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ALESSIO II COMNENO


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ALESSIO II COMMENO

Nome: Alessio II Comneno, In greco: Αλέξιος Β' Κομνηνός, Alexios II Komnēnos,
Nascita: Costantinopoli, 14 settembre 1169
Morte: Costantinopoli, settembre 1183
Regno: Basileus dei Romei dal 24 settembre 1180 fino alla sua morte, ad appena 14 anni.
Padre: Manuele I Comneno
Madre: Maria d'Antiochia (1145 – 1182), seconda moglie del padre,
Moglie: Agnese di Francia
Dinastia: Comneni,
Religione: cristiana ortodossa

Nel 1163 Manuele non pensava più di poter generare un figlio maschio e quindi promise in sposa la figlia Maria al futuro re d'Ungheria Bela III. Offrendo la mano di sua figlia a Bela, lo aveva designato di fatto futuro imperatore bizantino. In questo modo il Regno d'Ungheria si sarebbe unito all'Impero bizantino. 

Ma le cose cambiarono e come d'uso, otto giorni dopo la nascita, il padre del neonato ordinò grandi feste per Alessio, chiamato come il bisnonno, e il 24 marzo del 1171 venne nominato erede e incoronato coimperatore nella chiesa della Vergine alle Blacherne.

Ciò comportava la perdita dei diritti ereditari della sorellastra Maria e la sua separazione dal figlio del re ungherese. Nel marzo del 1180 Alessio fu promesso sposo ad Agnese, figlia del re di Francia Luigi VII di Francia, ma pochi mesi dopo, il 24 settembre, Manuele morì.

ALESSIO II COMMENO - PROMPTUARII ICONUM INSIGNORUM 1553

LA REGGENZA

Quando Manuele I Comneno morì Alessio II aveva undici anni e solo al compimento del sedicesimo anno egli avrebbe potuto gestire il potere per cui divenne assoggettato al Consiglio di reggenza, diretto dall'imperatrice madre, Maria d'Antiochia, e dal suo amante, il protosebasto (titolo nobiliare equivalente a "Primo Augusto") Alessio. Maria era figlia di primo letto di Manuele I Comneno, che aveva sposato prima Berta di Sulzbach.

Intanto il cugino di Manuele I, Andronico I Comneno, governatore del Ponto, incaricato di governarlo proprio da Manuele I Comneno, cominciò a presentarsi come salvatore dell'Impero Bizantino dal gruppo dei Latini e come protettore del giovane basileus.
 


LA SORELLASTRA DELL'IMPERATORE

Andronico si mosse dunque in direzione di Costantinopoli, e la Paflagonia passò dalla sua parte, mentre a Costantinopoli Andronico venne appoggiato dalla kaisarissa (Cesarea) Maria Porfirogenita, sorellastra dell'imperatore, insieme a suo marito, il cesare Ranieri del Monferrato. Questi come salvatori del basileus, tentarono una congiura ai danni del Protosebasto. che però venne scoperta e dovettero rifugiare nella basilica di Santa Sofia, da dove incitarono alla rivolta.

La ribellione popolare rispose, e ci si battè contro il Protosebasto, nel maggio del 1181, combattendo casa per casa finanche sulle soglie della Chiesa grande, ma vinsero gli Imperiali. Per evitare ulteriori profanazioni in Santa Sofia, il patriarca Teodosio propose che Maria e Ranieri potessero uscire dalla chiesa in sicurezza ed essere graziati. 

Andronico Comneno che avanzava verso Costantinopoli ne fu lieto, gli venne inviato contro un esercito, comandato da Andronico Angelo, ma venne sconfitto a Charax, in Bitinia e passò in seguito dalla parte di Andronico, che intanto si accampò nei pressi di Calcedonia, di fronte a Costantinopoli.

Il protosebasto Alessio decise a questo punto di attaccare il nemico con la flotta, ma l'ammiraglio Andronico Contostefano passò dalla parte dei ribelli. Alessio venne arrestato e accecato, mentre la popolazione aggredì tutti i Latini presenti nella città - soprattutto nei quartieri di Pisani e Genovesi - accusati d'essere la rovina del popolo e d'appoggiare il regime dell'imperatrice madre e del Protosebasto. Ora Andronico Comneno poteva finalmente entrare nella città.

L'imperatore bambino Alessio II, la piccola imperatrice Agnese e l'imperatrice madre Maria d'Antiochia vennero trasferiti dal Palazzo Imperiale in un luogo più sicuro e guardati a vista. Nessuno poteva più incontrare i sovrani. Al contempo Andronico si sbarazzò dei cesari Maria e Ranieri, temendo che potessero complottare anche contro di lui.

La situazione per il vittorioso Andronico non era tranquilla. il Grande Domestico Giovanni Comneno Vatatze, comandante delle armate imperiali, si ribellò, venne battuto, ma questi morì per suo conto e Andronico respirò.

Così nel 1182 fece nuovamente incoronare il piccolo Alessio II a Santa Sofia. allontanò Maria d'Antiochia dal figlio accusandola di alto tradimento con la controfirma dall'Imperatore suo figlio. Ci fu chi si rifiutò l'esecuzione, che alla fine però, nel settembre 1182, ebbe luogo.

CAVALLI DI SAN MARCO OGGI A VENEZIA - DALL'IPPODROMO DI COSTANTINOPOLI


LA REGGENZA DI ANDRONICO

Uccisa l'Imperatrice madre la strada di Andronico Comneno era finalmente spianata. Contro Andronico, Contostefano armò una congiura che venne scoperta e duramente punita: alcuni vennero soppressi, altri fuggirono, ai quattro figli vennero cavati gli occhi. Nella primavera del 1183 toccò alla kaisarissa Maria e al cesare Ranieri, avvelenati entrambi.

Di fronte a tali atrocità il patriarca stesso, Teodosio Boradiota, preferì ritirarsi a vita privata. Nel 1183 Andronico venne acclamato Imperatore per le vie della capitale, ed Alessio II fu tratto fuori dal palazzo affinché lo pregasse di regnare con lui.

L'incoronazione avvenne a Santa Sofia: il nome del nuovo sovrano, Andronico I Comneno, venne pronunciato prima del nome dell'autocratore legittimo, Alessio II, il quale aveva firmato la sua condanna a morte. Pochi giorni dopo infatti, il giovane sovrano fu strangolato mediante una corda d'arco, il suo cadavere oltraggiato, decapitato e buttato in mare chiuso in un vaso.

Contro Andronico I Comneno montarono molte congiure, alcune delle quali capitanate da giovani che si presentavano come Alessio II, sostenendo d'essersi sottratti alla morte grazie alla pietà dei carnefici. Naturalmente finirono tutte nel sangue.



LA RIPRESA DELL'IMPERO BIZANTINO

La ripresa dell'impero bizantino sotto i Comneni è strettamente collegata con la riforma dell'esercito voluta da Alessio e proseguita dai successori, che tornò potente e temuto, grazie ad una organizzazione estremamente efficiente a dispetto delle scarse risorse disponibili. Con essa gli imperatori cercarono di ritornare ad un esercito fondato su truppe provenienti dai territori dell'impero, piuttosto che da mercenari stranieri, spesso costosi ed inaffidabili.

L'esercito dei Comneni, ben organizzato ed efficace in battaglia, permise all'Impero bizantino di riconquistare vasti territori in Asia Minore, oltre alla Bosnia e alla Dalmazia. Fu Alessio I Comneno, nell'XI secolo, ad attuare una prima riforma delle forze armate, dopo essere salito al trono usurpandolo a Niceforo III Botaniate; poi l'organizzazione dell'esercito fu migliorata dai suoi successori Giovanni II Comneno e Manuele I Comneno nel corso dell'XII secolo.

Ma ciò non avvenne attraverso il ripristino del controllo della burocrazia imperiale sull'aristocrazia, ma attraverso l'alleanza con essa e l'affermazione di un modello simile a quello dell'Occidente feudale: il sistema dei themata restò in vigore, ma gli imperatori affidarono il comando di ciascuno di essi ai membri più eminenti della nobiltà locale piuttosto che a funzionari di propria scelta. L'alleanza coll'aristocrazia permise una rapida ricostituzione delle forze bizantine.



IL DECLINO

La ripresa dell'impero bizantino ebbe fine nel 1185 con la morte dell'ultimo imperatore comneno, Andronico I Comneno che si era attirato l'odio dell'occidente cattolico a causa del Massacro dei Latini istigato a Costantinopoli. Con la sua morte il declino ricominciò e nel giro di vent'anni portò alla presa ed al saccheggio di Costantinopoli, ad opera dei Crociati nel 1204, con la definitiva decadenza dello stato bizantino e declassamento da  potenza internazionale a semplice stato greco.


BIBLIO

- Niceta Coniata - Grandezza e catastrofe di Bisanzio 3 vol., Arnoldo Mondadori Ed. - Milano - 1994 -
- Paolo Cesaretti - L'Impero Perduto - Mondadori - Milano - 2006 -
- Giorgio Ravegnani - I trattati con Bisanzio 992-1198 - Venezia - Il Cardo - 1992 -
- Niceta Coniata - Grandezza e catastrofe di Bisanzio - Milano - Mondadori - 1994 -
- Ralph-Johannes Lilie - Bisanzio la seconda Roma - Roma - Newton & Compton - 2005 -
- Alain Ducellier, Michel Kapla - Bisanzio (IV-XV secolo) - Milano - San Paolo - 2005 -
- Paolo Cesaretti - L'impero perduto - Vita di Anna di Bisanzio, una sovrana tra Oriente e Occidente - Milano - Mondadori - 2006 -


COSTANTINO III


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COSTANTINO III

Nome: Flavius Heraclius Novus Costantinus
Nascita: 3 maggio 612
Morte: Calcedonia, 25 maggio 641
Padre: imperatore bizantino Eraclio I
Madre: Fabia Eudocia. prima moglie di Eraclio I
Fratellastro: Eracleona, il figlio di Eraclio e la seconda moglie Martina.
Moglie: Gregoria
Regno: marzo 641 - 25 maggio 641


Per motivi sia politici che di stabilità del regno, Eraclio considerò Martina come la madre di entrambi i suoi figli ma sembra che la donna non li visse proprio come tali, o almeno non visse così Eraclio Costantino, il figliastro. 

Alla morte del padre nel 641, sia Costantino che il fratellastro Eracleona vennero incoronati secondo il desidero del padre e del popolo come co-imperatori. Durante il breve regno di entrambi, gli arabi conquistarono l'Egitto, poi ceduto nel novembre del 641 tramite un trattato di pace avviato dalla matrigna Martina.
Costantino sposò Gregoria, da cui ebbe due figli, ed ella resse il trono dal 641 al 650 per il figlio Costante II, il quale, dopo la rivolta dell'esercito contro Martina ed Eracleona, fu nominato imperatore, il secondo figlio fu Teodosio.

MARTINA ED ERACLEONA

MONOTELISMO

Il monotelismo riconosceva la coesistenza di una volontà umana e una volontà divina nel Cristo, ma sosteneva che la volontà predominante era quella divina. Infine si giunse a un accordo fra il patriarca ortodosso Ciro e il gruppo monofisita di Alessandria, stipulato nel 633. Il monotelismo fu ufficialmente condannato dal III Concilio di Costantinopoli (680-681).
Costantino III si mostrò avverso al monotelismo e propenso a una riconciliazione con Roma. 



IL BREVE REGNO 

Costantino III regnò pochi mesi tra gravissime turbolenze, provocate soprattutto da Martina, che mirava a eliminarlo a favore del figlio e che forse contribuì alla sua morte. Costantino morì però di tubercolosi dopo tre mesi di regno, lasciando Eracleona come unico imperatore; la voce secondo cui Martina ed Eracleona lo fecero avvelenare scatenò però malcontento e rivolte durante il regno del fratellastro.

ERACLIO E I SUOI FIGLI

ERACLEONA

Eracleona figlio di Eraclio I e di Martina, verso la fine del regno del padre aveva ottenuto, attraverso l'influenza della madre, il titolo di Augusto (638) e dopo la morte del padre venne proclamato co-imperatore assieme al fratellastro Costantino III.

La morte prematura di Costantino, nel maggio 641, lo lasciò come unico regnante. Il sospetto, forse falso, che lui e Martina avessero assassinato Costantino portò presto ad una rivolta dell'esercito, alla mutilazione e all'esilio sull'isola di Rodi dei presunti colpevoli. 

Questa fu la prima volta in cui un imperatore regnante venne sottoposto a mutilazione, una pratica che i Romani di occidente avrebbero rifiutato giudicandola decisamente barbara. In effetti era stata probabilmente presa dai Persiani; in questo caso, a Martina venne tagliata la lingua, mentre a Eracleona fu tagliato il naso. Null'altro si sa di Eracleona dopo la sua rimozione.


BIBLIO

- Giorgio Ravegnani - Imperatori di Bisanzio - Bologna - Il Mulino - 2008 -
- Silvia Ronchey - Lo stato bizantino - Torino - Einaudi - 2002 -
- Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino - Torino, Einaudi, 1993 -
- Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
- John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000 -


COSTANTINO XI PALEOLOGO


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COSTANTINO XI

Nome: Costantino XI Paleologo Dragases, Kōnstantìnos hendèkatos XI Dragàsēs Palaiològos
Nascita: Costantinopoli, 8 febbraio 1405
Morte: Costantinopoli29 maggio 1453
Regno: 6 gennaio 1449 - 29 maggio 1453
Casata Reale: Paleologi
Padre: Manuele II Paleologo
Madre: Elena Dragas
Nonno materno: Costantino Dragas
Fratelli: 
- Giovanni VIII, precedente imperatore bizantino 
- il despota di Morea Teodoro II 
- il despota di Morea Demetrio 
- il despota di Morea  Tommaso
- il despota di Tessalonica Andronico
Mogli: 
- Teodora morta dopo un anno senza figli
- Caterina Gattilusio morta dopo un anno senza figli
- Caterina Notara morta dopo un anno senza figli


Costantino XI Paleologo Dragases (in greco: Κωνσταντίνος ΙΑ’ Δραγάσης Παλαιολόγος, Kōnstantìnos hendèkatos – XI – Dragàsēs Palaiològos; in serbo: Константин Драгаш Палеолог, traslitterato Konstantin Dragaš Paleolog) è stato un imperatore bizantino.

Fu l'ultimo Imperatore dei Romei e regnò dal 6 gennaio 1449 fino al 29 maggio 1453, data della presunta morte avvenuta durante l'assedio di Costantinopoli, ad opera dell'Impero ottomano, che pose fine, dopo 1058 anni di esistenza, all'Impero bizantino. Aggiunto all'Impero Romano d'Occidente, che durò 1229 anni, complessivamente l'Impero Romano durò per 2287 anni.

Costantino viene venerato come santo e martire dalla Chiesa ortodossa, e da alcune Chiese cattoliche di rito orientale, anche per il suo tentativo di ricomposizione dopo il Grande Scisma.

Costantino XI era quartogenito dell'imperatore Manuele II Paleologo, non contando due figli morti ancora infanti, e di Elena Dragas e pertanto nipote, per via materna, del principe serbo Costantino Dragas. I suoi fratelli erano: Giovanni VIII, anch'egli imperatore bizantino e suo predecessore, i despoti di Morea Teodoro II, Demetrio e Tommaso, e il despota di Tessalonica Andronico.

Costantino si fregiò sia del nome Paleologo che di Dragases, da lui ugualmente apprezzati. Era anche molto ammirato dal fratello maggiore Giovanni, che perciò lo designerà come suo erede nonostante vi fossero fratelli più anziani.

COSTANTINO XI

DESPOTA DI MOREA


Nel 1428 il fratello lo nominò despota di Morea, acquisendo il controllo della costa del Mar Nero e dell'Acaia. Costantino, intelligente, coraggioso e bravo stratega si dedicò subito alla riconquista della regione affidando un imponente esercito guidato dal generale Giorgio Sfranze. 

La riconquista della Morea fu suggellata dal matrimonio tra Costantino e Maddalena Tocco, figlia di Leonardo II e sorella di Carlo II; il matrimonio fu celebrato nel luglio 1428 e, secondo le usanze, Maddalena assunse il nome bizantino di Teodora. Circa un anno dopo il matrimonio, nel novembre 1429, Teodora morì senza aver partorito figli. Nel 1423 Giovanni VIII partì in cerca di aiuti contro la minaccia ottomana, nominando reggente il fratello Costantino che siglò un trattato di pace col sultano Murad II.

Costantino nel 1430 conquistò la città di Patrasso assumendo il controllo dell'intera Morea. Tornato a Costantinopoli, continuò ad esercitare le funzioni di reggente mentre il fratello era impegnato in Occidente al concilio di Ferrara, per la riunificazione della Chiesa cattolica con la Chiesa ortodossa, cosa che il popolo non desiderava. 



SECONDE E TERZE NOZZE

Nel 1440 a Lesbo, sposò in seconde nozze Caterina Gattilusio, figlia del signore genovese Dorino I Gattilusio. Ma anche lei morì dopo un anno di matrimonio, mentre Costantino si trovava in viaggio verso la capitale per accorrere in aiuto del fratello, contro gli ottomani di Murad II. Il fratello Demetrio organizzò un esercito per usurpare il trono, forte di un'alleanza stretta con gli ottomani nell'estate del 1442. 

Nel 1443 Costantino avrebbe sposato Caterina Notara, appartenente a una delle famiglie bizantine più influenti dell'epoca, di cui il membro più importante era il megaduca Luca, contrario alla riunificazione con il mondo cattolico. Anche questo matrimonio finì un anno dopo senza figli.

 
 
IMPERATORE DEI ROMEI

Costantino nel 1443 conquistò le città di Atene e Tebe, e riacquisì il controllo dell'Attica. Nella Grecia centrale, conquistò Beozia e Focide ma la battaglia di Varna il 10 novembre 1444, pose fine all'espansionismo costantiniano. Murad infatti riunì un imponente esercito e riconquistò i territori occupati dai bizantini, razziò la Morea, catturando numerosi prigionieri, e imponendo a Costantino un tributo annuale.

Il 31 ottobre 1448 Giovanni VIII morì dopo una lunga malattia e Costantino, che si trovava allora a Mistra, assunse il titolo di Imperatore dei Romei. Il fratello Demetrio tentò nuovamente di usurpare il trono, ma fu fermato dalla madre Elena, che assunse temporaneamente la reggenza, chiedendo a Costantino di tornare a Costantinopoli.

Nel frattempo Costantino organizzò la sua cerimonia di incoronazione presso la chiesa di San Demetrio a Mistra il 6 gennaio 1449, ricevendo il riconoscimento da parte dell'esercito ma mancava la benedizione del patriarca ortodosso. Tra i suoi primi atti nominò i fratelli Demetrio (nonostante il tradimento) e Tommaso come suoi successori al despotato di Morea.

MAOMETTO II

MAOMETTO II

Costantino nel 1449 affidò al fidato Giorgio Sfranze la ricerca di una moglie, dandogli un seguito di soldati, nobili, cantori, medici, musici, monaci e doni preziosi. Il primo stato visitato fu l'Iberia, poi Trebisonda, ma intanto era morto sultano ottomano Murad ed era salito al trono Maometto II, che voleva per sè Costantinopoli.

Per mantenere la pace si pensò di far sposare a Costantino la vedova di Murad II, che però aveva quarantanove anni e difficilmente gli avrebbe dato un erede. Costantino mandò una lettera al padre di Mara despota della Serbia, che si dimostrò entusiasta dell'unione ma la vedova rifiutò ed era andata a vivere in un monastero.



IL PROBLEMA OTTOMANO

Costantino XI appoggiò l'unione tra le due Chiese, visto che i turchi ottomani erano ormai alle porte di Costantinopoli, ma ciò dispiacque ai suoi sudditi, contrari all'unione con la Chiesa di Roma, per cui non poté mai essere incoronato ufficialmente basileus.

Nel 1451, gli Ottomani iniziarono a costruire una nuova fortezza a poca distanza da Costantinopoli. Già il sultano Bayazet I aveva fatto edificare nel XIV secolo una fortificazione sul lato opposto del Bosforo. Ora con le due fortezze Maometto II dominava interamente lo stretto.

Dopo la costruzione della fortezza, gli Ottomani si diedero al saccheggio sistematico delle zone limitrofe, che culminò col massacro nel villaggio bizantino di Epibation, per essersi ribellato. Costantino XI fece allora arrestare tutti i Turchi risiedenti in città e chiuse le porte di Costantinopoli. Gli ambasciatori inviati per placare il sultano vennero giustiziati.

Nel 1451 lvenne completata la fortezza ottomana, e Maometto II aveva ora il controllo del passaggio di ogni nave o forze di terra lungo la costa. Così vennero perquisite tutte le navi transitanti per il Bosforo, e un vascello veneziano che non rispettò la disposizione, fu distrutto a cannonate. Dei trenta superstiti che raggiunsero a nuoto la riva, il capitano Antonio Rizzo fu portato a Didymoteicho e impalato, mentre gli altri marinai furono segati in due.
   
COSTANTINO XI

LA RIUNIFICAZIONE

Costantino XI inviò ambasciatori a Venezia, Ferrara, Napoli e Roma per un appoggio economico e aiuti militari. Le risposte però rimasero vaghe, il papa Niccolò V promise di impegnarsi ma richiese il reintegro del patriarca Gregorio III e la riunificazione delle due Chiese, ostacolata dai nobili anti-unionisti e dal popolo.

I Genovesi mandarono materiale da guerra e guerrieri, che si dedicarono alla difesa delle mura di Costantinopoli. Venezia invece inviò a Costantinopoli solo alcune navi. Costantino sollecitò l'arrivo da Roma del cardinale Isidoro, per trattare sulla riunificazione delle due Chiese che giunse nel 1452 con una truppa di 200 arcieri napoletani, subito a disposizione dell'imperatore. Isidoro, nella basilica di Santa Sofia, proclamò solennemente l'unione della Chiesa d'Oriente con la Chiesa d'Occidente alla presenza di Costantino.



ASSEDIO DI COSTANTINOPOLI

Nel marzo del 1453, a Gallipoli  si radunò la flotta turca, di 250 navi mentre una grande armata terrestre, di circa 100.000 uomini si preparò davanti alle mura di Costantinopoli. Negli ultimi anni la marina ottomana aveva conosciuto un'impressionante espansione. Costantinopoli, poteva essere conquistata per fame, attraverso un blocco marittimo.

Ma soprattutto Maometto II aveva la sua arma "segreta": un cannone enorme, fabbricato appositamente per lui da Urbano di Transilvania, nel gennaio del 1453. Poteva sparare proiettili di sei quintali a una distanza di un Km e mezzo ogni novanta minuti.

Maometto II intimò a Costantino di arrendersi, promettendogli salva la vita e sarebbe diventato governatore, risparmiando dai saccheggi e dall'eccidio anche tutta la popolazione di Costantinopoli ma Costantino rifiutò.

Il 6 aprile del 1453 il sultano fece aprire il fuoco su Costantinopoli. Il senato veneziano, memore della morte di Antonio Rizzo, decise di mandare in aiuto a Costantinopoli due galere con quattrocento uomini l'una e con la promessa di inviarne altre quindici. A Costantinopoli vi erano già delle navi genovesi inviate da papa Niccolò V e dalla Repubblica di Genova.

Fra queste ultime vi erano anche due galere con settecento volontari pronti alla lotta, che avevano abbracciato la causa bizantina ed erano pronti a difenderla con la propria vita. Questi uomini d'arme facevano parte dell'esercito privato di Giovanni Giustiniani Longo, appartenente a una delle più potenti famiglie di Genova ed esperto in poliorcetica (arte di assediare le città fortificate.). Papa Niccolò V promise inoltre di inviare tre navi cariche di uomini e viveri.

Costantino aveva 10 navi bizantine, 8 veneziane, 5 genovesi, 1 proveniente da Ancona, 1 catalana e 1 provenzale, per un totale di ventisei navi, pochissime rispetto alla potente flotta ottomana. Anche i soldati erano pochi: 5.000 bizantini e poco più di 2.000 latini, per un totale di 7.000 uomini che avrebbero dovuto difendere 22 Km di mura da un esercito di 160.000 Turchi.

Costantino e Giovanni si posero nella parte più vulnerabile delle mura, ossia la porta di San Romano. Il sultano fece bombardare le mura terrestri di Costantinopoli con una violenza sconosciuta fino a quel tempo. Al termine di quella prima giornata gli Ottomani avevano demolito buona parte delle mura nei pressi della porta Carsio e tentato ripetutamente di penetrare in città ma senza successo. 

Nella notte, mentre i musulmani riposavano nei propri accampamenti, la popolazione era riuscita a riparare le brecce. Il sultano, decise allora di attendere l'arrivo di rinforzi che arrivarono in aprile per un totale di 60.000 uomini. Il fuoco, durò ininterrottamente per quarantotto giorni ma le brecce venivano sempre riparate dai cristiani durante la notte.

In quei giorni arrivarono dallo stretto dei Dardanelli le tre navi genovesi promesse dal Papa, con una nave da trasporto carica di grano ed inviata da Alfonso V d'Aragona che riuscirono a raggiungere Costantinopoli. Allora il sultano fece costruire una strada dietro Galata, che dal mar di Marmara avrebbe raggiunto l'attuale piazza Taksim per poi sboccare nel Corno d'oro.



LA FINE  

Quando i bizantini videro le navi ottomane nel Corno d'oro capirono che la fine era vicina: i viveri scarseggiavano e le navi promesse da Venezia non giungevano. I ministri e i senatori bizantini scongiurarono l'imperatore di abbandonare la capitale e mettersi in salvo. Ma l'imperatore rispose:
«So che avrei vantaggi se abbandonassi la città, ma via non posso andare. Non vi lascerò mai. Ho deciso di morire con voi!»

La sera del 28 maggio Costantino XI e Giustiniani Longo si misero a presidio della porta di S. Romano. Nell'occasione il basileus tenne un discorso ai difensori in cui disse:
«Miei signori, miei fratelli, miei figli, l'ultimo onore dei Cristiani è nelle nostre mani
(Costantino XI Paleologo)

L'imperatore riunì per l'ultima volta, davanti a Santa Sofia i suoi comandanti:
«So che l'ora è giunta, che il nemico della nostra fede ci minaccia con ogni mezzo. Affido a voi, al vostro valore, questa splendida e celebre città, patria nostra, regina d'ogni altra.»
(Costantino XI Paleologo)

Poi Costantino li abbracciò tutti, chiedendo scusa per qualsiasi offesa loro recata senza volerlo, poi
si voltò verso la folla adunata davanti a Santa Sofia, e disse:
«Ci sono quattro grandi cause per cui vale la pena di morire: la fede, la patria, la famiglia e il basileus. Ora voi dovete essere pronti a sacrificare la propria vita per queste cose, come d'altronde anch'io sono pronto al sacrificio della mia stessa vita.»

Tutta la popolazione di Costantinopoli si riversò nella chiesa di Santa Sofia, poi entrò Costantino che si inginocchiò e chiese perdono dei suoi peccati. ricevendo l'eucaristia. Il 29 maggio del 1453 fu l'ultimo giorno della Costantinopoli "romana". All'una e mezza di notte Maometto II diede l'ordine di attaccare e le campane delle chiese presero a suonare per avvisare la città della battaglia finale.

Poco dopo l'alba il capitano Giovanni Longo Giustiniani fu ferito e allontanato dalla battaglia dai suoi uomini. Molti difensori latini interpretarono questa mossa come una fuga disperata e fuggirono alle barche. Maometto II ordinò ai giannizzeri di concentrare l'attacco sulle postazioni genovesi. I bizantini iniziarono ad arretrare e vennero quasi tutti massacrati. Costantinopoli era era caduta e con lei l'impero bizantino, ultimo erede della grande Roma, nel sangue di un manipolo di eroi.



LA MORTE

Le fonti relative alla morte di Costantino XI divergono: Giorgio Sfranze, fedele compagno del basileus, che in quel momento era lontano dalla battaglia, dice che Costantino cadde ucciso, secondo alcuni mentre si dirigeva verso la porta Aurea; secondo altri nei pressi di Santa Sofia; altri che Costantino XI si sia spogliato delle insegne imperiali e che sia fuggito confondendosi tra la popolazione, riuscendo a salvarsi.

Costantino avrebbe detto: «La città è caduta, eppure io sono qui» Dopodiché si spogliò degli ornamenti imperiali per confondersi tra i soldati e guidò la carica finale dei suoi uomini dove rimase ucciso.

Sembra certo che Costantino XI perdette la vita nei pressi della porta di San Romano: dopo aver lasciato le insegne imperiali, egli si battè con valore insieme ai suoi ultimi compagni, e scomparve dopo aver ucciso molti nemici. Sembra che le ultime parole di Costantino prima di morire siano state:
«Non c'è un cristiano, qui, disposto a prendersi la mia testa?»

Probabilmente il corpo fu riconosciuto grazie agli stivali che indossava, color porpora, caratteristico degli imperatori bizantini. Maometto II lo fece seppellire in una fossa comune, ma prima gli fece mozzare la testa, una mano e fatti tirar fuori gli intestini. La testa fu poi fissata sopra la colonna di Costantino I, poi Maometto II fece imbalsamare la testa, che girò gli angoli del suo impero.

Era la fine di 22 secoli di storia romana, 15 dei quali sotto la guida di 182 imperatori. Ora la civiltà romana era finita, e restava solo la barbarie.

Una statua eretta durante la rivoluzione greca contro l'Impero Ottomano, che rappresenta Costantino XI, si trova di fronte alla cattedrale di Atene, mentre una seconda è ubicata nella città di Mistra, dove venne acclamato imperatore nel 1448. Costantino XI divenne il simbolo dei greci durante la guerra per l'indipendenza con l'Impero Ottomano ed oggi è considerato un eroe nazionale in Grecia.


BIBLIO

- Giorgio Sfranze - Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio - Sellerio - Palermo - 2008 -
- Agostino Pertusi - La caduta di Costantinopoli. Le testimonianze dei contemporanei - Mondadori - Milano - 1976 -
- David Nicolle - The Fall of Constantinople: The Ottoman Conquest of Byzantium - New York - Osprey Publishing - 2007 -
- Ruth Tenzel Fieldman - The Fall of Constantinople - Twenty-First Century Books - 2008 -
- Charles Foster - The Conquest of Constantinople and the end of empire - Contemporary Review - 2006 -
- Gibbon e Saunders - Declino e caduta dell'Impero romano -
- Steven Runciman - La caduta di Costantinopoli - Feltrinelli - 1968 e Piemme - 2001 -
- Roger Crowley - 1453. La caduta di Costantinopoli - Bruno Mondadori - Milano - 2008 -



GIOVANNI VIII PALEOLOGO (1392-1448)


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GIOVANNI VIII PALEOLOGO


Nome: Giovanni VIII Paleologo, Iōannēs VIII Palaiologos
Nascita: Costantinopoli, 18 dicembre 1392
Morte: Costantinopoli, 31 ottobre 1448
Regno: 21 luglio 1425 - 31 ottobre 1448
Casata reale: Paleologi
Padre: Manuele II Paleologo
Madre: Elena Dragaš
Mogli:
- Anna di Mosca, (1403 – 1417), figlia di Basilio I di Russia e di Sofia di Lituania, morì di peste;
- Sofia Paleologa, (1399 – 1477), figlia di Teodoro II del Monferrato e di Giovanna di Bar; nel 1426, non essendo nati figli, Giovanni la ripudiò;
- Maria di Trebisonda, († 1429), figlia di Alessio IV di Trebisonda e di Teodora Cantacuzena († 1426).
(Non ebbe figli ma all'epoca si credeva che solo le donne potessero essere sterili, la sterilità maschile non era concepita)

Giovanni VIII Paleologo (in greco: Ιωάννης Η' Παλαιολόγος, Iōannēs VIII Palaiologos) è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei Romei dal 21 luglio 1425 fino alla sua morte nel 1448. Fu il figlio primogenito di Manuele II Paleologo e di Elena Dragaš.

Il nonno materno di Giovanni era il principe serbo Costantino Dragas. I suoi fratelli erano l'imperatore bizantino Costantino XI Paleologo (suo successore), Teodoro II Paleologo, Demetrio Paleologo e Tommaso Paleologo che furono despoti dalla Morea, e Andronico Paleologo, che fu despota di Tessalonica. 

Venne associato al trono dal padre nel 1421. Ebbe con gli ottomani un atteggiamento giustamente prudente e nel 1423 resistette ad un assedio su Costantinopoli, condotto dal sultano Murad II. Giovanni salì al trono alla morte del padre, il 21 luglio del 1425.




IL REGNO

Per ottenere aiuti contro l'invasione ottomana trattò con il papato e manifestò il suo consenso all'unione della Chiesa ortodossa con la Chiesa cattolica, sollecitando i Concilî di Ferrara e poi di Firenze. Nel 1438 e 1439 partecipò al Concilio di Ferrara e Firenze convocato da Papa Eugenio IV. 

In questa missione venne accompagnato da un seguito di 700 persone, di cui facevano parte i più illustri ecclesiastici e studiosi del tempo nell'impero, tra i quali:
- l'arcivescovo di Nicea Giovanni Bessarione;
- Giorgio Scolario, che poi divenne Patriarca Gennadio II;
- Giorgio Gemisto Pletone, un filosofo neoplatonico che influenzò le accademie di studio italiane. 
- Al concilio di Ferrara era presente anche Pisanello, l'artista italiano che tra l'altro ritrasse Giovanni VIII. 

Quando l'imperatore entrò a Firenze, la popolazione restò strabiliata e affascinata dal suo modo di vestire, così ricco di ori, di damaschi e di velluti. Giovanni condizionò la moda fiorentina per oltre un secolo, pur non essendo amato dalla popolazione, che lo considerava una pessima persona solo perché bizantino.

GIOVANNI VIII


LA CROCIATA

A Firenze (1439) fu proclamata l'unione delle due Chiese e bandita una crociata contro i Turchi. Ma gli aiuti non giunsero nella misura sperata e quando Giovanni tornò a Costantinopoli, nel 1440, fu accolto con ostilità perchè la popolazione era contraria all'unione. Per la stessa ragione dovette agire con forza contro il fratello Demetrio e contro Marco di Efeso, avversari dell'unione.

L'unione delle due chiese venne proclamata alla conclusione del concilio, ma tra il clero cattolico e quello ortodosso, come suo padre aveva previsto prima di morire, permase l'atavica diffidenza per questioni di potere. Da un punto di vista militare, l'unione ebbe invece qualche vantaggio che però durò ben poco.

In aiuto di Costantinopoli furono infatti inviate delle truppe al comando del re di Polonia e Ungheria Ladislao III Jagellone che però vennero sconfitte nella battaglia di Varna nel 1444 e Giovanni VIII fu costretto a sottomettersi ulteriormente al potere ottomano.

BATTAGLIA DI VARNA


POLITICA INTERNA

In politica interna Giovanni cercò con ogni mezzo di riorganizzare l'impero e di ridargli prestigio: utilizzò l'oro del palazzo reale per armare un esercito che poi spedì in Morea, istituì imposte doganali e cercò di migliorare le difese dell'Impero costruendo una flotta di 48 galee e promuovendo leve militari per la difesa, licenziando gli inaffidabili mercenari ma era già troppo tardi.

Privo di eredi, alla sua morte gli succedette il fratello Costantino XI Paleologo (1449-1453), che sarà l'ultimo imperatore bizantino, anche se Giovanni fu l'ultimo imperatore ufficiale, in quanto incoronato dal patriarca di Costantinopoli.


BIBLIO

- Oscar Halecki - The Crusade of Varna - New York - 1943 -
- Giorgio Sfranze - Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio - Sellerio - Palermo - 2008 -
- Ducas - Historia turco-bizantina 1341-1462 - a cura di Michele Puglia - il Cerchio - Rimini - 2008 - 
- Ivan Djurić - Il Crepuscolo di Bisanzio. I tempi di Giovanni VIII Paleologo (1392–1448) - Roma - Donzelli - 2009 -


MANUELE II PALEOLOGO


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MANUELE II

Nome:
Manuele II Paleologo, Manouēl ho déyteros Palaiologos;
Nascita: Costantinopoli, 27 giugno 1350
Morte: Costantinopoli, 21 luglio 1425
Regno: 16 Febbraio 1391 – 21 Luglio 1425
Padre: Giovanni V Paleologo (1341-1391) 
Madre: Elena Cantacuzena
Moglie: Elena Dragaš, dalla quale ebbe undici figli, otto maschi e tre femmine:
Figli:
- Giovanni VIII Paleologo, (1392-1448), il penultimo imperatore bizantino, dal 1425 al 1448;
- Costantino Paleologo, morto di peste da bambino a Monemvasia;
- Teodoro II Paleologo, (1396-1448) despota della Morea dal 1407 al 1443;
- ? Paleologa, morta di peste tra il 1398-1399, a Monemvasia;
- ? Paleologa, morta di peste tra il 1398-1399, a Monemvasia;
- Andronico Paleologo (1400-1429), despota di Tessalonica (1408-1423);
- Costantino XI Paleologo (1405-1453), imperatore bizantino dal 1449 fino al 1453;
- Demetrio Paleologo (1407-1470), despota della Morea dal 1448 al 1460;
- Tommaso Paleologo (1409-1465), despota della Morea dal 1429 al 1460, legittimo erede al trono dei Basileis.
- Michele Paleologo, nato nel 1410, morto bambino;
- Zampia Paleologa, ribattezzata Isabella, nata dopo il 1410, sposò Ilarione Doria. 


 «Anche chi non conosce l'imperatore, soltanto dal suo aspetto dirà: questo dev'essere un re
(Bajazet I, sultano dell'Impero ottomano, parlando di Manuele II Paleologo) 

Manuele II Paleologo greco: Μανουήλ Β΄ Παλαιολόγος, Manouēl ho déyteros Palaiologos è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei romei dal 17 febbraio 1391 fino alla sua morte. È ricordato anche per i suoi scritti teologici. 

Il primo incarico di Manuele II fu quello di despota di Tessalonica 1369-1387. Fu coimperatore dal 1376, dopo che il fratello maggiore Andronico IV Paleologo si era ribellato al padre Giovanni V Paleologo, fino al 1380, anno in cui Andronico fu perdonato, nonostante avesse tenuto prigionieri il padre ed il fratello dal 1376 al 1379. 

Dal 1385 tornò ad essere coimperatore, a seguito del decesso di Andronico. Nel 1390 aiutò il padre a sventare il tentativo di usurpazione del trono da parte del nipote Giovanni VII Paleologo. Nel 1391 l'anziano genitore morì e Manuele II divenne imperatore. Quando nel 1394 il sultano ottomano Bajazet I aprì le ostilità contro i Bizantini, isolando Costantinopoli in modo da impedirle l'approvvigionamento alimentare, Manuele invocò l'aiuto dell'Occidente e fu ascoltato. 

GIOVANNI V PALEOLOGO


VIAGGIO IN OCCIDENTE


Ungheria

Giovanni lasciò momentaneamente il governo dell'impero al figlio Andronico IV Paleologo, futuro erede al trono, e portò con sé i figli Manuele e Michele. Nei primi mesi del 1366 Giovanni V si recò in Ungheria per chiedere aiuti contro i Turchi ottomani, che si facevano sempre più minacciosi.  

Le sue richieste d'aiuto però non furono ascoltate da Luigi I il Grande che impose come condizione la conversione dell'imperatore al cattolicesimo. Così Giovanni V decise di fare ritorno in patria, ma passando per il regno di Bulgaria fu fatto prigioniero insieme ai suoi figli. I tre furono liberati nella primavera del 1367, grazie all'intervento di Amedeo VI di Savoia 1343-1383, giunto in soccorso del cugino Giovanni.

Successivamente, tra il 1367 ed il 1370, Manuele fu nominato dal padre despota di Tessalonica, la seconda città più importante dell'impero. Nell'agosto del 1369 Giovanni V si recò nuovamente in Occidente e nell'ottobre dello stesso anno solennemente abiurò la fede ortodossa e si convertì al cattolicesimo. Sperava, in questo modo, di ricevere l'aiuto promesso da Roma, ma anche questa volta le sue richieste di soccorso rimasero inascoltate. 


Venezia

Nel maggio dell'anno seguente, Giovanni fu a Venezia, dove doveva riscattare i gioielli della corona, consegnati ai Veneziani nel 1343 dalla madre, Anna di Savoia, in cambio di 30.000 ducati. Non avendo però il corrispettivo per riscattare i gioielli, Giovanni fece una generosa proposta alla repubblica di Venezia: avrebbe ceduto l'isola di Tenedo, che controllava l'ingresso allo stretto dell'Ellesponto, in cambio dei gioielli, di 25.000 ducati e di 6 navi da guerra. 

Il doge Andrea Contarini (1368-1382) accettò la proposta, ma Andronico IV, che nel frattempo governava l'impero al posto del padre con l'appoggio dei Genovesi, si rifiutò di consegnare l'isola ai Veneziani. Questi ultimi non dettero quindi alcun ducato a Giovanni che, non avendo neppure il denaro necessario per pagarsi il viaggio di ritorno a Costantinopoli, si trovò di fatto loro prigioniero. 

Andronico non intervenne e fu dunque Manuele che recuperò i fondi richiesti per liberare il padre. Nonostante le difficoltà causate dalla neve, Manuele riuscì ad attraversare velocemente la via Egnazia per arrivare finalmente a Venezia nel marzo del 1371 e Giovanni fu così di nuovo libero.

MURAD I

 LA RIBELLIONE DI ANDRONICO IV 

Il 26 settembre 1371 i Serbi guidati dai fratelli Jovan Uglješa, despota di Serres e Vukašin Mrnjavčević, re di Serbia, furono sconfitti dagli Ottomani nella battaglia della Marizza. Approfittando della debolezza serba Manuele attaccò i possedimenti di Uglješa e li conquistò e anche Serres tornò bizantina. 

Ma verso la fine dell'anno e l'inizio del 1372 l'impero bizantino, sebbene non avesse preso parte alla battaglia della Marizza, fu obbligato a pagare un tributo al sultano Murad I (1359-1389) e ad offrire il servizio di guerra. 

Due anni dopo, nel maggio del 1373 Giovanni V fu chiamato a combattere insieme al sultano in Asia Minore. Andronico, contrario alla sottomissione del padre a Murad, si ribellò ad entrambi, ma la sua rivolta fu soffocata ed egli fu incarcerato nella torre Anema, diseredato e semi accecato insieme al figlio Giovanni VII, che era ancora bambino.

Nel 1376 i Genovesi fecero evadere di prigione Andronico, che si presentò a Murad chiedendo truppe per prendere Costantinopoli, in cambio gli avrebbe ceduto Gallipoli. Il sultano accettò e subito Andronico assaltò la capitale, difesa da Giovanni e Manuele, che dopo un assedio durato trentadue giorni furono catturati. 

Andronico li fece rinchiudere, insieme a tutta la famiglia imperiale, nella torre Anema. Nel 1379 la famiglia imperiale riuscì a liberarsi e si rifugiò presso Murad, accampato a Crisopoli. Manuele ed il sultano si accordarono che se li avesse aiutati a riconquistare il potere, i Bizantini avrebbero aumentato il tributo agli Ottomani, oltre a consegnare loro la città di Filadelfia, ultima città bizantina in Asia Minore.

Murad accettò e consegnò un esercito a Manuele e Giovanni. Costoro furono anche appoggiati dai Veneziani, che volevano togliere il potere ad Andronico, perché filo-genovese, e quindi fornirono all'Imperatore e al coimperatore una piccola flotta. Così il I luglio 1379 Manuele e Giovanni entrarono vincitori a Costantinopoli, mentre Andronico scappava nella colonia genovese di Galata. 

Nel 1380 le due parti trovarono un accordo per cui Andronico sarebbe tornato ad essere l'erede al trono. Questo trattato toglieva però a Manuele il diritto di ereditare l'Impero e ne fu contrariato, per cui rifiutò di riconoscere il dominio balcanico degli Ottomani, cosa a cui il padre aveva invece consentito.  



IL DESPOTA DI TESSALONICA

Nel 1382 Manuele tornò a essere il despota di Tessalonica, attaccando gli Ottomani che stavano assediando Serres e li sconfisse,  il comandante ottomano però gli inviò un ultimatum in cui chiedeva la resa di Tessalonica o la città sarebbe stata assediata e i suoi cittadini massacrati. Manuele convocò i suoi sudditi incitandoli a difendere la città dagli Ottomani, facendo rinforzare le mura. 

L'assedio di Tessalonica iniziò nel 1383. La città resistette per tre anni e mezzo con la speranza di ricevere rinforzi dall'Occidente latino, che però non arrivarono mai. Manuele partì per Lesbo mentre Tessalonica si consegnava agli Ottomani evitando il massacro dei suoi abitanti. Nel frattempo, nel giugno del 1385 era morto il fratello Andronico per Manuele tornava ad essere l'erede al trono dell'Impero bizantino.

GIOVANNI VII


LA RIVOLTA DI GIOVANNI VII

Caduta Tessalonica, gli ottomani pensarono a Costantinopoli. Nel 1389, inoltre, il sultano ottomano Bajazet I (1389-1402), sottomise i Balcani. Manuele dovette riconoscere di essersi sbagliato, la politica pacifista con i Turchi era giusta quindi si scusò con suo padre Giovanni che però lo obbligò, come penitenza, all'esilio nell'isola di Lemno per quasi due anni.

Nel 1390 Manuele poté tornare a Costantinopoli, in aiuto al padre che difendeva Costantinopoli da un assedio turco, che voleva porre al trono Giovanni VII Paleologo (1390; 1399-1403) figlio di Andronico IV. Nella notte del 13 aprile Giovanni VII, a capo di alcune truppe ottomane fornite dal nuovo sultano Bajazet I, detronizzò Giovanni V. 

L'imperatore però non fuggì da Costantinopoli ma, insieme al figlio Manuele ed ai suoi fedeli, si barricò nella torre della Porta Aurea, dove si preparò a resistere all'assedio. Manuele fu incaricato dal padre di cercare aiuti e tornò con cinque galee, con le quali si presentò a Costantinopoli il 25 agosto. Il 17 settembre Giovanni V ordinò ai suoi uomini di uscire dalla torre silenziosamente per tendere un'imboscata agli uomini del nipote. Quest'ultimo fu preso alla sprovvista e fu costretto a fuggire dalla capitale.



L'INCORONAZIONE

Il 16 febbraio 1391 Giovanni V morì di gotta, Manuele era l'erede, ma si trovava al servizio del sultano Bajazet che avrebbe potuto nominare imperatore Giovanni VII, per cui fuggì dall'accampamento e corse a Costantinopoli, dove fu acclamato dal popolo.

Manuele aveva quarant'anni e un aspetto così regale che persino Bajazet ne era ammirato e altrettanto i Turchi, ai quali sembrava somigliasse al profeta Maometto. Manuele era energico, di ottima salute, amante della letteratura e degli studi di teologia, oltre ad essere un ottimo combattente.

Nel maggio del 1391, Bajazet chiamò Manuele per combattere al suo fianco la sua nuova campagna sul mar Nero. A metà gennaio del 1392 Manuele tornò a Costantinopoli e celebrò il suo matrimonio con Elena Dragaš, figlia del principe serbo di Serres, Costantino Dragaš (1355-1395), anch'egli vassallo di Bajazet. L'11 febbraio ebbe luogo l'incoronazione con grandi feste.



LA CROCIATA DI NICOPOLI

Fu indetta infine la crociata di Nicopoli, che tuttavia si risolse in un disastro e non riuscì a risollevare le sorti dell'impero. Nel 1399 Manuele partì personalmente per l'Occidente in cerca di aiuto e vi rimase fino al 1403. Quando ormai la fine sembrava imminente, i Timuridi invasero l'Anatolia e nella battaglia di Ancyra del 1402 Bajazet fu fatto prigioniero. 

In seguito a questi avvenimenti, nell'impero ottomano scoppiò la guerra civile, della quale Manuele, grazie al suo genio diplomatico, riuscì ad approfittare per riacquisire alcuni territori dell'impero, tra cui Tessalonica. Fu capace di a mantenere la pace con gli Ottomani fino al 1422, ma le ostilità ricominciarono perché il figlio di Manuele, Giovanni VIII Paleologo, si era intromesso nella successione ottomana. 

Da ciò derivarono gli assedi di Costantinopoli e di Tessalonica. Nel 1423 quest'ultima città fu ceduta ai Veneziani, poiché l'impero non era più in grado di difenderla. Manuele morì nel 1425. Gli viene riconosciuto il merito di essere riuscito, durante i 34 anni del suo impero, a rallentare la caduta dell'impero bizantino. 

Nell'inverno 1393/1394 Bajazet decise di eliminare i suoi vassalli cristiani: convocò Manuele, Teodoro I Paleologo despota della Morea (1382-1407), Costantino Dragaš, Giovanni VII e il re serbo Stefano III Lazaro (1389-1427) che arrivarono ciascuno per sé ignaro degli altri; quando si ritrovarono insieme capirono che il sultano voleva ucciderli. 

Invece il sultano cambiò idea, forse per paura della reazione delle città marinare italiche e del papa, così si limitò ad ammonirli che qualsiasi disobbedienza sarebbe equivalsa a una dichiarazione di guerra e li congedò.

SIGISMONDO DI UNGHERIA

Battaglia di Nicopoli

Poco tempo dopo Manuele fu richiamato da Bajazet (o Bayezid), ma non andò temendo di venire assassinato confidando che Costantinopoli non fosse inespugnabile via terra, e che gli Ottomani fossero deboli via mare. Bajazet invase e saccheggiò la Tracia e mise sotto assedio Costantinopoli, onde prenderla per fame.

Manuele si rivolse allora a Sigismondo d'Ungheria (1387-1437), e nel 1395 chiese alle potenze dell'Occidente una crociata contro gli Ottomani che giungesse in soccorso dei Bizantini. I paesi occidentali crearono un esercito di 100.000 soldati, comandati dal re ungherese Sigismondo, ma la crociata ebbe un esito sfavorevole e durante la battaglia di Nicopoli, il 25 settembre del 1396, morirono 35.000 crociati.

Bayezid fece uccidere tremila prigionieri per aver perso, nonostante la vittoria finale, circa 25000 uomini. Non uccise i prigionieri più giovani e li integrò nel suo esercito per compensare le perdite. I cavalieri dell'Europa occidentale cominciarono a perdere il loro entusiasmo per le crociate.



I GRANDI RIFIUTI

Manuele nel 1397 inviò ambasciatori presso lo Stato Pontificio, e Papa Bonifacio IX chiese alle nazioni occidentali una nuova crociata o che gli Stati occidentali inviassero soldati, soldi e viveri a Costantinopoli. 

Il re di Francia Carlo VI inviò 12.000 franchi aurei e 1.200 soldati, comandati dal più grande stratega francese dell'epoca, il maresciallo di Francia Jean II Le Meingre detto Boucicault II, che aveva già combattuto contro gli Ottomani a Nicopoli.

Nel 1399 questi arrivò a Costantinopoli e riuscì a togliere momentaneamente il blocco ottomano ma la città non era difendibile con le poche truppe di cui disponeva per cui si rivolse a Manuele affinchè andasse a Parigi da Carlo VI onde chiedere altri soldati.

Manuele partì e lasciò il comando al nipote Giovanni VII, facendo porre al riparo la moglie, Elena Dragas, e i due figli ancora bambini (Giovanni Paleologo 1425-1448, futuro imperatore, e Teodoro Paleologo 1407-1447, futuro despota della Morea) a Mistra, presso la corte del fratello Teodoro I.

Manuele arrivò a Parigi, dove Carlo VI lo accolse con tutti gli onori ma non aderì alla crociata. Nel 1401 negoziò con il regno d'Aragona, il regno del Portogallo, il papa di Roma e l'antipapa di Avignone. Tutti rifiutarono e Carlo VI, che avrebbe dovuto guidare la crociata, era diventato folle. Manuele chiese al doge veneziano di assumere il comando della futura crociata, ma questi rifiutò. Si diresse allora a Londra, presso Enrico IV (1399-1413) che gli consegnò 4.000 sterline, non potendo far altro.

BAJAZET

LA SCONFITTA DEGLI OTTOMANI

Tuttavia giunse la notizia che Bajazet fosse stato sconfitto e catturato dai Timuridi (turchi), comandati dal condottiero e mecenate Tamerlano (1369-1405), nella battaglia di Ancyra del 28 luglio 1402. Inoltre era scoppiata una guerra civile tra i figli di Bajazet.

Manuele si diresse allora a Venezia, dove gli dettero tre navi da guerra, con le quali poté tornare a Costantinopoli nel 1403. Il 9 giugno Manuele  sbarcò a Gallipoli, dove ad attenderlo c'era Giovanni VII, che era giunto fin là a cavallo, per riconsegnare il potere nelle mani di Manuele.

intanto Solimano Çelebi, il figlio maggiore di Bajazet, che divenne sultano dei domini ottomani europei, aveva firmato il trattato di Gallipoli con Giovanni VII, ove si stabiliva che l'Impero bizantino non era più vassallo degli Ottomani, sicché Tessalonica, con tutta la penisola Calcidica, la costa del mar Nero e molte isole egee tornavano ad essere territori bizantini. In più furono liberati tutti i prigionieri bizantini, in cambio del riconoscimento della sovranità di Solimano su Adrianopoli.

A questo punto Manuele nominò Giovanni VII despota di Tessalonica. Nel 1407 morì il fratello di Manuele II.Teodoro I, senza eredi per il despotato di Morea, per cui l'anno dopo, Manuele nominò il suo secondogenito, Teodoro II (1408-1445), nuovo despota di Morea.

A settembre morì Giovanni VII, senza eredi, visto che suo figlio Andronico V Paleologo era morto infante l'anno prima. L'imperatore nominò quindi il figlio terzogenito Andronico Paleologo (1408-1423) despota di Tessalonica.

Nel 1411 Solimano fu assassinato dal fratello Musa che, ostile ai Bizantini, annullò tutte le concessioni che Solimano aveva fatto all'Impero bizantino. Cinse d'assedio Tessalonica e con il grosso dell'esercito assediò Costantinopoli, massacrando la popolazione bizantina che incontrava.

MEHEMET I

MEHEMET I L'ALLEATO

Manuele nel 1412, spedì un'ambasceria a Mehmet I (1413-1421), sultano ottomano dell'Asia Minore, offrendogli l'alleanza dei Bizantini in cambio della conferma delle concessioni fatte da Solimano. Il sultano accettò, e l'anno dopo si scontrò a Chamurli, in Serbia, con Musa, che venne sconfitto e ucciso. Ora Mehmet era l'unico sultano ottomano e doveva quella sua vittoria a Manuele, a cui mandò un emissario con la notizia della sua vittoria:

«Va a dire a mio padre, l'imperatore dei Romani, che da questo giorno in poi io sono e sarò il suo suddito, come un figlio con il padre. Che mi comandi di eseguire la sua volontà e io ne esaudirò i desideri con il più grande piacere, come servo suo
(Mehmet I - sultano dell'Impero ottomano)



MUSTAFA'

Ma nell'Impero ottomano comparve un nuovo pretendente al trono che diceva di essere Mustafà, il fratello maggiore di Mehmet. L'impostore comandò un esercito contro Mehmet, che però riuscì a sedare la rivolta. Mustafà venne salvato dai Veneziani e portato a Tessalonica, presso la corte di Andronico, che lo prese sotto la sua protezione. Mehmet si lamentò di ciò con Manuele, che condannò Mustafà al carcere a vita, pena che sarebbe stata scontata nell'isola di Lemno.

L'imperatore condannando il ribelle al carcere a vita nell'impero bizantino lo salvava da morte certa per opera di Mehmet. Manteneva in tal modo buoni rapporti con gli Ottomani e in più aveva sempre pronto un possibile pretendente al trono ottomano.

Manuele decise di far sposare il suo primogenito Giovanni con la figlia del Gran Principe di Mosca Basilio I (1389-1425), Anna. Basilio I accettò e nel 1414 Anna, una bambina di soli undici anni, arrivò a Costantinopoli e il matrimonio fu celebrato. Ma nel 1417 a Costantinopoli scoppiò la peste che uccise un alto numero di nobili, tra cui la nuora Anna, molto pianta nella capitale.

Nel 1420 Manuele fece sposare a Giovanni Sofia Paleologa, figlia del marchese del Monferrato Gian Giacomo Paleologo e a Teodoro fece sposare Cleofe Malatesta, figlia di Malatesta dei Malatesti. I matrimoni furono celebrati nel 1421 e i figli furono incoronati coimperatori.

Tuttavia il matrimonio tra Giovanni e Sofia fu un disastro, nonostante Manuele andasse assai d'accordo con la nuora. Il coimperatore, infatti, non volle mai consumare il matrimonio perché riteneva Sofia troppo brutta. Dopo la morte di Manuele, Sofia scappò da Costantinopoli e, ritornata nel Monferrato, si fece suora.

MURAD II

MURAD II

Il 21 maggio morì Mehmet, e salì sul trono suo figlio Murad II. che riprese invece la politica aggressiva di Bajazet. Giovanni disse a suo padre che non aveva intenzione di riconoscere Murad come sultano, ma di contrapporgli Mustafà, che era ancora nelle prigioni di Lemno. 

Manuele era contrario, ma essendo malato disse al figlio: « Io sono vecchio e malato, figlio mio, e prossimo alla morte: la sovranità e le prerogative le ho cedute a te. Fa come vuoi tu
(Manuele II Paleologo)

Mustafà fu quindi liberato e gli fu affidato un piccolo esercito con cui si impossessò della parte europea dell'Impero ottomano. Nel 1422 invase l'Asia Minore ma fu sconfitto, dovette così ritirarsi in suolo europeo. Due settimane dopo Murad arrivò in Europa con un esercito, sconfisse e uccise Mustafà. Diventava così il sultano indiscusso dell'Impero ottomano e voleva distruggere l'Impero bizantino, che aveva tentato di togliergli il potere.

Il grosso dell'esercito andò ad assediare Costantinopoli, mentre il rimanente avrebbe assediato Tessalonica. Egli disponeva, oltre che di un ottimo esercito dei nuovi cannoni. Murad il 24 agosto schierò tutto il suo esercito davanti alle mura di Costantinopoli. Si combatté finché non si era fatta notte e i Bizantini riuscirono a resistere. A quel punto il sultano decise di ritirarsi e togliere l'assedio a Costantinopoli. Si narrò che era apparsa sulle mura di Costantinopoli la Vergine Maria, protettrice della città di Costantinopoli,  il che avrebbe fatto fuggire gli ottomani.

In realtà Manuele, nonostante l'età, aveva tramato perché Mustafà, secondogenito di Mehmet, usurpasse il trono al fratello. Saputo ciò, Murad tolse subito l'assedio: non poteva permettersi un'altra guerra civile. Ma nei primi mesi del 1423 Murad fece strangolare il fratello.

Proseguendo l'assedio di Tessalonica, difesa da Andronico, nel 1423 la città venne offerta alla Repubblica di Venezia, che aveva truppe per difenderla. Manuele e Giovanni appoggiarono la decisione di Andronico, i Veneziani accettarono e Tessalonica fu venduta ai Veneziani per 50.000 ducati. Il 14 settembre la bandiera veneziana veniva issata sulle mura di Tessalonica: era la prima volta che Veneziani e Ottomani si scontravano in guerra.



LA MORTE

Nel 1423 le condizioni di salute di Manuele peggiorarono, subì due ictus ma la ragione non lo abbandonò mai. Giovanni partì per l'Italia in cerca di aiuti. Il 22 febbraio 1424 Manuele firmò con Murad la pace. 

In Occidente Giovanni non fu aiutato, perché gli Stati italiani non volevano soccorrere i Bizantini, che erano cristiani ortodossi, e quindi Giovanni tornò senza aiuti. Lo storico Giorgio Sfranze, tramanda che Giovanni voleva convincere il padre a riunire le Chiese di Roma e di Bisanzio, in modo da poter ricevere aiuti dai latini occidentali. Manuele rispose:

«Figlio mio, noi sappiamo degli infedeli con assoluta certezza e dal profondo del cuore, che molto li spaventa il nostro accordo e la nostra unificazione con i Franchi, perché sanno che, se ciò avvenisse, ne verrebbe ad essi gran danno dai cristiani d'occidente a causa nostra. Perciò, quanto al concilio, progettalo pure e datti da fare, specialmente quando hai bisogno di far paura agli infedeli. Quanto però al farlo, non ti ci mettere, perché non vedo che i nostri siano capaci di trovare un modo per realizzare l'unione in pace e concordia, anzi vorranno convertire costoro per essere come eravamo prima. Poiché ciò è quasi impossibile, ho paura che ne verrà uno scisma anche peggiore ed ecco che saremo allo scoperto dinanzi agli infedeli.»
(Manuele II Paleologo)

Poi Manuele prese i voti e morì il 21 luglio 1425; gli succedette il figlio Giovanni VIII Paleologo. Sfranze ci racconta che fu pianto molto dai Bizantini.



LE OPERE

Manuele II Paleologo fu autore di numerose opere in campi differenti, tra cui :

- lettere,
- poemi,
- la Vita di un Santo,
- trattati di teologia (tra cui l'Orazione per la Dormizione della Santissima Vergine)
- trattati di retorica
- un epitaffio per il fratello Teodoro I Paleologo.
- un trattato in 157 capitoli sulla Processione dello Spirito Santo, uno dei problemi fondamentali della teologia dell'Oriente greco.
- I Dialoghi con un Persiano, è la sua opera più importante, del 1397, in 26 dialoghi, sui dialoghi avvenuti nel 1391 ad Ankara, l'opera è dedicata al fratello Teodoro I Paleologo. Manuele tenta di comprendere la religione islamica, perché prevedeva che gli Ottomani avrebbero conquistato Costantinopoli e sostituito l'impero bizantino.


BIBLIO

- Giorgio Sfranze - Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio - Palermo - Sellerio - 2008 -
- Rino Fisichella - Manuele II Paleologo, Dialoghi con un persiano - a cura di Francesco Colafemmina - Cosenza - Rubbettino - 2007 -
- Ivan Djuric - Il Crepuscolo di Bisanzio. I tempi di Giovanni VIII Paleologo (1392–1448) - Roma - Donzelli - 2009 -
- B. Forbes Manz - Tamerlane and the Timurids - Oxford Research Encyclop. of Asian History - 2018 -
- Stephen Turnbull - The Walls of Constantinople, AD 324–1453 - Osprey Publishing -
- Ducas - Historia turco-bizantina 1341-1462 - a cura di Michele Puglia - il Cerchio - Rimini - 2008 -


ANDRONICO V PALEOLOGO


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LE MURA DI TESSALONICA

Nome: Andronico V Paleologo, νδρόνικος Παλαιολόγος
Titolo: despota di Tessalonica
Regno: 1408 -1429
Nascita: Monembasia (Morea) 1400
Morte: Tesalonica 1429
Padre: Manuele il Paleologo
Madre: Elena Dragas
Fratelli: Giovanni VIII Paleologo, Costantino XI Paleologo, Teodoro II Paleologo, Demetrio Paleologo e Tommaso Paleologo
Figli: figlio naturale Giovanni
Nonno materno: Costantino Dragaš
Nonna materna: Eudocia Comnena
Nonno paterno: Giovanni V Paleologo
Nonna paterna: Elena Cantacuzena


Andronico Paleologo (Monembasia, 1400 – Tessalonica, 4 marzo 1429) fu Despota di Tessalonica dal 1408 fino al 1423. Il despotato era un titolo di corte bizantino corrispondente al titolo di Signore di una terra o una città. Suo padre fu l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo e sua madre fu Elena Dragaš. 

Andronico nacque nel 1400 a Monembasia, in Morea (Peloponneso), dove Elena sì era rifugiata al termine della sua gravidanza essendo Costantinopoli sotto assedio. Suo nonno materno era il principe serbo Costantino Dragaš. 

I suoi fratelli erano gli Imperatori bizantini: Giovanni VIII Paleologo e Costantino XI Paleologo, così come Teodoro II Paleologo, Demetrio Paleologo e Tommaso Paleologo, che erano despoti della Morea.

Nei primissimi anni della vita di Andronico contrasse la "elephantiasis graecorum", una malattia parassitaria a livello dei vasi linfatici, che provoca ipertrofia dei tessuti sottocutanei (elefantiasi). Eccezionalmente Andronico sopravvisse alla malattia ma rimase debole per tutta la vita, continuando sempre a peggiorare. 

Quando aveva soltanto a otto anni il padre, Manuele II Paleologo, lo nominò despota di Tessalonica, visto che il cugino Giovanni VII Paleologo, che aveva l'incarico prima di lui era morto nel 1408.

Nel 1421 il fratello Giovanni VIII Paleologo fu nominato coimperatore dal padre Manuele II Paleologo, che voleva aiutare Andronico in quanto l'impero bizantino era entrato in conflitto con gli ottomani che tra il 1422 e il 1423 assediarono Costantinopoli e Tessalonica. Sembra che Andronico avesse avuto, da una donna di cui si ignora il nome, un figlio naturale a nome Giovanni.



LA DINASTIA

GenitoriNonniBisnonniTrisnonni
Andronico III PaleologoMichele IX Paleologo 
 
Rita d'Armenia 
Giovanni V Paleologo 
Anna di SavoiaAmedeo V di Savoia 
 
Maria di Brabante 
Manuele II Paleologo 
Giovanni VI CantacuzenoMichele Cantacuzeno 
 
Angela Cantacuzena 
Elena Cantacuzena 
Irene AsaninaAndronikos Asen 
 
Tarchaneiotissa 
Andronico Paleologo 
Dejan DragašDragimir 
 
 
Costantino Dragaš 
Teodora di SerbiaStefano Uroš III Dečanski 
 
Teodora di Bulgaria 
Elena Dragaš 
Alessio III di TrebisondaBasilio di Trebisonda 
 
Irene di Trebisonda 
Eudocia Comnena 
Teodora CantacuzenaNiceforo Cantacuzeno



ASSEDIO DI TESSALONICA

L'assedio di Tessalonica iniziò nel giugno 1422 con i bizantini in netta minoranza, e senza artiglieria; inoltre guidava la difesa il despota Andronico Paleologo, di certo non all'altezza a causa della sua malattia. Nella primavera del 1423, con la città sotto assedio e ridotta alla fame, Andronico pensò di salvare la città mediante i veneziani e suo padre Manuele II e suo fratello Giovanni VIII furono d'accordo con lui.
 
Così Andronico iniziò delle trattative diplomatiche perché la città fosse annessa alla repubblica di Venezia. visto che, uomo di cuore non pensava al suo titolo ma agli abitanti di Tessalonica che sarebbero stati massacrati dagli ottomani una volta entrati nella seconda città più grande dell'impero bizantino, dando per giunta alle fiamme la città.

I veneziani accettarono e il doge di Venezia, Francesco Foscari, assegnò la città a Venezia pagandola 50.000 ducati, quindi consegnò a due suoi rappresentanti dieci navi piene di viveri e di soldati per il combattimento, comandati da Pietro Loredan che già nel 1416 aveva distrutto una flotta ottomana razziandone pure i domini costieri.

COSTANTINO DRAGAS

LA MORTE

Le truppe veneziane entrarono nella città il 14 settembre 1423, con il plauso della popolazione che li accolse come salvatori, così lo stendardo bizantino fu abbassato da tutte le torri di Tessalonica e al suo posto fu messo il leone di Venezia. L'unica clausola che i veneziani erano tenuti a rispettare era un trattamento di favore per le autorità politiche e religiose del luogo.

La città difesa dai veneziani resistette grazie alo loro aiuto all'assedio e alla fame, anche perché l'impero ottomano era stato coinvolto anche in altre due guerre, contro i veneziani e contro i karamanidi, il cui esercito contava 25.000 soldati e 25.000 Saraceni (arabi). Andronico senza volerlo dette il via alle guerre fra la repubblica di Venezia e l'impero ottomano. 

Appena il potere fu consegnato ai veneziani, Andronico prese l'abito monacale e e cambiato il nome in Acacio, sì ritirò nel monastero dell'Onnipotente, dove morì il 4 marzo 1429, divorato oramai dall'elephantiasis graecorum, a cui già straordinariamente era sopravvissuto, ma con l'illusione di aver salvato la sua città.. Le spoglie di Andronico furono sepolte nel monastero dell'Onnipotente.



GLI OTTOMANI

Ma nel 1430 l'impero ottomano riuscì a liberarsi da queste due guerre e poté tornare all'assedio solo momentaneamente interrotto. Murad II aveva infatti formato in Macedonia un forte esercito, al comando del quale si diresse a Tessalonica che venne espugnata il 29 marzo e fu saccheggiata per tre giorni. Dopo questo saccheggio la città di Tessalonica contava solamente 7.000 abitanti, tutto gli altri erano stati massacrati.

Dopo questo scontro, fra ottomani e veneziani scoppiarono molti conflitti, fino alla caduta della Repubblica di Venezia nel XVIII secolo. Per i bizantini la perdita di Salonicco significò un ulteriore grave perdita; era ormai vicina la fine dell'impero, che sarebbe giunta ventitré anni dopo. 


BIBLIO

- Georg Ostrogorsky - Storia dell'Impero bizantino - Milano - Einaudi -1968 -
- Giorgio Sfranze - Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio - Palermo - Sellerio - 2008 -
- Ducas - Historia turco-bizantina 1341-1462 - a cura di Michele Puglia - Rimini - il Cerchio - 2008 -
- John Julius Norwich - Bisanzio - Milano - Mondadori - 2000 -



 

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