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SCHOLA XANTHA


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RESTI DELLA SCHOLA XANTHA

IL FORO ROMANO - STORIA E MONUMENTI DA CHRISTIAN HULSEN 
- Ermanno Loescher & Co Editori di S. M. la Regina d'Italia - 1905 -


LA SCHOLA DEGLI SCRIVANI ED ARALDI DEGLI EDILI CURULI

A destra delle fondamenta dell' arco di Tiberio, oltre la via Sacra, si vede un pavimento di marmo appartenente ad una piccola stanza; le lastre portano tracce di un sedile collocato tutto attorno sui lati della stanza e sulla parete di fondo. Delle mura dell'edificio, ora nulla rimane: ma verso il 1540 dagli scavi fatti in quel luogo vennero in luce avanzi di una costruzione piccola ed elegante, appartenente al principio dell' Impero.

Sull' epistilio si leggeva una duplice iscrizione: 

- secondo la prima durante il regno di Tiberio un liberto imperiale, Bebryx, insieme con A. Fabius Xanthus, ricostruì la schola degli scrivani ed araldi degli edili curuli, e decorò l'edifizio con ornamenti di marmo, sedili di bronzo e statuette di argento dei sette pianeti (divinità dei sette giorni della settimana). 
- La seconda iscrizione, aggiunta dopo, menzionava un restauro della schola eseguito sotto Caracalla (verso il 224 d.c.) da un tale Caius Avillius Licinius Trosius. 

Gli avanzi scritti e scolpiti furono presto distrutti e si dimenticò la località dello scavo così completamente, che nel secolo XIX la denominazione 'schola Xantha' venne attribuita erroneamente alle sette camere sotto il Portico degli Dei Consenti. 

Ma una schola dei subalterni degli edili doveva essere molto opportunamente situata accanto ai rostri e nelle vicinanze dell' erario. 

Vedi: CIL. VI, 103 (= Orelli 2502). 30692. Jordan I, 2, 367; Huelsen, R. M. 1888, 208‑232; 1902, 12; Vaglieri 164.

"Ok ora, gira le spalle al Tempio di Saturno e ritorna sul lato destro della Rostra. Sotto la ringhiera vedrai i resti di una piccola stanza con resti di un pavimento lastricato in marmo e alcune lastre di marmo verticali.


Questo è "SCHOLA XANTHA", "Schola" significa sostanzialmente in questo caso un ufficio commerciale per gli impiegati e i banchi di fagioli incaricati dei "lavori pubblici". E 'Xantha' è un nome moderno dato a questo edificio basato su un'iscrizione (il nome di una persona), non sanno come si chiamava in realtà nei tempi antichi.

Ora ricorda originariamente a questa estremità della Rostra l'imperatore Augusto installò il Milliarium Aureum nel 20 a.c. in modo che corrispondesse all'Umbilicus Urbis o all'altra estremità dei Rostra, in questo modo o nell'altro. 

Ma sembra che durante il regno dell'imperatore Tiberio (successore di Augusto) fu spostato dall'altra parte della strada e un piccolo edificio fu costruito proprio qui contro la Rostra, in questo modo o nell'altro. 

Ok ora, perché mettere un ufficio commerciale in questa posizione privilegiata? Perché questi ragazzi sono gli impiegati, i copisti e gli araldi dei "Curule Aediles" incaricati di lavori pubblici come acquedotti, fogne, mercati, templi, giochi pubblici, feste e forse anche molti bordelli. Quindi hai soldi in uscita per questi contratti governativi e il denaro è tenuto dall'altra parte della strada sotto il Tempio di Saturno nel tesoro. 

RESTI DELLA SCHOLA XANTHA
Quindi è un luogo eccellente per negoziare questo scambio, voglio dire che non vuoi che oro, argento e monete "casualmente" cadano dal carrello in transito. Inoltre mette in risalto questi scambi di denaro con contratti governativi con l'apparenza di onestà, gli affari loschi sono già stati fatti a porte chiuse comunque. 

Questo edificio fu scavato per la prima volta nel 1540 quando saccheggiarono il Foro del suo marmo per edifici rinascimentali e forni a calce. Tanto più esisteva una volta, ma fu distrutto e persino la sua posizione andò persa. E più tardi per molto tempo si credeva che le sette camere sotto il "Porticus Deorum Consentium" fosse in realtà la Schola Xantha. 

Ma in quello scavo del 1540 fu trovata una doppia iscrizione sull'architrave sopra l'ingresso. Fu distrutto ma registrarono l'iscrizione. Diceva che durante il regno dell'Imperatore Tiberio (14-37 d.c.) un liberto imperiale di nome Bebryx insieme a "Aulus Fabius XANTHUS" (dove ottennero il nome moderno XANTHA) costruì questa Schola per gli impiegati e gli eredi del Curule Aediles. 

Questo era un ufficio molto elaborato e l'iscrizione prosegue dicendo che "collocato c'erano sette immagini d'argento su staffe, un tavolo di bronzo, e aveva le pareti di marmo, ed eresse una statua della Vittoria e la fornì con sedili di bronzo e numerosi ornamenti. 

La seconda iscrizione successiva fu aggiunta durante il regno dell'imperatore Caracalla (211-217 d.c.) e diceva che 'Caius Avillius Licinius Trosius 'restaurò la schola.

Inoltre, se guardi l'estremità destra di questo edificio vedrai un semicerchio in mattoni (pensa a un piccolo forno per pizza in mattoni) che è sotto il suo livello del pavimento. Questo è un ipocausto che in realtà è una fornace a legna. Il pavimento dell'edificio è rialzato e sostenuto da piccoli pilastri di mattoni che creano un grande vuoto sotto il pavimento. Un fuoco è costruito proprio all'interno di questa apertura a semicerchio che riscaldava il pavimento con tempo freddo o umido. 


Spesso all'interno delle pareti venivano costruiti tubi di argilla per riscaldarli anche quando il calore e il fumo venivano espulsi. Molto probabilmente c'era un pavimento, o struttura, sopra questa sezione e gli schiavi sarebbero stati in questo seminterrato a curare questa fornace. Quindi forse questa sezione era un'altra piccola stanza della scuola?

Ecco una foto dei resti della Schola (è la stanza dietro il muro di mattoni). Siamo rivolti a nord in questa vista e il Tempio di Saturno è sulla sinistra (non mostrato). Lo spazio davanti al muro è proprio all'angolo del Forum. Quell'angolo è vuoto ad eccezione di alcuni frammenti ed è sotto il livello del suolo (buco). 

Ok, ora ci troviamo nell'angolo sud-ovest di Piazza del Forum. La Via Sacra sale dall'altra estremità della Piazza del Foro e corre tra la Piazza del Foro e la Basilica Giulia, poi colpisce il lato del Tempio di Saturno. 

A questo punto la via biforca, se andate a SINISTRA è il Vicus Jugarius che corre tra la fine della Basilica Julia e il lato del Tempio di Saturno e fuori dal Foro. Se vai a DESTRA è l'inizio del Clivus Capitolinus che gira intorno al Tempio di Saturno e su fino al Campidoglio. I Trionfi (sfilate militari della vittoria) salivano sulla Via Sacra e svoltavano a destra sul Clivus Capitolinus e fino al Tempio di Giove sul Campidoglio.

(CHRISTIAN HULSEN)


(Christian Hülsen (Berlino 1858 – Firenze 1935) fu uno storico dell'architettura tedesco, storico delle antichità romane, topografiche ed epigrafiche, in seguito dell'architettura medioevale e rinascimentale)


BIBLIO

- Chritian Hulsen - Il Foro Romano - Storia e Monumenti - Loescher - Torino - 1905 -
- Chritian Hulsen - (con Henri Jordan) - Topographie der Stadt Rom im Alterthum - Volume I - Berlino - Weidmannsche Buchhandlung - 1907 -



SCHOLA CASSII


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SANTA MARIA IN COSMEDIN

SCHOLA CASSII

"L'edificio antico di cui restano alcune colonne al loro luogo entro la basilica di S. Maria in Cosmedin, viene ora detto da molti la Scuola di Cassio, e si crede esser stato un edificio preceduto ad un portico eretto da un personaggio di tal nome, da uso di scuola pubblica. Alcuni vollero che gli avvanzi appartenessero al tempio della Pudicizia Patrizia, altri a quello della Fortuna o di Matuta, ed altri finalmente a quello di Cerere e di Proserpina. 

Tutte queste opinioni però sono dubbie poichè non si ha certezza del vero nome e destinazione del monumento. Soltanto può dirsi che la configurazione di quegli avvanzi li fa credere appartenuti piuttosto ad un portico che ad un tempio, e siccome ivi fu poi una scuola di lettere greche dove vuolsi che S. Agostino insegnasse rettorica, qual luogo fece dire il nome di S. Maria in Scuola Graeca alla chiesa attuale, così può congetturarsi che ivi rimanesse sempre una scuola, la quale cambiasse soltanto di denominazione.

Restano ancora eli avvanzi di parte della costruzione, fabbricata a grandi massi di travertini, ed otto colonne del peristilio, cinque delle quali sono nella parte inferiore della chiesa all'intorno, due a sinistra entrando, e due altre nella sagristia. Sono esse di marmo bianco scanalate d'ordine composito, con capitelli di finissimo intaglio, ed hanno 7 piedi di circonferenza. Il buon gusto di questi marmi e le belle proporzioni fanno decidere a credere l'edificio dell'epoca imperiale."



SANTA MARIA IN COSMEDIN

L'area della chiesa è vicina al Tevere, al Foro Boario e al Circo Massimo, e qui era collocata l'Ara Massima di Ercole, santuario "internazionale" deputato a garantire i commerci e i mercanti che in quella zona trafficavano e vivevano. Insomma era una zona di porto sul Tevere e in nome di Ercole si trattava e si giurava.

I RESTI DELLA SCHOLA
Ancora nel I sec. a.c., Vitruvio cita un tempio a pianta rettangolare posto all'ingresso del Circo Massimo e dedicato ad Ercole Invitto o Pompeiano, che dovrebbe senz'altro rispondere all'edificio.
Secondo alcuni venne edificata su un tempio di Cerere, e infatti nelle mura della chiesa restano incastrate alcune delle colonne corintie che appartenevano al peristilio del tempio.  Secondo altri sorgeva sopra il tempio della Fortuna.

Nei suoi giardini vi è sotterrato l'AEDES HERCVLIS INVICTI  "Post muros aedificìorum scolae Grecae statini non longe fuit templum Herculis", scavati e risotterrati, quindi non nello stesso posto ma accanto, e un'ara di Ercole è posta nella cripta.

Vittore registra una SCHOLA CASSII nell'VIII regione, in Aventino che in seguito, ospitò una colonia di monaci greci. In epoca imperiale però la struttura debitamente ampliata divenne la Statio Annonae, dedicato alla Dea Annona, poi assimilata a Giunone, il cui servizio pubblico gestiva l'approvvigionamento e la distribuzione di cibo, soprattutto di grano, al popolo romano.

Il fatto che fosse stata chiusa la schola publica non deve meravigliare. il cristianesimo chiuse tutte le scuole, sia pubbliche che private. Per questo la gente non sapeva più leggere nè scrivere. Si dimenticò il latino e si praticarono un'infinità di dialetti.

I RESTI DEL TEMPIO DI ERCOLE NELLA CRIPTA
La lingua italiana nacque così, da una elaborata distorsione della lingua latina, esaltata da Dante nella Divina Commedia che terrorizzava non poco i credenti con la minaccia delle pene eterne. Piacque tanto alla chiesa che fece dichiarare il dialetto in cui era scritta, il dialetto toscano, lingua nazionale.

Verso la fine del VI sec. l'edificio venne trasformato in diaconia, un centro assistenziale che dal IV sec. operava come ente morale, entrando in possesso di beni immobili, ricevendo contributi, con operazioni commerciali, ospedali, centri di accoglienza e formazione.

La prima vera e propria chiesa, anche se di piccole dimensioni, fu fatta costruire da papa Gregorio I, la cui famiglia aveva grandi possedimenti nella zona, attorno all'inizio del VII sec..

Papa Adriano I la fece ricostruire ampliandola come una basilica alla fine dell'VIII secolo, conservandone la struttura dell'antica sede dell'Annona, di cui la chiesa incorporò la struttura e il colonnato, dividendola in tre navate e abbellendola di pregiate decorazioni.

La chiesa e i suoi beni furono affidati ad una colonia di monaci greci che si erano rifugiati a Roma per sottrarsi alle persecuzioni degli iconoclasti e si erano stabiliti su questa riva del Tevere, dove era già insediata la comunità greca ed era perciò nota come Ripa Greca.

LA SCHOLA NEI SOTTERRANEI
Da questi la chiesa prese il nome di Santa Maria in Schola Greca, e divenne poi nota come Santa Maria in Cosmedin, dalla parola greca kosmidion (ornamento).

La diaconia di Santa Maria in Cosmedin fu eretta, secondo alcuni, da papa Stefano II nella chiesa fatta costruire intorno al 600 da papa Gregorio I sul Tempio della Fortuna.

Ma in tempi più antichi era conosciuta anche con il nome di Santa Maria in Schola Græca. In realtà lo spazio era occupato soprattutto dalla Scuola Greca. All'inizio era solo una piccola chiesa nella loggia dei mercanti, ma, in seguito, papa Adriano I la trasformò in una vera basilica.

- 1516. Girolamo Graziano de' Pierleoni, caporione di s. Angelo, apre una cava di pietra presso s. Maria in Cosmedin. Not. de Messis prot. 1121, e. 15, A. S. Indovinare da dove volesse cavare le pietre, non è difficile.

Diversamente dalla gran parte delle chiese romane del periodo, questa non era sorta sulla tomba di un martire. Tuttavia ebbe anch'essa la sua cripta, scavata nel podio della stessa Ara Massima.

COLONNE IN GRANITO ROSSO DI EPOCA IMPERIALE

DESCRIZIONE

La facciata a forma di capanna della chiesa presenta un portico con sette arcate, cui si sovrappongono sette finestre; in posizione decentrata, sulla destra dell'osservatore, si erge il bel campanile romanico risalente al XII secolo che si eleva dal tetto per sette piani, con bifore e trifore, e decorato da maioliche colorate.

Sotto il portico, il monumento di Alfano che curò per conto del papa Callisto II i restauri della chiesa. Nel muro sotto il portico, oltre alla famosa Bocca della Verità (un chiusino di età romana, posto qui nel 1632), sono murate alcune iscrizioni con atti di donazione:

IL PAVIMENTO IN OPUS SECTILE ROMANO
1) un’epigrafe del X secolo con l’elenco dei doni fatti da un certo Teubaldo (case, orti, vigne, oggetti liturgici) alla chiesa di S. Valentino sulla Via Flaminia;
2) un’iscrizione dell’VIII secolo da cui risulta la donazione da parte di un certo Eustazio e di suo fratello (Giorgio o Gregorio) di alcuni vigneti …qui sunt in Testacio;
3) una scultura con un’epigrafe mutila letta completamente nel XV secolo: Honoris Dei et Sancte Dei Genitricis Marie, pontificatus Domini Adriani pape, ego Gregorius notarius.
4) la tomba di Alfano, con l’iscrizione:
Vir probus Alfanus cernens quia cuncta perirent /
hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret / 
fabrica delectat pollet quia penitus extra /
sed monet interius quia post haec tristia restant

L'iscrizione è in latino perchè gli unici che studiavano erano gli ecclesiastici che la usavano tra loro, perchè il popolo ascoltava ma non capiva più la lingua dimenticata.

L'interno della chiesa è a tre navate, separate da pilastri e da diciotto colonne di recupero. Il soffitto è ligneo, costituito da capriate, mentre il pavimento è arricchito dagli smalti e dagli ori dei mosaici cosmateschi, oltre che dalle rotonde superfici marmoree antiche prelevate dai resti romani, levigate dal corso del tempo.

L'altare di granito rosso posto sul fondo dell'abside è dichiarato risalente al 1123, ed è esatto perchè in tale data  Callisto II collocò una vasca di granito orientale in s. M. in Cosmedin. Il Marangoni, descritta la conca porfiretica, già nel battistero lateranense, aggiunge:

"questa più non si vede a cagione delle desolazioni patite da Roma. Bensì nel medesimo battistero fu ed è collocata una bellissima urna di basalto che rassembra metallo, una di quelle che adoperavansi da' gentili nelle loro terme". Quindi anch'essa di antica origine romana.


BIBLIO

- Luigi Canina - Storia e topografia di Roma antica - Roma - Dai Tipi dello stesso Canina - 1841 -
- Silvana Errico - CIL 5182 - Scritto nella pietra - Da Casinum al resto del mondo: vicende storiche e virtuali del legato imperiale C. Ummidio Durmio Quadrato, durante il dominio di Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone - Borè - 2013 -
- James C. Anderson - Architettura e società romana - Baltimore - Johns Hopkins Univ. Stampa - a cura di Martin Henig - Oxford - Oxford Univ. - Comitato per l'archeologia - 1997 -
- Patrizio Pensabene - Provenienze e modalità di spogliazione e di reimpiego a Roma tra tardoantico e Medioevo - in O.Brandt - Ph. Pergola - Marmoribus Vestita - Miscellanea - F. Guidobaldi - Città del Vaticano - 2011 -






 

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