scale esterne, con palchi per le autorità al centro dei lati corti.

Magari si assisteva a volte agli allenamenti, come oggi il pubblico va a guardare gli allenamenti della squadra di calcio del cuore. Il pubblico romano tifava per i gladiatori almeno quanto si fa oggi per un calciatore famoso.



LA STORIA

La costruzione del Ludus risale a Domiziano e venne costruito nell'area di un quartiere abitativo tardo-repubblicano. I resti della cavea e dell'arena oggi visibili sono del restauro di età traianea. Commodo, appassionato di giochi gladiatori, vi si esibì e sembra amasse pure soggiornarvi.

 In epoca tardoantica l'edificio fu nuovamente restaurato e la cavea fu sostenuta da muri radiali in opera listata, che cancellarono gli ambienti di servizio presenti nelle sostruzioni. I nuovi ambienti, con mura in tufelli, furono ricavati nella parte nord-ovest del portico.

L'edificio venne ancora restaurato sotto Odoacre. Le venationes, giochi con gli animali, continuarono fino al 536, ma i restauri fino a quella data, come risulta in iscrizione frammentaria, si riferiscono solo al Colosseo.

La vita del Ludus Magnus si concluse con quella del Colosseo e col divieto degli spettacoli gladiatori; prima della metà del VI sec. era terminata ogni manutenzione e venivano sorgendo numerose chiese sopra e dentro le rovine di circhi e templi pagani, mentre la città si spopolava sempre di più. Verso la fine del VI secolo, venne utilizzato come cimitero.


I gladiatori

Il gruppo dei gladiatori era costituito principalmente da schiavi, da condannati a morte, da debitori falliti, da persone assunti dalle famiglie nobili, da uomini liberi, gli auctorati, volontari in cerca di soldi ma anche di fama, visto che talvolta parteciparono anche patrizi, e da ex prigionieri di guerra che formavano squadroni con cui gli imprenditori, cioè i lanistis, organizzavano spettacoli in diverse aree dell’Impero Romano.

I gladiatori gli prestavano giuramento e questi avevano su di lro diritto di vita e di morte.
E' sbagliato pertanto pensare che la maggior parte dei gladiatori morissero nell'arena, perchè se morivano non diventavano esperti e se non erano bravi non davano spettacolo, per cui il manager non ci guadagnava abbastanza. Tra i gladiatori più noti: Pompeio, Diocle, Calamus, Flamma e Muscloso.

Il lanista, insieme al magister e a un medicus, decideva l’assegnazione del novizio (tiro) alla classe gladiatoria più idonea, curandone, dieta e allenamento.
I gladiatori combattevano all'inizio contro sagome umane, i palum, e poi tra di loro ma con armi fittizie. I combattenti della stessa palestra facevano parte di uno stesso gruppo, la familia gladiatoria.


Il lanista

 Era un imprenditore che faceva commercio di gladiatori e li affittava all’organizzatore, l'editor o munerarius, dei ludi gladiatorii, che guadagnava pure se il gladiatore moriva in combattimento; infatti l’editor, oltre a pagare il prezzo d’ingaggio, risarciva al lanista il valore del gladiatore, una specie di indennizzo per mancati guadagni futuri.

Per questo l’attività del lanista era piuttosto disprezzata.

Il lanista era spesso un ex-gladiatore ppoggiato dai Doctores (o Magistri), abili veterani affrancati dallo status di gladiatore che, conclusa l’attività per conseguite vittorie, erano stati insigniti del rudis (la spada di legno) ed elevati al rango di rudiarii.

Il lanista portava come segno di comando una bacchetta (virga) e provvedeva la palestra dell’equipaggiamento adatto ai suoi gladiatori a seconda della loro maestria.



SUDDIVISIONE DEGLI AMBIENTI

Accanto al Ludus sorgevano:
  • lo spoliarium, dove venivano sistemati i cadaveri dopo i combattimenti e spogliati delle loro armature; il saniarium, un pronto soccorso per il ricovero e la cura dei gladiatori feriti, infatti un medico con infermieri era sempre presente a combattimenti ed allenamenti, come accade oggi per le squadre sportive;
  • il summum choragium, il magazzino dove si conservavano gli scenari teatrali, le macchine, i costumi e ogni genere di attrezzi per la mastodontica scenografia del Colosseo;
  • l'armamentarium, il deposito delle armi dei gladiatori e le officine per riparare armi e armature, con il relativo personale.
  • La mensa per i gladiatori i cui piatti ricorrenti e famosi erano: polenta di farro, sogliola arrosto oppure carne di maiale, cavolo stufato oppure fave, focaccia o pane nero, frutta fresca



GLI ALTRI LUDI

Anche questi costruiti da Domiziano, tutti abbastanza vicini tra loro e col Ludus Magnus. Intorno al Ludus Magnus infatti c'erano edifici simili fatti costruire da Domiziano, tutti simili con arena e cavea e ambienti porticati. Sempre vicino al Ludus Magnus si trovavano:


Ludus Dacicus, così chiamato perchè destinato in origine ai prigionieri delle guerre in Dacia di Domiziano e poi allargate a qualsiasi gladiatore.

In un frammento della Forma Urbis Severiana risulta collocato tra le terme di Traiano e il Ludus Magnus, a nord di esso, oltre la via Labicana.

Si trattava di guerrieri Traci, armati a due mani, che usavano una spada corta e curva detta sica, insieme a una spada lunga.



Ludus Gallicus, riservato ai gladiatori di origine gallica, era il ludus più piccolo, che accolse poi anche i gladiatori Sanniti, entrambi armati pesantemente.

L'edificio costruito ai piedi del tempio del Divo Claudio, doveva servire all'allenamento del gladiatore gallico, che diventarà poco a poco, durante il periodo imperiale, il mirmillone.

Alcuni edifici romani, con mosaici di età repubblicana e imperiale, sono apparsi a E del Ludus Magnus, al momento della costruzione dell'Esattoria comunale.



Ludus Matutinus, era così chiamato per il tempo in cui avveniva e cioè di mattina.

Si usava per gli allenamenti alle venationes, lotte tra gladiatori e belve che si svolgevano al mattino, cosicchè i Romni che non potevano usufruire dei circhi la sera avessero di che divertirsi al mattino.

Sembra stesse sul Celius, tra il tempio del Divo Claudio sul Celio e il vicus Capitis Africae, dove se ne scoprirono le fondazioni ellittiche della cavea negli scavi del 1938.

Oggi il vicus è diventato via Capo d'Africa, dove, alla base di un palazzo primi '900 ancora si scorge una colonna che sporge dall'edificio. Sembra fosse su un edificio più antico, forse il Ludus Bestiarius citato da Seneca.


Ludus Aemilius, caserma di gladiatori di proprietà del console Lepido della gens Aemilia, non se ne conosce l'ubicazione anche se Orazio la cita, intorno al 10 a.c.. Fu poi trasformato in uno stabilimento termale, il Balneus Polycleti.


BIBLIO

- Lucos Cozza - Il compitum del vicus Cornicularius, in Ludus Magnus (con A.M. Colini) - Roma -Monte dei Paschi di Siena - 1962 -
- Lucos Cozza - Ludus Magnus (con A.M. Colini) - Roma - Monte dei Paschi di Siena - 1962 -
- Lucos Cozza - Epigrafi inedite - in Ludus Magnus (con A.M. Colini) - Roma - Monte dei Paschi di Siena - 1962 -
- Carlo Pavolini - Ludus Magnus - Eva Margareta Steinby (a cura di) - Lexicon Topographicum Urbis Romae - III - Roma - 1996 -






COLOSSEO - ANFITEATRO FLAVIO


14 comment

Anno di costruzione: 72 d.c. - Vespasiano
Anno di inaugurazione: 80 d.c. - Tito



MARZIALE

Ecco un monumento che sarà più famoso di ogni altra opera umana”.
Con queste parole Marziale descrive il Colosseo, che divenne sin dal momento della sua realizzazione, una vera e propria rappresentazione simbolica della città di Roma.

"L’anfiteatro di Vespasiano detto coliseo o colosseo è considerato come uno de’ più magnifici edifizi del mondo; onde Marziale disse dovergli cedere anche le piramidi ed i mausolei, e dover la fama parlar di esso solo per tutti gli altri.
Cassiodoro è d’avviso che col denaro speso nella fabbrica del colosseo si sarebbe potuto fabbricare una città capitale. (Variar. Lib. IV Epis. 42). 

Questa grandiosa mole che ebbe principio sotto Vespasiano, e fu condotta a termine e consacrata da Tito ottenne il nome di coliseo o colosseo non perché giacesse vicino al colosso di Nerone alto centoventi piedi, opera di Zenodoro, che fu collocata nel vestibolo della sua casa aurea: ma perché quest’edifizio compariva tra tutti gli altri quel che era tra le statue un colosso, e perché anticamente così si appellava tutto ciò che eccedeva in grandezza.

La quale opinione contraria a quella del Cardini, e di molti altri critici si può vedere confermata da validi argomenti nell’opera del Maffei sugli anfiteatri degli antichi, ed in quella del Canonico Alessio Mazochio sopra l’anfiteatro di Capua. Il Fontana dà al coliseo la lunghezza di piedi 564, e la larghezza di 467, il campo è lungo piedi 273, largo 173: il circuito fu di piedi 1566”. 

(Giulio Ferrario, Il Costume antico e moderno)


Posto nel cuore del centro storico di Roma, già dichiarato, come tutto il centro storico di Roma, nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'Unesco nel 1980, è stato dichiarato una delle 7 Nuove Meraviglie del mondo tramite un sondaggio internet promosso dal cineasta svizzero Bernard Weber, al quale hanno partecipato 100 milioni di persone di tutti i continenti.

Il suo nome originario era "anfiteatro flavio" per essere stato terminato sotto l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, purtroppo per lui più ricordato per i bagni pubblici, i vespasiani, che per l'anfiteatro che prese il nome dalla colossale statua bronzea di Nerone che lo affiancava.

Dell'immagine dell'imperatore raffigurato in veste di Dio Sole resta solo la delimitazione in tufo del basamento accanto al Colosseo. Secondo altri autori in prossimità del Colosseo si trovava forse anche la grande statua bronzea di Costantino la quale, secondo le fonti, era l’idolo più importante di Roma, e come tale venerato da tutti i visitatori. Per tale motivo papa Silvestro avrebbe fatto distruggere la statua e portato i frammenti nei pressi del Laterano.

Non si sa il nome dell'architetto geniale che lo edificò. Per quanto si possa essere ricorsi agli schiavi per lavori minori di trasporto o altro, si pensa che la manovalanza, data la precisione dei lavori, fosse libera, stipendiata e altamente specializzata, non solo nelle sculture e nei decori, ma per la precisione dell'opera muratoria, di mattoni, cementizi, travertino, marmo ecc.


L'anfiteatro poteva contenere 50000 spettatori seduti, o se in piedi nei posti in alto come in genere accadeva, fino a 80000 posti.
Veniva adibito a spettacoli di vario tipo, da quelli gladiatori, a rievocazioni di battaglie famose, a cacce di animali o lotte tra animali, a tragedie greche o spettacoli teatrali di genere leggero.

Secondo il concetto architettonico romano, l'anfiteatro, invece di essere scavato all'interno come nell'uso greco, si svolgeva tutto in altezza, contenuto da altissime mura alleggerite tramite archi.

Sorse su un lago artificiale voluto da Nerone per i suoi giochi navali da contemplare dalla sua Domus Area.

Un lago che si estendeva su uno stagno preesistente, eliminato costruendo canali di scolo azionati da pompe idrauliche, un lavoro di alta ingegneria, portando allo scoperto il fondo del lago, coprendolo di detriti legati col cemento, su cui vennero impiantate solide fondamenta.

Va ricordato che l'aggiunta posteriore di una parte del terzo anello che si riconosce ad occhio nudo fu opera del grande architetto Valadier, con arcate identiche alle originali, ma con mattone non identico a quello romano ad eccezione della basi e dei capitelli in travertino identici e con lo stesso livello di definizione degli originali.



LE FONDAMENTA

Per poter edificare si dovette prima vuotare il lago, con canali e pompe di drenaggio, convogliando aldifuori le acque fino al Tevere.

Il fondo era fortunatamente coperto da argilla azzurra, quindi impermeabile, su cui si scavò per per 6,5 m. per una fossa larga 62 metri, su cui si gettarono calcestruzzo mescolato a leucitite, il durevolissimo cemento romano, ricoprendola poi con tufo squadrato per un'altezza di altri 3 metri su cui venne sovrapposta una pedana di blocchi di travertino di 90 cm.



LA STRUTTURA

Consta di tre anelli concentrici in orizzontale e di quattro ordini di arcate e mura in verticale, decrescenti verso l'arena. Volte e arcate furono la soluzione per alleggerire l'immensa mole e renderla più stabile.

Per alleggerire ancora e dare maggiore stabilità ogni piano superiore era meno spesso di quello inferiore, come si nota osservando il monumento di profilo, dove ogni piano all'esterno rientra leggermente dal sottostante. Ma di solito non si nota per i notevoli marcapiano elaborati e sporgenti.

La struttura portante è costituita da pilastri in blocchi di travertino, larghi ben 2,70 m., con un volume di circa 100.000 m. cubi, senza malta e collegati da perni, ben 300 tonnellate di ferro, poi scavati dai saccheggiatori a suon di scalpello deteriorandone il travertino.

I blocchi provenivano dalla cava di Tivoli e per portarli si creò una strada di circa 30 km. e larga 6 m. nonchè un cantiere adiacente dove i blocchi venivano rifiniti.

La facciata esterna, alta 48,50 m., si articola in quattro ordini: tre inferiori con 80 arcate, rette da pilastri ai quali si addossano semicolonne, mentre il quarto livello (attico) è una parete piena, con mezze colonne squadrate in corrispondenza dei pilastri sottostanti.

 I primi tre ordini hanno sulle semicolonne capitelli dorici nel primo livello, ionici nel secondo e corinzi nel terzo.

In queste arcate erano collocate 80 statue di bronzo dorato che spiccavano sul candore del travertino con un effetto a distanza di grande splendore.

Il quarto ordine è suddiviso in 80 riquadri divisi da lesene corinzie e intervallati da 40 finestrelle, tra ognuna delle quali era appeso uno scudo di bronzo dorato. Sopra le finestre c'erano tre mensole di travertino su cui erano infissi dei pali di legno per sorreggere la tenda del circo: il velarium.

IL VELARIUM

IL VELARIUM

Era una gigantesca tenda formata da molti teli a spicchio che coprivano la cavea, cioè gli spalti degli spettatori, ma non l'arena centrale, in modo da riparare le persone dal sole o dalla pioggia leggera, creando contemporaneamente col foro centrale una corrente d'aria tra sopra e sotto che rinfrescasse gli spettatori.

I teli erano fissati ai pali con un complesso sistema di funi e contemporaneamente erano fissati a terra all'esterno dell'anfiteatro affinchè il peso non li facesse precipitare all'interno.

Il fissaggio a terra era con funi legate a ceppi di pietra posti all'esterno della pedana in travertino su cui poggia il Colosseo, e in parte sono ancora visibili.

Anche qui si usavano carrucole ed argani, un complesso sistema di ingegneria che per essere manovrato richiedeva esperti di vela, infatti venivano impiegati i marinai delle base romana navale di Miseno, stanziata nei Ludi Magni accanto al Colosseo.

Sembra che il velarium fosse una forte attrattiva per gli spettatori, perchè veniva ampiamente pubblicizzato nella presentazione degli spettacoli, peraltro gratuiti, sempre e a tutti.

I MARINAI ROMANI MENTRE ISSANO IL VELARIUM SUL COLOSSEO

L'ESTERNO

L'esterno dei tre anelli concentrici è in travertino, con archi incorniciati dai rilievi squadrati delle lesene (colonne in rilievo).

Le volte a crociera sono tra le più antiche dell'architettura romana, con corduli incrociati in laterizio da cui si ispireranno in futuro le cattedrali gotiche.
Al secondo e terzo livello gli archi sono bordati da una parapetto continuo, in corrispondenza del quale le lesene presentano un dado come base.
Le semicolonne e le lesene dei quattro ordini hanno a partire dal basso capitelli dorici, ionici, corinzi e corinzi a foglie lisce. I primi tre ordini ripetono la medesima successione visibile sulla facciata esterna del teatro di Marcello.



L'ESECUZIONE

Gli archeologi attraverso attenta osservazione hanno rilevato che la costruzione venne divisa in quattro cantieri corrispondenti ai quadranti del Colosseo ed affidata a quattro diversi appaltatori che portarono avanti i lavori simultaneamente.

Lo scheletro di pilastri veniva alzato all'ordine successivo collegandoli con grossi archi di mattoni, in modo da rendere possibile la costruzione di tante volte rampanti, costituenti la cavea a imbuto che doveva sostenere le gradinate.

In questo modo i lavori continuavano contemporaneamente sopra e sotto la cavea, coprendo le volte tra gli archi e lasciandone aperte solo quelle per sollevare i carichi.

Il riempimento tra i pilastri è stato ottenuto, per il piano terreno, con opus quadrato di tufo, e per il secondo ordine con cemento romano e mattoni.

Tutto ciò permise di portare a termine, salvo abbellimenti ulteriori, la costruzione in 8 anni, di cui solo 5 usati per i lavori in muratura e 3, come è stato stimato, per i lavori di decorazione, come bassorilievi, sculture, applicazioni, tinteggiatura, incisioni e stucchi.

GLI AFFRESCHI CHE DECORAVANO IL COLOSSEO

L'INTERNO

L'ingegnosa architettura permise un'organizzazione perfetta del flusso all'interno e all'esterno del Colosseo. Infatti gli spettatori raggiungevano il posto pertinente entrando dalle 74 arcate.

Da qui si accedeva a scale incrociate verso corridoi curvi, coperti a volta, che immettevano in settori di tre cunei ciascuno. Il percorso aveva pareti in marmo e stucchi sulla volta.

Di queste 12 arcate erano riservate ai Senatori con corridoi verso l'anello più interno, e con una scala che scendeva al settore inferiore della cavea. Il tutto rivestito in marmo.

Il palco dell'imperatore aveva anche un accesso più diretto, attraverso un criptoportico che dava all'esterno, anch'esso rivestito in marmo.

Le altre arcate avevano scale per i settori superiori, con pareti e volte rivestite di intonaco.

Gli ingressi del primo ordine erano distinti da numerazione progressiva incisa sopra le arcate (in parte ancora visibile) che corrispondeva al numero sui biglietti.

Invece gli ingressi principali in corrispondenza dei due assi, con decorazioni a stucco sulle arcate, erano privi di numerazione perchè riservati a persone di rango. Lungo gli assi principali erano gli ingressi destinati ai gladiatori.

LA CAVEA

La cavea, con i gradini per i posti degli spettatori, era tutta in marmo e suddivisa con muretti in cinque settori orizzontali (maeniana), riservati a categorie diverse di pubblico, il cui grado decresceva con l'aumentare dell'altezza.
Lo stesso che nei teatri odierni dove l'attico, la cosiddetta "piccionaia" costa meno perchè con molte scale e meno lusso.

Con la differenza che il pubblico romano non pagava, l'unico privilegio delle personalità importanti è che ottenevano le tessere con posti prenotati.
Il settore inferiore, riservato a senatori e famiglie, aveva gradini più ampi e bassi, con cuscini e velluti cremisi e rifiniture dorate; sulla balaustra erano iscritti i nomi dei senatori a cui i posti erano riservati.

Seguivano il maenianum primum, con 20 gradini di marmo, il maenianum secundum con 16 gradini in marmo, e infine il maenanium tertium, con 11 gradini di legno, il tutto all'interno del portico con colonnato marmoreo che coronava la cavea.

Sui gradini sotto il colonnato prendevano posto le donne, e sul terrazzo sopra il colonnato, solo posti in piedi, la plebe.
Verticalmente i settori avevano scalette e accessi alla cavea con transenne in marmo.

Alle due estremità dell'asse minore, due palchi: uno per imperatore, consoli e vestali; l'altro per il prefetto dell'Urbe e altri dignitari.

L'ARENA DEL COLOSSEO
ARENA E SOTTERRANEI

L'arena ellittica di 86 m. x54 aveva una pavimentazione in muratura intorno e di legno al centro, ricoperta da sabbia costantemente rinnovata.

Appositi ascensori facevano dopo ogni spettacolo su e giù per portar via la sabbia sporca e rimettere quella pulita. L'arena era più bassa della cavea che stava su un podio di 4 m., decorato da statuette, bassorilievi e marmi con una balaustra di bronzo a protezione.
Sotto l'arena stavano gli ambienti di servizio con un passaggio centrale lungo l'asse maggiore con 12 corridoi distribuiti sui due lati.

MACCHINARI E CARRUCOLE SOTTO L'ARENA
Lungo il muro perimetrale vi era una serie di ambienti di servizio voltati che probabilmente ospitavano gli animali utilizzati durante i giochi. Sempre qui dovevano trovare posto le scenografie per i giochi e vi erano degli ambienti in cui i gladiatori attendevano prima di fare il loro ingresso nell’arena.

Pertanto qui si muovevano gli schiavi che attraverso questi passaggi si spostavano per adempiere ai propri servizi, senza che gli spettatori si accorgessero di nulla e senza intralciare gli spettacoli. 

Qui venivano portate le belve catturate negli angoli più remoti dell'Impero. Qui sostavano i gladiatori e si preparavano alla lotta prima di salire sull'arena.

Questi sotterranei furono realizzati in un secondo momento, sotto l’Imperatore Domiziano. Precedentemente, sotto Vespasiano e Tito, l’arena poteva essere allagata, come riporta Marziale nel suo De spectaculis, per ospitare delle naumachie, vale a dire battaglie navali, o addirittura spettacoli con nuotatrici.
Qui si trovavano gli 80 montacarichi per far salire nell'arena macchinari, sabbia o animali.
Grazie a ingegnose realizzazioni come piani inclinati, piattaforme mobili e ruotanti, elevatori mossi da contrappesi, era possibile introdurre nell’arena decine di animali alla volta e cambiare rapidamente le scenografie delle cacce.

L'INTRICATA STRUTTURA SOTTERRANEA DEL COLOSSEO

Il corridoio lungo l’asse principale dell’ellisse terminava con due gallerie che si aprivano, con forma trapezoidale, all’interno della ciambella di calcestruzzo che costituisce le fondamenta dell’anfiteatro: quella verso est metteva in collegamento con il vicino Ludus Magnus, la palestra nonchè caserma dei gladiatori, mentre quella opposta, in direzione del tempio di Venere e Roma, veniva  utilizzata per l’allestimento delle scenografie degli spettacoli.

Per quella straordinaria capacità organizzativa che i romani mettevano in pace e in guerra, queste strutture di servizio avevano traffici perfettamente architettati in modo da rendere tutto veloce e scorrevole attraverso ingressi rigorosamente separati:

IL MONTACARICHI

uno per per l'ingresso di animali e macchinari;
due per l'ingresso dei protagonisti dei giochi, o gladiatori ed animali troppo pesanti per essere sollevati dai montacarichi;
uno per gli inservienti attraverso l'anello più interno, lo stesso che utilizzavano i Senatori per raggiungere i posti.
Insomma un sistema complesso, simile a quello dei moderni stadi, permetteva la rapida uscita degli spettatori in soli 3 minuti attraverso gli 80 ingressi.

Ma c'era un ingresso sotterraneo intitolato alla Dea Libitina, in realtà una porta a sola uscita, la Porta Libitinaria, attraverso cui passavano i cadaveri dei gladiatori uccisi nel combattimento. Attraverso questa porta i cadaveri venivano poi issati sui carri e portati all'Ustrinum per la cremazione.



ANCORA DA SCAVARE

Altre due gallerie lungo l’asse minore dell’ellisse, quella a nord in direzione Colle Oppio e quella a sud in direzione Celio, non sono state scavate.

Una quinta galleria, nota come “passaggio di Commodo” è posizionata lungo il cuneo V, sotto il palco imperiale. Si pensa sia stata realizzata in epoca domizianea, poiché era rifinita con pavimento a tessere bianche e nere, marmi, intonaco dipinto e stucchi, un così ricco percorso di accesso doveva essere riservato esclusivamente all’Imperatore e probabilmente metteva direttamente in comunicazione con qualche edificio imperiale nella zona del Tempio di Claudio sul Celio. Questa galleria  fu inoltre  il luogo in cui si attentò alla vita dell’omonimo Imperatore.

Al di sotto delle 4 gallerie lungo i due assi si trovano 4 condotti idraulici, utili non solo allo smaltimento delle acque acque piovane ma pure degli scarichi delle latrine che venivano raccolti tramite un canale perimetrale anulare.

Alcune esplorazioni speleo-subacquee hanno portato alla scoperta di altri condotti di dimensioni molto maggiori da non essere giustificati con la gestione dello smaltimento dell'acqua piovana e degli scarichi dell'Anfiteatro. 

Si suppone pertanto che fossero le condutture provenienti dal Celio con cui si alimentò il lago realizzato per la residenza di Nerone. 
 
La struttura idraulica del Colosseo è comunque molto complessa e ancora molto c'è da capire e da scavare. 

Esternamente ad esso è stato rinvenuto un condotto fognario a 8 m di profondità dal piano di calpestio del piazzale che circonda tutto l'Anfiteatro a circa 2 - 3 m. dal suo perimetro esterno. 

Un'altra galleria con volta a cappuccina e di dimensioni più ridotte, parallela alla precedente e con essa comunicante tramite corti piani inclinati, è posizionata all'interno della ciambella di fondazione ad una profondità di 2,8 m. Quest'ultima ospitava probabilmente tubazioni di piombo che trasportavano acqua tenuta in pressione da serbatoi.

NAUMACHIA


LA NAUMACHIA NEL COLOSSEO

Questi spettacoli si tennero solo a Roma, perchè costosissimi, poiché le navi erano complete in tutti dettagli, e manovravano come vere navi in battaglia. I Romani li chiamavano navalia proelia (battaglie navali) ma sono conosciuti col termine greco naumachia.

Le naumachie spesso intendevano riprodurre famose battaglie storiche, come quella dei Greci che batterono i persiani a Salamina, o quella degli abitanti di Corfù contro la flotta di Corinto. Gli spettacoli dovevano essere impressionanti: in una naumachia si costruì una fortezza al centro del bacino, così che gli "Ateniesi" potessero sbarcare ed impadronirsi della piazzaforte "Siracusana". Si dovevano seguire le fasi della vera battaglia, ed il pubblico si esaltava alle manovre dei soldati e alla vista delle macchine da guerra.

In genere erano i criminali a dover combattere, ma talvolta vi erano delle troupe, come in una riproduzione storica, e altre volte veri marinai e soldati. Marziale racconta che si tennero delle naumachie al Colosseo nei primi anni dopo l'inaugurazione, ma non si sa come si potesse riuscire ad allagare il Colosseo.

Di rappresentazioni di battaglie navali, al Colosseo, se ne videro poche, infatti solo nei primi anni, quando ancora i sotterranei non erano costruiti con gabbie e celle, era possibile allagare l’arena.
Lo spettacolo però fu tanto suggestivo e impressionante che le poche naumachie presentate, lasciarono talmente esterrefatti gli spettatori che molti storici ce ne hanno lasciato documenti.


Risolto il mistero del Colosseo – Come a Roma venivano riprodotte le battaglie marine

Il mistero dell’anfiteatro che diventa scenario di battaglie navali ha intrigato gli storici e gli scienziati per circa 2000 anni. Ma ora un ingegnere di Edinburgo ha formulato una teoria circa il modo in cui l’Imperatore Tito inondò il Colosseo a Roma.

Una folla acclamante di 87000 cittadini e schiavi aveva assisteva ai duelli mortali dei gladiatori nell’arena. Più di 5000 animali furono uccisi in seno a questi giochi, per puro divertimento.

Ma l’attrazione principale delle cerimonie di inaugurazione fu una serie di battaglie navali riprodotte nel Colosseo, secondo Cassius Dio, cronista dell’antica Roma che dice:
Tito improvvisamente riempì questo stesso teatro con acqua e vi portò cavalli e tori ed altri animali addomesticati, cui era stato insegnato a muoversi nell’elemento liquido come sulla terra. Portò anche le persone sulle navi, e fu ingaggiata una battaglia navale, come quella di Corcireani e Corinzi.

Gli accademici hanno a lungo sostenuto che riprodurre battaglie marine nel Colosseo fosse impossibile per via dei tunnel sotterranei usati per fare comparire animali selvaggi schiavi e gladiatori in differenti punti dell’arena.

Racconti di migliaia di schiavi e condannati che ingaggiavano battaglie marine con navi costruite in scala sono state riferite da poeti latini come Marziale, ma furono liquidate come opere di fantasia scritte per esaltare la reputazione dell’imperatore.


Il Dr Crapper invece ritiene di avere risolto il mistero del Colosseo allagato.
Le sue teorie sono state verificate da un gruppo di esperti riuniti dal Canale Discovery della ABC americana. Gli autori del programma e archeologi dell’Università di California hanno trascorso un anno a creare una realtà virtuale che simulasse le condizioni del Colosseo per risolvere il problema logistico.

Il Dr Crapper ha dichiarato che la prima sfida era determinare se fosse possibile trasportare i milioni di galloni d’acqua necessari per le battaglie navali nel Colosseo.

E’ una pura speculazione, ma ritengo che una struttura di canali di legno sarebbe potuta essere usata per trasportare l’acqua dall’acquedotto principale. In ogni modo, il reale problema non era tanto muovere l’acqua ma assicurarsi che essa scorresse attraverso la serie di pozzi interni e tubazioni concentriche al di sotto delle tribune dello stadio.

Crapper è stato in grado di provare che è possibile, chiudendo il cancello principale, che la pressione dell’acqua raggiungesse il giusto livello e che l’arena si riempisse di quattro milioni di galloni d’acqua per una profondità di 5 piedi, entro 7 ore. Altri membri del gruppo di ricerca hanno usato scansioni ai raggi-X per provare l’impermeabilità dei materiali che erano stati usati in alcune parti della struttura sotterranea.

Ulteriori ricerche hanno scoperto 18 blocchi sepolti, usati per reggere supporti di legno che sostenessero il pavimento dell’arena e che potessero essere rimossi per consentire all’area di essere usata per battaglie gladiatorie e naumachie.



LE CONNESSIONI

Si sa che il Colosseo comunicava, e comunica tutt'ora anche se gli scavi non sono terminati, tramite sotterranei ai Ludi Magni, le palestre dove si allenavano i gladiatori; in seguito agli ultimi scavi ne sono visibili i resti oltre la strada a sud del Colosseo.

Ma pochi sanno che all'epoca un sotterraneo molto più lungo, ora interrotto, portava dal Colosseo sotto all'attuale Basilica di S. Clemente.

Sotto alla chiesa c'è un piano con resti paleocristiani, ma al piano ancora sotto c'è uno splendido Mitreo, con i banchi degli iniziati, Mitra bambino nel fondo che nasce da una roccia, un'ara con i dadofori Cautes e Cautopatos, e Mitra Buon Pastore con l'agnello sulle spalle, ora sottratto dalla Chiesa perchè un po' troppo in confusione col Cristo Buon Pastore.

Così i gladiatori avevano la possibilità di fare i loro riti propiziatori a Mitra prima di iniziare gli allenamenti o di combattere nell'arena. Il percorso è lungo circa 500 m. e costeggia un fiumicello di scarico, la Marana, con un passaggio sporgente dalla parete e sospeso sulle acque.

TRASFORMAZIONE DELL'ANFITEATRO IN FORTEZZA

LA FORTEZZA

Essendo stato praticamente impossibile distruggere il Colosseo data la sua mole, dopo averlo in parte usato come cava per i gradini di San Pietro nonchè per la costruzione del Palazzo Barberini, nel XIII secolo in epoche più remote, venne addirittura murato per farne una fortezza ad opera della famiglia dei Frangipane. Vennero pertanto occlusi tutti gli archi dei due primi ordini del colosseo, venne eretta al suo esterno una torre fortificata e venne costruito un camminamento in legno al suo apice dove le guardie potessero vigilare e operare con gli strumenti da guerra.



LA DEVASTAZIONE DEL COLOSSEO

La devastazione del Colosseo non avvenne naturalmente come spesso è stato insinuato, a causa di terremoti, nè è vero che i Papi facessero prelevare solo i massi già caduti, ed è ugualmente falso che furono i romani ad offrire al Papa i massi del Colosseo per edificare la basilica di San Pietro.

La devastazione fu opera dei Papi che si alternarono dall'inizio della costruzione della Basilica di San Pietro, e cioè dal 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II e si concluse nel 1626, durante il pontificato di papa Urbano VIII, mentre la sistemazione della piazza antistante si concluse solo nel 1667.

Il marmo della facciata e di molte altre parti interne del Colosseo sono serviti a mille usi, per costruire essenzialmente i palazzi dei papi e le chiese in tutta la città. Per lungo tempo fu usato come fonte di materiali da costruzione e si calcola che sia rimasto solo un terzo della costruzione originale. pensate come poteva essere in origine con gli altri due terzi!

I Romani stessi iniziarono a riciclarne i materiali, anche per ricavarne la calce, ma presto la Chiesa lo proibì come unica beneficiaria possibile di cotanto scempio. Lo stesso Papa Gregorio Magno fece trasformare le basiliche romane e gli antichi templi in chiese cristiane, attraverso lo spoglio sistematico dell’anfiteatro. Ne è la prova il nome scolpito su un pilastro del lato sud est del Colosseo, GERONTI V S. Tal Gerontius (V S significa VIRI SPECTABILIS) avrebbe ottenuto la concessione per smantellarne la struttura ed utilizzarlo come cava.

Si calcola che sia rimasto solo un terzo della costruzione originale. Vennero cavate le spesse lastre di travertino che rivestivano i corridoi, i blocchi di tufo, il piombo delle tubature, le grappe metalliche che tenevano assieme i blocchi, e pure i i mattoni. Papa Gregorio Magno introdusse la pratica di trasformare le basiliche romane e gli antichi templi in chiese cristiane, attraverso lo spoglio sistematico dell’anfiteatro.

Si preferì comunque non intaccare la facciata nord, per le processioni religiose nel percorso verso il Laterano. si disse che il colosseo era luogo di martirio e pertanto sacro, ma gli spettacoli delle condanne a morte, sia pure "ad bestias" non avvennero mai al Colosseo in quanto considerati spettacoli di poco conto che avvenivano solo in anfiteatri minori.

Nel XIV secolo gli Orsini ed i Colonna ottennero il permesso di cavare pietre e marmi. Nel 1362 Álvarez de Albornoz, vescovo di Orvieto, lamentava in una lettera al Papa Urbano V che non vi erano acquirenti per le pietre del Colosseo, tranne i Frangipane che avevano ordinato dei marmi per costruire un loro palazzo. 

L'INTERNO DEL COLOSSEO NEL XVIII SECOLO

Ormai la licenza di asportare materiali, pagando i proprietari, cioè il Papato, era facilmente concessa dai Papi, i quali approfittavano della disponibilità dell’ampia ed economica fonte di materiali per realizzare i loro progetti, e pure per farne commercio. Pio II fece addirittura costruire un carro apposito per trasportare i blocchi sino a Palazzo Venezia (cioè Palazzo S. Marco, ampiamente costruito con lo spoglio del Colosseo).

Intanto si continuava a cavar pietre, per riparare la tribuna della Basilica di S. Giovanni in Laterano, per la Scala Santa, le mura della città, la Basilica di San Marco e Palazzo Venezia, ma soprattutto per la piazza ed il loggiato delle benedizioni a San Pietro. Un secolo dopo il Colosseo fornì materiali per il Palazzo della Cancelleria, Palazzo Farnese, Palazzi Senatorio e dei Conservatori sul Campidoglio e nel 1634 Palazzo Barberini. 

Un detto famoso sul saccheggio del Colosseo diceva: "Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini" (Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini). Infine, nel 1703, il travertino finì al porto di Ripetta, per ironia della sorte poi demolito per la realizzazione dei muraglioni del Tevere.

In seguito al pericolo di veder crollare parti del Colosseo si ebbero finalmente i primi restauri: speroni a sostegno delle estremità rimaste in piedi della facciata furono costruiti nel 1807 ad opera di Raffaele Stern e nel 1827 da Luigi Maria Valadier, che ricompose nella nuova opera parte delle strutture già crollate.
 
Ma non andò a buon fine anche perchè vennero usati mattoni e materiali diversi che iniziarono a distaccarsi. Occorsero diversi altri restauri per evitare i crolli. A pensare che i restauri non siano durati nemmeno un secolo mentre Colosseo sta ancora in piedi dopo 2000 anni nonostante gli abbiano strappato tutte le grappe di ferro, fa in parte stupore per la bravura degli antichi, ma pure rabbia per i moderni.



RODOLFO LANCIANI - AMPHITHEATRVM

- Si fece ricerca dei sedili marmorei per uso delle scale di s. Pietro, ed è perciò che i registri usano costantemente la formula - a cauar marmi à coliseo ». Nel giugno si attaccarono di nuovo i travertini, per uso delle calcare, e per la selciatura a bastardoni della piazza di s. Pietro e della via Alessandrina. Conduttore degli scavi « maestro petro mamoraro » detto Goputo. Durarono sino al gennaio 1462.
 
- 1439, decembre - Si scavano travertini all'interno del Colosseo: « uno todesco portò la travertina da Couliseo a Sancto Johanni per essere impiegati nei risarcimenti della Tribuna » Muntz 1. e. tomo I, p. 48. La Memoria 72 di Flaminio Vacca, p. 84, ed. Fea, accenna vagamente ad una azione protettrice esercitata da Eugenio IV sul Colosseo, che egli avrebbe rinchiuso tra due muri, e posto sotto la tutela dei frati di s. Maria nuova.

- 1450 - Si riprendono gli scavi e le devastazioni del Colosseo per le opere di Pio II. I conti di camera parlano di marmi e di travertini cavati di sotterra, spezzati, rotti sul posto, e trasportati con carrette a s. Pietro per la piazza... per la fabrica delle scale di san Pietro. « Adesso è molto rovinato e distrutto per farne calce » (commenta dal Poggio)


- 1451-1454 - Si scavano, si spezzano e si mandano alle fornaci da calce di Nicolao V i travertini, gli asproni ed i marmi del Colosseo. Appaltatore principale M° Giovanni di Foglia lombardo. Muntz, voi I, p. 107.

- anno 1462 - per la richiesta di materiale per il pulpito della Benedizione, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Antoniniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, alla Valca, e a Ponte Molle.

- « a di X de gennaio 1462.... a m. Petro marmoraro co li manuali a cavare travertini a Coliseo »

- 1462 - Si fece ricerca dei sedili marmorei per le scale di s. Pietro, ed è perciò che i registri usano costantemente la formula "a cauar marmi à coliseo". Nel giugno si attaccarono di nuovo i travertini, per uso delle calcare, e per la selciatura a bastardoni della piazza di s. Pietro e della via Alessandrina. Conduttore degli scavi « maestro petro marmoraro » detto Goputo. Durarono sino al gennaio 1462. - 

- Adriano VI concede licenza a Maria Maddalena Brugmans da Brema, e suoi socii « effodiendi in Coliseo, et prope Ecam S. Crucis in Hierusalem ac in quadam via publica qua itur a Sancto Sixto ad sanctum Sebastianum .... sine alicuius etiam edificiorum publicorum preiudicio vel deterioratione ». Le lettere patenti per ciò rilasciate dal card. Armellino intimano ai maestri delle strade di non opporre ostacoli ai concessionarii, per quanto concerne lo scavo sull'Appia, ed ai monaci di s. Croce per quello del Sessorio, pena la scomunica e mille ducati di multa. La Camera si riservala metà degli oggetti di scavo da rinvenirsi in suolo publico, il terzo di quelli da rinvenirsi in suolo privato. 
(Arch. vat. Divers. tomo LXXIII, e. 103).

- 1466, decembre. quando Francesco da Vigevano riceve il saldo per aver trasportato « peperignas et tevertinas de palatio colisey alme urbis ad dieta eccam s. Marci » I trasporti erano fatti con un carrettone appositamente fabbricato.

ORIGINALE E RICOSTRUZIONE (https://www.relivehistoryin3d.com)

- 30 aprile 1467 « Maestro Bartolomeo da posa (Perosa) che hata (habita) ascto Baxilio per uno carro che a fatto fare dal borgo per tirare travertine marmore et altre cosse ». 

- E cosi nel febbraio e nel marzo dell'anno seguente: « maestri scarpelini et manuali ebano lavorato per cavare tevertine al coliseo » sino al 31 dicembre 1467.

- Sotto lo stimolo dei lamenti di Gregorio XIII, il giorno 12 marzo 1573, fu pubblicato il bando per l'appalto, in scudi 25000, per la ricostruzione di due archi. Il banchiere Antonio Ubaldini fornì il danaro per le prime opere, acquistando dal Comune 50 cartelle della gabella della Carne. Altri 10000 scudi furono votati il 6 agosto 1574 sui residui del prestito forzoso di 100000 scudi imposto dal papa per la guerra contro il Turco: ma mancando con tutto ciò il materiale occorrente e specialmente i travertini, il conservatore G. B. Cecchini, nella seduta del 13 ottobre, propose che fossero presi dalle rovine del Colosseo «cascati et no sono in opera». 
La deliberazione merita essere riferita "Lapides marmorei et Tiburtini existentes in ruuinis Amphiteatri Domitianj detto il Coliséo et diruti tantù, et nullo pacto dicto Amphiteatro coniuncti et applicati, sed ab oper' et fundamentis separati, et nò solù indico Ampliiteatro sed et possint effodi in óibus aliis locis publicis, prò supplemento operis Pontis S Marie, sine tamen iuditio aedificior. antiquor., prò quibus exequendis cura habere debeat magr Matthaeus Architectus: q omnes statuae et antiquitates quae in dictis locis inuenientur sint et esse debeant Ro.Po. ».

- 1484 - Accenno a scavi, nel corso dei quali furono scoperte le cloache che solcano in vario senso il substrato dell'edifizio, come pure il largo marciapiede "stratum lapidibus quadratis magnis versus septentrionem et orientem", tornato a scoprire nell'anno. 



Valle del Colosseo e Meta sudans

Lo scavo ha interessato l'area compresa tra Colosseo, tempio di Venere e Roma e via Sacra (piazza del Colosseo). Sono state rinvenute le fondazioni della statua colossale di Nerone e della Meta sudans, rasate al livello stradale moderno negli anni Trenta. Le indagini si sono particolarmente concentrate sul sottosuolo, consentendo chiarimenti importanti sul sistema di costruzione, sulle fasi di uso (a partire dall'età domizianea) e sul funzionamento. 

Nel corso degli scavi si sono inoltre rinvenute altre fondazioni aventi orientamento NE-SO, tra cui quelle di una fila di ambienti paralleli pertinenti molto probabilmente all'età neroniana. Sono stati eseguiti restauri e saggi di scavo; le ricerche si sono concentrate sull'esame delle fondazioni, che poggiano su strati di limo lacustre. 

L'intera zona presentava falde d'acqua sotterranee che fu necessario incanalare in una serie di collettori. Gli sterri nei collettori est e ovest hanno fornito importanti dati, che sono in relazione con le notizie delle fonti letterarie sulle fasi di abbandono e successivi restauri dell'anfiteatro. L'esame degli ipogei ha fornito precisazioni sulle fasi domizianea e teodoriciana dell'edificio.


BIBLIO

- Peter Connolly - Colosseum: Rome's Arena of Death - 2003 -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana -
- Svetonio - Vite dei dodici Cesari -
- Historia Augusta -
- Carlo Fontana - L'Anfiteatro Flavio descritto e delineato dal Cavaliere Carlo Fontana - Vaillant - 1725 -
- P. Colagrossi - L'Anfiteatro Flavio nei suoi venti secoli di storia - Firenze - Libreria editrice fiorentina - 1913 -
- Ada Gabucci - Filippo Coarelli et al. - Il Colosseo - Milano - Electa - 1999 -
- Pier Giovanni Guzzo et al. - Il Colosseo - Archeo dossier 21 - 1986 -
- Roberto Luciani - Il Colosseo - Milano - Fenice 2000 - 1993 -
- Lawrence Richardson, Jr. - Amphitheatrum Flavium - A New Topographical Dictionary of Ancient Rome - Baltimore, JHU Press - 1992 -




 

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