Visualizzazione post con etichetta Svizzera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Svizzera. Mostra tutti i post

CURIA RAETORUM (Svizzera)


0 comment
MUSEO DI COIRA

    Còira è una città svizzera del Canton Grigioni, nella regione Plessur ed è la capitale del cantone e il capoluogo della regione. Si estende nell'alta valle del Reno e alla confluenza di importanti strade di valico con il sud delle Alpi.

    La città divenne campo fortificato sotto i Romani con il nome latino di Curia Raetorum nel 16-15 a.c.; si ritiene che sotto l'imperatore Diocleziano Coira sia stata eletta capitale della provincia Rezia Prima, che si estendeva dal lago di Costanza ai laghi dell'Italia settentrionale fino alla Val Venosta. Da Coira passava la via Spluga, strada consolare che collegava Milano con Bregenz passando dal passo dello Spluga.

    Nel IV secolo fu istituita la diocesi di Coira, la prima al nord delle Alpi; una leggenda la vuole fondata da san Lucio di Coira, re britannico divenuto poi il primo vescovo della città del quale è santo patrono dal X secolo.



    I RESTI DI CURIA RAETORUM

    L'insediamento romano di Curia fu fondato su un precedente insediamento, e si trova nel quartiere di Welschdörfli sulla riva sinistra del Plessur, affluente del Reno. Il nome Curia può essere una forma latina della parola celtica kora o korje con il significato di tribù o clan, o, come è più probabile, di curia romana (dal latino co-viria) il luogo dove le tribù si radunavano per discutere degli affari dello stato, Raetorum è invece un riferimento alla popolazione alpina dei Reti che viveva in zona.

    Con i due figliastri dell'Imperatore Augusto (27 a.c.-14 d.c.), Druso e Tiberio, questi territori furono incorporati nell'impero romano nella provincia romana di Raezia, e furono lentamente romanizzati.
    Augusto affidò il territorio acquisito ad un prefetto (praefectus Raetis, Vindelicis et Vallis Poeninae), che era sottoposto all'autorità del legato, comandante dell'esercito della futura provincia di Germania Superior.

    Probabilmente per proteggere i passi alpini dei Grigioni (Passo dello Spluga e Passo del Settimo), fu costruita una stazione militare nell'insediamento. La Curia era quindi crocevia sulla strada romana tra Vindonissa (Windisch), Turicum (Zurigo), Centum Prata (Kempraten) sulla rotta alpina tra il lago di Walenstadt, il lago di Zurigo e il fiume Reno. A Curia Raetorum venne poi costruito un forte intorno al 300 d.c.

    Con la riforma di Diocleziano la provincia venne annessa alla Diocesi (una divisione amministrativa del tardo impero romano, che raggruppava diverse province) d'Italia, e divisa fra le due nuove province di Raetia prima (Curiensis) Raetia secunda (Vindelica), ognuna con un dux per il comando militare e un Praeses per quello civile, rispettivamente a Curia (Coira) e ad Augusta Vindelicorum (Augusta).

    Retia era l'insieme dei territori alpini e subalpini compresi fra l'odierno Alto Adige, la Baviera meridionale, parte della Svizzera, dell'Austria occidentale e del versante alpino italiano, corrispondenti all'omonima regione storica che deve il suo nome all'antico popolo dei Reti.

    Le strutture romane sono oggi conservate sotto gli edifici protettivi nel quartiere di Welschdörfli e nel centro della città, vicino alla cattedrale, è stato eretto nel 1872 il Museo retico (Rätisches Museum) che ospita reperti archeologici di ogni epoca, anche romana.


    BIBLIO

    - J. Simonett, J. Rageth, A. Hochuli-Gysel, L. Bühler, M. Bundi, M. Hilfiker - Coira - in Dizionario storico della Svizzera - 3 agosto 2021 -
    - Regula Frei-Stolba - Itinerarium Antonini - Dizionario storico della Svizzera - 28 gennaio 2008 -
    - Lothar Deplazes, Pierre Surchat - Coira (diocesi, principato vescovile) - Dizionario storico della Svizzera - 27 gennaio 2022 -
    - Jürg Simonett - Maladers - Dizionario storico della Svizzera - 2020 -
    - Max Hilfiker, Calanda Bräu - Dizionario storico della Svizzera - 15 febbraio 2005 -



    COLONIA IULIA EQUESTRIS (Svizzera)


    0 comment
    IL COLONNATO

    La Colonia Iulia Equestris, altrimenti detta Colonia Cesarea o Cesarense, fu fondata da Giulio Cesare tra il 46 e il 44 a.c., per controllare lo sbocco meridionale dell'Altopiano svizzero, dove gli Elvezi erano stati costretti a ritornare dopo la sconfitta di Bibracte, nel 58 a.c., proteggendo in tal modo la valle del Rodano e le vie di comunicazione con l'Italia. 

    I primi coloni furono veterani dell'esercito, soprattutto cavalieri a cui vennero assegnate, dopo averle divise in lotti regolari, le centurie, cioè le terre espropriate agli Elvezi e i cui resti sono stati messi in luce dagli scavi più recenti.

    Le scoperte archeologiche eseguite sul territorio del comune di Nyon, cantone di Vaud, segnalate dal XVIII sec. ma presto dimenticate, divennero evidenti alla fine del XIX sec. grazie a studiosi locali, come Théophile Wellauer. Per custodire i reperti rinvenuti negli scavi, venne creato un museo sostenuto dal municipio di Nyon dal 1841.

    IL MUSEO

     Il primo studio sulla colonia romana, di Johann Jakob Müller, fu pubblicato nel 1875 a Zurigo, ma dal 1930 le ricerche e gli scavi si sono ampliati scoprendo la città antica. Nel 1974 il rinvenimento della basilica del foro, dove nel 1979 venne poi inaugurato un nuovo museo romano, ha spinto a nuove ricerche. Il territorio della colonia si estendeva tra il Giura, il Rodano e il lago Lemano.

     Verso gli Elvezi la frontiera era segnata o dall'Aubonne, confine posteriore della diocesi di Losanna e Ginevra, oppure dalla Venoge, o dalla Morge (morga = frontiera in lingua gallica). Il centro della città romana si trovava sopra un'acropoli tabulare, tra i ruscelli Asse e Cossy, dove in seguito furono costruiti il castello medievale e la città vecchia di Nyon. 

    L'ANFITEATRO

    IL COLONNATO

    Sulla Esplanade des Marronniers (Piazza del Castagno) ci sono tre colonne romane, due delle quali completamente erette. Appartenevano al criptoportico dell'area sacra del secondo foro romano costruito intorno al 50 d.c. Inizialmente misuravano 7m50 compreso il capitello.

    Le colonne romane sono state trovate sotto la Rue Delafléchère e collocate su questo meraviglioso punto di vista nel 1958 per i 2000 anni di celebrazione della città di Nyon. Con la sua fondazione ad opera di Giulio Cesare, la Colonia Iulia Equestris con il suo centro urbano Noviodunum, oggi Nyon, fu la prima colonia romana in Svizzera.



    SOTTO AUGUSTO

    Il nome locale della città, Noviodunum (nuova fortezza), nonostante la sua origine gallica, appare solo verso il 400 a.c.  Con il regno di Augusto, la colonia conobbe un nuovo sviluppo: lo spazio urbano, privo di mura di cinta, fu regolato secondo schemi ortogonali e fu costruito un centro monumentale, funzionale alla vita politica, religiosa, economica e sociale. 

    Di questo primo foro è nota solo parte della piazza, chiusa ad est da una basilica a due piani e con il livello inferiore a due navate, divise da una fila mediana di pilastri in legno, e probabilmente da delle terme. 



    SOTTO TIBERIO

    Sotto l'imperatore Tiberio la piazza venne ingrandita e risistemata secondo uno schema diffuso nelle province: l'area sacra fu circondata da un portico a forma di "pi greco"(π) sopra un criptoportico (cryptoporticus) che doveva "racchiudere" un tempio, e la basilica fu ricostruita.

    Il nuovo edificio comprendeva una navata centrale a due absidi, delimitate da una doppia fila di colonne sovrapposte, e un grande deambulatorio; era affiancato da due costruzioni annesse, una delle quali doveva essere la curia, sede del Consiglio dei decurioni. 

    Venne poi edificato un mercato alimentare (macellum), costituito da una corte centrale circondata da botteghe, e furono rinnovate le terme, con tepidarium ornato da mosaici a decoro geometrico. Lo spazio pubblico venne parzialmente modificato; fu costruito un grande edificio, preceduto nella parte centrale del portico, e a nord da un mosaico raffigurante il carro del sole che emerge dai flutti. 

    Quanto agli spazi per gli spettacoli, è noto solo l'anfiteatro, portato alla luce nel 1996 e risalente agli inizi del II sec. d.c.; l'arena, affiancata da due ordini di carceres (rimesse e stalle) e provvista di canalizzazioni per il deflusso delle acque, misurava ca. 50 x 36 m.

    Le abitazioni private, originariamente in legno e terra, ma dalla metà del I. sec. d.c., in muratura, comprendevano qualche domus con giardini ornati da vasche e case più modeste. Alcune ville suburbane con mosaici furono costruite ad est dell'agglomerato, mentre un quartiere artigianale e commerciale sembra essersi sviluppato a sud ovest. 

    Un acquedotto lungo 10 km assicurava, partendo da Divonne, l'approvvigionamento idrico, mentre una rete di canali lungo l'asse delle strade permetteva il deflusso delle acque in direzione del lago. Si sa poco sulle necropoli della città priva di muri di cinta; tombe a incinerazione sono state scoperte  a nord della piazza Perdtemps e a Clémenty.

    INAUGURAZIONE DELLA STATUA DI CESARE

    L'AMMINISTRAZIONE

    La colonia, retta secondo il diritto romano, era amministrata da due magistrati, i duumviri, che presiedevano il consiglio dei decurioni e che potevano essere sostituiti da un praefectus pro duumviri. Erano aiutati da un praefectus arcendis latrociniis, per la repressione del brigantaggio, e alcuni edili. Un flamen Augusti e una flaminica Augustae erano preposti, assieme a sei sacerdoti (seviri Augustales), i al culto imperiale.

    La colonia era prospera grazie alla sua posizione di snodo stradale collegato per via di terra con Lione, capitale dei Galli, Avenches, Augst, il Vallese e l'Italia e con il Mediterraneo e il Reno attraverso le vie fluviali. 

    Era dotata di un porto, probabilmente nel quartiere di Rive, dove i battellieri del Lemano trasbordavano le merci: vasellame, vino, olio o salse di pesci, trasportati in anfore. Una targa in bronzo, rinvenuta presso Ratisbona, porta inciso il nome di un artigiano del bronzo che lavorava a Nyon (L. Cusseius Ocellio). 

    Sotto l'Impero, le villae, residenze spesso lussuose poste al centro di un possedimento agricolo, furono esempio di lusso e buon gusto, come la villa romana di Commugny (35-45 d.c.), che con il suo peristilio, i suoi bagni, i suoi mosaici e i suoi affreschi di eccezionale qualità testimonia la romanizzazione e la raffinatezza raggiunte.

    Nel III secolo, in seguito alle invasioni alemanniche del 259/260 d.c., il foro e i monumenti pubblici della città furono smantellati. I loro blocchi dispersi furono riutilizzati in tutto il bacino del Lemano, e in particolare a Ginevra, dove, verso il 300, servirono alla costruzione delle mura. 

    La colonia di Nyon non venne tuttavia abbandonata: la grande necropoli di Clémenty, dove furono rinvenuti sepolcri del V-VIII sec., la presenza di sepolture con pietre tombali a la Grand-Rue o la menz. di una Civitas Equestrium nella Notitia Galliarum, attorno al 400 d.c., testimoniano la continuità dell'insediamento. 

    Nyon-Noviodunum, dovette comunque cedere il suo rango di capitale regionale a Ginevra, divenuta capoluogo di una civitas e sede di una diocesi che, sin dagli inizi, dovette estendere la propria autorità sull'antico territorio della colonia cesarea.


    BIBLIO

    - P. Bonnard - La ville romaine de Nyon - 1988 -
    - V. Rey-Vodoz et al. - Nyon: Colonia Iulia Equestris - 2003
    - F. Rossi - L'area sacra du forum de Nyon et ses abords - 1995
    - R. Frei-Stolba, «Recherches sur les institutions de Nyon, Augst et Avenches» - in Cités, municipes, colonies - a cura di M. Dondin-Payre et al. - 1999 -
    - AA. VV. - Nyon - Colonia Iulia Equestris - 2003 -



    AUGUSTA RAURICA (Svizzera)


    0 comment

    Augusta Raurica è un grande sito archeologico romano in Svizzera, nel semicantone di Basilea Campagna. Locato a 20 km ad est di Basilea, corrisponde alla moderna Augst (Augusta) ed è la più antica colonia romana sul Reno di cui si abbia notizia. La colonia romana era una comunità autonoma, posta in un territorio conquistato da Roma in cui si erano stanziati dei cittadini romani, legata da vincoli di eterna alleanza e fedeltà con la madrepatria.

    Augusta Raurica venne fondata attorno al 44 a.c. dal luogotenente di Giulio Cesare, Lucio Munazio Planco, in un'area occupata da una locale tribù gallica, i Raurici, un piccolo popolo molto battagliero e feroce, confinante con gli Elvezi e i Sequani e che era stanziato presso Basilea. Nel 52 a.c. questo popolo fece parte, con gli Elvezi, dei popoli ribelli al proconsole Gaio Giulio Cesare.

    AUGUSTA RAURICA

    LUCIO MUNAZIO PLANCO

    In una lapide dedicatoria posta sulla porta del Mausoleo di Munazio in Gaeta si legge:

    « Lucio Munazio Planco,
    figlio di Lucio, nipote di Lucio, pronipote di Lucio, 
    console, censore, comandante militare vittorioso per due volte, 
    uno dei Septemviri epulones, 
    trionfatore dei Reti, 
    costruì col suo bottino il Tempio di Saturno, 
    divise i campi in Italia a Benevento, 
    fondò in Gallia le colonie di Lugdunum e Raurica »


    Il tempio di Saturno, già esistente nel Foro Romano, fu in effetti totalmente riedificato dal 42 a.c. ad opera del console Lucio Munazio Planco, con il bottino del suo trionfo sulla popolazione alpina dei Reti, o secondo altre fonti, col bottino di guerra preso in Siria.

    Fu legatus al seguito di Gaio Giulio Cesare nella conquista delle Gallie e lo seguì pure durante la Guerra civile, attraversando al suo fianco il fiume Rubicone.
    Nel 46 Giulio Cesare, ormai Dittatore a vita lo nomina praefectus urbi. e nel 45 gli conferisce il governo della Gallia.

    Subito dopo l'assassinio di Giulio Cesare, Munazio giura fedeltà alla Repubblica e nel 43 fonda la colonia di Lugdunum (Lione) in Gallia, tracciarne i confini con un aratro. Poi fonda Augusta Raurica, e  Cularo nelle Alpi francesi (Grenoble).


    Quando i Triumviri Ottaviano, Antonio ed Lepido prendono il potere  Munazio Planco si schiera dalla loro parte e dopo la vittoria di Filippi gli viene affidato il compito di espropriare le terre di Benevento per darle in premio ai reduci. Nel 36 affianca Marco Antonio nella disastrosa campagna contro i Parti, ma gli viene affidato l'incarico di Governatore della Siria.

    In seguito Munazio Planco riferisce a Ottaviano che Marco Antonio era diventato succube di Cleopatra consegnandogli il suo testamento in favore della regina. Così il Senato Romano autorizza Ottaviano a muovere guerra contro Marco Antonio, terminata con la vittoria di Ottaviano ad Azio nel 31 a.c.

    Nel 27 a.c.  Lucio Munazio Planco propone il titolo di Augustus per Ottaviano. Purtroppo afflitto da mali e stanco di sopportarli, si uccide. Questa la vita del fondatore di Augusta Raurica.

    IL TEATRO E I RESTI DEL TEMPIO

    AUGUSTA

    Augusta Raurica, proprio grazie alla conquista romana, nei primi due secoli d.c. divenne una città ricca e prosperosa, con fiorenti commerci a est e a ovest, e assurse perfino a capitale della locale provincia romana con una popolazione di circa ventimila abitanti.

    Gli Alemanni, un'alleanza di tribù germaniche stanziate attorno alla parte superiore del fiume Meno (a sud-ovest della Germania). unitamente a un terremoto, distrussero la città attorno al 260. 

    Durante il tardo impero venne in piccola parte ricostruita, ma perse di importanza a favore della vicina Basilea, e gli abitanti superstiti si posero sotto la protezione del vicino Castrum Rauracense, un grande forte romano sito nella vicina Kaiseraugst.

    Qui risiedevano diverse unità ausiliarie romane, a causa dell'abbandono del limes germanico-retico da parte dell'imperatore Gallieno (218 - 268) e fu qui che venne recuperato il famoso tesoro di epoca romana.
    Il nome latino del forte era "Castrum Rauracense e costituì un importante posto militare a difesa del Limes tardoimperiale. Purtroppo durante il medioevo, molte delle pietre dei sito vennero riciclate in nuove costruzioni. La sede vescovile peraltro venne trasferita a Basilea.



    GLI SCAVI
    Durante gli scavi archeologici sono emersi:
    - templi,
    - taverne,
    - edifici pubblici,
    - un Foro,
    - le terme
    - il più grande teatro romano a nord delle Alpi con diecimila posti, recentemente restaurato ed utilizzato per diversi spettacoli.

    Il sito è dotato di un piccolo museo che ospita i principali reperti provenienti da Augusta Raurica, con all'esterno altre sale espositive e oltre venti punti di osservazione a cielo aperto. Il più importante pezzo in esposizione è il tesoro di argenteria di Kaiseraugst, così chiamato dal vicino villaggio del Cantone Argovia dove fu ritrovato.

    IL TESORO DI KAISERAUGT

    IL TESORO DI KAISERAUGT

    Ogni anno, nell'ultimo fine settimana di agosto, il sito ospita un importante festival dedicato alla civiltà romana. A questo proposito ricordiamo il rinvenimento di un importantissimo ripostiglio di argenterie tardoimperiali rinvenuto negli anni sessanta in Svizzera.  Il tesoro di argenteria di Kaiseraugt (che significa "Imperatore Augusto"), rinvenuto casualmente nel 1961-62, comprende 260 oggetti per un peso complessivo di 58 kg. 

    Fu solo grazie alla 'testardaggine' di un ragazzino e di un suo insegnate di scuola primaria che il tesoro, finito in gran parte dentro i materiali di risulta di uno scavo per le fondamenta di un edificio, si salvò dalla dispersione (una parte, infatti, era già stata 'prelevata' e fu rintracciata con fatica, forse mancano tutt'ora alcuni pezzi).

    Il tesoro venne sepolto durante il regno dell'imperatore Magenzio (350 - 353) probabilmente quando gli Alamanni stavano attaccando la città. Si tratta di un complesso straordinario di oggetti, monete, lingotti e piatti di argento, alcuni donati dall'imperatore, per cui i proprietario doveva essere o un alto ufficiale o un importante funzionario. Uno dei piatti porta, un caso quasi unico, il nome dell'artefice, Paisylypos di Tessalonica. Il tesoro, esposto con cura e competenza, da solo vale la visita del museo.


    Già ai tempi della scoperta si ipotizzava che qualcuno fosse riuscito a impossessarsi di alcuni degli oggetti sparsi nell'area del castrum dalla ruspa intenta a sistemare il terreno. La restituzione dovrebbe essere avvenuta nel 1995 e nel 2003 venne pubblicato lo studio da parte di Guggisberg-Kaufmann.

    L'unico testo disponibile sembrerebbe un estratto del Journal of Roman Archaeology, a nome di Alan Cameron, dal titolo: "More pieces from Kaiseraugst treasure and the issue of imperial and senatorial largitio plate".

    Ad Augusta Raurica, nel più grande parco archeologico della Svizzera aspettano di essere scoperte oltre trenta attrazioni, come la suggestiva casa romana, lo straordinario parco zoologico romano e il più importante tesoro di argenteria del periodo tardo-antico esposto all'interno del museo. 

    Interessante soprattutto la preziosa argenteria da tavola: bicchieri, posate, ciotole, vassoi di raffinata decorazione e grandissimi piatti da portata.

    Le rovine sparse per la cittadina pur non essendo particolarmente degne di nota servono egregiamente a comprendere il posizionamento logistico della città romana sulle rive del Reno.

    Particolarmente
    interessante il percorso nella Cloaca e pure l'antica casa romana dove sono allestiti dei diorami per meglio intendere la vita dell'epoca.

    Di fronte si trova il teatro, l più noto monumento di Augusta Raurica, imponente e ben ricostruito e le rovine di due templi che purtroppo hanno conservato ben poco. Il teatro è riaperto al pubblico dopo oltre dieci anni di opere di conservazione.


    BIBLIO

    - Giulio Cesare - De bello Gallico - Lib. I -
    - W. Drack, R. Fellmann - Die Römer in der Schweiz - 1988 -
    - U. Im Hof - Mythos Schweiz - 1991 -
    - Peter Connolly - The Roman Fort - Oxford University Press - 1991 -






    AVENTICUM (Svizzera)


    0 comment

    AVENTICUM

    GLI ELVEZI

    Aventicum, situata nell'altipiano svizzero, fu in età romana la capitale dell'Elvezia, nonchè suo centro politico, religioso ed economico. Gli Elvezi erano un popolo celtico costituito da centri tribali che, nel 61 a.c. decisero, si suppone perchè attaccati dalle tribù germaniche, di migrare dall’Altipiano svizzero (tra la zona alpina e il massiccio del Giura) alla Saintonge (antica provincia francese), per cui si prepararono ad attraversare il territorio del popolo celtico dei Sequani.

    Così le tribù galliche dei Sequani chiamarono Cesare, allora governatore della provincia romana della Gallia Narbonense, per difenderle dagli Elvezi.

    Cesare, lasciato il suo luogotenente Tito Labieno a presidiare Ginevra, disponendo in quel periodo solo di una legione, tornò nella vicina provincia della Gallia cisalpina, dove recuperò le tre legioni di stanza ad Aquileia, ed arruolate altre due nuove legioni (la XI e XII), tornò in Gallia a marce forzate.

    In realtà Cesare disponeva di soli 29.000 uomini mentre gli Elvezi ne avevano ben 368.000 uomini di cui 92.000 abili alle armi. Ma si diceva che un soldato romano valesse 10 barbari e poi Cesare era un geniale stratega, per cui incoraggiò i suoi uomini e si preparò alla battaglia.

    Nonostante fosse intervenuta la morte di Orgetorige, organizzatore e capo della migrazione, gli Elvezi decisero di intraprendere ugualmente il lungo viaggio, distruggendo prima tutti i loro villaggi e i loro beni, per non aver la tentazione o la possibilità di tornare indietro. E non fu un'iniziativa felice. Questa era una delle differenze tra romani e barbari, un romano non doveva costringersi a fare qualcosa, se un romano decideva la sua volontà lo portava sino in fondo.

    Scontratisi con l'esercito romano nel territorio degli Edui, gli Elvezi vennero sconfitti nella Battaglia di Bibracte e i superstiti, circa 110.000 (su 368000) furono costretti a tornare sull’Altopiano, dove avevano distrutto i loro villaggi e i loro beni.

    Cesare scrisse che nel 52 a.c. circa 8.000 Elvezi partirono poi, con tutte le altre popolazioni celtiche della Gallia) in soccorso di Vercingetorige assediato dai Romani, guidati ancora da Cesare, ad Alesia, per essere però di nuovo sconfitti.

    AVENTICUM

    AVENTICUM

    La città antica sorgeva nell'attuale area dell'Avenches, (Distretto Canton Vaud), a sud del lago di Morat, nella pianura della Broye, a un'altitudine di circa 445 m. Aventicum fu fondata ex novo nei pressi di una zona sacra, frequentata fin dall'età del Ferro. A partire dall'inizio della nostra era viene attuato in questo luogo un eccezionale programma di sviluppo urbano, destinato a durare per più di due secoli e incentrato su due poli che si completano a vicenda: il foro e la zona occidentale dei santuari. Concepito secondo il modello della città di Roma, questo progetto è iniziativa dell'elite locale che detiene il potere politico e sarà realizzato in tutta la sua ampiezza dopo l'elevazione d'Aventicum al rango di colonia romana nel 71 d.c.

    Aveva una superficie di circa 120000 mq con 20000 abitanti, e si trovava in un sito strategico posto sulla strada che collegava le rive del lago Lemano alle città romane di Vindonissa (ex campo legionario romano), e Augusta Raurica. Essa era anche collegata per via fluviale, tramite un canale, al lago di Morat.

    Il lago Lemano, nome di origine greca, fu reso celebre da Giulio Cesare quando, nel 58 a.c., partì da Genava e dal lacus Lemanus per combattere gli Elvezi. Genava (Ginevra) viene citata da Cesare appunto per il suo passaggio in questa città nel De bello gallico. Volendo impedire il passaggio degli Elvetici, Cesare rese inagibile il ponte sul Rodano. Con l'insediamento provvisorio delle truppe romane nel 58 a.c., l'oppidum si espanse pian piano diventando prima un vicus e poi una città romana

    I numerosi reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici sono esposti presso il Musée romain d'Avenches, collocato nella torre dell'anfiteatro romano. Tra i reperti spiccano un organo idraulico antico quasi completo e soprattutto il celebre busto di Marco Aurelio (121 - 180), realizzato attorno al 180 d.c., scoperto nel 1939 all'interno della rete fognaria di un tempio.

    BUSTO DI MARCO AURELIO RITROVATO AD AVENTICUM


    LE VIE DI COMUNICAZIONE

    La città fu un importante nodo stradale dell'epoca, perchè la via svizzera passava per Avenches (parte di Aventicum e ospitante l'anfiteatro romano), Morat (oggi comune del Canton Friburgo), Chiètres (Cantone Friburgo) e Kallnach (nel cantone di Berna), e si dirigeva verso Soletta (capitale del Cantone omonimo) e verso Windisch (comune del Canton Argovia), estendendosi lungo il margine orientale del Seeland (Svizzera nord-occidentale).

    Una seconda strada romana traversava il Seeland verso Witzwil, tra i laghi di Neuchâtel e di Morat. Dopo Petinesca (sito archeologico romano), una biforcazione, passando per le Gole del Taubenloch, attraversava il Giura verso l'Europa settentrionale, oltre Augusta Raurica (odierna Augst).



    GLI EDIFICI

    Aventicum si accrescerà per quasi tre secoli secondo il piano stabilito all'epoca della sua fondazione nel primo decennio d.c., presenta un reticolo ortogonale di strade che suddividono il territorio in isolati di dimensioni regolari. L'orientamento generale di questo piano e dettato da due vie principali perpendicolari, nel cui punto d'intersezione si trova il foro. La creazione di un muro di cinta verso il 70 d.c. determinerà i limiti del territorio cittadino per i secoli a venire.

    A partire dall'epoca tiberiana (20-30 d.c), Avenches conosce un intenso sviluppo dell'edilizia monumentale, in particolare nella zona del foro. Alla metà del I sec. risale la costruzione delle prime grandi dimore urbane, le domus, mentre l'occupazione dei quartieri periferici s'intensifica con la creazione di zone artigianali. Nel II sec, la realizzazione di vasti programmi edilizi trasformerà profondamente il paesaggio urbano: a quest'epoca appartengono i principali monumenti pubblici (teatro, anfiteatro) e religiosi (santuario di
    Cigognier, tempio di Grange des Dimes, tempio di Lavoex).

    Alla fine di questo stesso secolo, lo sviluppo monumentale della città raggiunge il suo apogeo. Il III sec. non vede che poche nuove realizzazioni, ma le trasformazioni apportate a determinati
    monumenti sono comunque indice di un certo livello di vita. Aventicum denota chiari segni
    di declino a partire dal IV sec.

    EPIGRAFI ROMANE

    DESCRIZIONE

    La città romana confinava a sud ovest con una zona sacra gallica, che continuò a servire da piazza per i comizi del popolo. Essa venne costruita su modello romano con un decumanus maximus che intersecava ortogonalmente un cardus maximus.

    PLANIMETRIA (Clicca per ingrandire)
    Da queste due vie si dipartivano diverse strade parallele ma più strette, che formavano una scacchiera di insulae, (calcolando che dovessero esserci 48 insulae, ne sono state rinvenute 42), ciascuna di m 75 x 110 m, che seguivano l'orientamento del decumano e quello del cardo, invece notevolmente larghi 9 m ciascuno.

    Il foro era posto al centro della rete urbana e venne ristrutturato all'epoca di Tiberio. Un portico posto sopra una galleria seminterrata fiancheggiava l'area sacra, che ospitava le statue della familia giulio-claudia e un tempio. L'area publica, edificata fra il 40 e il 70 d.c., era delimitata a sud da una basilica e una curia.

    A partire dall'80 d.c. l'area subì notevoli trasformazioni e la zona pubblica ospitò un vasto palazzo, forse residenza di un alto funzionario. Altri edifici pubblici, delle terme, le sedi di corporazioni professionali e diversi monumenti onorifici arricchirono, fino al III sec., i dintorni del foro.

    Ancora oggi vi si individuano enormi edifici, come la Porta orientale e una torre della cinta muraria, le terme del Foro, l'Anfiteatro, che poteva contenere fino a 16.000 persone, rovine di templi e il santuario detto del "Cigognier" (Cicognaia).

    Il Museo ospita i reperti più importanti, come la copia del busto aureo dell'Imperatore Marco Aurelio, alta 33 centimetri e pesante circa 1,6 km, mosaici, iscrizioni su pietra e numerosi oggetti della vita quotidiana dei Romani.

    MOSAICO DOMUS


    LA STORIA

    Dopo esser stati sconfitti a Bibracte da Giulio Cesare (100-44 a.c.) nel 58 a.c., gli Elvezi fecero ritorno ai loro territori di origine nell'altipiano svizzero, che furono annessi dai Romani nel 15 a.c..
    Secondo alcuni, Aventicum fu fondata, si dice exnovo, all'inizio del I sec. d.c. come capitale del territorio degli Elvezi appena conquistato, lungo la strada costruita al tempo dell'imperatore Claudio che collegava l'Italia alla Britannia.

    PORTA EST
    Secondo altri era preesistente e questo sembra molto probabile, considerando la preesistenza del monumentale santuario. Inoltre a sud di Aventicum,  sul monte del Bois de Châtel, è attestato, nella seconda metà del I sec. a.c., un oppidum elvetico che doveva costituire la residenza del capo Vatico, del quale si sono ritrovati due quinari d'argento.

    La creazione di Aventicum sarebbe da attribuire al soggiorno di Augusto a Lione tra il 15 e il 13 a.c., per l'organizzazione delle tre Gallie, ma ciò nonostante, gli scavi non consentono di risalire oltre il 5 d.c., datazione del primo porto di Αventicum.

    Esso prevedeva una banchina trapezoidale di 100 m di lunghezza e di 30-35 di larghezza, circondata da un muro per l'alaggio. Una strada lunga c.a 1 km lo collegava alla città. 

    Nel 72 d.c., sotto l'imperatore Vespasiano (9-79), che secondo alcuni studiosi vi soggiornò a lungo (ma la cosa è controversa), la città fu elevata al rango di colonia di diritto romano. Gli abitanti di una colonia romana erano cittadini di Roma con il riconoscimento di tutti i diritti e l'amministrazione veniva controllata direttamente da Roma.

    Nel II e nel III secolo d.c. la città continuò a fiorire, fino a quando, verso il 275/277 gli Alemanni, tribù barbara del sud est della Germania, invasero il territorio, impoverendo ed involvendo la civiltà della città e di tutta l'area, che comunque continuò a essere abitata. Nel IV sec. però Ammiano Marcellino descrive la città come deserta e semidistrutta,. I resti della tarda antichità sono molto rari.



    LA RELIGIONE

    Aventicum trae il nome dalla divinità indigena delle acque Aventia, sicuramente un'antica Dea Madre e si conoscono nell'area, almeno fino ad oggi, una dozzina d'edifici a carattere sacro. Sicuramente iniziò in epoca molto antica come santuario miracoloso con acque salutari, un centro di attrattiva intorno a cui si formò, si presume, la città gallica poi romana.

    SANTUARIO DI CIGOGNER
    Diverse epigrafi mostrano infatti la gratitudine di personaggi romani per la Dea che ha loro concesso una grazia. La Dea, molto diffusa in varie aree, sembra del resto essere stata adorata anche nell'Italia settentrionale in diverse valli, come la Val Camonica. 

    Con il nuovo imperatore Vitellio viene chiesta la morte del padre di tale Iulia Alpinula, sacerdotessa della Dea Aventia, che pur intercedendo per lui, non riuscì a salvare la vita al genitore. Ce ne informa un'epigrafe fatta incidere dalla sacerdotessa inconsolabile.

    Il sito archeologico della città di Aventicum comprende:
    - Le  mura;
    - Tempio della Grange-des-Dîmes;
    - Tempio di Giove Ottimo Massimo;
    - Terme del foro;
    - Il teatro;
    - Il santuario del Cigognier;
    - L''anfiteatro.
    - La torre de la Tornallaz 
    L'insieme della città è tutelato come "bene culturale svizzero d'importanza nazionale.




    LE MURA 

    Sotto Vespasiano la colonia si dotò di una cinta muraria merlata, che racchiudeva 140 ha, lunga  5,5 km, alta 7 m e larga 2,4 m nella parte alta di modo che potessero passarci dei carri.

    Essa era munita di un fossato continuo e comprendeva 73 torri che davano accesso al cammino di ronda, con due porte monumentali a ovest e a est, una porta secondaria a nord est e sicuramente una anche a sud. La porta ad est, che si osserva qua a fianco, è, come si vede, elegante e perfettamente conservata.

    I pali di fondazione del tratto di mura situato in pianura risalgono al 72-77 d.c. La cinta delimitava nel suo insieme un territorio almeno quattro volte più vasto di quello della città e dei suoi sobborghi nella loro più grande estensione. Evidentemente accoglieva territori ancora da scavare.

    LA TORRE CON LE MURA

    LA TORRE 

    Qui sopra invece la celebre Tour de la Tornallaz, l'unica delle 73 torri delle mura romane di Aventicum ad essere scampata alla distruzione.

    La torre rotonda è stata perfettamente restaurata, come del resto le mura. I reperti trovati ad Aventicum sono esposti nel museo romano, situato nella torre medievale che sovrasta l'anfiteatro.


    I SANTUARI

    Ad Aventicum, il cui nome deriva dalla divinità indigena delle acque Aventia, si conoscono ad oggi una dozzina d'edifici a carattere sacrocon due poli distinti: il foro da una parte e il quartiere occidentale dall'altra. Quest'ultimo e a sua volta suddiviso in due zone dalla via principale est-ovest: nella prima si ergono tre templi (Grange des Dimes, tempio rotondo, Derriere la Tour) e il muro di cinta di un quarto edificio sacro, situato all'altezza dell'arena; nella seconda zona, corrispondente alla piana paludosa di Lavoex, I'attivitä edilizia ebbe inizio poco piü tardi, con l'edificazione, verso la fine del I sec. d.c, dell'insieme monumentale costituito dal tempio classico di Cigognier e dal teatro.

    Sui margini di questo complesso sorgeranno nella seconda metà del II sec. due nuovi templi di tipo indigeno. Nel quartiere occidentale, i santuari gallo-romani vengono a sovrapporsi a vestigia sepolcrali d'epoca celtica, alle quali e forse da ricondurre la scelta del luogo di fondazione della futura capitale degli Elvezi.

    A qualche centinaio di metri dalle mura cittadine vi e il luogo di culto di En Chaplix, comprendente
    due mausolei posti di fronte a due santuari di tipo indigeno. Uno di essi venne a rimpiazzare, verso
    la metà del I sec, una struttura a carattere funerario (culto familiare), datata del 15-10 a.c.
    Numerose iscrizioni e rappresentazioni iconografiche testimoniano della devozione degli abitanti



    TEMPIO DI GRANGE-DES-DIMES

    Il tempio risale all'inizio del II sec., versione monumentale del tempio celtico, con un alto podio, una scala frontale e un'alta cella quadrata circondata da un portico, la cui facciata era decorata da un pronaos a frontone tipicamente romano.

    Esso sorgeva al centro di un temenos che si apriva sulla strada diretta verso l'Altopiano. Questa zona sacra era delimitata a nord da un portico e comprendeva altre costruzioni, tra le quali un pozzo.

    Gli cavi più recenti hanno rivelato diverse fasi costruttive anteriori del santuario, tra cui opere in muratura che risalgono alla fine del I sec.; le strutture più antiche, della prima metà del I sec., si presentano sotto forma di fossati paralleli, testimonianze di un recinto di tradizione celtica.



    SANTUARIO DEL CIGOGNER

    SANTUARIO DEL CIGOGNER
    In un temenos (spazio aperto adibito al culto), non lontano dal tempio di Grange-Des-Dimes, a sud ovest, vi era un altro tempio gallo-romano.

    Questo era a cella circolare con 12 colonne e con portico inserito nella facciata.

    Venne edificato poco dopo la metà del I sec., probabilmente eretto sulle rovine di un altro santuario eretto all'inizio dello stesso secolo.

    Forse un tempio eretto alla medesima divinità del precedente santuario oppure, ed è molto probabile, un tempio romano che riproponeva l'antica divinità associandola a una divinità romana con caratteristiche analoghe.



    TEMPIO DI GIOVE OTTIMO MASSIMO

    Due recinti sacri situati a un livello inferiore rispetto all'anfiteatro si svilupparono forse fin dall'epoca augustea; su uno di essi venne in seguito edificato un tempio con caratteristiche simili a quello della Grange-des-Dîmes. Su entrambi i lati della strada costruita sotto Vespasiano, che collegava le porte a ovest e a est ed evitava i quartieri urbani passando a sud, a partire dal 98 d.c., fu edificato un grande complesso monumentale.

    Esso si componeva a nord del santuario detto del "Cigognier" (Cicognaia), cui corrispondeva a sud il teatro. Destinato probabilmente alla celebrazione del culto dell'imperatore da parte di tutti gli abitanti, ma dedicato forse a Jupiter Optimus Maximus e ad altre divinità indigene romanizzate. La cicognaia fa pensare a un'antica Dea Cicogna di origine orientale poi trasposta in Greacia, come la tebana Pelarge, dove la cicogna rappresenta la Dea Madre, o la natura che tutto partorisce.

    Non appare strano quindi che alla Dea Madre i romani opponessero un Dio Padre, re degli Dei. Il santuario (112 x 117 m), che ricalcava la pianta del Tempio della Pace di Roma, comprendeva un tempio di tipo romano, preceduto da un cortile-giardino fiancheggiato su tre lati da portici sopraelevati, accessibili dal pronao con gradinata centrale.

    IL TEATRO

    IL TEATRO
     
    Situato di fronte al santuario, 140 m più a sud, c'era il teatro, con un palcoscenico di dimensioni ridotte come si usava nei teatri gallo-romani, dove le scene erano praticamente inesistenti. Probabilmente anche questo edificio era adibito ad alcune cerimonie del culto imperiale, ma non solo.

    Esso è, ma solo in alcuni punti, molto ben conservato, come si evince da questa foto che mostra parte della facciata, i vomitatoria, alcuni gradini ecc.. Il teatro appare edificato in pietra locale e marmi, questi ultimi oramai asportati quasi totalmente.

    RICOSTRUZIONE DEL TEATRO

    IL CAMPIDOGLIO

    Il cosiddetto Campidoglio, che potrebbe essere una curia, una biblioteca o un tempio dedicato a Minerva, occupava il terzo occidentale dell'insula 23. Venne edificato sotto Traiano sul sito di un bagno pubblico costruito sotto Claudio e poi sostituito dai Flavii con le terme dell'insula 29.

    Gli scavi degli anni '70 hanno riportato alla luce le fondamenta di una cella a nicchia assiale affiancata da due locali  con un atrio ciascuno. Sul lato ovest un deposito sacro, o favissa, a forma di tomba conteneva elementi in marmo provenienti da una statua di Minerva.

    L'ANFITEATRO

    L'ANFITEATRO 

    Restaurato di recente, l'anfiteatro sorge sul fianco est della collina di Avenches, e si ritiene sia stato edificato all'inizio del II sec.. Venne costruito in modo particolare, cioè a struttura piena (per questo si è mantenuto), e contava in origine 20 gradini in terra battuta, sostenuti da assi, ai quali si accedeva mediante 12 rampe di scale in muratura.

    DETTAGLIO DELL'ANFITEATRO
    A est un portale centrale si apriva sull'arena; era affiancato da due entrate collegate alla base delle gradinate da scale. A ovest un passaggio assiale dotato di rampe e di scale conduceva dall'arena al livello della città attuale. A sud l'arena era fiancheggiata da un corridoio di servizio.

    Verso la fine II sec. inizio III sec., l'anfiteatro fu ampliato: il muro perimetrale fu rinforzato mediante un anello in muratura dotato di nicchie esterne; ciò permise di installare 30 gradini di pietra ornati da un portico e resi accessibili da scale e da 18 vomitori. Le entrate orientali furono allora arricchite con una facciata monumentale a tre arcate composta da grosse lastre di arenaria.



    LE TERME

    Le terme, elemento indispensabile di ogni città romana, erano ubicate nelle insulae 18, 19, 23 e 29. Ne sono ancora visibili i resti del frigidario, del tepidario e di una parte del calidario delle terme dell'insula 29 (in località En Perruet); costruite sotto i Flavii. Le terme sono parte integrante del paesaggio architettonico d'Aventicum a partire dall'epoca tiberiana (29 d.c, terme dell'insula 19).

    Le prime terme del foro (insula 23) risalgono alla metà del I sec d.c. Esse comprendevano anche una stanza per bagni di vapore, una piscina scoperta e una palestra. Già sotto Tiberio le terme dell'insula 19, del 29 d.c., erano dotate di attrezzature balneari destinate a chi si recava al contiguo santuario della Granges-des-Dîmes.

    L'architettura termale raggiunge il suo apogeo negli importanti lavori di ristrutturazione degli stabilimenti delle insulae 19 e 29 durante la prima metà del II sec, quando la città si doterà dei maggiori monumenti pubblici. Altri grandi complessi balneari sono stati rilevati nelle insulae 16 e 18. Trattandosi di scoperte di vecchia data, non e a tutt'oggi possibile stabilire se queste strutture fossero installazioni pubbliche o se appartenessero a sontuose domus.



    LE INSULE

    Le prime insule, dell'epoca di Tiberio, erano costruite con armature in legno a traliccio riempito e c'era anche un macello. Fra il 40 e il 70 d.c. le abitazioni vennero ricostruite in pietra. Alcune avevano pavimenti sopraelevati, muri costruiti in legno e mattoni crudi e intonacati con materiali di qualità, con soglie e colonne spesso in pietra.

    Le domus avevano botteghe sul lato della strada e, talvolta un giardino con peristilio. I quartieri iniziarono a svilupparsi anche ai piedi della collina dell'anfiteatro; i pavimenti, di calcestruzzo di calce, erano sopraelevati, i muri erano rivestiti e avevano fondamenta profonde.

    Verso la fine del II sec. e durante il III sec. le domus aumentarono il numero dei locali ma a discapito della loro grandezza. Apparvero i riscaldamenti a ipocausto e le decorazioni a mosaico. Alla fine del I sec. l'aumento della popolazione fece spostare le attività artigianali più inquinanti ai margini della città: ceramisti, fabbricanti di laterizi, conciatori, soffiatori, fabbri, bronzisti, fonditori si insediarono nei sobborghi a nord.

    I cittadini più ricchi occuparono poi anche le zone periferiche, con grandi e lussuose case e giardini, mentre nella seconda metà del III sec. tornarono al centro urbano gli artigiani, ricostituendo una specie di city artigianale commerciale.

    TOMBA GALLO-ROMANA DEDICATA AD ARTIO-DIANA

    NECROPOLI

    Subito oltre le mura, come accadeva in genere nelle città romane, le strade erano affiancate da necropoli con tombe a inumazione e a incinerazione a seconda dei periodi. La città ha un importante ruolo di centro religioso con due poli distinti: il foro da una parte e il quartiere occidentale suddiviso in due zone dalla via principale est-ovest.

    Nella prima zona si ergono tre templi (Grange des Dimes, Tempio rotondo, Derriere la Tour) e il muro di cinta di un quarto edificio sacro, situato all'altezza dell'arena. Nella seconda zona, nella piana di Lavoex, verso la fine del I sec. d.c, sorgono il tempio classico di Cigognier e il teatro. Accanto a questi sorgeranno verso la fine del II sec.due nuovi templi di tipo celtico.

    Nel quartiere occidentale, i santuari gallo-romani vengono a sovrapporsi a vestigia sepolcrali d'epoca celtica. Le sepolture erano di vario tipo: dal cumulo di pietre ai mausolei monumentali scoperti sul sito di In Chaplix, a poche centinaia di metri dalla Porta nordest Aventicum durante la costruzione dell'autostrada.

    Durante il regno di Augusto (27 a.c. 14 d.c), venne edificato il primo santuario romano. Al centro di uno spazio quadrato aperto limitato da un fossato, un santuario di legno del 15-10 a.c. accolse i resti della cremazione di una donna con il suo bambino. Questa tomba fu oggetto di culto, viste le offerte monetarie.

    Sotto il regno di Tiberio (14 a.c.-37 d.c.), il sito di Chaplix aumentò velocemente. sostituendo il santuario con un piccolo tempio gallo-romano e una cappella. La costruzione era in legno, su basi in muratura. La venerazione del santuario va dal I sec. al IV sec. d.c.
     
    Dalla fine del I secolo d.c.. sorge qui una necropoli, delimitata da fossati, nelle vicinanze dei monumenti.
    Dalla metà del I all'inizio del III sec. predomina il rito dell'incinerazione, per cedere poi all'inumazione, che sarà di regola nel tardo impero. 

    La deposizione d'offerte in cibo, d'effetti personali e d'amuleti nelle tombe testimonia della credenza in una certa forma di vita dopo la morte  Le tombe per lo più risalgono al II secolo d.c., dopo di che decadde.  Verso la fine del III sec., i monumenti sono stati smantellati per il recupero delle pietre, essendo un sepolcreto pagano non c'erano remore.


    IL MUSEO DI AVENCHES

    "Nel 2013, Christophe Claret ha deciso di realizzare un film 3D in collaborazione con Philippe Nicolet e la sua società di produzione NVP3D, per documentare gli incredibili reperti ora di proprietà del Museo romano di Avenches e della città di Avenches. Il vantaggio di utilizzare il 3D per un film di questo tipo risulta evidente sul grande schermo. Visualizzare gli antichi reperti in tre dimensioni fornisce dettagli impareggiabili anche degli oggetti più piccoli, offrendo al pubblico e ai ricercatori la possibilità di riscoprire la ricca storia di Aventicum. 

    Tra gli oggetti rinvenuti si trova un reperto di inestimabile valore: un busto in oro massiccio dell'imperatore Marco Aurelio, che venne scoperto nel 1939, durante la pulizia di una vecchia tubatura. Questa preziosa scoperta è uno dei soli tre busti romani di questo stile conosciuti in tutto il mondo. Altre statue simili sono state molto probabilmente fuse e trasformate in altri oggetti nel corso dei secoli. A causa del limitato spazio espositivo del museo, molti degli oggetti rinvenuti dell'antica capitale romana non possono essere esposti al pubblico. 

    Christophe Claret spera che il suo segnatempo ispirato ad Aventicum contribuirà a far conoscere gli enormi sforzi compiuti dal Museo romano di Avenches per preservare le vestigia di questa antica civiltà. Desidera inoltre ottenere il supporto del governo svizzero per la costruzione di un nuovo edificio che tuteli ed esponga questo incredibile patrimonio. La storia dell'antica capitale e il film in 3D sono serviti da ispirazione per il segnatempo Aventicum. 

    Al centro del quadrante si trova una replica in oro microincisa del busto di Marco Aurelio. Grazie a una tecnica senza precedenti nell'orologeria, la riproduzione fedele dell'imperatore su scala ridotta, alta meno di tre millimetri, viene ingrandita tramite un'intelligente invenzione chiamata mirascope. Il mirascope è composto da due specchi parabolici identici disposti uno sopra l'altro fino a creare una forma ellittica. 

    Lo specchio convesso sulla parte superiore presenta un foro al centro. Quando si colloca un oggetto al centro dello specchio concavo inferiore, il riflesso dallo specchio superiore crea un ologramma dell'oggetto stesso, che appare quasi due volte più grande di quanto è in realtà. Grazie all'effetto ottico, sembra che il busto di Marco Aurelio si proietti in avanti uscendo dal centro dell'orologio. L'illusione ottica è così realistica che è difficile non cercare di toccare la scultura in oro attraverso il vetro zaffiro, ma è inutile."  


    BIBLIO

    - Anne Hochuli-Gysel - L'orgue romain d'Avenches/Aventicum - in: Les Dossiers d'archéologie - n° 320 - marzo/aprile - 2007 -
    - Tacito - De origine et situ Germanorum - XXVIII -
    - Cesare - De bello gallico - 1 -
    - Carlo Carena - Cesare - Le guerre in Gallia - Mondadori - 1991 -
    - Gilbert Kaenel - L'an -58. Les Helvetètes - Archéologie d'un peuple celte - Presse polytechniques et universitaires romandes - 2012 -






    VINDONISSA (Svizzera)


    0 comment
    VINDONISSA

    L'OPPIDUM CELTICO 

    Vindonissa, nella Provincia romana Germania superiore, era un oppidum celtico trasformato dai romani in un campo legionario. Gli oppida sono i primi insediamenti a nord del Mar Mediterraneo che costituiscono delle città. Cesare racconta che ogni tribù gallica aveva numerosi oppida ciascuno di diversa importanza, ipotizzandone pertanto una gerarchia.

    I romani utilizzavano gli oppida come centri amministrativi per i territori conquistati, e molti divennero poi città romane, in genere spostandole dalla collina alla pianura. Questo campo legionario romano, nei pressi della moderna Windisch, in Svizzera, ebbe una notevole importanza per la sua posizione, alla confluenza del Reuss e dell'Aar, a soli 15 km dal Reno.

    RICOSTRUZIONE VIRTUALE DELLA PORTA PRAETORIANA

    IL CASTRUM ROMANO

    Vindonissa venne fondata probabilmente tra il 9 ed il 13, in seguito alla disfatta di Teutoburgo e la conseguente riorganizzazione della frontiera operata da Tiberio e Germanico. Nel 21 ebbe una prima espansione edilizia verso ovest, ma fu ancora ampliata nel 30 risale con la costruzione delle terme e del valetudinarium.

    La Legio XIII Gemina occupò il campo fino al 44 o 45, quando venne sostituita dalla XXI Rapax, fino alla rivolta dei Batavi del 69-70, che venne installata in un nuovo campo, stavolta edificato in pietra, insomma una città romana vera e propria.

    La XXI venne disciolta in occasione della Rivolta batava del 69-70 e sostituita dalla XI Claudia, che rimase fino all'anno 100, quando le truppe vennero inviate sul Danubio in preparazione della campagna contro i Daci.

    RICOSTRUZIONE DEL CAMPO MILITARE
    Nel 298 vi si svolse la battaglia di Vindonissa combattuta tra l'esercito romano comandato dal Cesare Costanzo Cloro e quello degli Alemanni. Lo scontro fu vinto dai romani che rafforzarono la frontiera del Reno.

    Da più di 100 anni si conducono scavi a Vindonissa, con la ricostruzione degli edifici romani dell'accampamento, con un nuovo percorso legionario che illustra la vita dei legionari. Gli scavi hanno fatto comprendere molte cose, ad esempio che l'espansione del campo militare di pietre dalla ultima legione, di stanza a Vindonissa, venne fatta qualche anno più tardi, di quanto si pensasse, e  il muro portante non venne ricostruito nella tarda antichità, una tesi che aveva erroneamente prevalso a lungo.

    RIEDIFICAZIONE DELLA CASERMA ROMANA
    Nella vicina città di Brugg, un piccolo museo romano mostra tutti i reperti romani rinvenuti a Vindonissa nel campo legionario, ma mostra anche interessanti ricostruzioni degli ambienti e degli oggetti romani illustrando la vita dei legionari.

    A Vindonissa numerosi resti di opere pubbliche ospitano le epigrafi di ringraziamento degli Elvezi verso l'imperatore Vespasiano che ne ordinò l'esecuzione. Vi si eresse anche un arco di trionfo offerto dai locali ancora in ringraziamento per il generoso imperatore. L'anfiteatro sorse, per volontà dell'imperatore, su un teatro precedente che venne ampliato e abbellito.

    Gli Elvezi, sia sotto Vespasiano che sotto marco Aurelio, goderono di pace e prosperità. Quando si dipartì la IX Claudia a Vidonissa non giunse altra legione e la città divenne un centro civile, non più militare.

    RIEDIFICAZIONE DEL DORMITORIO MILITARE

    CENTRO CIVILE

    In seguito Vindonissa rimase un insediamento civile, che venne fortificato con una cinta di mura nel IV secolo. Oltre al forte legionario sono ancora presenti l'anfiteatro e l'acquedotto del I secolo, di 2,4 Km, che è ancora in uso, quattro cimiteri, una mansio e una collina di detriti.


    Durante gli scavi, all'inizio del XX secolo fu rinvenuta a Vindonissa una grande quantità di lucerne romane.
    Il loro numero e la loro diversità consentirono allo studioso e archeologo Siegfried Loeschke di compilare una tabella delle varie tipologie di lucerne romane.

    Detta compilazione è ancor oggi utilizzata nel mondo accademico, come la più completa ed esaustiva di cui si abbiano i relativi reperti, e come tale è stata spesso copiata e riprodotta nei libri di archeologia.

    ( Lampade da Vindonissa. Un contributo alla storia della Vindonissa e antiquariato sistema di illuminazione, Birra / Baer, ​​Zurigo / Francoforte 1919)

    Una preziosa epigrafe romana avverte che a Vindonissa era stato aperto un pubblico collegio, quindi una scuola pubblica, ove si insegnavano la medicina e le arti liberali. L'epigrafe sembra essere del II sec. e pertinente all'imperatore Adriano. Ed ecco l'iscrizione:

    NUMINIB AUG. E GENIO COLL. HELL. APOLLONI
    SACR. POSTUM. HYGINUS, Q. POSTUM HERMES LIB.
    MEDICIS PROFESSORIBUS D. S. D.
     
    RESTI DELLA VILLA DI SEEB

    LA VILLA RUSTICA DI SEEB 

    Uno scavo importante presso la città è stato quello della tenuta agricola romana di Seeb, non l'unica, ma una delle maggiori della Svizzera settentrionale,impiantate dopo la fondazione di Vindonissa e che godettero successivamente di un grande sviluppo fino alla distruzione intorno al 260 d.c.

    La tenuta è circondata da mura su tre lati e divisa internamente in un parco e una parte agraria: all'interno delle mura di cinta sorgevano un'ampia casa padronale, un edificio col pozzo, un edificio con i bagni, sei altri edifici e due grandi recinti per accogliere il bestiame.

    Nel I sec. d.c. la villa consisteva di un semplice ambiente rettangolare, il quale venne esteso aggiungendo varie ali, una delle quali ospitava un bagno termale (oggi scavato e conservato sotto una tettoia). Questa villa era parte di un complesso più ampio, il quale era delimitato da diversi muri.

    Diversi fabbricati di fronte alla villa vera e propria erano adibiti a fienili o magazzini, ma anche a edifici residenziali per il personale. Di fronte all'edificio si trovava un pozzo coperto da una torre, dove l'acqua veniva pompata utilizzando un asino. Il palazzo era decorato con affreschi e in parte con mosaici.

    I resti della villa erano già noti almeno dal XIX secolo. Alcune parti del complesso sono state scavate sistematicamente dal 1963 al 1970. Il complesso oggi è un museo a cielo aperto, ed è stato dichiarato monumento di importanza nazionale.

    L'ANFITEATRO

    IL CD SUI ROMANI IN SVIZZERA

    In Svizzera si annuncia un Il CD illustrativo dell'epoca romana in Svizzera, contenente tre tipi di animazione: video clip, panorami e oggetti in 3D. Il CD sarà dotato di testi, di parlato e di video. 


    L'ANFITEATRO
    Verrà illustrata prima l'epoca pre-romana e poi l'espansione dell'insediamento romano n fino al III sec. d.c.. 

    I filmati più lunghi saranno dedicati alla fortezza legionaria e ai suoi edifici, con l'alloggio dei Tribuni, l'Horreum e le caserme delle truppe. 

    E' contemplato anche l'insediamento imperiale a Vindobona e nei film per la legione romana vi saranno i dettagli tecnici sulla progettazione e costruzione di strade romane, navi, mezzi di trasporto e tipi di legno usati, con tutti i cambiamenti storici soprattutto in periodo tardo-romano.



    CANTON TICINO (giornale scolastico)

    ACQUEDOTTO DI VINDONISSA
    "In una regione di lingua e cultura italiane, come il Cantone Ticino, con una storia legata in modo preponderante alla romanizzazione, che forti impronte ha lasciato pure su tutto il territorio che forma oggi la Svizzera, anche una moderna SMU non può trascurare una pur limitata formazione di base, comune a tutti, sugli aspetti più importanti di quella civiltà romana che ha determinato non solo la lingua, ma la cultura e la vita delle nostre popolazioni."

    Nemmeno in Italia ci si preoccupa tanto del latino e della civiltà romana.

    BIBL.

    - Rudolf Fellmann - Romani piccoli reperti di legname dalla accampamento militare Vindonissa , società per Vindonissa, Brugg 2009.
    - Rudolf Fellmann - I Principi del campo legionario di Vindonissa e l'edificio centrale dei campi e dei castelli romani.
    - La Suisse gallo-romaine. Cinq siècles d'histoire - Payot, Losanna 1992
    - La Svizzera in epoca romana - Historisches Museum Basel, Basilea 1957

     



     

    Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies