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FORTEZZA DI ULMETUM (L. Pannonicus)


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RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL FORTE

Secondo l'imperatore Bizantino Costantino Porfirogenito (905 - 959), il popolo nomade dei Peceneghi si stabilì nel tardo IX secolo, tra il Volga e il fiume Ural, a nord del Mar Caspio. Egli li descrive come "barbari avidi e insaziabili, sempre pronti a vendersi [come mercenari ] per attaccare i russi e altri barbari".

Ben presto i Pecenghi caddero sotto il dominio dei Khazari, un popolo seminomade turco dell'Asia centrale che, secondo l'esploratore e geografo persiano Ibn Rustah, "li invadevano ogni anno" per raccogliere il tributo loro dovuto. Spinti dalla loro terra dagli Oghouz (gli antenati dei moderni occidentali Turchi), alleati dei Khazar, i Pecheneg migrano verso ovest.

PIANTA ODIERNA

Centro militare e civile romano, identificato con l'Ούλμιτῶν ricordato da Procopio (De aedif., iv, 7, 17), oggi Pantelimonul de Sus, presso HîrŞova, al punto d'incrocio tra la via di comunicazione di epoca imperiale romana che da Marcianopolis, attraversando la Dobrugia nel senso della sua lunghezza, giungeva al limes danubiano a Noviodunum e le vie provinciali che legavano le città greche del Ponto con le città lungo il Danubio.

Scavi eseguiti negli anni 1911-1914 da V. Pârvan hanno messo in luce le rovine della fortezza romana e un gran numero di monumenti scultorei ed epigrafici - riutilizzati quale materiale da costruzione - di un singolare interesse per conoscere la vita economica, sociale e militare di U. dal sec. II al sec. IV d.c. e, in un quadro più vasto, la storia della colonizzazione della provincia.

RESTI DI UN TORRIONE

Il centro civile di Ulmetum è stato fondato probabilmente all'epoca di Traiano. Nel 140 d.c. è ricordato quale vicus con un conventus di cittadini romani e di traci autoctoni cives Romani et Bessi consistentis vico Ulmeto (C.I.L., iii, 14, 21426) sotto la direzione di un magister.

Nei primi secoli di vita questo centro ha avuto un carattere rurale. Nel sec. III, verosimilmente sotto la pressione dell'attacco gotico, o forse nel sec. IV dev'essere stato costruito il castro che, secondo Procopio, sarebbe stato distrutto dagli Slavi. 

Comunque il vicus e il forte romano, nodo di importanti strade nella Moesia Inferior (Scythia Minor; Moesi), moderna Pantelimon di Sus (distretto di Constanţa in Romania; Dobrugea). Il vicus presumibilmente sorse sotto Traiano (dove c'è un' evidenza di magistri e principes loci). La popopazione era etnicamente mista (Bessi, Romani e Greci).

 
Distrutta dagli Slavi, Umeltum fu ricostruita da Iustiniano I (Procop. Aed. 4,7,17).
In ogni caso, tanto la cinta delle mura quanto le costruzioni all'interno di esse scoperte dagli scavi appartengono al sec. VI, come risulta chiaramente dalla pianta generale del castro, dalla tecnica struttiva e da un'iscrizione dell'epoca di Giustiniano, trovata in una torre rettangolare, posta dai soldati che avevano costruito il castro, i lanciarii iuniores.

Lo scavo all'interno del castro ha messo in luce una costruzione absidata, forse destinata all'amministrazione militare e resti di edifici tardi che sorgono su muri più antichi. Ulmetum alla fine del sec. VI d.c., fu distrutta dagli Avari.



BIBLIO

- V. Pârvan - Cetatea Ulmetum, I. Descoperirile primei campanii de săpături din vara anului - Analele Acad. române - 1912 -
- II, 1-2 - Descoperirile campaniei a doua Şi a treia de săpături din anii 1912 si 1913 - ibid. XXXVI - 1913 -
- III - Descoperirile ultimei campanii de săpături din vara anuli 1914 - ibid. XXXVII - 1915 -
- R. Vulpe - Histoire ancienne e la Dobroudja - Bucarest - 1938 -
- F. F. Russu - Vicus Ultinsium - in Studii Şi cerc. de istoria veche - VIII - 1957 -



FORTE DI HISTRIA (Limes Pannonicus)


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L'INSEDIAMENTO

Histria o Istros (greco antico: Ἰστρίη, Dio fluviale della Tracia, Danubio), era una colonia greca o polis (πόλις, città) vicino alle bocche del Danubio (noto come Ister in greco antico), sulla costa occidentale del Mar Nero. Fondato dai coloni milesi per facilitare il commercio con i nativi Getae, è considerato il più antico insediamento urbano sul territorio rumeno.

Venne fondato dai coloni milesi nel VII secolo a.c. e nell'antichità portava anche i nomi Istropolis, Istriopolis e Histriopolis (Ἰστρόπολις, Ἰστρία πόλις). Scymnus di Chios (110 a.c.), datava la sua fondazione al 630 a.c., mentre Eusebio di Cesarea la collocò durante i 33° Giochi Olimpici (657 – 656 a.c.). La prima valuta documentata su territorio rumeno è una dracma d'argento di 8 grammi, emessa intorno al 480 a.c.

L'antica Histria era situata su una penisola, a 5 km (3 miglia) a est del moderno comune rumeno dell'Istria, sulla costa della Dobrugia. Da allora l'antica riva del mare è stata trasformata nella sponda occidentale del lago Sinoe, poiché i depositi di limo del Danubio formavano una secca che chiudeva l'antica costa.


L'attuale lago Sinoe era all'epoca la baia settentrionale aperta, mentre un'altra baia sulla sponda meridionale fungeva da porto. L'acropoli con santuari venne eretta nel punto più alto della pianura costiera nel VI secolo, il centro si trovava a 800 metri a ovest dell'acropoli. L'insediamento aveva strade lastricate in pietra ed era protetto da forti mura. L'acqua veniva raccolta lungo acquedotti lunghi 20 km.

L'abitato era situato vicino a fertili terreni coltivabili e i commercianti raggiungevano l'interno attraverso Histria e la valle del Danubio, come dimostrano i ritrovamenti di ceramica attica a figure nere, monete, oggetti ornamentali, un lebeto ionico e molti frammenti di anfore. Anfore sono state trovate in grande quantità a Histria, alcune importate ma altre locali. La ceramica locale è stata prodotta dopo l'insediamento della colonia e sicuramente prima della metà del VI secolo.

Histria servì come porto commerciale subito dopo la sua fondazione, con la pesca e l'agricoltura come fonti di reddito aggiuntive ma nel 100 d.c., la pesca era diventata la principale fonte di entrate istriane. Come mostra la Tabula Peutingeriana si trova tra Tomis e Ad Stoma; 11 miglia da Tomis e 9 miglia da Ad Stoma.


Intorno al 30 d.c. Histria passò sotto il dominio romano e dal I al III secolo d.c., furono costruiti templi per gli dei romani, oltre a bagni pubblici e case per i ricchi. Il dominio romano durò dal I al III secolo d.c. e, con il nome di Histriopolis, divenne un fortilizio nella provincia romana della Mesia.

Complessivamente esistette ininterrottamente per circa 14 secoli, a partire dal periodo greco fino al periodo romano-bizantino. La baia di Halmyris dove fu fondata la città fu chiusa da depositi di sabbia e l'accesso al Mar Nero fu gradualmente interrotto. Il commercio continuò fino al VI secolo d.c.

L'invasione degli Avari e degli Slavi nel VII secolo d.c. distrusse quasi del tutto la rocca, infine la resero indifendibile e la città fu abbandonata. Gli istriani si dispersero; il nome e la città scomparvero dalle memorie storiche.

LE PORTE DELLA CITTA'

Le rovine dell'insediamento furono identificate per la prima volta nel 1868 dall'archeologo francese Ernest Desjardins. Gli scavi archeologici furono iniziati da Vasile Pârvan nel 1914 e continuarono dopo la sua morte nel 1927 da squadre di archeologi guidati successivamente da Scarlat e Marcelle Lambrino (1928-1943), Emil Condurachi (1949-1971), Dionisie Pippidi (1971-1989), Petre Alexandrescu (1990-1999), Alexandru Suceveanu (1990-2009), Alexandru Avram e Mircea Angelescu (a partire dal 2010).

Il Museo Histria, fondato nel 1982, espone alcuni di questi reperti mostrando una stratificazione di strati tra il periodo arcaico e quello classico:

STRUTTURA PUBBLICA

I GRECI ARCAICI

L'antica città greca copriva circa 60 ettari. La divinità principale era Apollo Ietros (Il Guaritore). Zeus (Gr. Polieus) era invece il protettore della città e si adorava anche Afrodite. Sembra che tutte e sei le tribù milesie fossero rappresentate nella colonia, ma solo quattro tribù sono attestate: Aigikoreis, Argadeis, Boreis e Geleontes. Il governo della città, come narra ìAristotele nella Politica, è un'oligarchia. All'inizio del VI a.c. secolo Histria era già una prospera colonia.


Greci arcaici II (600-550 a.c.)

Venne costruita una nuova cinta muraria intorno alla città, visto le frequenti incursioni degli sciti. L'Acropoli iniziò ad essere difesa da un muro, scoperto da Sc. Lambrino. Un'altra cinta muraria correva intorno all'Altopiano occidentale, difendendo anche il porto.



Greci arcaici III (550-500 a.c.)

L'età arcaica di Histria termina con la distruzione ad opera di una spedizione del generale persiano Mardonios (latino Mardonius) nel 479 a.c. con la battaglia di Platea. Secondo altri la distruzione della città avvenne nel 512 a.c., quando Dario I intraprese una guerra contro gli Sciti. Nel 2021 è stato pubblicato l'articolo "Of Human Sacrifice and Barbary: a case study of the Late Archaic Tumulus XVII at Istros" in cui M. Fowler presenta le prove nella necropoli settentrionale dell'insediamento greco del Ponto che vennero fatti sacrifici umani.



I GRECI CLASSICI

Durante il periodo classico vi fu continuità nei culti di Apollo Ietros; Zeus (Gr. Polieus) e Afrodite. Histria si trovò coinvolta nella lotta con gli Sciti per cui fu costretta a unirsi alla Lega di Delo. Nel V secolo aC queste colonie passarono dall'oligarchia alla democrazia e nacquero le prime monete istriane: un didramma, oboli e monete di bronzo.


Greci classici I (500–425 a.c.)

Quando la flotta ateniese giunse presso le colonie greche poste sulle rive del Pontos Euxeinos (Mar Nero) per riscuotere i contributi per il Tesoro di Delo (Tucidide) venne costruito un nuovo muro attorno all'acropoli istriana, probabilmente per la "rivoluzione" democratica di cui parla Aristotele nella Politica, e la cinta muraria, a protezione dell'insediamento e del porto, fu riparata.



Greci classici II (425–350 a.c.)

La città venne di nuovo distrutta nel IV secolo a.c., nella guerra tra il potente Ateas re degli Sciiti e il re Filippo II dei Macedoni, padre di Alessandro il Grande. che distrusse la cinta muraria che proteggeva l'Acropoli e quella che proteggeva l'intera città.


ELLENISTI CLASSICI

Durante il periodo ellenistico, continuarono i culti di Apollo Ietros, Zeus e Aphrodita e pure i culti di Atena, Poseidone, Helikonios, Taurios, Demetra, Hermes Agoraios, Heracles, Asclepios, Dioscurii e altri.. Fu costruito un nuovo tempio per una grande divinità e un nuovo muro, che proteggeva un'area di 10 ettari. Histria divenne un importante fornitore di grano per la Grecia. Tuttavia, il potere economico di Histria era rappresentato dal commercio. In età ellenistica furono eretti il ginnasio e il teatro.


Ellenisti classici I (350–300 a.c.)

La città venne di nuovo distrutta nel 339 a.c.. Nel periodo 313–309 a.c., ebbe luogo una ribellione di città Pontiche. Però Mileto conferì agli istriani pari diritti politici.


Ellenisti classici II (300–175 a.c.)

Intorno al 260 a.c., Bisanzio fu coinvolta in una disputa con Histria e Callatis (l'odierna Mangalia) su Tomis emporion (Εμπόριον, mercato) (odierna Constanţa). Un'altra distruzione della città, da qualche parte intorno al 175 a.c., probabilmente provocata dai Bastarni di passaggio dopo essere stati chiamati dal re macedone Filippo V o Perseo per rafforzare l'esercito.


Ellenisti classici III (175–100 a.c.)

Mitridate installò una guarnigione militare in Histria, che probabilmente causò la terza distruzione della città nel periodo ellenistico. Durante il regno di Mitridate in Histria vengono coniati gli stateri.

INSEDIAMENTI DACIO-ROMANI

Ellenisti classici IV (100–20 a.c.)

Burebista fu il re delle tribù Getae e Daci dall'82 al 45 a.c.,  unificando le tribù del regno dei Daci. Nel VII e VI secolo a.c. divenne la dimora dei popoli traci, inclusi i Getae ei Daci. Nel II secolo a.c. i Daci espulsero i Celti dalle loro terre. I Daci spesso combattevano con le tribù vicine, ma il relativo isolamento dei popoli Daci nei Carpazi permise loro di sopravvivere e persino di prosperare. Nel I secolo a.c. i Daci erano diventati la potenza dominante.

Gaius Antonius Hybrida, governatore della Macedonia, aveva inflitto molte ferite al territorio soggetto come a quello che era alleato con Roma, e dopo aver devastato i possedimenti dei Dardani e dei loro vicini, fingendo di ritirarsi per qualche scopo, si diede alla fuga; ma il nemico circondò i suoi fanti e li scacciò con la forza dal paese, togliendo loro anche il bottino. Il periodo ellenistico fu concluso da Marco Antonio, che era a capo del governo romano d'oriente, e fu sconfitto da Ottaviano ad Azio.


Ellenisti classici IA (30–100 d.c.)

Vennero costruite le nuove Thermae (Thermae I). Gli storici considerano questo periodo come una seconda fondazione della città.


Ellenisti classici IB (100–170 d.c.)

Intorno al 170 d.c., una parte della città venne distrutta.


Ellenisti classici IC (170–250 d.c.)

La città soffrì una vasta distruzione dalla quale non si riprese mai più. Si pensa venne distrutta da un'invasione di Goti e di Carpi. Alcuni pensano invece che sia stata distrutta da un terremoto.


Periodo Bulgariano (IX - X secolo)

I bulgari arrivarono in Scizia Minore alla fine del VII secolo. La Scizia Minore (in greco: Μικρά Σκυθία, romanizzata: Mikra Skythia) era una provincia romana corrispondente alle terre tra il Danubio e il Mar Nero, l'odierna Dobrugia divisa tra Romania e Bulgaria. Fu staccata dalla Mesia Inferiore dall'imperatore Diocleziano per formare una provincia separata tra il 286 e il 293 d.c. 

La capitale della provincia era Tomis (oggi Costanza). La provincia cessò di esistere intorno al 679-681, quando la regione fu invasa dai bulgari, che l'imperatore Costantino IV fu costretto a riconoscere nel 681.

Secondo il Laterculus Veronensis del 314 e la Notitia Dignitatum del 400, la Scizia apparteneva alla diocesi di Tracia. Il suo governatore deteneva il titolo di praeses e il suo dux comandava due legioni, Legio I Iovia e Legio II Herculia. L'ufficio di dux fu sostituito da quello di questore exercitus, coprendo un'area più ampia, nel 536. 

La popolazione della Scizia Minore era dacica e la loro cultura emerge anche nel VI secolo. Sono state rinvenute anche ville romane. Le città erano antiche fondazioni greche sulla costa (come Tomis) o più recenti fondazioni romane sul Danubio. Le fortificazioni romane risalgono per lo più alla tetrarchia o alla dinastia costantiniana. Sostanziali riparazioni furono effettuate sotto gli imperatori Anastasio I e Giustiniano I, che concessero alla provincia l'immunità fiscale. 

Nel V secolo, la maggior parte delle truppe di stanza in Scizia erano foederati di origine germanica, turca, unna o (forse) slava, una continua fonte di tensione nella provincia. Il cristianesimo fiorì in Scizia nel V e VI secolo e già nel IV secolo iniziò il culto dei martiri. Le chiese con numerose cripte di reliquie.

BIBLIO

- Erodoto - Storie -
- Justin - Epitome of Pompeius Trogus -
- Smith, W. - Istropolis - Dictionary of Greek and Roman Geography - London - John Murray - 1857 - 
- Fowler, Michael - Of Human Sacrifice and Barbarity: A Case Study of the Late Archaic Tumulus XVII  at Istros -  2021 -
- Memnon - History of Heracleia - Hellenistic Greek inscriptions of Istros in English translation
Greek cities on the western coast of the Black Sea -



FORTEZZA DI CAPIDAVA (Limes Pannonicus)


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Capidava fu un importante centro geto - dacico sulla riva destra del Danubio, nel senso che i Greci chiamavano i suoi abitanti Geti, ma i Romani li chiamavano Daci. Infatti fu soprattutto un castro romano, ma pure un centro amministrativo, sempre romano, di un territorio risalente alle fortificazioni erette da Traiano durante l'organizzazione del limes danubiano.

Capidava si trova nel villaggio con lo stesso nome, nella contea di Constanța, in Romania. Dopo la conquista romana, divenne centro civile e militare, facente parte della provincia della Mesia Inferiore, che comprendeva l'intera Bulgaria settentrionale, la Dobrugia rumena e piccole parti dell'Ucraina meridionale (chiamata poi Scizia Minore, odierna Dobrugia, con una parte in Romania e una parte in Bulgaria ), e oggi semplicemente moderna Dobrugia.

Essa fu costruita nel II secolo dalle squadre della Legio V Macedonica e della Legio XI Claudia partendo da un centro civile preesistente locato sulla sponda destra del Danubio inferiore. dato che come tutte le legioni romane anche queste sapevano fare strade, ponti e castri.

Il nome getico Capidava che significa « la cittadella della svolta », comprova l'abitato preromano autoctono il cui nome fu conservato anche dai romani, fino a età tarda, come attestano varie iscrizioni tra le quali una del sec. II d.c., scoperta a Ulmetum, (CIL, m, 12491; Inscriptiones Scythiae Minoris, v, 77) in cui si parla di un "quinquennalis territorii Capidavensis". E citata come Cappidava o Capidapa nella Geografia di Ravenna (179, 3 e 186). 

Come stazione militare Capidava venne occupata, per quasi cinque secoli, da vari corpi militari, che conosciamo dalle iscrizioni. Dalla fondazione del castro fino verso l'anno 143 d.c. qui si stanziò la cohors I Ubiorum. Nell'epoca romano-bizantina sono presenti: 
- vexillatio Capidavensium (un distaccamento della Legio II Herculia), 
- i battaglioni di cavalleria "cuneus equitum Solensium" (Not. Dign., XXXIX, 13) 
- il "cuneus equitum scutariorum".

Capidava, essendo parte del Limes Moesiae, era collegato da strade a Carsium, Ulmetum, i castra di Basarabi-Murfatlar e i castra di Cernavodă. Limes moesiae è il termine moderno dato a un insieme di fortificazioni romane poste tra la riva del Mar Nero e la Pannonia, l'odierna Ungheria, costituite principalmente da forti lungo il Danubio (i Limes danubiani) per proteggere le province romane di Upper e Lower Mesia a sud del fiume.



DESCRIZIONE

Capidava, detta pure Kapidaua, Cappidava, Capidapa, Calidava, Calidaua, era un castro che si presentava con tre lati in muratura, mentre a nord-est è protetto dal Danubio con angoli rotondi e da torri quadrate, ed altre due torri rotonde nel muro di nord - est. Della fortezza bizantina, solo recentemente investigata, si evince che poggiava su due lati del muro della fortezza del IV sec. e, in parte, nella fossa interna del castellum.

Il castrum venne eretto all'inizio del sec. II d.c. e fu distrutto in seguito agli attacchi barbarici cosicché, verso la fine del sec. III d.c., dovette essere completamente rifatto, stavolta con maggiori capacità di difesa. 
- Esso ha una pianta più o meno rettangolare di m 150 X 127, 
- le mura sono larghe più di 2 m e alte 5-6 m, 
- vi si innalzano 7 torri, alte quasi 11 m, di cui, 3 rettangolari al centro dei lati, 2 negli angoli a forma di quarto di cerchio e 2 intermedie, sul lato lungo, a forma di ferro di cavallo, 
- una porta larga 2,36 m, situata sul lato sud - est, 
- un'uscita strategica sul lato sud - ovest della torre n. 1, verso il Danubio, dov'era sistemato anche il porto. 

A partire dal sec. V, a causa dei numerosi attacchi subiti, la cittadella fu rifatta più volte. Infatti il nuovo centro militare si mantenne fino all'età bizantina, quando a causa della decadenza di mezzi e di persone si ridusse ad una piccola fortezza nell'angolo sud-ovest della costa prospiciente al mare. 

Dall'aspetto con cui si presenta oggi, il castellum, risalente alla prima metà del II sec. d.c. venne rifatto, con materiale di recupero, una volta nel III sec. e più volte durante il IV sec. d.c. ormai la decadenza era in atto, i materiali non si importavano più e si ricorreva al pietrisco locale, ma soprattutto al materiale  più solido dei lastroni e pietre di recupero.

Dai monumenti archeologici e le iscrizioni epigrafiche emerge che Capidava era un centro anche amministrativo di un territorio esteso, affidata a un quinquennalis, comprendente anche Ulmetum e vicus Scenopesis. 

Il qumquenalis era il titolo di un magistrato posto a capo per un periodo di cinque anni di un collegio professionale che era diretto da uno o più magistrati, le cui funzioni a nome del collegium erano simili a quelle del console romano per conto dello Stato, del comune o di un paese. Invece l'amministrazione finanziaria e conservativa della città era affidata a un princeps loci: ambedue funzionari nominati e non scelti (CIL, m, 12491). 



TAVOLA PEUTINGERIANA

Sotto il nome di Calidava o Calidaua è raffigurata nel Segmento VIII della Tabula Peutingeriana (antica carta stradale romana che mostra il tracciato del cursus publicus, cioè la rete stradale dell'Impero Romano del I-IV secolo). al centro in alto dell'immagine. su una strada romana tra Axiopolis e Carsium.
 
La mappa fornisce dati precisi sulle distanze tra Axiopolis, Capidava e Carsium che coincidono con le distanze tra le attuali località di Hinog-Capidava e Capidava-Hârşova . Ciò è confermato anche dalla scoperta di una pietra miliare a Seimenii Mici che indica la distanza di 18.000 piedi (27 km) da Axiopolis a Capidava.

Presso Capidava si trovava pure uno dei più importanti passi doganali, e una stazione di benéficiarii, cioè una locanda di lusso per alti dignitari, soprattutto dell'esercito, che potevano alloggiare, mangiare e cambiare i cavalli, il tutto a spese dello stato.



NOTITIA DIGNITATUM

Capidava compare su un'illustrazione della Notitia Dignitatum Imperii Romani (Basilea ?, c. 1436) tra le fortezze che sorgono sul limes del Basso Danubio, poste sotto l'autorità del comandante militare della provincia (dux Scythiae). Qui è menzionata a Capidava (forma Capidaua) un'unità di cavalleria o un distaccamento di unità sotto il comando del duca di Mikra Skythia.

Quest'ultima è la regione circondata dal Danubio a nord e ovest e dal Mar Nero a est, grosso modo corrispondente all'odierna Dobrugia, con una parte in Romania e una parte in Bulgaria. La Cuneus equitum Solensium, Capidaua qui menzionata potrebbe la componente di cavalleria della vecchia Legio XX Valeria Victrix, ribattezzata Solenses.



LE INVASIONI

Le recenti indagini eseguite nel settore orientale della fortezza hanno rivelato distruzioni violente nel sec. VI; venne poi ricostruita ai tempi di Giustino II, ma dovette subire l'invasione degli Avari nel 587, dopodiché venne eretto a sud, con le pietre ricavate dalle rovine, un piccolo fortino, di m 60 per lato.

Quando però il limes bizantino venne riorganizzato, nel sec. X, grazie alla sua posizione strategica speciale, Capidava venne a rappresentare un punto importante nel nuovo sistema di difesa. Sulle rovine dell'abitato fortificato del periodo tardo romano, venne costruita una cittadella di contadini stratiòtai che durerà fino nel sec. XII e che presenta più livelli di abitazione corrispondenti a ricostruzioni successive. 

Lo stratiota fu il piccolo proprietario terriero che aveva l'obbligo del servizio militare in caso di guerra. Poichè l'imperatore non poteva permettersi troppi mercenari e poichè i cristiani avevano perso la voglia di combattere, questi costituì l'ossatura dell'esercito bizantino tra il VII e il IX secolo.

Nella parte est della fortezza indagini recenti hanno fatto riemergere edifici di epoca romano-bizantina, tra cui depositi con numerose anfore e giare e un ambiente con ipocausto. Fuori della città, verso est, sono state rinvenute terme di età tardo-romana. L' archeologo e storico rumeno d'inizio XX secolo Vasile Pârvan identificò il Capidava geto-dacico come il centro del potere del re getico Dapyx, all'interno di un territorium Capidavense. 

La "Historia Romana" di Cassio Dione cita la ritirata di Dapyx nel suo forte dopo la sua sconfitta nel 28 a.c. per mano di Marco Licinio Crasso, ma finì tradito e ucciso. Pârvan identificò il forte menzionato da Dione con il futuro forte romano Capidava, affermando che i luoghi descritti nella fonte antica si adattavano bene alla posizione moderna.

Molti storici ipotizzarono un'abitazione preromana nell'area del forte romano data la posizione che rendeva possibile la comunicazione tra i Daci della Dobrugia e quelli della pianura valacca. Tuttavia, a partire dagli anni 2000 (decennio), il forte di Getic non è stato identificato archeologicamente. Ma Il materiale archeologico del II secolo d.c. è geto-dacico e romano.



CAPIDAVA ROMANA

L' Impero Romano aveva raggiunto il Danubio già nel 14 d.c., quando il comandante Elio Catus condusse una spedizione oltre il fiume per bloccare Daci e Sarmati. Ma la Dobrugia settentrionale fu lasciata al re dei Sapaei, alleati dei romani.  Più tardi l'imperatore Domiziano si rese conto dell'importanza strategica della Scizia Minore come punto di partenza delle sue spedizioni sul Danubio, contro i Daci. ma con poco successo.

Fu l'imperatore Traiano che per le guerre daco-romane fece costruire, con distaccamenti della Legio V Macedonica di Troesmis e della Legio XI Claudia di Durostorum, un castellum sulla rupe di Capidava che controllasse il guado.

Già al tempo di Traiano, i contadini romani abitavano insediamenti isolati, tra ville romane e vicus, mentre i coloni della Tracia meridionale, i Bessiani, abitavano anche villaggi isolati. Secondo Pârvan, nel 130-150 d,c. Capidava era già romanizzata. I veterani romani si stabilirono nelle canabae e nell'antico villaggio getico.

Sembra che il forte di Capidava facesse parte di un sistema difensivo che comprendeva Carsium, Cius, Troesmis, Noviodunum, Aegyssus. Il forte era dotato di un impianto portuale, con un molo sottomarino, come stazione della flotta Classis Flavia Moesica la cui base principale stava a Noviodunum. Il forte continuò a funzionare come guardia del fiume e del guado, fino al 243 d.c. quando le Cohors I Ubiorum furono sostituite dalle Cohors I Germanorum civium romanorum fino alla fine del III secolo

Ecco le legioni romane e cohors di stanza presso il castra legionario Capidava:
- Legio XI Claudia
- Legio I Italica
- Legio II Erculia
- Cohors I Germanorum
- Cohors I Ubiorum

Distrutta dai Goti nel III secolo, le fortificazioni furono ricostruite nel secolo successivo, poi divenne sede vescovile. Il forte fu abbandonato nel 559 dopo l'invasione degli Avari/ Kutrigur sotto il comando di Zabergan, capo dei Kutrigurs, un popolo nomade della steppa pontico-caspica.



EPOCA BIZANTINA

L'Impero Romano d'Oriente ritiratosi nel 600 dalla Dobrugia, venne ricostruita dai Bizantini nel X secolo, con una popolazione locale. Nel 1036, un'invasione dei Peceneghi devastò gran parte della regione, distruggendo i forti di Capidava e Dervent. Nel 1046 i Bizantini accettarono l'insediamento dei Peceneghi sotto Kegen a Paristrion come foederati. Stabilirono una qualche forma di dominio fino al 1059, quando Isacco I Comneno riconquistò la Dobrugia.



I RESTI

Le rovine di Capidava erano conosciute per tradizione come il villaggio turco fondato nel XVIII secolo con il nome di Kale-koy, cioè "il villaggio dell'insediamento fortificato". In un'indagine archeologica ante I guerra mondiale, Vasile Pârvan identificò il castro dove poi vennero eseguite ricerche nel 1924, nel 1926 e nel 1927, e nel 1960, fino al 1954.

I monumenti che riemersero a Capidava furono:
- epigrafici, con stele funerarie, altari, onorari o votivi
- scultorei: capitelli, una mano, un fusto-colonna, una gamba, un serpente, un'aquila.
- ceramici: vasi, anfore, secchi di argilla, giare, ciotole, lucerne,
- manufatti in metallo, osso, vetro, pietra, terra e monete.
- Le monete risalgono all'epoca di Giovanni I Zimisce, Basilio II, Costantino VIII e Teodora.
- Nel 1969 vi è stata rinvenuta una brocca (di fattura locale, nella tradizione romano-bizantina) che, oltre al segno della croce e all'alfabeto greco, reca il nome Petre, nome comune nella valle del Danubio, vale a dire un nome rumeno.


BIBLIO

- G. Florescu, R. Florescu, P. Diaconu - Capidava - Bucarest - 1958 -
- R. Vulpe, I. Barnea - Della storia della Dobrugia - II - Bucarest - 1968 -
- A. Rădulescu - Una testimonianza proto-romana a Capidava - Pontica - 1970 -
- R. Florescu - Nuovi dati con riferimento alla cronologia di Capidava tardo-romana - Pontica - 1975 -
- E. Popescu - Le iscrizioni greche e latine della Romania dal sec. IV fino al sec. XIII - Bucarest - 1976 -
- A. Aricescu - Osservazioni sulla guarnigione di Capidava nei secc. I-III - Pontica - !976 -
- Z. Covacef - Rapporto preliminare sulle ricerche del V settore della città di Capidava - Campagne del 1975, 1976, 1978 si 1979 - Pontica - XIII - 1980 - 



ALA NOVA - SCHWECHAT (Limes Pannonicus)


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STATUA DI MARCO AURELIO SUL DANUBIO

«Si chiamavano ali poiché affiancavano le legioni sulla destra e sulla sinistra, come le ali nel corpo degli uccelli

(Aulo Gellio, Noctes Atticae, XVI)

Ala Nova era un forte romano alare quingenario che faceva parte della catena di postazioni militari presenti lungo il limes danubiano della Pannonia Superiore. Le alae quingenarie erano composte da 500 uomini, divise in 16 turmae da 32 uomini, comandate ciascuna da 16 decurioni, per un totale complessivo di 512 cavalieri.

Le alea quingenarie (ma vi erano pure le millenarie di 1000 uomini) fornivano alle legioni truppe di ricognizione e di inseguimento, oltre a costituire in battaglia l'elemento d'urto sui fianchi dello schieramento nemico.

Ala Nova si trovava nei pressi della cittadina di Schwechat della Bassa Austria, a pochi Km ad est di Vienna. L'area del forte, che misurava 206 x 170 metri, pari a 3,5 ha, si trovava dove oggi sorge Alanovaplatze, il cimitero e la fabbrica di birra nel sobborgo di Klein-Schwechat.


Il forte ausiliario che accoglieva un'unità mobile di cavalleria, funzionò a partire da Domiziano (51-96), fino al 400 e faceva da raccordo tra le due fortezze legionarie di Vindobona e Carnuntum, lungo il Danubio, per garantire un intervento rapido ed efficiente nei confronti delle bande che imperversavano nella zona o peggio degli eserciti germanici che cercavano di razziare il territorio.

E' possibile che Ala Nova non avesse truppe proprie e che il campo fosse forse solo un "avamposto" di una delle fortezze legionarie vicine, Vindobona o Carnuntum. Nella tarda antichità, secondo la Notitia dignitatum, vi stanziava un'unità di cavalleria degli Equites Dalmatae.

Il luogo si trova in una posizione geograficamente favorevole al traffico dato dall'incrocio di due strade principali: a Schwechat il percorso lungo il Danubio da una delle quali è Leitha in tedesco Brodersdorf che arriva su Moosbrunn e Himberg e prosegue sul Danubio e le sue pianure alluvionali adiacenti a nord fino a Grossenzersdorf che porta all'incrocio suddetto.

Per l'esattezza Ala Nova si trovava a circa sei miglia romane (nove chilometri) a sud-est del campo legionario di Vindobona e 21 miglia romane (31,1 km) a ovest della metropoli della Pannonia (superiore), Carnuntum (Petronell).

IL CASTRUM


GLI EDIFICI

Il forte di Ala Nova, dove era stanziata la Cohors I Aelia sagittariorum, formata dagli Equites Dalamtae, agli inizi venne costruito, con pali di legno che sostenevano pareti fatte di frasche e terra battuta, lungo la riva sinistra del Schwechat (Frauenfeld) e solo nel II secolo venne riedificato in pietra, in forma rettangolare presso Alanovaplatz. 

Accanto al forte si era intanto formato un insediamento civile dovuto prima all'uso di bancarelle, poi di negozi e case, tenute dai negozianti stessi e talvolta dagli stessi militari che si sposavano in zona e mogli e figli andavano ad abitare nel vicus. Vi era poi una necropoli presso l'attuale piazza principale di Schwechat, a sud dell'antico forte.

"Sono state del tutto scavate due baracche dell'antico accampamento militare romano per truppe di cavalleria “Ala Nova”. Sono così state individuate tre fasi edilizie romane: 

- I fase - le costruzioni in legno del I secolo d.c. 
- II fase - del II e III secolo d.c., vi fu costruito un castello con basamento in pietra in opus spicatum. Gli alloggi contengono un edificio principale, le stanze dei soldati e le stalle situate a lato con le fosse per l'urina del cavallo. L'edificio è stato completato con un portico in legno. 
- III fase - del III e IV secolo d.c., il campo fu ricostruito, come da ritrovamenti di pavimenti in cotto e costruzioni in legno. Alcune stanze furono aggiunte alle restanti mura nel IV e V secolo d.c., e furono costruite altre stanze con diverso orientamento. Almeno due edifici furono eretti sopra le costruzioni romane nel VI e VII secolo.

BOLLO A FORMA DI SUOLA DELLA LEGIO X GEMINA - SCOPERTA 1910


GLI AVARI

Questa è la prima prova della colonizzazione degli Avari all'interno di un accampamento romano in Austria. Gli Avari erano di razza mongola e provenivano dall'altipiano asiatico. Nel 558 chiesero a Giustiniano una regione per stabilirvisi ed egli li fece deviare verso l'Ucraina occidentale, per combattere per mezzo loro le popolazioni nemiche degli Unni e degli Slavi. Pare che già Giustiniano abbia loro assegnato la Pannonia. 

Sono stati riportati molti reperti delle rispettive epoche, da tre fibule di balestra romana, una fibula a piastra, diverse monete, tre punte di lancia romane, accessori di finimenti per cavalli, di cui uno con raffigurazione di animali, un dado in osso e un mattone con timbro del 10 legione su di esso. Dall'epoca degli Avari provengono la consueta ceramica e una fibbia che in epoca tardo romana fungeva da fibula, tra strumenti realizzati con ossa di animali.

IL FOSSATO DEL FORTE SCOPERTO SCAVANDO UN CANALE DELL BIRRA NEL 1910


GLI SCAVI

- Nel 1821, nell'antico viaggio di F. F. Wächter ci sono le prime notizie del passato romano di Schwechat, , in cui menziona nei documenti del notaio di Schwechat "... vecchie mura nella chiesa di Schwechat", mura romane ancora visibili negli anni '70 dell'Ottocento.

- Nel 1843 e 1844 vennero trovate sei pietre miliari romane in un pozzo all'estremità occidentale della città, che originariamente si trovava a 21 miglia romane da Carnuntum.

- Nel 1879, durante un lavoro sul campo vicino al cimitero di Schwechater a Frauenfeld, fu scoperto un vaso di terracotta alto 60 cm che conteneva un tesoro di monete con circa 12.000 monete di rame argentate del IV secolo (306-361 d.c.).

- 1928 reperito un fossato di condutture dell'acqua in Wiener Strasse 35. 

- 1937 riconosciuti lavori fognari su Alanovaplatz.

SARCOFAGO ROMANO RINVENTO AD ALANOVA

1937 riscontrato che la larghezza interna del forte era di 168 metri, il muro era spesso due metri. Il campo Schwechat copre un'area di circa 225 × 170 metri, ovvero 3,8 ettari; questa dimensione era abbastanza comune per una forza ausiliaria di 500 uomini.

- 1937 l'angolo sud-ovest del forte era arrotondato e ulteriormente rinforzato con una torre quadrata relativamente piccola e solo leggermente sfalsata verso l'interno con una lunghezza laterale di sei metri. A metà della linea tra l'angolo sud-occidentale del campo e la porta principalis sinistra c'era una torre intermedia attaccata all'interno. Questa aveva le stesse dimensioni della torre angolare sud-ovest, solo lo spessore delle pareti era leggermente inferiore.

- Tra il 1910 e il 1937 gli archeologi hanno individuato nella zona di Piazza Alanovae il fronte del campo che si estende da nord-est a sud-ovest (lato principale sinistro) su una linea di 153 metri, con una porta settentrionale larga 19 metri. Sul fronte nord-occidentale, dopo uno spigolo arrotondato di 88,5 gradi, seguiva il fronte sud-occidentale del forte, osservabile per una lunghezza di 160 metri.


Nel 1976 sono stati ritrovati ceramiche romane e frammenti di ciotole di terra sigillata decorate a rilievo.

- Nel 2000 è stato effettuato uno scavo dall'associazione AUSINA che rinvenne un porta aghi traforato, datata probabilmente al I secolo.

- Nel 2010 si è scoperto che il forte romano era stato costruito su un'area già abitata. Sono state trovate baracche dove erano previsti il ​​muro e il fossato del forte orientale. L'istituzione di un insediamento civile nell'area del campo avvenne poi alla fine del IV o all'inizio del V secolo.

- Nel 2010 a Frauenfeld è stato scoperto un vasto cimitero civile a sud dell'area del campo. La maggior parte delle tombe non sono state saccheggiate e avevano ricchi corredi funerari.

- Durante la riparazione dei danni di guerra in Hauptplatz 6, sono stati trovati tre sarcofagi con sepolture di corpi e una nave, oltre a due sepolture.



LE TRINCEE

I TRINCEA - Una banchina di 1,65 a 1,80 metri di larghezza, per una trincea di circa sei metri di larghezza, e un fosso d'acqua di sezione trapezoidale.

II TRINCEA - La prima trincea era ricoperta da una seconda, più grande, che era larga 9,55 metri secondo Nowotny, 11,40 metri secondo Ableidinger (1929) e circa quattro metri sotto il livello del suolo di oggi. Tra il muro e il fosso è stata trovata una panchina larga circa due metri. Il fossato si allargò vicino alla porta, che in questo punto era un po allargata.

III TRINCEA - La fossa di fondazione dei bastioni era di circa cinque piedi romani (da 1,46 a 1,65 m). I muri di fondazione erano di malta cementizia bianca. La muratura era in arenaria sarmata contenente conchiglie proveniente da Atzgersdorf. Il muro doveva essere alto almeno dai cinque ai sei metri. All'interno del muro di cinta si trovava il camminamento con parapetto, largo tre metri, riconosciuto dai fori dei pali che sostenevano il marciapiede verso l'interno.


LE PORTE

Rinvenuta la porta principalis sinistra, le cui dimensioni vennero ricostruite in base alle fosse di fondazione. Era una doppia porta ad arco larga 19 metri fiancheggiata da due torri rettangolari merlate. 

Quando la porta fu scavata, fu trovato un mattone cavo in una nicchia muraria, che probabilmente faceva parte del sistema di riscaldamento per le stanze di guardia superiori. Alla porta ovest si è potuto scoprire la pavimentazione piuttosto grezza della via principalis e due resti del muro alto circa 60 cm. 

Sulle mura occidentali, la fossa muraria era larga 60 centimetri con un pavimento all'interno di 9,95 metri.



LE VIE

La larghezza della via principalis era di 17,23 metri (60 piedi romani). Sul fronte del decumano ( nella parte posteriore, la metà del campo non rivolta al nemico), si poteva rilevare la pavimentazione della strada del campo fino ad una lunghezza di 16,65 metri. Sulla torre intermedia occidentale si è rilavato un piccolo pezzo del terrapieno cementato.



I PRINCIPIA

Il centro amministrativo di ogni forte era l' edificio del personale, i principia con il campo e il santuario dell'insegna legionaria. Sul sito dei Principia di Ala Nova sorge oggi una cappella cimiteriale. È l'ultimo residuo della chiesa parrocchiale Maria am Anger, demolita nel 1815. J. Ableidinger ipotizzava che le strutture interne del campo fossero prevalentemente in legno, mentre l'edificio del personale (principia)e il santuario della bandiera fossero in pietra, come testimoniano due pilastri scoperti nell'Ottocento all'interno del cimitero, cioè nell'area dell'ex fortezza (Ableidinger 1929).

ALCUNI REPERTI TROVATI NEL CIMITERO DI FRAUENFELD

IL VICUS

Il vicus, probabilmente costruito contemporaneamente al forte si trovava a sud del campo, ma non è stato possibile determinarne l'estensione esatta a causa della pesante cementificazione. Era probabilmente in gran parte situato nei locali del birrificio.

Molti dei reperti di J. Ableidinger sono conservati nel Museo della Bassa Austria a St. Pölten (collezione Ableidinger). I reperti dello scavo più piccolo nel 2000 sono conservati dalla città di Schwechat. Purtroppo, i reperti attualmente non sono più accessibili al pubblico e sono in gran parte conservati nella fabbrica della cultura di Hainburg.


BIBLIO

- Ana Zora Maspoli - Schwechat - Ala Nova. Forte ausiliario, vicus - In: Verena Gassner, Andreas Pülz (a cura di) - The Roman Limes in Austria. Guida ai monumenti archeologici - Casa editrice dell'Accademia austriaca delle scienze - Vienna - 2015 -
- Gertrud Pascher - insediamenti romani e strade nella zona di Limes tra Enns e Leitha - The Roman Limes in Austria - Vienna - 1949 -
- Hannsjörg Ubl: La sezione austriaca del Danubio Limes - Un rapporto di ricerca (1970-1979) - In: Roman Frontier Studies - Oxford - 1980 -
- Kurt Genser: I lime austriaci del Danubio in epoca romana, Un rapporto di ricerca - The Roman Limes in Austria - Vienna - 1986 -
- Manfred Kandler - The Roman Limes in Austria. Un leader - Accademia austriaca delle scienze - Vienna - 1989 -





SOLUA - SOLVA (Limes Pannonicus)


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IL COLLE DOVE SORGEVA LA FORTEZZA ROMANA
(Civertan Grafik, CC BY-SA 2.5)

Solva (o Solua) fu uno dei tanti forti romani posti a guardia del limes danubiano nella provincia pannonica. La Pannonia era un'antica regione compresa tra i fiumi Danubio e Sava, che comprendeva la parte occidentale dell'attuale Ungheria, il Burgenland oggi Land austriaco, fino a Vienna (la capitale austriaca), la parte nord della Croazia e parte della Slovenia.

La Pannonia, nel cui territorio anticamente abitavano varie popolazioni germaniche, Celti, Sciti, Sarmati e Quadi, fu conquistata e resa provincia romana nella prima delle campagne militari di Ottaviano in Illirico.

Ciò accadde a seguito di una serie di campagne condotte contro i popoli dell'Illiria, si procedette all'occupazione della valle del fiume Sava, fino alla città di Siscia, antico oppidum dei Pannoni. Venne occupata da Ottaviano nel corso delle campagne del 35-33 a.c. e divenne importante fortezza militare almeno fino alla metà del I secolo.

La nuova provincia di Pannonia aveva a Solva l'antico oppidum dei Pannoni. La nuova provincia nacque dopo la rivolta pannonica del 6 - 9, una volta scorporata dalla provincia dell'Illyricum, probabilmente completata agli inizi del principato di Tiberio (tra il 14 ed il 20).

Inizialmente la Pannonia è da identificarsi con la provincia dell'Illyricum Inferior, ed ebbe grande importanza nel sistema difensivo romano nei confronti delle popolazioni barbariche. Per lunghi tratti, il Danubio coincideva con la linea di frontiera romana. I resti del forte furono scoperti su uno sperone dei monti Pilis sovrastante il Danubio nella zona della città nord Ungherese di Esztergom.

SARCOFAGO ROMANO DI SOLVA
(Di Julie Lyn - Flickr: Esztergom museum and fortress, CC BY 2.0)

La fortificazione di Solva fu costruita direttamente lungo la sponda del Danubio, su un altopiano isolato di forma ovale. Dal punto di vista geologico l'altopiano, che si trova ad un'altezza di circa 150 m.s.l.m.,
costituisce lo sperone nordoccidentale dei monti Pilis.

Qui sopra vi sono un pietra miliare e un cippo iscritto conservati presso il museo Balassa-Bálint. Il cippo, del 230 d.c., è del veterano Aurelio Respecto e probabilmente proviene da Aquincum o da Pilisvorosvar.

La posizione emergente della fortezza permetteva alla guarnigione di scrutare i dintorni in ogni direzione e, verso oriente, era possibile osservare da qui l'importante strada militare e commerciale, che passava in una valle posta tra il monte e le montagne d'intorno.

Da questo punto si poteva ben controllare anche il Danubio, proveniente da sud-ovest, che qui scorre attorno al sito del castello descrivendo un ampio arco verso nord-ovest, così come l'argine opposto, che si trova nel Barbaricum (l'area oltre il Limes in Europa settentrionale, centrale e sud-orientale adiacente all'Impero Romano), del fiume che scorre molto piatto a ovest.

Soprattutto occorreva tenere d'occhio i temibili germanici Quadi, che popolavano questo settore confinante con l'Impero romano, un popolo guerriero e aggressivo che spesso sconfinava nei territori adiacenti per razziare alimenti e bestiame, uccidendo e distruggendo. 

Qui sopra una antica pietra miliare romana sulla strada principale di Solva - Esztergom, in Ungheria. ovvero un frammento di pietra miliare a sudest del colle fortificato, lungo la Bajcsy-Zsilinszky út da cui è stata ricostruita la colonna miliare con le sue iscrizioni. Grazie al sistema di torri di guardia disposte lungo il Danubio, veniva però assicurata una rapida comunicazione con le altre fortificazioni lungo tutta la frontiera.

Il nome moderno di Solva, Esztergom, indica una città nel nord dell'Ungheria, 46 chilometri (29 miglia) a nord-ovest della capitale Budapest. Si trova nella contea di Komárom-Esztergom, sulla riva destra del fiume Danubio, che qui segna il confine con la Slovacchia.

PIETRA MILIARE E CIPPO
(Di Julie Lyn - Flickr: Esztergom museum and fortress, CC BY 2.0)


GLI SCAVI

Nel 1820, durante la costruzione della Basilica Arcivescovile oggi dominante il pianoro ci si dimenticò totalmente gli scavi precedenti e si è demolito tutto il demolibile. Le ricerche del XX secolo, che iniziarono negli anni trenta, dovettero limitarsi invece a piccoli scavi di saggio a causa dell'edificazione su larga scala del periodo post romano. 

In particolare, le ricerche dell'archeologo Sándor Soproni(1926-1995) hanno fornito preziose informazioni sulla storia architettonica di questo forte. Gli scavi archeologici hanno avuto luogo dal 1934 al 1938, dal 1961 al 1962 e dal 1981 al 1999. 

Il sito della  Solva mansio, quantunque manchi qualsiasi prova archeologica di una prima struttura fortificata in legno e terra, era citata in tre fonti antiche: nell'Itinerarium Antonini, da Claudio Tolomeo e nella Notitia Dignitatum, e corrisponderebbe al sito di Esztergom e cioè con la romana fortezza di Solva. 

Ciò è testimoniato soprattutto dai rinvenimenti in loco di terra sigillata proveniente dal nord Italia e dalla Gallia meridionale, nonchè di anfore istriane e di iscrizioni tutte databili al regno dell'imperatore Claudio (41-54). Il forte romano deve essere stato edificato nel II secolo d.c..

Sotto l'ex piazza d'armi furono portate alla luce grandi parti di un Horreum (granaio). e dopo la rimozione del tetto di mattoni crollato, si poté rinvenire uno strato di grano bruciato, all'interno del quale si recuperò una moneta ben conservata dell'imperatore Claudio il Gotico (268-270). 

Le fondamenta del granaio poggiavano da un lato sulle mura del primo periodo edificatorio del castello, probabilmente molto breve, inquinate più volte da strutture edilizie del secondo periodo. L'archeologo Soproni ipotizzò che l'Horreum conobbe una ristrutturazione sotto i Severi (193-235) e fu danneggiato pesantemente in occasione delle distruzioni di massa avvenute lungo il Limes durante le Guerre marcomanniche (166-180). 

L'incendio nel granaio è stato datato sulla base dei reperti all'anno 270, in conseguenza di un attacco quado-vandalico-sarmatico o vandalico-svevo-sarmatico che devastò il Limes della Pannonia. In seguito, l'Horreum fu riparato solo provvisoriamente e fu dotato di un nuovo tetto. Non si registrano ulteriori interventi sull'edificio che rimase fino all'epoca costantiniana in questa forma.

L'utilizzo della necropoli tardoromana situata a sudest del colle fortificato, sotto la casa capitolare barocca, è stato datato sulla base dei ritrovamenti al IV e V secolo. Un'altra necropoli fu rinvenuta presso la vicina chiesa di Sankt-Georgsberg.

Nella zona dell'odierna città di Esztergom già in passato furono rinvenuti reperti romani in gran numero, che indicavano la presenza anche di un più grande insediamento civile. In scavi di emergenza effettuati nella zona dell'odierna Wasserstadt, ai piedi del colle fortificato, sono state osservate molteplici tracce del villaggio associato al castello.

Un reperto particolare venne alla luce nel 1890 nella zona della necropoli di Bánom presso Esztergom. 
Vi si rinvenne un'iscrizione su un pannello rettangolare proveniente da una tomba relativa a una sepoltura ebraica; essa fu realizzata in pietra per un Iudatus e una Kassia nel III secolo d.c. e riportava una semplice incisione del candelabro a sette bracci (menorah) e sopra la seguente iscrizione latino-greca: Μεμορια Iudati patiri et μεμορια Κασσιε εὐλ(ογία). 



UNITA' MILITARI STANZIATE NEL FORTE DI SOLVA

- La Cohors I Augusta Ituraeorum sagittariorum (I coorte augusta degli arcieri iturei) fu di stanza nel forte Ad Statuas (Várdomb). Gli Iturei furono una popolazione siro-arabica concentrata in due centri politico-religiosi libanesi di Hammath-Emesa e Calcide-Eliopoli nel Libano, nell'arco temporale che va dal II secolo a.c. al III secolo. Nel corso della II guerra dacica di Traiano, l'unità fu ritirata dalla Pannonia e annessa all'esercito dacico. Durò fino all'89 d.c.

- La Cohors I Ulpia Pannoniorum milliaria equitata civium Romanorum (I coorte ulpia dei Pannoni miliaria equitata dei cittadini romani, dal 118/119 d.c.), un'unità composta da circa 1000 uomini, prese parte alla guerra dacica dell'imperatore Traiano. Al termine questa unità fu trasferita prima a Carnunto e poi a Esztergom.

- Un diploma militare del 9 ottobre 148 rinvenuto ad Ászár apparteneva a un soldato, congedato con onore dal servizio militare, che era di stanza a Azali, nei dintorni di Solva. Probabilmente queste truppe costruirono anche il primo castello in pietra. A supporto della possibile presenza di questa coorte vi è anche un suo sigillo su un mattone qui rinvenuto.

- Nel IV secolo, una truppa di equites mauri proveniente dall'Africa settentrionale, costituivano la guarnigione di Solua.  

- Successivamente stanziò a Solva una unità a cavallo di portatori di scutum, gli Cuneus equitum Scutariorum

REPERTI ARCHEOLOGICI DI SOLVA
(Di Mediatus - Opera propria, CC BY-SA 3.0)


REPERTI E MONUMENTI

La maggior parte dei reperti provenienti dal castello sono conservati presso il Burgmuseum, una sede secondaria del Museo nazionale ungherese, e nel Museo Balassa-Bálint posto ai piedi del luogo fortificato a Esztergom Conservazione. 

I monumenti di Ungheria sono tutelati mediante inserimento nel registro dei monumenti in conformità con la legge n. LXIV del 2001. Il sito archeologico di Esztergom, così come tutte le altre strutture del Limes, sono classificati, in accordo con il comma § 3.1, come beni culturali di interesse nazionale. 

Secondo il comma § 2.1, tutti i rinvenimenti sono di proprietà dello Stato, indipendentemente da dove si trovi il luogo di rinvenimento. La violazione del divieto di esportazione di reperti archeologici costituisce reato ed è punibile con la reclusione fino a tre anni. 


BIBLIO

- Sándor Soproni - Solva (Esztergom), in: Jenö Fitz (a cura di) - Der Römische Limes in Ungarn - Fejér Megyei Múzeumok - Igazgatósága - 1976 -
- Gabor Hajnoczi, La Pannonia e l'Impero romano (atti di convegno) - Electa - Milano - 1995 -
- Zsolt Visy - The ripa Pannonica in Hungary - Akadémiai Kiadó - Budapest - 2003 -
- Arnaldo Marcone - La frontiera del Danubio fra strategia e politica in AA.VV - Storia di Roma - Einaudi - Torino - 1990 -



VINDOBONA - VIENNA (Limes Pannonicus)


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L'ANTICA VINDOBONA

IL GIORNALE DELL'ARTE

Vienna. "È stato un provvidenziale guasto alle tubature del gas a rivelare un nuovo reperto archeologico nel pieno centro di Vienna. Il primo distretto è costruito sopra una fortezza legionaria romana risalente al I secolo d.C. e attiva fino a circa il 400 d.C. (Vindobona). 

L'AREA INTORNO AL CASTRUM (INGRANDIBILE)
Già sotto la Michaelerplatz, adiacente al Palazzo Imperiale, un paio di metri sotto il manto stradale all’inizio degli anni ’90 erano stati trovati resti del «castrum», poi inquadrati da Hans Hollein in una struttura a belvedere aperta h 24, oltre a una gran quantità di utensili, oggi in parte esposti al Römermuseum, il Museo Romano della capitale."

Vindobona fu un'antica fortezza legionaria romana, corrispondente oggi all'attuale città di Vienna, la capitale austriaca, dislocata all'epoca lungo il fiume Danubio, di fronte alle tribù germaniche di Marcomanni (facenti parte dell'esercito di Ariovisto, come informa Giulio Cesare) e di Naristi (tribù poste a oriente dei Marcomanni). 

Sembra che l'accampamento chiamato Vindobona risalga all'89, a protezione della vicina città di Carnuntum fondata nel 6. Ancora oggi è possibile vedere le vecchie mura erette tra il 100 e il 500 e l'odierna Vienna presenta al suo centro stradine che rispecchiano all'incirca l'antica struttura.

ENTRATA A VINDOBONA - RICOSTRUZIONE

Il castrum romano era un "castrum stativum" cioè un accampamento fortificato e permanente che col tempo aveva raccolto attorno a sè le canabae, che all'inizio erano bancarelle per la vendita di cibi e bevande, che aiutavano il rifornimento del castrum, in seguito diveniva un centro commerciale, per la gente che vi edificava le proprie abitazioni e per l'aumento di bancarelle e negozi.

VINDOBONA SEGNATA SULLA TABULA PEUTINGERIANA
Non dimentichiamo che il castrum romano, prossimo alla frontiera germanica, era posto lungo la via dell'Ambra (dal Mar Baltico e dal Mare del Nord dove si ricavava fino al Mar Mediterraneo dove si vendeva), per cui divenne un vero snodo commerciale e uno dei principali centri militari e civili (canabae) dell'intera provincia romana della Pannonia superiore.

Vindobona fu sede di un importante forte ausiliario (soldati reclutati fra le popolazioni sottomesse di peregrini, ovvero non ancora in possesso della cittadinanza romana), che vi si installò dai tempi di Domiziano, nell'89 circa, per i tumulti scoppiati lungo la frontiera settentrionale nelle vicine tribù suebe di Marcomanni e Quadi (germanici installati nella valle del fiume Meno) a cui poco dopo, dall'89 al 97, si aggiunsero anche quelle sarmatiche degli Iazigi (tribù della piana del Tibisco, attuale Ungheria orientale).

MUSEO ROMANO DI VIENNA

Probabilmente i forte venne eretto al tempo del futuro Traiano, al termine delle guerre suebo-sarmatiche (95-97) quando le operazioni militari furono poste al suo comando, I successi militari dell'abile generale Traiano, gli procurarono dai legionari l'acclamazione ad Imperator, dal senato a lui e all'imperatore Nerva il titolo onorifico di Germanicus e infine l'adozione come erede al trono imperiale.

Vindobona accoglieva al suo interno delle Alae, cioè delle legioni di cavalieri, tra cui l'Ala I Flavia Britannica e l'Ala I Thracum Victrix. Con l'importanza ottenuta e l'ampliamento del suo centro si venne a stanziare a Vindobona la Legio XIII Gemina che vi rimase fino al 101, quando partì per la conquista della Dacia, guidata dall'imperatore Traiano, dove poi rimase fino all'abbandono della provincia avvenuta sotto Aureliano (214-275).

La legione venne rimpiazzata a Vindobona dalla Legio XIV Gemina che vi rimase fino al 118/119, quando fu trasferita nella vicina Carnuntum, in sostituzione della legio XV Apollinaris partita per il fronte orientale, vale a dire in Cappadocia. 

La legione che sostituì la XIV Gemina nel forte romano fu la Legio X Gemina, che vi rimase ormai stanziata nella città che vi era sorta ai margini, e che vi rimase per circa quattro secoli, fino al crollo del limes danubiano nel V secolo.

IL CASTRUM ROMANO DI VINDOBONA

La X Gemina dovette combattere contro Marcomanni, Naristi e Quadi per più di quindici anni durante il periodo delle guerre marcomanniche, guidata dagli imperatori Marco Aurelio ed il figlio Commodo. Nei suoi pressi sarebbe avvenuta una cruenta battaglia nel 170, quando le orde barbariche sfondarono il fronte danubiano (i territori a sud del corso del Danubio e i monti Carpazi), spingendosi in Italia, assediando Aquileia e distruggendo la città di Opidergium oggi Oderzo in Veneto.

Lo scontro e la disfatta furono devastanti e si narra vi furono sconfitti, tra morti e prigionieri, circa 20.000 armati romani. Fu lungo questo fronte che Marco Aurelio dovette combattere una lunga ed estenuante guerra, riportando anzitutto all'ordine i territori della Gallia cisalpina, Norico e Rezia (170-171).

Successivamente l'imperatore filosofo e amante della pace dovette contrattaccare in territorio germanico, con una serie di duri scontri che durarono diversi anni, finchè si giunse alla "prima expeditio germanica" nel 175.

A Vindobona, come narra Aurelio Vittore, morì lo stesso Marco Aurelio durante la secunda expeditio germanica), il 17 marzo del 180, (ma Tertulliano lo fa morire presso Sirmium, in Serbia, sul fronte sarmata).


L'imperatore Eliogabalo impazziva per gli oracoli e i miracoli, per cui spesso consultava i primi e saputo da questi che la guerra marcomannica sarebbe stata portata a termine da un membro della sua dinastia. senza preoccuparsi di chi fosse quel membro decise che il predestinato era lui e prepaò una spedizione militare una spedizione militare contro i Marcomanni (di fronte a Vindobona e Carnuntum).

Vindobona venne spesso attaccata nel III secolo ad opera di Marcomanni, Naristi, Quadi, Vandali e Iutungi, negli anni 258-260, provocando un nuovo spopolamento delle campagne dell'intera provincia e la penetrazione fino a Ravenna prima di essere fermata, proprio mentre l'imperatore Valeriano (200-260) era impegnato sul fronte orientale contro i Sasanidi di Sapore (215-270).

Il figlio di Valeriano, Gallieno, dovette pertanto concedere ad alcune tribù di Marcomanni di insediarsi nella Pannonia romana a sud del Danubio, anche per ripopolare le campagne devastate dalle precedenti invasioni, e le trattative furono così convincenti e amichevoli che l'imperatore contrasse in matrimonio la figlia di un loro principe marcomanno.

RESTI DELLA PORTA PRINCIPALIS

BIBLIO

- Notitia dignitatum - XXIV -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana - LXXI -
- Aurelio Vittore - De Caesaribus -
- S. Rinaldi Tufi - Archeologia delle province romane - Roma - 2007 -
- Traiano - Ai confini dell'Impero - a cura di G.Arbore Popescu - Venezia - 1998 -
- Roma sul Danubio - a cura di M. Buora e W. Jobst - Roma - 2002 -
- P. Olivia - Pannonia and the onset of crisis - Praga - 1962 -
- M. Pavan - Dall'Adriatico al Danubio - Padova - 1991 -



 

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