Infatti volle ripristinare il simulacro della Dea su colonna andata distrutta nel corso dei rifacimenti sillani e cesariani di Curia e Comizio, che sappiamo venne riprodotta da una moneta dell'82 di L. Marcius Censorius con il Marsia e da identificare con la colonna Maenia.
La Columna Maenia che si trovava nella zona del Comizio, poco distante dal Carcere Mamertino, dove oggi passa la via che fiancheggia l'arco di Settimio Severo venne citata da Cicerone come luogo "presso la quale i debitori erano perseguiti dai creditori", si trovava davanti al tribunale del pretore ed ai Rostra dove si affiggevano le proscriptiones.
La statua andò probabilmente distrutta con la creazione del Foro di Cesare. Ne è stata ritrovata una parte del basamento a ovest della Curia Hostilia, davanti alle Scalae Gemoniae, ma non vi è certezza si tratti della statua della Minerva Chalcidica.
Comunque le due statue, quella di Marsia, sfuggita alle distruzioni della fine della repubblica, e conservata religiosamente in epoca imperiale, e quella di Minerva, erano state dedicate presso il Comizio se non nel Comizio stesso, tra il 318 e il 295 a.c., per le celebrazioni sacre, l'una dei Liberalia del 17 marzo, e l'altra delle Quinquatrus del 19 marzo.
Le due feste non si svolgevano in santuari preposti, ma venivano celebrate in successione nell'ambito del Foro, aventi tra l'altro la funzione di presentare dei nuovi cittadini alla comunità.
La concessione dei congiaria che celebravano i "tirocinii" dei nuovi cittadini, nonchè l'apertura dei testamenti, i documenti che comprovavano la continuità dell'aristocrazia, si svolgevano lì nel Foro proprio perchè lì era stata formata in antico la prima società civile romana.
Tutto ciò dimostra quanto antica fosse questa istituzione che tendeva a formare e a unire una comunità primitiva, provvedendo al suo sostentamento, nonchè ad integrare i nuovi arrivati in quanto più si era e meglio ci si difendeva dai confinanti, perchè all'epoca funzionava così, o si invadeva o si era invasi "Si vis pacem para bellum" (Se vuoi la pace prepara la guerra).
Inoltre poneva le basi per la comunità. I nuovi cittadini venivano presentati al pubblico coi loro nomi, famiglie, provenienza e mestieri. Era il primo tentativo di integrazione.
Il ripristino di Ottaviano fu appunto in questa direzione, lui volle ripristinare i valori e le usanze antiche per rafforzare la coesione nel suo impero. Volle così riunificare la Curia, strumento aristocratico, con l'Atrium Minervae, strumento del popolo, in quanto luogo di elargizioni ovvero delle congiaria, che insieme significavano la ritrovata libertà "Restitutio Libertatis" dopo i tempi bui delle guerre civili.
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| CURIA IULIA E COMITIUM |
IL CHALCIDICUM
Il portico trae nome dalla città di Chalcis (Festus, s.v.), perchè qui vi vennero impiegati per la prima volta, oppure furono impiegati in grande quantità.
Essi vennero aggiunti a singoli edifici, in genere pubblici, non come un ornamento della facciata, ma come rifugio delle persone in attesa che arrivi il loro turno per essere ammessi all'interno.
Insomma riparava dal sole e dalla pioggia, e in più era luogo di incontro e di affari.
Vennero adoperati anche per i palazzi dei re e dei grandi personaggi, per basiliche, tribunali, luoghi di commercio, per ospitare il cibo in vendita nell'attesa; per la curia, e per gli schiavi che stavano aspettando i loro padroni.
Servivano come asilo anche alla folla attratta da questi luoghi sia per curiosità che per lavoro.
Augusto non solo restaurò la Curia Julia, ma vi aggiunse il Chalcidicum sul lato destro.
Bartoli ritiene che qui vi fossero gli uffici e gli archivi per la scrittura e la conservazione dei Decreti del Senato comprese le registrazioni del licenziamento con onore dei legionari, anche se è difficile stabilirne l'uso più antico.
Domiziano restaurò le curia nel 94 d.c., parzialmente danneggiata dall'incendio di Nerone nel 66 d.c. per l'occasione Domiziano dedicò il Chalcidicum alla sua Dea protettrice Minerva, dal cui nome si fregia l'Atrium Minervae circondato da un colonnato. L'atrio era ancora visibile nel XVI sec. fino a Sisto V (1585-1590).
Fino alla 230 d.c, Dio. cita il Chalcidicum e la Curia Julia insieme, ma non parla del Secretarium Senatus. Ciò suggerisce che i primi due edifici erano legati insieme ma il secretarium non era stato ancora costruito.
MINERVA CHALCIDICA
Completava il tutto il Chalcidicum, cioè un portico aperto su una piazza dove troneggiava una statua issata su una colonna, dedicato alla Minerva Chalcidica. Un edificio unito alla Curia con un colonnato, sotto cui si aprivano uffici e botteghe, in parte conservato, aperto sul Foro, ma probabilmente aperto anche sul Foro di Cesare. Il Chalcidicum Augusti, visto che Augusto se l'era intestato, doveva essere il luogo delle Liberalitates.
Il culto di Minerva nella religione romana ebbe un carattere molto sociale, come inventrice delle arti e dei mestieri, ma anche protettrice dell'ingegno umano. Mentre Marte era il Dio dei soldati, Minerva era la Dea dei generali dell'esercito, che guidavano i soldati non con la foga ma con la strategia e l'intelligenza.
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| CURIA IULIA |
Questa intelligenza la fece patrona delle arti e degli artigiani, per questo le venne riservata una festa il quinto giorno dopo le idi di marzo, detto perciò Quinquatrus, che acquistò maggiore importanza con la durata di cinque giorni per lo sviluppo crescente dell'artigianato nonchè delle professioni, come l'avvocatura, la medicina e l'insegnamento scolastico.
Il tempio dell'Aventino costituiva infatti la sede del Collegium scribarum histrionumque fin dal 207 a.c. (Festo, 333). Il giorno della dedicazione era il 19 marzo, corrispondente alla festa dei Collegia artificum, i Quinquatrus.
In quanto all'aspetto della statua il Castagnoli ritiene che la rappresentazione di Minerva che si vede in uno dei rilievi della Cancelleria, pure di età domizianea, in base al confronto con una moneta di Domiziano potrebbe essere del tipo della M.Chalcidica.
MINERVAL MUNUS
In questo giorno anche le scuole facevano festa e gli scolari offrivano ai maestri un dono detto Minerval o Minervale munus. Era infatti anche una festa dei maestri, e gli scolari offrivano un dono che non aveva a che fare col pagamento della loro professione, ma piuttosto un riconoscimento della loro qualità.
Da Munus, il sostantivo, e Munere, il verbo si distinguono due significati in italiano che però in latino era il medesimo, cioè il dono e il dovere. Munus era infatti la conclusione del dovere ottemperato, cioè il dono conseguente. Remunerare significa il realtà pagare di nuovo, però nel linguaggio corrente è un solo pagamento, che riguarda un corrispettivo di lavoro.
Come dire che il dovere o il lavoro giustamente compiuto è compenso a se stessi e pure da parte degli altri. Ma c'era in questo un significato più profondo, e cioè che viene riconosciuto e pagato chi compie il proprio lavoro in modo minervale, cioè con l'intelligenza.
L'ingegno era l'arte minervale per eccellenza. Senza arte minervale, soprattutto i generali, non potevano difendere l'impero romano e l'imperatore non poteva guidarlo. Per questo gli imperatori erano molto devoti a Minerva.
Un altro giorno di festa si aggiunse col nome di Quinquatrus minusculae il 13 giugno, nel quale i tibicines, i flautisti addetti al culto pubblico, celebravano con un banchetto nel tempio di Giove Capitolino la festa della loro associazione, con una mascherata per le vie della città, e con una riunione nel tempio di Minerva sull'Aventino, il cui dies natalis era commemorato il 19 giugno.
BIBLIO
- Tito Livio - Ab Urbe condita -
- Gaio Svetonio Tranquillo - De vita Caesarum -
- Mario Torelli - Archiv für Religionsgeschichte - Volume VI -1-Atrium Minervae - Simbologia di un monumento e cerimonialità del congiarium - Perugia - 2010 -
- Mario Torelli - Chalcidicum, forma e semantica di un tipo di edificio antico - Ostraka - 2003 -