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TEATRO DI NERONE


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FOTO SOPRAINTENDENZA SPECIALE DI ROMA
 
I lavori eseguiti per il parcheggio di un hotel di lusso a Roma, nel cortile di palazzo della Rovere, un edificio rinascimentale del XV secolo, hanno dissotterrato una parte del famoso teatro dell'imperatore Nerone, un teatro di 2000 anni fa. La grandezza dell'edificio, la bellezza delle decorazioni e la preziosità dei materiali fanno pensare a un edificio pubblico, sicuramente il teatro di Nerone, così come venne descritto da Plinio, Svetonio e Tacito, come dichiarato anche da Alessio de Cristofaro, uno degli archeologi comunali che ha partecipato agli scavi.



I NERONIA

Svetonio scrive che durante i Neronia l'imperatore promise di esibirsi in hortis ("nei giardini"), un riferimento indiretto al suo teatro, e Tacito afferma che durante i Ludi Juvenales Nerone cantò per domum aut hortos. I Neronia erano giochi istituiti da Nerone che voleva imitare le Olimpiadi Greche e che si rifacevano a Giulio Cesare e ad Augusto che avevano organizzato giochi celebrativi per festeggiare l'anniversario del loro regno.

NEL CORTILE

La festa era divisa in tre parti: la prima dedicata a musica, oratoria e poesia, la seconda alla ginnastica e la terza alle corse dei cavalli. Sotto Nerone venne indetta due volte, nel 54 e nel 68. Nerone vi partecipava personalmente e costringeva i suoi senatori a partecipare, per esaltarsi quando li superava in molte discipline e il popolo lo acclamava estasiato, come un vero e proprio mito. 

Il popolo romano era molto attaccato all'imperatore perchè gli offriva continuamente spettacoli di ogni genere. Il teatro, oggi nel cortile di palazzo della Rovere, ovvero i suoi resti, durante i lavori di scavo hanno rivelato tracce della decorazione dell'edificio, come pitture murali ed enormi colonne di marmo, che dimostrano la grandezza e la magnificenza di questa costruzione del I secolo d.c..

Il teatro fu costruito sull'area degli Horti di Agrippina Maggiore, madre dell'imperatore Caligola, una grande proprietà della famiglia imperiale giulio-claudia dove fu costruito un enorme circo adibito soprattutto alle corse dei cavalli.

LE COLONNE IONICHE

AGRIPPINA MAGGIORE

Nel 15 d.c. nelle guarnigioni romane sulla frontiera del Reno si era diffusa la voce che una spedizione in territorio barbaro fosse stata sconfitta dai Germani e che questi si stavano preparando a invadere la Gallia. Risaliva solo a sei anni prima la tragica disfatta di Teutoburgo che aveva reso invalicabile la frontiera del Reno.

La notizia era falsa, ma i legionari si preparavano a tagliare il ponte che univa le sponde del fiume per mettersi in salvo. Ma intervenne una donna, Giulia Vipsania Agrippina, moglie del comandante romano Germanico, che in quel momento era assente, che con grande coraggio e determinazione, come narra Tacito, impedì alle truppe il taglio del ponte e, «assumendo le funzioni di comandante, ricevette i soldati di ritorno «ponendosi a capo del ponte e dispensando lodi e ringraziamenti alle legioni che ritornavano».

Ma a Tiberio temeva che Agrippina cercasse il favore dei soldati per suo marito Germanico, e poi; «non rimaneva più alcuna autorità ai comandanti se una donna passava in rassegna i manipoli, si poneva accanto alle insegne, ricorreva al sistema dei donativi» e Tacito era d'accordo.

L'UBICAZIONE

IL TEATRO

Il Teatro di Nerone (Theatrum Neronis) era il teatro privato eretto dall'imperatore Nerone a Roma, conosciuto fino ad oggi solo attraverso le fonti letterarie, ma ora suoi resti sono stati riportati alla luce dagli scavi del 2020-2023 dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma.

Qualcuno ha pensato che la "domestica scaena" citata da Tacito come luogo da cui Nerone ammirò il grande incendio di Roma del 64 d.c. non si riferisca alla torre di Gaio Mecenate sull'Esquilino, ma bensì alla scena del suo teatro, dato che, trovandosi sulla riva destra del Tevere, era ben lontano dalle zone colpite, e quindi un punto di osservazione sicuro, a differenza della torre, che si trovava nel mezzo dell'incendio con possibili rischi.

All'inizio del II secolo d.c., l'edificio venne distrutto per recuperarne i materiali, come testimoniano le cinque colonne di marmo abbandonate in terra. Dalle testimonianze di Plinio, Svetonio e Tacito si sapeva ampiamente dell'esistenza del teatro in quest'area, ma i molti edifici del quartiere, di notevole valore artistico e culturale, ha reso difficile procedere agli scavi archeologici dell'edificio.

LE COLONNE

I resti portati alla luce da sotto palazzo della Rovere del teatro di Nerone riguardano il lato sinistro della cavea e del palcoscenico con elementi architettonici come parti di colonne ioniche scanalate di epoca giulio-claudia (27 a.c.-68 d.c.), marmi bianchi e colorati, stucchi ricoperti di foglia d'oro che evidenziano la grandiosità dell'edificio, oltre poi a vari oggetti d'epoca come vari calici di vetro, brocche e ceramiche.

Nel cortile del palazzo rinascimentale sono state rinvenute due strutture in opus latericium che si affacciavano su un cortile aperto che doveva essere circondato da un portico. Gli edifici devono essere datati all'età giulio-claudia grazie alla testimonianza dei bolli laterizi trovati sui mattoni.

La prima struttura ha una pianta a emiciclo (semicircolare), con ingressi radiali e scale e pareti, che pertanto può essere identificata con la cavea del teatro, dove si trovavano le gradinate per il pubblico. La Scaenae frons (fronte scena) era orientata verso ovest. 

Come già detto, l'apparato decorativo era d'ordine ionico e dai resti si deduce che era rivestito di marmi bianchi e colorati e di stucchi ricoperti da foglia d'oro, come nella Domus Aurea. Il secondo edificio, invece, perpendicolare al primo, era adibito a funzioni di servizio e ospitava forse le scenografie e i costumi.


BIBLIO

- Plinius - Naturalis Historia -
- Suetonius - Nero -
- Tacitus - Annales -
- Paolo Liverani - Due note di topografia vaticana: il theatrum Neronis e i toponimi legati alla tomba di S. Pietro - Pontificia Accademia Romana di Archeologia .  2000–2001, -
- Paolo Liverani - Neronis Theatrum - Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium - Quasar - Rom - 2006 -



ODEON DI DOMIZIANO


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CIRCO E ODEON DI DOMIZIANO

L'odeon di Domiziano (51 - 96) era un antico teatro di Roma, voluto dall'imperatore Domiziano, che sorgeva nei pressi dell'attuale Piazza Navona, vicino allo stadio voluto anch'esso da Domiziano. L'odeon, edificio di origine architettonica greca, di per sè venne ideato per ospitare gare musicali. 

Contrariamente a ciò che si pensa, la musica ebbe un posto importante nell'arte antica, sia greca che romana, anche se la musica non veniva scritta e pertanto nemmeno copiata. A noi sembra incredibile che la musica possa venire inventata all'impronta, eppure il nostro Jazz in parte è improntato, cioè ideato lì per lì in tutte le sue variazioni.

L'edificio veniva usato nei vari festeggiamenti che avvenivano soprattutto nello stadio adiacente, ospitando nell'odeon sia esibizioni ginniche che gare musicali, in particolare vi si tenevano le gare di eloquenza e di poesia e di musica del Certamen Capitolinum che si svolgevano in onore di Giove Capitolino, protettore della città, durante il triplice agone capitolino.

RICOSTRUZIONE DELL'ODEON DI DOMIZIANO

GLI SCAVI

Durante recenti scavi effettuati nei pressi del Palazzo Massimi, sono stati rinvenuti parti di una platea in travertino, tracce di un colonnato, ed un muro rettilineo, che si presumono pertinenti alla scena dell'odeon. Sembra che l'Odeon fosse riccamente decorato e che le decorazioni fossero opera dell'architetto di Traiano Apollodoro, talmente bello che ancora nel V secolo dallo scrittore romano Polemio Silvio viene descritto come una delle sette meraviglie dell'Urbe.

L'odeon venne costruito tra il 92 e il 96, durante il regno dell'imperatore Domiziano, ed era un teatro piuttosto imponente, con una scena alta ben quattro piani. Al suo interno poteva accogliere dagli 8.000 ai 10.000 spettatori. Tuttavia non raggiungeva le dimensioni del teatro di Marcello, l'unico teatro antico di Roma giunto sino ai giorni nostri.

Venne presto abbandonato in quanto il Cristianesimo considerava gli spettacoli peccaminosi, perchè vi recitavano anche le donne e sovente si indulgeva ad ambigui motti sessuali, o ad abiti succinti e provocatori, ma del resto anche i drammi greci o le gare di musica o ginniche vennero giudicate dal cristianesimo delle vanità a cui non si doveva indulgere. 



LO SPOGLIO

Secondo la nuova morale l'arte diventava buona solo se dedicata a magnificare Dio o i santi, altrimenti erano peccaminosi. Così i teatri furono i primi edifici penalizzati dal cristianesimo che permise invece a lungo le corse dei cavalli, considerate meno pericolose.

Con l'abbandono i suoi marmi vennero utilizzati come materiale da costruzione per ornare nuovi palazzi ma anche per produrre calce, come accadde in genere agli edifici antichi di Roma. La cavea, del resto abbandonata, sopravvisse sino al XV secolo, quando sui suoi resti venne edificato palazzo Massimo alle Colonne, ricostruito nel 1532 dall'architetto Baldassarre Peruzzi dopo la sua distruzione, avvenuta nel 1527 durante il sacco di Roma.

Non sono attualmente visibili i resti dell'odeon, inglobati nel palazzo, se non una colonna di marmo cipollino alta 10 metri eretta nel 1950 in piazza dei Massimi, l'unica residua delle 90 colonne che decoravano la scena dell'edificio.

PALAZZO MASSIMO ALLE COLONNE

PALAZZO MASSIMO ALLE COLONNE

Il Palazzo Massimo alle Colonne è un palazzo rinascimentale di Roma che sorge in corso Vittorio Emanuele II e che rappresenta il capolavoro dell'architetto Baldassarre Peruzzi. Esso faceva parte di un complesso edilizio più vasto, l'insula dei Massimo, dove risiedeva la principesca famiglia Massimo fin dal Medioevo (Cencio Camerario e atti notarili dal XII sec.). 

Una mitica tradizione fa risalire l'origine della famiglia Massimo alla Gens Fabia che con Quinto Fabio Rulliano avrebbe aggiunto nel IV secolo a.c., per senatoconsulto della repubblica romana, il cognomen «Maximi», ma non vi è traccia di ciò. 

La leggenda sarebbe stata diffusa da Onofrio Panvinio (1529-1568) nel suo "De gente Maxima" del 1556 (Cod. Vat. 6168 pag. 166) pubblicato da Angelo Mai nel 1843 nel tomo IX dello "Spicilegium romanum". 

Secondo il Panvinio a questa famiglia sarebbero appartenuti due papi santi, Anastasio I e Pasquale I. In effetti le grandi famiglie patrizie con l'avvento del cristianesimo non mirarono più tanto a diventare generali (un tempo attraverso il consolato o per cursum honorum) quanto a diventare cardinali o Papi, ruoli che davano immense ricchezze riguardando, oltre al potere sacerdotale, un grande potere di tipo dittatoriale ad perpetuum nella vita del prelato


LA COLONNA SUPERSTITE DELL'ODEON

La leggenda ebbe una certa fortuna per cui la famiglia Massimo è considerata da alcuni, fra cui Vittorio Spreti (autore della Enciclopedia storico-nobiliare italiana), la più antica d'Europa. A Napoleone Bonaparte che chiedeva notizie sulla veridicità di tale discendenza, Francesco Camillo VII Massimo, plenipotenziario di papa Pio VI, rispondeva con una certa arguzia non priva di millanteria:

«Je ne saurais en effet le prouver, c'est un bruit qui ne court que depuis douze cents ans dans notre famille» (in realtà non potrei provarlo, è una diceria che si racconta nella nostra famiglia solo da una dozzina di secoli).

Il palazzo si trova nella Regione IX dell'antica Roma, o Campo Marzio, chiamata successivamente Parione, e già dal XII secolo affacciava sulla Via Sacra o Papale, chiamata in quel tratto Via dé Massimi (il plurale che spesso affiora nei toponimi sta ad indicare la famiglia nella sua globalità), e oggi ripercorsa parzialmente dalla moderna Corso Vittorio Emanuele II.

LA SAGOMA DELL'ODEON E' ANCORA RICONOSCIBILE NEI PALAZZI ODIERNI

L'attuale Palazzo Massimo fu ricostruito a seguito della distruzione del precedente edificio durante il Sacco di Roma del 1527 e si eleva pertanto sui resti dell'Odeon di Domiziano. È uno dei pochi palazzi di Roma a possedere un portico (reminiscenza poco amata dell'architettura romana antica), questo perché il Papa concesse il permesso alla famiglia Massimo di tenere il loro dopo aver fatto distruggere tutti quelli presenti a Roma negli anni 1400. 

Una delle 90 colonne dell'Odeon dell'imperatore Domiziano è stata eretta nel XX sec. nella retrostante piazza dei Massimi, sulla quale insiste il Palazzo Massimo istoriato, noto infatti come "Palazzo istoriato", dalle pitture a monocromo ricoprenti la facciata, dipinte presumibilmente nel 1532 per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati.

La colonna è monolitica cioè costituita da un unico blocco (non usuale all'epoca) in prezioso marmo cipollino che si trova davanti alla facciata posteriore del palazzo e apparteneva probabilmente alla scena dell'odeon.

L'ODEON RICOSTRUZIONE

BIBLIO

- Antonio Maria Colini - Lo stadio di Domiziano - Governatorato di Roma - Roma - 1943 -
- Adriano La Regina - Circhi e ippodromi. Le corse dei cavalli nel mondo antico - Roma - Cosmopoli - 2007 -
- J. P. Thuillier - Le Sport dans la Rome Antique - Paris - 1997 -
- James C. Anderson - Architettura e società romana - Baltimore - Johns Hopkins Univ. Stampa - a cura di Martin Henig - Oxford - Oxford Univ. - Comitato per l'archeologia - 1997 -
- Filippo Coarelli - Guida archeologica di Roma - Arnoldo Mondadori Editore -Verona - 1975 -
- Flaminio Vacca - Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della città di Roma - 1594 -
- Patrizio Pensabene - Provenienze e modalità di spogliazione e di reimpiego a Roma tra tardoantico e Medioevo - in O.Brandt - Ph. Pergola - Marmoribus Vestita - Miscellanea - F. Guidobaldi - Città del Vaticano - 2011 -



IL TEATRO ROMANO


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TEATRO GRECO

L'uso del teatro fra i greci si perde nella notte dei tempi, sembra che già nel V sec. a.c. vi fossero ammessi anche donne, bambini e schiavi. Del resto i greci consideravano il teatro non solo un divertimento ma soprattutto un luogo dove i cittadini si riunivano per celebrare gli antichi miti, ogni volta rieditati con stili differenti dai drammaturghi. Lo spettatore greco che si recava a teatro in realtà imparava la storia degli Dei e degli eroi, la storia e i principi morali che accomunavano i greci e i drammi dell'esistenza.

Il teatro investiva i greci in massa, sia perchè poco caro, sia perchè era considerato un orgoglio nazionale che i barbari non avevano. La rappresentazione teatrale era sacra, infatti si svolgeva durante un periodo sacro in uno spazio sacro, non a caso il teatro accoglieva l'altare del Dio.

Aristotele lo chiamò il fenomeno della "catarsi" (purificazione), perchè la tragedia porrebbe di fronte agli uomini gli impulsi più violenti  che si trovano, più o meno inconsciamente, nell'animo umano, permettendogli di sfogarli senza passare all'azione. Però nella tragedia c'erano persecutori e perseguitati, carnefici e vittime, e forse l'identificazione avveniva anche e soprattutto nelle vittime. In qualche modo il teatro era anche moralizzatore, suscitando pietà per gli offesi e rabbia contro i prepotenti.

Nel teatro greco si svolgevano le tragedie e le commedie.

TEATRO BULGARO DI FILIPPOPOLI

LA TRAGEDIA

Questa affrontava i temi più sentiti dell'epoca, una vicenda umana incentrata su un problema etico o religioso con un epilogo drammatico. In questo modo la rappresentazione suscitava nello spettatore forti emozioni di pietà e di terrore, esercitando una catarsi delle emozioni. In qualche modo dunque risvegliava gli animi e li faceva vibrare di passioni, forse più che una catarsi un risveglio.



LA COMMEDIA

Se ne ha notizia già nel VI sec. a.c.probabilmente derivato dalle antiche feste propiziatorie in onore delle divinità legate ai culti dionisiaci. Ma veniva usata anche per fare satira politica. Assunse un carattere orgiastico-religioso durante le feste e le falloforie dionisiache. Sorsero inoltre degli spettacoli burlechi come le farse di Megara, composte di danze e scherzi, e simili spettacoli si svolgevano anche alla corte del tiranno Gerone in Sicilia.

La commedia antica, si sviluppò da tempi lontanissimi fino al IV sec. a.c.; la commedia di mezzo, durò fino all'inizio dell'Ellenismo (dal 388 al 321 a.c) con stile pìù sciolto basato sugli eventi del quotidiano e sulla parodia mitologica, e la commedia nuova, che coincide con l'età ellenistica introdusse personaggi stereotipi che durarono fino alla Commedia dell'arte. Dopodichè il genere comico passò a Roma, all'interno della cultura latina, attraverso le cosiddette palliatae.




TEATRO LATINO

Il teatro latino fu la cultura della Roma antica, visto soprattutto come intrattenimento, spesso incluso nei giochi, accanto ai combattimenti dei gladiatori, ma soprattutto, sin dalle origini venne collegato alle feste religiose. La data "ufficiale" d'inizio del "vero" teatro latino viene tradizionalmente fatta coincidere con la prima rappresentazione drammatica di Livio Andronico, liberto di origine greca, avutasi nel 240 a.c.

La provenienza di molti testi è di origine greca, a volte rielaborate o mescolate ad alcuni elementi di tradizione etrusca. Gli etruschi praticavano il teatro nei contesti più disparati, per festeggiare la morte di un defunto (perchè di feste di trattava, gli etruschi temevano poco la morte).

Il teatro di Segni nel Lazio, è torto considerato da alcuni di fattura romana, perchè non solo era etrusco, cosa evidente in quanto tutto scavato nella collina, cosa che mai avrebbero fatto i romani, abituati a lavorare coi blocchetti di pietra, tufo, laterizi ecc.), ma sorgeva dentro la necropoli. Inoltre ci si accorge che i gradini non consentivano la seduta, a meno di sedersi a ordini alterni, il che avrebbe richiesto un doppio lavoro di scavo.

E' evidente che il teatro serviva sia per sedersi sia per seguire lo spettacolo all'impiedi, soprattutto nelle cerimonie religiose. Il teatro del resto era rivolto alla popolazione intera, e l'ingresso era gratuito. Ma gli etruschi avevano i propri comici e gli attori migliori, tanto è vero che per inaugurare il primo teatro a Roma vennero richiesti attori etruschi.

TEATRO DI ASPENDO

TEATRO ROMANO

Il teatro romano non é, come si è soliti credere, una semplice imitazione della drammaturgia greca; anzi é stato un fenomeno di peso piuttosto elevato nella vita quotidiana. Tito Livio (59-17 a.c.), narra che attorno al 364 a.c. si sarebbero svolte a Roma le prime rappresentazioni teatrali, ad opera di attori etruschi. Infatti, durante i ludi romani fu introdotta per la prima volta nel programma manifestazioni teatrali con farse, parodie, canti e danze, chiamati fescennina licentia, di derivazione etrusca.

Ma i Romani cominciarono a costruire edifici teatrali in muratura soltanto dopo l'88 a.c.. Nel periodo precedente i luoghi degli eventi teatrali erano costruzioni di legno provvisorie spesso erette all'interno del circo o di fronte ai templi di Apollo e della Magna Mater. Fino al 55 a.c. non vi furono infatti teatri stabili e neanche luoghi fissi dove erigere quelli temporanei. Fino a questo momento esiste solo la scaena, una "baracca" di legno o muratura davanti alla quale gli attori recitano. Essa rappresentava, nella sua temporaneità, quella dimensione illusoria caratteristica del teatro romano: il pubblico si sedeva tutt'intorno, e in qualche caso su gradinate di legno.

L'atellana, farsa popolaresca di origine osca, proveniente dalla città campana di Atella, fu importata a Roma nel 391 a.c.: con le maschere e l’improvvisazione degli attori su un canovaccio. In Magna Grecia e Sicilia dalla fine del V al III secolo a.c. si diffonde infatti la farsa fliacica, commedia popolare, in gran parte improvvisata in cui gli attori-mimi erano provvisti di costumi e maschere caricaturali. Così per lungo tempo il teatro romano  si svolge attraverso quattro forme principali: i "fescennini", la "satura", l' "atellana", il "mimo". 

Quando poi si giunge alla costruzione di teatri veri e propri, in legno o muratura, essi mantengono le caratteristiche vere e proprie della scaena: gli architetti si pongono come primo obiettivo quello di creare illusioni soprattutto sonore, come vasi di terracotta sotto ai sedili, per mantenere quella "soffusa illusione" tipica del teatro: la natura effimera del teatro si esplica anche nel fatto che i teatri non erano costruiti sfruttando la natura del terreno.

Tito Livio, in Ab Urbe condita, racconta come in quell'anno i romani, non riuscendo a debellare una pestilenza, decisero di inserire, per placare l'ira divina, anche ludi scenici, per i quali fecero venire appositamente dei ludiones (cioè artisti e danzatori), dall' Etruria.

« ...si dice che tra i tanti tentativi fatti per placare l'ira dei celesti vennero anche istituiti degli spettacoli teatrali, fatto del tutto nuovo per un popolo di guerrieri i cui unici intrattenimenti erano stati fino ad allora i giochi del circo. Ma a dir la verità si trattò anche di una cosa modesta, come per lo più accade all'inizio di ogni attività, e per giunta importata dall'esterno. Senza parti in poesia, senza gesti che riproducessero i canti, degli istrioni fatti venire dall'Etruria danzavano al ritmo del flauto, con movenze non scomposte e caratteristiche del mondo etrusco. In séguito i giovani cominciarono a imitarli, lanciandosi nel contempo delle battute reciproche con versi rozzi e muovendosi in accordo con le parole. 

Quel divertimento entrò così nell'uso, e fu praticato sempre più frequentemente. Agli attori professionisti nati a Roma venne dato il nome di istrioni, da ister che in lingua etrusca vuol dire attore. Essi non si scambiavano più, come un tempo, versi rozzi e improvvisati simili al Fescennino, ma rappresentavano satire ricche di vari metri, eseguendo melodie scritte ora per l'accompagnamento del flauto e compiendo gesti appropriati. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 2)

Da queste forme teatrali nacque un teatro propriamente romano: la satira. "Satira quidem tota nostra est" (Institutio oratoria, x.1.93), diceva con orgoglio Quintiliano nel I sec. Era una rappresentazione teatrale mista di danze, musica e recitazione, divenendo poi la critica della società o dei potenti dell'epoca, aprendo la strada a Varrone e ad Orazio, che svilupperanno il genere 'satirico' in forma letteraria. Nevio propone drammi di soggetto romano, con una satira a personaggi contemporanei come Publio Cornelio Scipione, per cui la satira personale venne proibita per legge.

Precedentemente al 55 a.c. i teatri provvisori erano diventati sempre più lussuosi, e quando Pompeo riesce a costruirne finalmente uno stabile, esso non é veramente inserito nella città ma è edificato all'esterno della cinta sacra, nel campo di Marte: è ormai il periodo dei triunviri e dei principi, non più della repubblica. Rispetto alle commedie modellate sull'esempio greco, qui le donne hanno parte attiva, e i personaggi femminili sono tratteggiati nella loro psicologia.

Accanto alle commedie d'ambientazione greca, cominciano ad affermarsi le commedie di argomento romano con l'introduzione dell'elemento musicale. La commedia 'greca' era chiamata fabula palliata (così chiamata dal pallium, mantello di foggia ellenica indossato dagli attori), mentre la commedia ambientata nell'attualità romana era detta fabula togata (dalla "toga", mantello romano) oppure tabernaria.



LA TRAGEDIA

Anche il genere tragico fu ripreso dai greci. Era detta fabula cothurnata (da cothurni, le calzature con alte zeppe degli attori greci) oppure palliata (da pallium, come per la commedia) se di ambientazione greca. Quando la tragedia trattava dei temi della Roma dell'epoca, con allusioni alle vicende politiche correnti, era detta praetexta (dalla toga praetexta, orlata di porpora, in uso per i magistrati).

Verso la fine della repubblica, crebbe l'interesse per il teatro, non più solo per il popolo ma pure per le classi più ricche e più colte. Cicerone, appassionato frequentatore di teatri, riferisce che il pubblico romano giungeva a fischiare quegli attori che, nel recitare in versi, avessero sbagliato la metrica.



I DIVERSI TIPI DI RAPPRESENTAZIONI 


I Fescennini

Su di essi sono state avanzate tre ipotesi.
- La prima fa derivare la parola dalla città falisca di "Fescennium", al confine fra Etruria e Lazio: era ivi diffusa l'usanza che schiere di contadini, nella stagione del raccolto, per festeggiare l'abbondanza, si abbandonassero allo scambio di versi tanto rozzi quanto vivaci e sboccati, che costituivano una primitiva ma sincera espressione di ringraziamento alla divinità.
La seconda deriva il termine dal latino "fascinum", malocchio, quello gettato agli altri carri incolonnati e carichi di uva in occasione della vendemmia (secondo altri ancora, era al contrario la formula per scongiurarlo).

VENDEMMIA
- La terza lo lega al suo senso fallico, come sinonimo di "veretrum". Forse era un insieme di tutt'e tre, con una nota decisamente apotropaica.

Nonostante l'azione drammatica dialogata, la scenicità dei personaggi che si camuffavano con le maschere e le danze buffonesche, il fescennino non fu mai una vera e propria azione teatrale, anche se contribuì enormemente alla nascita della "drammaturgia" latina.

La sua mordacità, poi, raggiunse tali eccessi che intervenne addirittura la censura delle "Leggi delle XII tavole", comminando la pena di morte a chiunque componesse carmi infamanti contro un cittadino romano: tuttavia, il suo carattere licenzioso rimase vivo e vitale, e sopravvisse a livello popolare, ad es. come canto rivolto dagli amici agli sposi novelli (in segno evidente di buon augurio e fertilità) o come una forma di mordace componimento invettivo-satirico contro i potenti. Un esempio di fescennino "letterario", infine, si trova nel carme LXI di Catullo.


Le Atellane

Avevano una forma con una una disciplina ed un'impostazione scenica molto più caratterizzata e definita rispetto alle altre forme. Vi erano schemi determinati e costanti, quasi a livello della "commedia dell'arte" del '700.

Il termine deriva dalla città campana di Atella, fra Capua e Napoli, perchè Atella ebbe il coraggio di schierarsi, durante la II guerra punica, contro Roma, o, secondo altri, per il carattere etnico - frizzante di "acetum" - della regione nella quale la cittadina sorgeva, luogo d'incontro delle più svariate e multiformi correnti etniche e culturali, con una certa rustica e genuina vivacità.

Le "atellane", sono, nella loro forma primitiva (I metà del III sec. a.c.), improvvisazioni di breve durata, di contenuto farsesco, popolaresche e vernacolari, usate da "exodium" e/o da finale negli spettacoli tragici, per ridare agli spettatori un certo senso di serenità. Personaggi classici erano il Pappus, il vecchio ridicolo,  Maccus, lo scemo maltrattato, Dossenus, il gobbo astuto ed imbroglione, Bucco, insaziabile tardo e maleducato, spesso nel ruolo di servo.

L'atellana era spesso una creazione di attori professionisti, che sulla scena la recitavano a braccio in base ad una sorta di canovaccio, un tessuto di comiche complicazioni ed incidenti, detto "trica" (da cui il nostro "intrigo"); tuttavia, incontrò tanto favore presso i giovani romani, che essi stessi a volte se ne improvvisavano attori; fino a quando Novio e Pomponio, nei primi decenni del I sec. a.c., non ne le diedero definitiva dignità letteraria, sostituendo tra l'altro il testo scritto all'originaria improvvisazione.

TEATRO ROMANO DI ARELATE


Il Mimo

Il "mimo" era un'azione drammatica di breve durata, di carattere caricaturale, e di derivazione greca particolarmente diffuso presso i Siracusani e i Tarentini, che i soldati romani avevano imparato a ad apprezzare specialmente durante la guerra di Pirro e la I guerra punica.

Pare che ne esistessero vari tipi: dagli "hypothésesis", con trama precisa, ai "paignia", esercizi di destrezza, da giocolieri, con danze, ecc…, sempre di carattere libero e licenzioso.

Questo però ignorava l'uso delle maschere e di calzature speciali e ricorreva (caso unico) ad interpreti di sesso femminile per i personaggi femminili (nelle altre rappresentazioni, erano attori maschi a mascherarsi da donne).

Avevano però personaggi "fissi", facilmente distinguibili per via del loro abbigliamento tipico.
La presenza femminile sul palco degenerò spesso nella lascivia, con varia esibizione del nudo femminile ("nudatio mimarum", soprattutto durante i "Ludi Florales". Solo ai tempi di Cesare, infine, autori come Decimo Laberio e Publilio Siro fecero assurgere questo genere a definitiva dignità letteraria.


La Satira

Forse derivata dai "fescennini versus", e il grammatico Diomede ne proponeva quattro ipotesi di derivazione:

- la prima in connessione con la grafia "satyra", ovvero col dramma satiresco greco, al fine di documentare una progenie illustre;
- la seconda, la "satura lanx"  cioè il piatto ricolmo di primizie, dono votivo agli Dei;
- la terza - "per saturam" - alludeva al carattere misto di quelle rappresentazioni;
- la quarta si ricollegava all'espressione "lex satura", per indicare la varietà di soggetti riscontrabile in una composizione poetica..



IL DIVERTIMENTO

Il l giorno dello spettacolo occorreva alzarsi presto. A Roma e nelle città romanizzate, il teatro era inserito nel contesto urbano. E poi, se ci si alzava presto, si poteva, almeno per gli uomini, godere dei "servigi" di certe signore, in attesa dello spettacolo. Il verbo latino fornicare ha la sua radice nel termine fornices, che sono i grandi archi dei teatri e degli anfiteatri, dove le allegre signore (fornicaria) esponevano un cartello con il proprio nome e le "specializzazioni".

Gli spettacoli nell'età di Cesare assumono un gusto veristico, calarono i generi comici e tragici, mentre vennero prediletti la danza e il mimo, in genere grottesco e accompagnato da musica. Gli attori sono senza maschera, vi sono anche attrici e si va a piedi nudi per permettere la danza. La pantomima divenne un genere di grande successo, tanto che alcuni imperatori (come Caligola e Nerone) si cimentarono nell'arte del mimo e del canto.

Poi il teatro divenne scena solo di commedie e tragedie del passato, che se pur raramente rappresentate, si trasformarono scene grandiose, con macchine teatrali, incendi veri in scena, belve e ogni sorta di animali, coreografie composte da centinaia di persone, scene dipinte, schermi mobili, e, infine, la grande invenzione del teatro romano, il sipario.



IL TEATRO DELL'IMPERO

Alle rappresentazioni e ai giochi potevano accedere tutti. La rappresentazione si svolgeva in una cornice di esibizioni varie, dai giocolieri alle danzatrici, con cui il teatro doveva competere per vivacità e colpi di scena. Svetonio racconta che Augusto, permise ai cavalieri di poter sedere nelle prime 14 file di gradini:

« Quando poi la maggior parte dei cavalieri, logorati patrimonialmente dalle guerre civili, non osavano assistere ai giochi seduti sui [primi] quattordici [ordini di] gradini, per timore delle punizioni riguardanti gli spettacoli teatrali, proclamò che queste non fossero applicate a loro stessi e ai loro parenti, qualora avevano fatto parte dell'ordine equestre una volta. »
(Svetonio, Augustus, 40.)

A Roma di teatri ve ne erano ben tre, che complessivamente potevano ospitare ben 60.000 spettatori, un numero anche oggi neppure nelle più grandi metropoli. Gli spettacoli teatrali rappresentati a Roma in epoca imperiale erano molto diversi da quelli tradizionali dei secoli precedenti; dopo Plauto e Terenzio, le recite di tragedie e commedie declinarono, ma man mano che si ebbe una diversificazione del pubblico.

Così il pubblico si appassionò di rappresentazioni più semplici e intuitive come i mini e i pantomimi. Giochi e spettacoli riunivano folle enormi; da un lato servivano a distrarle le dalle attività politiche, dall’altro, erano gli unici momenti di riunione della gente e di incontro diretto tra governanti e popolo. Il popolo poteva dimostrare liberamente la propria approvazione o rivolgere richieste all’imperatore. 

A Roma le rappresentazioni teatrali erano finanziate dallo stato e si svolgevano durante i ludi e le feste, in occasione di cerimonie religiose, trionfi militari, elezioni politiche, funerali di personalità pubbliche.  A differenza del teatro greco, più istruttivo e catartico, il teatro romano serviva da intrattenimento. Spesso infatti aveva attori o attrici famosi per la bellezza e il fascino che spesso giocavano a fare i seduttivi con il pubblico, e non mancavano le battute salaci a sfondo sessuale e i doppi sensi.

Soprattutto durante l'Impero, il teatro era un'occasione gaudente e di festa, e l'accesso a teatro era gratuito per tutti, ma era necessario possedere un permesso di accesso, la tessera (una tavoletta d'osso con segni incisi), utile per controllare il numero degli spettatori e dirigerli verso i settori assegnati. I posti erano assegnati in base all'ordine sociale, al censo. I sedili di prima fila, muniti di morbidi cuscini, erano ovviamente riservati ai senatori. Le retrostanti quattordici file erano per i cavalieri. Seguivano i posti disponibili per il popolo e, in cima, quelli per gli schiavi.

Una volta entrati nel teatro, si cercava il posto migliore nel proprio settore (cuneus). Vi erano anche degli addetti, incaricati di accompagnare gli spettatori ai loro posti. Al posto delle torce, che avevano le nostre "mascherine" ai cinema, questi "accompagnatori" avevano manganelli e scudisci per gli indisciplinati che creavano problemi.

In attesa che lo spettacolo iniziasse, tra gli spettatori si avvicendavano venditori di acqua e di cuscini, con grida, richiami, e vocii, ed è vero che i teatrii non avevano latrine al loro interno, ma ne avevano al loro esterno, per cui è errata l'idea che si facessero i bisogni in teatro. Nei teatri c'erano sempre dei militari e non avrebbero tollerato un simile comportamento.

Le rappresentazioni si svolgevano normalmente tra aprile ed ottobre e capitava che il sole picchiasse assai forte nell'imbuto della cavea. Un po' come avviene oggi nei concerti d'estate, si provvedeva tramite pioggerelle artificiali di acqua di rose o zafferano (famosa eral'acqua di croco della Cilicia), che avevano il compito di rinfrescare le persone e i luoghi, nonchè di profumarli. Inoltte, per riparare  dal sole, fu introdotto l'uso di un tendone, il velarium, steso su tutta la cavea.

Dav un segnale di inizio il suono di un doppio flauto, cui seguiva un banditore che annunciava il titolo della rappresentazione già annunciata sul cartello del programma, e ne faceva una breve introduzione. Il sipario (argumentum), a questo punto, scendeva e veniva arrotolato in una fessura del palcoscenico.


Il ruolo dell'attore

DIFFERENZE TRA TEATRO GRECO E ROMANO
(INGRANDIBILE)
A differenza di quanto avveniva nella Grecia classica, un attore romano è un uomo disonorato agli occhi della morale e della legge. I censori cancellano l'attore dai registri della sua tribù, lo dichiarano incapace giuridicamente e politicamente; il bacchettone Tertulliano nel "de spectaculis" parla addirittura di "diminutio capiti", che significa scomparire come cittadino romano. D'altronde Tertulliano è cristiano e per i cristiani il divertimento è peccato, occorre invece pentirsi e sacrificarsi.

Sotto l’Impero cambia l'atteggiamento di certi romani di fronte alla scena, inizia lo spettacolo che dissacra e fa satira dei potenti e dei falsi costumi moralistici. Gli unici immuni dall'infamia sono i musicisti, nel periodo dell'impero, collocati nei settori della cavea. L'infamia posta sugli attori deriva dalla paura della dissacrazione della auctoritas. Gli unici attori che sfuggono all'infamia sono gli attori di atellana; e sono anche gli unici a portare la maschera.

Una curiosità: sembra che il cantante, che intonava il suo canto stando in primo piano sulla scena, talvolta si faceva letteralmente "doppiare", poiché si limitava a mimare il canto, mentre un altro esecutore, nascosto in fondo alla scena, gli prestava la voce (pare che la "trovata" sia stata di Livio Andronico, che - recitando di persona una delle sue opere - la escogitò per ovviare ad una caduta di voce, a causa dei numerosi, acclamati "bis").


Il pubblico

Gli storici hanno accusato il pubblico romano di aver causato la morte del teatro come genere letterario, anche prima della fine della repubblica. Incolto, rumoroso, volgare, insensibile alla finezza delle commedie di Terenzio, questo pubblico avrebbe disertato i teatri a vantaggio dei circhi. Esso sarebbe stato la causa della sparizione progressiva della commedia e della tragedia. In realtà i ludi scenici rimasero vivi fino alla fine dell'impero, anche se nel corso dei secoli il teatro perde progressivamente di importanza.

Non fu il pubblico a condannarlo ma il cristianesimo e gli imperatori cristiani per esso. Non è corretto definire il pubblico romano rozzo e grossolano solo perché non si interessa di letteratura; semplicemente la sua cultura é differente rispetto a quella Ateniese: Atene era una cultura del discorso e del giudizio, Roma una cultura della musica e della percezione immediata.
Ricordiamo che nell'Impero c'era un'alfabetizzazione simile a quella di oggi, con scuole pubbliche e private, a cui accedevanonon solo gli extracomunitari ma perfino gli schiavi. Tutti sapevano leggere, scrivere e far di conto.

Definire il pubblico romano ignorante equivarrebbe a definire ignorante il pubblico di oggi perchè segue il cancio e le telenovelas. Certamente ci sono gradi di cultura diversi, ma a Roma la cultura era gratuita, le biblioteche erano accessibili a tutti, e così gli spettacoli di teatro, cosa che oggi non accade mai.
MASCHERA TEATRALE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI PALESTRINA

La Maschera


L'origine della maschera e del suo effettivo uso: se è data oramai quasi per scontata la sua derivazione, originaria e "funzionale", dagli Etruschi (tanto che il termine "persona", secondo altri, le proverrebbe addirittura dal dio etrusco "Phersus"), e se si può attestare che il suo uso era d'obbligo nella tragedia, non altrettanto certo ne appare l'uso nella commedia.

Si è ipotizzato, quindi, ch'essa sia stata introdotta nella commedia solo nel 130 a.c., dal "capocomico" Minucio Protimo, e che il suo uso fosse stato definitivamente "stabilizzato" solo grazie all'attore romano Roscio. Nel teatro dei "mimi", la maschera invece non esisteva, e vista la popolarità di questo genere, man mano essa probabilmente scomparve in modo definitivo dal teatro romano.


La Musica

Ogni spettacolo teatrale era dedicato agli Dei, come gli spettacoli del circo, e si aprivano con una processione rituale (pompa), meno fastosa di quella circense ma assai rumorosa. La musica, nello spettacolo teatrale romano, giocò un ruolo fondamentale. Si chiamava la pantomima, una specie di musical, con un pantomimus che, mimando più personaggi, interpretava da solo tutta la storia al suono di un'orchestra, accompagnato da un coro ed un cantante che narrava la vicenda.

Il pantomimo era, dunque, un attore-cantante aggraziato ed elegante, che si serviva di maschere e di colorati costumi di seta, nonchè di scenografie e macchine sceniche. Alla fine dello spettacolo il pubblico approvava battendo le mani (applausus, plausus) o disapprovava con urla, fischi (sibili), lanci di frutta ed anche di pietre. Secondo le fonti sarebbe stato Nerone ad inventare la claque, istituendo squadre di giovani per ritmare gli applausi con modi differenti.

I primi giochi pubblici regolari a spese dell'erario furono assegnati alla responsabilità dei sacerdoti, presieduti dal pretore urbano e poi dalla magistratura degli edili. Era il gradino inferiore della carriera politica, dalla quale si partiva per accedere semmai alle cariche più alte. Pertanto i magistrati più ambiziosi spendevano molto denaro per rendere memorabili i giochi che dovevano organizzare istituzionalmente.

I piaceri dello spettacolo pantomimico, così apprezzato dalla gente, furono severamente condannati dalla chiesa cristiana. Zosimo, papa nel 417, li maledice e Giovanni Crisostomo (V sec.) li giudica osceni e diabolici, invitando i cristiani a non recarsi più nei "teatri del diavolo". Purtuttavia il popolo non li disertò fin quanto permisero ai teatri di sopravvivere.

IL TEATRO DI TAORMINA

L'ARCHITETTURA

Gran parte dell'influenza architettonica dei Romani proveniva dai Greci, e così la progettazione del teatro, ma con differenze specifiche: ad esempio i teatri romani avevano proprie fondamenta, e non erano dati da lavori fatti esclusivamente con la terra nè erano chiusi tutt'intorno da colline naturali.

I teatri romani ereditano il loro schema di base dal Teatro di Pompeo, il primo teatro stabile romano. ed erano costruiti in piano, mentre quelli greci in collina. nel teatro romano gli spettacoli dovevano solo divertire, nel teatro greco dovevano istruire i cittadini.


Il Teatro di Legno

Gli antichi teatri romani erano costruzioni di legno provvisorie spesso erette all'interno del Circo Massimo o di fronte ai templi di Apollo Sosiano e della Magna Mater. Il teatro consisteva soltanto nella scena, cioé in un palcoscenico (pulpitum) su cui agivano gli attori, e nella scena vera e propria costituente lo sfondo. Pulpito e scena erano di legno.

Quello che sappiamo sulla struttura della scena riguarda quasi esclusivamente la scena della commedia, consistente in un tavolato verticale di legno innalzato nella parte del pulpito più distante dagli spettatori; nella scena si aprivano sul pulpito tre porte, corrispondenti alle tre case contigue, dove si immaginava che abitassero i personaggi che agivano nelle commedie.

Se l'azione richiedeva che si avesse l'entrata di un tempio, non era rappresentata la fronte del tempio, ma una porta, simile a quella delle case vicine, praticata nel muro che cingeva il tempio. A distanza dal tempio, sul pulpito, poteva esserci un altare.

Dalla parete di sfondo, dove vi era l'apertura delle tre porte, avanzava sul palcoscenico, in corrispondenza di ciascuna porta, un vestibolo che consisteva in una tettoia piatta sostenuta da due colonne. Nell'età imperiale si ebbero tre tipi di scena: per la tragedia, per la commedia, per i drammi satireschi.


Il Teatro in Muratura

Il primo e più antico teatro romano in muratura è quello costruito in età tardo repubblicana a Bononia (Bologna) verso l'88 a.c., con un emiciclo di circa 75 m di diametro e gradinate in laterizio.

La sua novità architettonica era nell'avere una struttura fondata su una fitta rete di murature radiali e concentriche. Fu successivamente ampliato e abbellito con marmi pregiati in età imperiale da Nerone verso la metà del I sec. d.c.

Il teatro romano dell'età imperiale è un edificio costruito in piano e non su un declivio naturale come quello greco, e ha una forma chiusa, che rende possibile la copertura con un velarium. A Roma il primo teatro ad essere costruito interamente in muratura fu quello di Pompeo, del 55 a.c..

Le parti essenziali del teatro di pietra erano la scaena, l'orchestra, la cavea (sedili). I cori che intervenivano nell'azione agivano sul palcoscenico, non nell'orchestra. Inoltre a differenza dei Greci i Romani avevano il sipario. Esclusivamente romano era anche l'uso di proteggere il pubblico mediante velaria.

TEATRO DI BENEVENTO
Le gradinate semicircolari della cavea poggiano ora su archi e volte in muratura, e sono collegate alla scena con loggiati laterali. La facciata della scena viene innalzata a numerosi piani e decorata, fino a diventare frons scenae, proscenio.

Esso si differenzia da quello greco per una scaenae frons più profonda e più bassa, l'orchestra venne dimezzata ad un semicerchio, e chiusa da un muretto per permettere spettacoli di acqua o di gladiatori. 

Lo sfondo era un unico pezzo monumentale alto e complesso, di dimensioni maestose, ricco di colonnine e nicchie, di cornici e ornamenti, statuine, scalette e porte. Sul rialzo del palco vi erano fregi ornamentali molto elaborati e ricchi di particolari. Compare il sipario, che durante la rappresentazione si abbassa in un apposito incavo, mentre il velarium di derivazione navale, viene utilizzato per riparare gli spettatori dal sole.

La cavea era divisa in settori. Numerose corsie verticali e un portico in cima ai gradini, permettevano uno spostamento in senso orizzontale. C'era anche un sistema di raffreddamento attraverso condotte e pozzi d'acqua fredda, alla fine del quale l'aria veniva convogliata sul pubblico. Fu anche grazie ai romani che venne inventato l'auleum, ovvero una tenda frontale che poteva essere sollevata o fatta cadere e serviva per coprire parte della scena e nascondere gli attori.

Adottati in età imperiale sono appunto i periactoi, con la funzione delle nostre quinte e di cui Vitruvio fa un'ampia descrizione nel De Architactura: aree disposte per apparati scenici, luoghi che i Greci chiamano perìaktoi (attorno a un punto focale) per il fatto che in questi luoghi vi sono macchine mobili triangolari aventi ciascuna tre campi ornamentali, che servono per apparizioni di Dei, con tuoni improvvisi, e che si girano mutando il campo ornamentale sulle fronti. Erano dei prismi girevoli, probabilmente triangolari, di legno dipinto.(ripresi anch'essi dalla Grecia) Sempre d'importazione greca i macchinari utilizzati anche in Roma per l'acustica.



LA SCENOGRAFIA
La scenografia prevede:
  • il proscenium, l'area di palcoscenico in legno più vicina al pubblico, raffigurante in genere un via o una piazza, corrispondente all'attuale proscenio. la scenae frons, un fondale dipinto. 
  • i periaktoi, di derivazione greca, prismi triangolari rotabili con i lati dipinti con una scena tragica, una comica e una satirica.
  • l'auleum, un telo simile al nostro sipario (sconosciuto ai greci) che permetteva veloci cambi di scena o veniva calato alla fine dello spettacolo. In alcuni teatri invece di cadere dall'alto veniva sollevato.
L'organizzazione degli spettacoli teatrali era specifico compito degli "aediles" o in qualche caso del "praetor urbanus", i quali spesso li producevano con denaro proprio, facendone elemento di propaganda politica. Questo condizionava la libertà degli autori.

  • ludi Romani si celebravano in settembre, in onore di Giove Ottimo Massimo, nel Circo Massimo; alla loro organizzazione erano preposti gli edili curuli;
  • ludi plebei avevano luogo in novembre nel Circo Flaminio, pure in onore di Giove; a partire dal 200 a.c., vi furono introdotte le rappresentazioni drammatiche, inaugurate con lo Stichus di Plauto; alla loro organizzazione erano preposti gli edili plebei;
  • ludi Apollinares si svolgevano in luglio, presso il tempio di Apollo e alla loro organizzazione era preposto il pretore urbano;
  • ludi Megalenses, in onore della Magna Mater; si svolgevano in aprile, affiancati poi dai ludi scaenici ealla loro organizzazione erano preposti gli edili curuli;
  • ludi Florales, in onore di Flora con gli spettacoli di mimi andavano dal 28 aprile al 3 maggio;
  • ludi Ceriales, in onore di Cerere, si svolgevano dal 12 al 19 aprile: organizzati dagli edili plebei, avevano rappresentazioni teatrali ogni giorno tranne l'ultimo in cui si svolgevano ludi circenses o giochi di animali.
I teatri romani furono costruiti in tutte le aree dell'impero, dalla Spagna, al Medio Oriente. Tutti i popoli appresero dai romani l'architettura e lo stile dei teatri romani.

Ed ecco i teatri di cui si ha ricordo, scavati e non (i nomi originali sono in corsivo)



I TEATRI DELL'IMPERO

ALBANIA 
  • Teatro romano di Buthrotum - Butrinto 

ALGERIA
  • Teatro romano di Calama - Guelma
  • Teatro romano di Culcul - Djemila
  • Teatro romano di Madaurus - Madaura
  • Teatro romano di Thamugadi - Timgad
  • Teatro romano di Thubursicum Numidarum - Khamissa
  • Teatro romano di Theveste - Tébessa
  • Teatro romano di Tipasa - Tipasa

BULGARIA
  • Teatro romano di Stara Zagora
  • Teatro romano di Philipoppolis - Plovdiv
  • Teatro romano di Serdica - Sofia


CIPRO
  • Teatro greco-romano di Curium


CROAZIA
  • Teatro romano di Pola - Pietas iulia


EGITTO
  • Teatro romano di Alessandria - Alexandrea ad Aegyptum (Alessandria d'Egitto)


FRANCIA
  • Teatro romano di Alba-la-Romaine - Alba Augusta Helviorum
  • Teatro romano di Orange - Aurasio
  • Teatro romano di Arles - Arelate
  • Teatro romano di Argentomagus - Saint-Marcel (Indre)
  • Teatro romano di Autun - Augustudunum
  • Teatro romano di Mandeure - Epomanduodurum
  • Teatro romano di Bouchauds - Saint-Cybardeaux - Germanicomagus
  • Teatro romano di Fourvière - Lione - Lugdunum
  • Teatro romano di Lillebonne - Juliobona
  • Teatro romano di Vienne - Julia Viennensis
  • Teatro romano di Vaison-la-Romaine - Vasio Vocontiorum


TEATRO ROMANO DI PETRA

GERMANIA
  • Teatro romano di Magonza - Mogontiacum


GIORDANIA
  • Teatro romano di Abila - Quwaylibah
  • Teatro romano di Gadara - Umm Qais
  • Teatro romano meridionale di Gerasa - Jerash
  • Teatro romano settentrionale di Gerasa - Jerash
  • Teatro romano di Amman - Philadelphia
  • Teatro romano di Pella
  • Teatro romano di Petra


ISRAELE
  • Teatro romano di Beit She'an - Scythopolis
  • Teatro romano di Caesarea Maritima
  • Teatro romano di Diocaesarea - Zippori
  • Teatro romano di Eleutheropolis - Beit Guvrin
  • Teatro romano di Hamat Gader
  • Teatro romano di Hippos
  • Teatro romano di Sebaste (Samaria)
  • Teatro romano di Shuni (Binyamina)
  • Teatro romano di Tiberiade - Tiberias


ITALIA
  • Teatro romano di Alba Fucens
  • Teatro romano di Ventimiglia - Albintimilium
  • Teatro romano di Amiternum - L'Aquila
  • Teatro romano di Anzio - Antium
  • Teatro romano di Ascoli Piceno - Asculum
  • Teatro romano di Augusta Bagiennorum - Bene Vagienna - Augusta Bagiennorum
  • Teatro romano di Aosta - Augusta Praetoria
  • Teatro romano di Benevento - Beneventum
  • Teatro romano Pietrabbondante - Bovianum Vetus
  • Teatro romano di Brescia - Brixia
  • Teatro romano di Cales - Calvi Risorta
  • Teatro romano di Carsulae
  • Teatro romano di Cassino - Casinum
  • Teatro romano di Cassino - Casinum
  • Teatro romano di Castrum Novum
  • Teatro romano di Cividate Camuno - Civitas Camunnorum
  • Teatro romano di Catania
  • Teatro romano di Grumento - Grumento Nova - Grumentum
  • Teatro romano di Helvia Recina - Macerata
  • Teatro romano di Ercolano - Herculaneum
  • Teatro romano di Falerone - Falerius Picenus
  • Teatro romano di Ferentino - Ferentino - Ferentinum
  • Teatro romano di Ferentium - Viterbo
  • Teatro romano di Fiesole - Faesulae
  • Teatro romano di Fermo - Firmum
  • Teatro romano di Firenze - Florentia
  • Teatro romano di Gubbio - Ikuvium
  • Teatro romano di Juvanum - Monterotondo
  • Teatro romano di Liternum
  • Teatro romano di Lecce - Lupiae
  • Teatro romano di Locri - Locri Epizefiri
  • Teatro romano di Luni - Luna
  • Teatro romano di Milano - Mediolanum
  • Teatro romano di Minturno - Minturnae
  • Teatro greco-romano di Marina di Gioiosa Ionica - Mystia
  • Teatro romano di Neapolis - Napoli
  • Teatro romano di Nora - Pula- Teatro romano di Otricoli - Ocriculum
  • Teatro romano di Ostra antica - Ostra Vetere
  • Teatro romano di Ostia Antica - Ostia
  • Teatro romano di  Peltuinum - Prata d'Ansidonia
  • Teatro romano di Pompei - Pompeii 
  • Teatro romano di Pompei (teatro piccolo)
  • Teatro romano di Pausilypon - Posillipo
  • Teatro romano di Balbo - Roma
  • Teatro romano di Marcello - Roma
  • Teatro romano di Pompeo - Roma
  • Teatro romano di Sepino - Saepinum
  • Teatro romano di Spoleto - Spoletium
  • Teatro romano di Suasa - Castelleone di Suasa
  • Teatro romano di Sessa Aurunca - Suessa
  • Teatro romano di Taormina - Tauromenion
  • Teatro romano di Teramo - Interamnia Praetutiorum
  • Teatro romano di Torino - Augusta Taurinorum
  • Teatro romano di Teano - Teanum Sidicinum
  • Teatro romano di Chieti - Teate
  • Teatro romano di Trieste - Tergeste
  • Teatro romano di Tusculum - Monte Porzio Catone
  • Teatro romano di Urvinum Mataurense - Urbino - Urvinum Mataurense
  • Teatro romano di Urbs Salvia - Urbisaglia
  • Teatro romano di Venafro - Venafrum
  • Teatro romano di Verona - Verona
  • Teatro romano di Berga - Vicenza - Vicetia
  • Teatro romano di Volterra - Volaterrae


LIBANO
  • Teatro romano di Byblos (Byblos)


LIBIA
  • Teatro romano di CyreneShahhat
  • Teatro romano di Leptis Magna - Lebda
  • Teatro romano di Sabratha - Sabrata


LUSSEMBURGO
  • Teatro romano di Dalheim - Ricciacum


PALESTINA
  • Teatro romano di Erode - Gerico - Jericho
  • Teatro romano di Nablus - Flavia Neapolis


PORTOGALLO

  • Teatro romano di Braga - Bracara augusta
  • Teatro romano di Évora - Ebura
  • Teatro romano di Lisbona - Olissipona


REGNO UNITO
  • Teatro romano di Camulodunum - Colchester - Camulodunum
  • Teatro romano di Verulamium - St Albans - Verulanum

TEATRO DI SAGUNTO

REPUBBLICA DI MACEDONIA
  • Teatro romano di Eraclea Lincestide - Bitola
  • Teatro romano di Scupi
  • Teatro romano di Stobi


SIRIA
  • Teatro romano di Apamea
  • Teatro romano di Caesarea Philippi - Caesarea Philippi - Baniyas
  • Teatro romano di Cyrrhus - Cirro
  • Teatro romano di Dura Europos
  • Teatro romano di Filippopolis - Shahba
  • Teatro romano di Jable - Gabala
  • Teatro romano di Bosra - Nova Traiana Bostra
  • Teatro romano di Palmira


SPAGNA
  • Teatro romano di Acipinio - Ronda
  • Teatro romano di Badalona - Baetulo
  • Teatro romano di Baelo Claudia
  • Teatro romano di Calatayud - Bilbilis
  • Teatro romano di Cartagena - Carthago Nova
  • Teatro romano di Saragozza - Caesarea Augusta
  • Teatro romano di Clunia - Colonia Clunia Sulpicia
  • Teatro romano di Cordova - Corduba
  • Teatro romano di Cadice - Gades
  • Teatro romano di Mérida - Emerita Augusta
  • Teatro romano di Italica -
  • Teatro romano di Málaga - Malaca
  • Teatro romano di Medellín - Metellinum
  • Teatro romano di Alcúdia - Pollentia
  • Teatro romano di Regina - Casas de Reina - Regina
  • Teatro romano di Sagunto - Saguntum
  • Teatro romano di Segóbriga - Saelices
  • Teatro romano di Tarragona - Tarraco


SVIZZERA
  • Teatro romano di Augusta Raurica - Augusta Raurica
  • Teatro romano di Aventicum - Avenches
  • Teatro romano di Lenzburg - Lencis


TUNISIA
  • Teatro romano di Bulla Regia
  • Teatro romano di Cartagine - Tunisi
  • Teatro romano di Dougga -Thugga

TEATRO DI ORANGE

TURCHIA
  • Teatro romano di Alicarnasso - Halicarnassus - Bodrum
  • Teatro romano di Ancyra - Ankara
  • Teatro romano di Arycanda
  • Teatro romano di Assos
  • Teatro romano di Afrodisia - Aphrodisias
  • Teatro romano di Aspendos
  • Teatro romano di Caunus
  • Teatro greco - romano di Efeso - Ephesus
  • Teatro romano di Erythrai
  • Teatro romano di Euramos
  • Teatro di Hierapolis
  • Teatro romano di Knidos (origini preromane)
  • Teatro romano di Laodicea sul Lycus
  • Teatro romano di Mileto
  • Teatro romano di Myra
  • Teatro romano di Nysa
  • Teatro romano di Patara
  • Teatro romano di Perge - Pergamo
  • Teatro romano di Phaselis
  • Teatro romano di Phocaea
  • Teatro romano di Sagalassos (origini preromane?)
  • Teatro romano di Selge
  • Teatro romano di Side
  • Teatro romano di Telmessos
  • Teatro romano di Vize

UNGHERIA
  • Teatro romano di Gorsium-Herculia - Tác

BIBLIO

- Giovanni Antonucci - Storia del teatro italiano - ediz. Newton & Compton - Roma - 1996 -
- Ettore Paratore - Storia del teatro latino - sulla drammaturgia latina - Milano - Vallardi - 1957 -
- Nicola Savarese - Teatri romani: gli spettacoli nell'antica Roma - Bologna - Il mulino - 1996 -
- Antonietta Dosi - OTIUM, il tempo libero dei Romani - Vita e Costumi nel mondo romano antico - Quasar - Roma - 2006 -- Giulio Guidorizzi - Introduzione al teatro greco - Mondadori - 2003 -



TEATRO E CRIPTA BALBO


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LA STORIA

Cornelio Balbo, figlio dell'omonimo generale  di Pompeo,  poi fedele a Cesare e quindi ad Ottaviano, celebrò nel 19 a.c. uno splendido trionfo a Roma per la sua vittoria in Mauritania. Su esortazione di Ottaviano che chiedeva a tutti il dono di bei monumenti per Roma, il generale fece edificare, nel 13 a.c., come narra Cassio Dione, uno splendido teatro finanziato col bottino conquistato in Africa.

TRASFORMAZIONE DALL'EPOCA ROMANA
AL TARDO MEDIOEVO
Dione ricorda che proprio i giorni degli spettacoli del teatro da pochissimo inaugurato, coincise con la notizia del ritorno di Augusto vittorioso dalle campagne di Gallia, Germania e Spagna, e con lo straripamento del Tevere, si che il teatro era raggiungibile esclusivamente in barca, il che non scoraggiò i Romani dall'andare al nuovo teatro che da Cornelio Balbo prese nome.

La scelta del luogo in cui edificare il teatro voleva seguire il programma, voluto da Augusto e da Agrippa, di abbellire e arricchire il Campo Marzio, ossia a quella parte pianeggiante della città che si estendeva sulla sinistra del Tevere tra il Campidoglio e le pendici del Pincio.

Infatti quando salì al potere, Augusto fece restaurare o costruire ex novo numerosi edifici pubblici, esortando i suoi alleati e tutti i patrizi di Roma a fare altrettanto.

Il devastante incendio che scoppiò a Roma sotto Tito, nell'80 d.c., danneggiò seriamente il teatro, che fu però restaurato sotto Domiziano, come testimoniano i bolli dei laterizi.

Subì ulteriori modifiche e restauri sotto Adriano, quando il portico fu sopraelevato di un piano e l'emiciclo dell'abside fu trasformato da esedra in latrina. Ma anche il teatro fu restaurato e rifatto, come dimostrano alcuni capitelli appartenenti alla fronte scenica, rinvenuti di recente.

 A questa fase appartengono la muratura in mattoni, con la quale è stata tra l'altro separata dalla piazza la grande esedra, e la decorazione architettonica a stucco che rivestiva i prospetti del portico.

Il teatro Balbo fu indicato facente parte della IX regione augustea, e risulta in funzione fino al IV sec. d.c., quando la nuova religione proibiva l'uso dei teatri, considerati osceni e peccaminosi, ma spesso con scarso successo.

Dal V sec., con lo stabilirsi delle leggi ecclesiastiche, il complesso monumentale andò in completa rovina. Nel X secolo, le sue strutture murarie furono trasformate in fortilizio medievale, ricordato dalle fonti con il nome di Castellum aureum, in cui vennero inseriti orti e chiese.

Nei secoli successivi, l’area del criptoportico fu occupata dalle botteghe dei funari.

Il teatro è rimasto a lungo ignorato in epoca moderna, perché fino al 1960 la sua cavea, di cui sono ancora visibili i resti inglobati nel Palazzo Mattei-Paganica, veniva identificata con l'emiciclo del Circo Flaminio, il quale si trovava invece presso il Teatro di Marcello, ove è la via del Portico di Ottavia.

Gli scavi del 1961 hanno liberato una parte della grande esedra posta su uno dei lati del criptoportico quasi quadrato che costituisce la Crypta Balbi.



DESCRIZIONE

STAMPA DEL 1561 DEL SANGALLO
Sembra fosse per grandezza il terzo teatro, dopo quelli di  Marcello, che conteneva circa 20500 spettatori, e quello di Pompeo, che ne conteneva 17600, sembra che questo teatro contenesse invece circa 7000 spettatori, ma secondo altri 11500.

Il portico dietro la scena, ovviamente parte del teatro, costituiva invece la Cripta Balbi.

Il teatro si estendeva in senso est-ovest con la cavea rivolta a ovest; alle spalle della scena si sviluppava un’area aperta, circondata da un portico edificato sopra un criptoportico.

La Crypta di Balbo era insomma un immenso quadrilatero, posto sul retro del teatro, al cui centro sorgeva un edificio, forse usato come tempio.

Su tutti i lati del quadrilatero, correva un portico chiuso, a due piani con le finestre al piano superiore.

Nell’area interna il tempio, probabilmente preesistente, era dedicato a Vulcano, il cui antico culto è attestato nella zona. Il criptoportico era luogo di riparo per gli spettatori in caso di pioggia, passaggio pubblico, poteva offrire ambienti per la preparazione degli spettacoli teatrali e accogliere botteghe.

TRASFORMAZIONE IN LABORATORIO DI CALCE
Il Teatro era costruito in opera reticolata mentre i muri perimetrali del portico, mossi da nicchie, erano in opera quadrata in tufo e travertino.

Plinio ricorda che il teatro era ornato tra l'altro da 4 piccole colonne di prezioso onice.

Le spoliazioni avvenute come al solito on parte per cancellare le tracce del paganesimo e in parte per adornare i palazzi dei principi e pontefici romani, non hanno cancellato del tutto le poderose murature, in alcune parti conservate per notevole altezza.

Del resto un editto imperiale del 408 d.c. destinò ad uso pubblico tutti i luoghi di culto pagani

Gli scavi hanno confermato la pianta del teatro delineato sulla "forma urbis", un'area quadrangolare, delimitata da un muro in blocchi di travertino, con una grande abside sul lato opposto al teatro e portici aperti verso l'interno, sulla piazza che circondavano.

Non è invece chiaro cosa rappresenti il disegno, solo parzialmente conservato su un frammento della "forma urbis", di una struttura che si trovava al centro dell'area: un edificio, un monumento, o forse una vasca.

Coll'abbandono dei teatri come luogo di perdizione. la Cripta Balbo divenne un laboratorio per la produzione del vetro, poi una calcara  e poi una stalla.

PARTE DELLA STRUTTURA ORIGINARIA OGGI
Prima del lento e graduale riassetto urbanistico che seguì ai secoli più bui dell'Altomedioevo, questa zona risentì come tutta l'Italia e Roma stessa dei terribili effetti della povertà e dell'abbandono conseguenti alla caduta dell'impero.

In particolare gli effetti della guerra greco-gotica (535-553 d.c.) furono tali da immiserire terribilmente le condizioni di vita.

Per un certo periodo vi fu allestita anche una piccola necropoli con sepolture povere nei corredi, scavate nelle stesse mura della Crypta.
Per lungo tempo si ritenne erroneamente che i ruderi della scena del teatro fossero i resti del Circo Flaminio.

MUSEO INTERNO
Fu Francesco Albertini all'inizio del XVI sec. a identificare il teatro di Balbo nelle rovine che, ancora visibili al suo tempo nei pressi della casa di Domenico Mattei, furono poi inglobate nella costruzione di altri edifici della stessa famiglia nobiliare, scomparendo del tutto.

Oggi la Crfipta Balbi  conserva strutture monumentali ancora consistenti, come quando si scende nel piano interrato dove si possono ammirare porzioni della Porticus Minucia e della Crypta stessa, e costituisce una delle quattro sedi museali che compongono il Museo Nazionale Romano, insieme a Palazzo Altemps, Palazzo Massimo alle Terme e le Terme di Diocleziano.


DUE NUOVI AMBIENTI ALLA CRYPTA BALBI 
(FonteLUGLIO 29, 2014

A Roma, due nuovi ambienti sono stati scavati alla Crypta Balbi, rivelando una fullonica (una sorta di lavanderia) e un sacello (un recinto sacro con altare) dedicato a divinità greche e orientali.


IL SACELLO, PARTE DEI NUOVI AMBIENTI RINVENUTI NEL 2014
Questi ultimi risultati ampliano ulteriormente il percorso archeologico del quartiere antico addossato all’esedra della Crypta Balbi, nato nel II sec. d.c. e che si conferma brulicante di vita e attività commerciali fino ai primi anni del VII sec. d.c.

Il piccolo impianto di fullonica, attivo nel II sec., è costituito da una serie di vaschette di cocciopesto, con all’interno un catino. Lungo un lato vi è un canale per lo scolo dell’acqua, mentre altre due vasche profonde circa un metro contenevano l’acqua per il lavaggio.

LA FULLONICA
Sopra l’ambiente della fullonica, una grande sala presenta un pavimento riscaldato con ipocausto di cui rimangono le suspensurae.

Il secondo ambiente è identificabile con un sacello, in uso nel II – III secolo, dedicato a varie divinità di tradizione greca e orientale: Artemide, Meleagro, Afrodite di Afrodisia, Iside e Dioniso, di cui si sono ritrovate le immagini scultoree.

Le statuette delle divinità erano poste su un altare-bancone strutturato ad arco con un piano laterizio.

 Nella zona anteriore dell’area rimangono le tracce di un podio quadrangolare con funzione di altare o per l’alloggiamento di un’ara.

Come l’ambiente della fullonica, anche il sacello, una volta in disuso, veniva ancora frequentato nel corso del V e del VI sec..

Lo scavo si trova dove sorgeva un vasto cortile porticato, la Crypta Balbi, annesso al teatro che Lucio Cornelio Balbo aveva eretto nel 13 a.c. Oggi si trova nel cuore dell’isolato racchiuso dalla sede del Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi.


BIBLIO

- Samuel Ball Platner e Thomas Ashby - "Theatrum Balbi" - A Topographical Dictionary of Ancient Rome - Oxford University Press - 1929 -
- Henry Lhote - L'expédition de Cornelius Balbus au Sahara - in Revue africaine - 1954 -
- Richard Allan Tomlinson - Theatres (Greek and Roman), structure - The Oxford Companion to Classical Civilization - Ed. Simon Hornblower and Antony Spawforth - Oxford University Press - 1998 -
- Mark Wilson Jones - Principles of Roman Architecture - New Haven: Yale University Press - 2000 -





 

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