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SACRI MISTERI DI ISIDE


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ISIDE EGIZIA


Apuleio - Le metamorfosi - X

"Finalmente sfilarono le schiere degli iniziati ai sacri misteri, uomini e donne di ogni condizione e di tutte le età, sfolgoranti nelle loro vesti immacolate di candido lino, le donne coi capelli profumati e coperti da un velo trasparente, gli uomini con il cranio lustro, completamente rasato, a indicare che erano gli astri terreni di quella grande religione; inoltre dai sistri di bronzo, d'argento e perfino d'oro, traevano un acuto tintinnio. 

ISIDE REGINA
Seguivano poi i ministri del culto, i sommi sacerdoti, nelle loro bianche, attillate tuniche di lino, strette alla vita e lunghe fino ai piedi, recanti gli augusti simboli della onnipotente divinità. Il primo di loro reggeva una lucerna che faceva una luce chiarissima, però non di quelle che usiamo noi, la sera, sulle nostre mense, ma a forma di barca, e tutta d'oro, dal cui largo foro si sprigionava una fiamma ben più grande. 

Il secondo era vestito allo stesso modo ma reggeva con tutte e due le mani degli altarini, i cosiddetti «soccorsi», a indicare la provvidenza soccorritrice della grande dea; il terzo portava un ramo di palma finemente lavorato in oro e il caduceo di Mercurio, il quarto mostrava il simbolo della giustizia: una mano sinistra aperta. 

Questa, infatti, lenta per natura, priva di particolari attitudini e di agilità, pareva più adatta della destra a raffigurare l'equità. Costui, inoltre, portava anche un vaso d'oro, rotondo come una mammella, dal quale libava latte, un quinto recava un setaccio d'oro colmo di rametti anch'essi d'oro e un altro un'anfora."

Iside è figlia di due divinità, Nut, la madre e il cielo, e Gheb, il padre, la terra. Fu Dea lunare, sorella e sposa di Osiride e madre di Horus, che in seguito presero i nomi rispettivamente di Serapide ed Arpocrate. Con figlio e marito Iside formò una triade divina, una santissima trinità di cui la Dea era il personaggio principale.
Il suo culto, diventato misterico per i legami della Dea con il mondo ultraterreno e nonostante all'inizio fosse ostacolato, dilagò a lungo in tutto l'Impero romano.



IL MITO

Nel mito egizio la Dea Nephthys si innamorò di Osiride, Faraone dell'Egitto, che innamorato di Iside la respinse; ma suo marito, il Dio Seth, fratello di Iside ed Osiride, comunque ingelosito si trasformò in cinghiale e uccise Osiride durante una caccia.

Iside, accompagnata da Anubis, partì alla ricerca del marito e ne trovò il cadavere, che però le venne rubato da Seth e fatto in 14 pezzi. Iside ed Anubis rinvennero e ricomposero le membra; poi ella baciò il corpo del marito e gli fece bere l'acqua della vita, resuscitandolo. Osiride scese a regnare sul mondo dei morti, ma prima generò con Iside il Dio Horus/Arpocrate.

Seth rivendicava il trono d'Egitto rimasto vuoto e la mano di Iside; ma essa lo respinse, chiedendo il regno per il figlio Horus. Il tribunale degli Dei accecò e scacciò Seth, che da allora visse nelle tenebre.



L'ASPETTO

Iside è molto bella, ha i neri capelli lunghi e ricci; il suo mantello color ebano risplende d'una luce tenebrosa ed è intessuto di stelle con luna e sole. Sul capo divino una coppia di corna o serpi racchiudono il sole. A volte è vestita all'egizia o è nuda.



ATTRIBUTI

Il segno di Ankh (la chiave del Nilo), il sistro (che suona le melodie dell'universo), la brocca d'acqua (Dea delle acque), scettro (Iside Regina), colonna conica con spighe (ovvero l'omphalos), luna e sole, il serpente, tiet o nodo di Iside (l'infinito), la colomba, le rose.



I MISTERI

"Io sono colei che, è che è sempre stata e sempre sarà, e nessun mortale ha mai alzato il mio velo." Questa frase la riferisce Plutarco per averla letta incisa su una statua di Iside. Insomma i caratteri del Dio unico appartenevano un tempo alla Dea, che però non era unica.

I Misteri Egizi di Iside sembra salvassero all'Ade permettendo di raggiungere i Campi Elisi dopo la morte. Il culto di Iside è molto simile per alcuni aspetti a quello cristiano. Infatti nel suo tempio, al contrario degli altri templi pagani, prendevano posto i fedeli e per giunta pregavano.

La morte e resurrezione di Osiride simboleggiava la promessa di vita eterna agli iniziati, come la morte e resurrezione di Cristo garantisce l'eternità ai cristiani.

Iside che concepisce il Dio Horus quando Osiride è già morto, quindi una concezione immacolata, la Dea che schiaccia il Tartaro sotto ai suoi piedi, dai molti nomi e dai molteplici colori che segnano la sua veste, richiama molto della Vergine Maria, l'immacolata che schiaccia il serpente, tradendo però il simbolo più sacro a tutte le Grandi Madri, il serpente, simbolo di terra e materia e quindi di istinto. Quella materia che Iside unisce allo spirito ma che la Madonna divide inesorabilmente.

Inoltre, come i cristiani, i seguaci di Iside dovevano osservare la fede, la moralità e la preghiera; la divina provvidenza li proteggeva, aiutandoli in terra e preparando loro un posto nell'aldilà.
Mancava inoltre della selettività degli altri misteri, cercando di fare proseliti con la predicazione, cosa anche questa praticata dai cristiani. Tutti gli iniziati portavano un amuleto con la scritta "Isis Victrix" e una stola sacra per la preghiera, da cui il cattolicesimo attinse quella dei preti cristiani. I fedeli portavano al collo una catenina con l'ank, come oggi un cristiano può indossare una catenina con la croce.
Come i Cristiani, i fedeli di Iside formano una comunità molto unita e potente, però in maggioranza femminile.



LE PRATICHE

A chi richiedesse ardentemente la sua iniziazione il sacerdote rispondeva
"le chiostre del mondo infero e le porte della salvazione stanno nelle mani della Dea e l’iniziazione stessa vien celebrata a guisa di una morte volontaria e di una gratuita salvezza: in quanto, coloro che trascorso il tempo della vita si trovano già al limite della morte, la Dea stessa suole indicarli come quelli cui possono con sicurezza affidarsi i grandi segreti della religione e che, in qualche modo rinati per sua provvidenza, son da essa affidati ad una nuova via di salute"

Prima dell'iniziazione si osservava un lungo periodo di preghiera con astinenza sessuale e digiuni; la data del rito viene fissata dal sacerdote o direttamente da Iside, che talvolta appariva in sogno. La cerimonia durava un' intera notte in cui l'adepto, dopo un digiuno ed un lavacro purificatori, indossava 12 vesti, una ogni ora, corrispondente ad una sfera celeste. Si trattava di un viaggio dell'anima, con l'esperienza della morte, della presentazione agli Dei e della rinascita.

All'alba, vestito e coronato d'oro, e con una fiaccola in mano, veniva presentato ai fedeli come Osiride morto e risorto. L'iniziazione costava 250 sesterzi. Da tener conto che lo stato non sosteneva i costi e pure i sacerdoti erano mantenuti da donazioni volontarie. I gradi di iniziazione ulteriori erano due: i Misteri di Osiride, riservati ai fedeli più devoti, che costavano 1000 sesterzi; ed un terzo grado di iniziazione, riservato ai futuri sacerdoti.

Differentemente dalla maggior parte dei culti, i Misteri di Iside sono caratterizzati da numerose funzioni religiose quotidiane, almeno quattro al giorno, più altre nelle ricorrenze. Le immagini sacre della Dea ricevevano dai fedeli il bacio a distanza accompagnato dal gesto della mano.

Durante le feste Isiache, che celebravano la morte e resurrezione di Osiride, i sacerdoti si battevano il petto e si lamentavano ad imitazione di Iside mentre traversava  in barca il Nilo cercando il corpo dello sposo.

La festa più seguita era la Navigazione di Iside, con il corteo del Carro Navale: una splendida navicella ricca e adorna di nastri e fiori veniva portata in processione su ruote fino al mare, accompagnata da una gran folla di fedeli in maschera e dai sacerdoti; il suo varo segnava l'inizio della stagione  marittima, poichè Iside era Regina Maris e protettrice dei naviganti (come la Madonna).



I VERI MISTERI

ISIDE CHE ALLATTA HORUS
C'è da supporre però che i veri Sacri Misteri Isiaci esistessero e che non fossero dati alla massa, che serviva soprattutto a tenere vivo il culto e a mantenerlo economicamente. Il mito della morte e resurrezione del figlio della Dea, che in ere più antiche era rappresentato da madre e figlia, o da una Dea unica, riguarda sempre una discesa agli inferi in cui ci si depriva di tutto, dalle vesti ai gioielli e perfino degli occhi, per poi ascendere vittoriosi tornando alla terra.

Tutto ciò fu tradotto nel cristianesimo come discesa di Cristo nell'inferno per giudicare il reparto del limbo, mandando anime in paradiso o nell'inferno definitivo. Ora però il limbo è stato sconfessato dalla Chiesa ma il Credo cristiano con la discesa agli inferi resta.

A volte Iside era detta La Nera, per il suo aspetto infero e si pensa che non poche Madonne nere siano Isidi trasformate.

Nei sacri Misteri l viaggio interiore appartenuto alla divinità doveva diventare il viaggio dell'iniziato, entrando nelle profondità di se stesso e comprendendo così la propria intima natura, sperimentando una specie di morte che permetteva di comprendere la vera morte e di superarne la paura. L'iniziato "sapeva" non perchè veniva informato da altri ma perchè sperimentava dentro si sé, la realtà dell'uomo e dell'universo.


Apuleio

Apuleio, nel suo Asino d'oro testimonia varie fasi dell’iter iniziatico.

"Eccomi a te, Lucio, commossa dalle tue preghiere. e lamenti,
lo, madre di tutte le cose le cose, signora e principio di tutte le
generazioni nei secoli, la più grande dei numi, la regina dei Mitili, la prima
dei celesti, archetipo immutabile degli dei e delle dee
a cui concedo di governare col mio assenso le luminose volte dei ciclo,
le saline brezze del mare, i lacrimati popoli degli inferi,
lo la cui potenza, unica se pur multiforme,
tutto il mondo venera con riti diversi, con diversi nomi."


La fase preliminare è quella del sonno e del sogno in cui la Dea compare all’iniziando, consigliandolo di farsi iniziare ai “sacri riti”. Questa fase ha una rigorosa pratica ascetica di purificazione, tenendosi lontani da ogni eccesso ed alterigia, ossia il togliersi la maschera di cui l'io si riveste.

La seconda fase è l’iniziazione isiaca, come una “morte volontaria” ed una salvezza temporanea, che si realizza in questa vita terrena con un'unione tra spirito e materia nella quotidianità che migliora la vita e prepara alla morte.

Ascolta, dunque, e credi: è tutto vero. Guadagnai i confini della morte, misi il piede sulla soglia di Proserpina e tornai indietro, trascinato attraverso tutti gli elementi; nel cuore della notte vidi il sole vibrare di luce radiosa, venni alla presenza degli Dei inferi e degli Dei celesti e li adorai da vicino.”
L’iniziazione isiaca è completata poi da un festeggiamento con un sacro banchetto e “allegri festini”.

La terza fase è quella della osirificazione, quando Osiride appare nel sonno e fa entrare Apuleio nel collegio dei pastofori e “persino in quello dei decurioni quinquennali”

Tu sciogli le più intricate fila dei fati, plachi le tempeste della fortuna, scongiuri i funesti influssi degli astri. A te rendono onore i Celesti, a te prestano rispetto gli Inferi. Tu produci la rotazione della terra, dai luce al sole, governi l’Universo, schiacci sotto ai piedi il Tartaro

In un passo di Plutarco scrive che “la sua potenza concerne la materia che tutto diviene e tutto accoglie”. Nella religione cristiana invece non esiste un messaggio spirituale in cui la divinità riguarda la materia. Iside è un principio cosmico vivente nell'uomo e nel cosmo, che racchiude in sé il segreto del suo divenire, della sua trasformazione, dei suoi cicli di vita e morte. Questo era il vero oggetto dei Sacri Misteri di Iside. .


BIBLIO

- Luca Graverini - Le Metamorfosi di Apuleio - Letteratura e identità - Ospedaletto - Pacini - 2007 -
- Adriano Pennacini, Pierluigi Donini, Terenzio Alimonti, Anna Monteduro Roccavini - Apuleio letterato, filosofo, mago - Bologna - Pitagora - 1979 e 1984 -
- Walter Burkert, M. Rosaria Falivene - Antichi culti misterici - Bari-Roma - Laterza - 1983-1991 -
- Ermanno Arslan (a cura di) - Iside: il mito, il mistero, la magia - Milano - Electa - 1997 -
- J. Gwyn Griffiths (a cura di) - Plutarch's De Iside et Osiride - University of Wales Press - 1970 -

CULTO DI BUBONA


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LA DEA DEI BUOI

Bubona nella religione romana sembrerebbe una Dea protettrice dei buoi, la cui fonte storica è principalmente quella di Sant'Agostino, che la nomina quando tratta degli Dei minori romani, il cui nome corrisponde alla loro funzione:

«Sed quoniam sciebant nemini talia nisi aliquo deo largiente concedi, quorum deorum nomina non inveniebant, earum rerum nominibus appellabant deos, quas ab eis sentiebant dari, aliqua vocabula inde flectentes, sicut a bello Bellonam nuncupaverunt, non Bellum; sicut a cunis Cuninam, non Cunam; sicut a segetibus Segetiam, non Segetem; sicut a pomis Pomonam, non Pomum; sicut a bubus Bubonam, non Bovem»

«Ma quando non sapevano che nome mettere ai loroi Dei, davano agli Dei il nome delle cose che, a loro giudizio, erano accordate dagli Dei stessi. Pertanto aggiungevano dei suffissi alle parole, come da bellum (guerra) Bellona e non Bello, dalle cune Cunina e non Cuna, da segetes (messi) Segezia e non Segete, dai pomi Pomona e non Pomo, dai bovi Bovona e non Bove.»

(Sant'Agostino, La città di Dio, IV,24)



LA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI DOMESTICI

IUNO SOSPITA - FIDENE
Che alcuni Dei avessero a che fare con la protezione degli animali è possibile, anche se la loro origine ha strati più profondi, come la Juno Caprotina, l'antica Dea di Lanuvio che ha le spalle ricoperte da una pelle di capra, mentre la Juno Sospita da Fidenae ha la testa sormontata da un copricapo boomorfo, pur mantenendo sembianze femminili, simili alle Dee orientali di Bali, o dell'India vedica. 

Anche le figure di antefisse riportate alla luce nell'area di Antemnae e Fidenae conservano alcuni aspetti boomorfi su un sorridente volto umano, ma a volte sono rappresentate direttamente dall'animale totemico. In tutta I'area indo-mediterranea, compresa I' Asia Minore, la Dea è bovide, soprattutto a Creta, con la civiltà minoica. 

Tra la Siria settentrionale e I' Asia Minore, già tra il V e il IV millennio a.c. appaiono per la prima volta il bucranium (testa del toro), con la doppia ascia e la Dea boomorfa: la Dea è mucca e il figlio è toro, e in Anatolia nel neolitico sono stati rinvenuti i bull pillars, strutture di mattoni entro le quali erano cementate delle corna di toro, tutti i figli della Dea. 



LA DEA VACCA DEI DEFUNTI

IUNO SOSPITA - SATRICUM
In epoche antichissime l'antenata totemica, in seguito sostituita dalla Dea boomorfa, presiedeva alle iniziazioni e al culto dei defunti. Quando verso il 4000-3500 a.c. la cultura di villaggio agricolo-pastorale si diffuse alla Mesopotamia, il culto del sacro bovide, attraverso I'lran, giunse fino all'lndia, nello stesso periodo in cui a Creta sorgeva il minoico secondo. 

A Tirinto e a Micene sono state rinvenute un gran numero di piccole mucche in terracotta che lo Schliemann definisce come immagini di Hera boopis.  Nin-Galla, Dea dei sumeri era definita la "Grande Vacca", ma pure le divinità egizie Nut, Hathor e Iside erano tutte originariamente Dee boomorfe. 

Nel corteo sacro descritto da Apuleio nell'Asino d'oro, la Dea Iside è rappresentata da una vacca, le cui zampe anteriori poggiano sulle spalle di uno dei sacerdoti. Ma la Dea Mucca era anche signora del mondo sotterraneo, era lei ad accogliere il defunto e a donargli nuova vita. La Dea diventa pure la Vacca celeste simbolo della luna e della magia ad essa connessa in tutta la zona mediterranea. 

LA DEA CELESTE CHE GUIDA IL CARRO LUNARE

IL CULTO A ROMA

A Roma il culto del bue sacro viene introdotto dall'area sabina. I Latini onoravano già questa Dea e la radice bu- all’inizio della parola testimonia la sua origine legata ai bovini, in quanto in latino il termine generico indicante i bovini è bos-vis, da cui derivano bubulinus (bovino), bubile (stalla per buoi), bubulcus (bovaro, bifolco, guardiano di buoi), bubalus (bufalo).

Prima della semina primaverile si celebrava la festa detta "Pro Bubus" o "Ludi bubetii", dove si celebrava un banchetto sacro in onore della Dea Bubona, protettrice dei buoi: "ludos boum causa celebrantes Bubetios vocabant", che tanto ricorda l'ellenica Hera Boopis, una delle Dee indigete, le divinità italiche più antiche. 

Bubona è la Dea che vigila la mandria, la protettrice degli animali domestici nell'antico Latium, accanto alle altrettanto antiche Dee Epona, Bellona, Angerona, e Feronia, epiteto attribuito a Giunone dai sabini. Ma l'aspetto boomorfo della Dea ha un significato che va molto oltre alla protezione degli armenti. Essa è la Vacca Sacra, la Natura che, come la vacca, dona generosamente il suo latte per nutrire le creature.

Pertanto la Dea bovide, o Bubona, è la Terra, Madre di tutte le creature che tutte sfama, che fa nascere, crescere e morire, per poi nel nuovo ciclo fa rinascere, crescere e morire, lei è il divenire, l'avvicendarsi eterno dei cicli della Natura.



IL MITO DI EUROPA

Nel mito Giove, sotto forma di candido toro, rapisce la bellissima Io, detta anche Europa, secondo alcuni ninfa, secondo altri figlia di re. Una delle sue più celebri raffigurazioni sta sulla metopa del tempio di Selinunte del 580-560 a.c., oggi conservata al Museo archeologico A. Salinas di Palermo. 

EUROPA SUL TORO
L’immagine raffigura Europa sul dorso del toro in procinto di attraversare il mare, rappresentato dai pesci sotto le zampe. Il volto della giovane è sereno, non si avverte nessuna tensione per il rapimento che la strapperà per sempre dalla sua terra e dalla sua famiglia. La giovane raccoglieva fiori come Persefone quando Ade la rapisce portandola nel regno dei morti.

Zeus rapì Europa attraversando il mare e trasportandola a Cnosso, sull'isola di Creta, dove la fanciulla, volente o nolente, gli generò tre figli, tra i quali Minosse, re di Creta, Serpedonte, re della Licia e Radamanto, giudice degli inferi.

Ma la storia ha un seguito, per cui la regina di Creta Pasifae, mossa da passione per un toro, si unì a lui generando il Minotauro, un mostro metà uomo e metà animale che per sfamarsi chiedeva annualmente sacrifici umani. Là la colpa è dell'insaziabile re degli Dei che o conquista o stupra, qui la colpa è della bramosia della donna che vuole essere posseduta da un toro, la storia cambia secondo i tempi e i luoghi.

Nel ratto di Europa si indovinano le migrazioni dei popoli nomadi, ma soprattutto c'è lo stravolgimento della Dea Vacca, la natura che nella Dea comanda ma concede generosamente, mentre nei miti successivi è posseduta e violentata, oppure bramosa e perversa masochista. La verità  è che Europa fu la Dea vacca così importante e celebrata da dare il nome a un intero continente.

Vedi anche: LISTA DELLE DIVINITA' ROMANE


BIBLIO

- Augustine of Hippo - De civitate Dei - IV -
- Arnaldo Momigliano - The Theological Efforts of the Roman Upper Classes in the First Century b.c. - Classical Philology - 1984 -
- Diodoro Siculo - Biblioteca Historica -
- Rémy Poignault, Odile Wattel - De Croizant (a cura di) - D'Europe à l'Europe, Le mythe d'Europe dans l'art et la culture de l'Antiquité au XVIIIe siècle - Caesarodnum - Actes du colloque tenu à l 'ENS - Paris - Tours - Centre Recherches A. Piganiol - 1998 -


CULTO DI ISIDE - ISIS


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ISIDE EGIZIA

Inno a Iside
Papiro di Ossirinco n.1380, 1. 214-216, II sec. a.c. :

Dea dalle molte facoltà, onore del sesso femminile. 
Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle assemblee, 
nemica dell'odio.
Tu regni nel Sublime e nell'Infinito.
Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali.
Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiri),
che hai ben governato la barca, e gli hai dato
una sepoltura degna di lui.
Tu vuoi che le donne si uniscano agli uomini.
Sei tu la Signora della Terra
Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini!


Iside o Isis o Isi, originaria del Delta, fu la Dea egizia della maternità e della fertilità. Divinità in origine celeste, associata alla regalità, faceva parte dell'Enneade.


Il Mito 

- Ego sum omne quod fuit, 
quod est, quod futurum est.
Velum meum nemo mortalium rilevavit -

(Plutarco - Iside)


Figlia di Nut, Dea del cielo, e Geb, Dio della terra, sorella di Nefti, Horus il vecchio, Seth ed Osiride, con cui si unì quando ancora erano nel ventre materno, generando Horus.

Regnarono felici sull'Egitto finchè Seth, geloso perchè sua moglie Nefti si era innamorata di Osiride, con un inganno fece entrare durante un banchetto Osiride in un bara che fece sigillare e gettare nel Nilo.

Iside disperata si mise, accompagnata da Anubis, a cercare e ritrovò la bara, ma Seth gliela rubò e smembrò il corpo di Osiride seminando i pezzi in diverse città sulle coste del Nilo. Con l'aiuto della sorella Nefti Iside cercò e assemblò le parti del corpo di Osiride, riportandolo in vita attraverso la sua acqua sacra. Solo il membro virile non fu trovato e Iside lo sostituì con un fallo d'oro.

Comunque Osiride, vendicato dal figlio Horus e resuscitato da Iside, regnò sul regno dei morti.
Per la sua capacità di riportare dalla morte alla vita Iside era considerata una divinità associata alla magia e all'oltretomba. Aiutò Osiride a civilizzare il mondo, ed inventò il sistro, l'agricoltura, il tessere e il ricamare, e istituì il matrimonio. Inoltre era la guardiana di uno dei vasi canopi: Hamset, il cui coperchio aveva forma di testa di un uomo e che conteneva il fegato.


Iside scorpione

Dopo aver ucciso Osiride Seth imprigionò Iside che tuttavia riuscì ad evadere, accompagnata da sette scorpioni.
Nella stele Mettermich del 370 a.c., Iside parla delle sue compagne.
" Le due scorpione Tefen e Befen erano dietro di me; Mestet e Mestetef erano ciascuna ai mie lati; Petet, Thetet e Matet mi precedevano per prepararmi la strada".
Queste Dee dettero fuoco alla casa della donna che rifiutò alloggio a Iside, ma la Dea pietosa fece piovere spegnendo così l'incendio. A questo punto, la donna la riconobbe e decise di aiutarla.

Piramide di Unas nella Piana di Giza, Egitto:

Ave Iside, gloriosa Dea,
Il giorno è finito e la notte è giunta,
il sole è tramontato e le stelle sorgono.
Questo è il rito della sera,
il rito per terminare il giorno di luce.
Lascia che il tuo strumento suoni
salutandoti con tutti gli onori,
Iside, gloriosa Dea.
Con il fiammifero accendo il fuoco
sull'altare preparato per te,
Iside, gloriosa Dea,
E l'incenso notturno sale, dolcemente mischiato,
per mettermi nell'animo per percepire te,
Iside, gloriosa Dea,
Che sorge dietro di me come una fiamma d'oro
e sfiora la mia schiena con le sue abili ali.
Rendo accessibile la base del mio collo a Te.
Lascia che il tuo portale ti dia il benvenuto,
O Iside, Grande e Gloriosa dea.
Sollevo le mie mani e sostengo il curvo inchino dell'esaltazione,
E mi alzo ancora una volta all'acuto angolo dell'invocazione.
Vieni, o grande e gloriosa Dea,
Vieni nella pienezza di forza e amore,
lascia che il tuo indumento per un attimo vesta Te,
O Iside, dea Grande e Gloriosa.


Plutarco disse “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole, Osiride, e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.


Iconografia

Raffigurata come una donna con una lunga tunica, che reca sul capo il simbolo del trono, mentre tiene in mano l'ankh o l'uadj. Più tardi, in associazione con Hathor, fu raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Talvolta invece appariva totalmente nuda.

Rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello, simbolo del il vento. In forma alata fu dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. A volte allatta il figlio Horo. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco.

Il toro sacro Apis, allevato a Menfi, era la manifestazione terrena di Serapide, col manto nero, ma pezzato di bianco su fronte, fianchi, zampe e coda. Dai suoi zoccoli e dal suo modo di mangiare si leggevano gli oracoli del Dio; alla sua morte, cui seguivano cordoglio e solenni funerali, lo spirito di Apis si incarnava in un altro toro. I tori morti, imbalsamati e racchiusi in sarcofagi a Menfi, erano adorati come manifestazione di Serapide e  mistero della resurrezione del Dio.




ISIDE ROMANA

Iside Regina - Apuleio, Metamorfosi:

Io sono la genitrice dell'universo,
la sovrana di tutti gli elementi,
l'origine prima dei secoli,
la totalità dei poteri divini,
la regina degli spiriti,
la prima dei celesti;
l'immagine unica
di tutte le divinità maschili e femminili:
sono io che governo
col cenno del capo
le vette luminose della volta celeste,
i salutiferi venti del mare,
i desolati silenzi degli inferi.
Indivisibile è la mia essenza,
ma nel mondo io sono venerata ovunque
sotto molteplici forme,
con riti diversi, sotto differenti nomi.
Perciò i Frigi, i primi abitatori della terra,
mi chiamano madre degli dei,
adorata in Pessinunte;
gli Attici autoctoni, Minerva Cecropia;
i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo;
i Cretesi abili arcieri, Diana Dictinna;
i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia;
gli abitanti dell'antica Eleusi, Cerere Attea;
alcuni Giunone; altri Bellona;
gli uni Ecate; gli altri Rammusia [Nemesis].
Ma le due stirpi degli Etiopi,
gli uni illuminati dai raggi nascenti
del dio Sole all'alba,
gli altri da quelli morenti al tramonto,
e gli Egiziani valenti per l'antico sapere,
mi onorano con riti che appartengono a me sola,
e mi chiamano col mio vero nome:
Iside Regina.


Iside, la cui originaria associazione col Dio Osiride fu sostituita dalla Dinastia tolemaica con quella del Dio Serapide, fu dall'epoca tolemaica venerata come simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, diffondendosi nel mondo ellenistico, fino a Roma. Grande impulso le dette Cleopatra quando giunse a Roma con Cesare vittorioso che le concesse di edificare vari templi. In breve il culto conquistò molta gente, soprattutto le matrone.

Ed ecco la descrizione della sua immagine fatta da Apuleio:
- In primo luogo una massa di capelli folti e lunghi,
leggermente riccioluti, si allargava ovunque,
sulla nuca divina, e fluiva giù con molta grazia.
Una corona intessuta di molti e svariati fiori
le cingeva il capo alla sommità, proprio nel mezzo,
sopra la fronte, emetteva una chiara luce un disco
dalla superficie piana che somigliava a uno specchio,
o che anzi voleva imitare la luna.
Sui lati, a destra e a sinistra si drizzavano due vipere
con le loro spire, e, dalla parte superiore,
spire sacre a Cerere, si protendevano ad attirare gli sguardi.
La sua tunica multicolore, intessuta di bisso sottile,
pareva ora bianca come il brillar della luce,
ora gialla come il fiore dello zafferano,
ora fiammeggiante come il fulgor delle rose.
Ma soprattutto confondeva il mio sguardo
un manto nero come l’ebano,
che splendeva d’una sua lucentezza tenebrosa.
Esso correva tutto intorno al corpo,
rimontava sotto al fianco destro fino alla spalla sinistra,
fino a formarvi un nodo, poi tendeva in basso
in pieghe molteplici fino all’orlo inferiore,
e con molta grazia si raccoglieva in onde
con i suoi fiocchi e le sue frange. -

ISIDE (Pompei)

Iside "Regina Coeli"

Preghiera a Iside (Apuleio, Metamorfosi XI, 2 a Iside Regina)
"O Regina del cielo,
tu feconda Cerere,
prima creatrice delle messi,
che, nella gioia di aver ritrovato
tua figlia, eliminasti l'antica usanza
di nutrirsi di ghiande come le fiere,
rivelando agli uomini un cibo più mite,
ora dimori nella terra di Eleusi;
tu Venere celeste,
che agli inizi del mondo congiungesti
la diversità dei sessi
facendo sorgere l'Amore
e propagando l'eterna progenie
del genere umano,
ora sei onorata nel tempio di Pafo
che il mare circonda;
tu [Diana] sorella di Febo,
che, alleviando con le tue cure
il parto alle donne incinte,
hai fatto nascere tanti popoli,
ora sei venerata nel tempio illustre
di Efeso; tu Proserpina,
che la notte con le tue urla spaventose
e col tuo triforme aspetto
freni l'impeto degli spettri
e sbarri le porte del mondo sotterraneo,
errando qua e là per le selve,
accogli propizia
le varie cerimonie di culto;
tu che con la tua femminile luce
rischiari ovunque le mura delle città
e col tuo rugiadoso splendore
alimenti la rigogliosa semente
e con le tue solitarie peregrinazioni
spandi il tuo incerto chiarore;
con qualsiasi nome, con qualsiasi rito,
sotto qualunque aspetto
è lecito invocarti:
concedimi il tuo aiuto
nell'ora delle estreme tribolazioni,
rinsalda la mia afflitta fortuna,
e dopo tante disgrazie che ho sofferto
dammi pace e riposo."


Si trovano testimonianze del culto di Iside ad Atene, a Titorea presso Delfo (dove si trovava il più sacro dei santuari greci di Iside), in molti centri della Grecia, nelle isole dell'Egeo (in particolare a Delo), in Asia Minore, in Africa settentrionale, in Sicilia, in Sardegna, in Spagna, in Italia (soprattutto in Campania a Pompei, Pozzuoli, Ercolano), in Gallia e in Germania.

A Roma il culto ebbe un grande successo. Verso l'88 a.c. era in funzione a Roma un collegio di pastophori: una confraternita di sacerdoti che portavano nelle processioni piccole edicole con le immagini divine della Dea.

Il culto di Iside fu infatti introdotto a Roma nel I secolo a.c., assimilandola talvolta con molte divinità femminili locali, quali Cibele, Demetra e Cerere, e molti templi furono innalzati in suo onore.

Il più famoso fu quello di File, l'ultimo tempio pagano ad essere chiuso nel VI sec. Durante il suo sviluppo nell'Impero il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste allegre e ricche, e perchè, al contrario dei templi pagani, i fedeli potevano entrare e pregare nel tempio, che era infatti molto più grande e ornato all'interno dei templi pagani.

Il culto disponeva di parecchi sacerdoti e sacerdotesse, anche perchè diffondevano il culto attraverso la predicazione, pratica in seguito imitata dal cristianesimo.

Apuleio - l’Asino d’oro - alla Grande Madre Iside -
"Tu sei santa, 
tu sei in ogni tempo salvatrice dell’umana specie,
tu, nella tua generosità, porgi sempre aiuto ai mortali,
tu offri ai miseri in travaglio il dolce affetto che può avere una madre.
Né giorno né notte, per attimo alcuno, per breve che sia,
passa senza che tu lo colmi dei tuoi benefici:
tu per mare e per terra proteggi gli uomini,
allontani le tempeste della vita
e porgi con la tua destra la salvezza,
tu sempre con la mano sciogli le fila
che il destino aggroviglia in nodi inestricabili,
tu calmi le bufere della Fortuna
e poni un freno alle funeste rivoluzioni delle stelle.
Te onorano gli dei del cielo e rispettano quelli dell’Inferno,
tu fai ruotare la terra, dai la luce al sole,
governi l’universo, calchi col tuo piede il Tartaro.
A te obbediscono le stelle, per te ritornano le stagioni,
di te si allegrano i numi, a te servono gli elementi.
Al tuo cenno spirano i venti, offrono il nutrimento le nubi,
germogliano i semi, crescono i germogli.
La tua maestà temono gli uccelli vaganti nel cielo,
le fiere erranti pei monti,
i rettili celantisi nel terreno,
i mostri nuotanti nel mare.
Povero è il mio ingegno nel cantare le tue lodi,
scarso il mio patrimonio nell’offrirti sacrifici,
la mia voce non ha sufficiente ricchezza
per esprimere i sentimenti che m’ispira la tua maestà;
e non riuscirei neppure se avessi mille bocche e altrettante lingue,
neppure se potessi parlare senza stancarmi per tutta l’eternità.
Perciò quel poco che può un tuo fedele ma povero seguace,
io cercherò di farlo: le tue divine sembianze e la santissima tua volontà,
ora che le ho accolte nell’intimo segreto del mio cuore,
le custodirò in eterno e sempre le contemplerò nell’animo mio
"

I sacerdoti portavano una veste di lino bianca senza maniche annodata sotto le ascelle. I Diaconi vi indossavano sopra una sopravveste bianca incrociata sul petto con il nodo sacro di Ankh; per le Diaconesse la sopravveste era rossastra. I Pastofori oltre alla sopravveste indossavano un mantello nero. La suprema sacerdotessa di ogni tempio era una donna e portava un fiore di loto in fronte ed un ureo, vivo o di bronzo, attorno al braccio. I sacerdoti maschi avevano la testa rasata, mentre le sacerdotease mantenevano lunghi i propri capelli.

Le sacerdotesse della Dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell'influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castità alla Dea Iside. Sull'Appia antica c'è un sarcofago con 4 effigi: sopra quella dei genitori, sotto quella della prima sacerdotessa di Iside, ma al suo fianco non ha una figura maschile, bensì l'umbone solare, il simbolo del maschile interiore ritrovato, dunque casta e senza marito, ma completa del suo maschile in sè stessa.



VICISSITUDINI ROMANE
  • Nel 65 a.c. un altare dedicato ad Iside sul Campidoglio venne distrutto per ordine del Senato.
  • I seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica. Il Senato ordinò la distruzione di templi, altari e statue della dea nel 58, nel 54, nel 50 e nel 48 a.c.
  • Nel 50 a.c. il console Emilio Paolo non trovò nessun operaio disposto ad abbattere il santuario di Iside.
  • Nel 43 a.c. i triumviri (Antonio, Ottaviano e Lepido) promisero di consacrare un tempio isiaco a spese della Repubblica. Ma la promessa non venne mantenuta.
  • Dopo la battaglia di Azio (31 a.c.) e la morte di Cleopatra (69-30 a.c.) e di Antonio (81 -30 a.c.) le persecuzioni contro i culti greco-egiziani ripresero.
  • Nel 28 a.c. Augusto (63 a.c.-14 d.c.) proibì il culto di Iside entro il recinto sacro della città (pomoerium).
  • Nel 21 a.c. Agrippa, in assenza di Augusto, proibì i culti alessandrini entro un chilometro e mezzo dalla città.
  • Nel 19 d.c. Tiberio (42 a.c.-37 d.c.) fece demolire il tempio di Iside e gettare nel Tevere la statua della Dea. Un fatto scandaloso, riportato da Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche, aveva turbato la città di Roma, accadde all’ombra del tempio di Iside. L’intervento di Tiberio fu drastico verso i sacerdoti, condannati alla crocifissione e verso il tempio di Iside raso al suolo, la statua della Dea fu gettata nel Tevere.
  • La situazione cambiò con Caligola (12-41), pronipote di Augusto e di Antonio, che costruì un grande tempio dedicato ad Iside in Campo Marzio: l'Iseo Campense.
  • Claudio (10 a.c.-54 d.c.), Nerone (37-68) e Vespasiano (9-79) diedero il loro appoggio al culto della Dea. Vespasiano, prima di festeggiare insieme al figlio Tito la vittoria sugli ebrei ribelli, trascorse una notte di preghiera nell'Iseo per ringraziare la grande Dea. Nel 71 venne coniata una medaglia con l'Iseo Campense.
  • Domiziano (51-96) si salvò dai partigiani di Vitellio nascondendosi in una processione isiaca. Quando l'Iseo Campense venne distrutto da un incendio nell'80 d.c. Domiziano lo ricostruì.
  • Nel secondo secolo d.c. Roma divenne il centro della religione di Iside: divenne la Sacrosancta Civitas secondo la denominazione di Apuleio nelle Metamorfosi.
  • Adriano (76-138) volle costruire nella sua villa imperiale di Tivoli un Canopo in miniatura culminante in un Serapeo. Nel 126 inaugurò un santuario dedicato ad Iside a Luxor. Nel 127 fece costruire ad Ostia un Iseo.
  • Marco Aurelio (121-180) invocò l'ausilio degli Dei egiziani per salvarsi durante una crisi militare in Bosnia.
  • Commodo (161-192) si fece rasare come un pastoforo. Le monete del suo tempo lo mostrano in compagnia di Iside e di Serapide.
  • Settimio Severo (146-211) favorì il culto isiaco. Sulle monete di Julia Domna, seconda moglie dell'imperatore, si vede Iside che allatta Horus.
  • Caracalla (188-217) riammise il culto isiaco entro i confini sacri della città di Roma. La religione della grande Dea raggiunse il suo apogeo.
  • Alessandro Severo (208-235) restaurò l'Iseo Campense e gli altri templi della Dea.
  • Diocleziano (245-316), che regnò fino al 305 d.c. quando decise di abdicare, costruì probabilmente l'Iseo della III Regio (quartiere) di Roma. Fece coniare molte monete con la Dea Iside.
  • In tutto l'Impero Romano si ritrovano simboli della Dea su gioielli, spille, fermagli, anelli. Vennero costruiti santuari, statue e monumenti in molte località.
  • Due solenni festività legate a Iside venivano celebrate nell'Impero Romano: il Navigium, o vascello di Iside, il 5 marzo e l'Inventio di Osiride, dal 29 ottobre al 1° novembre.
  • Questa felice era ebbe termine nel 312 con l'avvento al trono di Costantino (280-336).
  • Dopo l'editto di Costantino (313 d.c.) i cristiani iniziarono a perseguitare le altre religioni.
  • Nel 380, con l'editto di Tessalonica, Teodosio (347-395) dichiarò il cristianesimo religione di stato. Tutti gli altri culti furono proibiti, i templi distrutti, le statue abbattute, i sacerdoti e i fedeli processati dalle autorità o linciati dalle folle guidate da vescovi e monaci fanatici.
  • Nel 391 Teofilo, il patriarca cristiano di Alessandria, chiamò i monaci a "purificare" la città del Serapeum.
  • Nel 394 vennero celebrati gli ultimi riti ufficiali in onore di Iside a Roma.
  • Nel 396 il barbaro Alarico, re dei Goti, al cui seguito erano gli "uomini vestiti di nero" (i monaci cristiani), incendiò il santuario di Eleusi.
  • Nel 415 un gruppo di monaci cristiani, seguaci del patriarca di Alessandria, Cirillo, linciò Ipazia (370-415), donna che aveva raggiunto una grande fama nella filosofia e nella matematica, figura rilevante della scuola neoplatonica, esponente del mondo intellettuale pagano. Con la sua morte iniziò il declino di Alessandria come centro culturale e Cirillo venne fatto santo per questa encomiabile azione.
  • Nel 536 l'imperatore Giustiniano (483-565) ordinò la chiusura dell'ultimo tempio di Iside, situato nell'isola di File sul Nilo ai confini con la Nubia, e lo fece trasformare in una chiesa cristiana. Era finito per sempre il culto della "Dea dai molti nomi"
  • Nel 431 i vescovi cristiani si erano riuniti ad Efeso, la città sacra alla Dea Artemide, una delle manifestazioni della Grande Madre. Il Concilio decretò che Maria, madre di Gesù, doveva essere chiamata Theotokos, Mater Dei, Madre di Dio. L'antico titolo della grande Dea Iside.


ISIDE E LA VERGINE

Esistono tratti comuni nell'iconografia relativa a queste due figure, ed è ragionevole supporre che già l'arte paleocristiana si sia ispirata alla raffigurazione classica di Iside per rappresentare la figura di Maria.

La comunanza in vari dipinti si ritrova per esempio nei tratti delicati ed eterei, nel tenere entrambe in braccio un infante, che è Gesù Bambino nel caso della Madonna ed Horus per Iside.

Ancora, con il primo vero affermarsi del Cristianesimo nell'Impero romano, sotto imperatori come Costantino I e Teodosio I e con il conseguente rifiuto e persecuzione delle altre religioni a Roma e nei domini.

Il fatto che vari templi consacrati ad Iside siano stati riadattati e consacrati come basiliche dedicate alla Vergine, così come a volte modificati i dipinti e le opere raffiguranti la dea egiziana, ha sicuramente aiutato l'accomunarsi delle due figure a livello iconografico.


Gli attributi

Apuleio:
"Su una piccola urna forgiata in modo egregio, con fondo pressoché rotondo, effigiata esternamente con meravigliose immagini egiziane, un serpente dalle contorte spire sedeva ergendosi con il gonfiore striato della testa ricoperta di squame".Dunque erano suoi attributi, oltre al serpente e la cista, il sistro, l'anfora contenente l'acqua di vita, le rose, lo scorpione, l'avvoltoio, la mucca, Horus bambino in braccio, le ali, il canopo, l'ankh, il nodo di Iside, la luna, il sole, le stelle, la sfinge, la gatta.



I TEMPLI

Ogni città aveva uno o più templi di Iside, serviti da un minimo di tre sacerdoti e da zacori (sagrestani); ma vi erano anche molti tempietti domestici per il rito privato. 
I santuari più importanti erano: File sul Nilo, dove si prendeva l'acqua santa, cioà l'acqua di vita; la necropoli dei faraoni ad Abido; la necropoli dei tori sacri a Saqquara, presso Menfi, il Serapeion di Alessandria d'Egitto. In Grecia i più imponenti erano a Titorea presso Delfo e nel porto di Atene; l'Isola di Faro era consacrata ad Iside. Roma era considerata la città santa di Iside.


Il tempio di Iside a Pompei

Il Tempio di Iside, eretto a Pompei tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.c., testimonianza della straordinaria diffusione nel mondo romano di questo culto egizio.

Assai danneggiato dal terremoto, il tempio fu ricostruito dopo il 62 a.c., ed è stato rinvenuto in ottimo stato di conservazione, adorno di stucchi, statue e dipinti, e con tutta la suppellettile per il culto ancora al suo posto.

Numerosi affreschi provenienti dal tempio di Iside sono conservati presso il Museo archeologico nazionale di Napoli, dove è anche esposto un plastico che ricostruisce l'originale struttura del tempio.


Tempio di Iside a Marechiaro

La Chiesa di Santa Maria del Faro, fu costruita a Marechiaro sulle rovine di un precedente tempietto della Dea Iside, denominata poi Dea Fortuna. La famiglia Mazza nel 1600 aveva collocato una grande lapide nella nicchia di un’antica rovina romana sotto la chiesa, in riva al mare, con l’attestazione della presenza in quel luogo di un antico tempietto dedicato alla Dea Iside - Fortuna; purtroppo la preziosa iscrizione venne frantumata e dispersa come diabolica. Tuttavia possiamo ritrovarla nell’opuscolo del Guiscardi (Napoli, 1906).


Tempio di Iside a Firenze

Gli operai che lavoravano all’interno del tribunale di Firenze si sono imbattuti in una colonna tortile, un trapezofolo, ovvero il sostegno di un tavolo, un’incisione e centinaia di frammenti policromi che si ritiene di un tempio di epoca romana dedicato alla dea side.

I resti, risalenti al II sec.d.c, sono emersi da un’area di 5 m x 3, aperta per realizzare una cisterna d’acqua per il sistema antincendio del tribunale. I resti sembrano compatibili con altri rinvenuti nella stessa zona negli ultimi 3 secoli che hanno fornito importanti elementi per l’attribuzione del tempio ad Iside, di cui l’ubicazione esatta è sconosciuta, ma che sisuppone poco al di fuori dell’area romana della città, nei pressi dell’attuale tribunale.


Ara di Iside a Casamari

Nel Museo di Casamari è conservata un’ara di Iside, rinvenuta nel comune di Fontana Liri, costituita da un monoblocco alto m. 0,88, lungo m. 0,63, profondo m. 0,50. La parte superiore consiste in un pulvino a volute, sotto il quale sono disposte ghirlande con bende sacrificali e bucrani agli angoli. Sulle quattro facce bassorilievi isiaci, e su quella anteriore, al di sopra e al di sotto della figurazione, segue l'iscrizione:
Ex testamento/ Aburenae Quartae/ sacra reddita.
"Aburena mediante testamento lascia delle sostanze, affinché sia ripristinato il culto di Iside". La datazione risale alla prima metà del I sec. d.c.

Sulla faccia anteriore dell’ara è rappresentata una cista mistica che ha in rilievo una luna crescente con sopra un serpente che con la testa si interpone fra il nomen ed il cognomen della dedicante. Sulla faccia posteriore è rappresentata in alto una pantera umbilicata, oggetto sacrificale comunemente scolpito nei monumenti funerari. Sulla faccia laterale sinistra è rappresentato un sistro, mentre sulla faccia laterale destra c'è una situla per libagioni.


TEMPLI DI ISIDE A ROMA



Iseo Campense

Il tempio maggiore di Iside a Roma, costruito nel 43 a.c., era un iseo dedicato a Iside e al suo consorte Serapide nel Campo Marzio, tra il Saepta Iulia e il tempio di Minerva.

L'ingresso alla parte interna era decorato con degli obelischi in granito rosso o rosa di Siene, importati nel I secolo ed eretti a coppie: un gran numero di essi è stato ritrovato, a pezzi e incompleto, nei pressi della basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Il santuario, lungo 240 m e largo 60, era articolato in tre parti: al centro vi era un'area rettangolare, alla quale si accedeva tramite archi monumentali; seguiva una piazza scoperta ornata da coppie di obelischi in granito rosso di Siene e sfingi, nel centro della quale sorgeva il tempio isiaco; un'esedra semicircolare con abside ospitava presumibilmente il serapeo. Alcune di quelle sfingi che facevano da entrata al tempio sono conservate a Roma a Piazza del Popolo.

L'edificio fu distrutto da un incendio nell'80 e ricostruito da Domiziano; modifiche successive furono attuate da Adriano, mentre ad età severiana risale il restauro di gran parte delle strutture. La sopravvivenza del santuario è attestata fino al V sec..

Tra gli obelischi che ornavano il complesso sono ancora visibili quello del Pantheon, quello della Minerva e quello di Dogali; un quarto, più piccolo, si trova forse oggi a Urbino.

La Dea Iside era venerata anche nell'antica Benevento, dove l'imperatore Domiziano fece erigere un tempio in suo onore. Molti studiosi ricollegano il culto della Dea egizia della magia alla leggenda delle Janare, che fa di Benevento la città delle streghe. All'interno del Museo del Sannio, un'intera sala è dedicata alla Dea, Signora di Benevento.

Sarebbe da porre in connessione con il santuario la statua di Iside Sothis, collocata davanti alla chiesa di San Marco e nota come "Madama Lucrezia".


Iseo nel foro boario

Un piccolo santuario di cui resta una statuetta di Iside, scoperta nel 1935, nella zona di Santa Maria in Cosmeden.


Iseo presso le Terme di Caracalla

Se ne scoprì un larario isiaco e una citazione del santuario come Iside Athenodoria, forse dal nome dello scultore della statua.


Iseo in Santa Sabina

A ridosso delle mura serviane sull'Aventino, con pitture egraffiti del I sec. a.c., appartenente a una comunità isiaca.


Iseo di Porta Portese

Con resti dell'edificio romano, di una clessidra egizia in granito nero del III sec. a.c. e di una iscrizione dedicata ad Iside.


Iseo in Vaticano

Nel 1941 si rinvenne in via della Conciliazione su scavi di mura romane in grande bassorilievo con Iside, Serapide e Arpocrate.


Iside Athenodorica

- Il tempio d'Iside Antenodorica era nella regione della Piscina Publica in testa della via nuova ove, pochi anni or sono, furono dissotterrati alcuni marmi spezzati, ove era scritto, cioè intagliato, le seguenti parole:
« seculo felici Isias sacerdos, Isidi Salutaris consecratio ».
Nell'altro pezzo era scritto in questo modo :
« pontiflcis votis annuant dii romanae reipu. arcanaque morbis presidia annuant quorum nutu. rom. imp. regna cessere ».

E si comprende che il CIL. abbia rilegato tra le false l'iscrizione data da costoro così: « seculo felici phisias sacerdos fidi salutaris consecralis ». Ma se si prenda in esame il testo completo del Fulvio si riconoscerà che la dedicazione ad Iside, benché negligentemente copiata, appartiene alla classe numerosa di quelle che furono dedicate a divinità peregrine durante le estreme lotte tra i pagani e i cristiani che si svolsero circa e dopo la metà del secolo IV.

Il Cod. di Padova conferma il sito del trovamento « Inter aedem s. Xisti et thermas antoniniauas versus Circum maximum et palacium maius, ubi olim templum Isidis in via nova ... in quadro marmoreo serpentino ». Il Feliciano, che si vorrebbe credere l'autore dell'impostura (CIL. VI', p. XLII, col. 11) tace del sito del rinvenimento, ma dice che la lapide era stata affissa « Rome inter Campum Flore et ludeorum plateam via triumphali ad angulum eminentem domus Andree gentis Cruce » .


Iside via S.Ignazio

Pietro Tranquilli, ricostruendo nell'anno 1858 le fondamenta della sua casa in via di s. Ignazio n. 23, scoprì il pavimento del peribolo del tempio d'Iside, cosparso di stupendi avanzi di scolture egizie, o di stile imitante l'egizio, tutte sommerse sott'acqua. Scorreva nei canaloni di travertino, i quali una volta doveano raccogliere gli stillicidi del portico.

Ecco l'esatto catalogo dei marmi scoperti dal Tranquilli:
1. Iside, in forma di vacca allattante Horus, in granito rosso. Manca della parte anteriore : la superstite è alta m. 1,50, lunga, dalla coda alla frattura m. 0,75. Nel plinto sono incisi segni geroglifici.
2. Sfinge di granito verde alta 0,54, lunga 0,78 con targa geroglifica nel petto. Manca delle estremità delle zampe anteriori.
3. Sfinge intatta di granito rosso, lunga 1,85 alta 0,68. —
4. Pastoforo di basalte alto m. 1,32, con geroglifici sul dorso e nel giro del plinto. —
5. Frammento di panneggio di statua in marmo greco, alto m. 0,78. —
6. Colonna di granito bigio, di m. 1,50 di diametro, lunga sino alla frattura m. 5.00. Il terzo inferiore del fusto è scolpito a rilievi esprimenti una pompa isiaca. —
7. Metà di un capitello a cista, alto m. 1,35, di diametro corrispondeste a quello della colonna.



NOMI DI ISIDE
  • L'Immortale
  • L'Ineffabile Governatrice
  • Creatrice del flusso del Nilo
  • L'Inventrice (di tutte le cose)
  • Raggio di sole
  • Madre di Dio
  • Colei che tutto cura
  • Colei che tutto riceve
  • Isis-Aphrodite
  • Isis-Astarte
  • Isis-Pelagia
  • Isis-Euploia
  • Isis-Fortuna
  • Isis-Hathor
  • Isis-Ceres
  • Isis-Athena
  • Isis-Hera
  • Isis-Hestia
  • Isis-Hecate
  • Isis Ammantata di Nero
  • Vascello di salvezza
  • Regina del Cielo
  • Signora delle due terre
  • Colei che Abbraccia la Terra
  • Africa
  • Distruttrice delle Anime degli Uomini
  • Colei che tutto vede
  • Agape
  • Albula
  • La Dea ex Machina
  • La Figlia di Nut
  • L'Allattante di Horus
  • Dictynian Diana
  • Amenti (La nascosta)
  • La Figlia di Ra
  • Il Destino
  • L'Ankhet (Donatrice di Vita)
  • Anquet (Che Abbraccia la Terra e rende Fertili le Acque)
  • La Dinamica
  • Arbitro in Questioni di Amore Sessuale
  • Aut (suo titolo a Denderah)
  • Base del più Bel Triangolo
  • Benefattrice del Tuat (Inferi)
  • La Figlia di Nut
  • Conquistatrice dei Cuori
  • Dikaiosyne (giustizia)
  • Cornucopia di Tutti i Nostri Dei
  • Creatrice della Corona di Ra-Heru
  • Figlia di Geb Figlia di Seb
  • Figlia di Thoth
  • Diadema di Vita
  • Sventatrice di Attacchi
  • Madre Divina
  • L'Una Divana
  • Combattente in Netru
  • La Dinastia
  • La Terra
  • Prima Sorgente del Tempo
  • Epekoos (Colei che tutti guarisce)
  • L'Una Segreta
  • Euploia (Datrice di buoni commerci)
  • Occhio di Ra
  • Horus Femmina
  • Femmina Principio di Natura
  • Ra Femmina
  • Amante del Fuoco
  • Prima tra le Muse in Hermopolis
  • Libertà
  • Fresca Trapunta
  • La Fruttifica
  • Galactotrouphousa (colei che elargisce il latte di vita)
  • La Gentile
  • Datrice di Vita
  • Dea Gloriosa
  • Quindicesima Dea
  • Dea di Tutti gli Dei
  • Dea dell'Amore e della Magia
  • Grande Scrofa Bianca di Eliopolis
  • Dea delle Misture
  • Dea del Romanzo
  • Dea dei Crocicchi
  • Dea dell'Alba
  • Dea-Madre
  • La più Grande degli Dei
  • La Grande Prostituta
  • La Grande Dea del Sottosuolo
  • Grande Maga che Cura
  • Grande Vergine
  • Dea Verde
  • La Guardiana
  • La Guida
  • Ascoltatrice di Preghiere
  • Hent (Regina)
  • Heqet (Grande Maga)


LE FESTE
  • Lychnapsia - Festa celebrata il 12 agosto in onore della dea egiziana Isis, ossia Iside.
  • Navigium Isidis - La festa veniva celebrata il 5 marzo in onore di Isis, Dea egiziana della vita e della resurrezione. Si celebrava il ritorno della primavera e la ripresa della navigazione.
  • Pelusia - Festa celebrata il 20 marzo in onore di Isis. Pelusium era una città alla foce orientale del Nilo.


BIBLIO

- Luca Graverini - Le Metamorfosi di Apuleio - Letteratura e identità - Ospedaletto - Pacini - 2007 -
- Adriano Pennacini, Pierluigi Donini, Terenzio Alimonti, Anna Monteduro Roccavini - Apuleio letterato, filosofo, mago - Bologna - Pitagora - 1979 e 1984 -
- Mario Tosi - Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto - vol. 1 - Torino - Ananke - 2004 -
- M. Isidora Forrest - Isis Magic: Cultivating a Relationship with the Goddess of 10,000 Names - Llewellyn Worldwide - 2001 -
- Ermanno Arslan (a cura di) - Iside: il mito, il mistero, la magia - Milano - Electa - 1997 -
- J. Gwyn Griffiths (a cura di) - Plutarch's De Iside et Osiride - University of Wales Press - 1970 -
- Walter Burkert, M. Rosaria Falivene - Antichi culti misterici - Bari-Roma - Laterza - 1983-1991 -


 

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